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Full text of "Annali della città di Padova"

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/ 



v^ 



ANNALI 

DELLA 

CITTÀ DI PADOVA 






OPERA POSTUMA 



D E L L^ AB. D O T T. 

GIUSEPPE GENNARI 



PARTE SECONDA 

DALL' ANNO 1002. FINO ALL' ANNO ii-^y 



o^o*o< 
0*0^0 



B A S S A N O 

DALLA TIPOGRAFIA RExMONDINI 
M D C C C I V. 

CON REGIA PERMISSIONE. 



Digitized by the Internet Archfve 

in 2012 with funding from 

University of Illinois Urbana-Champaign 



http://arcliive.org/details/annalidellacittd02genn 



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I 



L secolo undeclmo del quale ora entriamo a parlare, ha dato erigi- \jj. loox' 
ne a notabili cangiamenti di costumi e di governo, sorgente funesta di 
scandali e dì disordini in Italia non meno che nella Germania pegli 
ostinati contrasti tra il Sacerdozio e l'Imperio. Morto era Ottone stn- 
za lasciare discendenti , ed era spento insieme con esso l' imperio de' 
Sassoni . I Primati' Italiani o vaghi di novità , o annoiali del governo 
Germanico elessero Re d' Italia ^rdoino del sangue de' Berengarj Mar- 
chese d' Ivrea , Principe che in accortezza ed ardire avea pochi pari , e 
nel febbraio di quest' anno medesimo fu incoronato in Pavia . Nel tem- 
po stesso anche in Alemagna si trattava dell'elezione di un nuovo Pie, 
la quale cadde sopra di irrigo il Bavaro figliuolo di quell' ^Irrigo 
II. che fu già Marchese di Verona ; non avendo voluto con grandez- 
za d'animo acceltare l'offerta corona quel Duca Ottone che reggeva la 
nostra Marca . Molti Vescovi e Conti Italiani , e principalmente Ar- 
nolfo II. Arcivescovo di Milano desideravano non pertantp la venuta 
di irrigo, e con segreti messaggi lo stimolavano a calare in Italia, 
^4rduino non possedeva 1' arte àì\ farsi amare da' suoi , uomo furioso e 
brutale ne' suoi trasporti di collora , oltraggiatore di que' medesimi , che 
lo avevano innalzato al Trono. Non maraviglia se altri occultamente, 
ed altri palesemente si dichiararono per irrigo ; e siccome Ottone reg- 
gente la nostra Marca era tutto per lui, così è ragionevole il credere, 
che oltre i Veronesi , i quali si armarono insieme col loro Vescovo Oc- 
berta , anche ì nostri da quel Marchese dipendenti seguissero le parti 
dell' eletto Germanico . Esso da civili contrasti trattenuto oltremonti non 
polendo di là partirsi diede ordine al suddetto Ottone che discendesse 
in Italia con un piccolo corpo di armata , cui per le segrete corrispon- 
denze credette bastevole alla conquista del Piegno . 

Ottone si era accampato laddove le montagne divìdono l' Italia dalla 
Germania al disopra 1' acqua che dicesi Brenta , come scrìve Adehol* 
do , e colà dovevano raggiungerlo gì' Italiani del suo partito . Ma ^f- 
duino bene informato da' suoi esploratori venne in fretta nel Veronese 
per mettersi in mezzo tra gli uni e gli altri , affinchè non potessero 
unire insieme le forze loro : indi marciando coli' esercito velocemente si 
azzuffò co' Tedeschi , e dopo fiera battaglia gli ruppe e gli volse in fu- 
ga . Il luogo dove succedette il fatto d'arme, è chiamato dagli Anna- 
listi 



4 uiNNALl DELLA CITTA 

AH. I002 livSll Germanici II Monte Ungano od Ungarico, e il Veneto Cronista , 
Sagorn. da cui prese il Dandolo, lo dice Campo Vitale: ma il Masco^io ne' 
suol Commentar) , che sono per J' Alemagna ciò che per 1' Italia gli An- 
nali del Muratori , racconta che la zulFa è nata presso la Brenta; ond' 
è che sarà sempre memorabile il nostro fiume, poiché tre volte alme- 
no su le sue rive s'è decisa la sorte d'Italia. Il successo, di cui par- 
liamo , accadde dopo il Natale dell' anno mille e due , e se qualche Sto- 
rico lo riferisce all' anno seguente , ciò è perchè da quella Festa prende 
il principio dell'anno nuovo. Il Vescovo di Veiona Ocberio , che ^i 
aveva' allacciata la giornea a favore di irrigo , dovette cercare un asilo 
in Germania all'ombra del Trono, e Verona con tutta la Marca, 
com' è verisimile a credere , ricevette la \g^^(ì dal vincitore . 

Gran baldanza prese udrdoino di quella vittoria , ma lungamente il 
frutto non ne godette . Imperciocché il Re Germanico, tostochè fu li- 
bero dalle guerre civili , siccome quegli che agognava all' acquisto d' I- 
AN. 1004 talla , dov'era invitato, venne con fioritissimo esercito a Trento nel 
mese di Ap^'ile dell' anno mille e quattro. Quivi trovando le Chiuse 
dqir Adige ben difese e munite dal Re nemico , di modo che non pa- 
reva' possibile aprire quel passo ^ si rivolse per consiglio de' suol alle Chiu- 
se della Brenta' mandando innanzi Eljingero suo Cappellano. Questi 
trattò co' popoli Carentani abitatori di quelle alpestre montagne , e d' ac- 
cordo con essi divise la sua gente in due schiere; con una occupò not- 
tetempo i gioghi soprastanti alle Chiuse , e coU' altra spuntato il giorno 
assalì le guardie di quei posti difendltrlci . Incominciato 1' attacco , e 
dato il segno discendono gli altri furiosamente dalla sommità de' monti ,. 
e \. ^cAàd^ù ày Arduino di fronte e alle spalle assaliti si sconfondono, 
é presi da sùbitano terrore fuggono precipitosi abbandonando la difesa , e 
niolti afFógano nella Brenta ; di che avvertito il Re irrigo, che non 
era guari discosto, lasciati indietro i bagagli, calò col fiore della sua 
armata per la Valle di Solagna , e giunse senza ostacolo alla pianura , 
poco lungi cioè dal Margnano , eh' è mio de' Bassanesl sobborghi . 
Erano 1, dì della Settimana Santa, ond' egli religiosissimo Principe pian- 
tò i suoi padiglioni su le rive della Brenta, ed ivi insieme coli' esercito 
celebrò que' di santi, dando riposo alle stanche sue soldatesche, e nella 
terza festa passò il fiume , e per la via di Vicenza senza impedimento 
veruno pervenne a Verona , essendosi sbandato e disperso F esercito de' 
sempre discordi Italiani , che potea fargli fronte (a) . Adchoìdo , da 
cui preso abbiamo tutto questo racconto, agglugne un fatto, che par- 
rebbe quasi incredibile . Narra egli che dodici città vicine erano senza 
i loro Vescovi, i quali fuggiti erano qua e colà per timore della guer- 
ra. I popoli desideravano il sacramento della Cresima, e non v' em 

chi 



(«) Rer. Brunsvic. T. I, 



chi' iad-essr lo'-jaTnwiinìstras^e*; di che informato ' il 'p?ò He orclìnò all' TnTTooJ" 
i^rciye3covo ' di Colonia-4-* eli' era seco ,' di conse'crare il Crisma , e di 
soddisfare alta divozione di quelle genti i Ecco qiial era lo stato infeli- 
ce, della Chiesa a . quo' tempi ,• ^Ma foi'Se alcalini di *qué' Vescovi non 
avevano per .tema abbandonatole ^oro Chiese r essi sfèssl forse erano 
aqdali alla guerra .Già da lungo tempo, come abbiamo sopra osserva- 
tQ<,ayera preso piede il moslruosò costume, che gli Abati ed i Ve- 
scovi in onta, delle leggi canoniche o «lavano nelle Corfi dei Re tra' 
maneggi secolareschi e polilici, o di corazza vestiti all'ecclesiastica e 
pacifica vita la mllllare e turbolenta amavano di preferire,''' '* 

Mi sia lecito qui di ripetere ciò che altrove è stato da 'me nota- 
to (a) ^ e donisi questa brevissima digressione alla venerazione ch'io 
porlo al gran poeta Dante alighièri , cui un dotto mio amico era 
solito di chiamare la colubrina d' Italia in fatto di poesia . Dico adun- 
que che a torto ei viene accusato dà' Critici di avere ignorato il sito 
delle montagne, le quali collo scioglimento delle lóro nevi danno ori- ' 
gine alle sformate piene della nostra Brenta , quasiché le abbia colloca- 
te nell' odierna Carini ia . iJanie che nel tempo del suo esilio soggior- 
nò qualche poco in Padova , e nel suo poema nomina le fontane di 
Brenta e di Piai^a (h) sapeva benissimo che quel tratto di scoscese 
montagne, dove nasce il nostro fiume , chiamavasi Carentana , e Ca- 
rentani gli abitatori; e perciò non s'inganna, laddove parlando de' sag- 
gi provvedimenti de' nostri maggiori intomo gli p^'gini della Brenta per 
difendersi dalle sue piene , dice che facevano i loro ripari 

„ -^72^/ che Chiarentana il caldo senta. 
Tornando ad Arrigo, mentrc egli slette in Verona, molti Conti e 
Marchesi corsero ad ossequiarlo , e a giurargli vassallaggio , ed O//0/2^, 
cui vedemmo vinto da udrdaiiìO ora ritornalo alla sua sede festeggiò 
l'ingresso del suo consanguineo con ogni guisa di allegrezze e di ono- 
ri . Passò indi il Re a Brescia , dove Federigo Arcivescovo di Raven- 
na co' Vescovi della sua pix)vincia era giunto aspettando F arrivo di l^iì 
per dichiararsi suo vassallo; poscia accolto in Bergamo con grande ono- 
re , non trovando chi impedisse i suoi passi , andò a Pavia, ed i^i 
nel di i5. di maggia fu dalla Dieta de' Magnati Italiani eletto ed ac- 
clamato Re d' Italia ;" In questo mezzo tornato essendo a Verona ' il 
Marchese 0//w2^ accudiva agli affari della provincia. Ottone ///.ave- 
va donato al Patriarca di Aquileia G/o^^tì'/z/zi alcuni luoghi del conta- 
do del Friuli, che cosi chiamavasi dopoché Verona èra divenuta la riie- 
Iropoli della nostra Marca, e la metà di detti luoghf possedeva pei* so- 
migliante dono il Conte del Friuli Variente . Ora questa donazióne è 
confermata al suddetto Conte eia Ottone , mentre risiedeva iri Verona 

nella 



(/?) Corso de' Fiumi . - • h { ..\ 

{h) Paradiso e. IX. .,_..... ,- 



b ANNALI i)ELLA CITTA 

'i.v.,1004 nella casa del Vescovo Giberto a rendere ragione , e sedevano insieme 
con lui alcuni Conti e Giudici del sacro Palazzo . Tra quesli Conti nel- 
la Carla pubblicata dal Ch. P. de Ruhei^ (a) è annoverato quello di 
Padova e di Vicenza , di cui per esser essa quasi consunta dal tempo 
è perduto il nome . Ma lorlunatamente un' altra pergamena dell' anno 
IO 16. tratta dall' archivio di S. Zaccaria di Venezia supplisce al difetto 
di quella, polche in essa si legge, Io Uberto Conte ^ e Manfredo Ji- 
^liuoli del qu, Ugone Conte del Contado di Vicenza e di Pados^a , 
onde resta provalo che quel Conte, il quale intervenne al piacilo Ve- 
ronese, era Ugone y di cui sopra s'è detto che usciva della ramiglia Can- 
diana, e fu il primo de' nostri Principi. Andrea Salici (b) ^ che scris- 
sse r istoria della iamiglia de' Conti , nulla seppe di ci(^ , e brullo le sue 
carte di favole genealogiche e di menzogne . E da osservarsi col Mu- 
ratori (e) ^ che i Conti non sempre erano Principi di una sola città, 
ma qualche /rata anche di due , come avvenne nel caso nostro , poiché 
Ugone s intitolava Conte di Vicenza e di Padova , Resta a vedere in 
qual anno siasi tenuto in Verona il congresso di cui si parla , poiché la 
carta noi segna . La donazione di Ottone III, avvenne negli ultima 
mesi della sua vita; morto lui il Duca Ottone corse in Germania , né 
più tornò a Verona , che dopo Ja venuta di irrigo in Italia , la qua- 
le succedette nell'aprile del 1004, e nel novembre del medesimo anno 
morì , di che ci fa lede , olire altri monumenti , il Necrologio di Ful- 
da . La cart.'è perlanj^o, la quale ci dà notizia del primo Principe di 
Padova e di Vicenza ^ dee essere slata rogala tra la Pasqua e il novem- 
bre del suddetto anno. Succedette al Marchese Ottone, siccome nel 
Ducato di Carinlia, così nel governo della nostra Marca Corrado suo 
figlio , ma non si ha eh' egli abbia posta la sua sede in Verona ad 
esempio del padre , né tampoco che sia disceso in Italia . Grandissimo 
onore , si dee pur dirlo, è stalo delle nostre contrade l' avere avuto a 
Principe e governatore un uomo nobilissimo qual fu il Duca Ottone , 
poiché per iato di padre discendeva da Corrado Ee di Germania, e 
per la madre Liutgarda cogli augusti Ottoni era imparentato : Principe 
che per le sue non ordinarle virtù fu riputato degno di quella Coro- 
na, cui non per villate, ma per altezza d'animo rilìutò , e che poi 
divenne quasi perpetua dopo la morte di ^m'^o ne' suoi discendenti, 
più volle s' è parlato della Corte di Sacco , di cui per dono di Se- 

- rengéirio 1 nostri Veseo-vi erano Conti. Ora da una carta del ioo5. (^^ 

apprendiamo che ^k uomini abitanti nella Corte prefata erano un po- 
polo indu&lrio&o , e mercanteggiavano per terra insieme e per mare , of- 
fe- 



(«) Mon. Aquil. cap. 5^. 

(b) In Vicenza 1605. 

ic) Diss. 8. 

{fi) Sansovino L. XIII. Ughelli . 



DI P ^ D O l^ yL , 7 

ferendo ad ^%s\ grande opportunità il loro distretto bagnato dali' acque am. 1005 
salse. Nella loro provincia coltivavano il lino slngolarinenle, e questo 
lì'utto de' loro terreni recavano non pure al vicini Veneti , ma lo tra- 
sportavano eziandio ne' porti dell' Adriatico , dove anche presentemente 
il lino, che vi si spaccia, benché sia del Polesine, ritiene il nome di 
Padovano . E in vero grande cura ebbe la Repubblica nostra di questo 
ramo utilissimo di commercio, e vi fece de' saggi provvedimenti, infra 
quali è notabile che era sotto grari pene vietalo portare fuori del ter- 
ritorio il seme di quella pianta. Per la libertà che godevano gli uomi- 
ni di Sacco di esercitare questo commercio navigando per le Venete la- 
gune non erano soggetti ad altre imposte od aggravi che a quello di 
dare annualmente al Doge dugento libbre di lino . Ma k^^ pubblici la- 
droni che doganieri si chiamano (a), cominciarono a molestarli, vo- 
lendo che pagassero il ripatico ed altri dazj , di che essi se ne richia- 
marono al Doge , e alla presenza di lui , de' Vescovi , de^ Giudici , e 
del popolo protestarono solennemente, che né essi, né i loro padri, 
né i loro avoli pagato avevano alcuna gabella ; e avendo dodici di essi 
giuralo che così era , decise il Doge la questione a loro favore . Il lyati- 
dolo , che riferisce questo fatto nel libro 9. malamente lo attribuì agli 
uomini di Pieve di Sacco , che a' tempi suoi primeggiava sopra tutti i 
luoghi della Sacclslca ; ma anticamente non fu così . Molte Pievi e ca- 
stella e' erano in quella Corte , Pieve di Sacco , Pieve di Corte , Pieve 
di S. Angelo ec. e nessuna dipendeva dall'altra, ma tutte insieme for- 
mavano un corpo in quella guisa che molti castelli , terre e città costi- 
tuiscono la Patria del Friuli , e Patria si trova detta anche la regione 
di Sacco . Di questa regalia del Doge Viniziano abbiamo memoria an- 
che ne' secoli dopo ; ma nulla sappiamo quando , o come si sieno sta- 
biliti que' palli tra i Veneti e i Saccensl abitatori del regno Italico. Gio- 
verà di osservare frattanto quanto fosse antica presso di noi la coltura 
del lino abbandonata con pessimo consiglio dopo la introduzione del 
sorgo turco . 

Quest'anno, o il seguente è stalo funestissimo all'Italia tutta. Tre- 
muoti grandissimi rovinarono molte città , empiendo gli animi di terro- 
re e spavento , al quali tenne dietro una carestia universale , non si sa , 
noi dicendo la storia , se per la stemperata natura delle stagioni o trop- 
pa pioggia, o troppo secco, o lungo e soverchio freddo abbia sterili^ 
te le terre . Ne seguì poi una peste fierisslma , che incrudeli sì fatta- 
mente , e andò sì forte ampliando , che una grandissima quantità d' a- 
nime consumò, e ridusse i popoli quasi a niente. Anche le nostre con- 
trade provarono questo infortunio , e molto avrà dovuto costare di at- 
tenzione e sollecitudine al nostro Conte Ugone su' principj del suo go- 

ver- 



{a) Ariosto Suppositì . 



8 ANNALI BELLA CITTA 



1005 verno il ristorare tante miserie , e soccorrere all' afdilto popolo ; tanto 
più che non essendo praticate in que' tempi le sa! alari discipline, che 
abbiamo oggidì , darò più anni la peslilenziale morìa . 

Intorno a questo tempo avvenne il miracoloso scoprimento del cor- 
po di S. Fldeiizio Vescovo nella villa di Polverara , non mollo lungi da 
Padova . L' Or saio (a) , non so con qual fondamento lo mette all' anno 
mille e dieci; ma pognam caso che ciò sia vero, egli falla certamente 
dicendo che allora Gauslino era Vescovo, quando è certo che nella Cat- 
tedra Padovana in quell' anno sedeva Orso . Non è parimente certo che 
Fidenzio sia slato nostro Vescovo . Manca il suo nome in alcune anti- 
che copie .de' nostri Dittici , anzi in alcuno de' nostri vecchi Calendarj ; 
e ciò eh' è più , Pietro de^ Natali Vescovo di lesolo , scrittore del XIV. 
secolo, che può aver veduto delle vetuste memorie ora perdute, dice (b) 
che fu Vescovo di Armenia , ed ottenne la laurea di Martire presso di 
Aitino nel tempo di Massimiano . Se ascoltiamo il P. Cavacio (e) , 
egli afferma di aver veduta la lamina di piombo , che fu trovata insieme 
col suo corpo , da cui apparisce che fu Martire e Vescovo , ma non si 
sa di qual luogo . Ancor io in compagnia del Sig. Abbate Cammillo 
Storni Canonico di Montagnana ho potuto vedere ed esaminare l' Iscri- 
zione di quella lamina , e siccome non ci abbiamo veduto indicio alcuno 
di martirio , che il Cai^acio dice di avervi osservato , così ci parve di 
ravvisare chiaramente le parole Eps Novensis . Neil' Oriente e' era un 
V escovado di questo nome . Ad accrescere il dubbio che Fidenzio non 
sia stato Vescovo Padovano si aggiunga , che quando Mons. Marco Cor- 
naro nostro Vescovo addi 14. Ottobre iSgS. nella Chiesa di Meglia- 
dino , dove non senza miracolo quel sacro deposito fu trasportalo, fe- 
ce aprire la cassa dopo i35. anni eh' era stata aperta da Iacopo Ze- 
no (d) y nella suddetta tavoletta di piombo egli non lesse Eps Pat. m^ 
'Navarr: Checchò sia di ciò , esso riposa nella Chiesa di Meglladino 
presso di Montagnana già prima dedicata all' Apostolo S. Tommaso , e 
non solamente ivi , ma '\\\ parecchie Chiese della nostra Diogesl , alle 
quali diede il nome , gode culto immemorabile e venerazione , e la sua 
festa si celebra il dì 16. di novembre. Per maggiormente onorare la 
tomb^ di detto Santo fu institulla in Meglladino una Collegiata di Ca- 
nonici dipendenti da un Arciprete , de' quali sino dal XII. secolo ho 
trovato memorie, e che oggi, come di altre Collegiale avvenne, più 
non risiedono . La nobil terra di Montagnana lo elesse a suo peculiare 
protettore , e non una volta provò i salutevoli efFelll del suo padrocinlo . 

La- 



(«) Storia di Pad. 
(^) L. XV. cap. 47. 
(e) Hist. D. lust. p. 15 
li Dion. 



{jd) Protocollo di Dion. Cantu nor. di Montagnana 



DI V A D O P" A . 9 

Lascialo abbiamo il Re Arrigo in Pavia , donde presto si parti per an. 1005 
tornare in Germania discontento de' Pavesi , che levalo tumulto prese- 
ro le armi contra i Tedeschi, perchè quella città ne andò a ruba ed 
a fuoco . Stette colà alcuni anni occupalo in reprimere sedizioni , e in 
guerreggiare Principi suoi nemici ; e in questo mezzo Ardoino , che 
si teneva Torte in Piemonte , nò lascialo avea la regal dignità , ripreso 
fiato ampliò il suo dominio , e fu probabilmente anche in Pavia rice- 
vuto esercitando i diritti di He , ma non giunse ad impadronirsi delle 
nostre contrade . Tra le guerre però che Arrigo ebbe a sostenere non_ 



sì dimenticò il religiosissimo Principe delle opere di pietà . Memora- ^^* ^^'^^ 
bile è infra queste T erezione del Vescovado di Bamberga in Germa- 
nia , che fondò ad onore di S. Pietro colf assenso di Gio^'anni XV^III. 
Sommo Pontefice , e dotò di grandiose rendite . A tal uopo era slato 
congregato un Concilio in Francfort , nel quale tutti i Vescovi loda- 
rono ed approvarono concordemente il privilegio del Re , e il Patriar- 
ca di Aquileia Giovanni co^ suoi suffraganei in un Sinodo provinciale 
raccolti , secondo la disciplina di que' tempi (<?), vi diede il suo assen- 
so . Neir anno poi 1012. addì 6. di Maggio fu consecrata la Chiesa 
maggiore con grande solennità dal suddelto Patriarca , e alla sacra lun- 
zìone intervennero trenta e più Vescovi , fra' quali è credibile , che an- 
che il nostro Orso ci fosse , il quale veduto abbiamo essere stato pre- 
sente alla consacrazione della Basilica di Alberstad . Abbiamo dalla sto- 
ria , che Vescovi e Abati Italiani frequentavano allora la Corte del Re 
Germanico o per ottenere de' privilegi , o la conferma de' loro beai , o 
per altri motivi non egualmente lodevoli . 

In quest'anno 1012. venne a morte Corrado Duca di Carlntia , e 
nostro Marchese , e lasciò dopo di se uri figliuolo detto parimente Cor- 
rado , il quale essendo ancor giovinetto , e non atto al governo de' po- 
poli non succedette nel predetto Ducato al padre , ma ne fu investito 
insieme colla ^larc& Yeronese Ada /Nerone ^ chiamato Sincor a A dé/òer- 
to . Non erano ancora a que' tempi stabilite le leggi feudali , che og- 
gidì hanno vigoi^e , e dipendeva dall' arbitrio del Sovrano , che i figliuoli 
succedessero o no ne' feudi de' padri loro . Non fu Adalherone del 
sangue de' Duchi di Vormazia , come alcuni credettero , ma uno stra- 
niero , e di ciò fa prova che cresciuto in età il giovanetto CóJrr^'tì^o gli 
mosse guerra, e nell'anno 1019. presso Ulma lo vinse e fugò (h) ^ 
onde alcuni anni dopo , essendo stato dall' Imperadore Corrado Adal- 
ì?erone deposto , egli ricuperò il Ducato di Carintia in un colla no- 
stra Marca , che il padre e V avolo avevan tenuto . Adalherone però , 
poiché de' suddetti feudi ebbe 1' investitura , non si trattenne in Germa-- 

nia , 



{a) Rubeis Mon. Aquil. cap. 5g. 
{b) Herm. Contr. 

Parte IL B 



IO ANNALI DELLA CITTA 



AN. I0I2 tii^ , come.avea fallo Corrado^ ma venne a Verona, ed Ivi esercitò 
la sua aulorllà principesca . Abbiamo un placito di lui tenuto nell' an- 
no seguente ioi3. accanto alle mura di quella città, col quale aggiu- 
dica un fondo al Monistero di S. Zaccheria di Venezia (a) . 

AN. I0I3 A queslo piacilo e ad un altro , che nello stesso mese di maggio 
si tenne in Monsellce , troviamo presente To dello Conte di Vicenza 
e di Padova . Credettero i nostri Scrittori , eh' ei fosse della famiglia 
de' Conti , che poco dianzi dicemmo essere usciti del sangue Candiano , 
e gli danno per padre un Ingolfo ; ma esso era un estranio , come fu 
^dalberone (bj . Ciò non parrà nuovo se si porrà mente a ciò che s' 
è detto delle successioni feudali . Né mancano altri esempj su tal pro- 
posito . I Sanbonifaci erano Conti di Verona , e professavano la legge 
Salica; con tutto ciò, nel 1062. si trova un Conte di quella città, che 
professava la legge Ptomana , cioè era di un' altra famiglia . Parimente 
i Collalti erano Conti di Trevigi ; ma questa loro dignità venne inter- 
rotta da un altro , che viveva secondo la legge Salica , laddove essi pro- 
fessavano la Longobarda (e) . Come in quel secolo i Ducati , così le 
Contee ancora erano soggette a variazioni , e d' una in altra famiglia 
si trasferivano . In ambidue questi placiti sedevano due fratelli AdeU 
herto ed Ugo Marchesi , i quali dal Muratori (d) tenuti furono della 
Casa d' Este ; anzi perchè il secondo di essi si tenne in Monselice , e- 
gli è d' avviso che quel castello stesse sotto la loro giurisdizione ; ma 
r Ab. Brunacci (e) con buone ragioni impugna l' opinione di quel dot- 
tissim^o uomo , e prova essere molto incerto ed oscuro di qual Marca 
fossero reggitori , né , perchè Monselice è stato scelto a luogo del giu- 
dici© , potersi dedurre , che appartenesse agli Estensi . In questi placiti 
si trattò della Corte Petriolo posseduta dalle Monache di S. Zaccheria , 
e ad esse indebitamente contesa . Era situata in Monselice oltre il fiu- 
me detto Vivenzone appiè di Montericco , chiamalo allora Monte del- 
le Vigne , o Vignalisi^o , de' quali siti del nostro territorio , e spe- 
zialmente del Vivenzone , avendone parlato altrove (f) ora niente dirò . 
Corsero parecchi anni prima che irrigo tornasse di nuovo in Ita- 
lia ; tanti ostacoli di guerre e di ribellioni si attraversarono a' suoi dise- 
gni : e intanto Ardoino premeva con giogo di ferro quegl' Italiani , 
che gli si erano dimostrati contrarj . Anche i Romani sempre torbidi , 
sempre tumultuanti avevano costretto il Papa Benedetto Vili, a fug- 
girsi da Roma , ed egli andò in Alemagna ad implorare la protezione 
di Arrigo . I Lombardi ancora , e spezialmente 1' Arcivescovo di Mi- 
lano 



W Murat. Antich. Est. p. i. 

(^) Orsato, Salici &c. 

(e) Murar. Diss. 22. 

(^) Antich. Est. P. i. 

le) Cod. dipi. Pat. 

(f ) Corso de' fiumi ec. 



DI T A D O V A , II 

lano lo tempestavano con messi e con lettere affinchè discendesse in I- an. 1013 
talia a spezzare le catene dell' odiato Tiranno . Composte egli le cose 
dell' Alemagna , come meglio potè , calò dall' alpi con fioritissimo eser- 
cito , e spogliò r emolo degli slati usm-pali , il quale sorpreso ed op- 
presso da gravissima malattia , prevedendo vicino il suo fine , andò a 
chiudersi nel Monistero di Frutluarla della diocesi d' Ivrea , ed ivi de- 
poste le insegne reali, e vestito l'abito monastico morì ai 14. di De- 
cembre dell' anno quindicesimo di questo secolo (a) . Questi fu l' ulti- an. iois 
mo de' nostri Principi che fosse eletto al Regno d' Italia . Un anno e 
mezzo prima che succedesse la morte di lui irrigo era andato a Ro- 
ma , dove da Papa Benedetto , già rimesso nella sua sede , ricevette la 
corona Imperiale . 

In quel mese medesimo che succedette la incoronazione di irrigo , 
che fu di febbraio , il nostro Vescovo Orso donò , o confermò al Mo- 
nistero di S. Giustina , e de' Santi Prosdocimo e Benedetto governato 
dall' Abate Gios^anni molte Corti e chiese nel territorio Padovano , e 
Vicentino , e mulini , e decime ; e ciò disse di fare per l' Imperadore 
nostro irrigo , pei Duchi e rettori della nostra provincia , pel Clero , 
e pel popolo, come si legge nella Carta pubblicata dall' Abate ^/-t/tz^^- 
ci (h) . Si sottoscrive il Vescovo , e 1' Arcidiacono Peratto con altri 
undici Canonici della nostra Chiesa , e lo strumento fu scritto in Pa- 
dova nella casa Vescovile da Eldino prete e notalo . Le formule sono 
le stesse , che furono adoperate nella donazione di Gauslino . E nota- 
bile che nei dì 2. di febbraio o per errore , o per altra non intesa ca- 
gione irrigo è chiamato Imperatore , quando è certo eh' egli non con- 
seguì la Cesarea dignità che sul fine di quel mese . Racconta il Sigo^ 
nio , che Cesare dopo la sua incoronazione si avvicinò a queste parti 
d' Italia , venne a Pavia , indi a Verona , dove stando privilegiò alcuni 
MonisterJ , e confermò ai Canonici Veronesi la Corte di Quinto nel 
Contado di Monselice , e nello stesso Contado la Corte di Titolo , os- 
sia Teolo , ove si dice la Villa , che avea donato a quel Capitolo il 
Cherico ^uteberto detto Reginzone (e) . Sebbene Todello governava 
in questi anni la nostra Città ad esclusione de' figliuoli di Ugo Conte 
di Padova e di Vicenza , non è da credere che questa principesca fa- 
miglia scaduta fosse ed abbietta . Abbiamo una carta de' 25. di genna- 
io di quest'anno medesimo, la quale ci mostra le ricchezze e le ono- 
revoli parentele de' nostri Conti . Imìlia vedova del Conte Ugone , Al- 
berto , e Manfredo suoi figli fanno in questo dì una donazione ad /- 
melda loro sorella che andava a marito . Possedevano essi ampie tenu- 
te ne' territori di Padova , di Vicenza , e di Trivigi , ed altri fondi nel 

Du- 



{a) Annal. Sassone Mecrologlo di Dyon &c. 
{b) Expl. Chart. S.Just. 
(0 Ughelli T. V. 



12 ANISÌALI CELLA CITTA' 

AN. 1015 Ducato Ven«etico ; e si ha che abitavano ora in Montegalda , ora in 
Montebello , ed ora in Venezia , quando in Castehiuovo ne' nostri col- 
li , e quando in Padova nella contrada di Rialto, dove sino a' dì no- 
stri gli ultimi Conti ebbero il loro palagio . I beni donati dalla madre 
e da' fratelli ad Imelda furono 3o. campi con viti in Vigodarzere , vil- 
la poco discosta dalla Città , 80. arabili, e 200. di bosco : in Fogola- 
na eh' ò al confine del nostro distretto verso il mare , due mila cam- 
pi , parte coltivabili , parte ad uso di pescagione : e in Murano una 
vigna di dieci campi chiusa di muro con otto saline , la qual vigna era 
stata del Doge Pietro Candiano suo avolo . Ora è da vedersi chi sia 
stato lo Sposo d' Imelda . Egli fu Domenico Orseolo , eh' ebbe due 
fratelli Dogi di Venezia ; Giovanni imparentato cogl' Imperatori di Co- 
stantinopoli , e Ottone affine dei Re d' Ungheria . Padre di lui è sta- 
to l'Eroe Pietro che conquistò la Dalmazia , e avolo Pietro il Santo , 
entrambi Dogi . Ecco il nobile parentado de' nostri Conti . Neil' anno 
appresso i due fratelli Uberto e Manfredo figliuoli del Co. Ugone do- 
nano liberamente al Monlstero di S. Zaccheria , dov'era ^//^ Badessa, 
una casa e un terreno con viti e con prato nel contado di Padova, 
giudicarla di Monsellce presso S. Martino , e una terra aratoria con 
viti al monte Vignallslco nel luogo detto il Castellare . Di questa do- 
nazione parla anche 1' antico nostro Cronista Guglielmo Ongarello , e 
il Muratori nelle sue Antichità Italiane (a) . 

Venne a morte in quest' anno nel Monlstero di Pollrone , scuola in 
que' tempi di grande esemplarità, San Simeone' ^om\\o ^ di cui si rac- 
contano molti prodigi , che tratti dalla vita di lui compilata da Autore 
contemporaneo registrò il Mahillone ne' suoi Santi Benedettini . Io su 
la fede di lui ne riferirò un solo che appartiene ai nostri Padovani , e 
dimostra la loro pietà . Dice pertanto il Biografo , che i nostri Mag- 
giori mossi dalla fama delle virtù , e de' miracoli del suddetto Santo con 
somma divozione si avviarono a quella parte, e giunti presso il Moni- 
stero trovarono un certo fiume strabocchevolmente cresciuto , che in nes- 
sun modo non si poteva passare . In mezzo a tale difficoltà videro una 
barca legata alla riva opposta, che sarebbe stata opportuna, ma non v' 
era chi la guidasse di qua. Allora concordemente con somma fiducia 
Invocarono 1' aiuto del Santo ; ed ecco , cosa maravigliosa a dirsi ! la 
barca si slega da se, e per diritta via con veloce corso approda all'ar- 
gine , dov' erano i Padovani , come se da abili e nerbuti rematori fos- 
se stata condotta . Allora i Padovani valicato il fiume andarono a ve- 
nerare le sacre spoglie del vecchio Romito , rendendo grazie a Dio , e 
lieti tornarono alle loro contrade . 
AN. 1017 Adalheronc Duca de' Carcntanì , e Marchese di Verona visitava in 

que- 



W Diss. 8. 



DI V A B o r A . i3 

questo mezzo la provincia per amministrare giustizia. Ne' primi giorni am. ioit" 
deir anno 1017. era in Lonigo castello del Vicentino, indi nella villa 
ìì\ Asolo del territorio di Trevigi non lungi dal castello. Osservisi iu- 
lanlo che Asolo, siccome aveva perduto la sede Vescovile, così anco- 
ra il proprio distretto riunito a quello di Trevigi . ^Idalherone aveva 
seco due Conti FFalperto e fVillelmo , e innoltre i?^/7?^tìr/rt^(9 Conte del 
Contado Trlviglano . Ivi si presentò a lui Giovanni Abate di S. Giu- 
stina con Giai^anni notalo abitante in Monselice chiedendo ragione con- 
tra le Monache di S. Zaccaria, che ingiustamente possedevano la Corte 
di Petrlolo , della quale sopra abbiamo parlato , alFermando egli esser 
sua, come nella carta del Vescovo Veronese Natechcrio che produce- 
va. E degno di osservazione come ne' quattro anni che corsero tra P 
anno tredici e il diciassette, quattro dlilerenti attori domandarono quel- 
la Corte, e tutti e quattro i pretendenti produssero carta di donazione 
del prefato Vescovo : Martino Abate di S. Maria di Vangadizza , Or- 
so nostro Vescovo, Todaldo Vescovo di Vicenza, e F Abate di S. Giu- 
stina ; come se egli cento anni innanzi avesse potuto a quattro diverse 
persone nel tempo stesso donarla . Ne' placiti aiitecedenli non furono 
ammesse le carte de' due Prelati , e fu giudicato che F Abate Martino 
si avesse il torto : in questo poi di Àsolo fu dichiarata reproba ^ falsa 
la carta presentata dall' Abate Gio{>anniy e come tale secondo il costu- 
me allora corrente i'u incisa per comando de^ giudici . Comparvero al 
giudicio per parte delle Monache Pietro Prete ^ e Stefano loro Avvo^ 
cato . A guarentirsi poi da tali forensi molestie le suddette Monache 
impetrarono nell' anno dopo dall' Imperadore udrrigo un diploma con- 
fermatore de' loro beni , e in ispezie di quella Corte (a) . 

Nell'anno 1020. Papa Benedetto andò in Alemagna a Bamberga in- an. 102© 
vitato dall' Imperadore dove erano 1' Arcivescovo di Ravenna , e Pop- 
pone Patriarca di Aquilela con molti Vescovi Italiani, e Tedeschi, ed 
ivi consecrò la Basilica di S. Stefano . Il viaggio del Papa , oltre l' in- 
vito di Cesare , non fu senza giusta cagione . Vedeva egli prosperare 
nella Puglia gli alTari de' Greci , che non solo avevano ricuperato i luo- 
ghi perduti , ma dilatato avevano il loro dominio , e strette novelle al- 
leanze co' Principi di quelle parti , de' quali progressi viveva molto ge- 
loso , temendo che con le loro conquiste per avventura non sì avvici- 
nassero a Roma . ^irrigo per le parole del Papa entrato in gran- 
de sospetto della condotta de' Greci , che forse mirassero a spogliarla 
del regno Italico , deliberò di calare in Lombardia , ma ciò non potè 
recare ad effetto che nell' autunno seguente . Nel suo passaggio per 
Verona tenne un solenne placito con tutta la pompa poco fuori della 
città il dì 6. decemhre assiso sur un tribunale eretto in faccia alla 

Ba- 



. (/?) Cornaro Ch. Venete » 



14 ANNALI DELLA CITTA 



AH. 



I020 Badia del Beatissimo Confessore S. Zenone nel Solario , o terrazzo 
presso \à e aminata dormitoria del Monistero . Molti Vescovi assiste- 
vano al Trono di Cesare , e tra questi il Patriarca d' Aqulleia co' suol 
sufFraganei , e non è inverisimiie che insieme co' Vescovi di Ceneda , 
di Belluno , e di Feltre anche il nostro Orso ci fosse . Nel gennaio 
del seguente anno passò con poderoso esercito in Puglia , vi assediò e 
prese alcune città ; malato guarì per intercessione di S. Benedetto , le 
di cui sacrate ossa insieme col Papa visitò in Montecasino ; ma intro- 
dottasi nella sua armata una mortale epidemia frettoloso ripassò le alpi 
tornando in Germania , ed ivi due anni appresso cioè nel 1024. pas- 
sò in Bamberga a vita migliore il dì i3. di Luglio , e perla sua sin- 
golare pietà e per le sue cristiane virtù fu annoverato tra' Santi , 

Poco innanzi di lui era uscito di questa vita Papa Benedetto , e con 
maraviglia di tutta la Chiesa si vide assunto al solio pontifìcio un lai- 
co , che prese il nome di Gios^anni JLIIL, Non furono le sue virtù , 
che a sì eminente dignità lo innalzarono , come ne' vecchi tempi ad al- 
tri santi Vescovi essere accaduto si legge , ma 1' oro eh' ei seppe spen- 
dere , colpa e vergogna degli elettori . Vacando l' Imperio parecchi e- 
rano i concorrenti , ma due vi aspiravano principalmente , fratelli cugi- 
ni , ambidue chiamati Corradi , uno detto Maggiore , e l' altro Mino- 
re . Era quegli figliuolo di irrigo Duca di Franconia , questi nasceva 
da Corrado Duca di Carintla , e Marchese di Verona , entrambi era- 
no nipoti di Papa Gregorio V. entrambi per lato di madre discende- 
vano da Ottone il Grande . Per ovviare ai mali grandissimi di una guer- 
ra convennero tra loro di rimettersi al gludicio della Dieta Germanica , 
la quale elesse Corrado il Maggiore appellato di poi il Salico , ciw Io 
stesso irrigo prima della sua morte avea proposto . Erano stati invi- 
tati anche i Principi d' Italia , ma prima del loro anùvo 1' elezione era 
già seguita . Se fossero giunti a tempo senza scisma e divisione non si 
sarebbe terminata la Dieta . Gì' Italiani , e spezialmente i Pavesi co' lo- 
ro aderenti scottati dalle cose sotto irrigo accadute abborrivano il no- 
me Tedesco , e troppo pesante pareva ad essi il loro governo : perchè 

7J^"ofFersero la corona d' Italia prima ad uno , poi ad un altro Principe 
della Francia . Ma questi ossia che loro non piacessero le condizioni 
dagl' Italiani proposte , ossìa che della instabilità de' popoli non si fidas- 
sero , non accettarono la profcrta ; e in mezzo a questi maneggi E^ 
riberto Arcivescovo di Milano , uno de' principali , andò insieme con 
altri molti in Lamagna , e tutto al Re Corrado si diede . 

Non è maraviglia se Corrado il Minore vedendosi escluso dal Tixd- 
no rimase malcontento , e se unito con altri Principi della Germania 
suoi aderenti suscitò de' tumulti , che dalla saggezza del Re furono fe- 
licemente compressi . Egli spogliò meritamente Adalherone , e restituì a 
Corrado sno competitore gli stali dell'Istria, del Friuli , e della Carin- 
tia , e gli diede a reggere eziandio la Marca di Verona , stati e go- 
verno che aveva perduto il padre di lui j e ciò bastò perchè il novello 

Mar- 



DI P A D o r A , i5 

Marchese gli fosse gralo , e tulio si adoperasse in Germania e in Ita-T^TT^ 
Ha a sua difesa e favore . Poiché furono quetate le cose il Re Corra- 
do sì partì d' Alemagna , e nella primavera del 1026. giunse con gros-^N. 1020 
sa armata a Verona , donde poi passò in Lombardia , e a dispetto de' 
Pavesi , che non vollero riceverlo , fu coronato Re d' Italia dall' Arci- 
vescovo di Milano Eriberto . Nel febbraio dell' anno seguente s' incam- ah. 10x7" 
minò verso Roma, e nella Pasqua, che fu in quell'anno a'26. di mar- 
zo , ricevette da Papa Giovanni XIX. la corona Imperiale insieme con 
Gisela sua consorte , e appresso alcune sue militari imprese nel regno 
di Napoli , che non giova rammemorare , senza mettere tempo in mez- 
zo ripassò le alpi , richiamato a quelle contrade dalle turbolenze , che 
nel tempo della sua lontananza erano insurte novellamente . Prima pe- 
rò eh' ei lasciasse l' Italia , ad istanza del Vescovo Orso , eh' era con lui 
in Ravenna, rilasciò a' 3. di maggio alla Chiesa Padovana un diploma 
slmllissimo a quello dì Berengario , per cui tutte le sue possessioni e i 
diritti le furono confermati ; e poi nello stesso mese in Verona i Ca- 
nonici di quella città, e il Monistero di S. Zaccheria di Venezia eb- 
bero dair Augusto Corrado la conferma de' loro beni , fra' quali sono 
espressamente nominate le Corti e le Chiese che possedevano nel Pa- 
dovano . 

Molto fu benemerito di Padova il suddetto Orso nel lungo suo Ve- 
scovado . Oltre a ciò che fece a favore della sua Cattedrale , egli ave- 
va apparecchiato un nuovo lustro e decoro pei futuri tempi alla nostra 
Città . Più volte abbiamo parlato della Badia di S. Pietro , e delle sue 
svariate vicende, e come per donazione dell' Imperadore passò in pro- 
prietà del Vescovo Padovano . Giacque lungamente abbandonato e de- 
serto quel sacro luogo , e le sue rendite impinguato avevano il patri- 
monio della Mensa Vescovile . Correva in que' tempi il mal uso , che 
1 Vescovi gareggiavano per ottenere dai Re d' Italia de' Monisterj , e 
quanto questi avevano più di beni e di facultà , tanto più erano espo- 
sti alla episcopale ingordigia (a) . Né i Sovrani rigettare sapevano le i- 
stanze de' Prelati , de' quali , perchè erano uomini da faccende e poten- 
ti , avevano bisogno per le cose del Regno Italico . Orso però avea 
trovato che molto prima la Badia di S. Pietro era stata donata al Ve- 
scovo , e perciò si merita grandissima lode , perchè ebbe cuore di ri- 
metterla in piedi , e di fondarvi un Collegio di Monache sotto il go- 
verno di Marina Badessa . Credettero i nostri Storici , che solamen- 
te nell'anno 1026. il suddetto Monistero sia stato edificato, avendo 
Ignorato, che esisteva nel secolo IX. benché sia oscuro ed incerto se 
nella sua origine d' uomini fosse o di donne . Noi cominciamo adesso 
ad avere un Monistero di Monache nella Città , poiché se v' ha qual- 
che 



(a) Murat. Diss. 7^. 



l6 ANNALI DELIA C I T T A^" 



[^^che indizio, che insieme co' Monaci ce ne fossero anche in S. Giusti- 
na secondo il costume di quella età , quella Badia non era dentro , ma 
fuori di Padova . 

La carta , che chiameremo di fondazione , è de' 27. di febbraio del 
1026. Dice il buon Vescovo in essa di essere stato ispirato a ciò fare 
pel presente , passato e futuro Re , pel Duca Prìncipe ( Corrado ) 
pel clero e pel popolo , acciocché tutti vis^endo in Cristo sieno coro- 
nati in Cielo . La suddetta Badia aveva de' fondi e terreni propri , co- 
me accennai , ma il Vescovo le concede innoltre la metà di Burzini^a , 
eh' è la contrada dov' ò S. Pietro , bagnata dal fiume Retrone , prima 
the il nostro Comune fabbricasse le mura vecchie, con la metà dell' 
acqua predetta , e tre massaricie in Padova lavorate da uomini liberi ; 
e le dona due .servi , e un mulino presso il ponte Vicentino , eh' è il 
pontemolino de' nostri giorni, così allora chiama4:o , perchè quella stra- 
da conduceva a Vicenza . Vi aggiunse le decime di S. Lorenzo dì 
Conselve , di S. Maria di Arquà , di Montagnana , di Sermeola , e ^\ 
Brusegana , quella porzione cioè di o^ssa che apparteneva al Vescovado, 
nò ad altri era slata conceduta . Finalmente la Corte e la Pieve d' I- 
verno. ( ora Codiverno ) eccettuata, che tanto significa la yocq antepo- 
sita , la istituzione , e l' ordinazione del Prete . Si sottoscrive alla Car- 
ta Orso , indi Bernardo Arcidiacono ^ che vedremo poi Vescovo Pa- 
dovano, e altri quattordici Canonici della Cattedrale , e in ultimo luo^o 
Eldino prete e cancelliere della S. Padovana Chiesa. 

Abbiamo altri fatti di questo Vescovo niente meno certi, benché se 
ne ignori l' anno . Egli oltre il Monistero di S. Pietro fondò anche l' 
altro di S. Stefano , di che antiche e sincere memorie non ci lasciano 
dubitare. Imperciocché nel 11 32. essendo nata controversia tra le Mo- 
nache di S« Stefano , e i Preti della Pieve di Este per le Decime , %^ 
se presentarono a Bellino Vescovo alcune carte , dalle quali restò pro- 
vato che Orso , e di poi Burcardo suo successore avevano date e con- 
fermate le suddette Decime al prefato Monistero in perpetuo, e perci-ò 
egli decise la questione a loro favore ; e dalle parole che il S. Vescovo 
usò nella lettera indiritta alla Badessa (a) , si vede chiaro che egli di- 
stingue tra Orso e Burcardo , attribuendo al primo la fondazione , all' 
altro la riordinazione di quella Badia. Bel vanto per Orso di avere i- 
stituiti due Collegi di Monache, i quali dopo tanti secoli fioriscono an- 
cora . Non si dee omettere che questo buon Vescovo consecrò la Chie- 
sa della Pieve di Limena , chiesa di struttura antichissima ; e di ciò ab- 
biamo la testimonianza di tale che intorno all'anno 11 55. dice di a- 
vere conosciuto uomini che intervennero a quella consecrazione . Anche 
il Monistero e la Chiesa di S. Giustina provarono gli effetti della sua 



{d) Archiv. di S. Stefano 



* D I P A D o r A . 17 

liberallla , leggendosi in una carta di Burcardo che siccome Orso era an. 1027 
vissuto lungamente , così molto aveva accresciuto il M-onistero . Le quali 
parole vogliono essere intese dell' editto di lui , del quale si è parlato 
all'anno 1014. 

Sì begli esempj di pietà e di religione, che diede il nostro Vesco- 
vo , eccitarono nel 1027. Litolfo figliuolo ìYi Gomherto da Carrara, e 
di Regentruda , e cognato di Ricarda per suilraglo dell' anime loro a 
fondare un Monistero di Monaci nella predetta villa con la Chiesa a 
S. Stefano dedicata , Egli donò due campi di prato e di terra arabile 
intorno di essa , ciò che equivale all' aver dato il fondo per V erezione 
di .essa e del Monistero ; e innoltre per dote del sacro luogo assegnò 
quattro poderi in Carrara, due in Pernumia , due inBovolenla, tre ia 
Arquà , e quattro in Montegroto , e gli donò anche un servo chiama- 
lo Giovanni Furvolano ^ secondo la consuetudine di que' tempi, addet- 
to al servigio de' Monaci . Con ciò Utolfo venne ad acquistare il gius- 
patronato di quella Badia , continuato ne' suoi discendenti, che altre do- 
nazioni le fecero , e confermato alla famiglia Carrarese con diplomi im- 
periali , onde scrisse il T^ergerio , che il Monistero fondato da! Car- 
raresi , e accresciuto dalle loro liberalità gli riconosce per legittimi e 
perpetui padroni. 

L'origine di questa illustre famiglia , che giunse al prhicipato della 
nostra Città, è nascosta nel buio de' secoli. Verso il fine della domi- 
nazione Can'arese due letterati uomini si accinsero a rintracciarla , Pie- 
tropaolo Vergerlo , e Gio^^anni da Ravenna primo Cancelliere di Fran- 
cesco Novello; ma questi senza provarle dice cose che mi sanno di fa« 
vola , com' è favolosa la vantata origine di altre nostre famiglie : que- 
gli dopo avere riferite k varie opinioni , che a' suoi giorni correvano , 
lascia libero ai leggitori di credere ciò che meglio lor pare . Questa va- 
rietà di pareri sino da que' tempi , e questa incertezza non è leggieri 
indizio della rimota antichità di cotale schiatta . L' eruditissimo e nobi- 
lissimo Autore della Dissertazione sopra la Casa da Carrara comincia 
da Litolfo figliuolo di Gomberto , che fondò il Monistero di S. Ste- 
fano , come ora abbiam detto ; e se le prime non dubbiose notizie dì 
questo glorioso casato cominciassero dal 1027. noi avremmo un' anti- 
chità , di cui poche famiglie ci ha che gloriare si possano . Ma io ho 
pubblicato una carta (a) , la quale , se grandemente non erro , ci scopre 
un altro ascendente di Litolfo , cioè Gomberto avolo suo . 

Neil' anno 970. Ignelinda nobil donzella abitante nel castello dì A- 
gna , e professatrice della legge de' Longobardi dona per rimedio dell' 
anima sua e del quondam Liutefredo suo padre alcune case e terre dì 

sua 



(«) Corso de* fiumi &Ci 
Farte IL 



l8 ANNALI DELLA CITTA 

AN. 1027 sua ragione poste nella villa di Trlbano alla Scuola de' Sacerdoti dì Pa- 
dova , de' quali era Arciprete Martino , che così allora chiamavasi il 
Capitolo de' Canonici . Interviene all' atto della donazione Erizo di lei 
tutore, che giusta la legge Longobarda doveva essere uno de' suoi più stret- 
ti parenti ; e si sottoscrivono come testimonj Gomherto quondam Gotti- 
herto ^ e Milone chiamato Valla , ambidue viventi secondo la suddet- 
ta legge . Ora Liiolfo fondatore del Monistero di Carrara si chiama 
figlio di Gomherto , e in quel medesimo secolo si trovano nominati E- 
rizo da Carrara, e Milone da Carrara . E poi certissimo che i 
Carraresi professavano la legge Longobarda , come potrei dimostrare con 
vecchie carte ; ciò non prova però , che traessero l' origine da quella 
nazione ; imperciocché anche i Conti di Padova e di Vicenza discen- 
denti dai Dogi Candiani di Venezia ne' loro contratti seguivano la stes- 
sa legge . E fu di questo avviso il T^ergei^io medesimo che de' Carra- 
resi lasciò scritto : TiaTn quod se legibus professi swit vivere Longobar- 
dorum , fortasse non stirpis origrnem declarat , sed favorem siisce- 
ptarum partium , et contrahendi Tnorem . Si aggiunga che il castello 
dì Agna , dove la donazione fu stipulata , apparteneva alla famiglia da 
Carrara , ed anche oggi i Signori Pappafava della schiatta de' Carraresi 
di que' terreni possedono la maggior parte . Tutte queste circostanze 
pertanto ci conducono a credere , che Gomherto padre di Litolfo , il 
quale fu tenuto sinora il primo stipite di questa Casa , fosse figlio di 
un altro Gomherto , e che si debba ripetere da più alti prlncipj , che 
non s' è fatto sinora , l' origine de' Carraresi . In quest' anno medesimo 
terminò il corso della sua vita Arrigo Duca di Baviera fratello della 
Imperadrice Cunegunda , il quale due anni innanzi nel mese di otto- 
bre era in TrevigI testimonio di una grossa vendita di beni posti nel 
Padovano fatta da alcuni Conti a Buono Abate dì S. Ilario ; e insie- 
me con lui erano presenti alla stipulazione Ramhaldo Conte , e Tigone 
figliuolo dì Manfredo de' Conti di Padova ; e questa vendita cogli altri 
beni di quella Badia fu confermata poco appresso dal He Corrado . 
Vacando pertanto il Bavarese Ducato l' Imperadore ne investì il giovi- 
netto Arrigo suo figlio , e poscia procurò che fosse eletto Re di Ger- 
mania nell' età di soli undici anni , onde poi fu incoronato in Aquis- 
grana nel dì 14. dì aprile glcn'no di Pasqua . 

Sedeva in questo tempo nella Cattedra di Aquìleia Popone d' illustre 
famiglia Germanica , molto caro all' augusto Corrado . Si racconta di 
lui che fo»e inquieto e superbo fuori del dicevole ad ecclesiastico ; vi- 
veva ad uso dì Prìncipe ; amava meglio amministrare la guerra , che pa- 
scere le sue pacifiche pecorelle ; odiava i Veneziani , e istigava Corra- 
do contra di loro , non per altra cagione che per la nimicizia che a- 
vea giurata al Patriarca di Grado da essi amato e protetto . A tale Pre- 
lato diede Papa Giovanni autorità sopra sedici Vescovadi compreso il 
nostro di Padova , e questo suo potere con altre regalie e giurisdizio- 
ni il suddetto Augusto gli confermò . Alcune memorie Aquileiesi pub- 
bli- 



DI P j4. D O V u4 , 



19 



blicate dal P. de Rubeis (a) danno nel mille e trentuno un Vescovo A>r. 1027 
alla Chiesa Padovana di nome Astolfo , il quale manca ne' nostri Dit- 
tici, e di cui non si ha caria veruna ne' nostri archivj , quando in que- 
sti tempi non e' è Vescovo , di cui in qualche pergamena non si legga 
il nome . Perchè sospetta T Ab. Brunacci (h) con assai di ragione , che 
\\<^ istromenlo , in cuì si registrano i nomi di alcuni Vescovi della pro- 
vincia, i quali assistettero alla consacrazione di un nuovo Tempio edi- 
ficalo in Aquileia dal Patriarca, il notaio per errore abbia scritto A- 
stoljo Padovano invece di Astolfo Vicentino , che allora veramente vi- 
veva . 

L' anno appresso cominciamo a trovare memorie della nostra Arena , 
Abbiamo una carta dell' Archivio Capitolare , dove si legge Actum fo- 
ris cintate Padua prope Arena . Con essa Vitale detto Giuba Cano- 
nico Diacono , essendo Infermo , dona alla Cattedrale una terra arato- 
ria di sua ragione posta in Porciglia , la quale ora è una contrada del- an. 1028 
la Città vicina all'Arena. Se non si voglia attribuire alla sua infermi- 
tà, che Giuba abitasse lontano dal Duomo , questa carta ci fa vedere, 
che non ancora s' ei^a introdotta tra' nostri Canonici 1' abitazione e la 
vita comune , che nel secolo dopo è certissima . Quest' Arena è una Re- 
liquia della grandezza Romana , e certamente ebbero il torto i due Mar- 
chesi Maffei e Poleni di avere , se è lecito così dire di que' grand' uo- 
mini , con troppa sconsideratezza giudicato quegli avanzi non più an- 
tichi di quattro o cinque secoli , quando sette secoli innanzi si dice che 
quel luogo era fuori della Città , e quando la sola ispezione degli oc- 
chi ne accerta , che sopra 1' antico muro de' tempi Romani ne fu alza- 
to un altro in più bassi tempi» Vediamo che l'Arena nell'XI. secolo 
era fuori della Città , ed io credo che ci sia sempre stata , costume es- 
sendo de' Municipj Romani fabbricare quelle grandiose moli non den- 
tro , ma fuori : anzi sono d' avviso che il Zairo medesimo , ossia 1' an- 
tico nostro Teatro illustrato , pochi anni sono ^ da dotta penna , fosse 
situato fuori della Città (e) . 

Dopo la morte di Orso abbiamo in questa Sede Padovana JBurcar- 
do di nazione Alemanna . Egli di Canonico della Chiesa d' Eistett di- 
venne nostro Vescovo ^ come si ha da Gundekario . Questi Vescovo 
di quella città registrò in un suo Codice (d) \f che intitolò Ordine del- 
la Chiesa d' Eistett ^ i nomi di que' Canonici del suo Capitola, che ^^^^ ,03^ 
m Italia ed altrove ascesero alle cattedre Vescovili , e sino al sommo 
Pontificato . Ivi tra' Vescovi di queste parti è annoverato Burchardus 
Paduensis . Poteva dirsi quel Germanico Capitolo un Seminario di Ve- 

sco- 



W Rubeis Mon. Aquil. 
{b) Cod. Dipi. Pat. 
(r) Stratico . 
{(i) Inter Gretseri opera 



IO ANNALI DELLA CITT^ 

^N.1034 scovi , come in Italia fu detto II nostro . La prima liberalità di questa 
Prelato fu verso il Monistero di S. Giustina , al quale confermò le 
donazioni dì Gauslino e di Orso , concedendo Innoltre a que' Monaci 
alcune decime e quarte , che noi chiamiamo quarantesime , o quartesi » 
E questo suo editto dice il Vescovo di averlo fajto coli' approvazione 
del Clero e del popolo , e dopo Eldino Arciprete , dodici Canonici sì 
sottoscrivono , e servono^ di testimonj tre nobili vassalli del Vescovo . 
Ciò fu nel I o34 . 

Neir anno medesimo diede alcuni privile^) alle Monache di S. Ste« 
Fano, dov' era Badessa udrmerenda . Cioè donò ad esse La Chiesa de' 
Santi Pietro e Stefano , che g^ià tenevano , la casa , la corte , e P or- 
t<5 del Monistero , dove abitavano . Assoggettò ad ^ss^ alcuni titoli , o 
cappelle ; San Lorenzo presso il Cenobio , e S. Canziano poco disco- 
sto , ambedue colle loro terre , e tre massaricia In Padova , due mu- 
lini , e tre servi . Oltre a ciò la terra e le decime di S. Martino d' E- 
ste , dov' era a que' tempi un pìccolo Monistero , e la decima della Pie- 
ve di quel Castello; la Pieve di Calvene nel territorio Vicentino, e la 
Corte dì Lugo nel Padovano , che parimente aveva un Conventino col 
titolo di San Lorenzo , e qualche altro luogo , che la carta non lascia 
intendere dove fosse. Tutto ciò dona Burcardo alle Monache, eccet- 
tuando nelle Chiese donate la istituzione e la disciplina de' Preti , e la 
Cristianità^ col qua! vocabolo intende egli il battlsterio , non volendo 
egli concedere questo diritto proprio della Cattedrale alle Chiese minc- 
ìù . E Invero le Cappelle, che Orator) e Basiliche si chiamavano, peri 
lunga età furono prive del battlsterio , poiché nelle ville fuori A^ termi- 
ni ,. come diciamo , era rlserbata alle sole Pievi la facoltà di battezza- 
Ke , e nella città alla- Chiesa maggiore . Ma sul fine del XIL secolo 
presso dì noi si cangiò la disciplina , che dura, ancora in qualche cit- 
tà., e le Cappelle, onde i loro Rettori detti furono cappellani, comin- 
ciarono ad avere il fonte battesimale, e chiamate furono suhsidiarice et 
succursales ., 

Gran turbamento dì cose nacque intorno a questi tempi in Italia , 
al quale non poco contribuì la lunga dimora degl' Imperadorl in Ger- 
mania , di cui tanto si lagnava anche Dante (a) sul principio del se- 
colo XIV. Imperciocché per la quasi continua residenza de' Sovrani ol- 
tremoliti , e per le franchigie ed esenzioni da essi concedute ai prima- 
ti Italiani , questi fatti orgogliosi , e cresciuti in autorità ed in potere 
a loro grado operavano senza dipendenza dalla sovranità dell' Impera^ 
dorè. Quindi nascevano dissensioni e contrasti tra loro , che si decide- 
vano d' ordinario non colle leggi , ma. colla forza . Dì qua è venuto , 
che ì Duchi , Marchesi , e Conti , Arcivescovi , Vescovi , e Abati , i 
quali per investiture dei Re d' Italia ed Imperadori godevano de' ricchi 

feu- 

(^) Purg. C. VI. 



feudi , anch' essi Investivano de' nobili privati di qualche castello , o cor- an. 103,4 
te per avere nelle occorrenze di guerra degli uomini fedeli che mili- 
tassero a conto loro , e In tempo di pace prestassero ad essi qualche 
altro servigio con buona fede , riconoscendo In ogni occasione la loro 
superiorità . E questi si chiamavano vassalli maggiori , o Valvassori , o 
Captanl y onde venne la voce Cataneo , che s' incontra nelle vecchie car- 
te , o Castellani , poiché qualche castello signoreggiavano . Ma questi 
nobili davano ancor essi in beneficio ad altri men nobili de' beni stabi- 
li , e ciò a fine di avere aderenti e seguaci ne' contrasti che allora as- 
sai frequentemente nascevano ; e gì' investiti si appellavano Valvassini > 
Tale era la consuetudine In quel periodo di tempo. 

Uno de' più potenti Signori , e più dì vassalli ricco era In Italia P 
Arcivescovo di Milano Eriberto , uomo che accoppiava con molte vir- 
tù un animo disdegnoso ed altiero , operando più secondo 1' arbitrio suo 
che secondo le leggi, e volendo In ogni guisa ottenere i suoi deslder) , 
I Valvassori di lui chiamandosi oltre il dovere aggravati dal suo tiran- 
nesco imperlo si rubellarono ,. e sollevatisi presero le armi , e a tale e- 
semplo altri militi in Lombardia si levarono arditamente contra i loro 
Vescovi .. Procurò Erihsrto colle vie della dolcezza quetare la sedizlo- an. 1035 
ne , ma inutilmente , poiché raccesa la rabbia ne' congiurati fu costret- 
to di armarsi . Succedettero alcuni fatti con grande occlslone d' una par- 
te e dell'altra, e molto sangue si è sparso; di che Informato l'Augu- 
sto Corrado determinò di tornare in, Italia per frenare le insorte di- 
scordie che come fuoco rapidamente si andavano dilatando , conciossla- 
chè anche gli schiavi addetti , come dlceasl , alla gleba , de' quali norì 
piccolo numero lavorava le terre , In quell' universale tumulto comincia- 
vano a rivoltai'si contra i loro padroni . Sul fine del io36. venne egli 
a Verona , ove celebrò le feste del S. Natale , e sul princìpio dell' an- 
no seguente andò a Milano ricevuto dall'Arcivescovo con grande pom- 
pa e magnificenza . Ivi essendosi a lui presentati alcuni capi de' solle- 
vati per esporre le loro ragioni , fu fatto intendere ad essi , che in Pa- 
via , dove voleva convocare una Dieta generale , avrebbe ascollato le lo- 
ro Istanze . La Dieta si tenne ,: ed egli conosciuta la ragione de' ricor- 
renti , condannò 1' Arcivescovo , che non volle ubbidire , né stare alle 
leggi feudali, che Corrado aveva promulgate nella pianura di Ronca- 
glia allorché venne la prima volta dall' Alemagna . La seguita prigionia 
dell' Arcivescovo , come autore di scismi e di scandali per comando dell' 
Imperadoi^ ^ l' Ingegnosa fuga di lui dalla custodia In cui era tenuto da 
Poppone Patriarca di Aqulleia , e dal nostro Duca Corrado Marchese 
di Verona , il suo ritorno a Milano con grande applauso del popolo , AN.1037 
r assedio infruttuoso di quella città fatto da Cesare , i danni sopra dan- 
ni da esso recati a quel territorio , e ad altre città della Lombardia , 
sono fatti accaduti nel corso de' due anni che sì trattenne In Italia . 

Racconta II nostro Ongarello ^ che essendo appunto questo Sovrano 
in. Italia confermò al nostro Vescovo Burcardo tutte le donazioni , i 

pri» 



22 ANNALI DELLA CITT^ 

AN. 1037 privilegj , e le immunità de' Re precedenti, e dice di aver veduto PE* 
ditto Cesareo , che ora più non si trova . E si dee prestar fede a lui , 
che fu , come dice il Pìgnoria (a) , diligente ^ ed esatto scrittore del- 
le nostre antichità , Tornò Corrado in Germania cacciatovi dalla mor- 
tifera epidemia che entrò nel suo esercito ^ colpa dei bollori della sta-* 
te , che nel Regno di Napoli , dove era gito , sono cocentissimi ; e po- 
co sopravvisse dopo il suo ritorno , poiché trovandosi in Utrecht nella 

AN. 1039 Frisia il dì 4. di giugno del loSg» lasciò di vivere. Gìh irrigo IIL 
suo figliuolo cognominato il Nero dal colore della barba era stato in- 
coronato Re di Germania , onde come successore del padre fu tosto u- 
niversalmente riconosciuto . Giunta in Italia la notizia della morte di 
Corrado esultò l'Arcivescovo di Milano, poiché l'armata de' Principi 
Italiani , che per comando di Cesare da più contrade s' era ammassata 
per fare la guerra a quell' imperioso e odiato Prelato si disperse e sban- 
dò , tornando tutti alle case loro . Si narra che il suddetto Arcivesco- 
vo ha inventato in tale occasione il carroccio , di cui tanto uso nelle 
guerre di poi si fece dalle città di Lombardia ne' seguenti secoli , quan- 
do aspreggiate dagli ufficiali Cesarei , scosso il giogo regio , comincia- 
rono a governarsi a comune (òj . Dietro la morte dell' Augusto Cor- 
rado seguì anche quella di suo cugino Duca di Fi^anconia , e della 
Carintia , e governatore della nostra Marca , e per qualche tempo non 
si venne all'elezione di un nuovo Principe di queste nostre contrade . 
Eriberto era uomo di gran consiglio quanto si fosse in que' tempi , 
e perciò, non maraviglia se gli venne fatto di ottenere dal Re udrriga 
il perdono delle ingiurie fatte a Corrado, e di guadagnarsi la sua buo- 
na grazia ; ed è credibilissimo che T Arcivescovo co' suoi aderenti ab- 
bia molto cooperato , perchè fosse eletto e riconosciuto Re d' Italia , la 
qua! elezione non si sa bene se sia succeduta nell' anno Sg. di questa 
secolo , o nel seguente ^ Ciò che è certo , egli non sì partì di Germa- 

AN.X040 nia , e ne' primi giorni dell' anno quarantesimo soggiornava in Augu- 
sta , donde spedì al nostro Vescovo Burcardo un diploma (e) , col qua- 
le gli confermò tutti i prlvilegj della Chiesa Padovana , e segnatamen- 
te la Corte di Sacco ; diploma che par copiato di peso da quello di 
Ottone del 998. ( tanto si rassomigliano ) ; e poi nel mese di giugno 
un altro al Monistero di S. Zaccheria (d) confermativo di tutte le sue 
possessioni nel contado Veronese , nel Vicentino , e nel Padovano . Tre 
anni appresso , avendo già innanzi perduta Cunechilde sua moglie , si 
rimaritò con Agnese figliuola di Guglielmo Duca di Poitiers , e quan- 
tunque le sanguinose discordie tra' nobili e i plebei di Milano , e le tur- 
ba- 



ci) Orig. di Pad. e. y. 

Ermanno Contralto in Chron. 
Ann. Sass. 
Arch. S. Zaccar. 



DI JP A ly O V A. 23 

bolenze che agitavano la Sede Romana , lo chiamassero in Italia, non pò- an. 1040 

tè , occupato da ribellioni e da guerre , se non nell' autunno dell' anno 

46. discendere colF esercito di qua da' monti . TìTioii" 

Venuto in Italia tenne una Dieta nella Città di Pavia, dove credesi 
che sia stato incoronato , e avviatosi a Roma radunò in Sutri un nu- 
meroso Concilio di Vescovi , e v' invitò anche Papa Gregorio VI,^ 
che non ricusò d' intervenirvi . Si esaminò in quella sacra Adunanza 
la causa di tre Papi, cioè di Gregorio VI. di Benedetto IX. e di 
Sihestro III. , e fu chiaramente provato che tutti e tre per illecite stra- 
de , e con male arti avevano conseguita la suprema dignità della Chie- 
sa , e perciò fu dichiarato non legittimo e nullo il loro pontificato . Poi- 
ché furono deposti irrigo entrò in Roma , e congregatosi il Clero ed 
il popolo co' Vescovi del Concilio nella Basilica Vaticana si venne all' 
elezione di un nuovo Papa , che fu Suidgero Vescovo di Bamberga di 
pietà non meno che di scienza fornito, il quale prese il nome di C/^« 
mente II . Si ebbe ricorso ad uno straniero , perchè , così attestando 
storici fededegni , non s' è trovato in tutto 11 Clero Romano chi fosse 
degno di quell' eminente posto : tanto per la infelicità di que' tempi la 
simonia , ed altri disordini predominavano . Nel Natale di quest' anno 
Clemente fu consecrato , e nel giorno medesimo irrigo III. fra' Re 
di Germania insieme coli' Augusta sua moglie tra le acclamazioni del 
popolo ricevette la corona Imperiale dal novello Pontefice . 

Sul fine dell'ottobre precedente si era tenuto un Concilio in Pavia, 
nel quale TValterio Vescovo di Verona di nazione Alemanna , come 
anche il nostro Burcardo , espose le sue ragioni , per le quali sostene- 
va che la sua sedia dovesse essere al disopra dì tutte quelle de' Vesco- 
vi provinciali . Parvero buone le sue ragioni , e fu deciso da' Padri che 
fosse collocata alla destra di quella del Patriarca Aquileiese , e la deci- 
sione loro fu confermata dal Re . Tra molti Vescovi di Germania , e 
d' Italia si leggono intervenuti a quel Sinodo , oltre il Veronese (a) , 
parlando della nostra Marca , Olderico di Trento , j4.istolfo di Vicen- 
za, e udrnaldo di Padova. Questi succedette di Burcardo, il quale e- 
ra vivo nel febbraio dell' anno precedente , come abbiamo da una ric- 
ca donazione che fece al suo diletto Capitolo nel dì 4. di quel mese , 
Donò esso a' suoi fratelli Canonici la giurisdizione sopra la Pieve di S. 
Giustina di Pernumia , e sopra le Chiese in quel tempo ad essa sog- 
gette , e le Decime di que' luoghi , quelle cioè che appartenevano a lui , 
lasciando alla predetta Pieve , e alle altre ville il quartese , vale a dire 
la quarta parte (h) . Vedemmo che in simil guisa altri Vescovi trasfe- 
rirono le decime di altre Pievi o per fondare , o per dotare case reli- 

glo- 



{m) Ughelli T. V. 

W Ex arch. maìor. Eccl. 



24 ANNALI DELLA CITTA 

Tw. 1045 giose d' uomini o di donne , polendo essi liberamente disporne . Tale 
era la disciplina di que' tempi . 

Poco noto fu a^ nostri Storici Arnaldo , od Arnoldo Vescovo , e 
g^ioverà sapere chi egli fosse , e donde venisse a reggere la nostra Chie- 
sa . Regnando Corrado in Goslar città della Sassonia inferiore fu fon- 
data una Basilica , cui irrigo suo figliuolo grandemente onorò ; poi- 
ché instituì in essa una congregazione di Religiosi , e volle che fosse 
chiamata Cappella regia , e Cappellani regii que' sacerdoti . Egli scelse 
i più scienziati e più probi uomini da tutta la Germania , e diede lo- 
ro un capo chiamato Proposto . Questa congregazione di Canonici di 
costumi esemplari tenne sì lodevole vita , che molli vissuti nel seno di 
essa per le loro cristiane virtù furono ascritti al Catalogo de' Santi , e 
quasi non altronde che da quel Corpo trasse irrigo , e i suoi succes- 
sori figlio e nipote i Vescovi, che nominavano alle Chiese d'Italia, e 
di Lamagna vacanti . Tra i proposti di sì riputata Congregazione è an- 
noverato udrnaldo in decimo terzo luogo dal Monaco Hamerslehiense 
che ne tesse il Catalogo (a) . Un cotale Ecclesiastico scelse Arrigo al 
governo della nostra Chiesa . 

Nella primavera dell' anno 47. si partì Cesare dalle piagge meridio- 
nali d* Italia , e venne in sul Veronese per ripassare in Germania . Stan- 

AN. 1047 do in Folerno diede agli 8. di maggio un nobile privilegio ad Alberi- 
co Abate di S. Zenone di Verona, il qual luogo non conosciuto dal 
Muratori , né dal Canonico Marchese Dionisi non è diverso per giu- 
dicio del nostro dotto Brunacci da Volarne villa dì quel contado ; e 
similmente confermò a' Canonici di Verona la Corte di Quinto , e la 
Villa di Teolo nel nostro distretto con altri loro beni e possedimenti . 
Tre giorni dopo era in Trento , ed ivi si trovò a corteggiarlo il Ve- 
scovo Arnaldo con Bernardo Arcidiacono , ed ambidue supplicarono 
all' Imperadore , che volesse confermare al Capitolo Padovano (b) i suoi 
privilegi , come fece graziosamente con un suo diploma , eh' è simile a 
quello di Corrado suo padre , e del primo Berengario . Si vede in que- 
sta carta Imperiale decorato da Cesare il nostro Bernardo del titolo di 
regio Cappellano , Bernardum nostrum Capellanum , dice Arrigo nel 
suo diploma ; il quale onore è molto probabile che gli abbia ottenuto 
A.rnaldo , persona assai cara al Sovrano , e che siccome ad altri non 
pochi , così anche al nostro Arcidiacono fu scala al destinatogli Vesco- 
vado , come vedremo . Da Trento Arrigo passò avanti in Alemagna 
conducendo seco a grande onore Papa Clemente , e giunto a Spira 
tenne una Dieta di Principi , nella quale conferì il Ducato di Carln- 
tia , e la Marca di Verona a Guelfo IIL nobilissimo Conte , che di- 
venne nostro Prìncipe e Governatore . 

Poco 



{a) Leibn. Rer. Brunsv. Tom. 2. 
{h) Ex tabu!, maior. Ecgl. 



DI P A D O P" A . 25 

Poco tempo tenne Arnaldo il Vescovado , poiché nel di io. di de- an. 1047 
cembre sedeva Bernardo m luogo di lui , onde apparisce che quegli 
era morto . Due carte originali dell' Archivio Capitolare cel fanno ve- 
dere Vescovo nel citato giorno , e contengono la donazione di alcune 
terre alla Canonica di S« Maria , e la ricevono Bernardo Vescovo ed 
Aldino o Eldino Arciprete . Ecco avverarsi ciò che poc' anzi s' è det- 
to , e lo notò anche il Leihnizio ne' tomi delle Cose Brunsvicensl , che 
i Cappellani degl' Imperadori erano d' ordinario promossi alle Sedi Ve- 
scovili . Sino dal 1026. di questo secolo Bernardo si trova Arcìdiaco- 
no , e tale era eziandio ne' dieci di novembre dell' anno 47. come si 
ha da una carta del medesimo Archivio , per la qual cosa si conchiu- 
de che tra il novembre e il dicembre di quest' anno egli abbia otte- 
nuto la Cattedra Padovana . Prima eh' egli salisse a tale dignità , cioè 
F ultimo giorno di maggio del quarantasette fece un' ampia donazio- 
ne di beni alla sua Canonica posti in Padova e nel suo distretto , e 
ne' territorj di Vicenza e di Trevigl (a) , riserbandosi 1' usofrutto di 
essi sua vita durante ^ cosa usata in que' secoli , Tanti fondi di ca- 
se e di campi da lui posseduti nella Città e fuori e ne' contadi vicini 
mi fanno sospettare , eh' ei non fosse straniero , ma Padovano , come 
stranieri sono stati Burcardo ed Arnaldo . Tra le persone che confi- 
navano co' detti fondi , oltre il Monlstero di S. Giustina in più luoghi , 
è nominato un Dadulo , da cui venne 11 sopramiome d' una illustre no- 
stra famiglia , e Litolfo e Gomherto della Prosapia Carrarese . Se io 
però inclino a credere che Bernardo fosse nostro cittadino , non ci sia 
chi sospetti eh' io sia per coiieedere eh' egli fosse Maltraverso . Questo 
punto di Padovana erudizione è stato così dottamente trattato dall' Ab. 
Brunacci (b) ^ e con tante ragioni fu provato da lui che il nome di 
Maltraverso non e' era in quel secolo , ma nacque molto dopo , che vo- 
ler sostenere il contrarlo sarebbe quasi un farneticare . Né so intende- 
re come 1' Autore della Serie Cronologica de' nostri Vescovi , dopo a- 
ver letto ciò che scrisse il dotto Antiquario , abbia potuto con tanta fi- 
danza asserire , che Bernardo era figliuolo di Maltraverso de' Conti ^ 
quando il primo di quella nobile famiglia , che si chiamò Maltraverso , 
viveva nell'anno 1107. Bernardo nato ne' primi anni dell' undecimo 
secolo ebbe II padre che fioriva nel dodicesimo. Così quel rispettabile 
Autore tratta la storia de' nostri Vescovi . 

Tornato Papa Clemente di qua da' monti s' infermò in un luogo vi- 
cino a Pesaro , e quivi morì . Gli fu sostituito Poppone Vescovo di 
Brixen , che si chiamò Damaso II, , ma dopo ventitre giorni di pon- 
tificato lasciò di vivere . Fama è non bugiarda , che i Romani , i quali 
mal soiTerivano sopraccapi stranieri , F abbiano ripinto al cielo con una 

avve- 

• ' ■ - 

{a) Arch. Maior. Eccl. 
{b) De Re Num. Pat. e. 8. 

Parte IL D 



26 ANNALI DELLA CITTA' 

AN.1047 avvelenata bevanda . A capo di alcuni mesi provvide Iddio la sua Chie- 
sa di un ottimo e santo pastore , molto opportuno a que' corrottissimi 

AN. 1049 tempi ; e questi fu Leone IX. ^ già Vescovo di Tulio , e parente dell' 
Imperadore , il quale fece ogni opera per non accettare sì grave inca- 
rico , né prima volle acconsentire , che il Clero e il popolo Romano 
canonicamente lo avessero eletto . Appena consecrato convocò un Con- 
cilio di Vescovi in Roma contra de' Simoniaci da' quali era sozzata la 
Chiesa ; indi un altro in Pavia ; e di poi se n' andò in Sassonia a tro- 
vare r Imperadore per informarlo delle cose d' Italia ; e appresso alcune 
sante opere di lui in quelle contrade tornò d' oltremonti , e celebrò in 
Verona la festa del S. Natale . Tutto ciò accadde nell' anno 49. ed Io 
ho voluto far brevemente conoscere chi fosse questo Papa , perchè lo 
vedremo fra poco onorare colla sua presenza la nostra Città . 

Mentre queste cose succedevano di qua e di là de' monti un molto 
onorifico privilegio ottenne Bernardo Vescovo dall' Augusto irrigo , 
Egli concedette a lui e a' suoi successori la facoltà di batter moneta con 
suo diploma dato In Goslare II di 1 6. di aprile di quest' anno medesi- 
mo 49 • Vide esso diploma il nostro Ongarello nel Secolo XV. e do- 
po di lui II S /gonio , r Orsato , 1' Ughelli , il Muratori , ed altri che 
ne parlano ne' loro scritti . Due condizioni ricercava l' Imperadore nelle 
monete , che qui si dovevano battere : la prima che fossero secondo il 
peso della moneta Veronese , condizione colla quale fu conceduto an- 
che ai Patriarchi di Aqulleia il privilegio della zecca : la seconda che 
da una parte fosse scolpita 1' Imagine di lui col suo nome , e dall' al- 
tra la figura della Città . Finora non è comparsa alla luce alcuna di que- 
ste monete , ma non perciò si dee dubitare della verità del diploma . 
E certo che sino dal secolo IX. cominciarono gì' Imperadori a conce- 
dere questa regalia ai Vescovi , e più presto a questi che al secolari ; 
poiché credevasi dai Sovrani meglio raccomandata a persone religiose la 
zecca , le quali per fede ed integrità prevalevano ai laici , né si poteva 
mal sospettare di loro , che avessero in alcun tempo adulterata la mo- 
neta , principale vincolo dell' umana società . E se non si veggono ne' 
gabinetti degli Antiquarj di cotall monete , ciò non prova che non ci 
sieno realmente state , ma si dee credere che 11 tempo le abbia distrut- 
te e consunte , come delle loro più antiche si lagnano alcuni eruditi 
della Germania . Appena una delle Veronesi , a norma delle quali do- 
veva stamparsi 1' Aquilelese e la Padovana , fu in questo secolo disco- 
perta dal Marchese Maffei ^ e la pubblicò il Co. Carli \ di quelle dì 
Aqulleia , e delle nostre nessuna . Imperciocché s' ingannò indigrosso 1' 
Orsato (a) , che spacciò per moneta di Bernardo una Padovana di ar- 
gento colla leggenda Padua Regia Cintas ^ la quale non ha la faccia 

dell' 



{a) Stor. di Padova 



DI :P A D O V A , 27 

deirimperadore , ne la imagìne della Città , come avrebbe dovuto ave- an. 104^ 
re , se fosse stata di lui , e fuor di dubbio per la forma de' caraUerì , 
e per altri non fallibili segni appartiene a secoli posteriori . 

Tornò a Roma Papa Leone , e ne' primi giorni di maggio dell' an- 
no 5o. vi tenne un Concilio di Vescovi e Abati nella Basilica Latera- an. iqjO 
nese . Tra' Vescovi di queste parti sappiamo esservi intervenuti Dome- 
nico Patriarca di Grado , Bernardo di Padova , e Walteria di Vero- 
na . In quel Sinodo furono condannati gli errori di Berengario Arci- 
diacono di Angiò in Francia intorno il Sacramento dell' Altare , con- 
tra i quali aveva scritto una dotta lettera uddelmanno suo condiscepo- 
lo, nella scuola di Fulherto Carnotense , e poi Vescovo di Brescia . Ol- 
tre a ciò nello stesso Concilio fu riconosciuta e approvata da' Padri la 
santità di Gerardo Vescovo di Tulio , e antecessore dì Leone , e gli 
fu decretato 1' onor degli altari . Credette il P» Mahillon che la suddet- 
ta canonizzazione fosse fatta nell' anno avanti , ma dotti Critici hanno 
osservato che succedette in quest^ anno . Due anni appresso ne' primi 
mesi Bernardo era in Trivigi . In quella città Gotpoldo Patriarca di 
Aquileìa aveva intimato un Sinodo di tutti i suoi Vescovi provinciali , 
com' egli stesso asserisce , cwn omnibus suis parrochianis . Tra le al- 
tre cose in esso trattate fu agitata la quistione di alcuni luoghi vicini 
al nostro territorio , cui Carlo M, aveva acquistati da Landolo Vesco- 
vo di Trivigi per farne un' oblazione alla Badia di S. Ilario piantata , 
come altrove s' è detto , sopra un ramo della nostra Brenta chiamato 
Una . Questi luoghi erano situati nel regno Italico , e abbracciavano 
le ville di Pladano e di Ceresara e la Chiesa di S. Pietro con fondi e 
decime . Qualche pretensione aveva forse Roterò Vescovo Trivigiano , 
poiché quelle ville erano nella sua dìogesi , ma nel suddetto Sinodo ce- 
dette ogni diritto che aver potesse all' Abate Martino (a) . In questo 
anno stesso ebbe il nostro Bernardo la inaspettata consolazione di sco- 
prire alcuni Corpi di Santi nell' Oratorio di S. Prosdocimo , eh' era ac- 
costo alla Chiesa di S. Giustina . Ne parlano lungamente il P. Cava- 
ciò , e r Orsato , ma con maggiore esattezza 1' Ab- Brunacci (h) , lì 
Codice MS. da cui fu tratta la storia di questa miracolosa invenzione 
è del secolo XIV. e conservasi nella Biblioteca de'PP. Eremitani, ed 
è ricopiato da altro più vecchio , poiché 1' Autore della relazione asse^ 
risce di essere stato presente ai fatti che narra ; e lo stile da esso usa- 
to , ed altre conghietture tolgono ogni sospetto di frode . Altri ne ha 
S. Giustina , ma meno antichi . Da tutti insieme si ha , che il Vesco- 
vo Bernardo chiamato dallo Storico 

ì^ir bonus et recius coelesti dogmaie fultus 

di- 



(/?) Corn. Eccl. Ven. 

ib) Expl. Chart. S. Justln. 



28 ANNALI DELLA CITTA^ 

AN. lojo distribuiva 1' ampio suo patrimonio a sollievo degli orfani , delle vedo- 
ve , e de' pellegrini ; procurava di correggere i guasti e corrotti costu- 
mi , consolare gli afflitti , riparare spedali , e chiese , e costruirne di 
nuovo . Egli con astinenze e digiuni mortifìcavasi , amava di star solo , 
e sempre ad orazioni vacava , e nelF incruento sacrificio dell' altare la 
passione di nostro Signore meditava con molte lagrime . Tale è l' elo- 
gio che gli fa l' antico Scrittore che lo conobbe . 

Ora mentre una notte il buon Prelato dormiva , gli comparve un ve- 
nerabile Vecchio biancovestito, bello e maestoso in sembiante più che 
umana creatura mai fosse . Questi parve , che gli dicesse se essere man- 
dato da Dio affinchè i corpi di alcuni Santi tratti fossero di sotterra , 
dove inonorati giacevano , onde esposti alla venerazione de' fedeli colla 
loro intercessione la Padovana Città difendessero , e lei nell' ecclesiasti- 
che censure incorsa espiassero co' proprj meriti. Poi gli parve che in- 
sieme con esso entrasse nel tempio di S. Giustina , e che gli fosse dal 
Vecchio additato un luogo tra F altare di nostra Donna , e quello di 
S. Prosdocimo , dove stavano sepolti tre Corpi de' Santi Innocenti , e 
del B. Giuliano , che seco gli avea portati da Gerosolima , dove più 
volte era andato per venerare quc' luoghi santi : indi presso le porte 
dell' Oratorio gli mostrasse il sito , dove erano stati occultati i corpi di 
S. Massimo Vescovo , e di S» Felicita Vergine , E dopo questo si par- 
tì il Vecchio insieme col sonno . 

Desto Bernardo conobbe tosto che quello che aveva veduto dormen- 
do era stata visione , e non sogno , e che si doveva ricorrere a Dio^ 
Perciò avendo comunicata la cosa d Ckro ed al popolo intimò un di- 
giuno universale di tre giorni ^ che giovani e vecchi di vii cilicio co^ 
perti y donne e fanciulle rigorosamente osservarono , aggiungendovi pub- 
bliche processioni e preghiere . Passati i tre giorni andò il Vescovo ac- 
compagnato da numeroso popolo alla Chiesa di S. Giustina , dove ce- 
lebrò la S. Messa , e appressatosi al luogo , che in visione gli era stato 
indicato si gettò ginocchioni umilmente orando con molto fervore . Com- 
piuta l' orazione diede egli stesso di mano a una vanga , e cominciò a 
scavare la terra , ed altre persone religiose con lui ; e alla profondità 
di sei piedi si scopersero tre arche di lucidissimo marmo cinte di spran- 
ghe di ferro , dalle quali una fragranza di soavissimo odore si diffon- 
deva . Mentre quelle arche si aprivano , un improvviso splendore tanto 
vivace raggiò tutta la Chiesa, che ninno lo potè sostenere, e tutti quasi 
morti caddero a terra . Dopo cessato quel celeste fulgore levossi il Ve- 
scovo , e fatta orazione aperse del tutto le Arche , e vi trovò in cia- 
scheduna una memoria scolpila in pietra, che vi fu posta allorché per 
timore delle irruzioni barbariche furono seppellite e nascoste . Diceva 
il titolo della prima : Hic requiescit Maximus Secundus a ProsdocU 
mo Episcopus , qui Huius Mundi Vitam Domino Trihuit, Ut Sem- 
piternam IJahere Mereretur In Coelis. Leggevasi nell'altra: Hic Est 
Conditus lulianus Vir Christianissimus , Qui Cum Multis Vicihus 

a Se- 



D t JP A D O /^ ^ . 2g 

a Sepiiìcro Domini Res^ersus esset , et Tandem Tres Innocentes Se- T^TToyo" 
cum D etuli ss et , Perrexit ad Christum ; Quaproj)ter In Unum Col- 
locati Hic Requiescunt . Nella terza stava scritto; Hic Est Sepulta 
Felicitas Illustris Femina Deo Devota Sacro Velamine Dedicata 
Que Die Noctuque In Dei Servitio Fersistens In Coelis susce- 
pia Est . 

Queste Iscrizioni ricordano lo stile di que' tempi , ne' quali le sud- 
dette Arche furono ascose . Nulla sappiamo del B. Giuliano oltFe ciò 
che si legge nell'antica Memoria; ma della B. Felicita scrive il nostro 
Ongarella eh' è stata Monaca in S. Giustina . Abbiamo già accennato 
che quel Monistero fu probabilmente comune ad uomini e donne , co- 
me altri anche furono secondo la disciplina di quelle età . Le sacre 
Reliquie in decente luogo dal Vescovo si trasferirono ; ed essendo la 
fama della miracolosa Invenzione ne' vicini e lontani luoghi discorsa , tras- 
se a Padova infinita gente, e molte prodigiose guarigioni di ciechi, sor- 
di , mutoli y e attratti si leggono succedute , 

In mezzo a queste cose ad accrescere l' allegrezza de' Padovani volle 
la divina provvidenza, che arrivasse a Padova il S. Pontefice jL^^/2^ /X. 
il quale andava in Ungheria per trattar di pace tra l' Imperadore Arri^ 
go , e il Re di quella bellicosa nazione , che aspramente si guerreggia- 
vano . Venne incontrato il Papa , e ricevuto dal Vescovo con grande 
onore , ^ due giorni si trattenne nel Vescovile palagio . E inteso aven- 
do la serie delle cose diana! avvenute , pregato istantemente da Bernar- 
do , andò con numerosa comitiva di Cherici e di laici alla Basilica di S. 
Giustina , dove celebrò il divino sacrificio , predicò al popolo , gli die- 
de la sua apostolica benedizione , e canonizzò la Invenzione di detti 
Santi , la quale sino dagli antichi tempi ò notata ne' nostri Calendarj 
nel dì secondo di agosto , 

S' è detto che la venuta di Papa Leone alla nostra Città accadde in*AN, i©ss 
quest'anno 52. Bon mentre tornava dall'Ungheria, ma quando andava 
colà pacificatore . E così fu veramente , Tutte le antiche Storie Germa- 
Biche vanno d' accordo nell' assegnare il predetto anno al viaggio Un- 
garico di Leone , e tutte insieme riferiscono che i maneggi di lui per 
ricondurre la pace , colpa del Re Andrea , o dì Cesare , come altri di- 
cono , tornarono vani . Dopo questo inutile tentativo si trattenne egli in 
varj luoghi della Germania , in Ratisbona , in Bamberga , in W^orms , 
dove insieme coli' Imperadore celebrò le feste natalizie , e di la tornò in 
Italia nel febbraio seguente , e si avviò a Roma per via diritta ^ dove an. 1033; 
giunse nella quaresima . Dopo Pasqua tenne in Roma un Concilio , 
nel quale fu deciso che il Patriarca di Grado fosse vero Metropolitano 
dell' Istria e dell' Isole Venete , senza veruna dipendenza dal Patriarca 
di Aquileia , il qua! giudicio diede ^wò alle antiche liti che bollivano 
tra' due Primati . Occorse poi che nel mese di giugno andò coli' eser- 
cito contra i Normanni , che tiranneggiavano la Puglia , violatori delle 
divine ed umane leggi ; la quale armata era composta di molte briga- 
te 



3o ANNALI DELLA CITTA 

\H, 1055 te Italiane , e di un agguerrito battaglione Tedesco , che Arrigo gli 
aveva dato nella sua partila dalla Germania . Ma parve che il cielo non 
approvasse la condotta del suo Vicario , benché zelo del pubblico bene 
lo avesse mosso . Imperciocché appena cominciato il conflitto si diede- 
ro alla fuga i vigliacchi Italiani, e rimasi soli i Tedeschi sostennero ben- 
sì con valore 1' urto de' nemici , ma poi con grande loro strage furono 
vinti , e il Papa cadde nelle mani de' vincitori ^ che prigioniero lo con- 
dussero a Benevento , ed ivi nove mesi in grande tribolazione si stet- 
te . Non poteva egli dunque ne' primi giorni di agosto del ^"0. essere 
in Padova ; ed errò grandemente chi trascrisse la storia dell' invenzio- 
ne de' nostri Santi assegnandola falsamente a quell' anno . Né meno fal- 
lata è la data di un'antichissima Bolla di PapaZ^o/z^, la quale conser- 
vasi nell'Archivio di S. Giustina, ed ha segnalo l'anno 53» Con es- 
sa il Sommo Pontefice al piissimo ed esemplarissimo Ab, Giovanni , e 
a' suoi successori in perpetuo concede il privilegio di poter usare nelle 
solennità e sacre funzioni mitra , guanti,, dalmatica, e sandali, e riceve 
il monistero sotto la sua protezione , affinchè , dice egli , per le pre- 
ghiere e pei meriti di quella JB, Vergine e Martire ,. il di cui cor- 
po nel tuo Monistero riposa , possiamo essere aiutati . E questo pon- 
tificio rescritto si dice dato in Padova del 53 . Ma o s' è ingannata 
tutta r antichità , la quale nell' anno 53., mette Leone lontano da noi 
neir estrema parte d' Italia ^ o convien confessare che e' é errore nella 
data. Come ciò possa essere addivenuto, lo conghiettura dottamente l' 
Ab. Brunacci nella sua Spiegazione delle Carte di S. Giustina , alla 
quale io mando il curioso lettore (a) , Per la stessa ragione si dee cor- 
reggere il Dandolo , il quale racconta che il suddetto Papa andò nel 
53. ( altri mss. dicono^ nel 54. ) a venerare le reliquie di S. Marco E- 
vangelista in Venezia , ricevuto a grande onore dal Doge , e donò mol- 
te indulgenze , e privilegi alla Chiesa Ducale ; poiché la gita di luì non 
potè in altro tempo probabilmente succedere che allora quando trova- 
vasi in Padova .. 

Non abbiamo ancora terminato di parlare del nostro Bernardo . Co- 
me nell' anno 47. di questo secolo essendo arcidiacono ei fece una do- 
nazione alla sua Chiesa , così nell' anno 54. il dì ultimo di luglio le do- 
nò quattro possessioni nel Contado di Padova (b) , e lavorate da uomi- 
ni liberi . Perché a que' tempi sebbene regolarmente i servi s' impiega- 
vano nella coltura di poderi con quelle leggi ^ che a' padroni loro pia- 
cevano , nondimeno è certo , che anche uomini liberi si guadagnavano 
il pane colle rusticane fatiche ; e se i coltivatori erano uomini liberi , 

' ciò si soleva esprimere nelle carte di donazione o di vendita . Le pos- 

sessioni suddette , che Bernardo donò , erano poste in Noventa sopra 



C^) Gap. p. 

(Jj) Ex Arch, Mai. Eccl. 



DI P A B O V A . 3r 



il fiume Brenta; non si creda però nella parte anteriore di quella vii- an. 105$ 
la , ma verso tramontana , ove ora dicesl ponte di Brenta . Non era 
ancora stato fatto quel navllio detto il Piovego , che passa dinanzi a 
Noventa , e si unisce coli' acque della Brenta che discende da Limena , 
e se qualche fossa navigabile ci fu tra la Città e Noventa , chiamasi con 
altro nome (a) . A questa donazione intervengono Giovanni Sitiche- 
rio , e Incelò erto , Trassi del Vescovo , G io i' anni Visconte , e ^zzo 
Avvocato . 

Abbiamo nell'anno appresso I Messi regali, ossìa ì Giudici straordi- 



narj mandati da irrigo a scorrere il Begno Italico per conoscere se am. «054 
nelle provincie era fatta giustizia , e se alcuno non P avesse ottenuta , 
o , come dicevasi , ad justitias faciendas ac deliherandas . Gunterio 
Cancelliere di Cesare e suo delegato era venuto in Italia, e dopo esse- 
re stato in Toscana addì 4. di ottobre era venuto nel contado di Pa- 
dova , e poco lungi dal Monistero di S. Giustina sedeva a gludiclo m 
un prato detto Caraxeto , e insieme con lui A.ttone^ Tolberto, Bur^ 
gundio , Sandelerio , e Tendoìdo giudici del sacro palazzo . V erano 
innoltre presenti W^ariento , Gioi^anni , Gumpo , Uberto, un altro 
Gioi^anni , ed un altro Uberto . A questo consesso si presenta Pietro 
Abate di S. Felice e Fortunato presso Vicenza con Ricardo suo avvo- 
cato implorando una carta di tutela e dìfensione de' beni del suo Mo- 
nistero , e gli fu conceduta . A' 1 8. dello stesso mese era passato a Man- 
tova , e colà erano andati al pubblico giudlcio Milone Arcidiacono , e 
Milone prete , uddamo , e Giovanni Diaconi spediti dal nostro Capì- 
tolo con Giovanni Avvocato chiedendo protezione per le decime di al- 
cune ville , e sono Altìchlero , Vigodarzere , Roncone e Roncaglia; ed 
ebbero la carta desiderata . Finalmente addi i3. di novembre Gunterio 
era In Volarne luogo del Veronese , dove ascoltò le suppliche di Mi- 
lone prete , e uddamo Diacono nostri Canonici , i quali domandavano 
una carta di protezione per le decime di Torre , Noventa , Legnaro , 
Casale , Lione , Albignasico , Maserà , Cornigliana , Spasano , e Tenca- 
rola , le quali ville dipendevano dalla Cattedrale , come da loro Pieve; AN.105S 
e i chiedenti ottennero la giustizia che avevano ricercata . 

L' anno innanzi era passato a miglior vita II S. Papa Leone in Ro- 
ma uscito della schlavitudine de' Normanni , e solamente in quest' anno 
io55. è stato eletto in luogo di luì G^^^^r^/^? Vescovo di Aichstet Pre- 
lato di gran prudenza, che fu consecrato il dì i3. di Aprile, e as- 
sunse il nome di Vittore II . Non tardò Cesare di venire anch' esso 
in Italia per dar sesto ad alcuni affari di questo Regno . Ai 5. di mag- 
gio era colla sua armata ne' celebri prati di Roncaglia sul Piacentino , 
ed ivi tenne la dieta de' Principi secondo il costume . Passò dipoi a Fi- 

ren- 



{a) Corso de' fiumi ec. 



32 ANNALI DELLA ClTtA^ 

A»j. 1055 renze , dove Papa Vittore aveva rad^inalo un Concilio di Vescovi, nel 
quale furono condannati di nuovo gli errori di Berengario , ^ la Si- 
monia , e fu vietata F alienazione de' beni ecclesiastici . Assettate le co- 
se d'Italia si determinò irrigo di tornare in Germania , e agli ii. di 
novembre si trovava in Verona , ìa solita strada cbe ora tenevano gì' 
Imperadori per ripassare le alpi . Perdette in quest' anno la nostra Mar- 
ca il suo Principe Guelfo III, Duca di Carintia , giovane di eccelsi spi- 
riti , ch'ebbe cuore di resistere all' Imperadore , e di obbligarlo a resti- 
luire a' Veronesi tutto il contante di un oneroso tributo , di cui gli a- 
veva indebitamente aggravati . S' è spenta in ki 1' antichissima e nobilis- 
sima famiglia de' Principi Guelfi . 

A quest'anno verisimilmente appartiene un editto del medesimo Ce- 
sare a favore degli abitanti della patria di Sacco . S' è detto più volte 
che il nostro Vescovo era Conte di quella provincia situata allora nel 
contado di Trivigi . Quei Comuni si lagnarono presso l' Imperadore che 
il Vescovo gli opprimesse con duro servaggio , e domandarono qualche 
sollievo a lui come sovrano dello stato . Ascoltò egli le loro giuste la- 
mentazioni , e per la intercessione dell' Imperadrice sua moglie , e per 
1' avanzamento di irrigo IV. suo piccolo figliuolo già dichiarato Re 
sino dall' anno io53. fece un decreto , che il Vescovo di Padova do- 
vesse restituire ai popoli di Sacco lutto ciò che violentemente aveva lor 
tolto ; che gli strumenti ad essi fatti fare o per inganno o per forza 
non avessero alcun vigore ; che fossero sollevati da ogni ingiusto aggra- 
vio , e che in avvenire avessero a portare il nome di Eremanni , e se- 
guire gli usi degli altri Eremanni del contado Trivigiano . Molto s' è 
disputato qual sorta d' uomini fossero costoro , che con vocabolo venu- 
toci da' Longobardi Eremanni si chiamavano od Arimanni . Certo è 
che non erano seiTÌ , come alcuno credette , ma uomini liberi , anzi 
più onorati dei medesimi comuni liberi , da' quali si veggono distinti ne- 
4 gli antichi diplomi degl' Imperadori . Imperciocché in que' tempi , ne' 

quali era in uso la servitù , alcuni dì servi diventavano liberi per ma- 
numissione , la quale era di più maniere , ed altri nascevano di padri, 
che dopo la servitù acquistata avevano la libertà , e noi diremmo liber- 
ti , ma gli Eremanni godevano maggior civiltà sopra la comune con- 
dizione degli altri liberi , poiché in nessuno de' loro ascendenti si trova- 
va la macchia di servitù . Tali volle Arrigo che fossero e si chiamas- 
sero gli uomini di Sacco ; la qual cosa certamente era un privilegio ; 
e perciò doveva il Vescovo , quantunque fossero suoi sudditi , molto 
umanamente trattarli . In somma provvide Cesare alla loro quiete e si- 
curezza , ordinando che tenessero i loro fondi e le terre solto la giu- 
risdizione dell' ordinarlo padrone , pagandogli i dovuti censi , e impie- 
gandosi a servigio di lui, secondo però gli statuti e le consuetudini de' 
Trivigiani , non secondo il capriccio e le ingiuste voglie del giurlsdi- 
cenle . Quali poi fossero i servigj , pei quali gli uouilni di Sacco era- 
no 



DI PADOVA. 33 

no obbligati al Vescovo da carte posteriori raccogllesi , e noi forse al-^^^-ioss 
trove ne parleremo . 

Fin qui fu provveduto da Cesare al bene de' sudditi ricorrenti , ma 
loro però ingiunse , che non possano vendere la terra della arimannia 
non a Vescovi , od Arcivescovi , nò a Patriarchi , non a Duchi , Mar- 
chesi , Conti , o Visconti , o a persone , che più di essi sieno potenti ; 
e ciò perchè non si movesse per avventura contrasto alla giurisdizione 
del Vescovo nostro . E siccome la provincia di Sacco pagava d' anno 
in anno le decime alla camera dei nostri Fve , così nel decreto si ordi- 
na che i Saccenti contribuiscano ciò eh' è dovuto . Un altro antico co- 
stume era slmilmente , che quando il Re veniva , credesi la prima vol- 
ta , al possesso del regno d' Italia , i popoli della Saccisica gli pagava- 
no sette lire , le quali si sa per altre carte , eh' erano sette lire di mo- 
neta Veneta . Ora vuole l' Imperadore (a) , che quella gente seguiti a 
pagare la detta somma , la quale era forse un dono pegli antichi pri- 
vilegi conceduti a quel popolo attivo , industrioso, e per terra e per 
mare trafficatore , come sopra abbiamo veduto . 

Il piccolo irrigo nominato nell' antecedente diploma salì ben presto 
al governo del regno per la morte di irrigo III. suo padre , il qua- 
le in età di 39,. anni spirò il di S. di ottobre in Goslavia tra le brac- 
cia di Papa Vittore eh' era andato a trovarlo . Egli morendo racco- 
mandò a molti Princìpi ad ossequiarlo concorsi , e al Papa principal- 
mente il suo tenero figliuolino , e fu certamente per l' autorevole me- 
diazione del supremo Capo della Chiesa , che quel fanciullo senza con- 
traddizione o contrasto di nuovo è stato eletto e confermato Re di 
Germania sotto la tutela della Imperadrice Agnese sua madre , Prin- 
cipessa che in prudenza e pietà non aveva chi si potesse dar vanto di 
sorpassarla . Felice lui , e più ancora avventurata la Germania , e 1' I- 
talia , se non si fosse mai allontanato dalle saggie massime dell' ottima 
sua genitrice . Questo novello Re nell' anno mille cinquantotto il dì do- ak.iosS 
dici di giugno trovandosi colla sua corte nella città di Augusta conce- 
dette al Vescovado di Padova un privilegio d' immunità confermando I 
diplomi dei Re precedenti , e tutte le pievi , corti , badie , spedali ap- 
partenenti alla nostra Chiesa , e nominatamente la Corte di Sacco . 

Era Vescovo ancora il nostro Bernardo , ma lungamente non so- 
pravvisse al privilegio accennato del quarto A.rrigo . Abbiamo da Gun- 
dekario Vescovo d' Elstett in Baviera altrove citato , eh' egli fu assun- 
to a quella Cattedi'a nel io58 . Esso registra i nomi di que' Vescovi 
della Germania e d' Italia , che morirono dopo la sua ordinazione , e 
appresso alcuni da lui notati leggesi quello di Peruhart , o Bernardo 

Pa- 



ia) Erun. de Re Num. Pat. 
Parte IL 



34 ANNALI DELLA CITTA^ 

AN. 1058 Padovano , si che se egli nel registrarli ha seguilo l'ordine de' tempi, 
pare che Bernardo sia morto non mollo dopo la consecrazione di 
Gimdekario , e probabilmente nell' anno cinquantanove , come credette 
il Canonico Scardeone . Ciò che poi si racconta da' nostri della sua fa- 
miglia , de' suoi agnati , e del suo stemma è interamente falso , poiché 
le arme , e i sigilli , e gli scudi delle famiglie erano ignoti nel secolo 
XI , e cominciarono ad essere in uso dopo le spedizioni di Terrasan- 
ta , e presso gli Ecclesiastici ancora più tardi . Non negherò poi eh' eì 
non sia slato forse sepolto nel mezzo della Chiesa del Duomo , ma se 
i nostri Scrittori non hanno altra prova che la Iscrizione sepolcrale , 
che sino dall' età dello Scardeone era tanto consunta e logora dal cal- 
pestamento de' piedi che per asserzione di lui non poteva leggersi , han- 
no essi un assai debole fondamento della loro opinione . E se nel se- 
colo dopo parve al Tomasini di leggervi il cognome Maltras^erso les- 
se ciò che non poteva leggersi per alcun modo , come s' è provalo di 
sopra . Se non che parmi di vedere assai chiaro donde sia nato cote- 
sto errore . Scrive 1' Ongarello che il Vescovo Bernardo nel mezzo 
della Chiesa fu seppellito , e i nostri che avevano fitto il capo nel pri- 
mo Bernardo , attribuirono a lui quel sepolcro , quantunque la forma 
gotica delle lettere indicava più bassi tempi ; ma si dee sapere che 1' 
Ongarello parla del secondo Bernardo , che ne' nostri Dittici è detto 
Provenzale , e morì sul fine del XIIL secolo . Chiuderò la storia di 
questo gran Vescovo col ricordare che il sapientissimo Pontefice Be- 
nedetto XI J^, in un suo Breve al Capitolo de' nostri Canonici onorò 
Bernardo col titolo di Beato . 

Vivendo ancora Bernardo s'è introdotto un nuovo rito di compu- 
tare gli anni nelle carte forensi . Ognuno sa che presso i Romani sì 
numeravano gli anni coi Consoli , poi con quelli degl' Imperadori e dei 
He , che governavano di tempo in tempo , e dicevasi per esempio F 
anno IV. di Lodovico , il X. di Berengario , il VI. di Ottone ec. , 
come si vede nelle nostre vecchie pergamene sino al secolo XI . Po- 
chissime delle nostre sono quelle che notino gli anni di Cristo , e me- 
no ancor quelle che insieme coli' era volgare mettano gli anni degl' Im- 
peradori . Ma in quest'anno io58. come se per sovrano comando fos- 
se abolito r antico costume , si cominciò da' nostri nolai ad usare gli 
anni del Salvatore , e non già a poco a poco , ma presto e senza in- 
terromplm^nto e universalmente presso di noi , e tra' popoli della no- 
slra provincia ; perchè in altri paesi Italici alcun poco rimoti da noi 
non seguì così subita mutazione , ma vanno alternando nelle stipu- 
lazioni , come ho potuto vedere , le date dell' era volgare , e quelle de' 
IVincipi . 

Io scrivendo queste Memorie mi era da principio proposto di nien- 
te parlare delle origini delle nostre famiglie , temendo che alcune per 
avventura potessero offendersi , se ragionando dell' altre , di loro aves- 
si taciuto. Ma dall'altro canto mi sapeva juale di non poter far uso dì 

al cu- 



DI 1? A D O V A . 35 

alcune belle carte , che mi erano venute alle mani ; e perciò, mutato an. 1058 
consiglio , deliberai , checché ne possa seguire , di produrre quelle no- 
tizie , che ne mostrano i principj di alcune case , paratissimo a far lo 
sX^sso dell' altre , se la buona ventura mi metterà sotto gli occhi auten- 
tici documenti , poiché da questi soli si dee ripescare la verità , e non 
dalle carte de' favoleggianti Genealogisti . A questo anno pertanto io58. 
può riferirsi l'origine della famiglia de' Zacchi . Uno di questo casato 
cento anni dopo m un islrumento autografo , che ancora esiste , si chia- 
ma Zacco figliuolo di Alberto , di A.damo , di Bernardo : cosa rara 
ed insolita , che oltre il nome del padre si trovi notato quello dell' a- 
volo , e del bisavolo , ma che ci porta naturalmente agli anni , de' quali 
scriviamo . Di questo Zacco si hanno memorie sino al mille cento ot- 
tantadue , e da lui i suoi eredi e discendenti si chiamarono Zacchi ; e 
troviamo dieci anni dopo nella contrada di S. Sofia T androna eh' è pres- 
so la torre dei figliuoli di Zacco . 

{a) Anche**!' antica famiglia dei Vigodarzere appartiene a questo se- 
colo . Nel 1122. Enrico da Vigodarzere si trova come testimonio in 
una carta pubblica , e ciò fa credere , eh' ei fosse allora maturo d' an- 
ni ; poi nel 11 36. si chiama figliuolo di Gomherto , nome spesso re- 
plicato nella sua discendenza . Pare adunque che questo Gomherto sia 
stato il primo della sua stirpe , come Bernardo di quella dei Zacchi , 
e che si possa anch' esso alla metà del secolo XI. riferire . Questa fa- 
miglia innoltre professava la legge Salica , ciò che può dinotare donde 
traesse 1' origine . 

S' è osservato sopra che forse disse il vero lo Scardeone quando po- 
se la morte àQÌYtscoYo Bernardo nell'anno loSg, imperciocché nell' 
anno seguente abbiamo certo il suo successore . Questi è W^altolf stra- 
namente sfigurato da' nostri , che ora Veroculfo , ora TVintolfo , ed 
ora TVasolfo lo chiamano . Egli prima della sua elezione a Vescovo 
di Padova era Canonico di Augusta , come si ha dalla Cronaca di quel- 
la Città presso il Freero (h) , e da altri Storici della Germania , e 11 
più volte da noi citato Gundehario lo afiferma ancor esso , né vi dis- 
sentono i nostri Dittici , benché gli hanno sconciamente storpiato il no- 
me . Visse questo Vescovo quattro anni soli , e la stessa Cronaca di 
Augusta , e il medesimo Gundehario ne registrano la morte , e di al- 
cun suo Atto non abbiamo notizia . 

Ma in così corto spazio di tempo gli toccò vedere afflitta la Chiesa 
da un deplorabile scisma . Imperciocché dopo i brevi pontificati di T^it- 
tore li, di Stefano IX , e di Niccolò II, morto in Firenze nel 1061. 
fu eletto e consacrato Papa Anselmo da B adagio Milanese Vescovo 

di 



{d) Brunacc. Monac. di S, Pietro > 
(/^) Tom. I. Rer. Germ. 



36 ANNALI DELLA CITT^^ 

AN. 1058 di Lucca , che si chiamò Alessandro II. Grande era in que' tempi cor- 
rotti la incontinenza del clero , poiché i preti e i diaconi contra T an- 
tichissima disciplina della Chiesa latina prendevano moglie ossia viveva- 

AN. io5x no in un dannevole concuhinato ; ed oltre a ciò aveva gettate così pro- 
fonde radici la Simonia , che Vescovi ed Arcivescovi senza vergogna 
gli ordini ecclesiastici puhhlicamente vendevano , non pastori della loro 
greggia , ma famelici lupi . Molto si affaticarono que' buoni Papi dian- 
zi nominati per isvellere tanta zizzania dal campo della Chiesa , o ra- 
dunando Concilj , a inviando qua e colà ^ dove maggiore era Y uopo , 
de' prudenti e zelanti Legati . Altrettanto doveva aspettarsi da Alessan^ 
dro II. uomo di gran bontà , e ripieno di zelo ecclesiastico ; e ciò ap- 
punto assai dispiaceva al guasta Clero di Lombardia , che non voleva 
correggersi de' suoi errori , e desiderava un Papa meno rigido e più 
indulgente . Per una cospirazione di Prelati Lombardi , nella quale non 
so se v' ebbero mano anche alcuni de' nost/i , fu eletto Antipapa il di 
ventotto di ottobre 1061. Cadalho Veronese che reggeva la Chiesa di 
Parma (a) , Prelato vizioso^ , e già in tre sinodi condannato ; alla qual' 
elezione concorse con gran calore la Corte Germanica sì per istigazio- 
ne d'e' suddetti Vescovi , come anche amareggiata , che i Romani sen- 
za aspettare 1' assenso di Arrigo avessero eletto e messo in trono AL- 
lessandro . Due volte andò l' Antipapa coli' esercito a Roma ,. e gli ven- 
ne fatto la seconda volta di occupare la Basilica Vaticana; ma poco> 
appresso combattuto da' Romani fedeli al legittimo Papa , e abbando- 
nato dalle sue genti dovette per salvare la vita ricoverarsi nel castella 
di S. Angela, dove assediato due anni interi dopo stenti e affanni in- 
credibili, giusta pena della sua smisurata ambizione, comperata avenda 
con molta oro la fuga , tornò povero e svergognato sul Parmigiano ; 
e finalmente in un Concilio tenuto in Mantova- per ordine di Papa A~ 
lessandro da Annone Arcivescovo di Colonia , restò riprovato qual si- 
moniaco da tutti i Vescovi intervenuti , con che ebbe fine lo scisma . 
Come Waltoff vide il principio , così non è certo , che abbia ve- 
duto il termine di questo spinoso affare , poiché gli storici non vanno 
d' accordo nell' anno , m cui fu congregato il Concilio di Mantova , 
ma è molto probabile che siasi tenuto nell' anno 67 , e noi ne' primi 
giorni di giugno del sessantaqualtro abbiamo Vescovo di Padova elet- 
to e consecralo Ulderico di nazione Germanica , e successore di WaU 
toff . Ciò consta da un privilegio di lui al Monistero di S. Niccolò del 
Lido nella Diogesl Castellana a' nostri giorni soppresso . Egli donò a 
quella Chiesa tre pezzi di terreno nella villa di Corte , e in altri siti di 
quelle contrade di Sacco , obbligando gli Abati di quel Monistero a 
chiedere f investitura di quelle terre dai Vescovi successori . E questo 

fat- 



(^) Carli Stor. di Verona 



DI 1^ A T> O V A . 37 

fatto raccogllesì da una carta fatta cent' anni dopo (a) . Anche i nostri I^TìóTT 
Monaci di S. Giustina in quest' anno medesimo ebbero da Ulderico un 
testimonio della sua amicizia verso quel venerabile luogo , polche ricon- 
fermò ad essi i soliti diritti , e le antiche concessioni di Gauslino , ài 
Orso , e di JBurcardo , e qualche cosa vi aggiunse del suo , e ciò le- 
ce col comune consenso de' laici e de' Cherici (b) . 

Non fu meno liberale il nostro novello Vescovo colla Pieve di S. an. joó^ 
Giustina di Monselicc tra le più antiche di questa diogesi . A quella 
Chiesa donò egli graziosamente le decime di tutte le terre che allora 
si coltivavano , e di quelle ancora , che boschi o paludi essendo , si sa- 
rebbero coltivate , e si chiamarono in processo di tempo novali . Ma 
perchè alcune di quelle decime erana possedute da' Vassi del Vescova- 
do , ossia militi, $ltri de' quali servivano il Vescovo nel suo palagio, 
altri fuori , altri in più nobile ministero , altri in meno nobili incom- 
benze , e frutto e mercede del loro servigio buscavano delle decime dal 
loro padrone , Olderico noiì gli spoglia dei loro benefìcj , che con tal 
nome chiamavansì , ma comanda , che i suddetti militi debbano paga- 
re a quella Pieve la decima delle decime da essi godute , come vuole 
la legge . Innoltre le dona le decime de' mercanti , quelle de' pescato- 
ri , de' mulini , de' pistrini , le decime delle olive, delle viti, delle api, 
degli uccelli , de' polli , de' cignoH ec. Chi riguardando le usanze no- 
stre si facesse maraviglia al vedere di quante cose un tempo si pagava 
la decima , potrebbe leggere la Dissertazione trigesima sesta del Mu-- 
ratori, e troverà, che secondo la diversità de' paesi , vario e diverso era 
il costume de' pagamenti , dove più rigido , e dove meno , e ciò eh' è 
più , troverà che le decime si vendevano , si donavano , si permutava- 
no , e si allivellavano a guisa de' beni allodiali , 

Diede il btìon Olderico un' altra prova dell'animo suo religioso be- 
neficando le Monache di S. Stefano . Ciò apprendiamo da una lettera 
di un Papa indiritta alle suddette Religiose nell'anno 1091. Così di- 
ce egli : Innoltre 9Ì concediamo e confermiamo la Chiesa dedicata 
ad onore di S. Eufemia posta nel sobborgo della vostra Città di Pa-^ 
dova con tutte le possessioni , i servi , i beni mobili, ed immobili^ 
e le oblazioni ad essa fatte , o da farsi ^ con tutte le sue pertinenze , 
e sono tre munsi in Padova , un molino , e dieci munsi in Busilia- 
go , e con tutte le altre cose , che ha la medesima Chiesa , dee 
avere secondo il decreto , che vi fece il Vescovo Olderico . Tre man- 
sì presso di noi si computavano sessanta campi , e dieci mansi dugen- 
to . Questa Chiesa , eh' era di là da S. Sofìa oltre 1' acqua , da gran 
tempo più non esiste , e solo resta il nome di essa in quel borgo , che 

dice- 



(a) Corn. Ogbell. 
ib) Expl. Charr. S. 1, 



38 ANNALI DELLA CITTA 

AN.io(j4 Jlcesì corrottamente di S. Fomia . Mentre il nostro Ongarello scriveva 
la sua Cronaca , cioè alla metà del secolo XV. il campanile era anco- 
ra in piedi . Parimente a' tempi di quel Cronista era già stata distrut- 
ta 1' antichissima Chiesa di S. Cristina , della quale , scavandosi il ter- 
reno negli orti, tra la Casa di Dio e il borgo di Piove, afferma egli 
di aver veduto il pavimento di marmo fatto a musaico . Anche le Chie- 
se vanno soggette a vicissitudini . 

A' 25. di agosto di quest' anno mille sessanta quattro si comincia a 
sentire il nome della nobile famiglia da Fontaniva , eh' ebbe assai be- 
ni ne' nostri confini in questo secolo e ne' seguenti . Uberto figliuolo 
d' ^riprando ottenne l' Avvocazia del Monistero de' SS. Ilario e Be- 
nedetto , del quale più volte s' è ragionato , e il Doge di Venezia Do- 
menico Contarino lo investì di quella dignità . Doveva il suddetto U- 
herto per obbligo del proprio ufficio difendere i diritti di quella Badia 
davanti a tutti, non eccettuando né Vescovo, né Conte, né Marche- 
se , né Duca , né Imperadore ; di che diede egli un solenne giuramen- 
to al suddetto Doge e all' Abate Giomnni . Molto antica è nella Chie- 
sa la dignità dell' Avvocazia , la quale olire il merito spirituale recava 
agi' investiti anche de' vantaggi temporali , e perciò era molto desidera- 
ta ed ambita . Uberto per ricompensa del suo servigio ebbe nel Pa- 
dovano quattro possessioni con un molino a tìtolo di feudo , il qual 
vocabolo nelle nostre carte ora é nominato la prima volta . E poiché 
sopra que' terreni vi erano de' boschi fu pattuito, che se Uberto vorrà 
fare de' tagli , onde ampliare le terre ad uso di prato o di seminare , 
due parti saranno del monistero , e la terza del feudo ; e se i Monaci 
vorranno far legne pei loro bisogni, possano farlo senza contraddizio- 
ne di Uberto . Sì osservi che a questa elezione intervenne il Doge , e 
ciò era secondo le leggi imperiali , le quali ordinavano che gli Avvo- 
cati si dovessero eleggere alla presenza di qualche regio deputato; an- 
zi non di rado gli stessi Monarchi se ne riserbavano l'elezione. Que- 
sta dignità divenne poi stabile ed ereditaria nelle famiglie , e come feu- 
do passava di padre in figlio , onde alcune famiglie , perduto 1' antico 
cognome , acquistarono quello di Avvocati , Avogadri , Avogari . Così 
i discendenti di Uberto continuarono nell' esercizio del loro onorevole 
posto , come apparisce dalle carte di quel Monistero . Di questa pri- 
ma investitura parla anche il Dandolo nella sua storia. 

E giacché parliamo di famiglie non lascerò di ricordare, che sì tro- 
va in un islrumento del dì 9. di ottobre una donna delia casa di Vi- 
gonza di nome Alhina , famiglia che fiorì per molti secoli in questa 
Città , e a' dì nostri in un' altra donna si estinse . Ma più notabile è 
ciò che abbiamo da una carta del quinto giorno dell' anno seguente 

AN. lotfj ^^ • Una donna chiamata Imila moglie di Tisone del contado di Tri- 
vigi , che professa la legge Salica , esercita la sua pietà verso le Chie- 
se Veronesi , e fa la sua donazione nel vico di Albercda . Tutte que- 
ste circostanze ci fanno credere con molta probabilità , e tale fu l' opi- 
nione 



DI PADOVA, 39 

nione dell' Abaie Brunacci (a) ^ che queir uomo e quella donna ap- an. 1005 
partengono alla celebrai Issìma Casa da Camposanpiero , che tanto te- 
ce parlare di se ne' seguenti secoli , ed è stata una delle quattro , che 
secondo il nostro Rolandino primeggiavano nella Marca di Trivigi . Né 
si vuol tacere che anche la celebre casa d' Ongarello sì comincia no- Àn.'xo^t 
minare nel mille e sessanta sette addì 26. di luglio . Gepa Badessa di 
S. Stefano fa un instromento di livello per anni ventìnove di un ter- 
reno con casa a S. Bartolommeo , che ora per la prima fìata si sco- 
pre , ed era in quel tempo fuori della Città , con obbligo al livellano 
di pagare annualmente otto soldi di moneta Veronese , e un amissere. 
Con questo barbaro vocabolo assai frequente nelle antiche nostre loca- 
zioni significavasi un dono che a natale pagavasi dai coloni al padrone, 
ed era una focaccia di pane con una spalla di porco . A questo istru- 
mento è presente Ongarello , come testimonio , il quale può conside- 
rarsi il primo stipite di quella famiglia , che poi fu detta degli Onga- 
relli . 

Quaranta anni innanzi veduto abbiamo Litolfo da Carrara fonda- 
tore del JMonistero di S. Stefano , e figliuolo di Gomherto ; ora in quest''7^J7iQ6Ì" 
anno sessantotto ci si presentano due figli di lui Enrico ed ^rtiu- 
ciò . Quegli nell' ultimo giorno di maggio comperò pel prezzo di lire 
quattro e mezzo di denari veronesi una pezza di terra con casa sopra , 
che dicesi scandeìata , cioè coperta di scandole ^ ossia assicelle di legno 
invece di tegoli ; uso che dura tuttavia nelle case de' nostri villici alpi- 
giani ; e questa casa era posta in Pernumia . La venditrice è stata Ji- 
zella figliuola di Ehi Pernumiano , e moglie di Cadalo , che viveva 
secondo la legge Salica , e secondo il rito di quella legge fece il suo 
contratto , chiamando testimonj di quella nazione , e ci fu presente an- 
che Almerico Giudice . Ma T altro fratello j4.rtiucio imitando la pa- 
terna pietà nel dì 6. di agosto donò alla Badia di S. Stefano , dov' era 
Abate lldeprando , quattro massaricie ^ o poderi lavorati da uomini li- 
beri , e situati in Pernumia sotto la giurisdizione di Monsehce nel con- 
tado Padovano . L' atto della donazione fu fatto in Braido de palea^ 
cioè Bertipaglia , e i testimonj chiamati professano la legge Longobar- 
da , che fu quella del donatore , come abbiamo sopra osservato . 

Tra' magnati di Padova si dee registrare la casa da Ce! sano , la qua- 
le fiorì non pure tra noi , ma in Vicenza ancora con molto lustro . 
Gomherto di quella stirpe in quest' anno sessantotto dopo il mille sì 
trova in Vicenza , e si sottoscrive ad una carta di Liudegerio Vesco- 
vo di quella città insieme con Uberto Conte del Contado Veronese e 
con altri . Ego Gumhertus de Celsano leggesi in quella carta , eh' è 
neir Archivio di S. Pietro di Vicenza . Oltre l' anno dell' era« volgare v' 

è no- 



(«) Cod. Dipi. Pat. 



40 ANNALI DELLA CITT^ 

Tn. i©58 è nominato per onore Enrico Re augusto senza esprimere i' anno del 
suo regno , come se si volesse dire regnando Enrico , o nel tempo di 
Enrico , della qual formola notariale esemp) non mancano di que' se- 
coli . La suddetta carta contiene una donazione del prefato Vescovo 
Luidigerio al monistero di S. Pietro . Prima dello spirare di quest' an- 
no anche Ino arciprete della Cattedrale donò a Gepa Badessa di S. 
Stefano un pezzo di terra dentro la Città nella contrada detta Martine- 
se ; e tre giorni dopo cioè a' i8. di decembre diede in dono alla sua 
Canonica un fondo di terra con casa scandolata ; la qual terra tutta 
era circondata di muro , e aveva aggiunta una fornace , e una coite ; 
ed era posta nella Città nel luogo detto Corte Areze , o come in al- 
tre carte si legge Cortereze che alcuni vorrebbero interpretare quasi 
Corte del Re , osservando che nelle città v' era un luogo per la corte 
del Re , o del Duca . 

Dieci anni fa lasciato abbiamo il piccolo Re udrrigo sotto la tutela 
della Imperadrlce sua madre , che governava gli affari del regno dietro 
i saggi consigli di udrrigo Vescovo di Augusta . Ma la nera invidia , 
"che sempre signoreggia nelle Corti de' Grandi , disseminò tante ingiu- 
riose calunnie contro 1' onore di lei , che emione Arcivescovo di Co- 
lonia , acconsentendovi gli altri Principi , tolse con ingegnoso trovato il 
Re giovinetto all' augusta sua madre , e fattosi tutore di lui prese il go- 
verno degli Stati . INon però lungo tempo tenne egli le redini , poiché 
nel io63. yddelherto Arcivescovo di Brema lo soppiantò, e con adu- 
latrici maniere divenuto arbitro dell' animo del Re dispoticamente gover- 
nava , e disponeva a sua voglia de' Vescovadi e delle Badie . Non ma- 
raviglia se irrigo sotto tali tutori si diede in preda ad ogni maniera 
di vizj , e recò poi tanta tribolazione alla Chiesa . Dispiacque a' Prin- 
cipi dell' Alemagna il governo arbitrario dell' Arcivescovo , Prelato am- 
bizioso , pieno di alterigia e di fasto , che abusando il credito che go- 
deva presso il giovane Monarca , si tirava addosso l' odio e 1' indigna- 
zione di tutti ; e perciò congiurando centra di lui intimarono al Re o 
di lasciare la Corona , o di cacciar da' suoi fianchi uddelberto . E sta- 
to a lui gìuocoforza cedere e licenziare ^delherto , onde tornò la tu- 
tela all'Arcivescovo udnnone, ch'ebbe a compagno nell'eminente ulH- 
ciò Sigefredo Arcivescovo di Magonza . 

Giunto ad un' età conveniente celebrò Arrigo nell' anno sessantesimo 
settimo dì questo secolo le sue nozze con Berta figliuola di Oddone e 
di Adelaide Marchesi di Susa , il qual matrimonio , che a mal cuore 
avea fatto , tentò ben presto di sciorre , non perchè Berta non fosso 
giovane e bella , e di saggi costumi dotata , ma perchè aveva rivolto al- 
trove le impudiche sue voglie, E recato avrebbe ad e/ìetto il suo mal- 
vagio disegno , se avvertitone il Papa , ad impedire sì grave scandalo , 
non avesse inviato alla Corte il Cardinale S. Pier Damiani ^ il quale 
guastò le mire di un Concilio che in Magonza per tale affare s' e- 
ra inlimalo , e cogli ordini del Sommo Pontefice secondali dalle istan- 
ze 



DI P ^ D O ^ ^ , '^i 

ze de' Prìncipi svolse T animo del Re, sicché se ne tolse giù. E certo TZIUT 
pare , eh' egli siasi riconcilialo con Berta , poiché e lo seguì essa 
ne' molti suoi viaggi, e gli partorì de' figliuoli . Ma ciò che più cuoce- 
va r animo del piissimo Papa ^les^andro era il sentire che irrigo 
vendeva alla scoperta Vescovadi e Abhaz.ie ai più offerenti , e non di 
raro a più persone la .medesima dignità , punto non guardando che 
fossero scostumate ed indegne dell' ecclesiastico ministero . Ciò era ne- 
cessario premettere per le cose che appresso dovremo dire di questo 
Principe . 

Dal regno di lui si dee prendere il principio di quella libertà , che 
le città Italiche , e le Lombarde principalmente , a poco a poco e gra- 
datamente acquistarono . Alcune anche prima , come Genova , Lucca , 
Pisa , Milano , e Pavia , avevano manifestato con pubblici segni la loro 
inclinazione a sottrarsi dal dominio dei Re , e si elessero i proprj ma- 
gistrali , e si diedero a far leghe e guerre senza dipendere dal So- 
vrano . Ma regnando il //^. Arrigo per la sua lunga assenza dall' 
Italia , e per gravi discordie insorte tra il Sacerdozio e l' Imperio , e 
per r emulazione delle altre oittà , anche le nostre furono mosse dal 
genio d' indipendenza . A^ agevolare questa rivoluzione non poco con- 
tribuì la circostanza , che la nostra Marca di Verona da qualche tem- 
po non avc^^a alcun Presìdi che la reggesse a nome dell' Imperio, e le 
città erano governate dai Conti , autorità subalterna . Si aggiunga che 
Arrigo o pei bisogni dello Stato , o per averle amiche e favorevoli nel- 
le sue guerre , vendette lille città colali priviìegj e franchigie ; o se vo- 
gliamo dire che non le vendesse , tollerò almeno , che salvo X alto do- 
minio, e le appellazioni al Conte del Sacro Palazzo , e il dhntto di man- 
dare i Messi regali , lecitamente potessero usarle . E queste sono quelle 
buone consuetudini , che le Città Lombarde nel tempo della celebre Le- 
ga domandavano al /. Federigo , e quella libertà , che dicevano acqui- 
stata da' loro maggiori , e quello stato , in cui volevano mantenersi , 
stato d' indipendenza , come al tempo del Re Arrigo . Quindi all' an- 
tic© governo sotlentrò un nuovo ordine di cose, e le città formarono 
un corpo di nobili composto e di popolo , che poi Comune fu detto, 
o Comunità , nel quale il Vescovo primeggiava ed il Conte . 

L' anno seguente sessantanove ci porge appunto occasione di parlare am. lodp 
de' nostri Conti. S'è detto all'anno mille e quattro, che Ugo uscito 
della Casa Candiana de' Princìpi di Venezia era Conte di Vicenza e di 
Padova ; ed una carta di quest' anno ci conser\ò la memoria di Alber- 
to suo discendente dimorante in Padova , che al Monistei-o di S. Mi- 
-chele in Adige poco lunge da' nostri confini governato da Pietro A- 
bate fa donazione di un podere posto nella villa di Concadalbero situa- 
ta nel nostro territorio insieme colla Chiesa di detta villa a Maria Ver- 
gine dedicata . Alberto professava la legge Longobarda , come gli al- 
tri della sua famiglia sino dal mille e quindici la professavano ; quindi si 
noli che non sempre la professione della legge è certo indizio dell'ex 
Parte IL F rigl- 



42 ANNALI DELLA CITTa" 

AN. 13^9 rJgine de' Casati , poiché quello de' nostri Conll cerlamente era Veneto . 
e non Longobardo . Il Vergerlo , come abbiamo detto , notò la me- 
desima cosa de' Carraresi . Intervennero alla donazione di Alberto Man- 
fredo , Waribaldo , e Gomherto viventi secondo la medesima legge . 
QnQS^ Alberto ^ che pochi anni dopo si chiama Conte di Padova , era 
figliuolo di Ugo , nipote di Manfredo , e pronipote del primo Ugo 
Candiano . Così dee camminare V albero de' nostri Principi . 

Non può negarsi che la famiglia de' nostri Conti non fosse un or- 
namento di Padova : ma chi crederebbe che nella estrema ed opposta 
parie d' Italia un nostro cittadino le aggiungesse nuovo lustro e deco- 
ro ? Ariano città degli antichi Irpini , ora nella provincia del Principa- 
to nel regno di Napoli , ebbe a suo Vescovo Meinardo Padovano . 

Aw. 1070 Iscrizione scolpita l' anno MLXX. in un fonte battesimale dice che 
Meinardo nato in Padova di nobili genitori trasportò ad uso del bat- 
tesimo un fonte marmoreo dalla Chiesa di S. Ermolao a quella di S. 
Maria . A quest' opera concorse con molto studio la nobiltà secondan- 
do il pio disegno del suo Prelato , mentre una schiera di que' nobili 
trassero colle mani , e colle spalle quel pesante vaso di marmo al sito 
destinato , sì che parevano buoi sotto il giogo . L' Iscrizione è in versi 
esametri leonini secondo il costume di quelle età , che tratta dall' U- 
ghelli io qui riferisco ad imitazione dell' Orsato (a) , che la inserì nel- 
la sua storia . 

Hos fontes sacros huc ad baptismatis usus 
Huic prcesul sanctce Meinardus contulit almm 
Patam naius, clarisque parentibus ortus 
Martyris Ermolai ducens ex mdibus almi ^ 
Nobilium studio sibi subveniente benigno , 
Qui quasi more boum mittentes sub juga colium 
Hos traxere pice fontes sub amore Maria; , 
Anno Dìii MLXX, 

Intervenne questo Vescovo alla consacrazione della Chiesa di Monleca- 
sino fatta da Ydi^^ Alessandro II. nell'anno 1071. e poco più sappia- 
mo di lui , 

Presso il fine di quest' anno mille e settanta, cioè a' 21. di decem- 
bre , una Carta Capitolare ci ricorda di nuovo il sito di Turlonga nel- 
la Città , che otto anni innanzi per un altro istrumento si era discoper- 
to . Questa contrada verso la Chiesa di S. Michiele , ed il fiume , così 
chìamavasl da quella torre , ove a' dì nostri fu piantato l' Osservatorio , 
e da alcuni secoli è stata rinchiusa dentro il castello . Essa era forse 
parte dell' antica munizione della Città , ed è alta anche ora sopra tut- 
te 



(^) Tom. Vili. 



DI PADOVA. 43 

te le altre che ancora restano in piedi. Parleremo nel XII. Secolo di an. 1070 
un grandissimo incendio che divorò buona parte della Città , il quale si 
vuole da' nostri storici che sia succeduto , perchè le case erano fragili , 
di legname composte , e ricoperte di paglia . Ma non è credibile , che 
ciò fosse vero ; imperciocché leggiamo bensì , che le case erano scan- 
dolale , come abbiamo veduto , cioè coperte di assicelle invece di tego- 
W , ma del resto circondate di muro , e si ha in questi secoli frequen- 
te menzione di somiglianti edifìcj , né si tace de' muratori . Vorremo 
noi credere che in una Città , dove sorgevano grandi Chiese , e moni-- 
steri , e ponti e torri , e dove trovavansi alcune strade selciate , come 
con buone carte si prova , fossero le case de' cittadini , a somiglianza 
delle povere abitazioni contadinesche , né si conoscessero tra noi né ce- 
mento , ne pietre, siccome degli antichi Germani racconta Tacito? E 
appunto in questa contrada di Turlonga v' erano due fondi de terra 
casalwa cum case et muras super se hahente , secondoché in essa car- 
ta si legge . Ciò s' è voluto notare , perché serve a conoscere 1' antico 
stato della nostra Città assai diverso da quello che alcuni nostri Scritto- 
ri s' immaginarono . 

Sebbene egli pare , che le cose anche piccole di questi oscuri tempi 
non si debbano tralasciare , siccome quelle che spargono qualche luce 
su queir età tenebrose , nondimeno avendo io a percoiTcre un gran cam- 
mino non intratterrò i miei leggitori col racconto di alcune donazioni an. 1071 
fatte al Monlstero di S. Stefano nell' anno settantesimo primo da un certo 
Giusto qu. Martino di nazione Longobarda di alcuni luoghi in Cai- 
vene del distretto Vicentino , dove le Monache possedevano molti fon- 
di ; o da Prete Grimaldo Arciprete di Padova succeduto ad Ino , il 
quale in compagnia di altri due , e sono Ohizo , che professava la leg- 
ge Longobarda , e Giovanni di Pre B.OZO vivente secondo la Roma- 
na , donò a Geppa Badessa un terreno dentro la Città nel luogo det- 
to Unidc . Dirò piuttosto qualche cosa della famiglia de' Conti di Vi- 
cenza diramati dai nostri . Per una carta del di 9. di maggio anno an. 1072 
1072. sì viene a sapere , che Uberto Conte ed U§o suo figliuolo, che 
con altro nome si chiamava Ugozone possedevano il castello di Salvaz- 
zano poco lungi dalla nostra Città . Essi avevano già molti beni nel 
nostro territorio e nel Vicentino , poiché a quel tempo Fontana frida 
ossia fredda , Valnogarldo , e Zovone erano compresi nel Contado Vi- 
centino, e presso al nostro confine . Tre massariccle in questi tre vil- 
laggi , ed altre due nella nostra villa di Pernumia questi due Signori 
donarono a Gasdia figliuola di Uberto , e sorella di Ugozone , e in- 
sieme cinque servi , uomini e donne , sani di mente e di corpo , di na- 
zione Italiana , e che professavano la legge Romana . L' istrumento di 
donazione fu stipulato nel suddetto castello di Salvazzano . Chi brama 
poi di sapere come i Conti di Vicenza uscirono dalla famiglia de' no- 
stri Conti Padovani , meglio assai che dalla storia del Salici favolosa in 
alcune sue parli , ed in altre inesatta , lo intenderà da ciò che sono per 

dire . 



44 ANNALI DELLA CITTA 

AN. I07Z ^ii'e . Tigone il seniore del sangue de' Principi Candiani , ehe nel 1004» 
si dice Conte di Padova e di Vicenza , ebbe due Hglluoli d' Immilla 
sua moglie, Uberto capo de' Conli Vicentini, e Manfredo de' Pado- 
vani . Di Manfredo, che chiamasi di Montebello, nacque Ugo, e da 
esso venne Uberto il donatore , e padre di Ugpzone e di Gasdia ; e 
questa discendenza si prova con ottime carte 



AN« 1073, Nuova e più interessante materia porge alla nostra storia i' anno set- 
tantatre , che ora tocchiamo, in cui si ha nella Terra! d'Este Guelfo 
con titolo di Duca di Baviera figliuolo di ylzzo Marchese ^ e di una 
Principessa chiamala (7^/2/^^ . Di qua vennero grandi mutazioni ne' no- 
stri paesi, mentre Este ^ che da tanti ai^ni giaceva tra le sue ceneri 
quasi dimenticato , nuovamente risorse , e sali ad essere Principato , e 
ricuperò buona parte dell' antico suo territorio , eh' era stato attribuito a 
Monselice , onde questo luogo , eh' ebbe titolo di città, e ia capo del 
contado Monselicese , tornò a divenir subalterno . Di questi gloriosi 
Principi , che In queste parti vennero a piantare la- loro Sede , molto 
parlano g^i antichi Storici, l'Annalista Sassone, e il Monaco di Wein- 
gart , e in questi tempi assai esatlamenle ne scrissero il Muratori , g^li 
Annalisti Camaldolesi , e il Dottor ^dlessi nella sua. Storia di Este . Io 
lasciando da parte Te antiche origini della C^sa de^'Principi fe<?^,. che 
si fanno ascendere sino a' tempi di Lodovico Pio figliuolo di Carlo 
M. dirò , che Guelfo III, da noi veduto Duca di Carintia , e Mar- 
chese della nostra: Marca di Verona , il quale morì in età giovanile nel 
mille e cinquantacinque, uno de' maggiori Principi dell'Imperio, e\)he 
una sorella chiamata Czz/z/z/^ , o Cunegonda^ che da Guelfo II. suo 
padre fu maritata intorno Panno mille e trenta ad ^zzo ricchissimo 
Marchese d" Italia con' dote di una nobilissima Corte di Lombardia , 
che portava il nome di Elisina , o Mlsina secondo le varie lezioni di 
quegli antichi Cronisti . Questa Corte secondo alcuni abbracciava fino 
a undici mille mansi , che sarebbero più di dugento mila campi, e se- 
condo altri con maggiore pi'obabllità mille e cento mansi , che ne fa- 
rebbero ventidue mila incirca . Sospettò il Muratori che questa Corte 
fosse detta Lusina quasi Elusina dalla villa di Lusia , eh' è presso 1' A- 
dìge ; altri la collocarono nella Toscana , ma colà non conviene cer- 
carla , poiché gli storici la mettono in Lombardia, e ben si sa che i 
Tedeschi chiamavano Lombardi anche noi e i nostri paesi . A me pia- 
ce il parere del dotto Sig- elessi , il quale dopo avere con buone ra- 
gioni esclusa la villa di Lusla conghiettura che fosse la Corte di Soli- 
sino nelle pertinenze di Este , Corte che abbracciava una grande e- 
stensione di paese , come esso dimostra, e perciò nobilissima pote- 
va dirsi. 

Dovunque essa però fosse posta, sappiamo eh' era circondala da un 
vallo, e che fu dote ^ Imiza o ^ Irmentruda della Casa di Lucembur- 
go , madre di Cuniza' prima che di lei . Coina Federigo Conte di Lu- 
cemburgo e padre di Cuniza possedesse sì ampio tratto di paese in I- 

tali a 



K 



DI P A D O P^ ^ .. 45 

talia & difficile risaperlo, ne giova dì rintracciarlo . Ora quesla nobilIs-T^TTò^ 
sima Corte passò in dominio del suddetto Marchese Azzo , che dicesi 
nato secondo Bertoldo di Costanza nel novecento novantaselte , e pos- 
sedeva copiosi stati nella Lombardia , e nella Toscana . Morto il gio^ 
vane Guelfo , eh' era cognato dì Azzo , la madre di luì mandò pel fi- 
gliuolo di sua figlia Cimiza in Italia , affinchè succedesse all' eredità 
de' suoi ascendenti materni in Germ.ania , non approvando, essa la scon- 
sigliala pietà del figliuolo , che ad esclusione del suo sangue aveva isti- 
tuiti eredi di tanti beni i Monaci Benedettini di AUorf nella diegesi. di 
Gostanza.. Yi andò egli accomiatatosi dal suo genitore, e giunto in 
Alemagna entrò al possesso di tutti i. domìnj de' Princìpi Guelfi , ed 
ebbe dì poi innoltre il Ducato della Baviera . Questo primogenito del 
Marchese Azzo fii quegli , da cui con lunga successione d' illustri Prin- 
cìpi discese la Ducale Casa di Brunsvic, e di Wolfembuttel , e l'Elet- 
torale di Annover , che ora gloriosamente regna in Inghilterra ; men- 
tre da Folco nato dì Garsenda de' Principi del Maine , ossia de' Ce- 
nomani in Francia seconda moglie di Azzo si propagò la linea de' 
Princìpi Estensi in Italia . 

Non N\ss^ lungamente Cuniza dopo 1' esaltamenti dì Guelfo suo fi- 
gliuolo , e Al seppellito il cadavere di lei nella Chiesa di S. Maria del- 
la Vangadìzza , e riposto in un'arca dì pietra, che nel i334. fu p.»- 
perta , e dal suo sito rimossa. Trovarono dentro di essa una Iscrizio- 
ne in versi , che fii dottamente illustrala a' dì nostri dagli Annalisti Ca- 
maldolesi. Il Duca Guelfo pertanto , tornando là dove cominciato ab- 
biamo a parlare de' Prìncipi Estensi , Sovrano di grande Stato , Prinr- 
cipe nostro Italiano , e sìgnoreggiante ne' nostri confini , trovavasi in 
Este col vecchio Marchese Azzo suo padre , allorachè il dì ventuno 
di giugno nell' anno mille e settantatre donò alla Badìa della Vanga- 
dìzza due Chiese nel territorio Vieentino , ed un'altra dentro la città 
di Verona . 

Accadde nell' anno seguente sett^ntaquattro la traslazione del corpo ^n. 1074, 
di S. Teobaldo alla Badia della Vangadìzza , luogo della giurisdizione 
die! Marchese Azzo . Questo santo Eremita Francese era de' Conti dì 
Sciampagna , e dopo lunghe pellegrinazioni sì trattenne nelle nostre 
contrade , ora soggiornando in Vicenza , ora nella predetta Badia. Mo- 
rì in un luogo solitario del Contado Vicentino , ed i cittadini di Vi- 
cenza ne rapirono il corpo , ma venne fatto a Pietro Abbate della 
Vangadìzza di segretamente ricuperarlo , e di trasferirlo al suo Moni- 
stero-,, àm^ morendo egli si aveva eletto la sepoltura . Leggiamo nella 
storia della Transazione che Azzo Marchese al primo annunzio andò 
subito là , e pianse per allegrezza , rendendo grazie a Dio che colla 
venuta di S. Teobaldo avesse voluto visitare que' luoghi del suo domì- 
nio . Quattro anni appresso venne in Italia Arnolfo , o Rodolfo Aba- 
te di Lagnj fratello di S. Teobaldo chiedendo istantemente al Marche- 
se , che gli concedesse di seco trasportare in Francia quel sacro depo- 
sito 



4-0 ANNALI BELLA C li: T A 

AN. Ì074 silo (a) . Non acconsentì Azzo alla inchiesta per non iinpo^'erire il 
suo stato , diceva egli , di tanto tesoro ; poi siccome Iddio ha nelle 
sue mani il cuore de' Principi , così egli e P Ahate Pietro mossi dalle 
iterate preghiere del fratello gli concedettero un braccio con altre reli- 
quie , che divolamentc furono portate in Francia. Grandi e miracolo- 
se guarigioni operò Dio in que' primi tempi per intercessione del San- 
to Eremita , e dalle nostre contrade del Padovano 1 malati a gara si fa- 
cevano condurre al sepolcro di lui per ottenere la sanità . Resta me- 
moria di un uomo vecchio di Arquà attratto tutto dal mezzo in giù , 
che ebbe la grazia di camminare colle sue gambe ; d' una donna di Lu- 
sia , che restò in uno istante sana degli occhi ; d' un' altra femmina os- 
sessa che fu liberata dagli spiriti immondi ; e finalmente di un' altra a- 
bitatrice del castello di Merlara presso Montagnana , che muta e sor- 
da dalla nascita pei meriti di detto Santo ottenne una perfetta guari- 
gione . E basti avere riferite queste . 

La traslazione ora accennata succedette nel mese di luglio , quando 
Papa Alessandro II. era già passato ai 21. di aprile di questa vita a 
godere 1' eterno premio delle sue eroiche virtiì . Il Clero ed il popolo 
di Roma elessero concordemente in luogo di lui il celebre Ildebrando 
non senza sua grande ripugnanza , che poi fu chiamato Gregorio J^IL 
dotto ed incorrotto Pontefice , che co' suoi saggi consigli aveva difeso 
i diritti della Santa Sede sotto il governo de' Papi precedenti , uomo di 
zelo ardente , di carattere fermo , e propriamente il caso per corregge- 
re con petto forte gli abusi della incontinenza e della simonia , che in 
quei depravati tempi mutato avevano 1' ottimo color della Chiesa . Egli 
però volendo vivere in concordia ed in pace , quanto era possibile , col 
Re Arrigo , non prima accettò l' importante carico , che quegli infor- 
mato della sua elezione , e insieme della sua renitenza non vi avesse 
prestato l'assenso, ottenuto il quale fu consecrato il dì 29. di giugno, 
Arrigo , come sopra fu detto , aveva ancora a' suoi fianchi F Arcive- 
scovo Annone , il quale , come meglio poteva , regolava le azioni di 
lui , ma nell' anno settantesimo terzo non potendo più reggere a tante 
pravità del Principe , che colle sue ingiustizie faceva disperare i popo- 
li , e con una vita scorretta e lasciva grandemente scandalizzavali , sot- 
to colore della sua vecchia eia si ritirò dalla Corte , né andò guari di 
tempo che altri Vescovi e Principi per somigliante cagione abbandona- 
rono anch' essi la Reggia . Guidato allora da pessimi consiglieri segui- 
va a vendere bene spesso il pastorale e 1' anello , il qual disordine per- 
chè avesse fine una volta , non lasciò il buon Pontefice con amorose 
e insieme efficaci lettere di ammonirlo . Con qual frutto diremo poi . 
A questo anno medesimo settantaquattro addì 6. di agosto apparten- 
gono 



{a) Mabillon Sec. B. 



ni PADOVA, 4y 

gono le prime notizie della celebre Casa di Onara , ossia da Rolnano , ^.n. 1074' 
della quale ci ha dato un' accurata storia Giambattista Verci da Bas- 
sano , autore diligentisslmo di altre opere isloriclie , e mio grande a- 
mico rapito avanti tempo alle lettere . Uno di questa famiglia chiama- 
to Ecili , onde venne il diminutivo Ecelino , come da Azzo venne 
Azzolino , e Tisolino da Tiso , insieme con Gisìa sua moglie , nome 
che nelle donne di quelF illustre casato si riprodusse , donò al Moni- 
stero di S. Felice e Fortunato di Vicenza tanto terreno , quanto è una 
massericcia ; e T istrumento di donazione fu rogato in Onara . Gisla 
professava la legge Longobarda , benché suo marito vivesse secondo la 
Salica ; ciò che prova eh' egli era disceso in Italia da quella parte del- 
la Germania , dove quella legge era in uso ; e ci venne probabilmente 
coli' Augusto Corrado nel loSy. da cui ebbe la Corte di Onara ne' 
confini del Padovano (a) . E osservazione di dotti uomini che molti 
Principi e Baroni Tedeschi, i quali accompagnavano i Re e gl'Impe- 
radori nelle loro spedizioni in Italia quivi piantassero il loro domicilio, 
cangiando gì' inameni e sterili luoghi dell' Alemagna co' ridenti e frut- 
tiferi campi delle Italiane contrade , e in premio de' loro servigj otte- 
nessero da que' Sovrani vastissime possessioni e nobili giurisdizioni . 

La prima opera che abbiamo di questi Signori da Onara mostra la 
loro pietà , e vedremo che i successori di Ecili anch' essi continuaro- 
no ad esercitarsi in opere somiglianti : ma gli ultimi personaggi di que- 
sto sangue furono assai diversi , e ne rendettero detestabile ed odioso 
il nome ; sebbene si debba a ragione credere , che gli scrittori di parte 
guelfa del mille e dugento abbiano esagerato ne' loro racconti , e 1' ec- 
cidio di questa stirpe con altri avvenimenti di que' tempi dimostra as- 
sai chiaro quanto maggiore sia stata la barbarie e l' inumanità della par- 
te contraria. Ecili ^ di cui ora parliamo , era figliuolo di w^/7?(?/2^ , co- 
me si ha da alcune carte , che disotterrò il benemerito Sig. Canonico 
di Trivigl Ramhaldo degli Azzoni Ai^ogaro , e perciò può esso con- 
siderarsi come il primo stipite della famiglia . Credettero alcuni de' no- 
stri Genealogisti , che la famiglia de' vetusti Camposanpieri fosse usci- 
ta dal ceppo medesimo di quella degli Ecelini; ma in ciò s' inganna- 
rono . Il nostro Rolandino (b) , che ne sapeva più di loro , asserisce 
che i Camposanpieri erano discesi da quelli di Onara per via di ma- 
dre , non già di padre , e ciò che hanno di comune le due famiglie , 
è che ambedue professavano la legge Salica , e forse dalle medesime 
contrade della Germania , dalle quali venne Ecelo , è venuto nel tem- 
po stesso in Italia anche Tiso , da cui nacquero Tiso e Gerardo , 

Dalla casa di Onara , che giunse anch' essa ad essere principesca , 
torniamo ora a quella de' Marchesi d' Este . Vedemmo due anni addie- 
tro 



(a) Verci Stor. degli Ecelini . 
{b) Uh, II. Gap. XIV. 



43 ANEALl DELLA C I^T A 

AN. 1074 tro in Este Guelfo insieme col padre ^zzo , o Alberto , ovvero A- 
dalherto , xhe così ancora chiamavasi , offerire de' beni alla Chiesa del- 
la Vangadizza , assentendovi il genitore ; ora il suddetto Marchese Az- 

AN. 1075 ^^ ^^^i ^^- <ii Ottobre dell'anno settantacìnque dona alla stessa Badia 
la decima delle paludi , che possedeva nel Padovano , ad onore de' San- 
ti Primo e Féliciano , e di S. Teobaldo per 1' anima sua , e de' suol 
parenti , e principalmente di sua moglie Cuniza , che giace in quel 
Monistero . Queste paludi erano situate in Palso , ora Ponsò , in Vi- 
ghizolo , in Meglladino , Casale , Altadura , e Merlara , luoghi , tran- 
ne Ponsò , ora a Montagnana soggetti ; e per nome di paludi , o di 
valli si debbono intendere que' terreni , che secondo l'agricoltura di que* 
tempi , dopo essere stati qualche tempo coperti d' acqua appostatamen- 
te condottavi , si asciugavano per coltivarli novellamente , e ritrarne una 
più ubertosa ricolta (aj . E dove nell' istrumento di donazione si legge 
che alcune terre non erano state mai lavorate , questo forse significa 
che ciò da gran tempo non era seguito . Innoltre il suddetto Marche- 
se alla Basilica della Vangadizza donò due Chiese , una dedicata a Ma- 
ria Vergine , e 1' altra a S. Pietro poste in Alberedo del contado Vi- 
centino, e sono quelle medesime , che <kie anni innanzi le aveva do- 
nato suo figliuolo Guelfo . La carta è rogata in Este , dove si vede 
che il vecchio Principe aveva fermato la sua stanza ; e sebbene gran- 
dissime possessioni avesse in diverse parti d'Italia, si cominciò a chia- 
mare di poi Marchese di Este e di Calaone , eh' è ciò che dice l' An- 
nalista Sassone nel secolo dopo storpiando i nomi Italiani Marchionem 
de castris Calim et Estin . 

Tra il fine dell'anno settantacinque e il principio del settantasei ab- 
biamo la miracolosa invenzione , e la traslazione del diacono e martire 
S. Daniele , che molto interessa 1a nostra Storia . Due scrittori ci han- 
no conservalo la memoria di questo fatto , uno che è nell' archivio del- 
le Monache di 'S. Pietro assai vicino a que' tempi , F altro posteriore 
nella Biblioteca de' Padri Eremitani , che credesi più vecchio à!\ cinque 
secoli . Ambidue uniti insieme così raccontano quell' avvenimento . V' 
era nelle parti della Toscana un uomo cieco d' ambidue gli occhi . Do- 
po molto tempo , essendo tornate inutili tutte le medicine , ebbe ricor- 
so al divino aiuto , e mentre una notte placidamente dormiva , gli ap« 
parve S. Daniele di levitici abiti vestito , d' età giovanile , e di aspetto 
decoro , che gli commise di andarsene a Padova in cerca del suo se- 
polcro néir Oratorio di S. Prosdoclmo , sopra il quale sarebbe senza 
dubbio guarito dalla cecità . Il cieco pieno di fiducia si partì subito con 
un compagno , venne a Padova, e cercò il Monistero di S. Giustina, 
e r Oratori© indicatogli , ove In sogno era stato avvertito , che sotto 

ter- 



(<?) Annal. CamaW. 



DI V A I> O V A . 49 

terra giaceva nascosto II corpo del S. Martire , Fattosi condurre colà "InTTots" 
prosteso sul pavimento di marmo cominciò fervorosamente ad orare e 
piagnei'e con grande angoscia. Perseverò molti giorni orando senza ot- 
tenere la guarigione desiderata , per. guisa che annoiato il suo compa- 
gno gli propose di ritornarsene a casa già disperando eh' ei potesse ri- 
cuperare r uso degli occhi per Intercessione di tal Santo , del quale i 
Monaci e i cittadini pei grandi guasti e diroccamenti sofFerti dalla Cit- 
tà perduta avevano ogni memoria . Ma egli non perciò si perdette d' 
animo , n-ò volle abbandonare quel luogo , dove anzi raddoppiò con più 
di fervore le sue preghiere , Accadde intanto che stanco dal lungo pre- 
gare e dal piangere il cieco si addormentò ; ed ecco che nel sonno gli 
venne veduto novellamente S- Daniele , come da principio gli era com- 
parso in Toscana , che lo assicurò della guarigione . Destatosi il buon 
uomo , e vegghiando si avvide tosto che ottenuto aveva la grazia desi- 
derala , polche chiaro vede\na ogni cosa , e pieno di allegrezza ineffa- 
bile uscì fuori dell' Oratorio , solo e senza guida camminando , per tro- 
vare i Monaci , ai quali raccontò il miracoloso successo . Questi presi 
da subita maraviglia lo condussero prontamente davanti 1' Abate di no- 
me Giovanni , che inteso avendo per ordine come era la cosa accadu- 
ta , corse al palazzo del Vescovo per esporgli tutto l' affare . 

Era Vescovo in quei giorni Olderico , di cui sopra abbiamo parla- 
to , uomo di molto sapere , che possedeva le sette arti liberali , ed era 
pratico in tutte le dispute della Fisica , Etica e Logica . Queste sette 
arti liberali , che molto bene aveva studiato Olderico , furono chiamate 
in que' secoli Trivio e Quadrivio ; e sappiamo dal Vescovo di Ferra- 
ra Uguccione che il Trivio abbracciava la Grammatica , la Rettorica e 
la Dialettica , e col nome di Quadrivio erano disegnate 1' Aritmetica , 
la Geometria, la Musica e l'Astronomia. Ora in tutti cotesti studj per 
testimonianza de' soprallodati Storici Horiva Olderico, ciò eh' era assai ra- 
ro in quei tempi , il quale poiché ebbe inteso dall' Abate Giovanni la 
serie delle cose accadute , chiamò a se molti saggi Ecclesiastici e laici , 
co' quali consultò ciò che si dovesse fare . Era imminente la festa del 
Santo Natale , e perciò fu deciso che ogni tentativo allora si sospen- 
desse; ma terminate le sacre funzioni del di natalizio di nostro Signo- 
re si mosse il Vescovo con alcuni del Clero ed altri secolari de' più ri- "^ 
guardevoli , e andò con essi alla Chiesa di S. Giustina. In que' giorni 
si trovavano in Padova due altri Vescovi venuti forse per trattare col 
nostro delle grandi controversie , che bollivano allora tra il Papa ed ir- 
rigo 11/^, e intervennero anch' essi alla ricognizione del luogo suddetto . 

Giunto II Vescovo colla sua comitiva al sito , dove il cieco era stato 
miracolosamente sanato , ruppero il pavimento , e scavarono la terra fin- 
ché scopersero un' arca di bianco marmo , la quale era cinta di grosse 
spranghe di ferro . Tolti via que' legami , e levato il coperchio vi tro- 
vano dentro il corpo di un Martire co' certi segni del suo spietato mar- 
tirio . Giaceva esso disteso volto allo 'nsù tra àxxo. tavole , T una di mar- 
Parte IL G mo 



5o ANNALI DELLA CITTA 

.N. 1075 mo e r altra di legno , col capo ornalo di mitra . La tavola inferiore 
era unita coli' altra per mezzo di lunghi ed acuii chiodi , che trafora- 
vano tutto il corpo del Santo dal capo ai piedi , e il sangue uscito di 
quelle ferite era ancora così rubicondo , che pareva allora allora versa- 
to . Piansero impietositi tutti gli astanti a sì doloroso spettacolo , ma 
li recreò il gratissimo odore che usciva di quella cassa ; poi cercando il 
titolo col nome del Santo lo trovarono , non dentro , ma fuori di essa 
in un sasso con lettere che dicevano : Qui giace il corpo di S. Danie- 
le Martire e Latita . Allora senza frapporre indugio i tre Vescovi lo 
estraggono dalla sua arca , e insieme colle due tavole lo trasportano ali* 
altare di S. Giustina , salmeggiando e cantando inni , e bruciando in- 
censo ad onore del Santo . Tornato il Vescovo al suo palagio egli am- 
monisce i cittadini dell' uno e dell' altro sesso , che divotamente inter- 
vengano alla processione che dovrà farsi pel trasporto alla Cattedrale 
del Sacro Corpo , di che il popolo si mostrò molto contento . 

Venuto r altro giorno Olderico co' due Prelati uscì accompagnato da' 
suoi Canonici , dal restante Clero , e da' cittadini con torcie e ceri nelle 
mani , e si portò processionalmente alla Chiesa de' Monaci . La fama 
intanto annunciatrice del mirabile scoprimento avea tratto colà dalle con- 
trade del Padovano, e da altre parti turba innumerabile di persone; e 
infermi di ogni condizione erano fatti sani, e gli energumeni da'mali- 
gni spiriti liberati . Mentre si apparecchiavano alla traslazione ci fu tra' 
laici chi apertamente diceva non doversi spogliare quel monistero del 
Santo Martire \ la maggior parte però della gente concorsa approvò il 
volere del Vescovo, e tutto il Clero vi acconsentì, onde finalmente ra- 
pirono il corpo del Santo , e lo portarono sopra le spalle in ver la Cit- 
tà ; quando i portatori arrivati al sobborgo di TorrescUe , e passalo lo 
spaldo lo sentirono sì gravemente pesare , che per isforzo alcuno , non 
che trasportarlo innanzi, non si potò più muover di là. A tale inopi- 
nato accidente nacque una grande confusione e bisbiglio tra le perso- 
ne ; piangevano per tristezza i prelati , sospirava il Clero , vecchi , ve- 
dove , fanciulli e fanciulle singhiozzavano . Si aggiunse ad accrescere il 
turbamento che contra la natura del verno l' aere s' era turbato in gui- 
sa , che tra il rumore di spaventosi tuoni , e l' abbagliante fulgore di 
spessi lampi e baleni dirotta pioggia e grossa grandine cadde dal cielo 
con universale spavento. Dicevano alcuni essere ciò addivenuto pei lo- 
ro peccati ; altri perchè si aveva voluto togliere a quel Monistero il suo 
Santo ; altri , come avviene ne' ca§i non preveduti , tacevano stupidi e 
strabiliati . 

Ma il Vescovo quasi ispiralo da Dio fece volo pubblicamente di fab- 
bricare una Chiesa in quel sito ad onore di S.Daniele, se si fosse la- 
scialo muover di là . Cosa maravigliosa , ma vera . Appena fatto il vo- 
lo il cielo rasserenossi , e agevolmente fu mosso il sacro deposito , e 
trasportato alla Cattedrale , che poco dianzi era stata fabbricala . Seguì 
il suddetto trasporto nel dì 26. di decembrc ; quindi prese occasione 



DI F A B O V A » 5l 

OUerico di consecrare la suddetta basilica, ciò che fece con molta so- TiTTTo^ 
lennità nei di 29. dello stesso mese . Nel giorno terzo del nuovo an- 
no settantasei il corpo del S. Martire , eh' era stato sino allora esposto an. 1075 
alla pubblica venerazione , fu riposto in una cassa di marmo in un luo- 
go verso occidente della Chiesa predetta . DI questa deposizione sotto 
il giorno terzo di gennaio fanno menzione gli antichi nostri Calenda- 
r j , e nelle litanie di que' tempi anche S. Daniele trovasi registrato . Al- 
tre traslazioni si sono fatte ne' tempi posteriori , che a loro luogo ricor- 
deremo . Niente di più sappiamo dì questo Martire , essendo tutto as- 
sai dubbioso ed incerto ciò che si racconta dell'origine sua, e del tem- 
po del suo martirio . Certo è però che ad onore suo molte Chiese nel- 
la nostra DIogesI furono dedicate ; che fu scelto a protettore della Cit- 
tà , e furono battute monete colla sua effigie da' Principi Carraresi . 

Nel giorno decimo del suddetto gennaio si sottoscrive Olderico dì 
propria mano ad una carta , colla quale fece donazione all' Abate di 
S. Giustina Giovanni del pezzo di terreno , e della Chiesa o Cappella 
che dicesl edificata col nome di S. Daniele : la qual parola edificata si- 
gnifica unicamente che il lavoro .era cominciato , come altre formole di 
que' tempi e' insegnano . Quel fondo si dice posto fuori della Città pres- 
so lo spaldo , cioè in quel medesimo sito , dove il nostro Vescovo con 
suo voto promesso aveva d'Innalzare una Chiesa, come s'è detto. Tut- 
to quel terreno era di ragione del Vescovado , e vuole Olderico che 
passi in proprietà del Monistero di S. Giustina , e di S. Prosdocimo , 
dove molti corpi di Santi riposano . La carta è rogata in Padova , e 
Olderico , forse per onore del Sacerdozio , professa la legge Pvomana . 
Né qui ebbe fine la liberalità di lui verso S. Giustina . Nel dì 3o. dì 
marzo si trovava egli co' suoi vassalli nel paese di Sacco nel luogo det- 
to Pieve, ora grosso castello. Quivi stando donò a quel Monistero per 
suffragio dell' anima sua tutto II quartese della villa dì Maserà , ossia il 
diritto di esigere la quarantesima parte di tutti i frutti della terra. A- 
vevano i Monaci In Legnaro , villa della Saccisica , molte possessioni , 
ne aveva il Vescovo; né fu Olderico, che quella villa divìse in due par- 
tì , come per alcuni fu creduto, ma la trovò già divisa. Donò egli per- 
tanto secondo 1' uso di allora , ai Monaci la giurisdizione di tutto Le- 
gnaro dalla parte del Monistero colla decima delle nuove terre , che 
verranno in proprietà della Chiesa eh' è ivi : cioè il Vescovo Conte di 
Sacco cedette ai Monaci ogni diritto e potere, che aveva sopra quelle 
genti o nelle gabelle , o ne' giudicj , o In altre maniere . I Monaci di- 
ventavano essi i Conti e i Principi delle loro terre e de' loro coloni . 
Né di ciò si tenne contento . Neil' altra parte di Legnaro , eh' era quel- 
la del Vescovo , diede in dono al medesimo Monistero la palude chia- 
mata Memora , la quale non si dee credere , che fosse , come II nome 
suona , un vero palude di acque slagnanti , ma un fondo di bassi ter- 
reni . Donò In fine all' Abate la facoltà di piantare un pubblico mer- 
cato presso la Chiesa di S. Daniele , e di rilrarne a profitto del Moni- 
stero 



Sz ATONALI DELZA C 1 T T ^^ 

AI*. 1076 Stero tutto quelP emolumento che dal diritto sopra le cose vendute gli 
potesse toccare, cioè trasferì ne' Monaci il diritto, che la Chiesa Pado- 
vana ricevuto avea dagl' Imperatori, poiché ad essi apparteneva il gius 
d' istituire i mercati , o le fiere . Aveva seco il Vescovo , come dicem- 
mo , alcuni suoi vassalli , e furono Corrado Visconte , jl^icardo da 
Vigonza , Allone ^ Ermenaldo , Gomberto , Alticherio . Quel Cor- 
rado , che dicesi Visconte , adempieva le veci del Vescovo nel paese 
di Sacco , e rendeva ragione a que' popoli , quando egli non poteva 
trasferirsi colà a tenervi i pubblici placiti , e poscia con altro nome fu 
chiamato Vi^edomino . Gli altri ancora sono d' illustri case . 

Tanta largita di Olderico usata co' Monaci può essere derivata dalla 
sua pietà verso quel santo luogo , dove i corpi di tanti Santi si vene- 
ravano ; e forse anche dalla sua gratitudine verso di essi , che pazien- 
temente si lasciarono spogliare del S. Martire nelF Oratorio di loro ra- 
gione dlsotterrato . Ma io considerando che altri Vescovi prima di Ol- 
derico si dimostrarono liberali con quel Montstero , come abbiamo so- 
pra notato, mi reco a credere , che la edificante e religiosa vita da quei 
Cenobiti condotta abbia mosso i prelati della nostra Chiesa a far loro 
non piccole donazioni . E sebbene in non, pochi Monister) di Germa- 
nia e d' Italia scaduta fosse la disciplina monastica , e riattepidito l' an- 
tico fervore , di che altrove non s' è taciuto , io agevolmente mi per- 
suado , che n^l nostro Monistero di S. Giustina non fosse entrata la 
rilassatezza , per cui fu d' uopo cht2 dipoi i Benedettini si riformasse- 
ro. Si aggiunga che siccome le lettere dopo il Mille cominciarono al- 
zare il capo, e tutto il meglio dèlF umano sapere era allora chiuso ne' 
Chiostri , così è probabile che Olderico Vescovo per quei tempi as- 
sai dotto anche perciò abbia largheggiato co' Monaci , perchè lo coad- 
iuvassero a fugare le dense tenebre dell' ignoranza dal Clero e dal po- 
polo . 

Appena S- Daniele fu riposto nel Duomo , che lo troviamo anch' es- 
so titolare della nostra maggiore Basilica. Si ha un istrumento dell'ul- 
timo di marzo, che così dice: ISoi Corrado e Beltruda giugali a det- 
ta Canonica di S. Maria, e similmente di S, Daniele Martire donia- 
mo una pezza di terra aratoria con alquanto bosco sopra , che giace 
nel fondo Ruibano^, confine di Padova . 

Ma è tempo di tornare ad Arrigo , il quale ammonito più volte da 
Papa Gregorio a desistere dalle investiture de' Vescovadi e delle Ab- 
bazie , perchè per esse si apriva una larga porla alla simonia già da 
lui solennemente condannata in un Concilio' tenuto in Roma , diede 
buone parole al suddetto Papa con promissione di ravvedersi , trovan- 
dosi allora implicalo in una perigliosa guerra co' Sassoni , e molto in- 
certo dell' esito . Ma dappoiché non senza grande spargimento di san- 
gue restò vittorioso de' suoi nemici , montalo in superbia richiamò al- 
la Corte alcuni suoi Ministri scomunicaci , e accolse con disprezzo i 
Legali , che Gregorio gli aveva spediti . E più non avendo alcun ri- 

le- 



T> 1 9 A ly o V A\ 53 

legno tenne una gran Dieta in Vormazìa la domenica della setluage- an. 1076 
sima dell' anno seltantasei , alla quale intervennero Vescovi , e Abati 
pieni di malavolenza centra dei Papa , e vi comparve anche Tigone il 
bianco Cardinale ribelle alla S. Sede , il quale portò seco finte lettere 
de' Cardinali e del Senato Romana , che domandavano la deposizione 
di Gregorio , e F elezione di un nuovo Papa . Non maraviglia se ir- 
rigo subornato da malvagj consigliatori fece un decreto , col quale di- 
chiaro il Papa illegittimo e scomunicato , e lo mandò sino a Roma per- 
chè gli fosse intimato. 

A tale indegnità s' infiammò tutto di zelo l' animo di Gregorio , e 
radunato un Concilio nella Basilica Lateranese scomunicò ydrrigo e 
i Principi e i Prelati a lui aderenti , e lo dichiarò decaduto dal regno 
Teutonico , assolvendo con un decreto senza esempio , ma creduto al- 
lor necessario , i sudditi da lui dal giuramento di fedeltà , onde ne av- 
venne che moki Principi, i quali temettero i fulmini del Vaticano, si 
ritirarono dalla Corte , e tra questi non va taciuto Guelfo Duca di Ba- 
viera , cui vedemmo essere figliuolo del Marchese Azzo di Este Prin- 
cipe , che fu sempre divoto alla Santa Sede . E le cose procedettero 
tant' oltre, che unitisi in Tribuna , e cresciuto il loro partito col favo- 
re di molti Vescovi trattarono insieme coi legati del Papa di eleggere 
un nuovo Pve di Germania . Ma per contrario in Italia i Vescovi di 
Lombardia favoreggiavano Arrigo , e convocato avendo un conciliabo- 
lo nella città di= Pavia, al quale presiedettero Tedaldo Arcivescovo di 
Milano , e Giberto Arcivescovo di Pvavenna , che aspirava al Papato , 
giunsero a tale di temeraria e iniqua arditezza che scomunicarono il 
Papa . Io avrei volontieri tirato un velo sopra così funesti avvenimen- 
ti , che disonorano il Clero , se il nostro Olderico non avesse avuto 
molta parte per estinguere la fiamma delia discordia tra il Sacerdozio 
e r Impero . 

Gli animi erano dalF una parte e dall' altra innasprlti ; contutrociÒ 
dubitando Ai^rigo di quello che intervenire potesse , mosse ragiona- 
menti d' accordo promettendo emendazione di vita ; e poiché a lui , 
che tante volte mancato aveva , nessuno prestava fede , non lasciò in- 
dietro né preghiera , né maniera alcuna di sommessione per placare i 
Principi , e allontanare la imminente tempesta . Finalmente ottenne che 
gli fosse accordato del tempo, e fu stabilito che 1' affare sarebbe rimes- 
so nelle mani del Papa , il quale fosse pregato di trovarsi in Augusta 
per la Purificazione di Nostra Donna , dovè ascoltato avrebbe le ragio- 
ni dell' una e dell' altra parte , e secondo la somma sua sapienza avria 
giudicato . Ma il Pie informato dì ciò eh' era accaduto in Pavia cre- 
dette a se più giovevole venire in Italia ad implorare la pietà di Gre- 
gorio , che aspettarlo in Germania dove avrebbe avuto tanti accusatori 
e testimonj delle sue colpe . E presa la via della Borgogna insieme 
colla moglie Berta, e il piccolo figlio Corrado per disastroso cammi- 
no di ghiacci pieno e di nevi calò dall' alpi Cozie in Piemonte , poi- 
ché 



54 ANNALI DELLA CITTA" 

AN.io;^ che lutti gli altri passi erano slati cliiusi e custoditi da gente arnnata , 
e vi fu ricevuto onorevolmente dalla Marchesana di Susa sua suocera. 
In questo mezzo 1' animoso Pontefice ad onta del freddissimo verno era 
giunto a Vercelli per andare giusta i patti ad Augusta, quando seppe 
che udrrigo arrivato era in Piemonte ; e incerto qual potesse essere la 
intenzione di lui si chiuse nella Rocca inespugnabile di Canossa nell' 
alpi Reggiane . 

Apparteneva questa alla famosa Contessa Matilde rimasa figliuola uni- 
ca del Marchese Bonifazio , e della Duchessa Beatrice , e a titolo ere- 
ditario possedeva quasi lutto il Marchesato della Toscana , le città di 
Mantova , di Ferrara , di Modona , di Reggio , e di Lucca , e ciò che 
si dice presentemente il Patrimonio di S. Pietro , e innoltre buona par- 
te della Marca di Ancona , del paese di Spoleti , e deli' Umbria , sen- 
za contare gF infiniti beni allodiali in quasi tutte le contrade d' Italia , 
ed anche nella nostra provincia . Questa ricca , potente e virtuosa don- 
na affezionai Issim a al Papa era stata creata da lui reggi Irice d' Italia 
nell' interregno , ma essa per non tirarsi addosso l' invidia e V odiosità 
de' Magnati Italiani assunse il modesto litolo di Contessa d' Italia . A 
quella sua Rocca di Canossa comparvero molti Vescovi e secolari del- 
la Germania per impetrare T assoluzione dalla scomunica , e appresso 
alcuni giorni di penitenza la ottennero . Vi andò anche il Re irri- 
go , e interposta la mediazione della Contessa Matilde , e di altri Prin- 
cipi , la cui autorità molto presso il Papa valeva , non senza grandis- 
sima difiicoltà , e a durissime condizioni , che non senza maraviglia si 
leggono nella storia , il dì 25. di gennaio del settantasette prostrato a' 

A N. 1077 piedi di Gregorio fu assoluto dalla scomunica , restando ancora indeci- 
so se dovesse lasciare la corona Germanica , o ritenerla , e rimettendosi 
questa importante afipare alla Dieta de' Principi d' Alemagna . 

Tempi così procellosi pieni d' innovazioni e sconvolgimenti furono 
favorevoli al disegno già formato dalle città Italiane di mettersi in li- 
bertà , come accennammo sopra , L' autorità del Sovrano era indebo- 
lita per modo , che quasi in Italia altro non gli restava che lo sterile 
nome di Sovranità. I popoli incerti del destino di lui, e perplessi e 
dubbiosi tra le due autorità insieme cozzanti si composero a guisa di 
stato libero , e si vuole per alcuni , che a somiglianza della Rep. Ro- 
mana , di cui le leggi si cominciavano allora a studiare in Italia , ab- 
biano essi creati de' Consoli , presso de' quali stava il governo delle cose 
pubbliche . Noi per verità non troviamo questo magistrato che nel se- 
guente secolo dodicesimo , e non già di due , come in Roma , ma di 
molti insieme ; ed è probabile che ci fosse anche prima , e che le me- 
morie ne sieno perite . Certo è che poco appresso questi tempi ve- 
dremo la nostra Città muover guerra , mettere esercito in piedi , e col- 
legarsl con altri popoli ; indizj non oscuri d' indipendenza . Un' om- 
bra intanto restava della suprema podestà nella spedizione de' Messi im- 
periali . 



DI PADOVA. 55 

Appunto m quest' anno nel mese di febbraio vennero a Padova due^AN. 1077 
Messi Imperiali , 1' uno de' quali chiamavasi Sigefredo , e 1' altro Moi- 
zo . Ai ventisei di detto mese alzarono tribunale in un appartamento 
terreno del palazzo del Vescovo , eh' era Olderico , presente lui , e con 
licenza di lui, come voleva il costume di quell'età. V intervenne an- 
che Alberto^ Conte di Padova , e Ogerio Avvocato della casa da Fon- 
taniva , e si trovarono presenti a questo congresso Valerio giudice , 
Oddone giudice , Tigone giudice , Cadalo , Odelgerio , Odelrico , e 
udllone tulli giudici. Altre persone dabbene vi assistettero, cioè Pen- 
zo , Vitto , tigone , un altro Vitto , Fr ogerio , A delardo , Bertal- 
do , Sigihaldo , Rozo , Giov^anni forse figliuolo di Prete Rozo , Ber- 
nardo , Ermenardo , Attingo , Tenzo , Livprando , Azzo , Torin- 
go , Martino di Zuliana , Donato , Alberto con altri molti , che il 
notaio si stancò di registrare . Noi gli saremmo più obbligati , se di 
lutti avesse fatto ricordo , conciossiachè que' nomi , de' quali si dee cre- 
dere che fossero de' più rìguardevoli della Città , potrebbero servire non 
poco ad illustrare le origini di alcune nostre famiglie . 

Dinanzi a tali Messi e Giudici si presentò Gios>aiini Abate di S. 
Giustina con Uberto suo avvocato domandando giustizia pei beni del 
Monistero . Le parole di questa carta , di cui fu scritto in Germania 
e in Italia , ci dicono chiaro , che i cittadini avevano mosso lite ai Mo- 
naci . Forse le copiose rendite , delle quali erano stati arricchiti dalla 
pietà de' Vescovi , avevano , come di leggieri suole avvenire , eccitato 
ne' secolari malevolenza ed invidia . Imperciocché dice i' Abate col suo 
Avvocato ; cis^es vel intra cintatem , vel extra nobis intentionem mit- 
tunt , cioè ci muovono lite , che tale è il significato di quelle parole. 
Tre erano i capi della querela: primo la terra che dicesi ^alle del mer^ 
caio , e il prato col Zaire , case ed orti ; il secondo /' acqua deljiu^ 
me Brodolone , che passa sotto il ponte Vicentino , ossia pontemolino 
per uso appunto di un molino , che ivi avevano i Monaci , e Io ten- 
nero per alcuni secoli : terzo tutti gli altri averi del Monistero , qua- 
lunque essi fossero , case , possessioni , mobili , stabili , famiglie di ser- 
vi , decime , e feudi . 

Ricevuta dai Messi regali la petizione, essi interrogarono i Giudici , 
1 quali risposero , che vedute ed esaminate le carte non trovavano al- 
tri padroni o possessori legittimi di que' luoghi che i Monaci . Allo- 
ra i Messi si rivolsero agli astanti cittadini , interrogando quali di essi 
dar volessero il giuramento , e tre si presentarono apparecchiati a giu- 
rare , Azzo Avvocato , Martino di Giuliana , e Donato Guaragno- 
lo ; gli altri si tacquero , e nessuno di tanto numero reclamò . Quei 
tre giurarono sopra i santi Evangeli che la valle del mercato , il Zai- 
YO , le terre , e le case tra le rive del fiumicello , e la strada selciata 
erano di S. Giustina . Di nuovo furono interrogati i Giudici , e que- 
sti hanno risposto , che ingiuste erano le domande de' cittadini . Ciò 
fatto i Messi chiamarono quei medesimi cittadini a rinunciare le loro 

pre- 



56 ANNALI DELLA CITTA 

^.1077 pretensioni nelle mani dell'Abate. Curioso è II rito, e vuoisi riferire 
«J illustrazione degli antichi costumi . I Padovani si avvicinarono al 
tribunale , e presa una lunga verga , simbolo del dominio , quanti più 
poterono toccandola , al Vescovo Olderico la diedero , e questi all' 
Abate , e in tal guisa il popolo si l'itirò dalla sua pretensione . Un 
esempio simile abbiamo presso il Muratori (a) dell'anno 998. Cosi 
rinunciarono gli antichi Padovani alla valle del Mercato , eh' era fuori 
della Città , della quale i moderni nescienti Le cose de' vecchi secoli con 
grandi istanze ottennero che il Monistero fosse spogliato . 

Quanto all' altro capo dell' acqua del Rodolone , ossia Bacchiglione , 
crediamo che i medesimi cittadini collo stesso fatto della verga abbia- 
no inteso di rifiutare le loro ragioni; e così dee dirsi di tutti gli altri 
beni che appartenevano al Monistei'o ; onde questo scritto , oltre ad es- 
sere una carta ^i contestazione e di giudicio, si può anche considera- 
re come un decreto , un privilegio d' immunità , una conferma di tutti 
gli ^veri di S. Giustina fatta dai Ministri del Principe . Promise il po- 
polo , che non avrebbe più mai dato molestia ai Monaci per conto dei 
loro beni , e che avrebbe tenuto fermo in ogni tempo il rifiuto fatto . 
A convalidare questa promessa di lui i Messi regali imposero la pena 
di mille mancosi d'oro a chi avesse contravvenuto, la metà de' quali si 
dovesse pagare alla camera regia , e 1' altra metà al monistero . Qualche 
gim'isdizione è certo che aveva anche il Vescovo sopra il Zairo posto 
nella valle del Mercato , ma egli la cedette all' Abate , rimettendo la 
verga nelle mani di lui . Grande edificio era questo a' tempi Romani, 
e serviva ad uso di teatro , e nel secolo XV. in cui scriveva il nostro 
Ongarello , grandiosi avanzi ne restavano in piedi , ma i Monaci di poi 
rifabbricando il Monistero , e la Chiesa lo ragguagliarono al suolo (b) . 
Che smisurate pietre di macigno lavorato ornassero quella mole lo ab- 
biamo veduto negli anni scorsi cogli occhi nostri allorché fu scavato il 
canale dell' Isola Memmia , .Ora Olderico , che ceduto aveva ogni suo 
diritto sopra del Zairo , pregò solamente , che gli fosse conceduto di 
estrarre pietre da quella fabbrica , onde pagare un debito che aveva in 
Venezia , il quale non sarà stato certamente leggiero , né da estinguersi 
con poche pietre , onde ciò che per ira cominciato avevano i barbari , 
proseguì egli a fare per interesse , e poscia compirono l' opera i Mo- 
naci . Perchè poi queir antico Teatro fosse chiamato Zairo , con voce 
né greca , né barbara , si dirà in altro luogo . 

]Nel seguente marzo il Vescovo, alcuni Canonici, e molti de' nostri 
gentiluomini andarono a Verona. Ivi nel giorno tredici si trovava /?^/- 
stico figliuolo di Gerardo della nobile prosapia da Montagnone , che 
professava la legge Longobarda, come la maggior parte de' nostri no- 
bili . 



(/?) Diss. X. 

(^) Cavac. Hist. S. I. 



D 1 JP ^ D O ì^ A . 57 

Liii . I Caiioirìci , co' quali trattò Rustico dell' affare che diremo , ^^-T^^ 
rono r Arcidiacono Milane , Litefredo Diacono , Eriberto prete , U- 
herto prete , Ingelfredo diacono , e udlberto diacono , e seco avevano 
Bertoldo avvocato del Capitolo . Si trattò in questo congresso delie 
decime di Vico di Leone , d' Alblgnasego , e di Noventa , tre ville vi- 
cine a Padova . E ignoto con>e Rustico da Montagnone le possedes- 
se ; sopra s' è detto in quante guise passar potevano nelle mani de' lai- 
ci ; ma in questo di le rinunciò al Capllolo Padovano . A questo atto 
di rinuncia presenti furono .alcuni gentiluomini ; Erizo che dicesi da 
Verona , ma è certo che fu da Carrara ; ^ delardo che forse era Ve- 
ronese , e Oberto della illustre schiatta da Fontaniva , tutti e tre pro- 
fessori della legge Longobarda . Ne' sobborghi di Verona , e dentro 
la badia di S. Zeno fu stipulata questa cessione da Ugone notaio e 
giudice Padovano . 

Nel giorno dopo., cioè ai quattordici di marzo , nei predetto moni- 
stero di Se Zenone si trovano 1 predetti Canonici , ed oltre quelli an- 
che un settimo chiamato Adamo . Odelrico Vescovo è anch' esso con 
loro assistito dal suo avvocato Uberto , come credo , della casa da Fon- 
taniva . In questo di passò i' aifare tra il Vescovo , e i suoi Canoni- 
ci , poiché quegli cedette liberamente al suo Capitolo sei masserizie po- 
ste nella villa di Galzignano tra' colli Euganei nel distretto di Padova. 
Anche oggi alcuni de' nostri nobili furon presenti , Ogerio da Fon-- 
tanica, Rustico da Montagnone, Erizo da Carrara , Ugo da Buo- 
ne , e jélderico .. 

Dopo che i nostri Canonici ebbero ottenute quelle sei masserìe , si 
presentarono al regio Tribunale , eh' era piantato nel medesimo Moni- 
stero . Due Messi regali differenti da quelli, che furono in Padova, 
vi stavano assisi per amministrare al ricorrenti giustizia ; Gregorio Ve- 
scovo di Vercelli Cancelliere di Arrigo in Italia , uomo male anima- 
to contro a Gregorio J^II ^ e un altro che si chiamava Odelrico^ 
Bella corona facevano al seggio dei Messi persone autorevoli ; Baso 
Conte , Alberto Alamanno , VFalcauso , Bonomo , e Marco giudici ; 
Ogerio e Adelgerio legisti ; Wido di Landriano , Erizo da Carrara , 
Rustico da Montagnone , Ugo da Baone , Alderico , ed altri non po- 
chi . I Canonici di Padova col loro avvocato supplicarono i regii Mes- 
si , ohe concedessero un editto di protezione sopra le sei masserìe ad 
essi da Odelrico cedute , e in fatti l' ottennero . In quel giorno stesso 
quattordici di marzo due altri Inviati regj nel monistero medesimo dì 
S. Zeno tenevano tribunale , Benno Vescovo d' Osnabrugg , e Oddo 
Vescovo di Novara , e compariscono dinanzi ad essi 1' Arcidiacono Mi- 
lane , Liutefredo che ancor esso ha il titolo di Arcidiacono , Ada- 
mo ., Uberto , e Ariberto preti . E a questi si aggiungono altri pre- 
ti , e prebendati di alcune Pievi del Padovano , Martino arciprete di 
S. Giustina , tre preti di nome Giovanni , un altro Giovanni arcipre- 
te di Rovolone , Vitale e Giovanni pr^te^ due preti similmente chia^ 
Farte IL H mati 



8 ANNALI DELLA CITT^ 



'kmì.xotj mali Orso , e un Martino con Bertaldo loro Avvocato . Tulle que- 
ste religiose persone stando davanti i Messi regali domandarono uno 
scritto di protezione sopra di se , e sopra le Pievi di Montegalda , e 
Rovolone , Lissaro , Adrino , Caltana , Conselve , Cona , Tribano , e 
Maserada , Albignasego , Abano , Torreglia , Galzignano , Luvigllano , 
Curterodulo , e Sarmazza , e sopra le Cappelle da esse Pievi dipenden- 
ti , e spettanti al Vescovado di Padova . E questo editto di protezio- 
ne fu conceduto in quel giorno ai nostri preti della Città e della dio- 
gesi per le loro pievi , decime , e quartesi . Presenti furono Alberto 
Marchese, Alberto Alamanno; innoltre Walcauso ^ Bonomo , Gio- 
vanni , udnsehno , Gandolfo , e C a dolo giudici del sacro palazzo . E 
le carte di questi placiti tenuti in Verona si possono vedere nell' ar- 
chivio Capitolare . 

Veduto abbiamo 1 Ministri di udrrigo in Verona ; fra poco ce lo 
vedremo anche lui ; ma prima è da dirsi quando e perchè ci venisse . 
L' aspro trattamento eh' ei sofferse dal Papa nel castello di Canossa , ec- 
citò nelle città Lombarde principalmente grandi mormorazioni non me- 
no contra di lui che contra Gregorio , accusandosi questi di tirannia , 
quegli di dappocaggine e di viltà . L' Arcivescovo Gilberto con altri 
Vescovi scomunicati fecero cuore al Principe , che si pentì ben presto 
dell' accordo fatto col Papa anzi per necessità de' suoi affari che di 
sincera sua volontà . Racquistò in tal guisa la buona grazia , e l' amo- 
re de' popoli , e de' Vescovi di Lombardia , cui seppe reo che il loro 
Sovrano si fosse assoggettato a durissime leggi , e perciò riprese le de- 
poste insegne reali , senz' aspettare che la sua sorte fosse decisa in Ger- 
mania . In questo mezzo era stata intimata una Dieta in Forcheim , 
alla quale intervennero i Legati del Papa , non già Arrigo , come avea 
promesso di fare ; e in quella Dieta fu eletto He di Germania dai 
Principi congregati Ridolfo Duca di Svevia 11 dì 26. di marzo , la qual' 
elezione non fu però approvata dal Papa . Era yirrigo in Pavia oltre 
Po per sostenere in quelle parti la sua fazione , giacché nelle nostre 
tutto era queto e tranquillo , e i suoi Messi liberamente esercitavano il 
loro ufficio , quando riseppe ciò eh' era accaduto in Germania ♦ Tur- 
batissimo a tale avviso senza mettere tempo in mezzo si partì di là , 
e venne a Verona , ove celebrò la festa di Pasqua , che fu in quell' 
anno nel dì 16. di aprile; indi lasciando suo figliuolo Corrado in Ita- 
lia corse in Aquileia , ed ivi stette sino all' ultimo dì delle ferie pas- 
quali . Per quella parte , poiché le altre vie erano occupate da' suoi 
nemici , passò in Alemagna per cominciare la guerra contra l' emolo 
suo Ridolfo . 

Ora stando Arrigo in Verona diede a Rambaldo Conte di Trlvigì 
un privilegio regale , cioè un editto di protezione sopra tutti i beni 
eh' ci possedeva , oltre altri stati , nel territorio Padovano (o) . „ Noi , 

„ dice 

{a) Murat. Ant. Ital. 



DI ]? A D O V A . S9 

5, dice Arrigo , a Rambaldo Conte Trlvlgiano concediamo , e con- AN.1077 
„ fermiamo tutti i suoi beni , che sono castella , torri , ville , cappelle , 
„ masserìe , foreste , selve , vigne , campi , prati , molini , pescagioni , 
„ caccie così ne' monti come nel piano , servi , serve con tutto ciò che 
„ giustamente possedè nei contadi Trlvigìano , Padovano , Vicentino , 
„ Genedese , e non solamente in queste parli , ma in ogni contrada 
„ del regno Italico , e generalmente tutto ciò che il padre di detto 
„ Rambaldo , e i suoi maggiori acquistarono , e lasciarono a lui per 
,, eredità " . Così Arrigo . Questa nobilissima famiglia de' Conti Col- 
lalto possiede anche oggi molti beni in Padova e nel suo distretto , e 
forse alcuni di essi sono dei nominati nel regio diploma , dico forse , 
perchè ne' secoli posteriori una nostra donna portò ne' Collalti non po- 
che case e terreni . Questa carta fu scritta nell' anno settantasette , ma 
CI manca il giorno, che qualche volta è trascurato nelle vecchie scrit- 
ture ; per le cose dette però chiaro apparisce , che dee essere stata scrit- 
ta tra il dì quattordici , e il dieciotto di aprile . 

In questo intervallo di tempo che Arrigo stette in Italia , crede U 
Muratori (a) , che ad istanza del vecchio Marchese Azzo , il quale 
molto si era adoperato a favore di lui presso il Papa , abbia egli con- 
fermato con suo regio diploma ad Ugo e Folco d' Este i beni che pos- 
sedevano nel regno Italico , giacche Guelfo suo figliuolo primogenito 
era padrone di ampi stati in Germania . Grande ed esteso patrimonio 
aveva il Marchese Azzo in varj contadi d' Italia , annoverandosi nel 
regio editto quello di Gavello , Padova , Vicenza , e Verona , Brescia 
e Cremona , di Parma , della Lunigiana , e di Arezzo , di Lucca , Pi- 
sa , Piacenza , Modena , e Tortona , senza contare , dice il lodato Mu- 
ratori , i molli feudi , che teneva dalle Chiese . Tra 1 luoghi posse- 
duti dagli Estensi nel nostro distretto sono osservabili Este , Arquà , 
Montagnana , Saleto , Megliadino , Casale , Altadura , Urbana , Merla- 
ta , Vighizzolo , e dalla parte di qua Ponsò , Carmignano , Solesino , 
Tribano , Merendole ec. che tutti non intendo di nominarli , bastando 
i già riferiti a mostrare quanto fosse ricca di beni nelle nostre contra- 
de quella Principesca Famiglia (h) . Poiché ebbe ottenuto Azzo a' suoi 
figli la confermazione de' suoi stati in Italia , per assicurare la succes- 
sione della famiglia trattò il matrimonio di Ugo ^ e fu tanto felice ne' 
suol maneggi , che Roberto Guiscardo Duca di Puglia , Calabria e Si- 
cilia , dopo avere maritata una sua figliuola coli' Imperadore d' Orien- 
te , ne diede un' altra al suddetto Ugo ; nozze gloriosissime alla Casa 
d' Este . 

La Casa da Carrara non era salita ancora in questi tempi a quel- 
la 



(a) Antich. Est. 
(^) Ivi. 



6o. ANNALI DELLA CITTA 

Ax» 1077 ^^ grandezza , a cui giunse ne' secoli dopo , quando , divenulia essa prin- 
cipesca , gli Estensi con vicendevoli matrimonj si unirono strettamente 
coi Carraresi . Contuttocìò convien dire che fino da' suoi princip) non 
solamente fosse molto religiosa, ma di beni di fortuna assai provvedu- 
ta , poiché oltre la fondazione e ricca dotazione del Monistero di S. 
Stefano fatta da Litolfo con molte possessioni , oltre le novelle dona- 
zioni di_^^r/zW/o figliuolo di Litolfo^ anche Gumberto altro figliuo- 
lo di lui stando nel suo. castello di Carrara donò al suddetto Moniste- 
ro per 1' anima sua , e de' suoi genitori in quest' anno settantasette addì 
20. di ottobre due masserìe poste in: Pernumia (a) ^ e di più un pez- 
zo di terreno con casa in Carrara sopra il fiume Viginzone , al qua^ 
le era confinante j1///^72J arcidiacono; gÌò> che dee notarsi per quello 
che dovremo dire allorché delio stesso il///o72^ divenuto nostro Vesco- 
vo si parlerà . Abate del Monistero era Vidone . . 

Anche i Signori da Fontaniva il dì 23* di novembre ofFereero alle 
nostre Monache di S. Stefano dei terreni . Ogerio ài questa famiglia; 
che dicesi avvocato, fu. quegli che donò a. quel Monistero tre massa- 
rie; due nel contado Trivigiano, la prima delle quali in Vigodarzera, 
la seconda in Bagnolo; e la terza nel territorio di Vicenza e nella 
villa di Grumolo. L' istromento di donazione fu fatto in Padova, e 
ci fu presente Uberto della casa medesima di Fontaniva , che parimene 
te si chiama avvocato, ed altri testimonj , che tutti professano la leg> 
gè Longobarda . Si osservi che Vigodarzere , villa molto vicina alla 
Città , era compresa, in que' tempi nel teiTÌtorio di Trivigi , di che s' è 
parlato altrove . 

Mentre in queste nostre contrade non si udiva alcun tumulto di guer- 
ra , nell' Alemagna tutto era confusione e scompiglio, e il fuoco della 
discordia divorava quelle provincie . I due emoli Re facevano a gara 
per avere favorevole il Papa , e gli mandavano, ambasciatori , e il buon 
Papa radunava Concilj in Roma - per dehberare qual partito sì avesse a 
prendere ,. e fulminava scomuniche contra gli Arcivescovi e Vescovi 
Scismatici . Ma i< Re guerreggiavano insieme con altre armi , e in quest' 



iN.io7« anno, settantotto fecero giornata tre volte con grandissimo spargimento 
di sangue , . senza che i Legati spediti dal Papa in Germania potessero 
impedire tanta occisione , e tanto guastamento di territorj . Narra ^^r- 
ioldo di Costanza che in un fatto d' arme seguito il dì di(>ciselte di 
agosto vi morirono più migliaia d' uomini , e- tra questi alcuni Vesco- 
vi ed Arcivescovi , de' quali la morte non è da piangersi , perchè di- 
mentichi del pacifico sacro loro carattere tennero vita contraria alle ca- 
noniche prescrizioni . Verso il dì d' ognissanti , avendo irrigo rinfor- 
zato il suo esercito diminuito per le succedute battaglie , portò la guer- 
ra 



io) Ex Cod. Carra^. Orsato Stor. di Pad. 



la 1 T A D O P' A', 61 

ra negli Stati dì Guelfo Duca di Baviera , e di Bertoldo Duca di Ca- an. 1078 
rlntia , che tenevano per V emolo suo Ridolfo , e quelle provincie cru- 
delmente saccomanno . ^ 

Neil' anno settanlanove cKe succedelle tenne Gj^egorio nel mese dì am» 1079 
febbraio un numeroso Concilio in Roma , che fu il sesto da lui tenu- 
to , nel quale Berengario di Tours , di cui sopra s' è detto , ritrattò 
un' altra volta i suoi rinascenti errori intorno il Sacramento dell' altare , 
V intervenne Enrico novello Patriarca di Aquileia , già prima Cano- 
nico ^\ Augusta , il quale , sebbene fosse stato promosso a quella Chie- 
sa dal Re Arrigo , giurò di essere fedele al Papa , e alla Chiesa Ro- 
mana , e di non ricevere nella sua comunione quelli, che stati fossero 
scomunicati (a) ; alla qual fede giurata per umana debolezza di poi 
mancò . V' inleiTenne ancora il Vescovo nostro Odelrico , e gli am- 
basciatori dei due contendenti Regi , i quali domandavano , che fosse- 
ro inviati in Germania dei Legati Apostolici . Il Papa condiscendendo 
alle loro inchieste spedì al congresso da tenersi colà il Cardinale Pie- 
tro Igneo Vescovo di Albano , e il nostro Odelrico^ come racconta 
Bertoldo Costanziense , e insieme con essi il suddetto Patriarca di Aqui- 
leia . C è qualche scrittore che in luogo di Odelrico vuole che a que- 
sta legazione sia stato ^^\\o Altmanno Vescovo di Passavia, q.\\ Mu- 
ratori medesimo negli Annali è di questa opinione , ma non e' è ra- 
gione alcuna, che possa muoverci a negare fede 2. Bertoldo ^ come ap- 
presso vedremo . 

Infanto che i Legati vanno in Germania noteremo, che ai drecino- 
ve ài maggio Bornengo prete , e Domenico Cherico suo figliuolo do- 
narono alla Chiesa Cattedrale un pezzo di terreno posto in Valnoga- 
redo tra' colli Euganei nel territorio dì Vicenza, e per P onore del Sa- 
cerdozio dicono di professare la legge Romana; e parimente tre testi- 
TcioiY) Gumherzone\ Manoldo e Martino la stessa legge professano. 
Non di raro in questi tempi si trovano nominati nelle nostre carte de' 
figliuoli di preti . Vi erano forse presso di noi de' Sacerdoti maritati 
contra il volere de' canoni , come ne' secoli addietro, di che tanto si 
duole if Vescovo di Verona i?j/m6> ? o questi figliuoli nati erano pri- 
ma che i padri loro ricevessero gli ordini sacri? In questa villa di Val- 
lìogaredo compresa^ nella Bucconisica , cioè in un tratto dì paese, del 
quale era capoluogo Boccone , possedevano gli eredi del Conte Uber- 
to \, e Cono da Calaone , di cui si avrà a parlare non una volta . 

L' ultimo giorno dì questo mese di maggio il Marchese ^zz6> fece 
Innovare dai Canonici di Verona per se , e per Ugo e Folco suoi ^i-- 
gliuoli rinvestitura della Corte di Lusìa , che per alcuni fu creduta es 
ser quella che Elusina. fu. detta ; e fu rinnovata per ventotto anni (aj . 

Si 



io) Rubels Mon. AquiL 
ib) Murat. Ant. Est. 



62 ANNALI BELLA CITTA 

AN. 1079 Sì legge nell' inslrumento , che »i tal fine il vecchio Marchese spedì a 
Verona Pietro Visconte suo Messo , cioè Vicario del Conte e gover- 
natore di Esle , conrie suona quella parola . Ma nella suddetta rinova- 
zione fu molto accrosciuto da' Canonici Veronesi P annuo censo . La 
carta fu scritta in Verona nella casa dell' Arcidiacono , presenti essen- 
do Gandolfo giudice , Gievanni grammatico , e Opizo Iratello del sud- 
detto Arcidiacono . 

Tornando ai Legati di Gregorio , essi ne' giorni di quaresima , co- 
me hanno gli Atti pontificali di lui , o nel febbraio secondochè più di- 
stintamente racconta Bertoldo , partirono tutti e tre da Roma , e pas- 
sando per le nostre contrade giunsero in Aquileia , dove il Patriarca 
Enrico gli trattò con molto cortese ospitalità , di che ne fa fede lo 
stesso Papa in una lettera al medesimo Enrico . Andarono poscia in 
Baviera , e trattarono in Ratisbona di pace col Re irrigo , ma senza 
alcun frutto , volendo egli che scomunicassero il Re Ridolfo , ciò che 
per nessun conto vollero fare , e scrissero a Gregorio della disubbidien- 
za di lui , e della prontezza dell' emulo suo nell' ubbidire ai pontifìcj 
comandi . R Patriarca , forse perchè vedeva inutile il suo soggiorno in 
Germania , o per altri motivi che non sappiamo , fece ritorno alla sua 
Chiesa , dove stando ebbe dal Papa la lettera sopra accennala , nella 
quale lo loda di essersi assai affaticato per la concordia; e gli altri due 
si fermarono presso il Re , non disperando di poter vincere f ostina- 
tezza di luì . 

Nel mese dì luglio era Odelrico nostro Vescovo tuttavia in Ratis- 
bona col suo collega Vescovo Albano , e addì 23. di questo mese il 
Re gli confermò tutti i privilegi della Chiesa Padovana, come raccon- 
ta il Sigonio (a) . Un secolo prima di lui vide il nostro Ongarello 
il privilegio originale scritto con lettere e sigillo d' oro , il quale sgra- 
ziatamente perì ; ed ora non ne rimangono che alcune copie , una 
delle quali tratta dal MSS. di Pellegrino Prisciano Ferrarese pubblicò 
il Muratori nelle Antichità Italiane . Da questo privilegio medesimo 
prese occasione quel dottissimo uomo di voler credere che Odelrico 
non fosse Legato del Papa , bollendo allora tali discordie tra le due 
Podestà , che nò al nostro Vescovo conveniva chiedere un cotal dono , 
né al Re di concederlo , e se lo concedette , ciò fa prova , che que- 
gli non avesse il carattere di ambasciatore alla Corte Germanica . Con- 
tuttociò ò fuori di controversia che Odelrico era Legato Apostolico ; 
né importa che ci fossero gravi dispareri tra Gregorio ed udrrigo ; pol- 
che le cose non erano ancora andate tanl' olire , che fosse disperato ogni 
accordo . Oltre a ciò poteva il Re essersi affezionato alla persona del 
nostro Vescovo per le sue personali qualità ; forse per cattivarsi 1' amo- 
re 



{a) De Regno Ital. 



DI :b A D o V A . 63 

re di lui , di' era interprete dei voleri del Papa , si studiò di onorar- an. 107^ 

10 ; Torse vi concorsero altre ragioni . Né disdiceva ad Odelrico rice- 
vere tal privilegio per provvedere al decoro della sua Chiesa , vari ed 
incerti essendo i successi delle cose di (juaggiù , e soggetti a strane e 
non prevedute vicissitudini . Che se si voglia in ogni guisa eh' egli ab- 
bia errato a non ricusare quel dono , diremo che in quegli stessi tem- 
pi o per questa , o per altre non lievi cagioni gli fu dato biasimo e 
mala voce , e che il medesimo Papa scrivendo di lui , e del Vescovo 
suo compagno ebbe a dire , che questi ne' suoi maneggi alla Corte operò 
nimis sìmpliciter , quegli , cioè il nostro , minus simpliciter . 

Vediamo ora ciò che conteneva il regale editto . Esso abbracciava 
tutti i diritli de' nostri Vescovi da' precedenti Cesari conceduti o su la 
terra , o su l' acque , e con chiarezza maggiore . Conferma irrigo 
ad Odelrico il fiume che si chiama Retrone dal così detto Vado di 
selce sino al luogo dove esso entra nel fiume Brenta , e di là sino 
alla fossa Bebba , E soverchio ricordare che in que' secoli il Bacchl- 
glione si diceva Retrone , o Rodolonc . Innoltre la fossa col fiume 
cK è dalla Cappella di S. Michele sino al porto del ponte di Fi- 
stomba . E comanda che ad alcuno non sia permesso piantare mo- 
lini nelle suddette acque , o altro edificio , non far chiusure , o pe- 
schiere senza licenza del medesimo Vescovo . Segue a nominare // 
ponte Vicentino co' suoi archi ^ e con tutti i mulini che ivi il Ve- 
scovado possiede . Finalmente annovera tra le cose o confermate , o 
concedute // ripatico , // toloneo , / porti y e tutti i mercati ne^ con- 
fini di Padova . Per intelligenza di ciò che dicesi rispetto alle nostre 
acque è necessario che io riporti in questo luogo ciò che ho scritto 
nel mio libro del Corso de' Fiumi ec, affinchè altri non cada in er- 
rore , come è caduto Tommaso Temanza dotto ed erudito Architetto 
nella sua Opera del Territorio di S, Ilario cap. i. Imperciocché egli 
falsamente credette , che dove nel diploma di J^rrigo è nominata la 
Cappella di S. Michele » questa fosse di S. Michele di Brondolo ; quan- 
do in esso si parla della Cappella di S. Michele nella nostra Città, 
dove cominciava il navìglio , che correva alle acque salse , e quasi ter- 
minava a S. Michele di Brondolo ; talché stando all' opinione di lui 
arebbe avuto principio il diritto del nostro Vescovo laddove cessava . 

11 nostro Retrone presso la Chiesa di S. Michele si divideva anche al- 
lora in due rami , coli' uno de' quali continuava il suo corso verso il 
ponte Vicentino ; coli' altro , che chhmsLwasi fiumicello , tirava all' orien- 
te , indi piegando ver tramontana passava sotto gli antichi ponti di S. 
Stefano , ed Altlnà , e correva sino all' altro estremo orientale di Pa- 
dova . Questi due rami poi con altre acque si univano insieme nel sito 
chiamato Fistomba , eh' era un ampio spazio di terreno , che tirava ver- 
so quella parte , dove di poi fu eretta la Chiesa degli Ognissanti , di 
che in esso mio libro ho ampiamente parlato . 

Resta a dirsi qualche cosa di questo importante diploma , perchè in 

esso 



6*4 ANNALI DELLA CITTA" 

AM. 1079 esso è ricordata per ultimo la giurisdizione del Eadro co* suoi preti e 
tutte le sue adiacenze . Questo è quel medesimo Zairo , che due an- 
ni sono vedemmo nel mezzo della Valle del Mercato , che ora i no- 
stri chiamano Prato della Valle.. S' è detto allora , che il V^escovo 
vi aveva diritto sopra , e i cittadini nessuno , e che egli ne concedette 
ai Monaci il dominio utile . In quell' anno medesimo fu data agli stessi 
r acqua del fiume Retrone al ponte Vicentino per cessione latta dal 
Vescovo , la quale così probabilmente si dee intendere , che Odelrico 
riserbandosi sopra quell' acque il diritto , che ora da Arrigo gli è con- 
fermato , ne abbia conceduto ai Monaci 1' uso . E poiché del Zairo , 
o Zadro cadde ancora il discorso ^ aggiugnerò , come sopra accennai , 
essere stato di avviso il Marchese Maffei , che questo vocabolo fosse 
corrotto dalla voce teatro , poiché anche in Pola nell' Istria un colle , 
dov' era ab antico un teatro , si chiama Zaro. Ma al V.Cui^acio (a) ^ 
e di poi all' Abate Brunacci (b) piacque un' altra derivazione . Essi os- 
servano che questa fabbrica nell' anno mille e nonanta è chiamata Sa- 
tiro , e i nostri popolari per vizio di pronuncia cangiano spesso 1' S 
col Z, onde verisimilmente è avvenuto che invece di Satiro dicessero 
Zatiro ; dalla qual parola si formò poi Zairo , e Zadro . Conchiuderò 
le osservazioni sopra questo editto di Arrigo coli' avvertire che esso 
donò al Vescovo le sette lire di moneta di Venezia, le quali ( così 
egli ) alla nostra venuta nel regno Italico gli uomini di Sacco p.er 
comando di Arrigo nostro padre sono obbligati di darci. Cita il 
quarto Arrigo il decreto di suo padre dell' anno mille e cinquanta- 
cinque , allorché egli creò , o confermò arimanni gli uomini della re- 
gione Saccisica^ 

Odelrico non si fermò lungamente in Germania afta Corte di Ar- 
rigo ; vi si trattenne almeno alcuni giorni di ottobre , come abbiamo 
da una lettera di Papa Gregorio scritta il primo di quel mese : ma 
quattro carte di questo archivio Capitolare ce lo dimostrano soggiornan- 
te nelle nostre contrade il dì 3q. di decembre dell' anno settantanove , 
sebbene vi ssia segnato l' anno ottanta , perchè il notaio prese il prin- 
cipio dell' anno dalla natività del Signore . Esso in tal di era nella Pie- 
ve di Sacco , e trattava con que' popolani , i quali offersero alla Santa 
Padovana Chiesa di S. Maria , e di S. 'Giustina un pezzo di terra gia- 
cente nel contado di Trivigi , e nella regione di Sacco , in un luogo , 
che chiamavasi Pozzo ^ci^allino , al qual terreno da un lato confinava 
la strada comune , dall' altro il Vescovo , da un capo la strada Cortisa- 
na , ossia quella che conduceva alla villa di Corte , dall' altro il Cornio . 
Questo fiume , ora ridotto alla condizione di un fosso , che però mo- 
stra 



{a) Hist. S. Just. 

(o) Expl. chart. S. lust. 



DI PADOVA. Gii 

stra r antico Ietto, non era tale ne' vecchi tempi, e divideva per lo lun- an. 1079 
go il territorio di Sacco , e sino alla guerra di Chioggia era navigabile 
anche da grosse barche . 

Con un' altra carta del medesimo giorno i suddetti uomini mettono 
Odelrico in possesso del terreno che gli donarono ; ma vi aggiungono 
i diritti e le possessioni di quattro ville , e sono S. Angelo , Cerese- 
do , Savonara , e Legnaro . Le formolo adoperate dal notaio non so- 
no chiare bastevolmente , e possono avere diverse interpretazioni ; o che 
i Saccensi donavano al Vescovo queUe quattro ville , ciò che non cre- 
do vero ; o alcune corti , e villette minori , che nelle maggiori com- 
prese fossero , e da quelle prendessero il nome ; o che i consorti di 
quelle memorate ville , se vi avevano qualche giurisdizione , come era 
uso di que' tempi , tutta la rifiutavano al Vescovo , come al Conte e 
Principe di quella provincia ; o infine che insorta essendo lite tra i sud- 
diti e lui , di che non ci mancano esempj , essi a titolo di donazione 
ogni loro diritto rimettessero nelle mani di Odelrico . Egli tuttociò cer- 
tamente , qualunque cosa fosse , ricevette in dono , e secondo il rito di 
que' secoli egli fece ai donatori un regalo , cioè diede loro una pelle 
di agnello , ( altri donavano un cappello , una veste , e anche denari ) 
« questo dono con orrido vocabolo venuto da' Longobardi chiamavasi 
Laiinechil . 

Dal dì 3o. di decembre sino al dì i5. di gennaio almeno tratten-"lN7iÒ8o" 
nesi Odelrico nella sua giurisdizione di Sacco . Nel di nove di' questo 
mese ^i uomini di Corte , cioè i capi di quella villa vennero dinanzi 
a lui instando , che i popolani di S. Angelo e di Savonara , in grazia 
à^i patti Hovellamente fatti con esso , non possano dal pozzo cavalli- 
no ingiù verso levante togliere ad essi il pascolo de' pubblici prati , o 
impedire che non faccìan legne ne' pubblici boschi . Innoltre che gli 
uomini di Corte , e i loro consorti , che erano trafhcatori , discen- 
(iendo alle acque salse pel fiume Brenta non debbano soffrire alcun 
pregiudicio , od aggravio novello , e come da lungo tempo costumava- 
ii'O, essi possano in ogni luogo delle loro pertinenze tagliar legne, pa- 
scolare , andare alla caccia senza opposizione dei Vescovi , o di altre 
persone . E avendo ciò prontamente ottenuto dalla liberalità di OdeU 
rico diedero a luì per mutuo dono ossia launechil una crosua cioè 
ama pelle di agnello . 

Composte così le cose il dì quindici di gennaio nella pubblica dieta 
del popolo di Sacco Uberto avvocato Vescovile lesse le donazioni , e 
le transazioni surriferite , e invitò gli astanti a parlare , se ci fosse chi 
avesse qualche cosa da opporre ; e polche tutta quella moltitudine lo- 
dò ed approvò le carte lette , ebbero i Saccensi come veri donatori da 
Uberto per launechil una crosua . Allora il Vescovo colla sua autori- 
tà di Conte , e con quella del Re , da cui riconosceva la sua giurisdi- 
zione , ratificò le cose fatte , e comandò che il Vescovado di Padova 
non potesse in verun tempo essere inquietato sopra il possesso di quel- 
Farte IL I le 



66 ulNNALl DELLA CITTA 

^H. 1080 le cose , né Sfk)gllato di esse senza un legale gludicio sotto pena di due 
mila mancosi d' oro da pagarsi metà alla regia camera , e metà a lui 
stesso . 

Questo terzo instrumento rogato da Gomherto notaio è scritto nella 
medesima pergamena , nella quale sono scritti quello dei trenta dicem- 
bre , e r altro dei nove di gennaio . Bello è vedere sottoscritte alle due 
prime carte quasi quaranta persone , la maggior parte delle quali pro- 
fessano fa legge Longobarda , e più di sessanta registrate nel documen- 
to del giorno quindici . Sarebbe utile per la storia annoverarle in que- 
sto luogo distintamente , perchè forse da esse uscite sono famiglie no- 
bili non pur di Padova , ma di Venezia poco da esse lontana , dove 
esercitavano la mercatura ; se non che le tante cose che rimangono a 
dirsi mi costringono a passare que' nomi sotto sllenzio^. Non voglio 
però tacere quali persone fossero nella comitiva del Vescovo. Io ci ve- 
do Gioi^anni Bianco , e Odone , entrambi giudici , Alberto Conte di 
Padova , Uberto da Fontaniva , Rustico da Montagnone , e Cono capo 
della famiglia da Calaone , tutti della primaria nobiltà . Innoltre il 
nobile Odone da Monselice , Rozo , Corrado , Odelrico , e di questi 
tre è incerta la patria , e 1' origine . In quel di poi che Odelrico , non 
come attore , ma come giudice , sentenziò che sotto grave pena fosse- 
ro osservati i patti , si trovano intorno a lui Uberto avvocato della San- 
ta Padovana Chiesa , Giovanni , Odone , e ^gicardo giudici , udlde- 
gerio , e elione giureconsulti , Stefano con altri notai ; e insieme Già- 
panni Tiso , Baro ne elio , Jago di Marostica , Baldoino di capo di 
Vico , Rodo di prete Amabile , Guglielmo , Maginardo , ed altri 
molti , non si sa se di Sacco , o d' altronde . 

Forse in questi medesimi giorni , o in altro tempo per avventura 
diede Odelrico un privilegio a' suoi sudditi di Sacco da gran tempo 
perduto , ma nel mille cento e ottantasei approvato e rlnovato dal Ve- 
scovo Gerardo suo successore . Noi lo riferiremo , perchè spargerà mol- 
ta luce sopra la condizione degli Eremanni di Sacco , de' quali si è 
parlato all' anno mille e cinquantacinque sotto il Vescovo Bernardo . 
Dice pertanto Gerardo che vennero alla sua presenza Viticlino di Fa- 
riseo , e Martino notalo figliuolo di Broncola per se e per tutto il 
suo colonnello , cioè i rami della sua stirpe , maschi e femmine , ed 
avendo esposto che si era abbruciato un instrumento , che il Vescovo 
Odelrico fatto aveva al qu. Garibaldo , e a' suoi successori , lo suppli- 
carono che volesse rlnovarlo , alla qual petizione loro egli acconsentì . 
Perciò , segue a dire Gerardo , noi rimettiamo ad essi , e a loro con- 
sorti , maschi e femmine , ogni fodro , hanno , angaria , perangaria , 
albergarla , distretta , e tutta 1' erimannla , ossia i pubblici servigj , che 
gli Erlmanni di Sacco sono soliti di rendere al Vescovado di Padova . 
E perchè 1 suddetti uomini sono eredi di Garibaldo , ci pregarono di 
confermare ad essi a nome della Padovana Sede , e colla nostra auto- 
rità la prefala concessione , perciò la rinovlamo con nuove lettere , e 

ad 



DJ P A D o r ^ , 67 

ad essi , e loro eredi maschi e femmine la concediamo da valere In per- an. loSo 
peluo . Innoltre tuttf i beni che ora hanno , e tutti quelli che giusta- 
mente acquistare potessero riceviamo sotto la protezione del Vescova- 
do , e per parte dell' Imperadore e nostra mettiamo il bando sopra- di 
essi , e de' loro beni , sì perchè gli conosciamo fedeli alla nostra Chie- 
sa , sì perchè desideriamo che sempre più si accresca la loro fedeltà ; 
e quella concessione che dicono aver fatta un tempo l' egregio Prelato 
Odeliico a Garihaldo , noi dal canto nostro corroboriamo per guisa 
che sieno liberi ed esenti da ogni fodro , hanno , assalto ec. , e sopra 
tutti i loro beni confermiamo il nostro bando sotto pena di cento lire 
Veronesi , sicché nessun uomo ardisca di molestarli , o Inquietarli . 

Di qua si può conghietturare qual fosse la forma del privilegio , che 
a Garihaldo diede Odelrico , e chiaro si conosce che conteneva l' im- 
munita di un Erlmanno di Sacco . Della qual generazione di uomini 
allorché abbiamo parlato , s' è detto che tempo verrebbe in cui si spie- 
gherebbero i pubblici pesi , eh' erano tenuti a portare . Ora perchè sì 
conoscano i costumi di quelle età , brevemente ne parleremo . Tra le 
servitù , alle quali gli Arlmanni di Sacco soggetti erano , benché uo- 
mini liberi , era quella , che con barbaro vocabolo appellavasi districta . 
E questa voce significa che gli Arlmanni erano obbligati d' intervenire 
ai placiti generali , quando il Vescovo gì' invitava colla nota formola 
Venite ad pìacitum domini Comitis , e stando in qualche luogo del- 
la sua giurisdizione giudicava nelle cause civili del pari che nelle cri- 
minali 5 avendo seco giudici ed assessori . E lo stesso obbligo avevano 
anche allora che In luogo del Vescovo amministrava giustizia II suo 
Visconte , o il suo Vicedomino . Oltre II diritto de' giudicj aveva II 
Vescovo sopra gli Arlmanni la pena de' suoi editti non osservati , che 
sì chiamava hanno , e con rigore eslgevasi da chi gli avesse violati . 
Il fodro poi , e i' alhergaria , che anche parata e mansione furono 
dette , significavano il dovere che avevano que' poppli di apparecchiare 
1' albergo al Conte , o a' messi di lui , o a' loro cavalli , o a' soldati 
ancora, se fosse stato mestiere; aggravio pesante e antichissimo. In- 
noltre per nome di angaria e perangaria , seguendo il Muratori, si 
debbono intendere quelle opere, che far dovevano gli Arlmanni pei? 
alcuni stabiliti giorni della settimana nella casa del padrone o per se , 
o, come è più credibile, col mezzo de' loro famigli. 

Resta a vedersi che cosa fosse 1' Arlmannia , che dovevano al Ve- 
scovo • L' Ab. Brunacci (a) , grande maestro di questi studj , ha os- 
servato , che siccome da colono dicevasi colonia , da massaro massari- 
zia , così da Arimanno venne Arlmannia , e secondo lui è la terra stes- 
sa che tenevano gli Arlmanni dal Vescovo . Anche 1 coloni ed i mas- 
sari 



W Cod. Dipi. Pat. 



68 ANNALI DELLA C 1 T T A^ 

AN. 1080 -^an tenevano de' terreni , e riconoscevano un padrone , ma differente 
era la condizione degli Arlmanni , poiché questi gli tenevano come suoi 
proprj , però salve alcune servitù , e potevano venderli , come sopra ab- 
biamo veduto , escluse dalla compera le persone potenti Arcivescovo , 
Patrlar^ia, Duca, Conte ec. 

L' Arlmannla pertanto era la terra posseduta dagli Arlmanni , e ag- 
gravata di que' pesi , che spiegati si sono . E d' uopo però ricordarsi 
che per decreto dell' Imperadore irrigo III, gli Arlmanni di Sac- 
co dovevano seguire la condizione de' Trlvlglanì , nel cui territorio al- 
lora la Sacclslca comprendevasl ; condizione molto diversa da quella de- 
gli Arlmanni del Padovano . E in fatti i Carraresi , i quali ebbero la 
contea di Pernumla da Ugolino di Baone , d' altra guisa trattarono \ 
loro Arlmanni . Imperciocché quando essi andavano colà a tenere i 
placiti generali , e ciò succedeva due volte all' anno , cioè nel maggio 
e nel novembre , gli uomini di quel Comune dovevano tagliare le le- 
gno nel pubblico bosco , e portarle alla casa del Conte per uso della 
cucina due carra nel maggio , e tre a S. Martino , e pagavano per 
r arlmannla e pel fodro uno stalo di frumento , uno di sorgo , una 
misura di vino , una focaccia , ed una gallina , ed innoltre uno , due o 
tre danari , come si ha da alcuni esami di testlnionj del mille dugento 
e tre (a) . 

Quali fossero i pesi degli Arlmanni Saccensl lo abbiamo veduto , e 
parimente veduto abbiamo come esentati ne fossero per privilegio del 
Conte . Essi così dichiarati immuni diventavano Vavasori , o Vassalli 
del Vescovo , e acquistavano l' onore delle loro case , come dlcevasl , 
cioè la gmrlsdlzlone e il diritto di giudicare la loro famiglia ; liberi , 
o servì , quanti uomini avevano , divenivano loro sudditi , e se alcuno 
per avventura fosse tratto ad altro tribunale , riconosciuto il privilegio, 
veniva rimandato al suo vavasore , come a suo legittimo giudice . Gio- 
verà avere toccato con brevità queste costumanze de' vecchi secoli non 
mai disgustose ad udirsi a chi ama la storia patria , delle quali ci die- 
de occasione di parlare il privilegio di Odelrico . Quindi si vedrà an- 
cora quanto grande fosse la dignità del Vescovo Padovano , il quale 
non già di Pieve di Sacco era Conte , come da molto tempo s' intito- 
la , ma di tutto quel vasto e ubertoso paese, che Sacco dìcevasi . 

Dopo la metà di gennaio non troviamo più Odelrico nelle nostre 
parti . Da Bertoldo Constanziensc si ha , che nel mese di Marzo era 
in Roma , dove il Sommo Pontefice Gregorio aveva intimato un Con- 
cilio , nel quale rinnovò le scomuniche contra gli Arcivescovi di Ra- 
venna e di Milano , e i Vescovi loro seguaci , e contra il Re Arri- 
go , dichiarandolo deposto , e riconoscendo Ridolfo Re di Germania . 

Odel- 



{a) Arch. Capitol. 



DI J^ A D O r .4 . 69 

Odelrìco rendette conto al Papa della sua legazione , e si sarà purga- a n. 1080 
to , come è credibile, da quelle imputazioni , ch'erano giunte a Eo- 
ma centra di lui , e del suo compagno . 'U^o Flaviniacense , storico 
contemporaneo , pubblicato dal P. Lahbé aggrava assai i due Legati , 
dicendo eh' erano stati guadagnati e corrotti dai doni del Re , facen- 
do altramente da ciò che il Papa aveva loro ordinato ; e forse uno dei 
doni dal Cronista rammemorati sarà stato il privilegio di udnigo , di 
cui abbiamo parlato . Ma non in tutto si dee prestar fede a quello 
Storico dì parte avversa , molto di/ferente da Papa Gregorio , il quale 
alcune cose de' suoi Legati scusò , ed altre prudentemente le riformò , 
contentandosi di scherzare su la loro condotta . 

Poiché fu arrivata in Germania la nuova di ciò che in Roma fatto 
aveva il Pontefice , arse irrigo di grandissimo sdegno , e a sommos- 
sa de' pravi suoi consiglieri , che aggiunsero legne al fuoco dell' ira , 
raunò in Bressanone un Conciliabolo di trenta e più Vescovi Italiani 
e Tedeschi con altri Signori di Germania e d' Italia suol aderenti , e 
con imperdonabile eccesso fece dichiarare con false accuse Gregorio 
decaduto dal Papato, ed eleggere in vece di lui Guiherto Arcivescovo 
di Ravenna già più volte scomunicato, che volle prendere il nome di 
Clemente III . Egli era uscito di una famiglia nobilissima di Parma, 
e da gran tempo vagheggiava la Cattedra di S. Pietro , Prelato di smi- 
surata ambizione , ingegno destro , molta eloquenza , non di spirito 
ecclesiastico , ma di mondana politica provveduto . Ciò avvenne nel di 
25. ài giugno . 

I nostri Storici , qual più , qual meno , prolungaiao la vita del no- 
stro Odelrico , e si accordano nel raccontare , eh' ei non volle int£rv&- 
nire al Conciliabolo di Bressanone , e per timore di u4rrigo da Pado- 
va si allontanò . Ma noi abbiamo uno Scrittore contemporaneo , che 
in quest' anno mille e ottanta cel dice morto , anzi ucciso . Questi è 
il celebre Berengario , che lo racconta nel suo Giuramenio stampato 
nel Voi. IV. del Tesoro di aneddoti del Marlene . Dice egli , che 
nel Concilio congregato da Gregorio nella festività di Ognissanti egli , 
con cui quasi un anno era dimorato , aveva pienamente approvato la 
sua professione di Fede, ma che '1' affare fu diiferito sino alla quare- 
sima dell' anno seguente , nella quale il Papa tenne un altro Concilio , 
a cui è certo per le cose dette che fu presente Odelrico . Si duole 
Berengario , che dove il Papa nel Concilio di novembre aveva pro- 
nunciato esser bastevole a tutti lo Scritto presentato da lui , niente ad 
esso doversi aggiungere da' suoi calunniatori , niente levare , si sia poi 
lasciato vincere dalla importunità di quel buffone Vescovo di Padova , 
e da quello di Pisa , non Vescovo , ma Anticristo , perchè chi nega 
la verità è Anticristo , i quali indussero Gregorio a ricercare un' altra 
formola di Fede , e ad ordinare che si mutasse lo Scritto da lui loda- 
lo nel Sinodo di novembre . Che però la divina giustizia non ha dif- 
ferito il loro gasligo , poiché il Padovano fra brevissiino tempo fu mor- 
to 



70 ANNALI DELLA C I T T A^ 

»N. leSo io a ghiado , e il Pisano ( Landolfo ) terminò l' empia sua vita con 
una non solita morte . Io sono lontanissimo dal credere , che le mor- 
ti de' due Prelati riferite da Berengario si debbano riferire alla cagio- 
ne imaginata da lui , e sono persuaso che accortamente le abbia fatte 
servire alla sua causa ; ma parmi ancora , che non gli sì debba né^ar 
fede che sieno avvenute . In uno scrilto apparecchialo per sua difesa 
con intendimento di renderlo pubblico , nel quale ella il medesimo Pa- 
pa , non è credibile che abbia egli voluto così sfacciatamente mentire 
certo di essere convinto di falsità ; non era egli né balordo , né stoli- 
do . Stabiliremo adunque che in quest' anno mille ottanta Odelrico sia 
morto . 

Dopo la scismatica elezione di Guiherio non tardò Arrigo di man- 
darlo in Italia per trarre al suo parlilo i Simoniaci , e ne trovò molti 
anche nelle nostre parti , sicché coli' aiuto de' Lombardi , e de' nostri 
potè mettere in piedi un' armata . Tra queste cose nacque in Germa- 
nia nel dì quindici di ottobre un quarto fatto d' arme sanguinosissimo 
tra' due eserciti di Arrigo e Ridolfo , in cui questi rilevò una ferita 
mortale , per la quale poco appresso morì . E perchè tutto andasse a 
seconda dei desiderj di Arrigo nel medesimo giorno vennero alle ma- 
ni sul Mantovano r armata a difesa dell'Antipapa, e quella della Con- 
tessa Matilda , che sosteneva gì' interessi del vero Pontefice ; e la for- 
tuna , che nelle battaglie può sempre molto , volle che questa seconda 
ricevesse una gran percossa . Per questi disastri le cose della lega Cat- 
tolica in Alemagna cominciarono andare alF ingiù ; ed Arrigo , a cui 
AN. loSi le prosperità accresciuto avevano il coraggio e l'ardire , discese nell' an- 
no ottantunesimo con potente esercito in Italia , volendo passare a Ro- 
ma per mettere il suo diletto Clemente III. sul trono papale. In ef- 
fetto vi andò , e nelle feste della Pentecoste era già accampalo ne' pra- 
ti di Nerone , bloccando piuttosto che assediando quella città . Gran- 
de , non può negarsi , è stata la costanza e 1' intrepidezza di Grego- 
rio , che in sì grave soprastante pericolo mantenne 1' onore , e la di- 
gnità sua , né ad alcun atto di viltà si lasciò piegare , comeché ci fosse 
chi a muovere ragionamenti d' accordo lo consigliasse . 

In questo medesimo tempo 1' armata di Lombardia travagliava gli 
Stati della Conlessa Matilda con rapine ed incendj , ma nessuna delle 
sue molte rocche e fortezze potè forzare ad arrendersi ; tanto è stato 
il valore de' difensori : e se la Pruicipessa perdette Lucca , che si die- 
de ad Arrigo , ciò fu perchè prevalsero in quella città gli Scismatici , 
obbrobrio del Clero , onde il S. Vescovo Anselmo fu cacciato dalla 
sua Sede . Né in questo mezzo l' Alemagna era quela . Ivi i Princi- 
pi collegali in luogo del morto Ridolfo elessero a nuovo Re di Ger- 
mania Ermanno di Lucemburgo , che poi fu incoronato nella fesla di 
S. Stefano di detto anno ottani' uno ; elezione madre feconda di nuo- 
ve nimlclzie , e di nuove battaglie . 

Arrigo non si fermò la siale ne' contorni di Roma . L' aria mal- 
sana , 



2)2 19 A D O V A . rj^ 

sana, che faceva grande mortalità de' soldati , lo costrinse a tornarsi am. io8x' 
per la Toscana a Ravenna , dove poi passò il verno . Giunta la pri- 
mavera dell' anno ottantadue fermo nel suo proposito riprese il cam- an» io8x ^ 
mino coir Antipapa , e strinse un' alti'a volta di assedio la città Leoni- 
na , dov' era la Basilica Vaticana . Già del novello Re di Germania 
nessuna cura il mordea , ben sapendo lui essere dispregiato non meno 
da' suoi , che dagli stranieri . Ma non però alcun vantaggio egli ebbe 
sotto le mura di Roma , che fu valorosamente difesa ; perchè conoscen- 
do di perdere il tempo , lasciato coli' esercito in Tivoli l' Antipapa , fe- 
ce ritorno in Lombardia con pochi de' suoi per guerreggiare la Con- 
tessa Matilda precipuo sostegno del pontifìcio partito . Ma questa in- 
vitta eroina seppe rendere vani anche quest' anno i disegni di lui, sic- 
ché potè ben esso con rubacchiamenti di bestiami e di biade Infestare 
la campagna , e ardere le case de' contadini , e con replicati assalti ten- 
tare se il presidio delle montane rocche' di lei ceder volesse , ma di 
nessuna s' impadronì . Forse fu in questa guerra , che Milone della 
Casa da Carrara perdette la vita in servigio del Re , come di poi at- 
testò irrigo T^, suo figliuolo in un onorifico suo diploma . 

Così è fatto il cuore dell' uomo , che quanto maggiori ostacoli gli si 
oppongono per ottenere ciò che desidera , tanto più si accende a de- 
siderarlo . Jkrrigo bramava di occupare Roma per Introdurvi l' Anti- 
papa , e ricevere da esso la corona imperiale ; ma i Romani si conser- 
vavano fedeli al legittimo Papa , e con grande coraggio difendevano la 
città . Non perciò egli mutò disegno , anzi tornò a Roma la terza volta 
neir anno ottantatre , e ciò che col ferro disperava di poter consegui- an. xoSj 
re procurò di ottenere coli' oro e con larghe promesse . Ebbe de' se- 
greti trattati con alcuni de' principali Romani , i quali gli promisero 
giuratamente che avrebbero indotto il Papa a tenere un Concilio , nel 
quale si sarebbe ventilato quetamente e deciso il punto del regno con- 
troverso ; e dal suo canto promise anche irrigo , che arebbe lasciato 
libero il passo a tutti i Prelati che volessero intervenirvi , e perciò man- 
dato l'Antipapa a Ravenna, esso in Lombardia ritornò. Ma o fosse 
pentito dell' accordo , o altra ragione lo abbia mosso , egli non tenne 
patto ; imprigionò gli Ambasciatori de' Principi Tedeschi suoi avversa^ 
rj , e impedì che il Legato Apostolico , ed altri Vescovi non potesse- 
ro andare al Concilio . Contuttociò fu tenuto nel mese di novembre ^ 
e siccome udrrigo aveva in Roma de' favoreggiatori , così quelli otten- 
nero , che non fosse di nuovo scomunicato . Polche fu terminato il 
Concilio , riprese egli la strada di Roma , e celebrò le feste natalizie 
presso S. Pietro , come si ha dalla Cronaca dell' Uspergense . 1 eneva 
egli intanto co' venali Romani occulte corrispondenze , i quali final- 
mente il dì 21. di marzo dell' ottantaquattro gli apersero una porta , aw. 1084 
end' egli entrato dentro occupò i luoghi più forti della città , essendosi 
il Papa ritratto a salvamento nel Castello S. Angelo . 

Nel giorno appresso irrigo presentò al popolo Romano il suo Gui- 

ber- 



7^' -ANNALI DELLA CITTA 

AN.1084 hej^lo , e lo fece accettare , onde poi la domenica delle Palme da tre 
Vescovi Lombardi l'u consecrato . Venuto il giorno di Pasqua , che 
in quest' anno fu il dì ultimo di marzo , l' Antipapa insieme col Re 
accompagnati da grande comitiva andarono alla Basilica Vaticana , ed 
ivi , essendosi invano cercato da gente fedele a Gregorio d' impedire 
loro il passaggio , ricevette Arrigo dalle sacrileghe mani di Guiherto la 
corona Imperiale , e fu Imperadore Augusto dichiarato da luì . Par- 
lando strettamente tale non si potrebbe chiamare , perchè fu incorona- 
to da un usurpatore della Cattedra pontificia , e contra il volere del 
legittimo Papa ; ma noi dietro 1' esempio di gravissimi autori nostri ed 
oltramontani Imperadore lo chiameremo . Trovandosi pertanto il Papa 
assedialo nel Castello ebbe ricorso a Roberto Guiscardo , eh' era coli' 
esercito in Puglia , il quale rinforzatosi con nuove genti si mosse alla 
volta di Roma per dargli soccorso . Arrigo n' ebbe pronto avviso , e 
quantunque il popolo Romana gli si dimostrasse favorevole , non fidan- 
dosi egli del volgo vago al solito di novità , e non avendo foize suffi- 
cienti da far contrasto a Roberto , sotto colore che gravi aflfari Io chia- 
mavano in Lombardia , e promettendo di ritornare ira poco , s' inviò 
Insieme coli' Antipapa verso di Siena . Passando per Sutri addì 20. di 
maggio die^e un diploma riferito dal Tronci (a) , nel quale sono no- 
minati Enrico Patriarca di Aquileia , che rotta la giurata fede aveva 
abbracciato il partito di Arrigo , e il lodevole Vescovo Padovano ; e 
questi due con altri Vescovi corteggiavano 1' Antipapa , e F Imperadore . 
Chi egli sì fosse questo lodevole Vescovo Padovano si dirà poi . 

Il Papa fu tratto dal Castello , e ricondotto da Roberto al palazzo 
Lateranese ; ma qual sì fosse il motivo , che per la discordia degli sto- 
rici non è ben chiaro , Roma sofferse in quella occasione ruberie ed 
incend) , e vi fu commessa ogni scelleraggine di forzata città , che fìi 
a vedere sozza e crudele cosa . Tenne Gregorio V ultimo de' suoi Con- 
cilj , e vi scomunicò di nuovo Guiberto ed Arrigo ; indi temendo del- 
la incostanza del popolo , cui gli avvenuti lagrimevoli casi avevano mol- 
to irritato , per provvedere alla sua salvezza uscì di Roma con Rober- 
to , e dopo avere visitato Monte Casino si ricovrò in Salerno forte e 
munit^a città . 

Tra queste cose 1' Imperadore venuto in Lombardia intimò a tutti i 
Vescovi e Principi dipendenti da lui , che facessero massa di genti 
spargendo voce che voleva tornare a Roma ; ma in quella vece entrò 
coir esercito sul Modenese per muovere di nuovo guerra alla Contessa 
Matilda, la quale, benchò inferiore di forze, riportò una segnalata 
vittoria . Erano le truppe Imperiali all' assedio di un castello detto Sor- 
bana , ma vi slavano intorno con tanta negligenza , e con sì poca guar- 
dia , 



{a) Ann, Pis. 



DI P A D O r A . y3 

dia , che la Conlessa donna di grand' animo , e delle cose miUtarl scien- an. 1084 
tissima, come raccontano, nolte tempo ie fece sprovvedutamente assali- 
re da' suoi , che dopo piccola resistenza le posero in fuga con grande 
bottino di cavalli , di armi , e d' equipaggi abbandonati sul campo , ol- 
tre i molti prigionieri che fecero . Avuto tale scacco l' Imperadore si 
avvicinò alle nostre parti , e il dì 17. di giugno era in Verona, dove 
due giorni dopo confermò a que' Canonici i loro beni , fra' quali alcu- 
ni compresi nel Padovano . Stava egli a rendere giustizia nel sobborgo 
di quella Città presso il Monistero di S. Zenone , ed erano con lui 
Isnardo , Cadalo , Aicqrdo , ed Uberto giudici ; Baroncello , Odel- 
rìco figliuolo di Bertardi) di Gusoliìigo , ed altri molli . Il nostro Ve- 
scovo , cui vedemmo in compagnia dell' Imperadore in Sutri , anch'es- 
so è ora in V^srona col suo avvocato uddamo , non più compagno di 
lui , ma supplichevole dinanzi a lui per impetrare giustizia , e si chia- 
ma Milone , nome celebre nella storia della nostra Città . 

Secondo i nostri Storici (a) egli era di nazione Tedesco , e parente 
della regina Berta moglie dell' Imperadore Arrigo ; ma io temo che 
grandemente s' ingannino . Milone sino dall' anno cinquantacinqu-e di 
questo secolo era Arcidiacono del Capitolo Padovano , come avanti di 
lui fu Bernardo che vedemmo poi Vescovo ; innoltre egli aveva de* 
beni stabili sul Padovano , <li che sopra si è detto ; e per ciò si rende 
probabile che non fosse straniero , ma nostro nazionale . Così credette 
anche F Ab. Brunacci (h) . Ma 1' Ab. Pietro Ceoldo Padovano , che 
coir aiuto di autentici documenti da ogni parte raccolti , non senza lun- 
go studio e fatica , ha compilato 1' Albeix) della nobile famiglia Pav^ 
pafai^a , va innanzi colle sue conghietture . Egli osserva che il nome 
di Milone si trova frequenti volte nella Casa da Carrara ; che l' Ar- 
cidiacono possedeva de' fondi in quella villa , dove tutto era de' Carra- 
resi ; che questi Signori furono infiammatissimi partigiani dell' Impera- 
dore , e che per esso un altro Milone diede il sangue e la vita ; per 
le quali cose tutte egli è inclinato a credere che anche il Vescovo fos- 
se della schiatta nobilissima da Carrara . A rendere certa questa assai 
probabile conghiettura di lui aspetteremo che esca alla luce del giorno 
qualche documento , che ora forse giace sepolto tra la polvere e le ti- 
gnuole . Ciò di che non si può dubitare si è che Milone col favore 
di Cesare ottenne la Sede Vescovile di Padova , e lungamente perseve- 
rò nello scisma adereu'do a Clemente III. come fecero in quegli sgra- 
z^iati tempi quasi tutti i Vescovi della Lombardia , e della nostra Marca • 

Era , come dicemmo , il nostro Vescovo in Verona dinanzi al tri- 
bunale di Cesare implorando da lui giustizia contra alcuni usurpatori 

de' 



{a) Orsato, Cavacio, &c. 
{b) Cod. Dipi. Pat. 

Parte IL 



74 ANNALI DELLA CITTA 

1084 de' suoi beni . Un colale Giovanni di Prete Eozo avevagli occupato 
un molino nel fiume Retrone presso il ponte Vicentino ; i figliuoli dì 
Sterno ossia Stefano Giustiniano un pezzo di terreno con case sopra 
di esso edificate allato al medesimo ponte ; finalmente Bernardo detto 
Malavolta una terra con viti situala in Braido , cioè in quella parte , 
dove ora è la contrada di S. Bernardino , che lungamente con voce 
corrotta da Braido chiamossi Breo . Dal diploma imperiale di questo 
giorno apparisce , che irrigo in altro tempo aveva aggiudicato a Mi- 
Ione que' luoghi controversi , poiché in queslo dì gli conferma i sud- 
detti beni , e di sua propria mano con elegante carattere si sottoscris- 
se al diploma : Ego Heinricus dei gratia Romanorum Imperator ^u- 
gustus , 

Tre diplomi abbiamo di irrigo dati in Verona , due ai Veronesi , 
ed uno al Vescovo Padovano ; e vi è in uno di essi nominata Berta 
moglie dell' Imperadore , e Corrado loro carissimo figlio . Intorno a che 
osserveremo , che contra la verità della storia ha scritto Rolandino Gram- 
ìuatico (a) , che Corrado è stato marito di Berta , non già figliuo- 
lo . Imperciocché racconla , che nella Chiesa Cattedrale si vedeva una 
pittura a' suoi giorni , nella quale con bello artificio erano figurali il 
Vescovo Milone , la Regina Berta , e suo marito Corrado . Né que- 
sto è il solo errore di quel Cronista. Scrive egli nel medesimo luogo, 
che a petizione della suddetta Regina concedette Corrado ai nostri Pa- 
dovani la grazia , che potessero rifabbricare il Carroccio già distrutto 
dal tiranno Attila allorché ridusse quasi a niente la nostra Città ; e poi- 
ché tal privilegio avevano ottenuto per intercessione di Berta , a me- 
moria di lei loro benefattrice chiamarono Berta il Carroccio da essi 
con molta spesa rifatto . Ma Rolandino intorno a questo fatto s' in- 
ganna assai . L' uso de' Carrocci , come , se bene mi ricorda , si è no- 
tato altrove , cominciò nel secolo XI , e perciò non ci poteva essere 
nelle nostre Città ai tempi di Attila , come il buon Rolandino credet- 
te . Trasse il Sigonio da' nostri la storia di questo privilegio , e ad ^r- 
rigo , non a Corrado lo attribuisce , aggiugnendo che per la stessa ra- 
gione anche i Cremonesi diedero al loro carroccio il nom.e di Berta , o 
di Beriazzola . Checché si debba credere di questa concessione fatta a' 
Padovani , è certo almeno che quasi da sei secoli i nostri eruditi aveva- 
no cosiffatta opinione . 

Ma della Regina . Berta altre cose o false , o dubbiose , ed incerte 
si leggono presso i nostri Scrittori (b) . Raccontano essi , che la sud- 
delta Regina essendo un giorno nel nostro Duomo per assistere al di- 
vino Sacrificio , una villanella di S. Pier Monlagnone , anch' essa chia- 
mata Berta , la vide , e parendole che fosse male in arnese , se le av- 

vi- 



(/?) Lib. p. Gap. 2. 

(b) Orsato, Scardeon, &c. 



DI Padova, ^7^) 

vicinò, e postasi ginocchioni con rozza favella le disse: Signora, se an. 1084" 
non temessi di farvi un dispiacere, io vi donerei volentieri questo lino 
di mia mano filato , acciocché ve ne faceste una vesta . Sorrise la Ke- 
gina della semplicità di Berta ; le piacque il buon cuore di lei ; accet- 
tò con piacevole viso il dono , e commise a' suoi cavalieri , che con 
quel filo andassero alla villa di Montagnone , ed ivi donassero alla vil- 
lanella , ed al suo marito tanti campi di terra , quanti con quel filo ne 
potessero circondare . Così fecero : e divolgatasi dalla fama tanta reale 
generosità, altre donne di villa si presentarono alla Regina per offerirle 
a gara del filo ; ma essa conoscendo che a ciò fare mosse erano da vi- 
le interesse , rispose loro : passalo è il tempo che Berta Jìlas^a , detto 
che passò in proverbio tra noi , e si usa allora che fatta una certa co- 
sa non si vuol fare di nuovo . I figliuoli di Berta arricchiti di tanti po- 
deri , se ascoltiamo i nostri Genealogisti , diedero origine alla nobile fa- 
miglia da Montagnone . Ma ciò è falso , poiché veduto abbiamo molti 
anni innanzi Rustico da Montagnone figliuolo di Gerardo tra' princi- 
pali cittadini di questa Città . In tutto questo racconto ci può essere 
forse qualche cosa di vero , ma se debbo ingenuamente parlare , mi sa 
di favola; ed io temo assai che i nostri Scrittori abbiano anteposto le 
cose maravigliose alle vere . 

Ciò però che rendette memorabile questa Regina , e per cui vive an- 
cora nella bocca del nostro popolo , è la grande sua liberalilà verso la 
Chiesa Padovana , alla quale donò , come dicpno , ampia possessioni e 
poderi. E di questa sua donazione parlano quattro versi scolpiti in un 
marmo tra le imagini di lei , e di suo marito ; il qual marmo ora si 
conserva nel piano inferiore della casa , ove sta riposta la Biblioteca Ca- 
pitolare . Ecco i suddetti versi : 

Prcesulis ac Cleri proesenti prwdia Phano 

Donavit regina iacens lioc mar more Berta 

Henrici Regis Fataci celeberrima Quarti 

Coniux , iam grandi dono memoranda per wmm . 
Questi versi furono scolpiti lungo tempo dopo la morte dì Berla , e a 
mio gìudicio, anzi a molto miglior del mio paiono scritti sul principio 
del secolo XIV , e perciò non hanno tutta quelF autorità che vorreb- 
besi . L' autore dì essi , chiunque sia stato , chiama Berta moglie del 
Quarto irrigo , e dice bene , e non segue F errore di Rolandino , ma 
fallò nondimeno mostrando di credere che quella Principessa sia morta 
e seppellita in Padova , come accennano i suddetti versi , quando auto- 



revoli storici dicono, che morta in Magonza ebbe sepoltura nella cit- an. io8j 
tà di Spira . Io per verità non oso negare , che Berta non possa es- 
sere stata munifica donatrice col nostro Clero , poiché ed essa era mol- 
to amica del Vescovo , come si dice , e irrigo suo marito favoreggia- 
va la nostra Città ; ma osservo con maraviglia , che tra tante antiche 
memorie che ne' nostri archivj abbiamo di lui non si trova menzione 
alcuna né di lei , né della sua donazione . Non perirono quelle degF 

Im- 



76 ANNALI BELLA CITTA 

AN. 10S5 Imperadori Francesi , né quelle de' primi Augusti Germanici ; e queste 
tanto a noi più vicine per reo destlbio se le avranno mangiate i tarli ? 

Ora ritornando ad udrrigo , egli ne' primi giorni di agosto si parti 
di Verona per andare in Germania , e non so se abbia preso la via di 
Trento, o quella del Friuli passando per le nostre contrade , tutte di- 
vote al suo nome . Giunto colà pose T assedio alla ciltà di Augusta , e 
la costrinse ad arrendersi , né altro fece in quest' anno di memorabile . 
Dimorava intanto Papa Gregorio in Salerno , satollandosi col pane del- 
la tribolazione , e bevendo al calice del dolore , quando piacque a Dio 
di cbiamarlo agli eterni riposi dopo grave infermità nel dì venticinque 
di maggio dell' anno ottantacinque . Fu egli vivendo lacerato nella fa- 
ma , e trafitto appresso la morte da' rabbiosi denti de' calunniatori scis- 
matici ; ma la incorrotta sua vita , il suo 'aq\o per l' ecclesiastica discipli-? 
na , la sua viva fede , la costanza , la sofferenza , e tante altre virtù 
accompagnate da' miracoli , co' quali e vivo e morto Dio lo volle ono- 
rare , chiaro dimostrano che a ragione fu ascritto al ruolo de' Santi . So 
che anche a' dì nostri certi parziali Scrittori gli danno biasimo , e mor- 
dono le sue azioni senza riflettere che agli estremi mali si convengono 
estremi rimed) . Ebbe sepoltura questo buon Papa in Salerno ndla Chie-^ 
sa di S. Matteo. 

Governava in questo tempo la Marca di Verona , eh' era stata parec- 
chi anni senza presidi , Liutaldo Duca di Cariatia , e nipote di qvielL' 
^dalherone , che sul principio di questo secolo veduto abbiamo Duca 
insieme di Carintia , e nostro Marchese . Gì' interessi di irrigo forse 
richiedevano che questa Marca non restasse più a lungo senza un go- 
vernatore ; e perciò o per suo regio dono , o per titoli ereditar) che 
avesse Liutaldo , Cesare di tal dignità lo investì . Esso Marchese nel 
giorno terzo di marzo di quest' anno ottantacinque era in Padova , e 
diede due sentenze a favore del Vescovo Milone , che gli si era pre- 
sentato innanzi col suo Avvocato Uberto per ottenere giustizia . Do- 
mandava egli che gli fosse confermato il diritto sopra una casa di ra- 
gione del Vescovado situata dentro la Città , il di cui abitatore TJgoli^ 
no detto di Cingularia ricusava di essere giudicato dal Vescovo , e co- 
me suddito ricevere leggi da lui , o dal suo avvocato . E per sentenza 
di Liutaldo fu costretto Ugolino a riconoscere \ autorità Vescovile , 
Nel medesimo placito Milone si richiamò de' figliuoli di Foscolo , i 
quali occupato avevano un mulino nel fiume Kelrone , eh' era della men- 
sa Vescovile , quel medesimo , di cui s' è parlato sopra . Il giorno in- 
nanzi erano stati condannati a restituirlo da un certo Siginbaldo: e in 
questo dì Liutaldo obbligò i suddetti fratelli a doverlo cedere senza in- 
dugio (a) . 

Un 



W Murat. Ann. It. Diss. 2^. 



DJ :^ A B O V A , rjrj 

Un altro placito tenne Liutaldo nella casa medesima di Milone , do-TiTToiJ 
ve eretto aveva tribunale . Presentò il Vescovo accompagnato dal suo 
Avvocato una supplica , perchè gli fossero confermate le sue ragioni so- 
pra la terza parte di una selva chiamata Gazo , Gazo , Gaio , Onedo , 
Coacia sono tutti nomi barbari usati ne' vecchi tempi a significare una 
selva ; Gadio , o Gazo chiamavasi un bosco , che dalle radici de' nostri 
colli estendevasi verso levante , e fu tagliato allorché la Repubblica Pa- 
dovana ne' primi anni del mille dugento fece scavare il navilio di Mon- 
selice (a) . Abbiamo una villa sul confine del nostro territorio , che per 
essere stata ab antico coperta di un hoseo ritiene il nome dì Gazo . 
Liutaldo con suo decreto confermò a Milone il diritto del pascolo , e 
del capiilo , cioè di far legne , e la facoltà di mettere custodi , e guar- 
daboschi nella terza parte della predetta selva, la quale è da credersi 
che fosse un poco estesa . A questi giudicj intervennero Bonifazio Con- 
te e udrdrico che si chiama Avvocato , Giovanni y Gotofredo y Cada- 
lo , leardo , Mareo , Isnardo , learugo , ed Allone giudici , il quale 
uAllone piantò qui la sua famìglia y della quale io possedo un antico 
sigillo . Altre persone sono state presenti , che nomino volentieri : Ru- 
stegkello , Alido , Rozo di prete Amahile , Bertaldo , Malai^olta , 
Ilelmo di Rudena , Rainieri , Aitingo , ed altri molti . Innoltre due 
giudici Gùtifredo , ed R'one di propria mano si sottoscrìvono ; e Liu- 
taldo , il quale probabilmente non sapeva scrìvere , a confermazione de^ an. 108^ 
suoi giudicj vi fece una croce . 

Da una battaglia in fuori perduta dall' Imperadore nulla seguì in 
quest' anno mille e ottantasei nella Germania , che degno sia di memo- 
ria , o che alla nostra storia appartenga. Solamente dalle due parti te- 
nuti furono de' concilj y e de' conciliaboli con vicendevoli scomunicazio- 
ni. Vacava intanto la S. Sede Romana da molli mesi , e ciò gran pre- 
giudicio recava alla Chiesa Cattolica ; quando mossi da' presenti bisogni 
di essa Vescovi e Cardinali , Cherìci e laici fedeli a S. Pietro chiama- 
rono a Roma Desiderio Abate dì Montecasino , e del numero de' Car- 
dinali , uno de' proposti da Gregorio VII. innanzi la sua morte co- 
me degno di succedergli , e nella Pentecoste lo elessero Papa , impo- 
nendogli il nome di Vittore III. Resìstette egli quanto gli fu possibi- 
le , e non essendosi potuto consecrare , perchè la Basilica Vaticana era 
nelle mani degli Scismatici , si partì di Roma , e tornossi al suo moni- 
stero , avendo prima deposte tutte le insegne pontificali , protestandosi 
di non volere in guisa alcuna sottoporre le spalle al peso gravissimo 
del Papato . Non preghiere de' Cardinali , non lagrime de' Vescovi , non 
l'afflizione della vedova Chiesa lo poterono svolgere dal suo proponi- 
mento . E pure grandissimo era il bisogno di un pronto rimedio ai 

pre- 



{a) Mantissa post Mon. Padv 



78 ANNALI DELLA CITTA 

,N. io8d presenti mali, polche Clemente III. o come allora fu chiamato, il Gui- 
benino demonio , che in Papa si era trasfigm'alo , procurava in tutte 
guise di accrescere il numero de' suoi seguaci . Egli sul fìne di febbra- 
io tenne in Ravenna un Conciliabolo , che fu esattamente pubblicato 
dagli Annalisti Camaldolesi, nel quale furono confermati i diritti , e i 
possessi di quella Chiesa Arcivescovile . Molti Vescovi v' intervennero , 
e delle nostre parli Rolando di Trevigi , Ecelino di Vicenza, e Mi- 
Ione di Padova . Né si ebbe vergogna di chiamare sinodo plenario un 
ragunamento di uomini faziosi , e separati dalla comunione della vera 
Chiesa, quali erano in que' tempi calamitosi i nostri Prelati 



AN. 1087 Venuta però la quaresima dell' anno ottantaselte fu tenuto nella cit- 
tà di Capua un Concilio di molti Vescovi e Cardinali , al quale pre- 
siedette Desiderio già eletto Papa ; e tante furono le loro istanze , e 
così reiterate le promesse di Giordano Principe di quella città , di Rug- 
gieri Duca di Puglia , e de' nobili Romani intervenuti a quella sacra a- 
dunanza , che fidatosi nel loro soccorso si lasciò piegare ed accettò la 
papale dignità . Poi solennizzato avendo la Pasqua in Montecasino si 
mosse verso Roma scortato dall' armata di que' Principi suoi fautori , e 
dopo avere acquistata la Basilica Vaticana , che 1' Antipapa difendeva 
con buon nerbo di armati , ivi colle solite cerimonie nella domenica do- 
po l'Ascensione fu consecrato . Svariate e diverse furono le vicende di 
lui ; ora accolto dal popolo Romano con grande esultanza ; ora per ti- 
more di Cesare da quei medesimi abbandonato , che con tanta allegrez- 
za onoratissimamente Io avevano ricevuto . Degno invero di compassio- 
ne era lo stato di Roma , cui gare , sedizioni , opinioni contrarle te- 
nevano Inquieta , trepidante , divisa . Il buon Pontefice in così dubbie 
•cose si ritrasse al suo monistero di Montecasino , e nell'agosto seguen- 
te passato a Benevento vi radunò un Concilio, nel quale condannò le 
investiture date agli Ecclesiastici , e di nuovo fulminò la scomunica con- 
tro l'Antipapa Guiherto ^ e ciò che parrebbe cosa da non la credere, 
dichiarò Incorso nelle censure ecclesiastiche Z7^<? Arcivescovo di Lione, 
quello stesso che da Papa Gregorio era stato riputato degno di ascen- 
dere al sommo Pontificato . Ma dee sapersi , che esso Insieme con i?/- 
cardo Abate di Marsilia accecati dal fumo dell'ambizione, e spìnti da- 
gli stimoli della invidia contra di Vittore vennero In tanta Insania , che 
si separarono dalla comunione della Chiesa Romana , e colla lingua e 
colla penna tinta di fiele senza ritegno alcuno lacerarono la fama di 
queir Innocentisslmo e dotto Papa . Nel mezzo di detto Concilio cadde 
malato Vittore^ e trasportato In fretta alla sua Badia di Montecasino 
colà II dì 16. di settembre santamente, com'era vissuto, morì. 

Mentre In Capua si teneva il suddetto Concilio , anche in Germania 
dalle due opposte fazioni fu tenuta una Dieta nella città di Spira . De- 
sideravano I Principi Tedeschi , che posate le armi si desse fine una vol- 
ta alla sanguinosa guerra dlstruggltrice delle più belle contrade dell' A- 
lemagna . udrrigo Cesare Intcrvenno anch' esso alla Dieta J e quelli del 

par- 



DIVADOVA, rj(^ 

partilo a lui conrrario solennemente gli promisero che lo arebbero ri- an. 1087 
conosciuto per loro Re , quando però si avesse fatto assolvere dalle cen- 
sure . Ma egli sostenendo di non essere scomunicato , forse perchè col 
parere de' suoi Teologi credette nulle ed Invalide le scomuniche contra 
di lui fulminate , non volle accettare la condizione proposta , quindi 
tutti i maneggi e i trattati di quella assemblea per dar pace alla Ger- 
mania non ebbero effetto , ed entrambe le parti si apparecchiarono a 
continuare la guerra . 

Tra noi però non si udiva rumore di armi se non lontano , e seb- 
bene queste nostre contrade ubbidissero all' Imperadore , e fossero In- 
volte nel lagrimevole scisma , che andiamo descrivendo , qui si viveva 
in pace , e begli esempj di cristiana pietà ci ricorda la Storia . Abbia- 
mo veduto all' anno mille e sessantaotto Goniherto da Celsano , il qua- 
le undici anni appresso apparisce possessore di fondi e terreni presso di 
Padova . Il suddetto Gomberto nato del qu. Gios^anni ebbe tre figliuo- 
li , FTizardo , Gomlerto , Odelrico ; e tutta questa famiglia professa- 
va la Legge Longobarda , eh' era la legge di quasi tutti i nostri nobi- 
li , come sopra s' è detto . Gomberto insieme co' tre suoi figliuoli nel 
dì quinto di aprile di quest' anno ottantasette fecero donazione a Teo- 
■pilla Badessa delle Monache di S. Pietro di due masserie , una situata 
nella Città , e T altra nella villa di Limena compresa allora nel territo- 
rio Vicentino . Innoltre donò alle prefate Monache porzione di una 
terza masseria posta nel vico di Bovolenta . E dò dicono i donatori di 
fare per 1' anima loro , e de' loro genitori , e nominatamente di Pi- 
linea , o Pilinza , il qual nome intorno alla metà del seguente sccoIq 
si trova in una donna assai nobile maritata nella casa de' proceri di Li- 
mena . Ai fondi donati aggiunsero que' Signori due Servi o famigli , ma- 
schio e femmina , sani di mente e di corpo secondo le solite formule 
usate nel comperare , o nel vendere i servi ; 1' uomo chiamato Arnal- 
do , e la Donna Brilla , entrambi di legge e nazione Italica , cioè Ro- 
mana . Intorno a che dee notarsi , che non solamente le persone libe- 
re , ma i servi ancora facevano professione della loro legge , e confor- 
me ad essa volevano essere giudicati , qualunque volta avessero mossa 
lite ai loro padroni , o per liberarsi dalla servitù , o per non essere ag- 
gravati più che non portavano i patti, o la consuetudine. Oltre a ciò, 
siccome non v' ebbe alcuna nazione , la quale tanto aspramente trattas- 
se i suoi servi , che non lasciasse loro qualche piccola porzione del gua- 
dagno da essi fatto o nelle arti , o nel lavoro delle campagne , che 
presso i Romani chlamavasi peculio ; così alcuni più industriosi degli 
altri diventavano facoltosi sino a poter comperare da' padroni la propria 
libertà ; e quindi talora avveniva che nel tempo della loro servitù aves- 
sero occasione di litigare anche con altre persone libere , e perciò fosse 
necessaria la dichiarazione della legge . I servi , eh' erano donati alle 
Chiese , si chiamavano servi ecclesiastici . La suddetta donazione fu fat- 
ta nel Castello di Celsano, e vi si trovarono presenti Cadalo, Boni- 



8o ANNALI DELLA CI T T A^ 



AM. xoZj fazio , e Domenico , tutti e tre , come i Signori del luogo , professo- 
ri tlella legge Longobarda . 

Erano passati quasi sei mesi dalla morte di Vittore , e la Sede Ro- 
mana era ancora vacante , quando per le calde istanze della Contessa 
Matilda zelante sostenitrice del partito cattolico , e ad esortazione di al- 
tri riguard evoli personaggi si congregò in Terracina un Concilio di Ve- 

AM. io8S scovi Oltramontani e d' Italia , ed ivi i suddetti Vescovi , e i Cardinali 
nel dì ottavo di marzo dell' anno ottantotto concordemente elessero a 
Papa il Vescovo d' Ostia Ottone , a cui diedero il nome di Urbano 
II , Era egli di nazione Francese , e dopo essere stato canonico di 
Rhems aveva preso la cocolla monastica di Clugnì . La sua non fuca- 
ta pietà , la sua non ordinaria dottrina , la sua attività nel maneggio 
degli affari , e lo zelo della disciplina ecclesiastica lo rendettero degno 
prima della Cattedra Vescovile di Ostia , poi del sommo pontificato , 
di cui prese egli il possesso nel dì dodici del medesimo mese con giu- 
bilo di tutti i buoni . Non s' ingannò Papa Gregorio nel suo giudicio , 
allorché morendo annoverò Ottone tra quei tre , che ai bisogni delia 
Chiesa credeva opportuni ; benché permise Iddio che ben addenlix) non 
conoscesse V animo dell' Arcivescovo di Lione . 

In questo mese di marzo per una carta dell' archivio Capitolare abbia- 
mo che Niccolò era Arcidiacono del Capitolo Padovano ; e ciò non è 
inutile a sapersi , perchè in que' tempi 1' Arcidiacono era la dignità prin- 
cipale , e precedeva l'Arciprete, e non pochi de' suddetti Arcidiaconi 
diventarono nostri Vescovi . Niccolò pertanto insieme con Eriherto Ar- 
ciprete , Alberto prete , Alberico diacono , ed altri suoi confratelli il 
dì tre di marzo a nome di tutto il Capitolo allivellò a Giselberto , e 
Giovanni figliuoli di un altro Giovanni del luogo dì Sermazza dodici 
campi di terra arabile con viti , e casa nella pieve di Sermazza del con- 
tado, di Trlvigi , e glieli diede a livello perpetuo , cioè da rinovarsi dì 
venlinove in ventlnove anni . E questo è il primo esempio che io ho 
trovato nelle nostre carte de' livelli perpetui . E fosse piaciuto al cielo , 
che malvagi amministratori de' beni ecclesiastici senza alcuna necessità 
non gli avessero allivellati perpetuamente a polenti persone , o a loro 
parenti , scialacquando in tal guisa il patrimonio della Chiesa , e de' po- 
veri . Dovevano i suddetti fratelli , e i loro eredi nella festa di S. Ma- 
lia candelaia dodici denari Veronesi , moneta che aveva molto corso 
tra noi , e n^lla festa di S. Stefano una spalla di porco . A chi aves- 
se mancato ai patti fu imposta la pena di cento soldi Veronesi . L' in- 
strumento fu scritto in Padova da quell' ^//o/?^ giudice e notaio sopran- 
nominato , e fra' testìmonj si annovera il nobile Uberto da Fontaniva . 
La donazione de' Signori di Ceisano falla alle Monache di S. Pie- 
tro quasi svanisce a petlo a quella, che fece loro il noslro Vescovo 
Milone ni dì otto di settembre di quest' anno ottani otto . E da credersi 
che grato odore di buona vila spargessero quelle Religiose , quando 
tanto liberale si mostrò verso di q.s^q. il suddetto Prelato , e quando di- 



DI PADOVA, 8r 

ce di fare tal donazione per la i>iia ^ i>ìt{oria ^ e salute, e per rime-'T^o^ 
dio delV aniiìia di Arrigo Imperadore , e de' suoi antecessori , e per 
V anima propria , e per quella de' Vescovi , che furono , o che sa-^ 
ranno , e di tutti i fedeli del Vescovato di S. Giustina : le quali 
parole , se io non erro , dinotano la fiducia , che esso aveva nelle ora- 
zioni di quelle Donne , e la sua sviscerata parzialità per l' Imperado- 
re . Diecinove sono le massarìzie di ragione del Vescovado , che die- 
de in dono a Teupilla Badessa di quelle Monache nei tre territorj di 
Padova , Vicenza , e Trivigi . Sette erano poste nella Città , due nella 
villa di Llssaro , tre nella villa di Orisignano , cinque in quella di Ar- 
zere nella Saccisica , due in fine nella villa di Centrale . Concedette 
ìnnokre alla prefata Badessa // Domim'cato , ossia la proprietà del Mo- 
nlstero dalla strada detta Ampurio , che io sospetto essere quella , che 
oggi dicesi Ambrolo , sino alla massarizla tenuta dagli eredi di Leone 
di Lazara ; e di più la terra dove abitava Alberto da Sermeola . Né 
qui si fermò la liberalità di Milone . Le diede due molini nel fiume 
Retrone presso il ponte Vicentino ; un altro nel fiume Tesena ; la Chie- 
sa in onore di S. Niccolò , la quale non è tra le ultime della nostra 
Città ; e la villa della Volta con le masserizie ad essa appartenenti , e 
con la Cappella ivi edificata ad onore di S. Martino . Le quali due 
Chiese di S. Niccolò e di S. Martino , che i Vescovi successori nulla 
temendo le orribili maledizioni di Milone tentarono più volte di trar- 
re a se , sono ancora della giurisdizione delle Monache , ed esse han- 
no il diritto di eleggerne i parrochi . 

Questa Carla , che originale conservasi nell' Archivio di S. Pietro , 
è sottoscritta dal Vescovo donatore , poi da Niccolò Arcidiacono , e 
da altri al numero di trentatre preti , diaconi , suddiaconi , acoliti della 
Chiesa Padovana , e tutti si sottoscrissero di propria mano , come la 
diversità de' caratteri fa manifesto , ed in vero è bella cosa a vedersi , 
Si sottoscrisse ancora un certo Giovanni, che dottor di legge si chia- 
ma . Seguono i testimoni Ingelerio , Tisone , Rainfredo , TVange- 
rio , Arnualdo di Monteguturo ( ora Montegroto ) , Ugo d' Ipoli- 
io , e Tanselgardo . Indi di sua mano si sottoscrive Aldegerio giu- 
dice , e finalmente Gomherto notaio e gììidice . Parlò di questa cele- 
bre donazione anche (a) F Orsato , ma essendosi abbattuto ad una 
carta informe , sebbene antica , a cui mancavano T anno , V indizione , 
il mese , ed il giorno , la pubblicò , e poiché la credette dell' anno no- 
vanta , stravolse la serie de' fatti Miloniani , e turbò , e confuse mala- 
mente la storia . 

Lasciò in quest' anno di vivere la Imperadrice Berta moglie dell' au- 
gusto Arrigo , e fu seppellita , come sopra dicemmo , nella città òx 

Spi- 



{a) Storia di Padova 
Parte IL 



82 ANNALI DELLA CITTA 

iN. io88 Spira (a). Anche 11 medesimo Pve Ermanno colpito di un sasso nel 
capo , mentre assediava un castello , vi perdette sgraziatamente la vita . 
Ma n^n perciò , morto F emolo suo, andarono prosperamente in Ger- 
mania gli affari di irrigo . I Sassoni , popoli bellicosi , che prima 
abbracciato avevano il partito di lui , a sommossa di un certo Marche- 
se gli si rubellarono ; e la bisogna era a tal termine pervenuta , che 
strettamente assediato da essi per uscire delle loro mani dovette pro- 
mettere molto , deliberato nell' animo suo di non mantenere i suoi det- 
ti , come aveva costume di fare largo sempre promettitore , ma delle 
promesse non osservante . 

Ci si scopre in quest'anno la nobile famiglia ^6^' Tadi , la quale dle^ 
de il nome ad un ponte della nostra Città , e di cui si conservano an- 
cora nella Chiesa de' Frati Predicatori onorate memorie . In una car- 
ta dell' archivio della Cattedrale de' 25. di ottobre di quest' anno ottan- 
totto trattandosi di una terra con casa , corte , orto , e fornace , la 
quale era situata non lunge dalla Chiesa di S. Maria , cioè del Duo- 
mo , si dice che confinava con essa Tatho , o Tado , il primo di que- 
sta famiglia , che diede cavalieri , e giureconsulti alla patria , ed è già 
spenta da alcuni secoli . Molte cose si raccontano di essa da' nostri 
inesatti Storici , che la fanno ricca e fiorente sino a' tempi di Carlo 
M, , ma io non perderò il tempo a confutare cosiffatte favole 



AN. 1089 Tra queste cose spuntò l' anno ottantanove , nel quale Papa Urba- 
no II, tenne in Roma un Sinodo numeroso di Vescovi , e in esso 
furono confermati i decreti de' precedenti Pontefici conlra P incontinen- 
za del Clero , e contra de' Simoniaci , e 1' Antipapa vi fu di «uovo 
scomunicato . Egli che dimorava ancora in qualche ben difeso sito della 
Gttà , fu strettamente assediato dal popolo Romano , e ridotto a così 
pericoloso partito , che 1' ambizioso uomo per uscirne salvo dovette giu- 
rare -, che non arebbe più in avvenire occupata la Sede apostolica . 
Speravasi che anche in Germania sì potessero accordare le due con- 
trarie fazioni , mentre i Principi del partito Cattolico promisero ad ^r- 
rigo , che si sarebbero sinceramente riconciliati con lui , sol che più 
nessun conto tenesse dell' Antipapa . Pareva Cesare inclinato alla pace , 
ed altro non richiedeva , se non che vi acconsentissero i Prìncipi suoi 
aderenti ; ma i Vescovi scismatici incrudeliti d' odio contra il legittimo 
Papa , prevedendo , che , se 1' accordo seguiva , essi erano perduti , tan- 
to lo tempestarono con preghiere e schiamazzi , che senza verun buo- 
no effetto si sciolse il trattato . Dopo ciò irrigo passò alle seconde 
nozze sposando A.delaide , o Prassede, come altri la chiamano, ve- 
dova di Utone , Marchese di Brandeburgo . 

Ma un altro matrimonio succedette in quest' anno, che fu quasi co- 
me 



{a) Annal. Sass. Cron. Aug, 



DI V A B o r A . 83 

me un' acuta spina al cuore di Arrigo . Il vecchio Marchese d' Estt ax. 1089 
Allerto Azzo , che vedeva il suo primogenito Guelfo IV, già pos- 
seditore in Germania del Ducato di Baviera , ricca e popolosa provin- 
cia , procurò di accrescere le fortune di quella linea maneggiando le 
nozze del figliuolo primogenito del suddetto Guelfo colla Contessa Ma- 
tilda Principessa di ampi Stati in Italia . Con questo matrimonio si 
univano due Case delle più potenti di qua e di là da' monti , ed am- 
bedue fervorose sostenitrici del partito Cattolico . Papa Urbano II , 
che chiaro ci vedeva 11 vantaggio della Sede Apostolica , ne approvò 
il disegno , e poiché la Contessa dipendeva ossequiosa da' consigli di 
lui , esso venne a capo agevolmente di conchìudere il parentado . Ven- 
ne Guelfo V. in Italia , e le nozze si celebrarono ; ma con tale se- 
gretezza fu condotto il trattato , che l' Imperadore noi seppe se non 
dopo il fatto , di che n' ebbe grandissima ira , e dispetto, temendo egli 
che per tale unione delle due famiglie non si venissero a turbare gli 
a/Tari del regno d' Italia . Ma un matrimonio così felicemente stabili- 
to non terminò con pari felicità . 

Circa questo tempo nel mese di ottobre il nostro Duca e Marchese 
Liutardo visitando la provincia risiedeva in Trivlgi , e vi era parimen- 
te il Vescovo Milone col suo Avvocato Guglielmo , Stavano col Mar- 
chese alcuni giudici ed assessori per ascoltare le suppliche de' ricorren- 
ti , e rendere ad essi ragione . I figliuoli del q. Ottone Stornello ave- 
vano ricevuto in feudo dal Vescovo alcune possessioni nella Pieve dì 
Braganze , e nella Valle di S. Donato , ma per la loro disubbidienza 
e altre colpe dalla Curia de' vassalli e clienti del Vescovado n' erano 
stati spogliati , e il feudo era ritornato al padrone principale , cioè al 
Vescovo, che lo aveva libero e aperto, come dicevasi per investire al- 
tre persone fedeli di quel benefìcio . Dimandò pertanto Milone che la 
sentenza del Pari della sua Curia fosse confermata dal supremo Ma- 
gistrato della provincia , e agevolmente 1' ottenne . Assistevano a Liu- 
tardo come giudici Gios^anni , Cadalo , Isnardo , Aldigieri , Aicar- 
do , Uberto e Marco : altri Signori erano presenti , Maginfredo dì 
Montebello , Liuto di Montesello , VFarnerio , Odelrico , Amelrico , 
Vagano ec. I tre giudici Isnardo, Cadalo, ed Uberto si sottoscrisse- 
ro di propria mano , e il Duca Liutardo vi fece una bella Croce , co- 
me quattro anni innanzi . 

Negli anni addietro si è parlato più volte della nobilissima famiglia 
d' Este , ma io ho rlserbato a questo tempo il raccontare un avveni- 
mento alla suddetta Casa spettante . Già s' è detto che Guelfo primo- 
genito di Alberto Azzo aveva pianlato la sua sede principesca in Ger- 
mania chiamato dall' avola al possesso de' grandiosi Stati de' Guelfi . Il 
Marchese padre di lui rimaso vedovo sposò Garsenda Principessa di 
Mans , o de' Cenomanl in Francia , ed ebbe due figliuoli di lei Folco 
ed Ugo , e questo secondo fu ammoglialo dal padre con una figliuola 
di Roberto Guiscardo Duca di Puglia . Tutto ciò abbiamo detto . Ora 

è da 



84 'annali delta citta^ 

AN. 1089 è da sapersi che morto senza discendenza Eriherto fratello di Garsen- 
da, egli lasciò erede del suo principato Guglielmo Duca di Norman- 
dia , che fu poi conquistatore dell' Inghilterra. Ma que' popoli avvez- 
zi al dominio de' loro Principi naturali chiamarono dall' Italia U^o fi- 
gliuolo di Garsenda a signoreggiare quegli Stati , patteggiando che i^^?/- 
co anzinato restasse possessore de' beni patemi . Andò yllherto ^z- 
zo colla moglie e col figliuolo in Francia , dove questi fu riconosciu- 
to Principe del Maine , e dovendo tornare il suddetto Marchese in 
Italia raccomandò entrambi alla fede di Goffredo di Meduana poten- 
te signore di quelle contrade . Era Garsenda nel fior dell' età , e sul 
colmo degli afletti , era lontanissima dal consorte ; non maraviglia per- 
ciò se Goffredo di tutore divenuto amante la inescò con tante lusin- 
ghe , che non avendo essa la virtù di Penelope lo tenne di poi quasi 
com^e marito . Nacquero scandali e turbolenze ; Ugo fu rimandato in 
Italia ; i popoli stanchi , e oppressati da Goffredo si diedero volonta- 
riamente a Guglielmo ; e la Casa d' Esle perdette allora quel Princi- 
pato . Ciò che di Garsenda avvenisse , o come dal marito ella fosse 
ricevuta , nessuna storia lo dice : solamente sappiamo che nel mille e 
settantaquattro A.lberto y benché vecchio, aveva preso la terza moglie 
chiamata Matilda , di nazione Italiana , sorella di Guglielmo Vescovo 
di Pavia , e figliuola di un Marchese Guido , 

La morte di Guglielmo il conquistatore avvenuta nelF anno mille ot- 
tantasette , e le discordie succedute tra' suoi figliuoli discontenti delle 
paterne disposizioni , fecero animo al popoli del Maine per sotti'^rsi 
all' ubbidienza del Re d' Inghilterra . Non sapevano essi dimenticarsi 
de' loro Conti , e conservavano una tenera affezione ai figliuoli dì Gar- 
senda , ultimo iTampollo di quella principesca famiglia . Mandarono am- 
basciatori in Italia a- richiamare con gi'andè ista^nza i figliuoli di ^zzo 
al possesso della matenia eredità. Viveva ancora il vecchio padre, il 
quale, pesate le cose , fece accorda tra' due fratelli, che Folco cioè ri- 
nunciasse a? suol diritti sul Prineipato di Maine , ed Ugo cedesse ogni 
sua ragione sopra gli stati paterni . Ciò fatto Ugo andò in Francia , 
e a grande onore vi fa ricevuto da' suol parenti e vassalli nella città 
capitale di quel principato, detta dai Francesi Mans , e Manso dagl' 
Italiani. Ciò avvenne nel mille e novanta . Tra' principali Baroni di 
quel paese v' era Elia Signor de la Fleche ^ discendente per lato di 
donna dai Conti del Maine , il quale segretamente aspirava alla signo- 
ria di quella provincia , uomo d' ingegno sottile , e potente in autori- 
tà . Questi esagerando le forze del Ke d' Inghilterra , e i suoi guer- 
reschi apparati per racquistare quello Stalo , e mettendogli innanzi la 
incostanza e volubilità di quel popolo di cambiamenti sempre deside- 
roso , eccitò tanto spavento in Ugo , Il quale aveva bensì nelle vene 
sangue Estense , ma cuore di coniglio , e nessuna delle paterne virtù , 
che non molto dopo agevolmente s' indusse a vendergli quel Principa- 
to, onde con grande suo. biasimo rltornossi in Italia , obbrobrio e ver- 



DI PAD O V A. 85 

gogna di casa 5ua . Né in ciò solamente moslrossi C/^o tralignante dalla a.st. 1089 
sua generosa prosapia . Aveva egli , come detto è , sposata una figliuo- 
la di Roberto Guiscardo , ma , secondo Orderieo Vitale , non poten- 
do 1' ignavo Principe sofFerìre i magnanimi sensi della Principessa trop- 
po diversi da' suoi la ripudiò , perchè ne fu da Urbano II, solenne- 
mente scomunicato . 

irrigo in questo mentre con poderoso esercito era calato in Italia 
nel mese di marzo dell' anno presente , volendo portare la guerra alla 
Contessa Matilda , il di cui matrimonio con Guelfo V, lo aveva estre- 
mamente irritato . Si accampò egli intorno a Mantova , dov' era rin- 
chiusa la Contessa con suo marito , e diede il guasto a quel territorio 
facendo ruberie e conducendo prigioni , perchè essa dipoi ne dovette 
uscire insieme con Guelfo , e ri^-irarsi ai forti suoi castelli ne' monti 
di Reggio . Racconta Bertoldo di Costanza (a) , che rapine ed in- 
cendj in tale tempo soffersero gli Stati di Guelfo , ma non dice se 
quelli della moglie , o quelli del Marchese A zzo suo avolo , che con- 
finavano colle nostre contrade . Non potè V Impcradore espugnare Man- 
tova ben difesa dal si(o , e dal valore degli abitanti , ma s' impadroni 
di Goveniolo, e di Rivalta , due molto importanti luoghi di quel con- 
tado . Fu nel suddetto castello di Rivalta , che i' Imperadore il dì ven- 
tisei di giugno diede al Vescovo Milone quel magnifico diploma , col 
quale gli dona e conferma la Città di Padova , e la sua arimannia , e 
tutto il distretto, i fiumi sino ai confini marittimi de' Veneziani; l'A- 
rena col Satiro, che io crederò sempre non esser diversa cosa dal Zai- 
ro , di cui s'è parlato sopra; ponti, vie pubbliche, daz; , gabelle ec, 
come ampiamente in esso privilegio sì legge presso i' Orsato (h) . Di- 
ce udrrigo di aver ciò fallo a petizione dell' apostolico Clemente III ^ 
dì Ogerio Vescovo d'Ivrea suo cancelliere, e di Enrico Vescovo dì 
Utrecht ; intimando la pena di mille libbre di oro purissimo a chiun- 
que osasse di violare il suddetto Editto , metà da pagarsi alla regia Ca- 
mera , e metà alla Chiesa Padovana , e al suo Vescovo . 

Beneficato Milorhe ed onorato da Cesare nella guisa che ora s' è ye- 
too , volle anch' egli diffondere i doni della sua liberalità . Pieve di 
Sacco , che ne' secoli addietro niente distinguevasi dalle altre Pievi di 
quelle contrade , cominciava era ad alzare il capo , siccome quella , ove 
i nostri Vescovi risiedevano d' ordinario , quando come Conti andava- 
HO a rendere ragione ai loro sudditi. Venne in pensiero a- 3Iilone dì 
fondarvi una Collegiata con Arciprete e Canonici , che religiosamente 
servissero a Dio , e di convenienti beni con molta munificenza la volle 
dotare . Perciò quella Pieve acquistò lustro e splendore , e divenne a 
pocO' a poco la capitale della provincia di Sacco . Né di ciò contento 

Mi- 



(a) In cliron. 
(ò) Pag. 255. 



86 ANNALI DEÌLLA CITTA 

AN. 1089 Milone prese a rifabbricare la Chiesa in più ampia e decente forma , 
la quale poi fu terminata da Pietro Vescovo successore , di che ha 
conservato memoria la seguente iscrizione : 

PrcEsulis est Templi finitio tempore Pefri ^ 
Milo fundavit vir Prcesul et Imperialis , 
MXC . MCX . 

Venne a morte In quest' anno il Marchese Liutaldo , o Liutoldo , fe- 
delissimo aderente di udrrigo Imperadore che tenne ferma la nostra 
Marca nell' ubbidienza di lui (a) . Egli è quel medesimo che veduto 
abbiamo in Padova ed in Trivigi tenere de' placiti a favore di 3Iilo- 
As. 1090 ^^^ • Gli succedette alcuni anni dopo nelP onorevole dignità un Enrico 
di schiatta Tedesca , il quale del pari che i suol antecessori governò 
nel tempo medesimo e il Ducato di Carintia , e la Marca di Verona , 
e fu tra quei Marchesi il quarto di questo nome . 

Si continuava in questo mentre la guerra così in Germania come In 
Italia , e venuta la primavera dell' anno novantuno , irrigo , benché 
nel verno precedente non fosse stato ozioso , strinse più da presso la 
città di Mantova , la quale pei continui rinforzi di gente, che le spe- 
diva la Contessa Matilda , avrebbe potuto lungamente resistere . Ma 
1' oro , che ogni fede corrompe , speso opportunamente da Cesare , se- 
dusse que' cittadini , i quali apersero le porte alle truppe Tedesche il 
dì II. di aprile, essendosi messa in salvo la guarnigione col mezzo di 
barche sul lago (h) . Dilatò allora l' Imperadore le sue conquiste , oc- 
. cupando molte Terre della Contessa, di che giunta la fama a Roma, 
e credendosi ogni cosa maggiore come si fa delle male nuove , ribol- 
lirono i maligni umori degli scismatici ; e mentre Papa Urbano cele- 
brava un Concilio nella città di Benevento , s' impossessarono del Ca- 
stello Sant' Angelo (e) , e introdussero anche in Roma 1' Antipapa 
Clemente , che si credette di non doverne più uscire . Mosso Guel- 
fo IV* Duca di Baviera da tali infauste notizie , e avendo a cuore 
gì' interessi della nuora e del figlio , venne In Italia , e intavolò trattati 
di pace coli' Augusto ^drrigo : ma siccome la prima condizione era , 
che egli, abbandonato l'Antipapa, riconoscesse Urbano II, così es- 
AN. 1091 sendo passato tant' oltre , che non credeva del suo decoro tornare in- 
dietro , e innoltre imbaldanzito per la prosperità delle sue armi rigettò 
ogni maniera di accordo . 

Innanzi però che l' Antipapa Clemente ne andasse a Roma , el ven- 
ne a Padova , onorato d' ospizio dal Vescovo nostro Milone , e ad 

islan- 



(tf) Bertold. Costanz. 

\bS Doniz. Vita Com. Mat, 

\c) Bertold. Costanz. 



DI T A B O V A , 87 

i^iianza di lui , e di Rohcrlo Vescovo di Faenza , e dì Pietro Arci- AN.?o9t 
diacono Padovano , che vedremo poi noslro Vescovo , con suo Breve 
ricevette il Monistero delle Donne di S. Pietro sotto la sua protezio- 
ne , gli confei'mò 1' ampia donazione fattagli dal prefato Milane , e tut- 
ti i beni che allora possedeva , o che In avvenire potesse acquistare , 
intimando la maladizione eterna a chi avesse inferito qualche molestia 
al Monistero suddetto . Il Breve è Indlritto alla Badessa Tcqfila , che 
Teupilla ancora chiamavasl (a) , e fu scritto in Padova da Bernerio 
Vicecancelliere il giorno diciotto di gennaio del novantuno . Anche ^U 
tihurga Badessa di Santo Stefano ebbe parimente ricorso insieme col- 
le sue Monache al medesimo Antipapa per ottenere un simile privile- 
gio , che le fu conceduto a petizione di Milane , e del Vescovo Faen- 
tino ; privilegio che conservasi nelf Archivio di quel Monistero . Né 
ci sia chi si maravigli di ciò . Il Vescovo Milane , da cui le Mona- 
che dipendevano , riconosceva Guiberto per legittimo Papa , e tutta 
questa parte d' Italia in una co' suol Prelati era fatalmente Involta nel 
medesimo errore . 

Tra I fatti di guerra In questo tempo avvenuti non dee tacersi ciò 
che accadde sul principio dell' anno novantadue . Era venuto irrigo 
di qua dall' Adige forse per molestare gli Stati del Marchese ^zzo 
suocero della Contessa , e non aveva seco molte milizie, perchè atteso an. 1092 
il rigore della stagione qua e colà si erano riparate . Avvertitane la Con- 
lessa Matilda spedì un buon nerbo di genti sotto il comando di Ugo 
del Manso , che dopo il suo vituperoso ritorno di Francia s'era ac- 
concio a' servigi di lei . Egli aveva avuto ordine di sorprendere 1' Im- 
peradore , ma o per sua negligenza , o perchè segretamente se la In- 
tendesse con lui , si fermò neghittoso otto giorni nella villa di Trlcon- 
taì , che aveva una grande estensione all' occidente di Montagnana , e 
quasi tre contadi abbracciava . Per tale Indugio potè irrigo raccozza- 
re le sue genti sbandate , e piombare Insperatamente sopra le spensie- 
rate soldatesche della Contessa , che parte furono tagliate a pezzi , par- 
te messe In fuga , e parte rimasero prigioniere . Il Monaco Donizo- 
ne (b) accusa apertamente di tradimento Ugo dal Manso , e se ciò è 
vero , si merita grande Infamia . Ottenuta questa vittoria passò l' Impe- 
radore olti^e Po , e venuta la state proseguì ostinatamente la guerra dan- 
neggiando gli Stati della Principessa nemica , la quale seppe ben difen- 
dersi dall' armi di lui , e ricattarsi In solenne guisa di tanti danni ed 
Ingiurie . 

Era venuto in Italia Corrado primogenito dell' Augusto Arrigo per 
mettersi in possesso degli Stati di Adelaide sua avola Marchesana di 
Torino e di Susa . Parve ai difensori del partito pontificio , e prlnci- 

pal- 



ia) Orsato Storia di Padova . 
{b) In Vira Math. 



88 ANNALI BELLA CITTA" 

T?;. 1092 palmenle , come è credibile , alla Contessa Matilda , un colpo di ma- 
no maestra , se si avesse potuto ottenere dal giovane Principe , che si 
ribellasse dal padre. Per invogliamelo gli fu proposto di eleggerlo Re 

Tn. iop3 d' Italia , boccone da non rifiutarsi : n' ebbe irrigo qualcbe sentore , 
per la qual cosa accortamente •chiamolk) a «e , e lo chiuse in prigio- 
ne , ma seppe egli eludere la vigilanza de' suoi custodi , e porsi in sal- 
vo presso la suddetta Contessa . -Ora (a) , raccorciando il racconto , Cor- 
rado, poiché da Papa Urbano ebbe 1' , assoluzione della scomunica , fu 
incoronato Re d' Italia dall' Arcivescovo di Milano , e si dichiararono 
a favore di Jui alcune città della Lombardia , oltre il Duca Guelfo e 
sua moglie ; onde percosso irrigo da tale inaspettato accidente trovossi 
in assai stretto partilo, e trattennesi lungo tempo in una fortezza co- 
me persona privata e senza le usate insegne reali. Verso il fine ò\ 
quest' anno , e fu il novantesimo terzo , era certamente in Verona , 
città che gli si mantenne fedele , e dimorava seco anche l' Antipapa 
Clemente , il quale pubblicamente fìngevasl dispostissimo a deporre il 
papale ammanto , quando in altra guisa non si avesse potuto dar Ja 
pace alla Chiesa. Di questo bruttissimo e dolentissimo fatto, in cui si 
vide un figliuolo involtarsi contra il suo padre , lascerò che giudichi 
l'imparziale lettore* 

Ad accrescere la disperazione di Arrigo si aggiunse nell' anno se- 
guente la fuga della regina Adelaide , ossia Prassede sua moglie . O 
che egli si fosse , come avviene , per sazietà infastidito di lei , o che 
essa veramente gli avesse dato qualche occasione di concepirne odio e 
malavolenza, la teneva chiusa in Verona dentro oscura prigione. Po- 
tè essa nondimeno , non si sa come , ricorrere alla Contessa d' Italia , 
e le venne agevolmente fatto di muovere il cuore della Principessa a 
sollievo della sua sventura . Matilda (h) , a cui lo sdegno contra di 
Arrigo rinfocava l'animo, colse volentieri l'occasione di tribolarlo, e 

AN. iop5 inviò occultamente alcuni suoi fedeli a Verona , i quali operando con 
molta desterìtà poterono trafugare , e a luogo di sicurezza condurre 
la prigioniera , come avvenne anche all' altra Adelaide ne' tempi di 
Berengario II. Ricoveratasi presso il Duca Guelfo V, e la consorte 
Matilda col pubblicare F enormezze di suo marito accrebbe il discre- 
dito di lui non pure in Italia , ma in Alemagna eziandio , dove all' 
udirle dalla bocca di lei in un Concilio tenuto in Costanza sommo 
sdegno , e compassione e cor-doglio si suscitò in quella sacra Adu- 
nanza . 

Arrigo \\\ questo mezzo dopo una breve gita in Germania tratte- 
nevasi nelle noslre contrade , e se si dee prestar fede al Dandolo (e) , 

men- 



id) Bertoldo , Sigeberto in Cliron, 
(^) Doniz. I. e. 
(e) In Chron. 



DI !P A B O P^ A ^ 89 

mentre esso dimorava in TrJvigì , Vitale Faledro Doge di Venezia^^AN. 109/ 
gli spedì tre suoi ambasciadori ^ i quali lo ritrovarono assai amico e fa- 
vorevole agl'interessi de' Veneziani . Quindi non solamente rinovò gli 
arilichi patti con essi, ma volle inoltre visitare la Basilica di S. Mar- 
co , e venerare le sacre spoglie di lui , che novellamente si erano disco- 
perte , dopoché s'era perduta la memoria del sito, dove ab antico gia- 
cevano ; levò al sacro fonte una figliuola del Doge , e avendo veduta 
e ammirata quella città , e concedute immunità ad alcuni Monisterj tor- 
nossene in terraferma . Sospetta il Muratori (a) , che ciò possa essere 
a^xaduto qualche anno innanzi , quando più prosperamente cammina- 
vano gli afiari di Arrigo ; ma io non ci vedo ragione , per cui si 
debba accusare il Dando/o di poca esattezza. Certo è che nel giugno 
di quest' anno novantacinque egli era in Mestre , castello a vista dì 
Venezia , dove diede un ampio privilegio a Maria Faliero Abbadessa 
di S. Zaccaria (h} a confermazione di tutti i beni di quel Monistero , 
onde potè avere anche visitato quella così vicina città . 

Non si partì P Imperado.re da queste nostre contrade , nelle quali go- 
deva il favore del Clero , e del popolo . Mentre soggiornava in Vero- 
na , ed aveva a suo Cancelliere Valbrunone Vescovo di quella città , 
gli si presentò Teupilla Badessa di Se Pietro di Padova per implorare 
di nuovo la protezione imperiale sopra 1 beni del suo Monistero , pei 
quali forse la inquietavano potenti persone ; e alle preghiere del s^ene- 
r abile Papa Clemente , e di Bilione Vescovo Padovano di beala me* 
moria , del Marchese Burcardo , del Conte Manfredo , e di altri Si- 
gnori autorevoli ottenne il privilegio desiderato (e) , Sono notabili per 
mio avviso quelle parole di beata memoria , le quali mi recano a cre- 
dere , che Milane ^ innanzi che il suddetto diploma fosse spedito , aves- 
se lasciato di vivere . Non mi è ignoto che i nostri Storici allungano 
la vita di lui sino alla fine del secolo , ma so altresì che grandemente 
s' ingannano , poiché nell' anno seguente novantasei abbiamo un novel- 
lo Vescovo . Io desidero che non s' ingannino parimente laddove rac- 
contano , che Mllone , se da prima fu intruso , è stato di poi confer- 
mato canonicamente nel Vescovado , Le carte antiche ce lo fanno ve- 
dere aderente e fermo seguace dell' Antipapa e di Cesare ; e tale fu 
ancora Pietro successore di lui ; e se alcune Chiese di Lombardia ri- 
conobbero in quest' anno il legittimo Papa Urbano II ^ le nostre per 
loro disavventura più lungamente perseverarono nello scisma . Innoltre 
Arrigo , come vedemmo , lo chiama di beata memoria , elogio non 
conveniente a chi avesse abbandonato il partito di lui , e del ^uo Gul- 

ber- 



(a) Annali d'Italia. 

(l?) Cornaro Cliiese Venete, 

(Ó Orsato Stor. di Pad, 

Parte IL M 



go ANNALI BELLA CITTA 



1095 herto . Tali sono i miei dubbj intorno iì racconto de' nostri Storici , 
i quali mi giova di proporre , affinchè non mi sia imputato eh' io vo- 
glia nasconderli a danno della verità . 

Anche i Canonici della nostra Cattedrale ebbero dall' Tmperadore un 
favorevole editto , col quale ad istanza dell' Antipapa , del Cancelliere 
Valhrunone , e di ^rpo Vescovo di Feltre confermò loro tutti i pri- 
vilegi degli altri Re ed Imperadori precedenti , e le donazioni e i la- 
sciti de' fedeli : confermò parimente ad essi il diritto delle decime ed 

^ altri beni , concedendo loro la facoltà di dividerne i frutti , sempre pe- 
rò col consenso del Vescovo che di tempo in tempo sarà . Qui non 
è nominato Milane , nò altro Vescovo , e questo silenzio fa prova , 
che la Sede Vescovile vacava (a) . Manca in questo diploma la data 
del luogo e del tempo , ma si può credere con tutta ragione che ap- 
partenga a quest' anno novantacinque , e che in Padova sia stato dato , 
poiché nel fine di maggio l' Imperadore era tra noi certamente , com' è 
manifesto per una bellissima carta del Monistero di S. Giustina . 

Sedeva P Augusto Cesare nel brolo presso il palazzo Vescovile , ed 
oltre il Cancelliere Walhrunone aveva seco una numerosa comitiva di 
giudici , e di nobili personaggi , de' quali per la storia delle famiglie 
gioverà riportare i nomi . Intervennero a questo placito JBurcardo , e 
JVernerio Marchesi , il Conte Bonifazio , credo , di Verona , e il 
Conte Manfredo de' nostri , Uberto di Fontaniva, Cono Gomherto di 
Celsano , Odelrico di Salvazano ,. Ugo di Casale , Baroncello , un al- 
tro Cono , Bernardo , ^Imenardo ec. Innoltre sedevano intorno al 
regio trono Isnardo , udldecherio , ^icardo , Pellegrino di Verona , 
Ugo , Odone di S. Giustina giudici . A tale consesso si presentò Gio^ 
vanni Monaco e Priore della Badia di S. Giustina insieme col suo av- 
vocato Ingelerio supplicando alla Maestà del Sovrano , che si degnas- 
se di confermare al suddetto Monistero quei beni , che i Carraresi ave- 
vano ad esso donati. Questa ' nobile ed opulenta famiglia, che sino da' 
suoi principi si fece conoscere per le sue largizioni verso de' luoghi 
pii , aveva fatto dell' ampie donazioni anche al Monistero di S. Giusti- 
na . Un Litolfo da Carrara gli aveva donato una Corte presso di Mon- 
selice , cioè un vasto tratto di terreni , dove poi fu edificata la Chiesa 
di S. Salvatore detta volgarmente di S. Salvaro , e due fratelli agnati 
di lui Milone ed Enrico figliuoli di Artiucio altre possessioni nelle 
ville di Legnaro , dei Ronchi , di Tribano , e Conselve . Ora l' Impe- 
radore accolse benignamente le istanze del Priore , e col suo imperia- 
le diploma del di 3i. di maggio pubblicato dal Muratori (h) gli con- 
fermò i prelati beni , ordinando che nessun Vescovo , o Abate osasse 
di darli in feudo , o alienarli , o in qualunque altra guisa obbligarli 

al- 



(a) Arch. della Cattedr. 
iff) Antiq. Ital. Diss. 51. 



DJ PADOVA. gì 

altrui sotto la pena di cento libbre d' oro . Si sottoscrissero al diploma' 
il medesimo Imperadore , il suo Cancelliere Valhrunone , e i suddetti 
suoi giudici . 

Frattantocliè Arrigo trattenevasi in queste parti , Papa Urlano era 
venuto in Lombardia , e nel mese di Marzo tenne in Piacenza un Con- 
cilio di dugento e più Vescovi , nel quale , oltreché fu solennemente 
scomunicato l' Antipapa Guiherto co' suoi aderenti , molti decreti si fe- 
cero affine di riformare la scaduta ecclesiastica disciplina , e i guasti co- 
stumi del Clero . Poscia ne andò per mare in Provenza , e giunto al- 
la città di Valenza mandò lettere circolari invitando i Vescovi ad un 
Concilio da tenersi in Chiaramonte per 1' ottava di S. Martino , come 
fu realmente tenuto con grandissimo numero di Prelati . 

Memorabile sarà sempre ne' fasti della Chiesa non meno che dell' 
Impero il suddetto Concilio , in cui Papa Urlano condusse a buon 
termine ciò che nel Concilio di Piacenza aveva già cominciato , cioè 
ottenne di armare l' Europa per liberare Gerusalemme dalle mani degl' 
infedeli . Furiere e precursore di Urlano era stato un certo Pietro 
Eremita di Picardia , il quale tornato dalla Palestina soggetta allora a 
Califfi Fatimiti raccontò in Occidente scorrendo di città in città le per- 
secuzioni e le angherie , che \ Cristiani da' Saraceni vi sofferivano , e 
le profanazioni delle nostre Chiese, e de' Luoghi santi che aveva visi^ 
tati . Grande commozione per le sue prediche levossi nel popolo ; ma 
le esortazioni del Capo visibile della Chiesa , e la indulgenza plenaria 
di tutte le pene canoniche ( cosa a que' tempi rarissima ) da lui con- 
ceduta a chi avesse preso la croce , e pentito e confessato passasse in 
Oriente , furono principalmente i possenti stimoli , che trassero a ero* 
cìarsi tanto numero di persone , che quasi 1' Europa restò vota di gen- 
te . Presero 1' armi , oltre molti Principi e Baroni mossi o da puro 
zelo di religione , o da vaghezza di gloria , i più giovani e vigorosi 
di ogni nazione , e non pur laici assuefatti al mestier militare , ma 
Cherlci ancora , Vescovi , Abati , Preti e Monaci , e per fino k don- 
ne : queste per bizzarria di mostrare non ordinario ardimento , quelli 
per vagare indisciplinati lunge dalle loro Chiese, o per vivere libera- 
mente fuori del chiostro ; i secolari per espiare le gravi enormezze da 
loro commesse , o per isfuggire le pene temporali dovute ai loro mis- 
fatti , o per esimersi dal pagamento de' loro debiti , o per altri somi- 
glianti motivi . Non è della nostra storia il raccontare gli svariati av- 
venimenti di questa guerra sacra promossa con gran calore dai Papi , 
la quale con replicate, ne sempre felici spedizioni, durò oltre due se- 
coli , e fu sorgente di grandi rivoluzioni in Europa . Io per questo 
solo un breve cenno ne ho fatto , perchè due Padovani in questo pri- 
mo passaggio si segnalarono , Aicardo di Montemerlo , e Isnardo di 
S. Andrea dal Musone , il primo de' quali chiamato dagli Storici no- 
lilissimo giovane e soldato arditissimo dopo essere intervenuto all' as- 
sedio di Nicea restò ucciso dagli Arabi in Palestina . 



AN. 1095 



9^ ANNALI BELLA CITTA 

AN. 1095 Strepitoso fatlo avvenne in quest' anno medesimo , sul quale tanto si 
è scritto secondo il diverso spirito che animò le penne degli Storici » 
La celebre Contessa Matilda , di cui riferito abbiamo il matrimonio 
eon Guelfo V, Duca di Baviera , si disunì dal marito , o piuttosto si 
separò egli da lei, afiermando di non averla mai tocca. Il fatto è cer- 
to , ma i veri motivi del divorzio non sono cbiari , e Bertoldo di Co- 
stanza ed altri Cronisti ce ne lasciano del tutto all' oscuro , e solamen- 
te pare che la pingue eredità della Contessa sia stata il pretesto della 
separazione. A tal nuova corse in Italia tutto sdegnalo il vecchio Guel- 
fo , ^ indarno lungamente sì affaticò affine di riconciliare gli animi 
disuniti; onde parendogli che alla sua casa, principiile sostegno del 
partito cattolico , fosse l'atta una grande ingiuria , spinto dagli stimoli 
del dolore, quantunque paia cosa da non la credere, si collegò con 
irrigo già suo nemico per costringere la Contessa a dare i suoi beni 
al giovane Guelfo, che donati aveva alla Chiesa Romana; ma troppo 
tardi e senza alcun frutto , poiché l' Imperadore , come diremo , si ri- 
dusse in, tanto pericolo che uscì dell' Italia , né più vi potè rientrare . 
Ciò non si doveva tacere per le cose che restano a dirsi 



AN,.io95 II novello Vescovo succeduto a Milone- da noi sopra accennata, ehs 
€Ì si presenta nelP anno novantasei , è Pietro Arcidiacono del Capito- 
lo Padovano . I nostri dillgentissimi Storici (a) lo dicono uscito della 
famiglia Tergola , una delle più illustri della nostra Città, di che io 
non ho prova veruna , leggendo anzi in vecchie carie che chiamava^ 
Cizarella . Aggiungono che i^erso Dio fu pieno di affetto , di cari-- 
ih i>erso i poderi , di benignità i^erso tutti, e che pel corso di dieci- 
nove anni esemplarmente governò il Vescovado . E pure questo egre- 
gio e tanto lodato Vescovo , come malamente intruso , fu deposto dal- 
la Episcopale dignità, di che a suo luogo dirassi , e nelle nostre carte 
è onorato col titolo di eretico . Apparisce da ciò eh' era stato innalza- 
to alla Cattedra Padovana da Cesare , e dall'Antipapa, che in questa 
Città soggiornavano: e ciò accadde non già nel mille e cento, com' 
essi dicono falsamente, ma tra il marzo del novantacinque, quando 
ancora Arcidiacono insieme con ^ riberta Arciprete allivellò una terra 
della^ Canonica , e il settembre dell' anno seguente nel quale il dì ven^ 
titre fece una donazione al suo Capitolo di un terreno boscoso , alla 
qual donazione furono presenti Ugo da Baone , ed Alberto suo fi- 
gliuolo , Enrico, ed lAdamo da Fontaniva (b) , Ih questa Carta sì 
chiama egli Vescovo eletto , e perciò si può ragionevolmente sospetta- 
re , che non molto avanti fosse succeduta la sua elezione. Tra queste 
cose tornò Urbano in Italia contentissimo di aver mosso una quantità 
innumerabile di Cristiani a prendere la Croce , e poiché nel settembre 

fu 



{a) Orsato , ed altri 
{b) Arch. Capitol. 



fu giunto a Milano, molto sì rallegrò al vedersi dinanzi riverenti e an. 1096^ 
ossequiosi Vescovi e Abati senza numero , e quella città ricreduta e 
vinta, che prima innalzato aveva lo stendardo della, ribellione; e di là 
proseguì il suo viaggio sino a Roma, dove entrato solennemente cele- 
brò con magnifica festa il dì del S. Natale; non altro luogo di quella 
metropoli restando in potere dell'Antipapa che il castello Sant'Ange- 
lo , il quale però non molto dopo venne alle mani del legittimo Pa- 
pa . Così , e non altrimenti doveva succedere . Imperciocché l' Impera- 
dorè vedendosi abbandonato da' suoi , che a schiere andavano sotto le 
insegne del Re Corrado, si determinò di tornare in Germania, onde 
venne a mancare il suo principale sostegno all' ostinato Guiherto . Gran- 
de merito , non dee negarsi , ebbe in ques<to affare la Contessa Ma- 
tilda , la quale e aiutando Corrado^ e facendo in guisa che andasse- 
ro a vuoto tutti i disegni di irrigo ,. lo costrinse a partirsi d' Italia , 
Si trattenne egli colà nelle città di Norimberga e di Augusta buona 
pezza di tempo quasi come privalo ; ed essendo ricorsi ad esso i Giu- 
dei , che da' Crocesegnati condotti da Pietro Eremita erano stati, per- 
seguitati a spogliati., indi forzati ad abbracciare la R.eligione Cristiana^ 
restituì loro la libertà di coscienza , meglio- e più diiittamente operan- 
do lui che quel guazzabuglio di crociate nazioni, gentame più di pre- 
de cupido che di conquiste (a) . Poscia trattò di pace co' Principi dell' 
Alemagna , o sotto questo colore procurò di promuovere al Regno , in 
luogo dell' odiato Corrado , il suo secondogenito irrigo T^, 

Era arrivato all' età di sopra cent' anni il Marchese udlherto ^zzOy 
e conoscendosi vicino ad uscire del mondo^ volle coronare il fine della 



sua vita con una insigne opera di pietà. Nel dì tredici di aprile di Air.iop/ 
quest' anno novantasette insiemo con Ugo uno de' suoi figliuoli in Ro- 
vigo , dove teneva palazzo dominicale , fece una generosa donazione di 
cinquanta possessioni al Monistero della Vangadizza posto ne' suoi sta- 
ti , di cui aveva il giuspatronato : e queste possessioni , tranne una pres- 
so IVionselice , erano tutte nella Scodosia , compresa nel contado di 
Padova . Nota giustamente il Muratori (h) che un co tal dono fatto 
in una sola volta da cìd lascias>a dopo di se figliuoli e nipoti , può 
sernre a far maggiormente conoscere- l' opulenza del nostro Marche- 
se Alberto A zzo II ,, e cosa allora fisserà i Marchesi d' Italia^ . 
Folco , r altro figliuolo di lui , non fu presente a tal donazione , nò 
si legge che vi abbia dato l' assenso ; e ciò forse perchè essendo stato 
investito dal padre di tutta la sua eredità , non gli piaceva che sì bel- 
la porzione ne fosse smembrata. Poco appi^esso il vecchio Marchese 
terminò la gloriosa carriera del viver suo , poiché nell' agosto di quesl' 
anno in un: privilegio , che il Re Corrado diede a Folco nel borgo 

del 



{a) Annal. Sass. Ab. Uspergense^ 
{h) Antich. Est. P. I. 



94 ANNALI DELLA CITTA 

uv. 10^7 del Castello di S. Donnino , questi più volte è nominalo Marchese , 
titolo che , vivendo il padre , non si dava a' figliuoli (a) . 

Fu ^zzo un Principe fortunatissimo , perchè oltre ad esser giunto 
ad un' età centenaria , alla quale assai pochi mortali arrivano , e senza 
que' malori , che sono compagni indivisibili dell' estrema decrepità , vi- 
de prosperata in singoiar modo la sua famiglia : di tre figliuoli uno 
divenuto potente principe in Alemagna ; 1' aUro erede di ampj stati in 
Italia , che dal Mincio si distendevano sino alle Veneziane maremme, 
oltre mohe terre e castella ne' distretti della Toscana ed altrove ; ùl ter- 
zo , che se avesse avuto cuore , goduto avrebbe un bel principato in 
Francia , che vendette per sua viltà . Sebbene morendo ei non lascia- 
va né meno questo senza rendite e senza facoltà, onde potesse vivere 
ad uso di Principe . Imperciocché Folco prevedendo vicina la morte 
del padre , e che Guelfo il fratel maggiore arebbe fatto valere le sue 
ragioni sopra i beni paterni condiscese nell' anno novantacinque -a com- 
perare da Ugo col prezzo di mille lire Lucchesi ogni sua pretensio- 
ne , e per averlo amico sempre e difenditore centra l' altro fratello a 
titolo di feudo , e di vassallaggio lo investì della metà del patrimonio 
del padre , che dopo la morte di lui si sarebbe tra loro fedelmente 
diviso (b) . 

Allo scorcio di quest' anno medesimo , cioè addì 3. di novembre un 
nostro gentiluomo de' principali emulò la pietà di Azzo . Questi fu 
Cono da Calaone marito di Berta , la qual dicesl della Casa d' Este , 
che avendo perduto Ugo suo unico figlio rapitogli dalla morte donò 
al Monistero di S. Michele di Candiana da lui fondato pei Monaci 
Cluniacensi alcune possessioni , cioè cinque nella villa di Vigonovo , una 
in Pontelongo , ed un' altra in Cona , acciocché que' Religiosi pregas- 
sero Dio per 1' anima del suddetto Ugo . L' istromenlo di donazione 
fu rogato neir atrio della Chiesa di S. Michele , e Cono vi è sotto- 
scritto con alcuni testimonj che professano la legge del donatore , la 
quale era la Salica , poco usata presso di noi . Innoltre donò egli due 
servi Giomnni e Michele . Da questa carta originale che io vidi nell' 
archivio di Candiana , impariamo , che non all' anno mille cento e quat- 
tro , ma innanzi era stato piantato quel Monistero , quantunque io cre- 
da che la fabbrica non si sia cosi presto compita , e quindi sia nato 
l' errore di alcuni , che ne portano al seguente secolo la fondazione . 

Venuto a morte il prefato Cono volle essere seppellito in quella 
Chiesa insieme con Berta sua moglie , e sino a questi ultimi tempi , 
e forse si vede ancora l' antico sepolcro colla data del mille cento e 
cinque . Prima però di morire elesse suoi commissarj Alt Ingo ed In- 
§enolfo cittadini di Monselice , affinchè dessero di suo ordine all' Aba- 
te 



[a) Murat. Ant. Est. P. I, 
E^) Ivi . 



DI 19 A B O V A . gS 

te T'itale tuttocic) eh' ei possedeva , tranne alcuni poderi in Pontelon- an. ioj^7 
go , in Are , in Terrarsa , in Cona , e Pontecasale , villaggi tutti a quel 
Cenobio vicini . Crebbe questo Monistero in lustro e splendore , e di- 
venne poi dipendente da S. Pietro di Modena , perchè molte liti e que- 
stioni insorsero tra 11 nostro Vescovo , e T Abate Modenese . Dopo tre 
secoli incirca , essendo per la malvagità de' corrottissimi tempi scaduta 
la regolar disciplina, fu data in commenda quella Badia; e l'ultimo 
Abate commendatario Tommaso Gradenigo nobile Viniziano avendola 
rinunciata nelle mani di Domenico Groppi Pievano di S. Barnaba di 
Venezia , 1 Canonici regolari del Salvatore intorno alla metà del seco- 
lo XV. vi furono sostituiti coi medesimi titoli che godevano i Mona- 
ci , e con pieno consenso del Senato e del Papa . Rifabbricarono essi 
in più ampia e speciosa forma la Chiesa e il Convento , v' istituirono 
il Noviziato , e vi piantarono Scuole per ammaestrare i loro giovani 
nelle sacre e profane scienze (a) . Ma il Senato medesimo tanto reli- 
gioso in que' tempi distrusse in un giorno di questo secolo 1' opera di 
tanti anni , spogliò quell' illustre ordine d' una delle sue migliori badie , 
e tolse alla nostra Città un beli' ornamento , onorata memoria di un suo 
nobilissimo cittadino . 

Non s' ingannò il Marchese Folco ne' suoi sospetti , poiché intesa 
appena da Guelfo Duca di Baviera la morte del padre inlimò a' suoi 
fratelli la divisione degli stati paterni , e domandò la porzione che gli 
apparteneva . Non la intendevano i due Italiani appoggiati al testamen- 
to di ^zzo , che escludeva Guelfo dalla eredità provveduto abbonde- 
volmente di signorie e di stati in Germania . Guelfo messe le sue for- 
ze a ordine per farsi ragione coli' armi calò coli' esercito a difesa de' 
proprj diritti , bramoso ancora di vendicarsi della Contessa d' Italia per 
la ingiuria da lei ricevuta : ma i due fratelli armati anch' essi gli chiu- 
sero il varco , sicché non potè scendere in Lombardia , chiaro indizio 
della loro potenza . Allora il Bavarese si collegò con Enrico Duca di ^^- ^^^^ 
Carintia , e Preside della nostra Marca , e con Vodalrico Patriarca di 
Aquileia , ed essendo con grandi truppe entrato in Italia spinse a gui- 
sa d' impetuoso torrente le sue genti contro gli Stati posseduti dalla 
Contessa , e da' due fratelli , e molti luoghi ridusse alla sua divozione 
portando il fuoco della guerra anche ne' nostri contorni . Ma Folco 
conoscendo di non potere far fronte al fratello , non mollo dopo fece 
accordo con lui cedendogli qualche parte degli Stati paterni ; e in fat- 
ti si ha che la linea Estense di Germania possedette la terza parte di 
Rovigo , ed anche esercitò signoria nel nobile castello d' Este (a) . 

Mentre si facevano queste cose Papa Urbano per gravi affari si trat-f 
teneva nel regno di Napoli , e nell' ottobre 4|ll' anno novantotto tenne 

nel- 



W Ex Tab. Cand, 

(J?) Bertoldo Cost. Murat. I, e. 



gG ANNALI BELLA CITTA '^ 

Aw. 7098 nella citlà di Bari un Concilio , al quale è intcn^enulo anche il S. Ar- 
civescovo udnselmo letteratissimo uonw) , che disputò con gran forza e 
dottrina contra 1' errore de' Greci sopra la processione dello Spirito 
Santo . Venne poscia il Sommo Pontefice a Roma , dove già il ca- 
stello di S. Angelo era venuto in potere di lui , cacciatane la guarni- 
gione dell' Antipapa , e nella terza settimana dopo Pasqua dell' anno 
seguente in un altro Concilio scomunicò il suddetto Giliberto co' suol 
aderenti , rinovò le censure contra i preti concubinarj , e domandò nuo- 
vi aiuti per la impresa di T^rrasanta con tanto calore da lui promos- 
sa . Non ebbe egli il buon Papa la consolazione di sentire che Ge- 
rusalemme li dì quindici di luglio em stata presa dall' armi Cristiane , 
uè d' intendere la seguita elezione del pio e valoroso Gotifredo a Re 
di quel novello reame , poiché infermatosi morì , prima che la fausta 
nuova giugnesse in Italia , ed ebbe a successore Rinieri , Monaco Clu- 
nlacense , poi Cardinale del titolo di S. Clemente , che volle esser chia- 
Riato Pasquale II . 

Non sì stette ozioso Arrigo ripassato in Germania, Non poteva 
egli dimenticarsi T ingiuria dell' ingrato suo figliuolo Corrado , che a 
lui ribellatosi gli aveva usurpato la corona d' Italia ; e perciò ardendo 
di sdegno congregò una dieta di Principi Germanici nella città di Aquis- 
^rana, e fece loro accettare per -compagno e ssuccessore nel regno il 
suo secondogenito Arrigo . Se i mortali potessero spignere lo sguar- 
do neir avvenire , che oscurissima nebbia tiene agli occhi nostri celato 
non arebbe Cesare con tanto studio ed affetto procurato d' Innalzare al 
trono Germanico il più sconoscente, e snaturato figliuolo che nascesse 
mai sotto la cappa del sole . Ma ciò forse permise Iddio , perchè vol- 
k punirlo di tanta tribolazione recata alla Chiesa , e di tanto sangue 
Cristiano sparso pe' suoi ostinati capricci in sessanta e più fatti d' arme , 
Pietro Intanto nostro Vescovo amministrava le rendite del Vescova- 
do , e disponeva de' beni di esso , come se fosse slato canonicamente 
eletto . Appena ottenuto il possesso fece consecrare Xa^. Chiesa di Li- 
mena , una delle più antiche della diogesi Padovana , da Roberto Ve- 
scovo scismatico di Faenza , come Miìone suo antecessore aveva con- 
secrato quella di S. Agostino di Bovolenta . Nel mille poi e nonanta- 

A.\. 1099 nove addi 19. di febbraio (a) permutò con. Arderieo causidico del qu. 
Tetaldo un pezzo di terra con casa presso la Chiesa di S. Matteo di 
ragione del Vescovado , ricevendo invece da lui due pezzi di terra pa- 
rimente con casa fuori della Citlà , e presso l' Arena . Innanzi però che 
il contratto di permutazione fosse segnato il Vescovo mandò Autone 
suo Messo a fare l'accesso de' luoghi insieme con P/^/r^ giudice, Ai- 
car/o di Bonomo , e Jiftim'elfo di prete Atuìherto , i quali , come 

vo- 



(«) Arch. della Cattedr. 



voleva la legge , stimassero le terre , e vedessero se la permuta fosse a n. 1099 
al Vescovado utile e vantaggiosa . Cosi in fatti essi giudicarono , e si 
sottoscrissero alla carta rogata in Padova da Fiorenzo notaio ; ed oltre 
ad essi si sottoscrissero come testimonj Turisendo figliuolo di Onga- 
vello , Fulcro Venetico con Domenico suo figlio , Enrico di Vigon- 
za , e Vito di Alda , tutti Padovani di nobile e chiaro sangue . 

Intorno a questo tempo , come dicono le nostre memorie , passò 
agli eterni riposi il B. Crescenzio della famiglia Camposanpiero prete 
di santa vita . Egli nulla curando gli onori , che dalla nobile sua pro- 
sapia poteva aspettarsi , né le terrene ricchezze , delle quali copiosa- 
mente era provveduto , si diede tutto alle opere di pietà (a) : converti 
il suo palagio in un monistero di vergini , che di S. Cecilia chlamos- 
si , dotandolo di molti beni , e fabbricò la Chiesa dell' Evangelista S. 
Luca , dove volle esser sepolto . E notisi, che questa Chiesa era allo- 
ra più grande e di altra struttura che adesso non è ; ma essendosi fat- 
ta demolire dalla Repubblica Padovana , perchè impediva V erezione 
delle mura , che oggi si dicono vecchie , fu di poi rifabbricata , e a' 
dì nostri colle limosine de' fedeli a miglior forma ridotta . Quivi il B. 
Crescenzio giacque lungamente , se non che parendo a Marco Cor- 
naro nostro Vescovo che vi giacesse inonorato , nelP anno mille sei- am. hoo 
cento e quattro ne trasferì le reliquie con solenne pompa alla suddetta 
Chiesa di S. Cecilia , e le collocò in un' urna di marmo nero sopra 
r altare che al Beato medesimo è dedicato . 

Comechè i' Imperadore udrrigo sì trattenesse m Germania , né po- 
tesse in tanta distanza sostenere 1' Antipapa Guiherto , questi nondime- 
no aliava intorno a Roma per desiderio d' entrarvi , dove non gli man- 
cavano de' fautori . Ma il popolo Romano ornai stanco dello scisma , 
che lacerava la Chiesa , sollecitò il Papa , offerendogli oro ed argento , 
alHnchè lo cacciasse di que' contorni , e Ruggieri Conte di Sicilia pel 
medesimo fine di grossa somma gli fece dono . Dimorava allora Gui- 
herto nella città di Alba , e non potendo lungamente sostenere l' asse- 
dio , che l' esercito spedito dal Pontefice vi aveva posto , ebbe via di 
fuggirsi e di ricoverarsi in un forte castello ; ma quivi fu colto dalla 
morte senza avere spazio di ravvedersi , e di pentirsi de' gravi ecces- 
si , ne' quali era caduto per la sua pazza ambizione (h) . La morte 
di questo sciaurato avvenuta nel mille e cento avrebbe dovuto por fine 
ai gravi mali , da cui la Cattolica Chiesa era tribolata ; ma gli ostinati 
scismatici eleggendosi de' nuovi Papi nort lasciarono che Pasquale II, 
una intiera quiete godesse , come vedremo appresso . 

Corrado regnava in Italia , o piuttosto le cose tutte , che apparten- 
gono 



W Ongarello , Orsato ec. 
{6) Muratori negli Annali . 

Parte IL N 



gS ANNALI DELLA CITT^ 



AH. iioo gono al maneggio dello slato , passavano per le mani della Contessa 
Matilda , che senza titolo regale da regina signoreggiava ; contutto ciò 
in queste parti altra autorità non riconoscevasi che 1' imperiale . E di 
ciò fa prova che il dì venticinque di maggio soggiornava in Monseli- 
ce Guarnieri Messo dell' Imperadore deputato da luì a rendere ragio- 
ne a' suoi sudditi . Quivi tenne un placito , e con esso risiedevano Goni- 
lerto e ^Imerigo giudici , Alberto , Odelrico , Guido , Gioi^anni , 
Alberigo , e Berizo giurisperiti con altri molti . Innanzi a tale con- 
sesso venne il Priore di S. Giustina di Padova chiedendo al monistero 
di S. Zaccaria di Venezia la Cappella di S. Tommaso Apostolo di 
quella Terra in vigore di una carta , che un cotal prete Dragone avea 
fatta . Ma il difensore delle ragioni delle Monache dimostrò che da 
cento e più anni esse pacificamente godevano quella Cappella, e pre- 
sentò un privilegio dell' Imperadore munito col suo sigillo , e da molti 
giudici sottoscritto, per le quali ed altre cose ancora que'. giureperiti 
sentenziarono a favore di S. Zaccaria , e giudicarono che la carta del 
Dragone non fosse di alcun valore . Quanto speditamente si termina- 
vano allora le liti , che ora per le forensi bindolerie non sì finiscono 
mai ! Lo stesso imperiale Messo Guarnieri a sommossa di persone In- 
vidiose e nemiche delle prefate Monache domandò alla Badessa un pa- 
lio di zendado , affermando che tale era la consuetudine ; e perchè gli 
fu negato , occupò tutti i beni , che il Monistero possedeva in Mon- 
selice. Allora il Pievano dì S. Tommaso a difesa delle monache con- 
gregò tutti i militi di quella Terra , ed altre oneste persone , le quali 
giurarono , che II Monistero (a) non era tenuto a ciò ; laonde Guar- 
nieri fece un decreto , che ad alcuna podestà non fosse lecito in av- 
venire di chiedere alla suddetta Badessa un palio . Molto era in uso 
ne' vecchi tempi il ripiego di terminare le controversie col mezzo di 
testimoni concordi , e allora principalmente che le scritture sì erano 
per qualche accidente smarrite . Non furono tanto barbari , come vol- 
garmente si crede , i riti e i costumi di quelle età . 

Se il donare alle Chiese è stato costume barbaro , è d' uopo confes- 
sare , che que' secoli , de' quali ora si parla , furono barbarissimi , poi- 
ché niente v' ha di più frequente nelle antiche pergamene che dona- 
zioni alle Chiese , ed a' luoghi pii . In questo medesimo mese di mag- 
gio Pellegrino e Beatrice, TVitcrno e Cuniza mariti e mogli abita- 
tori di Carade , cioè di Care , nel distretto dì Vicenza donarono per 
r anime loro al Vescovado di Padova (b) , dove Pietro Vescovo pre^ 
siede , due possessioni nella accennata villa ; e la carta di donazione 
fu scritta ivi nel dì venti , e infra gli altri testimoni sono da notarsi 
Tigone figliuolo del Conte Manfredo , ed Enrico di Busteghello da 

Mon- 



iJì 



Ex Arch. S. Zach. 

£x arch. maior. £ccl. Par* 



JD I V A B O V A , 99 

Montagnone . Ma più degna di essere riferita è un' altra generosa do- an. iiq# 
nazione fatta dal Marchese Folco al Monistero di S. Salvatore il dì 
ultimo di luglio . Abitava il Marchese in Montagnana , dappoiché ce» 
duto aveva Este a Guelfo suo fratello , che ritornando m Germania vi 
lasciò al governo un Visconte . La Chiesa di S. Salvatore , volgarmen- 
te di S. Salvaro , è nel distretto di Montagnana presso la Fratta ai 
confini del Veronese , e il suo monistero era allora abitato da Eccle- 
siastici secolari . A questi Cherici donò Folco per 1' anima sua e de' 
suol genitori la terra eh' el possedeva nel contado di Padova e di Ve- 
rona , e tra la campagna di Trecontadl , e la selva di Carracedo , co- 
me presso il Muratori (a) si può leggere distesamente . Lo strumen- 
to fu stipulato nel vico di Montagnana . Questo Monistero di S. Sai- 
varo fu dipoi unito alla Badia delle Carceri dell' Ordine Camaldolese , 
e soppresso insieme con essa sul finire del passato secolo . ^n. noi 

Non potea darsi pace Corrado , che la Contessa Matilda volesse 
padroneggiare da Sovrana dispotica , e che a lui altro non rimanesse 
che il nudo titolo di Re d' Italia . Disgustato del suo procedere , e 
vedendosi trascurato da lei qualunque la cagione ne fosse , perchè mol- 
te se ne assegnano dagli Scrittori , il real giovane , ad imitazione di 
Guelfo , si allontanò da essa , e riparossl a Firenze , dove soprappreso 
da febbre maligna in pochi giorni perdette la vita correndo l' anno 
mille e cent' uno ; Principe amabilissimo , e lodato a cielo dagli storici 
di Germania (h) per le sue rare doti , tra le quali non si può certa- 
mente annoverare la sua ribellione dal padre . Antica fama è eh' ei sia 
morto di veleno datogli da ^i^iano medico della Contessa , né sono 
mancati maligni scrittori (e) , che lei stessa ne accagionarono ; nero 
sospetto che non può cadere sopra di una lai donna qual fu Matil- 
da , Anche a' dì nostri ne fu rinnovata 1' accusa , ma senza recarne ve- 
runa prova . Così fatta è la natura degli uomini che crede più presto 
il male che il bene ! 

Erano passati già cinque anni dacché Pietro governava la Chiesa di 
Padova , e non aveva ancora ricevuto la Vescovile Consacrazione , che 
per mio avviso non ricevette giammai; imperciocché in carte posteriori 
di mezzo secolo si diee eletto . Ai venticinque di marzo di quest' anno 
egli stesso si chiama Vescovo eletto : Fgo Petrus Paduanus electus e- 
piscopus : e In questo giorno fa una donazione al Monistero di S. Giu- 
stina V. e M. e di S. Prosdocimo confessore per rimedio dell' anima 
dell' Imperadore , e de' Vescovi suoi antecessori , della sua , e de' Vescovi 
che succederanno ; la qual donazione è di due pezze di terra aratoria 
nella villa di Legnaro del distretto di Trevigi , come ancora s' è detto . 

Or- 



(a) Ant. Est. P. I. 

(éf) Abb. Usperg. Annal. Saxon. 

(0 Landulf. Hist. Mediol, 



\ 



100 ATHIÌ^ALl DELTA CITTA 



AN. noi Ordina esso che debbano servire ai bisogni per la mensa dell' Abate e 
de' suoi monaci , e de' loro successori in perpetuo , vietando che non 
possano mai essere alienate , né date in feudo , né altro esigendo da 
essi se non che preghino Dio ogni dì per lui , e pel Vescovi passati 
e futuri : chiama in fine la divina vendetta sopra qualunque Vescovo , 
che per quei terreni osasse inquietare i Monaci (a) . Fu scritta la Carta 
nella Cappella di Pietro Vescovo eletto , e vi sono sottoscritti il sud- 
detto Pietro, e un altro Pietro Arcidiacono della Cattedrale con al- 
cuni testimoni . L' Ab. di S. Giustina si chiamava Giovanni , nome 
replicato più volte ne' prelati di quel Monistero . 

In quest' anno sul principio di primavera Guelfo IV. unitosi con 
Guglielmo Duca di Aquitania , presa la Croce passò in Asia con un' 
armata numerosissima , e nel cammino fu preceduto da un altro eser- 
cito di Lombardi condotto da Anselmo Arcivescovo di Milano . Co- 
testi crocesegnati avevano in guisa accesi gli animi , che si credevano 
con tante forze di far tremare il Califa di Babilonia , e già parca loro 
di vederselo a' piedi sbalzato dal trono , e chiedente mercè ; ma la spe- 
dizione ebbe un pessimo fine . Giunta in Asia quella prodigiosa mol- 
titudine o per tradimento de' sempre mal fidi Greci , che se la inten- 
devano co' Saracìni , o per dlifalta di vittuarle, o per le freccie e spa- 
de nemiche quasi tutta infelicemente perì . Vi restò morto l' Arcivesco- 
vo di Milano , non si sa se in battaglia , o in Costantinopoli , dove 
alcuni dicono che ferito si riparò; e il Duca Guelfo dopo aver vedu- 
to disfatto il suo esercito (h) , sicché di tant<a gente non ne campò un 
terzo , tra infiniti travagli e pericoli potè arrivare a Gerusalemme , e 
venerare il sepolcro di Cristo . Mentre per mare se ne tornava in Eu- 
ropa approdò all' isola di Cipri , dove colto da grave infermità terminò 
la sua vita : Principe degno d' immortale memoria , che uscito dalle no- 
stre contrade piantò in Alemagna la linea de' Principi Estensi , la qua- 
le con tanto lustro fiorisce ancora . Lasciò due figliuoli , Guelfo V. 
già marito della Contessa Matilda , e irrigo per soprannome chiama- 
to il Nero . 

AH. xxo$ Anche 1' Augusto Arrigo due anni appresso soggiornando in Ma- 
gonza fece intendere a' Principi , che voleva andare in persona a Ge- 
rusalemme , lasciando 1' amministrazione del regno ad Arrigo V. suo 
figliuolo , di che grande gioia essi sentirono , e molti di loro si dispo- 
nevano ad accompagnarlo ; ma , siccome si è detto più fiate , egli non 
era de' suoi detti mantenitore . Neil' anno seguente , che fu il mille 

AM. 1x04 ^^"^^ ^ quattro, Arrigo V. giovane inquieto, e di grandezza deside- 
roso , non volendo aspettare che T Imperadore compiesse il corso de' 
giorni suoi , e seguendo le suggestioni maligne di perfidi consigliatori 

si 



{a) Cavac. Hist. S. lust. 
ip) Murar. Annali . 



DI PADOVA. lOI 

SI ribellò contra di lui . Servi la religione di pretesto alle ingiuste sue an. 1104 
mosse , manto con cui non di rado si copre la iniquità ; e v' ebbe ne- 
gli antichi tempi chi scrisse (a) aver lui fatto ciò a conforto di Papa 
Pasquale , eh' è cosa da non la credere . Perchè può bene il Papa 
averlo esortato a soccorrere l' afflitta Chiesa , ma non a prendere le ar- 
mi contra del padre ; attentato orribile a udirsi , e dalle divine ed uma- 
ne leggi vietato . Contuttoclò rafforzato egli da alcuni Principi dell' 
Impero dopo alcuni avvenimenti , che tralascio per brevità , mentre pres- 
so di Ratisbona era per venire a battaglia col proprio genitore , cor- 
ruppe alcuni Signori dell' armata di lui , e lo costrinse a fuggire . 

Si trattò poi di concordia tra' due Arrighi , e si doveva tenere una 
Dieta di Vescovi e Principi per metter fine allo scisma dividitore dell' 
unità della Chiesa ; ma il vecchio udrrigo trattenuto in un castello qua- 
si come prigione non potè intervenirvi , eomechè con grande istanza Io 
richiedesse ; anzi i Legati del Papa , che rinovata avevano la scomuni- 
ca contra di lui , parte con dolci esortazioni , parte con brusche mi- 
nacele lo indussero a rinunciare al figliuolo le divise della imperiale sua 
dignità , tranne la corona e lo scettro , colle quali 1' ingrato figliuolo 
fu confermato Re , Niente valse al deposto Cesare il confessarsi col- 
pevole dello scisma , e de' gravi mali che ne derivarono , che non po- 
tè ottenerne 1' assoluzione dal Legato apostolico ; niente gettarsi a pie- 
di del disnaturato suo figlio , e ricordargli le leggi della natura e del san- 
gue , che punto non si mosse T indurato animo di lui , e non lo de- 
gnò neppure di un guardo (h) . Si xitirò lo sventurato Monarca a Lie- 
gi , donde scrisse compassionevoli lettere ai Re Cristiani ; ed ivi ceden- 
do all' amaro cordoglio di vedersi perfidamente tradito dal diletto suo 
figlio , e ridotto in miserabile stato morì il dì sette di agosto del mil- 
le cento e sei dopo di aver regnato per mezzo secolo : Principe di 
grand' animo , e valoroso nell' armi , che debellò in Germania due emo- 
li Imperadori , a noi Padovani benefico e liberale ; ma capriccioso , 
ma vessatore della Chiesa , irriverente co' Papi , e ostinato a sostenere 
lo scisma . 

Ora facendo ai casi nostri ritorno , Papa Pasquale nell' ottobre ven- 
ne in Lombardia , ed intimò un Concilio nella Terra di Guastalla , al 
quale intervennero Vescovi , Abati , e Cherici in grandissimo numero , 
e gli Ambasciadorl di Arrigo V , In quella Adunanza furono proibi- 
te di nuovo le investiture , che davano agli Ecclesiastici i Principi se- 
colari ; le quali però ne' secoli addietro erano state riputate innocenti 
anche dagli s\tss\ sommi Pontefici . Imperciocché i Principi con quel- 
la cirimonia di dar l'anello e il bacolo pastorale non intendevano già 
di conferire il carattere , e la giurisdizione spirituale , che conferivasi 

col- 



W Herman, ap. DacFi. in Spicilegi 
(^) Anonym. m Vit. H. IV". 



r02 ANNALI DELLA CITTa'' 

TìITTi^colla sola imposizione delle maìij , ma di concedere solamente P inve- 
stitura de' beni appartenenti allii Chiesa . Merita di esser letta su tal 
proposito una lettera del Clero di Liegi a questo Papa Pasquale , ed 
una di S. limone Carnoteiu^ ad Tigone Arcivescovo di Lione. E pe- 
rò cosa credibilissima , che qualche notabile abuso per parte de' Prin- 
cipi abbia fatto cannar natura alle investiture , onde la pratica di qssq 
sia stata creduta eretica : ma comunque sia si suscitarono perciò le lut- 
tuose discordie che abbiamo toccato , e ne corsero rivi di sangue . 

Nello stesso Concilio si formarono alcuni decreti per riconciliare al- 
la Chiesa gli scomunicati , e furono deposti de' Vescovi simoniaci , ov- 
vero nello scisma ordinati . Toccò anche al nostro Pietro perdere il 
Vescovado , e tornare da Guastalla senza F onor della mitra ; e ciò si 
prova con una carta originale , che io pubblicai (a) , tratta dall' Archi- 
vio Capitolare . Bolliva controversia nel mille cento e trentotto tra' Ca- 
nonici della Cattedrale , e Ugozone da Baone gentiluomo prlncipalissi- 
mo della nostra Città , figliuolo di Alberto , nipote di Ugone , e pro- 
nipote di un altro Alberto : famiglia molto cara ai Principi Estensi , 
potente per ricchezze , per masnade , e vassalli , che dopo aver durato 
due secoli con molto splendore veane meno nel mille dugento e do- 
dici in Alberto ultimo de' Baonesi , e i suoi grandiosi beni passarono 
ad arricchire molte nobili case . Il suddetto Ugozone possedeva alcuni 
mansì della Chiesa Padovana , che i Canonici gli domandavano . Egli 
si difendeva dicendo che Alberto suo padre gli aveva avuti in feudo 
dall' Arciprete col consenso del Vescovo , e de' Canonici . Risponde- 
vano essi che quella investitura era nulla , perchè fatta da un Arcipre- 
te scismatico , e condannato dalla Chiesa Romana , il quale non sola- 
mente ricusava di riconoscere il Vescovo Cattolico ( questi era Sìni» 
baldo , come vedremo ) , ma ubbidiva al Vescovo deposto ed eretico , 
e col braccio del Re cacciato avea l' Arciprete eletto in luogo di lui . 
Dopo alcun tempo fu portata la quistione ai Consoli della Città , 1 qua- 
li udite avendo le deposizioni dei testimoni diedero torto al Baonese 
colla loro sentenza . Dice uno dei detti testimoni , che Pietro Vesco- 
vo andò al Concilio di Guastalla , unde depositus rediit . Niente di più 
chiaro : eppure un moderno Scrittore della Serie de' nostri Vescovi vo- 
lendo , io m' imagino , provvedere alla buona fama di Pietro , che fu 
co' suoi Monaci liberale , di suo capo un altro Pietro inventò , ahe- 
rando così e corrompendo la storia . 

Terminato felicemente il Concilio di Guastalla il Papa andò a Par- 
ma , i di cui cittadini , abbandonato lo scisma , si erano colla Chiesa 
riconciliali , e di là venne a Verona affine di passare in Germania , 
dov' era invitato . Se non che ivi stando si levò un sedizioso tumulto 

con- 



{a) Corso de' fiumi . 



DI :b A B O V A . io3 



conlra di lui, come abbiamo dall' Uspergense (a), che solo accenna an. H04 
un tal fat(o , onde per consiglio de' suoi Frelati , i quali gli rappresen- 
tarono , che punto non doveva fidarsi di udrri{^o poco disposto , come 
pareva, a rinunciare le investiture, saggiamente cangiò disegno, e pre- 
sa la strada della Savoia passò in Francia , e nel Monistero di Giugni 
celebrò la festa del Santo Natale . Innanzi però eh' egli venisse in Lom- 
bardia , mentre si tratteneva nelle parti di Benevento , v' ebbe chi osò 
di accozzare insieme i pestiferi avanzi della fazione Guibertina (h) , e 
d' accordo con alcuni Romani introdusse nella Chiesa di Laterano , ed 
elesse Antipapa col nome di Silvestro III, un pseudomonaco, ma ben 
presto dai Cattolici fu discacciato , né più se n' ebbe novella ; onde a 
Papa Pasquale portò più d' inquietudine che di pericolo . 

Ma ben allro che inquietudine recò Pietro deposto al nostro novel- 
lo Vescovo Sinibaldo . Questi , che dlcesi oltramontano di nazione , il 



dì quindici di marzo del mille cento e sette era in Padova nel suo Ve- an. noj 
scovile palazzo , e dando inizio alla sua cura pastorale dalle opere di 
pietà , in quel dì concedette all' Abate di S. Benedetto di Polìrone , da 
cui dipendeva la Cella di S. Cipriano di Murano , la facoltà di fabbri- 
care una Chiesa nella villa di Conche , con fonte battesimale , e con 
ogni parrocchiale diritto , e di godere le decime della medesima villa , 
e le decime insiememente della villa , che si era cominciato a formare 
in Fogokna all' oriente della nostra Città non molto lungi da Chìog- 
gla , e dalle acque marittime . Questi luoghi di Conche e di Fogola- 
na , de' quali dovrà parlare la nostra storia , appartenevano anticamente 
ai Veneti Orseoli , e prima ai Candiani progenitori de' nostri Conti ; 
e per mille e cinquecento lire gli ebbe dipoi il nostro Alberto da Bao- 
ne, e pel medesimo prezzo gli acquistò ultimamente Z)c?'72^/2/^o Priore 
di S. Cipriano . E stato il celebre Doge di Venezia Vital Michele , 
e gioverà dirlo , che nel mille e novantolto al Monistero di S. Bene- 
detto di Polirone donò la Chiesa di S. Cipriano con alcuni fondi per 
sostentamento de' Monaci , ai quali ben presto altre donazioni furono 
fatte non da' Veneti solamente , ma da' nostri ancora , delle quali tac- 
cio per brevità . Il privilegio conceduto dal Vescovo Sinibaldo poco 
dopo la fondazione al suddetto Monistero di S. Cipriano mostra ii ce- 
lere incremento delle sue rendite . Imperciocché non già nel mille cen- 
to e dodici , come malamente credette il benemerito illustratore della 
Venete Chiese (e) , ma cinque anni innanzi fu dato , di che abbiamo 
una prova certissima . A quella carta si sottoscrive Sinibaldo Vesco- 
vo , e Bellino Prete ; ma questi nel mille cento e nove era ^ih. Arci- 
prete di Padova , e non semplice prete ] essa è dunque anteriore alF 

an- 



ia) In Chronic. 

ih) Uiperg. in Chron. & alii 

(0 Eccl. Torcell, P. III. 



104 ANNALI DELLA CITTA 

AN. 1197 anno mille cento e dodici . Innollre In tutte le carte dell' Archivio Pa- 
triarcale di Venezia , al quale è stato unito 1' altro di S. Cipriano , 
dove per occasioni di liti si fa ricordo del privilegio suddetto , è sem- 
pre notato r anno mille cento e sette . 

Sinihaldo adunque in quest' anno era In Padova : ma come si leg- 
ge , che In Brescia (a) , comechè canonicamente fosse stato eletto Ve- 
scovo di quella Chiesa ^rimanno , ì' intruso Oherto continuò a soste- 
nere la persona di Vescovo fra quelli che ostinatamente seguivano il 
partito Imperiale , così Pietro deposto non lasciò il Vescovile ufficio , 
e si tenne forte nella Pieve di Sacco dove terminò la Chiesa da Mi- 
lane cominciata , anzi giunse a tanto , che protetto da Cesare discac- 
ciò dalla sua sede II legittimo Vescovo , come poscia diremo , volendo 
ora brevemente toccare un altro fatto di qucst' anno . Era venuto dal- 
la Germania In Italia il Duca udrrigo soprannomato // Nero , e tro- 
vavasi In Este , dove abbiamo detto che la linea Estense di Baviera 
aveva giurisdizione . Quivi fece donazione d' un Braido domnicato , 
e di una chiusurella alla Chiesa di S. Maria delle Carceri distante da 
Este due miglia incirca , ove già furono i Canonici Regolari , e poscia 
i Monaci Camaldolesi . Crede il Muratori (h) , e l' elessi (e) con 
lui , che sia stata fondata da' Principi Estensi , e forse dal Marchese 
j^lherto ^zzo , rigettando come favoloso II racconto dello Scardeo- 
ne (d) , che ne attribuisce la fondazione a Geremia Conte di Caldo- 
nazzo . Il vocabolo Braido domnicato significa un podere non mol- 
to esteso , non affittato ad alcuno , ma fatto coltivare dal padrone col 
mezzo, de' suol Agenti , e tenuto per suo uso ; e chiuserella , dimi- 
nutivo dì chiusura , nome restato fra noi , un piccolo poderetto . La 
stipulazione ài questo Istrumento fu fotta a S. Tecla di Este, ed è la 
più vecchia memoria , che ci rimanga di quella Chiesa . 

Era In questo mezzo dalla Francia tornato a Roma Papa Pasqua^ 
le , poiché a que* tempi , secondochè i bisogni della Chiesa , o altre 
circostanze lo ricercavano , solevano ì Papi pellegrinare ; ma trovò la 
città piena di tumulti, di scandali, e di sedizioni; dentro rapine e o- 
micldj , fuori ribellioni e sollevamenti ; onde composte , come me- 
glio potè , le cose andò a Benevento , e di là volendo tornare a Ro- 
ma noi potè fare senza grossa scorta èX genti armate . Fu egli poscia 
costretto a prendere l' armi per metter freno a que' tirannelti , che mol- 

Av. 1x09 te terre e castella di S. Pietro avevano ingiustamente occupate . E ciò 
avvenne con sua gloria l' anno mille cento e nove . In questo tempo 
medesimo II quinto Arrigo si disponeva a calare in Italia, ed aveva 

in- 



[a) Blemmi Stor. Bresc, Voi. 2, 
\b) Antich. Est. P. I. 
[e) Storia d' Este . 
\d) De Antiqu. Pat. 



Di 1? A B O J^ A , I05 

inviali a Roma Federigo Arcivescovo di Colonia e Brunone Arcive- Xn^.i^o^, 
scovo di Treviri con allri Principi suol ambasciadori per trattare col 
Papa , e ricevere da lui la Corona Imperiale . Non viveva tranquillo il 
Pontefice su la vicina venuta di lui , né meno si stava dubitosa e so- 
spesa la Contessa Matilda . Era irrigo nel fior dell' età , trasuper- 
bo , pieno di bollor giovanile , di vita non tralignante dal padre , e sa- 
pevasi che qualunque cosa arebbe innanzi l'alto che rinunciare alle sue 
pretensioni delle ecclesiastiche investiture . Perciò il Papa nel marzo 
del mille cento e dieci congregò nella Basilica Lateranense un numero'TN. mo 
grande di Vescovi , e in quel Concilio si rinovarono i decreti contro 
le investiture dei Re ; e la Contessa d' Italia non volendo sprovveduta- 
mente esser colta , accrebbe i soldati e le munizioni delle sue fortezze , 
e con intrepido cuore si apparecchiò alla difesa . 

Per contrario gli scismatici di queste parti , il cui pestifero seme non 
era spento , presenlito avendo l' imminente venuta di udrrigo presero 
cuore, e gongolarono di allegrezza. Pietro già nostro Vescovo si sta- 
va nella Pieve di Sacco sua diletta stazione, ed ivi il dì quattordici di 
settembre dell' anno mille cento e dieci allivellò a Pietro dalla Vigna 
per ventinove anni due possessioni del Vescovado situate nella villa dì 
Codevigo coir annua pensione di dieci soldi Veronesi (a) ; e poscia del 
suddetto affitto lo infeudò . Erano a questa stipulazione presenti Ilde- 
orando fratello del deposto , Pagano Vicedomino , ossia Visconte , ed 
Enrico di Artiucio da Carrara grandissimo partigiano del Vescovo 
Scismatico , come si ha da carte autentiche posteriori . Non è espresso 
il luogo dove fu scritto questo istrumento , ma dicendosi in domo sa- 
lariata predicti Episcopi , ed essendo altronde noto , che il Vescovo 
Padovano aveva per suo uso una casa in quella Pieve , e per altre ra- 
gioni ancora si dee tenere che ivi sia stato rogato . Non ci sia chi per 
ignoranza de' tempi confonda questo Pietro dalla Vigna con Pietro 
dalle Vigne sfortunato Segretario dell' Imperadore Federigo II. o quin- 
di si rechi a credere , che anche il secondo , come alcuno falsamente 
opinò , stato sia Padovano , poiché egli era certamente dell' odierno Re- 
gno di Napoli. 

A maggior prova di ciò che abbiamo detto intorno al luogo, dove 
il deposto Pietro trovavasi allorché fece 1' accennato livello , mi piace 
di aggiugnere , che Bellino il dì nove di marzo dell' anno innanzi era 
m. Padova Arciprete del suo Capitolo , ed é quel medesimo che vedu- 
to abbiamo col Vescovo Sinibaldo , di cui poscia fu successore . Esso 
in quel giorno insieme con Grimaldo Arcidiacono ricevette dalle ma- 
ni di Gios^anni di bilione una piena rinuncia di tutto ciò ch'ei dice- 
va di possedere nella villa di Roncaglia presso la Città ; e molti auto- 
revo- 



ca) Ex tab. maior. Eccl. Pat# 

Parte IL O 



I06 ANNALI DELLA CJTTa' 

AN. Ilio l'evoli uomini a tale atto intervennero (a) , udicardo , Ugo , e Gom- 
herto giudici ; udrderico , Alberto , e Gios>amii Tado causidici ; Na- 
tichiero di Vigonza , ed altri non pochi . E se T Arciprete Bellino 
quetamente dimorava in Padova , maneggiando gì' interessi del suo Ca- 
pitolo , è da credersi che vi sarà stato anche Sinibaldo , contento Fie- 
tra di esercitare la sua pretesa gim^isdlzione «ella provincia ^i Sacco , 
Anche quell' Enrico Carrarese , che veduto abbiamo con Pietro Scis- 
matico , addi cinque di giugno dell'anno innanzi era in Carrara, do- 
ve Marsilio figliuolo del qu. Milone ^ e nipote di Enrico insieme con 
Richelda sua madre , di cui la famiglia s' ignora , iecei'o una dona- 
zione di due possessioni situate in Pernumia ed in Bertipaglia al Mg- 
nistero di S. Stefano di Carrara . Enrico vi fu presente come tutore 
di Milone , e lo scritto è di mano di Gerardo notaio (b) . Si osser- 
vi di grazia quante volte e quanto largamente beneficarono i Carraresi 
quel Monistero da essi fondato , ed ora appresso varie vicende misera- 
mente distrutto. 

La somiglianza dell' argomento mi eccita a parlare di un' akra car- 
ta , della quale conservo copia nella mia Collezione . Il dì dodici di 
gennaio dell' anno mille cento e dieci Uberto Conte , che chiamasi 3Ial' 
trai^erso , e Guido to fratelli , e figliuoli di Guidone donarono al Mo- 
nistero di Sa Cipriano (e) sopra nominato tutto ciò che ad essi appar- 
teneva nella villa di Fogolana dal ponte detto della fossa di Albeix) si- 
no ai mare . La carta fu rogata nel castello di Brenta da Ugone no- 
taio e giudice . Oltre i due fratelli suddetti si sottoscrissero Gerardo 
figliuolo ^ Ingilero , Alberico da Campanile, e Alberto da Camisano 
viventi secondo la legge Longobarda pi'opria de' Conti Padovani e Vi- 
centini ; e udrderico giudice , e Otone da Llmena . Quando s' è par- 
lalo del nostro Vescovo Bernardo abbiamo detto che il cognome di 
Maltraverso , col quale lo chiamano i nostri Storici , cominciò lungo 
tempo dopo di lui , e che sarebbe una follia sostenei'e , eh' ei fosse fi- 
gliuolo di un Maltraverso . La prima fiata che tal soprannome si tro- 
va nella famiglia de' Conti , è in una calata dell' anno mille cento e set- 
te prodotta dal P. Abate Bacchini (d) , Ubertus Comes qui Maltra- 
versus vocor de Montebello; poi in questa che abbiamo ora riferita . 

u4rrigo frattanto scese in Italia con poderoso esercito nel mese di 
ottobre per la via della Savoia , e un' altra parte della sua armata calò 
per la valle di Trento , ed ambidue quei corpi si unirono insieme ne' 
celebri prati di Roncaglia sul Piacentino . Le città Italiane avvezze al- 
la indipendenza , che per la debolezza del Re Corrado mollo s' era 

rin- 



(^) Ex eod. tab. 

ih) Ex tab. Papafab. 

(e) Ex Tab. Cfodiensis Civit. 

{d) Hist. Polir. 1. 4. 



ly 1 F A B O V A . 107 

rinvigorita , si mostrarono renitenti ad ubbidire a' comandi di lui , ond'Tw. 1220 
egli per ingenerare spavento nel cuore de' popoli diede alle fiamme 
Novara ^ e ne diroccò le sue mura . Credesi che in Roncaglia abbia 
bandito la Dieta de' Baroni , de' Principi , e degli Ufficiali delle città , 
che soleva celebrarsi alla venuta dei Re ; ed è certo che le città Lom- 
barde , tranne Milano , lo riconobbero presentandogli vasi d' oro e di 
argento . Anche la Contessa Matilda (a) per mezzo d' interposte per- 
sone trattò con lui di concardia e di pace , e tutti gli Stali e diritti 
suoi le furono confermati . Passò dipoi udrrigo in Toscana , essendosi 
impadronito di Ponlremoli , teiTa fortissima , che gli volle resistere , e 
giunse finalmente a Firenze , dove solennizzò la festa del Santo Na- 
tale (b) . Orribile ritratto ne fanno gli Storici chiamandolo sterminato- 
re della Terra , e ministra dell' ira di Dio per punizione degl' Italiani 3 
Rammentano città distrutte , castella sotto colore di pace con inganno 
prese , Chiese devastate , religiosi e cattolici uomini imprigionati , o cac- 
ciati dall^ lor sedi con macchia perpetua del nome suo . Questi è il 
Principe scelto dai Tedeschi e dagl' Italiani , e favorita dal Papa per 
contrapporlo al Padre di lui, figlio viziosissima di un genitore vizioso . 

Egli non pertanto dimostrava intenzioni pacifiche , e il Papa per 
mezzo de' suoi Legati gli fece intendere , che come a figlio ubbidien- 
te alla Chiesa gli avrebbe dato il diadema Imperiale, Ma irrigo era 
fermo nella massima di mantenere il costume delle investiture come i 
suoi predecessori , e con suo danno conobbe il Papa quanto si era in- 
gannata allorché, non dirò che lo abbia incitato a ribellarsi dal padre , 
ma lodò ed approvò F elezione di lui che s' era fatta in Germania . an. nji 
Passerò sotto silenzio la lagrimevole scena che vide Roma , non essen- 
do gli scrittori in tutto d' accordo : patti rotti , promesse violale , Car- 
dinali arrestati , il Papa preso e custodito , battaglia tra Romani e Te- 
deschi, grande spargimento di sangue. u4rrigo uscita di Roma con 
grave pericolo della vita, finalmente composte le cose a voglia di lui, 
liberato il Papa ed i Cardinali a petizione della Contessa Matilda , è 
seguita nel dì cinque di aprile dell' anno mille cento e undici la tanti) 
sospirata incoronazione. 

Né molto tempo passò dopo questo fatto , che il deposto Pietro 
spinto dagli stimoli della sua ambizione alzò baldanzoso il capo , e fa- 
voreggiato dal partilo Imperiale cacciò senza resistenza da Padova il 
Vescovo Sinihaldo col suo Arciprete Bellino , il quale si riparò a 8=, 
Tecla di Este protetto , ed a«sicurato da' Principi Estensi ; ed ivi alcu- 
ni anni dovette fermarsi per la violenza di Arrigo . E intanto il Pseudo- 
Vescovo col Pseudo-Arciprete udlherto occupava in Padova il Vesco- 
vile palazzo , sicché avevamo due Vescovi e due Arcipreti , quelli le- 
gittimi , e questi intrusi ; disgrazia comune ad altre città . 

Più 

{a) Doniz. in Vita Mathilcfl 

il?) Pandulph, Pisan. in Vita Paschal, ti, 



I08 ANNALI DELLA CITTA 

Più volte in queste Memorie si è fatto motto della libertà , alla quale 
giunsero a poco a poco le città Italiane , e le Lombarde principalmen- 
te , senza volere dipendenza alcuna dai E.e , o da' suoi Ministri . I con- 
trasti da noi narrali tra il Sacerdozio e 1' Imperio , le interne fazioni , 
le emulazioni , e gli sconvolgimenti de' popoli , 1' entusiasmo delle spe- 
dizioni oltramarine eccitatore di pensieri marziali , la debolezza de' Re- 
gnanti , e di Corrado precipuamente , la loro assenza dall' Italia , in 
fine la mala condotta de' due udrrighi furono le segrete molle che spin- 
sero gli animi de' Lombardi a mettersi in libertà , e prendere forma di 
Repubbliche , protestando però sempre di riconoscere per supremo lo- 
ro padrone 1' Imperadore , od il Re d' Italia . Quindi le città seguendo 
il costume degli antichi Romani si elessero de' Consoli , dove due , do- 
ve più , e crearono altri Magistrali , che presiedessero alla giustizia , 
alla guerra , all' economia . Si formò un Consiglio generale , che com- 
prendeva i nobili insieme ed il popolo , e ad esso apparteneva delle più 
gravi e importanti cose deliberare : ma e' era innollre un altro Consi- 
glio di pochi , il quale aveva nelle mani l' ordinario governo politico , 
e chiamavasi di credenza , perchè i membri di esso giuravano di cu- 
stodire il segreto . Ne' primi tempi i Vescovi , e i Conti godevano mol- 
to di autorità nelle cittadinesche assemblee , e il loro parere agli altri 
preponderava nelle pubbliche deliberazioni , ma non ebbe lunga durata 
cotesto lor privilegio . 

Ben presto tra queste piccole Repubbliche nacquero gelosie , e di- 
spareri , e per controversia di confini , o per altri motivi si venne all' 
armi . Erano i Veneziani nostri confinanti cresciuti a grande potenza: 
la prosperità dell' esteso loro commercio , e le guerre di Terrasanta ver- 
sato avevano ne' loro scrigni gran parte dell' oro e dell' argento d' Eu- 
ropa, e le vittorie da essi riportate contra i Normanni ottenuto aveva- 
no che il nome loro fosse rispettato e temuto . Qual si fosse la cagio- 
ne , che non è ben chiaro , né gli Storici Veneziani la sanno bene as- 
segnare , bolliva grave discordia tra essi ed i nostri ; ma è ragionevole 
il sospettare che vi abbia dato motivo il corso della Brenta , pietra dì 
scandalo anche ne' tempi che poi seguirono . I Padovani conoscendosi 
molto inferiori di forze sì collegarono co' Vicentini , co' Trivigiani , e 
co' Ravennati , a' quali era odiosa la imperiosità de' Veneti , e sospetto 
il loro soverchio potere . Tra' due fiumi Adige e Brenta non molto 
lungi da Chioggia , sorgeva allora una grossa torre detta delle Bebbe, 
di cui resta ancora in piedi un piccolo avanzo . Quivi ì nostri venne- 
ro alle mani co' loro emoli il dì quattro di ottobre del mille cento e 
dieci , e come piacque alla fortuna arbitra delle cose umane , rimasero 
vìnti , poiché , oltre i morti , cinquecento o seicento di essi caddero nel- 
le mani de' vincitori . 

L' Ab. B'iemmi Bresciano pubblicò nel lySg. la Storia ^\ Ardicelo 
degli Aimoni , e dì Alghisio de Gambara tratta da un antico Codice 
MS. Si paria in essa della guerra presente , e vi si racconta che il Do- 



B 1 PADOVA. 109 

gè Ordehfo Fallerò mandò arnbascladorl a que' due valorosi guerrle-" 
ri , acciocché colle loro bande venissero a soccorso de' Veneziani . Ci 
venne ^Ighlsio colle sue genti , poicliè 1' altro era occupato altrove , 
lece prodezze da Paladino , prese la grossa Terra di Montagnana , e 
unitosi col Doge diede alcune battaglie , e le guadagnò non senza mol- 
to sangue e de' suoi soldati , e de' nostri . Così in quella breve storia 
si legge. Ma il silenzio del Dandolo , e degli altri Storici, che nulla 
dicono di questi fatti ; il sapersi che Montagnana non era in quel tem- 
po de' Padovani , ma de' Principi Estensi ; e 1' ignorarsi dove quel MS. 
conservasi , poiché 1' Ab. Blernmi noi volle dire , mi fa dubitare della 
veracità di tali racconti . D' altra parte non è credibile , che quel dot- 
to uomo autore della storia di Brescia , ed assai informato delle anti- 
chità della sua patria o siasi ingannato , o abbia voluto ingannare gli 
altri . Io non doveva lasciare indietro tali notizie ; ciascuno però ne 
giudichi a senno suo . 

In questo che i nostri erano in tal guerra implicati Arrigo Impe- 
radore venne a Verona , avendo prima voluto conoscere la Contessa 
Matilda , di cui tanto contento e soddisfatto rimase per la prudenza 
ed altre egregie doti di lei (a) , che non solamente le confermò i pat- 
ti precedenti , ma la dichiarò insieme sua vlcereggente nella Lombar- 
dia . Tostochè seppero i Padovani l' arrivo di lui a Verona , portarono 
ad esso le loro querele come al Sovrano del Regno Italico , ed implo- 
rarono la sua autorevole protezione . Gli Ambasciadori di quella Re- 
pubblica vi andarono anch' essi chiamati da Cesare , ed egli colla sua 
Imperiale mediazione estinse il fuoco della discordia , riconciliò gli a- 
nimi, assegnò i confini d'entrambi gli Stati, fece rilasciare i prigioni, 
e rlnovò 1 patti di commercio e di amicizia tra' Veneti e i Padovani , 
e gli altri popoli del Regno Italico , e si obbligarono que' Repubblica- 
ni Q)) di pagargli ogni anno nelle calende di marzo cinquanta lire Ve- 
neziane , altrettante libbre di pepe , e un palio a nome del Doge . Ciò 
fu ne' primi mesi dell' anno mille cento e dodici . 

Non sì tosto tornò a Roiiia Papa Pasquale , che ben s' avvide quan- 
to gli animi de' Cardinali , e degli altri Prelati erano alienati da lui , 
Amari rimproveri , e grandi ingiurie sofferse da essi , che sostenne con 
invitta pazienza . Non potevano essi patire che ceduto avesse ad Arri- 
go sul punto delle investiture , come se si fosse trattato di un dogma 
dì i^à^ . Confessò egli di esser corso più oltre che non doveva ; ma 
diceva insieme di essersi recato a ciò fare per non méttere Roma al 
bersaglio di un sacco , per sottrarre tante persone ai pericoli della vi- 
ta , la Chiesa a peggiori disastri . Non valsero né ragioni , né scuse : 
fu tenuto un Concilio nella Basilica Lateranese di cento e venticinque 

Ve- 



AN. Xllt 



i^a) Doniz. in Vita Mathild. 
ib) Dandol. Chron. 1. IX. 



no ANNALI DELLA CITTa' 

AN. mt Vescovi II di dlciotto di marzo , e vi si ritrattò il privilegio conceduto 
ad Arrigo , che pranlegium fu da que' Padri chiamato , e per salvare 
il giuramento del Papa si trovò lo spediente di non fulminare le cen- 
sure conìra di lui . Non si tennero però obbligati ad usare tale con- 
discendenza i Vescovi' , che nel succeduto settembre si radunarono in 
Vienna del Delfinato . Non solamente da essi furono condannate le 
investiture de' Laici , ma si lanciarono ancora le scomuniche contra di 
Cesare onorato da quella assemblea col titolo di tiranno . Egli in que- 
sto mezzo era andato in Germania, ove diede solenne sepoltura alle 
ossa di suo padre, onorandolo morto dopo che vivo lo aveva crudel- 
mente perseguitato 



Aw. iiij Era in questi anni Abate di S. Pietro di Modena ( monistero po- 
sto fuor delle mura ) un certo Monaco Ponzio , il quale , non so co« 
me o perchè , sopra il nostro monistero di Candiana acquistato aveva 
giurisdizione e diritto . Forse 1' ebbe per donazione dell' Imperadore , 
o del nostro Vescovo , poiché allora i Monister) dai Vescovi dipende- 
vano ; forse in altra diversa guisa . Nel febbraio dell' anno mille cento 
e tredici si trovava in Modena Pietro Abate di Candiana, e ricevette 
da Ponzio l' investitura della metà della Chiesa di S. Michele ^ e in- 
sieme della metà de' beni , che il nostro Cono da Calaone le aveva 
donato , o che furono posteriormente acquistati . Dovette Pietro per se 
e suoi successori giurare fedeltà all' Abate di Modena , e si stabilirono 
fra loro le condizioni seguenti . Abbiano i Monaci di Candiana la li- 
bera eiezione del loro- Abate ; possano eleggere od uno de' suoi , od 
uno dei Modenesi , e quando non trovassero soggetto idoneo ne' due 
prefati monisterj , lo cerchino dove loro meglio parrà , e F eletto do^ 
mandi F investitura . Se 1' Abate di Modena verrà a Candiana vi sia 
ricevuto come padrone , se i Monaci , come fratelli ; e se alla Chiesa 
di S. Pietro occorresse qualche parte de' beni di quella di S. Michele , 
gli sieno dati senza contrasto (a) . Ho fatto menzione di queste cose 
e perchè sono lontane assai da^ presenti nostii costumi , e perchè non 
mi paiono indegne di essere mandate alla memoria delle lettere . Vi- 
veva in questi anni medesimi un Abate Ponzio di Clugnì parente del 
Papa Pasquale , nome celebre nella storia ecclesiastica . Questi dopo i 
sum viaggi di Terrasanta venne in Italia , e giunto , non si sa per qua- 
le occasione , ne^ contorni di Bassano restò preso dall' amena solitudine 
di que' luoghi (b) r volontieri vi si trattenne , e a' pie de' monti su le 
rive della Brenta fondò un Monistero da lui chiamato Campo-syon , 
ora Campese , che poi fu assoggettato a S. Benedetto di Mantova . Ma 
questo Abate Ponzio , se grandemente non erro , è diverso dall' altro 
di S. Pietro di Modena . 

Cam- 



l;i 



Vercì Storia degli Eccel. 



DI PADOVA, III 

Camminavano le cose nostre ecclesiastiche sul niedcslmo piede, g IPan. mj 
Vescovo Sinihaldo trattenevasl ancora coli' Arciprete Bellino a S. Te- 
cla di Este . E in uno di questi anni , com' è ragionevole il credere , 
fi suddetto Vescovo per retribuire i Canonici di quella Pieve del gra- 
to ospizio che trovò presso di essi, donò loro le decime degli amplia 
ossia de' terreni ridotti novellamente a coltura , tolte alle Monache di 
S. Stefano legittime posseditrici , e perciò ad (ò^s^ restituite dai Vesco- 
ro Bellino con sua sentenza del mille cento e trentadue , che a suo 
luogo riporteremo . E poiché degli ampli si è fatta parola , non sarà 
inutile ricordare , che intorno a questi tempi cominciò a mutar faccia 
il nostro distretto . 

Esso sotto la dominazione de' Romani già così bello , salubre , e frut- 
tifero diventò a poco a poco tanto più Silvestro e maligno , quanto più 
aveva di buon vigore . Imperciocché per le pestilenze , per le incur- 
sioni de' barbari , e per le frequenti guerre di poi succedute essendosi 
molto diminuita la popolazione , e lasciati i fiumi in balia di se stessi , 
avvenne che sopravanzando essi in più luoghi le ripe , si formarono 
qua e colà dalle acque stagnanti valli , paludi , e lagurai ricettatori di 
cannucce , e ài\ giunchi , fucine d' esalazioni pestifere da rendere insa- 
lubre r aria più pura . Mancando poi le braccia che li coltivassero im- 
boschirono i campi , e così ne' monti come nel piano boscaglie e selve 
d'ogni manlem di alberi, e macchie, e spineti il fruttifero suolo in- 
gombrarono . Le nostre più antiche carte sfuggite dalle ingiurie degli 
anni e delle tignuole frequentemente fanno ricordo di selve , foreste , 
macchie , gulzze , gazi , onedi , coacle , nomi tutti adoperati a signifi- 
care de' boschi . Ad alcune delle nostre ville è rimaso il nome di Ga- 
zo , o di Guizza , solamente perchè ab antico erano boscose , ed altre 
anche oggidì si denominano da quella generazione di piante , che in 
^ssQ^ a guisa di bosco particolarmente allignavano. Tutte quelle poi che 
Ronchi , o Roncaglia , o Roncone , o con altri somiglianti nomi sono 
chiamate , portano seco un marchio non fallibile dell' antico loro stato 
selvoso . Imperciocché il verbo roncare, onde si deriva la parola ronda ^ 
significa , come gli eruditi sanno , sterpare e diverre le piante per met- 
tere a coltura un terreno, che così diboscato si chiama novale^ o am- 
pio . Niente di più frequente nelle nostre carte del dodicesimo secolo , 
che la formola est terra novalis , et fuit nemus . E appunto ne' tem- 
pi de' quali scriviamo , o sia che fosse cresciuto il popolo , o sia che 
scossa 1' usata inerzia si fosse eccitata l' industria , si diede principio a 
roncare i terreni boscosi , nel qual fatto certamente ebbe grandissimo 
merito non in Italia solamente ^ ma in Francia ed altrove T Istituto 
Monastico , al quale non pur di quanto sappiamo , ma della buona agri- 
coltura introdotta tra noi siamo eziandio debitori . 

Ne ad altro tempo si dee riportare la premura , colla quale i nostri an. «14 
Maggiori procurarono di racquistare o tutte o in parte quelle porzio- 
ni del loro agro, che regnando i Longobardi le avevano usurpato i 

Vi- 



112 ANNALI BELLA CITT^ 



Ì4'VicciitInl , ed i Trlvigiani . Già di ciò s'è parlalo, ed è inulile ripe- 
tere le cose dette . Ora che la Città nostra si reggeva quasi a comu- 
ne , e che per la fx^esca guerra co' Veneziani nudriva ancora spinti 
marziali e guerreschi , io sono certo che avrà faìto valere le sue giu- 
ste ragioni , massimamente poi che l' Imperadore irrigo le era bene- 
volo protettore . O colla forza adunque dell' armi , o con qualche trat- 
tato , di che non si ha memoria , rientrò sotto il dominio de' nostri la 
bella provincia di Sacco , che i Trlvigiani si avevano appropiata , e buo- 
na parte de' nostri colli , che stati erano compresi nel territorio di Vi- 
cenza . Divenuti i Padovani in processo di tempo più potenti e più 
arditi , giacché crescendo potenza e stato gli uomini non si soddisfan- 
no , ed avuta una cosa ne bramano un' altra , cominciarono a vagheg- 
giare Monselice , Este , e Montagnana , e dopo qualche intervallo man- 
darono ad effetto i loro disegni . 

Era arrivato il gennaio del mille cento e quattordici , e 1' Impera- 
dore irrigo soggiornava in Vormazia , ossia in VVorms . Quivi nel 
dì ventitre del suddetto mese ricevette egli sotto la sua prolezione 
la Casa da Carrara , cioè Enrico , e ^delasa sua moglie ; Marsi- 
lio , Uberto , e Ugolone fratelli ; Enrizo , Litolfo , e Gomber- 
to parimente fratelli . Enrico era come il capo della famiglia ; i 
tre primi fratelli figliuoli di Milone morto in servizio di irrigo pa- 
dre dell* Imperadore presente erano nipoti di Enrico ; degli altri tre , 
che certamente erano Carraresi , non si sa in qual grado di consangui- 
nltà fossero con Enrico, e co' nipoti di lui. Ora per fare qualche os- 
servazione sopra questo bel privilegio , diremo che fu veduto dal J^er- 
gerio (a) , ma non inteso , né spiegato come ragion voleva . Dice egli 
che con esso fu dato ai Signori da Carrara il diritto di vita e di 
morte sopra de' loro sudditi , e podestà sopra le acque discorrenti in 
Carrara ; e fino a qui ha ragione il Vergerio . Soggiunse poi , che 
non possano esser tratti ad alcun tribunale , né obbligati a sostenere 
pesi e fazioni ; e ciò è quello che il privilegio né dice , né potea di- 
re . Imperciocché non i proceri da Carrara , ma i loro coloni , e quel- 
li eziandio del Monistero dì S. Stefano , che con pieno diritto appar- 
teneva ai medesimi Carraresi, furono da Cesare dichiarati immuni ed 
esenti dalle fazioni delle ville , e assoggettati al tribunale domestico de' 
loro padroni , cosicché altra autorità ascoltare non dovessero , nò altro 
giudice . Quantunque però ciò non si dica con espresse parole nel Ce- 
sareo decreto , si può credere col Vergerio che abbiano ottenuto i Car- 
raresi il gius di vita e di morte sopra de' loro uomini , perché tale con- 
cessione è conforme alla consuetudine di quel secolo , e fatti posteriori 
pare che lo confermino . 

Oltre le persone nominale , e le mogli , e discendenti loro , Cesare 

col 



(«) Vitas Princ. Carrar. 



DI V A B o r .yf . ' 1 1 3 

col suo diploma concedetlela sua proiezione a tutù ì beni de' Carra-' 
resi , sia loro proprj , sia di feudo , o vassallaggio , livelli , precarie , 
servi, e serve con lulto ciò che ibrmava il pingue palrlmonio di quell' 
illustre Gasalo , e segnalamenle al castello di Carrara , e alla Badia di 
S. Stefano ; intimando la pena di mille libbre di oro purissimo a cbì 
osasse di violare il prefato privilegio , che è per ogni conto considera- 
bile e singolare . Imperocché non è nuovo che somiglianti privilegi in 
quella età dagl' Imperadori ibssero conceduti a' Vescovi , Capitoli , ed 
altre Comunità ; ma è ben raro, almeno in Italia, che persone priva- 
te , quali erano i Carraresi , giugnessero ad ottenerli ; e questo è uno 
de' più antichi che si abbiano, e dimostra sino a qual segno godevano 
que' proceri del favore Imperiale . E ciò apparisce ancora dall' eminen- 
te carattere delle persone interceditrici presso di irrigo, che non po- 
tevano essere più rispettabili e qualificate . Tre grandi Vescovi della 
Germania, Bur cardo di Munster, Erìiimbo di Verceburg, Ottone di 
Bamberga , quel medesimo che fu apostolo della Pomerania , e colle 
sue virtuose opere si meritò T onor degli altari; Godifredo Conte Pa- 
latino , e il Conte Berengario furono que' cortigiani di Cesare , a pe- 
tizione de' quali ebbero i Carraresi quel privilegio , che abbiamo illu- 
strato . 

Morì in quest'anno, e non è cosa da tacersi, udìherto da Baone , 
il primo che ci sia noto di quella nobilissima Casa . Elica sua consor- 
te , Ugo2one e Manfredo suoi figli il dì sette di luglio per legato del 
defunto donarono due possessioni alla Chiesa di S. Cipriano posta nel- 
le parti di Venezia , una delle quali era in Cortolada , e l' altra in Boc- 
cone , luoghi de' nostri colli (a) . Tigone Conte Padovano , ed Artusio 
fratello di lui , ed altri due chiamati Oprando ed udnselmo furono te- 
stimoni . Ecco che quel sacro luogo , come dissi , fu anche da' nostri 
molto beneficato , nò io dì tutte le donazioni de' Padovani a tal moni- 
stero ho fatto , o farò parola . Nello stesso mese la suddetta Elica fa 
una transazione co' tre suoi figliuoli Uguzone , Manfredo , e Ugolino . 
Diede loro trecento lire di Moneta Veronese , che gran corso aveva 
tra noi , e ricevette in cambiò da essi tutto il diritto , che avevano in 
Camponogara , nel castello di delta villa , e in tutta quella Corte . Ta- 
le vendita fu stipulata in Carluro, villa al settentrione della nostra Cit- 
tà . ^leardo giudice, Trasone , Vicherame , Adamo Gallo , Val di- 
no di Trambato professori della \^^'^'à Longobarda , come i BaonesI , 
sono tra' testimoni ; ed oltre a questi anche Alderico , e Pietro giu- 
dici , Ottone da Limena , e Viviano di Mauriso . A maggiore validi- 
tà del contratto Uguzone e Manfredo fecero giurare sopra gli Evan- 
geli un loro servo, che in nessun tempo sotto pretesto di minorità non 



im- 



W Ex Schedis apud me . 
Parte IL 



'14 ANNALI DELLA CITTA" 

AN. 1134 »iT2pugneranno lar suddetta carta, e insieme promisero dì far opera, chff 
Ugolino loro fratello, quando sia giunto all'età conveniente, ratifichi 
il presente patto sotto pena di dugento lire Veronesi , ed entrarono 
mallevadori Alderico giudice , ed Ottone da Limena . Con poche pa- 
role si conchiudevano allora afìari grandissimi , e i notai non avevano 
ancora appreso quelle tante formole , e quelle eccetere , che ora si leg- 
gono nei loro istrumenti , non so se più per togliere, o per accresce- 
re le occasioni di controversie e di liti . 

Gravissima malattia sorprese in quest' anno la Contessa Matilda , e 
già crebbe il rumore che foss^ morta. I Mantovani, che da gran tem- 
po le si erano ribellati, credei\do agevolmente ciò che bramavano , in- 
solentirono contra di lei , assediando un suo castello detto Blpalta , e 
dandolo barbaramente alle fiamihe . Ella noi seppe finché fu malata , 
ma. poiché si riebbe , pensò tostamente a' farne aspra vendetta . Raccol- 
VO' un. numeroso esercito , e messa insieme una flotta di barche arma- 
t5e passò all' assedio di Mantova ; e quantunque sul principio que' citta- 
dini si mostrassero fermi ed arditi tenendo quella impresa non riuscibi- 
le , nondimeno veduto il grande armamento di lei , e saperido che ella 
non se ne sarebbe mai tolta giù , si appigliarono a consigli di pace , 
arrendendosi ad onesti palli . Questa è stata l' ultima impresa di quella 

AN. 1115 magnanima Principessa (a) , poiché infermò novellamente nel gennaio 
del seguente anno mille cento e quindici , e appresso alcuni mesi di 
malattia morì in Bondeno castello Begiano nel dì ventiquattro di lu- 
glio . Il suo corpo fu seppellito nella Chiesa d'i S. Benedetto di Poli- 
rone , ed ivi giacque finché per ordine del Papa Urbano Vili, ne 1 
mille seicento e trentacinque fu trasportato a Boma , e collocato ma- 
gnificamente nella Basilica Vaticana. Se ciò non succedeva forse le sue 
ossa sarebbero state disotlerrate , e le ceneri sparse al vento da quell' 
empie mani medesime , che ingorde d' oro distrussero ne' passati anni 
quel Monistero taulo da lei prediletto . 

Molto si é scritto, e molto ancora si scriverà di questa gran Donna , e 
come variano i pareri degli uomini , cosi diversi ne sono i giudicj . G' è 
anche tra' moderni , non che fra gli antichi, chi senza fine la encc- 
mia, e e' è chi apertamente , o di nascosto la morde. Io dirò sola- 
mente che ancor viva fu rispettata e ammirata da' suoi stessi nemici , e 
per mio avviso n' èra ben degna (b) . In lei bellezza della peraona , 
destrezza d' ingegno , accortezza di giudicio : ella isti'utta di varie lin- 
gue, parlatrice faconda, d'arme e di cavalli esperta maneggialrice . Nes- 
suiK) poi può negare la sua pietà , la sua costante adesione al partito 
cattolico , le sue ìimosine , le sue fondazioni . E vero che chi volesse 
senHnaenfe guardare tutte le azioni di lei , forse ne troverebbe qualcu- 
na 



[a) Doniz. in Vit. Mar. 
\h) Abbas Usperg. 



DI P A D o r ^ , Il5 

na InlaudaLIIe ; ma chi v'ha traVmorlali che sia Immune da colpa ? DdwiN.mj 
reslo le .splendide sue virtù coprono di luce anche i suoi difotli . Essa 
lasciò erede degli ampj suoi stati la Chiesa Romana , funesto seme di 
imove discordie tra il Sacerdozio e F Imperio . Imperciocché come sep- 
pe r Impeiadore che Matilda era morta , per consiglio de' suoi mini- 
stri , e per invito de' suoi parziali Italiani deliberò di yenite .a prende- 
re il possesso di tutti i beni di lei tostochè da' suol afEari gli iosse per- 
messo . 

Prima però che sì parli della sua venuta in Italia M ordine vuole che 
io riferisca alcune cose , le quali alla persona del Marchese Folco ap- 
partengono . Egli stando nella popolosa Terra di Montagnana , come 
dal nostro Rolandino è chiamata , nel dì quattordici di -giugno donò 
al Monistero di S. Benedetto di Polirone,, dov'era Ahaie Donilo ^l- 
herlco una terra di venti mansi situata lunghesso I' Adige .nel iluc^go 
vocato Costa . E questa donazione (a) la fece per rimedio dell' anima 
sua , de' suoi genitori , e di Ugo suo fratello ; anzi , come ^ta nel rfkie 
dell' istiiimento , per adempiere la volontà di Garsenda sua madre , ehe 
così ordinato aveva nel suo testament© . Ma nel dì secondo di ©tlohre 
di quest'anno medesimo mille cento e quindici Folco è in Este,, e si 
chiama abitatore di detto luogo . Per la qual cosa sospettò il Mitra- 
tovi (h) , che essendo gli Estensi della linea Germanica litornati coli' 
Imperadore in Germania , Folco si sia rimesso nel possesso di Este , 
cui la sola forza gli fece cedere . Sappiamo per la non dubbia testi- 
monianza della Cronaca di y\^eingart , che Guelfo T^» ebbe nuove guer- 
re in Italia co' Marchesi Folco ed Ugo , benché di tali contrasti «©n 
si abbia chiara contezza. Comunque stato sia Folco abitava in Este, 
ed ivi alla presenza del nostro Vescovo Sinihaldo ai Monaci della San- 
tissima Trinità di Monte Oliveto fuor di Verona dell' Ordine Vallom- 
brosano donò un certo terreno con una Chiesa eretta ad onore di S. 
Martino (e) , ed un Ospizio pei pellegrini ad essa congiunto nella vil- 
la di Trecontadi del territorio Padovano . Cotal donazione fu fatta da 
Folco per \ anima della qu. sua moglie , di cui la famiglia ed il no- 
me ignoriamo ; e dalle parole dell' islrumento raccogliesi , che ad essa 
si debbono i principj di quel Monistero Veronese , nel quale lia an- 
no innanzi erano entrati i Monaci col loro Prior Vitale. La stipula- 
zione seguì in caminata constructa ante Ecclesiam Beatissime S, 
Tede Virginis in villa que est ante castrum Fsti , Il Sig. Dòtt. 
elessi (d) nella sua Storia d' Este interpreta la voce caminata per quel 
portico , loggia , o vestibolo , che secondo l' antico uso era dinanzi al- 
la Ghiesa , e panni che in questo caso ei s' apponga . Del resto per 

os- 



(^) Murar. Ant. Est. P. I. 

ib) Ivi . 

(0 Biancolini Ch, Veron. 



Il6 ANNALI DELLA CITTA 

AN. H15 osservazioni da me fatte quel vocabolo nelle vecchie carte significa fre- 
quentemente stanza con camino , camera da fuoco : e in tal senso 
1' usò il boccaccio laddove dice : avendo fatto fare un grandissimo 
fuoco in una sua camminata ; né so quanto bene nel Vocabolario delia 
Crusca , dove sì reca questo esempio , si accomodi alia stanza mag- 
giore f che noi diciamo sala . In questo documento è innoltre nota- 
bile che il nostro Vescovo soggiornava ancora in Este , non essendo 
estinto lo scisma, e che quella nobile Terra si chiama i>illa , di che 
non debbiamo maravigliarci , imperciocché in que' secoli ogni luogo , 
che non aveva Vescovo proprio , né godeva le prerogative di città ^ 
grande o picciolo eh' ei fosse , si chiamava col nome generico di luo- 
go , di terra , o di villa , di che potrei recare non pochi esempj . 

Quasi io m' era scordato di dire , che lo stesso Marchese Folco ten- 
ne nel mese di maggio un placito generale in Monselice nella sua ca- 
sa propria presso la Chiesa di S. Polo alla presenza àS^ molti buoni 
uomini di quella Terra , e che sul line di esso mese profferì sentenza 
in favore del Monistero di S. Zaccheria di Venezia contra aldino 
Priore di S. Giustina di Padova , il quale insieme co' suoi Avvocati 
Guiteclino e Guidone ridomandava la Cappella di S. Tommaso in vi- 
gore della carta di Prete Dragone , della quale si è parlato sopra . 
Dopo che quella quindici anni innanzi era stata dichiarala solennemen- 
te nulla ed invalida , non temettero i Monaci di riprodurla di nuovo 
in giudiclo ; ma gli assessori del Marchese , esaminata la cosa per co- 
mando di lui , e udito il giuramento di dodici oneste persone , impo- 
sero silenzio al Priore . Da questo placito di Folco tenuto in Monse- 
lice , dove aveva palagio domenicale , deduce il Muratori , eh' egli aves- 
se giurisdizione sopra di quella Terra . Così variano le umane cose . 
Monselice , mentre giaceva Este tra gli spineti e le ortiche , signoreg- 
giava quel castello, e stendeva la sua autorità sino ai confini del Ve- 
ronese , ora risorto Este , e divenuto sede di Pi incipi , Monselice per- 
dette ogni sovranità ; verrà poi tempo che maggiore potenza assogget- 
terà ambidue . 

Sebbene io mi sia proposto di non tutte riferire le donazioni e gli 
acquisti , che in questi tempi accrebbero le ricchezze delle Chiese e 
de' Monisterj , poiché troppo lunga e noiosa cosa sarebbe , di alcuna 
. però mi è avviso che non si debba tacere , quando serve alla storia . 
Ai ventuno di giugno ( intendasi di quest' anno ) Pagano della Sel- 
va di Bolluno , che dicesi Vicedomino, investì a titolo di feudo la 
Chiesa di S. Leonardo di Conche appartenente al Monistero di S. Ci- 
priano di tutta la decima della villa predetta . Esso in grazia del feu- 
do dovrà avere ogni anno un giorno di ospizio , e una libbra di pe- 
pe , se la domanderà . Non si creda però che a così buon patto S. 
Cipriano abbia conseguito quel feudo , imperciocché Rodolfo Priore 
diede a Pagano sessanta lire Veronesi . Il contralto fu scritto in Pa- 
dova , e v' intervennero diciotto testimoni . Pagano era V iccdomino 

deli' 



DI P A I) O P^ A , I r y 

dell' intruso Vescovo Pietro , e tale Io abbiamo veduto nell' anno mil am. mj 
le cento e dieci : le decime poi , come altrove s è detto , si vendeva- 
no , o si permutavano : non maraviglia perciò se egli prese tanto de-"7 — 77;;^ 
naro dai Monaci per quella investitura . Piuttosto mi maraviglio come 
r Arciprete Bellino fosse di nuovo in Padova , donde lo scismatico 
Liberio lo avea cacciato . E da credersi che costui fosse morto, giac- 
ché non se ne parla più , e che Bellino fosse venuto a Padova a trat- 
tare gP interessi del suo Capitolo (a) . E certo per una carta origina- 
le , che in questo dì primo di novembre insieme con Pietro Arcidia- 
cono e cogli altri suoi confratelli riceve da yimelriao figliuolo di Ro- 
do una terra nella villa di Pvoncaglia , cui confessa di aver tenuta sinora 
indebitamente a titolo di feudo , e per la quale questioni e liti erano 
corse tra lui , e la Chiesa Cattedrale . Promette ^rnelrico di pagare 
cento lire Veronesi se mai , dopo di averla ceduta , la ridomandasse , 
ed entrò mallevadore per lui Enrico causidico figliuolo di Ugone , e a 
questo Alto molti uomini furono presenti di legge Franca, Longobar- 
da e Romana . 

Seguì in questo tanto che F Imperadore irrigo sbrigatosi degli af- 
fari della Germania potè calare in Italia , e ci venne verso la fine di 
febbraio con Matilda sua moglie figliuola del Re d' Inghilterra , che 
due anni innanzi aveva sposato in Magonza , e con tutta la sua fami- 
glia . Abbiamo dall' Ab. Uspergense (b) , eh' egli si trattenne intorno 
al Po , e col mezzo del celebre Abate Ponzio di Clugnì parente del 
Papa trattò delle sue differenze con lui affine di comporle amichevol- 
mente . Imperciocché Papa Pasquale aveva condannato H privilegio 
delle investiture già conceduto forzatamente ad irrigo ^ e quantunque 
non avesse formato verun decreto contra la persona òx lui , non si ri- 
chiamò nondimeno dell' Arcivescovo di Milano , e di altri Vescovi , che 
pubblicamente lo avevano scomunicato . C era innoltre V afì[are della 
eredità della Contessa Matilda , In tale occasione andò irrigo a Ve- 
nezia , e fu splendidamente alloggiato da Ordelafo Fallerò nel palaz- 
zo Ducale . Ammirò , come racconta il Dandolo (e) , il sito , e la 
bellezza della città , e la rettitudine del governo , e visitò divotamentc 
la Chiesa di S. Marco , e di altri Santi . Erano con lui molti Princì- 
pi, Baroni, Giudici, e Vescovi, e Gentiluomini così Veneti come no- 
stri , co' quali tenendo Corte in casa del Doge concedette privilegj d' im- 
munità all' Abate Tribuno pel suo monistero di S. Giorgio , e a ^Z- 
ta Badessa di S. Zaccheria , confermando loro tutti i beni che posse- 
devano . 

Nel mese di marzo l' Imperadore era in Padova , e ai diciotto di 

det- 



(^) Ex tab. maior. EccL Pat. 
{b) In Chronic. 
(0 Ibidem . 



Il8 ANNALI DELLA C DT T A 

.N. xiió Jelto mese gli si presentò Iza Badessa di S, Slefano insieme col suo 
avvocato Guezilone . Sedeva il Sovrano nel palazzo Vescovile , ed a- 
veva seco Tcuzo , Guarnieri , adorno , Ribaldo , Eicardo , Ten^isio , 
e Giovanni giudici ; ^uto , Odo , Giovanni , Martino , e Ingelfredo 
giureperiti ; Burcardo Cancelliere e Vescovo , Enrico Duca di Carin- 
tia ^ e preside della nostra Marca , Alberto Conte di Martorengo , 
Manfredo^ Alberto Conte di Verona, Ugo Conte di Padova, Artu- 
sio , Corrado , e Lamperto Conti , Tiso , Roberto , Sicherio , Enri- 
co di Caldonazzo con Erizo suo fratello, Anselmo dalla Costa , En- 
rico da Sarego con altri molti . Era costume lodevolrssimo , che qua- 
lora i Conti , o i Messi regali , o gì' Imperadori medesimi assisteva- 
no ai pubblici Gludlcj , oltre i magnati ed i nobili per onoranza , e 
quasi testimonj della verità , v' intervenissero i Giudici , e altri peri- 
ti delle leggi , affinchè ne uscisse ^ quanto era possibile , sentenza al- 
la giustizia conforme . Imperciocché secondo varie e diverse leggi , 
come altrove dicemmo , si regolavano gli abitatori d' Italia , e i Comi , 
ed altri Rettori de' popoli non se le sapevano , e molto meno i Re » 
e gì' Imperadori , non atti perciò a conoscere i garbugli delle liti , e 
a sciorne i viluppi ; ed ecco perchè avevano sempre seco uomini dotti 
e legali . Quel Guarnieri giudice nominato nel presente placito è il 
celebre Irnerio , il primo che aprisse scuola in Bologna di Giurispru- 
denza Romana, e diede origine a quella Università, che mal fu credu- 
to in più rimoti tempi aver avuto principio . 

Venuta dinanzi a così illustre consesso la Badessa Iza supplicò l' Im- 
peradore , che gli facesse giustizia contra Uberto da Fontaniva ingiu- 
sto ritenitore di due mansi e più che appartenevano al suo Monistero , 
e contro agli uonnini di Sermazza , che le impedivano l' uso di un bo- 
sco : ed egli amante della giustizia e della pace , e difensore di tutte 
le Chiese , come egli stesso si chiama , avuto il consenso de' suoi Giu- 
dici col legno che aveva nelle mani investì la prefata Badessa (a) de' 
due mansi, e di ogni suo diritto sopra il bosco, come avea domanda- 
to . Inooltre pose il bando sopra di essa e del suo avvocato , e sopra 
tutti i beni presenti e futuri del monistero : ordinando che nessun Pa- 
triarca, Arcivescovo , Vescovo , Duca , Marchese , Conte , Vicedomino 
et^. abbia ardire d' inquietare , o spogliare le Monache senza un legale 
giudicio sotto la pena di pagare cento libbre d' oro , la metà alla ca- 
mera Imperiale, e l'altra metà alla Badessa, o alle sue succeditrici . E 
a questa sentenza di lui quattro Giudici si sottoscrissero . 

Tre giorni dopo , stando tuttavia in Padova X Imperadore , venne al- 
la presenza di lui Alberto Abate di S. Michele di Candiana , instando 
umilrtìente che volesse mettere il bando sopra di se e del suo moni- 
stero , e sopra di tutti i beni , che possedeva attualmente , o in avve- 
nire 



{a) Ex tab. S. Steph. mendose ap. Ursat. 



DJ PADOVA, 119 

nìre giustamente acquistasse. Alla qual petizione di luì, dopo avere in- ^m. mó 
terrogato i Giudici , eh' erano presenti , acconsentì Arrigo benignamen- 
te , e si sottoscrisse alla Carta con un segno di Croce (a) . Erano quel 
giorno con lui il Vescovo di Trento Brucardo di Munster , e Arpo 
di Feltre , il Duca Enrico , e un altro Enrico fratello del Duca GueU 
f) ; Teuzo , Guarnieri , Aicardo , ylzo , Ohrado , e Teresio Giu- 
dici , Roberto Lanhardo con altri assai , e quattro di que' Giudici anch' 
essi si sottoscrìssero . Né in questo dì , né nel!' altro dei diciotto , seb- 
bene fosse tenuto il placito nel palazzo Vescovile , non v' intervenne 
uè Sinihaldo , né Pietro . Quegli forse per timore di Arrigo tratte- 
nevasi ancora in Este ; ma non saprei che dirmi di Pietro , il quale 
se era ancor vivo , doveva correre a Padova per corteggiare il Sovra- 
no suo dichiarato proteggitore . L' Orsato fa eh' egli viva sino al mil- 
le cento e dieciotlo, e gli dà per successore Si/iiòa /do , che dodici an- 
ni prima em nostro Vescovo , e siccome in ciò egli erra indigrosso , 
così non gli 5Ì può prestar fede nemmeno intorno al tempo della mor- 
te di Pietro . Le antiche carte niente ne dicono , ed io senza di esse , 
o di autorevoli storici non oso muovere un passo . 

Dopo ciò r Imperadore non si fermò guari di tempo nella nosìra 
Città , poiché da un documento , che pubblicò il Muratori (h) , sap- 
piamo che nel mese di maggio era in Governolo sul Mantovano , do- 
ve soggiornando fece donazione di beni al Monìstero di Polirone, e 
alla Chiesa di Gonzaga per suffragio e rimedio dell' anima sua , e del- 
la Contessa Matilda , onde lo stesso autorevole scrittore ne deduce , che 
già avesse preso possesso della pingue Matlldica eredità . Papa Pas^ 
quale , che ci aveva diritto per la donazione della Contessa , non po- 
teva pensarci , tribolalo e angustiato da' suoi Romani movitori di fre- 
quenti tumulti ; e il Duca Guelfo già marito di lei , che doveva far 
valere le sue ragioni sopra quella eredità , o tacque allora , o cedette a 
maggior potenza . Non è così facile stabilire con qual diritto entrasse 
Arrigo al possesso del patrimonio Matildico . Se si parli de' beni re- 
gali e feudali , s' intende tosto perchè morta la Contessa la quale n' era 
investita , l' Imperadore che ne aveva il diretto dominio , se gli ripre- 
se ; ma esso volle^ ancora i beni allodiali e patrimpniali , de' quali essa 
aveva disposto. E vero che in un suo diploma chiama Matilda s\x^ 
nipote, e quindi pare che come congiunto abbia preteso di doverle 
succedere in tutto ; ma osservò il Muratori (e) , che diffìcilmente avreb- 
be potuto provare tal parentela , e che quel titolo di nipote è assai 
strano , e bisognoso di una larga interpretazione . 

Ma lasciando ora questo , e seguitando la storia , molto funesto fu ^j^. 11x7 

l'an- 



W Ex Tab. Card. 
{b) Ant. It. Diss. II, 
W Ant. Est. T. I. 



120 ANh'ALI BELLA CITtJ" 

AN..1117 r anno seguente mille cento e cllciassetle alla Italia non meno die alia 
Germania . Questa andava tutta sossopra per le guerre civili che la 
straziavano ; sostenendo altri il partito dell' Imperadore , ed altri o mo- 
vendo apertamente le armi , o in segreto congiurando contra di lui . 
Si aggiunse ad allllggerla un altro spaventevol disastro, cioè un vio- 
lentò Lremuoto , che in parte la conquassò. Ma questo infortunio sì. 
fece sentire maggiormente in Italia già sbattuta dall' antecedente penu- 
ria . Cominciò coli' ingresso del nuovo anno il tremor della terra , e 
per quaranta giorni continuò con grandissimo universale spavento (a) . 
Verona fu scossa dal fondamenti , i suoi edifìcj fracassali , molti abi- 
tanti sotto le rovine sepolti . Vinegia , Cremona , Parma , e altre cit- 
tà e castella di Lombardia provarono i tristi effetti di sì tremendo fla- 
gello . La nostra Padova non ne andò esente . Cadde la Basilica di 
S. Giustina (h) , e minò da sommo a imo la Cattedrale , benché il 
campanile mal concio restasse in piedi ; e la seguente memoria scolpi- 
ta in pietra si leggeva in un pilastro al tempo de' nostri avoli , che per 
la ignoranza o disattenzione de' moderni fabbricatori fu ibrse gettata 
con altre molte ne' fondamenti del nuovo Tempio . Diceva essa 

Me terrai primo motus siib9eTtit ab imo . 

Grandissimo sì dee credere che stato sia il danno , e la paura anco- 
ra maggiore , poiché lungamente ne durò la memoria , e quella calami- 
tà formò quasi un' Epoca , trovandosi spesso nelle nostre carte ante ter- 
remotum , a tempore terremoius , a terremotu inza etc. Ad accresce- 
re il terrore nelle menti degli uomini concorsero eziandio (e) furiose 
piene di fiumi , e dell' Adige principalmente , strani apparimenti nel 
cielo , nuvole sanguigne , o di fuoco discorrenti per 1' aria , scoppiate 
di orribili tuoni , turbini impetuosi , saette sterminatrici , talché si cre- 
dettero i popoli sbigottiti di essere a finimondo arrivati . Voce andò 
di altri molti prodigj , effetti piuttosto dello spavento , e della turbata 
imaginazione , che realmente accaduti . 

Tali prodigj creduti annunziatori dell' ira di Dio mossero le spaven- 
tate genti a largheggiare co' Luoghi pii . Abbiamo in quest' anno va- 
rie e diverse donazioni fatte alle Monache di S. Stefano in Padova , 
e al Monistero di S. Cipriano in Murano , che io , contento di rife- 
rirne una sola , dell' altre mi tacerò . Tigone de' nostri Conti figliuolo 
del Conte Manfredo insieme con Rodolonia di Orso Giustiniano sua 
moglie , la quale probabilmente era Veneta , donò a S. Cipriano , dov' 
era Priore Rodolfo , una possessione nella villa di Cortellada . Lo scrit- 
to 



(a) Ann. Sax. 

{b) Ongar. Cron. MS, 

(0 Annal. Sax. apud Eccardum , aliique 



Z>/ 1? yi B O T^ A . 121 

to fu fallo in Padova diti notaio Giovanni secondo le leggi Longo- an, m/ 
barde , che i nostri Conti professavano , e furono leslimonj {a) Pietro 
giudice , Giovanni figlio di elione , Gioi^anni figliuolo di Tùdo , ^Z- 
cardo giudice, Mainardo figliuolo di Ritardo, Giustino di Gumpo ^ 
TVillone , Dailo , Pagano bastardo , e Raimondo di Gastaldo . 

Quando i' Irnperadore era \ anno innanzi in Venezia , ed anche al- 
lora eh' ei venne a Padova, nella onorala comitiva di Princìpi, che lo 
accompagnavano , si trovava anche Enrico fratello del Duca Guelfo di 
Baviera . Egli , o che colla forza cacciato avesse da Este il Marchese 
Folco , o che questi se ne fosse ritiralo spontaneamente , sedeva in 
giudicio presso S. Tecla , il dì quattro di ottobre esercitando la prin- 
cipesca giurisdizione della sua linea Germanica . Stavano con lui , se- 
condo il costume di cui poc' anzi s' è detto , Giovanni causidico , Gi- 
rardo , Alberto da Este , Bonizo da Este , Gioi^anni da Este con 
altre persone. Quivi gli si presentarono i Preti di S. Maria delle 
Carceri , udfidrea loro capo , e Pietro , che , sebbene fatto Arciprete 
di Tribano , non lasciava di appartenere a quella Congregazione ; sup- 
plicandolo di assicurare con un bando i beni tutti e le ragioni della 
lor Chiesa . Enrico soddisfece alla inchiesta de' ricorrenti con suo di- 
ploma pubblicato dal Muratori (h) , intimando ai violatori di esso la 
pena dì due mila mancosi d' oro . Anoaldo notaio e giureperito scris- 
se r inslromento avvaloralo dalla soserizione del Duca medesimo, e ^\ 
Bernardo suo cappellano . C è chi riporta , e forse non senza ragio- 
ne , a questo istesso giorno di ottobre la donazione del hraido e della 
chiusureUa alla Chiesa delle Carceri , della quale si è parlato dieci an- 
ni avanti dietro T autorità del Muratori, e degli Annalisti Camaldolesi . 

La paura , onde rimasero sbalorditi gli animi de' mortali per le nar- 
rate disavventure , sorprese ancora F augusto Arrigo , e lo fece corre- 
re alla religione. Parve eh' eì di cuore desiderasse di restituire la pa- 
ce alla Chiesa , e a tal fine spedi ambasciadori al Papa ; ma senza frut- 
to . Le risposte di Papa Pasquale non furono soddisfacenti , né quali 
esso le arebbe volute ; e perciò arrivata la primavera si mosse con gros- 
so esercito verso Roma, nella qual città aveva molti nobili del suo par- 
tilo . Guerreggiò alcune Terre e Castella fedeli al Papa, e fu dal Ro- 
mano popolo accolto a modo di trionfante ; ma non Cardinali , non 
Vescovi , non altri del Clero gli andarono incontro , coni' era il costu- 
me , e Pasquale si fuggì a Montecasino , indi a Benevento tosto che 
seppe vicina la venuta di lui , temendo de' malcontenti di dentro , e 
dell' oste Cesarea di fuori . Intanto Arrigo con promesse e con doni 
avendosi guadagnato il favore de' Magnati Romani volle farsi incoro- 
nare 



{a) Eccl. Torcell. 
(^) Ant. Est. P. L 

Parte IL 



121 ANNALI DELLA CITTA. 

AN. H17 nare novellamente; e polche non c'era 11 Sommo Pontefice, a culla- 
le ufficio appartiene , 1' Arcivescovo di Braga detto Burdino , il quale 
come Legato Pontifìcio era venuto a Roma per trattare di accordo , 
sedotto dalle Imperiali carezze , e accecato dall' ambizione nella Chiesa 
dì S. Pietro il giorno di Pasqua lo incoronò , perchè si trasse addos- 
so , e ben giustamente la papale scomunica . Prima che lo cogliesse la 
state sempre nociva co' suoi calori ai corpi Tedeschi principalmente , 
irrigo partissi di Roma , e venne alle più fresche contrade di Lom- 
bardia . 

Dov' egli facesse stanza non è ben certo . Landolfo da S. Paolo 
scrive, che si trattenne ne' contorni del Po colà verso Torino (a)\ ma 
altri Storici , e principalmente 1' Annalista Sassone dicono , eh' ei sog- 
giornava sul Padovano , in Paduanis regionihus ; e così hanno le più 
vecchie ed accurate edizioni dell' Uspergense , tranne quella di Basilea 
del MDLXIX. che legge Padanis in regìonibus , onde potrebbesi du- 
bitare se invece di Paduanis si abbia a leggere Padanis col citato 
Pandolfo . Con tutto ciò una carta dell' Archivio di S. Felice di Vi- 
cenza ce lo fa indubitatamente vedere poco lungi da Padova nell' ago- 
sto del mille cento e dieclsette . Egli risiedeva in Montecchio , luogo 
del Vescovado Vicentino amministrando giustizia in casa di Tetelgar- 
do , per la qual cosa egli pare che dimorasse nelle nostre contrade . 
Ma dovunque ei fosse , che ciò non importa molto , novella lo colse 
che Papa Pasquale era morto . Oppresso dal peso degli anni , e dal- 
le continue afflizioni sbattuto terminò il corso della sua vita il dì ven- 
tuno àÀ gennaio del mille cento e dieciotto , e fu seppellito nella Ba- 
silica Lateranense . Pontefice pio , saggio e discreto , che in tempi tor- 
bidi e tempestosi seppe reggere la navicella di Piero ; e se per rimet- 
tersi in libertà si accomodò coli' Imperadore , e se già rlvocata avendo 
la concessione delle investiture , non volle di poi scomunicarlo , a che 
obbligato si era con suo giuramento , non si merita riprensione , ma 
scusa , né ciò fu efiPetto di fiacchezza d' animo e di viltà , come alcuni 
pensarono , rna di coscienza delicata e innocente , e fedele osservatrice 
del suo giuramento . 
,N. H18 Udita la morte di Pasquale li, Arrigo senza mettere tempo in 
mezzo si pose in viaggio alla volta di Roma col suo esercito , e vi ar- 
rivò inaspettato il dì secondo di marzo . Già i Cardinali eletto aveva- 
no il successore , che fu Giovanni Gaetano , prima Monaco Cassinese , 
poi Cardinale e Cancelliere della Chiesa Romana , uomo venerabile per 
la sua età , e degno di queir eminente posto per le sue singolari vir- 
tù , il quale chiamossi Gelasio II. Non aspettò egli la venula dell' 
Imperadore , ma si fuggi a Gaeta sua patria , dove mollo onoratamen- 
te fu accolto. Credette egli sano consiglio non fermarsi colà alla dlscre- 
zio- 



{a) In Vita Pasch. II. 



DI P .4 V O P- .4 . 123 

zione di un Principe , che violato aveva la maestà del suo predecesso- an. ms 
re , e col mezzo di masnadieri suoi partigiani lui medesimo aveva a 
Forza tratto dalla Chiesa , lui preso per la gola come un mascalzone , 
luì percosso con calci e pugni , e fatto prigione , cosa crudele e mi- 
seranda a vedersi . Conlultociò tra il mansuetissimo Papa , e Cesare 
v' ebbe qualche trattato di accordo , di cui poscia fu rotta la pratica . 
Laonde vedendo uérrigo non esser possibile , che Gelasio mai condi- 
scendesse alle ingiuste sue voglie prese il disperato partito di creare 
Papa , o piuttosto Antipapa insieme co' nobili Romani della sua fazio- 
ne queir Arcivescovo di Braga Burdino , che vedemmo scommiicato da 
Papa Pasquale , empio e ambizioso uomo (a) . Esso prese il nome 
di Gregorio Vili , abitò per tre mesi nel palazzo del Laterano , e 
nel dì secondo di giugno diede novellamente la corona Imperiale ad 
irrigo nella Basilica Vaticana . Appena si crederebbe , se la Storia 
non lo attestasse , che tra coloro , i quali persuadettero il popolo Ro- 
mano , che si poteva lecitamente fare la sacrilega elezione di Burdi- 
no , uno de' principali consigliatori è stato Gu arni cri , di cui s' è par- 
lato sopra , in ragion civile gran savio . Ma certo in tale occasione 
abusò della sua dottrina . 

Mentre queste cose seguivano in Roma , e Io scisma si rinovava , 
r Arciprete Bellino era in Padova , e insieme con Pietro Arcidiaco- 
no , Grimaldo , e Girardo preti, Milone , e Ariherto diaconi, Gr/- 
maldo , Turingo , Azo e Bernardo suddiaconi , tutti Canonici di S. 
Maria , maneggiava gli affari del suo Capitolo . Nel dì venticinque di 
febbraio colf approvazione de' suoi confratelli allivellò per ventinove an- 
ni due terre ad Artis^erto di Galiverga , e ad Alberto di Abano . 
La prima con casa , corte ed orto giaceva in Padova presso il Ponte- 
molino, r ahra era una terra aratoria con viti fuori della Città. Pas- 
sati i ventinove anni si doveva rinovare il livello , e i due investiti si 
obbligarono di pagare ogni anno nella festa di S. Martino otto soldi 
Veronesi , e in quella di S. Stefano due focaccie e due spalle di por- 
co , che con barbaro vocabolo frequentissimo nelle nostre più antiche 
affittanze chiamavasi amissere , noi diremmo onoranze, i Toscani r/- 
gaglie . Come siasi introdotta quella strana parola tra noi , che nelle 
carte delle vicine città non si trova , non si può nemmeno conghiettu- 
rare . Per l' altro terreno al tempo della vendemmia dovevano i livel» 
larj consegnare ai Canonici , o al loro Messo la terza parte del vino , 
che tale era d' ordinario la pensione da pagarsi per le viti , e raro è 
che si trovi il debito di pagar la metà . A chi non adempiesse le con- 
dizioni suddette fu d' accordo imposta la pena di ventinove soldi di 
moneta di Verona (b) . Non sarà stato inutile , aver fatto di ciò parola . 

Ora 



W Landulph. Hist. Mediolan. 
(^) Ex tab. maior. Eccl. Patav. 



124 ANNALI DELLA CJTT^ 

As,iiiS Ora mi rlclilama a se il buon Papa Gelasio , die sentila avendo 
r elezione dell' Antipapa scomunicò Jkrrigo , e 1' indegno usurpatore 
della sede apostolica coi loro aderenti e seguitatori . Poi da Capoa , 
dove soggiornava , giacché T Imperadorc era tornato in Lombardia , ven- 
ne con grand' animo a Roma , ma quivi ebbe tosto a pentirsi d' esser- 
ci giunto . Tra' seguaci di lui , e i fautori di Cesare seguì battaglia 
feroce , ci fu sangue e occlsione , il Papa a gran pena potè mettersi 
in salvo ; di che disgustato , e riordinate le cose , come meglio potè , 
uscì di Roma con sei Cardinali , e molti nobili e cherlcl , e andò a 
Pisa per mare , di là a Genova , indi in Francia , asilo in que' secoli 
de' Papi perseguitati . Vagò per le città di quel regno , riverito e ono- 
rato per tutto , e attesa la somma sua povertà sovvenuto con ricchi 
doni . Mentre andava alla celebre Badia di Clugnì infermò , e affret- 
taro il suo viaggio vi giunse , ma aggravatosi il male venne a morte il 

AK. iii9<Jì ventinove di gennaio del mille cento e diecinove secondo i più esat- 
ti Storici . Gli succedette Guido Arcivescovo di Vienna di nobilissimo 
sangue , parenle degl' Imperadori , e dei Re d' Inghlherra e di Fran- 
cia. Gelasio prima di morire aveva disegnato per suo successore O/- 
tonc Vescovo di Peleslrlna , ma questi ricusò di sottomettere le spalle 
a sì grave peso , e propovse il suddetto Guido , siccome quello che nelle 
presenti traversie della Chiesa era il caso . Perchè , morto Gelasio , dal 
Cardinali , e da' Romani , eh' erano ivi , fu canonicam-ente eletto , e poi 
dai Collegio de' Cardinali rimasi a Roma riconfermato , i quali conob- 
bero che non per vano capriccio, ma per vera necessità si era fatta 
F elezione oltremonti . Egli prese il nome di Callisto II, 

Se si dee prestar fede all' Abate Uspergense (a) , l'Imperadore era 
tornato in Italia , dove inteso avendo, che in un Concilio di Colonia 
era stata lanciata la scomunica contra di lui , e che i Principi di Ger- 
mania meditavano di deporlo , lasciata la moglie e 1' esercito , marciò a 
corsa oltremonti , e pieno di maltalento e di rabbia saccheggiò alcune 
Terii? dell' Alemagna . Se non che vedendosi venire addosso la piena 
dell' odio pubblico acconsentì che in Triburla fossero regolati in parte 
i correnti disordini , e promise anche d' Intervenire al numeroso Con- 
cilio , che Callisto aveva ragunalo in Rems per dar ^w^ una volta al- 
le sempre redivive discordie , di che aveva egli trattato co^ legati di lui , 
e già si sperava che sarebbe seguita la pace ^ ma la comune aspetta- 
zione restò delusa , né egli vi andò , né allora fu fermato verun ac- 
coixJo . 

In questi medesimi tempi ardeva una crudel guerra cominciata f an- 
no innanzi tra' Milanesi e i Comaschi , perchè questi avendo Guido 
loro cattolico Vescovo fecero prigione Landolfo ^da Carcano Canonico 
di Milano, che investilo dal quarto Arrigo di quel Vescovado , e per- 
ciò 



(//) In Chron. 



T> I -P A B O r A . 125 

ciò scomunicato da Papa Urlano , ora col favore dell' Antipapa Gre- an. 11x9 
gorio , e del quinto irrigo tentato aveva violentemente di andarne al 
possesso . Abbiamo un antico e rozzo poeta che lasciò la suddetta 
rabbiosa guerra descritta in versi (a) . Esso racconta che i cittadini di 
Milano in quest' anno diciannovesimo del XII. secolo spedirono amba- 
sciadori per la Lombardia affine di ottenere rinforzi ed aiuti, e anno- 
vera le città che inviarono de' soldati in loro soccorso . Tra quelle com- 
prese già nello Stato Veneto vi sono nominate Bergamo , Brescia , e 
Verona , ma niente dice di Padova , non avendo forse voluto 1 nostri 
^Maggiori o favorire una ingiusta causa , o prender parte nelle quistio- 
ni degli altri . Si vegga quindi come le città Lombarde abusavano la 
libertà appena acquistata , e come per segno del loro potere assoluto 
coglievano ogni lieve cagione di correre all' armi . Gare e gelosie nac- 
quero di poi tra queste città , che si reggevano a popolo , semi di 
discordie , che mandarono fuori pestiferi frutti d' incendj , di sovversio- 
ni , e di stragi . 

Callisto nel marzo dell'anno seguente valicò le alpi, e scese in Ita- ^ir. nzo 
h'a accolto in ogni luogo con grande pompa e celebrità . Solennizzò 
la S. Pasqua in Piacenza , e di là per la strada della Toscana si avvi- 
cinò a Roma. Incredibile è stata l'allegrezza del popolo Romano, e 
appena si potrebbe a parole esprimere la solenne pompa , colla quale 
ricevette il legittimo Pastore della Chiesa universale. Innocenti fanciul- 
li con rami di ulivo in mano, Greci ed Eb?ei , nobili e popolari , ehe- 
rici e laici di gioia e di speranza atteggiati empievano 1' aria di accla- 
mazioni e di voci giulive . Da gran tempo somigliante spettacolo non 
s' era veduto . Conlusione e terrore occupò gli animi degli scismatici . 
JSFon aspettò 1' Antipapa V arrivo di Callisto , ma fuggì da Roma ri- 
girandosi a Sutrl co' suoi partigiani , dove afforzandosi sperava di po- 
tersi tenere col soccorso di. Cesare, ma, come presto vedremo , gli an- 
dò fallito il disegno . 

Anche noi abbiamo fuor di dubbio in quest'anno residente nella 
Pieve di Sacco il Vescovo Sinihaldo , che stette lungo tempo nella 
Terra di Este per la nolenza del Re . Forse egli anche prima era ve- 
nuto a Padova ad esercitare il suo pastorale ministero, ma non ci so- 
no carte che lo confermino . Nel dì venlotto di ottobre slava esso nel- 
la Pieve suddetta , ed aveva seco Pietro e ^rderico giudici , Glossari- 
ni di Tado , Enrico , Giomnni dì filone, Ingelfredo di Aicardo , 
e Niccolò causidici, Giovanni notaio, Arnoaldo à\ Celsano , Giimpo 
di Cono , Alessio , ed altri . In presenza pertanto di tali ragguarde- 
voli U9mini donò Sinihaldo al Monistero ài S. Cipriano il fodro , F al- 
bergaria , ed il placito, cioèé' come Conte di Sacco esentò da quegli 
aggravi i coloni di quelle terre che donate avevano a quel Cenobio il 

Con- 



i^) T. V. Rer. Itaì. 



126 ANNALI DELLA CITTA 

AN. II20 Gonle Tigone^ e Rotegonia sua moglie, che ììoàolonia , come ve- 
demmo , è in altra carta chiamata ; e quelli altresì delle terre , che of- 
l'erse al suddetto Luogo pio Enrico Sacerdote in Arzere e Campolon- 
go , ville della Saccisica ; e quelli in fine dei terreni donati da ^zzo 
da Corte , e ^damo da Arzere , di che è fatta memoria in un altro 
instrumento del mille cento e trenlanove . Eccettuò però il Vescovo 
dalla concessione l'atta i delitti di scacco , ossìa di furto , e il placito 
generale , a cui vuole che gli uomini suddetti intervengano . La carta 
scritta da Fiorenzo notaio conservasi autografa nell' Archivio di S. Pie- 
tro di Castello . Una somigliante donazione fece il medesimo Sinihal- 
do al Monistero di S. Niccolò del Lido per quelle possessioni , die 
esso teneva nelle pertinenze di Sacco ; siccome attesta il Vescovo Gio- 
i>anni Cacio in una sua carta confermativa di quel privilegio fatta il 
dì trenta di decembre V anno mille cento e cinquantadue (a) . 

L' Antipapa , come dicemmo , si era ricoverato in Sutri , e atteso ave- 
va a fortificarsi , aspettando sempre il soccorso di irrigo ; ma Calli- 
sto , che alla nobiltà de' natali accoppiava grand' animo , non lo lasciò 
vivere in pace . Ei fece massa di genti , e mandò X esercito ad asse- 
diarlo , e vi andò poi egli stesso per animare i soldati colla sua pre- 

AN. 1X22 senza ; e siccome il luogo era forte per sito o per arte , così molti as- 
salti seguirono senza frutto . Finalmente i Sutrini o allettati dalle pon- 
tificie promesse , o stanchi dell' assedio si rivolsero contra del falso Pa- 
pa , e lo diedero nelle mani de' suoi nemici . Fu tosto condotto a Ro- 
ma sedendo a rovescio sopra di un cammello colla coda in mano dì 
queir animale (h) , e in vece di porpora vestito di una vellosa pelle di 
becco tra le maladizioni , le fischiate , e le risa del popolo schernito- 
re : degno castigo della sua smisurata ambizione . Veniva di poi il Pa- 
pa con grande corteggio , e a guisa di trionfante fece il suo ingresso 
nella città . Come fosse custodito sino alla morte quel tristo , se in 
un monistero , se in un forte , o in una gabbia di ferro , variano gli 
Scrittori . 

In Germania parimente andavano le cose sinistramente per Cesare . 
L' Arcivescovo di Magonza lo aveva scomunicato ; i Sassoni gli si era- 
no ribellati , ed altri popoli facevan provvedimenti per imitarne \ esem- 
pio . Ne fremeva Arrigo , ma forzato dalle dure circostanze , o toc- 
co da Dio nel cuore diede finalmente orecchio ai consigli di pace . 
Col mezzo di ambasciatori si spianarono le difficoltà , e in una nume- 
rosissima Dieta ragunata in Vormazia nel settembre dell' anno mille 
cento e ventidue Arrigo rinunciò alle sue pretensioni delle investiture ; 
lasciò libera al Clero ed al popolo l' elezione de' Vescovi , e ai Mona- 
ci quella dei loro Abati ; promise di restituire alla Chiesa Romana tut- 
ti 



(/z) Ex tab. maior. Eccl. Pat. 

(^) Card, de Arag. in Vita Cali. II. 



Di :p A B O V A ^ 127 

ti quegli stati, e quei beni, che egli, o suo padre le avessero ingiù- ^n. h: 
stamente occupati ; e si riconciliò di cuore col Papa , che da tutte le 
censure lo assolse , e con tutti quelli del suo partito . Niente però si 
è parlato in questa convenzione del patrimonio Matildico da Cesare 
posseduto . Callisto accordò dal suo canto , che P elezioni dei Vesco- 
vi e degli x\bati si abbiano a fare in presenza dell' Imperadore , o de' 
suoi Messi , e che gli eletti debbano da esso ricevere l' investitura de- 
gli Stati e delle regalie , non già coli' anello e col bacolo , ma collo 
scettro : e questo concordato dura ancora nell' Alemagna . Così ebbe 
fine una quistione , madre feconda d'inimicizie, e di scandali , per cui 
tanto sangue fu sparso , e tanto fu afflitta la Chiesa ; così fu sradicato 
un abuso , che lieve sul principio , poi a dismisura cresciuto apriva una 
larga porta alle esecrabili simonie ; così con grande gloria del Papa ter- 
minò quel lagrimevole scisma, del quale anche noi Padovani provato 
abbiamo i funestissimi effetti . 

Mentre che si stava maneggiando la sospirata concordia tra il Sa- 
cerdozio e r Imperio nel dì ventotto di giugno del mille cento e ven- 
tuno il Marchese ^zzo figliuolo di Ugo del Manso , e nipote del 
Marchese ^zzo fece la donazione di due pezze di terra nella villa dì 
Falso , ora Ponsò alla Chiesa di S. Maria delle Carceri . La donazio- 
ne fu fatta nel medesimo luogo , e vi erano presenti il Marchese Folco 
suo zio , Azzo suo figlio , ed altri nobili testimonj (a) . Da questa 
carta, che pubblicò il Muratori, apparisce che Ugo dal Manso, que- 
gli che fu già marito di Garsenda , era morto, polche -^zzo figliuo- 
lo di lui si chiama Marchese, ciò che secondo i costumi di quel se- 
colo non sarebbesi detto , se il padre fosse stato vivo . Aggiungasi che 
^zzo dice di fare tal donazione per 1' anima sua , e per rimedio dell' 
anime de' suoi genitori , la qual maniera di dire significa che erano 
trapassati . Sappiamo che la Chiesa delle Carceri era ufficiata da una 
Congregazione di preti , i quali sebbene non sono chiamati Canonici , 
ne avevano tutte le qualità : vita comune , abitazione in un Chiostro , 
salmeggiamenti nel coro , esatta disciplina , opere di pietà . Ma nel 
mille cento e ventìdue il dì diecìotto di luglio il nostro Vescovo Si- 
nibaldo d^ede a que' preti la regola di S. Agostino professata da' Ca- 
nonici Portuensi , e di preti secolari gli costituì regolari : e questo isti- 
tuto egli introdusse in altri luoghi della sua dlogesi . 

Bello è il privilegio , eh' egli concedette in tal giorno ai Canonici 
governati allora da prete Fabiano , Imperciocché comanda che quella 
Chiesa e religiosa Comunità non sia soggetta ad altri che al Vescovo , 
cioè la esenta dalla giurisdizione di S. Tecla di Este , nella di cui pie- 
ve era posta ; rinuncia a que' doni , eh' era solito quel Collegio di con- 
tribuirgli nelle quattro tempora di ciascun anno , e la esime dall' alber- 
ga^ 



{a) Antiq. Est. P. I. 



128 ANNALI DELLA CITTa' 

AN. iiii garia , cioè dall' obbligo di dare 4illoggio a lui, ovvero a\suoì messi, 
eccettuando il caso , che dovesse andarvi per vantaggio del luogo , sem- 
pre pei:ò con pochi compagni fuj . Cotcsta liberalità di Sinihaldo h. 
frequentemente ricordata nelF età posteriori . Egli si è recato a tale at- 
to di beneficenza per l'anima sua , e de' Vescovi passati e futuri , pur- 
ché sieno perseperxinti neW unità della Cattolica Fede , le quali paro - 
le alludono fuor di dubbio a Milone, che tenne coli' Antipapa Gui- 
herto , e a Pietro intruso e deposto , come s' è detto . Ma ciò che in. 
questa carta principalmente si <lee notare , è che la medesima fu ro- 
gata in Padova . Vedemmo Sinihaldo in Este , poi nella Pieve di Sac~ 
co esercitare il suo ministero ; ora estinto interamente lo scisma lo ve- 
diamo pacifico nella sua Sede . Si sottoscrissero Bellino Arciprete , 
Oherto ed Vherto preti ^ Niccolò Diacono , e Torengo Suddiacono ; 
e v' intervennero come testimoni Rolando da Curano , Pietro padre ^ 
Niccolò e Ubaldo suoi figliuoli , Pagano Bastardo , Otto Bozarella , 
ed Enrico da Vigodarzere . Il notaio fu Giona , che in quell' igno- 
rante secolo pizzicava di poeta , ed era solito di rogare i suoi istro- 
menti con due versi latini . 

Bella memoria ci si presenta In quest^ anno della Pieve di Monsellce 
situata sul vertice di quel monte, e dedicata a S. Giustina, della quale 
sino dal decimo secolo si ha notizia . Amavano i nostri Maggiori dì 
fabbricare case religiose su la sommità de' colli . Montericco , Venda , 
Salarola , Gemmola ec. avevano su le loro cime di queste pie fonda- 
zioni . Variano i costumi , come variano i tempi : ora non restano 
che gli Eremiti Camaldolesi sul monte di Rua (b) . Anche la Chiesa 
di Monselice fu distrutta da Eccelino il tiranno per fabbricarvi in quel 
sito una forte rocca . Ora a questa Pieve , dì cui era Pietro Arcipre- 
tsg , Maltraverso de' Conti di Vicenza qu. Guidone , che professava la 
1-egge Longobarda , nel dì ventidue di luglio donò un servo nominato 
ISaldomio sano di mente e di corpo . Tale era in que' secoli T uso ; 
donavasi uno o più servi , come si donava una , o più pezze di terra , 
Vedemmo che il Vescovo Orso donò due servi al monastero di S. Pie- 
tro , e che Liiolfo da Carrara ne diede uno a quello di S. Stefano da 
lui fondato ; altri esempj ne vedremo dipoi . L' istrumento di donazio- 
ne fu scritto da Stefano notaio in monte gutro , che monteguturi an- 
che fu detto, ora Montegroto . Veggano i nostri moderni eruditi quan« 
to sia vana la loro opinione , che vogliono così chiamato quel monte, 
perchè ab antico dlcevasi mons agrotoruni . 

Molte carte abbiamo intorno a questo tempo di donazioni fatte da* 
nostri al monislero di S. Cipriano , o a San Benedetto di Polirone , 
da cui come da suo capo era dipendente . Ci sono innollre istrumen- 

ti 



(/») A lessi Storia di Este 
{h) Ex aut. tab. Monsil. 



DI PADOVA. 129 

ti di compere, o dì permutazioni, che i«ce il Priore di S. Cipriano, ah. n 
certamente buon massaio , per accrescere le rendite della sua casa . È 
noto che l' interesse , colpa dell' umana fragilità , aveva fatto breccia 
anche nel cuore de' monaci , persone separate dal mondo , de' quali aU 
cuni zelanti Abati ripresero la cupidigia e P avidità della roba altrui , e 
la smania di accrescere il nìonastico patrimonio . Tra molte earte ne 
scelgo una . Il di diecinove di novembre dell' anno mille cento e ven- 
tidue Manfredo da Maone con Elica sua madre vendette per lire du- 
gento , non Veronesi ma Venete , che assai scadevano dal prezzo di 
quelle (a) , a Rodolfo Priore di S. Cipriano due parti di tutte le pos- 
sessioni , che nella villa detta castello di Brenta aveva nei tempo della 
sua morie Alberto marito di Elica, e padre del suddetto Manfredo . 
Il contratto seguì in Venezia nella Corte di Domenico Barbo ^^ 
furono testimoni Pietro e Arderico causidici , Rinaldo di Tanselgar- 
do , Bernardo di Bellone, Enrico notaio da Montegalda, Ermanno 
fratello di Giovanni Sicherio , Bonifazio da Vigonza , Litolfo da 
Este , Roberto da Conselve , ed altri che In quel di erano co' Baonesi . 
Giona notaio sottoscrisse la caria co' soliti suoi versetti che io voglio 
qui riportare , onde resti paga la curiosità ài chi bramasse di leggerli , 

lonas causidicus nec nonque tabellio dictus 
Huius contractus conscripsi pacta rogatus . 

E notabile che in quel di medesimo la suddetta Elica co' suol fi- 
gliuoli Ugoccione e Manfredo donò a S. Benedetto di Polirone alcu- 
ni beni posti nel Padovano , la qual donazione fu confermata da India 
moglie del prefato Manfredo (b) . 

Non ci sia chi si annoi de' fatti che vo ora narrando , poiché la 
storia non mi somministra in questi anni di pace cose più rilevanti . 
Sebbene a dir vero non sono cose piccole , né da tacersi i lodevoli 
esempi di opere di pietà frequenti in que' secoli , che forse ingiusta- 
mente chiamiamo barbari ; e molto più , se non erro , giovare posso-- 
no a' miei Padovani , pei quali scrivo , che il sentire atroci battaglie , 
terre inzuppate di sangue umano , città arse o distinitte , popoli oppres- 
si , santuari profanati. Dirò adunque che addì ventotto di novembre 
di questo anno Bellino Arciprete col consenso de' suoi fratelli Cano- 
nici , presente e confermante il Vescovo Sinibaldo diede a Richilda 
Badessa di S. Pietro la decima de' suoi braidi dominicali, che erano 
quindici campi , la quale annualmente pagavasi ai suddetti Canonici . 
Era il monlstero di S. Pietro soggetto alla Chiesa Cattedrale , come 

mem- 



ia) Brun. de Re Num. Patav. 
{,b) Murat. Ant. Est. P. L 

Parte IL R 



zt 



l3o ANNALI DELLA CITTA^ 

AK. II22 membro al suo capo , e lo dice Bellino nella sua carta ; e perciò quelle 
religiose Donne godettero anticamente , e godono tuttavia il titolo dì 
Canonlchesse , intorno a che può vedersi F erudita operetta dell' Abate 
Brunacci (a) . Tutti sanno poi che la Volta è una villetta suburbana , 
dove andavano nell' autunno le Monache a ricrearsi . Testimon) di que- 
sta carta pubblicata dall' Or saio , e che autografa si conserva nell' ar- 
chivio delle monache , sono stati Pagano bastardo , Otto Bozarella , 
Giovanni di Andrea , Gualando y Pietro di lurco , e Gualperto . 
Bello è vedere la sottoscrizione di Bellino fatta di sua mano , e quel- 
le altresì di due liberti , e Grimaldo preti , di ^zzo , Niccolò , e 
Milone diaconi, Torrengo , Uberto, Grimaldo, Lemizo ^ Alessan- 
dro, e Bernardo tutti Suddiaconi, Grimaldo accoWxo , e ^leardo che^ 
rico . Anche qui abbiamo Giona notaio co' seguenti versetti ; 

lonas causidicus , nec nonque tabellio dictus 
Hcec digitis scripsi proprio ceu lumine vidi . 



AN. 1125 In questo mezzo aveva il Papa bandito nella Chiesa di Laterano un 
Concilio generale , che poi fu tenuto nel marzo del seguente anno 
mille cento e ventitre . Fu numerosissima quella sacra Adunanza , poi- 
ché vi si contarono trecento Vescovi , e assaìssimi Abati ; benché qual- 
che storico di molto ne accresce il numero (b) . In tale Concilio , eh' è 
stato il primo generale Lateranese , si confermò l' accordo seguito tra 
il Papa , e l' Imperadore , che fu assoluto di nuovo dalle censure e 
ribenedetto ; molti decreti si fecero per l' ecclesiastica disciplina , e si 
annullarono le ordinazioni fatte dall'antipapa ^2/r^//2(? . Ci fu tra' Ve- 
scovi colà radunati chi alzò la voce contra de' Monaci : essersi quelli 
arricchiti di troppo ; avere occupato chiese e spedali ; le decime , le 
oblazioni , i doni de' fedeli caduti nelle lor mani ; manifesta la loro in- 
gordigia , la insaziabilità non mai paga : che altro restare a' Vescovi che 
il solo nome ed il pastorale ? Ma queste parole non furono in parte 
alcuna udite , e nessun regolamento s' è fatto . Le sottoscrizioni di quel 
Concilio si sono perdute , e perciò non so di certo che il nostro Si- 
nibaldo vi sia intervenuto ; è nondimeno credibile , che ancor esso sia 
andato a Roma , dove tanti Vescovi sono concorsi . 

Prima però eh' egli se ne andasse a Roma , se è vero che andato vi 
sia , al diecinove di febbraio beneficò la Chiesa di S. Sofìa , o piutto- 
sto confermò la donazione già fatta . Imperciocché intorno al tempo 
^ eh' el ricevette la vescovile consacrazione , die' egli , che si stava rifab- 
bricando quella Chiesa nel sobborgo della Città ; ond' esso conoscendo 
la povertà di que' preti che la ufTiciavano , per accalorire la impresa 

die- 



(<») Del titolo di Canonlchesse &c. 
(b) Pandulf. Pis. in Vita Cali. II. 



DI :p A B O V A . i3i 



diede loro, acconsentendovi i suol Canonici, una porzione delle deci- an. 1125 
me , che quel borghigiani pagavano ogni anno alla cattedrale , e ne as- 
segnò anche i confini , prescrivendo che il diritto di esìgerle comin- 
ciasse dalla casa di Uberto qu. Gandolfo , e nell' altra parte della stra- 
da da quella di Pietro Venetico sino al ponte di Fistomba , compre- 
se le androne , cioè viuzze intermedie ( vocabolo antico rimaso tra noi), 
ed eccettuata una masseria . Ora per le sopravvenute calamità non es- 
sendosi ancora 1' opera consumata , conferma questa oblazione per l' a- 
iiima sua , e de' Vescovi che furono e che saranno , e insieme de' Ca- 
nonici persei^eranti neW unità della fede cattolica; ordinando che den- 
tro lo spazio di quattro anni , nel quale la fabbrica probabilmente sì 
sarebbe compita , debbano que' preti abbracciare 1' istituto de' Canonici 
regolari , e severamente vietando che non Vescovo , non Canonici pos- 
sano in alcun tempo rivolere quella decima , tranne il caso che i sud- 
detti preti ricusassero di vivere canonicamente ; perchè , ciò succeden- 
do , permette che i Canonici se la ritolgano , lasciandone però ad essi 
la quarta parte , che a quella Chiesa era stata conceduta , come alle al- 
tre cappelle della Città . Era adunque allora S. Sofìa una Cappella , 
e probabilmente non ancora battesimale , del pari che S. Lucia , S. 
Niccolò ec. né sino a quel tempo era caduto in pensiero ai nostri 
di sublimarla all' onore di prima cattedrale : voce di popolo , e buo- 
ni documenti non la confermano , né è da credere . La suddetta 
Carta conservasi nell' Archivio Capitolare , e ci sono le sottoscrizioni 
di Bellino Arciprete , di due tfberti preti , e di Torengo suddia- 
cono . 

Cominciano ora a vedersi frequentemente Bolle di Papi a favore 
delle nostre Chiese , e Callisto , dappoiché pacificamente sedeva sul so- 
lio di Pietro , ne spedi alcune in quest' anno . A Giovanni Abate di 
S. Giustina era succeduto JBenzone , il quale si rivolse al Papa implo- 
rando la protezione di lui sopra i beni e i diritti del suo monistero , 
e prontamente la ottenne . Esiste antica copia della Bolla di Callisto 
data dal Laterano nel dì quindicesimo di marzo , colla quale gli con- 
ferma la villa di Maserada colle sue decime, servi e serve; la villa dei 
Ronchi , ài Legnare , e d' Isola colle loro decime ; la Chiesa di S. An- 
gelo vicina al monistero colle sue decime e pertinenze ; le Chiese dì 
S. Daniele , di S. Giuliana , e di S. Matteo dentro la Città ; fuori di 
essa le chiese di S. Giustina di Fiumesello , di S. Michele di Bronzo- 
la , di S. Giorgio di Bovolone , e di S. Angelo di Arzare ; innoltre 
quattro molini nel Rodolone , cioè nel Retrone , ossia Bacchigllone . 
Divieta che i Monaci sieno turbati nel possesso de' loro diritti , salva 
però 1' ubbidienza e la canonica dipendenza dal Vescovo : imperciocché 
in que' tempi i Vescovi Padovani comandavano in tutti i monlsteri della 
loro dìogesi sì d' uomini che di donne , non solamente nello spiritua- 
le , ma neir economico ancora . A'^uole ed ordina in fine il Papa , che 
morendo 1' Abate , l' elezione del novello Superiore ai soli Monaci ap= 

par- 



l3z ^NNA'Ll DELLA CITTA 

AN. 1123'partenga , dal quale comando inferisce il P. Cavacio (a) , che sino a 
questi tempi quando i Vescovi. , e quando gP Imperadori abbiano elet- 
to gli Abati . Le quali cose qualora considero quasi mi maraviglio co- 
me ad onta d' una così chiara Bolla apostolica sieno stati spogliati i 
Monaci di molte loro antichissinìe giurisdizioni ; sebbene ancor essi sep- 
pero a poco, a poco col favore de' medesimi Papi sottrarsi all' ubbi- 
dienza de' Vescovi , da' quali ora. niente nel temporale , e poco nello 
spirituale dipendono . Tanto varia col mutarsi de' secoli la disciplina . 
Passarono pochi giorni che anche i nostri Canonici ebbero una so- 
migliante Bolla dal medesimo Papa a. confermazione di tutte le posses- 
sioni , che per dono d' Imperadori , di Re , di Vescovi , o di altre pri- 
vate persone godeva la loro Chiesa ; e particolarmente delle decime , 
che riscuotevaao sì dentro la Città che fuori di essa nelle ville al Duo- 
mo soggette (h)\, come a loro pieve, le quali sono annoverate sino al 
mmiero di venti. La Bolla è indiritta a j6^///V/o Arciprete ,. a Gualenga 
e Torengo Suddiaconi , e agli altri Cherici della Chiesa Padovana il 
dì primo di aprile. Par credibile , che quei tre Canonici si trovassero 
ia Roma col loro Vescovo . 12 Orsatx) (e), come cosa, certa , lo a^ 
ferma , ina falla nell' assegnare il motivo della loro gita , come vedras- 
&i .. Nel dì medesimo abbiamo un altro decreto di Callisto a favore 
del Vescovo Sinihaldo . In esso dice il Papa di confermare tutto ciò 
che i Vescovi precessori giustamente hanno posseduto ; di più^ i mo- 
nisterj di S. Giustina, di Candiana , di Carrara , dì S. Daniele , di Pra^ 
glia,, e di Saccolongo ; la Chiesa di S. Croce di Montegalda , la Cap- 
pella: di Romano , e la Pieve di Limena ; tutte cose che al Vescovado 
Padovano appartenevano ,- Col mezzo di questa Bolla si viene a cono- 
scere nuovi monisterj , e nuove Chiese ignote slnora (d} . 

Tra questi non conosciuti Monister) occupa il più degno luogo quel- 
lo di S. Maria di Fraglia appiè de' colli , che ancora con molto lustro- 
e regolare osservanza sussiste , dove gli altri , colpa d' infelicissimi tem- 
pi , furono soppressi, e venduti. Assegna V Or saio la fondazione di 
questo; monistero- all' anno mille e ottanta senza recarne le prove, ma 
non è veramente noto 1' anno preciso , m cui ebbe principio ; e sola- 
mente sappiamo che nel mille cento e diciassette esisteva, poiché in una 
carta di qu^ll' archivio è nominato ^bbas de Pradalla come confinan- 
te ad una terra venduta in Luvigliano quell' anno medesimo . E poi 
fuor di dubbio che il merito di averlo fondato, e largamente dotato sì 
dee attribuire ^ Maltraverso de' Conti di Montebello , e a' suoi fratelLi 
e consanguinei ;. come per relazione avuta, da Bernardo Vescovo di 

Par- 



{b) Ex tab. Maior. Eccl. Pat^ 

ic) Istor. di Pad. Lib. 4. 

(flQ Ex tab. Maior. Eccl. Pat^ 



Parma attesta il Sommo Ponttefice Callisto in una sua Bolla del dì an. ir^j 
primo di maggio diretta all'Abate Iselberto, colla quale riceve quel Mo- 
nlstero e le sue rendite sotto la sua protezione col debito di pagare 
ogni anno due monete d' oro al palazzo Lateranese , il qual censo daU 
la pietà de' fondatori era stato ingiunto . La Bolla originale può leg- 
gerai in queir Archivio . 

L' esempio de' Conti di Vicenza fu imitato da' nostri Conti dì Pa- 
dova loro paranti , che vollero beneficare anch'essi il Monistero di Fra- 
glia . Il Conte Tigone dei qu. Manfredo vivente , come più volte s' è 
detto , colla legge de' Longobardi nel dì dieciotto di ottobre dimoran- 
do in Torreglia ofFerss a S. Maria di Fraglia per l' anima propria , 
-de' suoi genitori , e di sua moglie Rodolonia due mansi di terra , uno 
nella villa di Masone y l' altro in Carturo , luoghi compresi nel distret- 
to Vicentino . Tanta fiducia' avevasi allora nelle orazioni de' Monaci ! 
Nello stesso giorno il medesimo Conte, come tutore del pupillo Man^ 
fredino suo nipote , e figliuolo del qu. A.rtuso , presente Cecilia ve- 
dova del prefato udrtuso , che professa la legge Salica, cedette all' 
Abate Iselberio e al 3uo monistero un mulino in Torreglia posto sul 
fiumicello Pisciola per lire ventinove di denari Veronesi . Si noti che 
le donne per uno statuto del Re LuHpramdo dovevano professare la^ 
legge de' loro mariti , ma dopo la morte di essi restavano Ubere, e in 
vigore di un decreto di Lotario I. Augusto era loro permesso di ri- 
pigliare la propria; ed ecco perchè la vedova Cecilia dice di profes- 
sare la Salica . Sebbene questa regola non è stata costantemente osser- 
vata , attesoché c\ fu sempre a chi piacque di violare i decreti de' Prin^ 
cipi (aj . Anche questo istrumento fu scritto in Torreglia dallo stesso 
notaio Enrico , e co' medesimi testimonj . 

Sinihaldo , il quale co' suoi Canonici tanta sollecitudine avea dimo-^ 
strato perchè la Chiesa di- S. Sofia fosse a compimento ridotta , non 
ebbe minor premura per la sua Cattedrale già per tremuoto rovinata e 
distrutta . Antica memoria altrove citata leggevasi in un pilastro della 
vecchia Chiesa , la quale diceva , che nel mille cento e ventiquattro 1' Ar- 
chitetto Macili r aveva rifabbricata . Un codice antico della Casa Pap- 
pafava da noi detta di S, Francesco ci ha conservato quella Iscrizione ^ 
che andò perduta come dicemmo . Eccola 

Me terre primo motus sub^ertit ah imo y 
Sed Macili limo pulchre me struxit ah imo . 
^nno ah Incarnai. Dhi MCXXIIIL Indiction, IL 
^rte magistrali Macili consirumt ah imo. 

La riporta, anche il Tomasini con qualche piccola varietà nel suo 

li- 



W Ex tab, Pratal. 



l34 ANNALI BELLA CITTA 

AN. 1123 libro Inscriptlonum Patavinarum . Rifletto in questo luogo , che se 
nello spazio di soli sette anni il Duomo fu riedificato , non dovette 
essere di grande ampiezza. 

Anche i Monaci di S. Giustina rifabbricarono la loro Chiesa , ma 
molto inferiore di bellezza all' antica . Lo Storico delia Invenzione di 
S. Daniele racconta , che la vecchia basilica era sostenuta da colonne 
marmoree , e quasi tutta incrostata di sottili falde di marmo con oro ; 
ma che i Monaci , attesa la povertà nella quale erano caduti , non 
avevano potuto riedificarla simile alla precedente . E rendendo ragione 
di tal povertà agglugne , che 1' Imperadore aveva assediati i Padovani , 
e spogliati d' oro e di argento . Di questo fatto niente parlano le no- 
stre carte {a) , e se non avessimo alcuni monumenti pubblicati in Ger- 
mania , ne saremmo del tutto al buio . Tra le lettere a noi conserva- 
te da Udalrico di Bamberga , e date fuori dall' Eccardo (h) , una se 
ne legge di un certo Conte Maginfredo all' Imperadore irrigo . Que- 
sti pare che fosse de' Conti di Verona , ed è forse quel medesimo che 
abbiamo in un diploma dello stesso Augusto dato alla Badessa di S. 
Pietro . In essa lettera si ha che i Vicentini coli' esborso di trecento 
lire avevano fatto lega co' Padovani per dieci anni , e patteggiato di 
aiutarsi a vicenda in qualunque guerra , e che avendo procurato egli 
d' impedire cotale alleanza , non che si acquetassero , macchinavano 
grandi cose . E perciò il suddetto Conte sollecita F Imperadore a ve- 
nire , o mandare nelle nostre parti qualche prudente Messo , perchè 
speriamo , die' egli , coli' aluto di Dio , e vostro di fare andare a vuo- 
to tutte le macchinazioni de' vostri nemici . Pare da questa lettera che 
ne' due popoli ci fossero de' malvagi disegni contra la sovranità dell' 
Imperadore ; ed è certo che la loro condotta si rendeva sospetta . A 
questa lettera aggiunge qualche lume un' altra di Papa Pasquale IL al 
suddetto irrigo tratta dal medesimo Codice di Udalrico . Con essa il 
Pontefice rende grazie all' Imperadore , che abbia perdonato a' Cherlci 
Padovani restituendo ad essi la perduta sua grazia , e insieme i loro 

AN. 2114 beni 5 e lo prega di fare altrettanto co' laici . Se le suddette lettere aves- 
sero le loro date noi potremmo stabilire il tempo precìso di questo av- 
venimento , ma le date non ci sono , né le lettere furono messe insie- 
me coli' ordine de' tempi . Se però vogliamo stare allo Storico della 
Invenzione di S. Daniele , ciò avvenne dopo II tremuoto de' primi gior- 
ni dell' anno mille cento e diciassette , e nel gennaio dell' anno seguen- 
te morì Papa Pasquale , sicché ^ la suddetta calamità dee essere acca- 
duta tra un gennaio e l' altro . E certo che l' Imperadore irrigo nell' 
anno mille cento e diciassette era in Italia , e lo vedemmo nelle nostre 
contrade , o nelle vicine . Del resto le circostanze di questo fatto so- 
no 



{a) Cavac. H. S. I. 

(^) Corp. Hist. Med. Ewi 



DI P A D O J^ A . l35 

no ancora del tutto ignote, e a me basterà per ora di averlo accen- an. 1124 
nato . 

Ora passando a cose più liete mi piace di raccontare un bel paio ài 
nozze , che fu stabilito tra due delle principali nostre famiglie il dì 
sette di maggio di qu^sl' anno mille cento e ventiquattro . Gioverà sa- 
pere quali l'ossero i riti e i costumi de' nostri antichi su tal proposito . 
Io ne ho trattato in una dissertazione particolare che ha veduto la lu- 
ce . La carta nuziale fu rogata in Venezia nella loggia di Steno , os- 
sia Stefano Ziani dal nostro notaio e poeta Giona . Quivi in presen- 
za di molti probi uomini di Padova e di Venezia Milone qu. Gio- 
vanni Punga di Fontaniva , e Marcoardo figliuolo à^v Pietro di Tan^ 
^elgardo ( così sempre le antiche carte , non mai Transelgardo ) si 
promettono a vicenda con giuramento ; Milone di dare a tempo debi- 
to Richilda sua figlia ancor giovinetta ad un figliuolo di Marcoardo 
con dote di dieci masserie di terra da Fontaniva in giuso , e quattro 
de' suoi servi , e di lutto ciò che sì trovasse avere al tempo della sua 
morte , se fosse mancato senza discendenti legittimi , eccetto quello che 
<lonato aveva ad Inglerada sua moglie , o che lasciar volesse per l' a- 
nima sua ; Marcoardo poi di fare in guisa che uno de' suoi figli la 
sposi , e le doni la metà de' suoi beni , e le faccia innoltre una carta 
della terza porzione , eh' era il Morgingab delle leggi Longobardiche . 

Tre anni appresso abbiamo un' altra carta del prefato Milone che 
dà lume alla precedente , ed è il testamento ài lui fatto nella sua ca- 
mera il dì quindici di giugno mille cento e ventisette . Erano presenti 
JBenzo da Fontaniva , Giovanni da Bassano , Ingelfredo figliuolo di 
Martino , Agicardo , Ariprando di Moronte , Arnaldo da Fontani- 
va , jed altri , parte Longobardi , e parte Romani . In questa carta scrit- 
ta da Ardengo notaio sono ad una ad una annoverate le dieci mas- 
serie da Fontaniva in josum date in dote da Milone a Rickelda , e 
le ville dove erano situate . Qui si spiega che cosa donato aveva alla 
moglie , e doveva eccettuarsi , e sono trecento lire del morgingab , che 
in die votorum le aveva fatto ; così chiama egli il primo giorno delle 
sue nozze . Ordina innoltre che essa abbia T usufrutto delle cose sue 
tutte , e de' servi finché vivrà , e quello ancora delle dieci masserie , 
ma per soli undici anni , E perchè eccettuava nel primo scritto dall' 
eredità della figlia ciò àÀ che avesse voluto disporre per l' anima pro- 
pria , dichiarò che lasciava al Monistero di Nostra Donna e di S. Lu- 
cia di Fontaniva una possessione in Bassano , e due campi alla Cap- 
pella di S. Jacopo di Caselle (a) , Ecco la notizia di un altro moni- 
stero prima di questi anni non conosciuto. Si legge che i Fiorentini, 
perciocché se ne trovavano in ogni parte a mercanteggiare , erano chia- 
mati il quinto elemento ; altrettanto potrebbe dirsi de' Monaci , col di- 
vario 



(a) Ex tab, Maior. Eccl. Pat, 



l36 ANNALI BELLA C 1 T T A^ 

Ax. 1 124 vario però che quelli correvano dietro ai beni temporali , questi anda- 
vano in traccia de' beni eterni . Reca invero maraviglia la moltitudine 
de' Monisterj , piccoli e grandi , di vario colore e istituto , che ne' se- 
coli decimo secondo , terzo e quarto occupavano dentro e fuori la no- 
stra Padova, le terre, ville, castella, e colli del Padovano; avendosi 
oltre un centinaio di quelle religiose Comunità d' -uomini e donne spar- 
se in varj luoghi della nostra provincia (énj . Ma non meno per mio 
avviso è da maravigliarsi , che essendo a' dì nostri tanto scemato il nu- 
mero de' monisterj , rara e tarda sì muova la gioventù a vestir 1' abito 
di religione . Io lascio ad altri investigarne le cause . 

Dice il Muratori che il nostro Vescovo Sinihaldo fu mal conosciu- 
to dall' Abate Ugheìld , e aggiungo io , poco ancora dall' Orsato . E 
nondimeno , oltre le cose., che si sono sinora raccontate di lui né leg- 
giere , né poche , altre ce -ne restano a dire . Egli nel di ventisette di 
luglio al Monistero di Praglia , dove ad Iselherto succeduto ei-a T Aba- 
te Ribaldo , donò la Chiesa di S. Giorgio di Tramonte con tutto ciò 
ohe dovuto era al Vescovado di Padova , eccettuata la terza parte del- 
la decima che riscuoteva 1' Arciprete .di Luvigliano . E quanto al dirit- 
to dell' ospizio , che aveva il Vescovo sopra di quella Chiesa per se , 
e pe' suoi legati , ne dona ai Monaci la metà . Il prete poi che ne 
sarà eletto alla cura , sia monaco o no , riceverà dall' Abate X investit-u- 
ra della Chiesa, e de' beni temporali di essa; ma di tutto ciò che ri- 
guarda lo spirituale , dal Vescovo , a cui sempre dovrà ubbidire . E si 
abbiano i Monaci questo dono sino a tanto che dipenderanno da S. 
Benedetto di Poltrone . Tali furono le condizioni . Questo scritto fu 
fatto in Padova alla presenza di Niccolò giudice , di Enrico notaio , 
di Domenico di udica , di Giovanni cognato del Vescovo , e di al- 
tri . Sinihaldo vi appose di sua mano una croce , e Giona notaio -i 
.seguenti versi.. 

lonas causidicus tahularius en ego dictus 
Hcec hinis scripsi cartis ceu lamine vidi (h) . 

Anche il monistero di S. Giorgio di Venezia sperimentò quanto 
fosse liberale eolle religiose Comunità il pio animo dì Sinihaldo . Egli 
nel dì dodicesimo dì novembre di quest' anno allivellò a Trihuno Aba- 
te due possessioni di sua ragione poste nella villa dì Codevigo , che 
latinamente Caput vici chiamavasi , e gliele diede per l' annuo censo 
di una libbra di pepe da pagarsi in Padova , o in Sacco nella festa dì 
S. Giustina , eh' ò solita a celebrarsi ( dice la carta ) nel dì sett<i di 
Ottobre . Anche qui intervenne Giovanni parente del Vescovo con 

altri 



(a) Brunacci Vita della B. Beatrice cap. p. 
(é>) Ex tab. Pratal. 



DI V A D O J^ A , 137 

àlul lestimonj , e anche qui Sinihaldo fece una Croce , e Giona firmò" 
la caria secondo il suo costume con due versi latini . 

Né qui hanno fine le memorie di Sinihaldo . Con lutto che egli 
fosse , quale s è veduto , Vescovo religioso e caritatevole , e perciò si 
meritasse T estimazione universale , tanto potè la mala cupidigia di al- 
cuni laici o monaci , che turbarono i diritti , e le sue vescovili giuris- 
dizioni . Ne abbiamo la notizia da un Breve del Papa Innocenzo II, 
dell' anno mille cento e Irentadue a Bellino successore di Sinihaldo . 
Dice- in esso quel Papa : „ Concediamo e confermiamo che tutte le 
„ Chiese del Vescovato , le quali da' Laici , o da' Monaci nel tempo 
„ di Sinihaldo tuo precessore di beata ricordazlone senza il consenso 
„ di lui furono acquistate , e da quelli ora son possedute , si debbano 
5, restituire al tuo pastorale governo , salva la riverenza della S. Roma- 
5, na Chiesa . Onde vogliamo che i Monaci e i Cherici , i quali risie- 
5, dono nelle medesime Chiese , a te come a proprio pastore procu- 
5, rino di ubbidire " . Vedesi chiaro pertanto che costoro sì erano 
sottratti al dovuto servizio del Vescovo . 

Pare ancora che ì Monaci avessero usurpato qualche altro diritto . 
Da alcune deposizioni di testimoni si ha , che essi coiitra il volere di 
lui andavano per la Città a prendere i cadaveri dei defunti per seppel- 
lirli ; attestando un certo Martino Zotto di avere sentito il Vescovo 
Sinihaldo dire in Chiesa pubblicamente , nolo monachos ire per civi- 
iatem ad tollenda cadavcra ; imperciocché a tale opera di pietà ci an- 
dava egli stesso co' suoi canonici . Tali erano i costumi di quell' età , 
oh quanto diversi dai nostri ! E in vero da' medesimi testimoni , che 
furono interrogati intorno al mille cento e sessanta , raccogliesi che i 
Monaci , o spontaneamente , o per comando del Vescovo più non in- 
taccarono di poi i dijiìtti del Duomo , sola parrocchia della Città . Rac- 
conta Marco Sacerdote , che non essi , ma i Cherici andavano a pigliare 
i cadaveri, e gli portavano a S. Giustina, e intantochè l'esequie si ce- 
lebravano pei defunti , l' Abate co' suoi monaci si stava ritirato nel Chio- 
stro . Altri sacerdoti giurati aggiungono , che ne' funerali de' morti si 
lasciava libero ai Canonici l' altare e il coro di S. Giustina ., e i preti 
vi cantavano Messa . Altri in fine affermano di aver veduto più volte 
r Arciprete Bellino cantar Messa speziale , che forse significa privata , 
o da morto, sopra l'altare di S. Giustina, fosse presente, o no, il 
Vescovo Sinihaldo . Né dee recar maraviglia che essendovi la Catte- 
drale con altre minori Cappelle , molti defunti fossero portati a S. Giu- 
stina ; imperciocché i fedeU di que' tempi amavano di essere seppelliti 
presso le tombe de' Santi , sperando di giugner presto per la loro in- 
tercessione air eterna beata vita . 

Prima di lasciare le cose monastiche non è inutile che sì riferisca 
con brevi parole un fatto dell' Abate di S. Giustina Benzene . Abbia- 
mo veduto le pretensioni di que' Monaci sopra la Chiesa di S. Tom- 
maso di Monsellce , e de' suoi beni , e il torto che diede loro il Du- 
Parte IL S ca 



AN. II24 



l38 ANNALI DELLA CITTA 

kN,n24 ca ^dalherone nel!' anno mille e dieciselte a confronto delle ragioni 
di S, Zaccheria di Venezia . S' è detto ancora che ad onta di tal sen- 
tenza i Monaci comparvero di nuovo in giudicio presentando una car- 
ta del prete Dragone, la quale fu dichiarata nulla e di nessun valore . 
Pareva che i Monaci dovessero starsi cheti ; nondimano è certo che 
non lasciarono d' inquietare le Monache , e forse qualche apparente ra- 
gione gli suffragava . Per terminare le liti nel dì penultimo di decem- 
bre del corrente anno mille cento e ventiquattro tenzone Abate , e 
Vita Abbadessa di S. Zaccheria vennero ad una amichevole transazio- 
ne . Quegli a nome del suo monlstero lodò la sentenza di A.dalhero- 
ne , e rinunciò per sempre alle sue pretensioni ; ed ella fece contare 
all' Abate cento lire Veronesi , e cinquanta alhulorum , cioè di argen- 
to , probabilmente Veneziane , colle quali comperò un terreno da Li- 
tolfo Carrarese . Il presente accordo seguì in E.ialto nella Casa del- 
la Badessa , o come dice un' altra antica copia , nel chiostro di S. Zac- 
cheria , presenti molti onesti uomini di Monsellc€ , di Padova , e di 
Venezia : e si sottoscrissero Benzone Abate , e Ramherto Priore con 
altri Monaci (a) . 

Gran perdita ha fatto in questo medesimo mese la Chiesa di Dio 
per la morte di Callisto II , Degnissimo di vivere lungamente dopo 
breve malattia il cielo se lo ritolse , ed era cosa da lui . Passati sett«e 
giorni gli fu dato successore Lamberto d' Ostia , uomo letterato , che 
si chiamò Onorio II ^ ma nel tempo stesso fu eletto Teohaldo Boc- 
cadlpecora Cardinale di S. Anastasia , che prese il nome di Celestino . 
Se questi fosse stato men buono o più ambizioso , poteva dividersi an- 
cora r unità della Chiesa ; ma egli con raro esemplo di cristiana umil- 
tà cedette ogni sua ragione ad Onorio (b) ; il quale dubitando che la 
sua elezione non fosse stata canonica , come in vero non fu , depose 
ii papale ammanto e la mitra , né la riprese se non allora , che per 
la pace della Chiesa con nuovo universale consenso de' Cardinali e de' 
Vescovi fu confermato. 



As. H25 Poco sopravvisse 1' Irtiperadore irrigo al concordato eh' ci fece con 
Papa Callisto. Una contagiosa malattia faceva strage in Europa; non 
sesso , non età ne campava ; Cesare ne fu colto , e morì in Utrecht' 
d' anni quarantaquattro nel maggio del mille cento e venticinque . El 
non ebbe figliuoli , e si estlnse in lui la stirpe di Franconla , che avea 
dato alla Germania più Imperadori , e più Be all' Italia . Lasciò di se 
l'ama rea, di figliuolo inumano, di Principe irreligioso, di vicino in- 
quieto , di malvagio padrone ; e la morte sua non fu pianta . Turbo- 
lenze e dlssldj sorsero nell' Alemagna per l' elezione del successore ; 
molti erano gli aspiranti alla corona Germanica, ma prevalse il partito 

di 



(^a) Ex tab. S. Zach. 

Ip) Card, de Aragonia in Vita Honorii II. 



DI V A D O V A , lig 

di que' Princìpi clic elessero Lottano Duca di Sassonia , terzo fra i Re an. 1125 
d' Italia , e secondo fra gì' Tmpcradori , il quale fu incoronalo nel set- 
tembre di quest' anno . Tali Germaniche dissensioni , che di poi frut- 
tarono guerra e sangue , servirono a rinforzare maggiormente la indi- 
pendenza degli Stali Lombardi . 

In questo medesimo anno nel dì dicìassetle di ottobre è accaduta la 
morie del Vescovo Sinlhaldo ; cosi leggesi nell' antico Necrologio del 
Collegio delle Carceri da lui fondato . Non sono da ascoltarsi né 1' Or- 
sato , né il recente Autore della Serie Cronologica de' Vescon Fa- 
doi^ani , che tutta questa parte d' istoria hanno imbrattata di grossissi- 
mi errori , come vedremo . Mentissimo Vescovo è stato Sinihaldo , e 
a farne 1' elogio basterà dire , che in instrumento del mille cento e ot- 
tantuno è chiamato dal nostro Vescovo Girardo heatm recordationis ; 
da Adriano IV, in una sua Bolla del mille cento e cinquantacinque 
leatcd recordationis , e da Papa Innocenzo in altra del mille cento e 
trentaquattro sanctw recordationis : espressioni che non si leggono di 
altri Vescovi defunti in quel tempo e dopo né in Bolle di Papi , né 
in altri istrumenti . 

L' anno innanzi che Sinihaldo morisse permiUlò cinque mansì di ter- 
ra di ragione del Vescovado con altrettanti., due situati nel Margna- ^ 
no , e tre in Bassano , che possedevano un certo Tisone detto Bren- 
ta , e un tale chiamato De smassai erra . Ai dieciotto di giugno fu ro- 
gato l' istrumento >n Vicenza ; e quattro giorni appresso il suddetto 
Tisone gli donò all' Abate Ponzio soprannominato per fondarvi il Mo- 
nistero di Camposion , e vi aggiunse altri beni che aveva acquistati dalF 
Abate di S. Floriano . Anche Alberico da Romano , uno degli ascen- 
denti del tiranno Ecelino , e Cunizza sua moglie fecero una dona- 
zione al medesimo Ponzio di alcuni fondi nel dì dieciotto di maggio 
del corrente anno mille cento e venticinque ; e pochi dì innanzi Tf^al- 
perto da Crispignaga gli aveva donato ogni suo diritto che aveva in 
canal di Brenta così nel piano come nel monte (a) . Crebbero in pro- 
cesso di tempo per la pietà de' fedeli le rendite e le giurisdizioni di 
questo monistero , che fu di poi assoggettato a S. Benedetto di Poli- 
rone . Ivi soggiornò negli ultimi anni della sua vita , ed ivi è venuto 
a morte Teojilo Folengo notissimo so^Xo il nome di Merlino Cocai 
pe' suoi versi maccaronici , del qual genere di ridicola poesia non può 
dirsi inventore , come alcuni lo fanno , poiché nel secolo innanzi vi si 
era esercitato con lode il nostro Tifis Odassio . 

Neir anno seguente mille cento e ventisei , o ventisette , come altri ^jf. nj^ 
storici raccontano (h) , lasciò di vivere Arrigo detto /'/ Nero Duca di 
Baviera , cui veduto abbiamo nel mille cento e diciassette risiedere m 

Està, 



{a) Vercì Stor. degli Ecdmi . 
(^) AnnaJ. Saxoji. 



140 ANNALI DELLA CITTA 

Att. 1126 Este , amministrarvi giustizia , ed esercllarvi una piena ed assoluta giu- 
risdizione . Egli stanco ed annoiato delle terrene grandezze si era ri- 
tirato nel monistero di Weingart insieme colla moglie Wuljìlda figlia 
di Marinone Duca di Sassonia , lasciando i suoi stati , tra' quali il do- 
minio d' Este , e di sue pertinenze , ad Arrigo IV. e Guelfo IV. 
suoi figliuoli . Ora il suddetto Arrigo , chiamato da alcuni Scrittori a 
distinzione degli altri // Superbo , per la sua costante fedeltà verso del 
Re Lotario tanto si meritò la stima e l' alTezlone di lui, che, oltre 
ad avergli conferito il Ducato della Sassonia grande ed esteso in quel 
tempo più che oggi non è, gli diede a moglie l'unica sua figliuola 
Geltruda . Crebbe perciò egli a tal di potenza , che se non nel tito- 
lo, per l'ampiezza de' suol domìnj poteva paragonarsi ad un Re . Ag- 
giungasi 1' eredità de' beni allodiali della Contessa Matilda , de' quali 
appresso la morte dell' Imperadore Arrigo , che gli aveva violentemen- 
te occupati , fu investito Lotario da Innocenzo II ^ e di poi il me- 
desimo Duca Arrigo per le ragioni di Guelfo suo Zio stato marito 
della Contessa . 

Anche il monistero di S. Giorgio dì Fossone vuoisi ricordare in 
queste carte . Esso era piantato al disotto di Cavarzere presso una fo- 
ce dell' Adige , e soggetto al Vescovado di Chloggla . Distrutto per la 
guerra tra Veneti e Genovesi , e abbandonato per 1' aria insalubre fu 
secolarizzato , e poscia unito al monistero delle monache di S. Croce 
della Gludecca da Eugenio IV. (a) . Ora in quel sito non si vede 
che uno sfasciume , Nel di olto di febbraio dell' anno mille cento e 

AN. iia/^ventlsette Ariherto era Abate di quel Monistero . Desideroso anch' es- 
so di accrescere i fondi del suo Cenobio comperò in tal giorno per 
quaranta lire di moneta Veronese una possessione con casa posta nel 
territorio di Pieve di Sacco . Furono i venditori Sesaldo qu. Dome- 
nico^, e Artilda qu. Andrea di Lione (h) ^ marito e moglie viventi 
secondo la legge Romana , e abitatori della Pieve suddetta , i quali 
vendettero insieme colla possessione quanto ad essi apparteneva tra Ja 
Brenta ed il Cornio , fiume , che come altrove s' è notato , divideva la 
provincia Saccense , ora ignobile fosso . Alberico notalo e causidico 
rogò questo istrumento in Pieve di Sacco . Si può aggiungere questa 
notizia a quanto scrisse il benemerito Canonico Vianelli nella sua Se- 
rie de' Vescovi di Malamocco e dì C Moggia . Per un' altra carta 
del diecinove di agosto si ha che Pietro era Abate in luogo di Ari- 
herto (e) . 

f^^^jj^^i Era arrivato F anno ventolto di questo secolo , e sul finire di esso 
ci comparisce Bellino per la prima volta Vescovo Padovano ► Noi lo 

ab- 



{a) Vianelli Vescovi di Chioggla 
{h) Ex tabul. Castell. 
(0 Ex eod. labui. 



B 1 P A B O V ^4 , 141 

abbiamo veduto Canonico della Cattedrale l'anno mille cento e setle , an. irz8 
due anni appresso Arciprete del Capitolo ; ora nel dì sei di decembre 
io vediamo Vescovo in Calcinara villa di sua giurisdizione sotto il por- 
tico di quella Chiesa con onorevole comitiva d' illustri uomini ; e furon 
quelli Ugucione e Manfredo da Baone fratelli , Niccolò giudice , Già- 
vanni di Tado , Giovanni di udito , Lemizo dì Domenico di ^ica , 
che diede il nome alla chiara progenie dei Lemizoni , Pietro di ^r/- 
berto , Bonifacio da Monselice , che io credo à^ Baltanieri y e Pie- 
tro di Roza con altri . Alla presenza pertanto di tali uomini Pietro 
Zopulo Veneziano , avuto il consenso di Bellino , investì TValperto di 
^iito di tutte le terre, ch'egli aveva nelle contrade di Sacco, ed era- 
no feudi del Vescovado di Padova. E tale investitura confermò Bel- 
lino , e volle che nel suddetto TValperto , e ne' suoi discendenti così 
femmine come maschi fosse perpetua (a) . Questo è il primo atto giu- 
risdizionale , che ho trovato di lui . 

Ma di questo Vescovo ci conviene parlare a lungo per confutare 
gli errori , che corrono intorno a lui , e che la Chiesa Padovana ritie- 
ne ancora , quantunque 1' Ab. Brunacci (h) ne abbia dimostrato la fal- 
sità in un Opuscolo diretto a Mons. Co. Pellegrino Antonio Ferri 
Canonico Teologo della nostra Cattedrale , di poi Vescovo d' Adria : 
tanto e difBcile estirpare gli errori , quando sono radicali profondamen- 
te . Il compilatore delle lezioni , che noi abbiamo nel Breviario pel di 
festivo di S. Bellino , si dice essere stato il Canonico Giamhatista Ve- 
ro , il quale le trasse da altre più antiche scritte da Fr. Bonagiunta 
dell' Ordine de' Predicatori Vescovo d' Adria nel mille dugento ottan- 
totto per uso della sua Chiesa . Non si sa intendere come il btion Ve- 
scovo , che non era molto lontano da' tempi di S. Bellino , abbia po- 
tuto spacciare tante favolose menzogne . B primo errore di lui è quel- 
lo di far venire Bellino dalla Germania , quando era di una famiglra 
Padovana , come ora mi accingo a provare . 

E certo che Bellino aveva in Padova fratelli e nipoti , e molte so- 
no le carte che gli ricordano . All' anno mille cento e trenta abbia- 
mo TValperto , Butrigello , Audo , e Rolando fratelli di lui . Due 
anni appresso Pietro genero di TValperto : questi poi almeno in dieci 
carte è chiamato fratello del Vescovo . In un documento del mille cento 
e quarantasei si nomina Orlando , eh' è lo stesso Rolando detto di 
sopra ; nome tratto dal Romanzo di Tarpino . All' anno mille cento 
e sei si trova Albino di Bertaldo , e T anno avanti Orlando figliuo- 
lo di Albino . E queste memorie sono del tempo in cui visse Belli- 
no . Appresso la morte di lui , e sul cadere di quel secolo altre noli- 
zie vi sono di questa famiglia . All' anno mille cento e novantatre s' in- 

con- 



(a) Ex tab. maior. EccL Patav. 
(^) A^a S, Bellini . 



142 u4NNALI DELLA CITTA" 

'n. 1128 Giurano Gitalperiino dì Berlaldo , ed Enrigheiio ^\ Bertaldo , e nel 
mille dugento undici quelli di Bertaldo , e udrtusio , e Bellino : e 
vedesl che possedevano de' fondi ereditar) avuti dal Vescovado , corno 
le altre famiglie principali di Padova i Tadi , i Guanft, ì Tansel^ar- 
di , gli Steni ec. che più ? nell' anno mille dagento e ventitre si tro- 
vano i ronchi à^ Bertaldi ^ cioè terreni già boscati , e poi divelti e 
ridotti a coltura da questa famiglia , e da essa denominati , come i ron- 
chi di Maltrai^erso da uno di quell' illustre casato acquistarono il no- 
me . Neil' archivio Capitolare e' è un documento del mille e settanta- 
sette addi tredici di marzo , del quale si è già parlato al suo luogo ; 
in esso sono ricordati Milone arcidiacono , che poi fu Vescovo , e 
Uberto diacono con Bertaldo loro avvocato . Questi secondo ogni pro- 
babilità è il primo stipite della famiglia , che da esso prese 11 nome di 
Bcrtdldi secondo il costume di que' tempi . Così per recarne un esem- 
pio tra' molti che si potrebbe , da Zacco , che viveva nel mille cento 
e quarantotto, vennero 1 Zacchi . 

Ma in confermazione di ciò che s'è detto sinora si dee notare che 
le città Italiche anche prima che si mettessero in piena libertà , si eleg- 
gevano de' Magistrati , da' quali erano governate , e si chiamavano Con- 
soli ; e questi in maggiore o minor numero secondo che meglio con- 
veniva ai loro interessi . Credette il P. Portenaii (a) , che presso di 
noi il Consolato fosse un magistrato annuo di due persone , come fu 
nella Repubblica Romana ; ma prese un granchio solenne , e quelle 
sue membrane antichissime , che danno la Serie de' Consoli Padovani , 
furono scritte a capriccio da qualche impostore , quali sono stati dipoi 
il Cicarelli , e Frate udnnio . Neil' anno mille cento e trentotto trovo 
diciassette Consoli , e sono Giovanni di Tado , Giona , Niccolò di 
Pietro Giudice , Compagno y Girardino , Ingelfredo causidico , ^da- 
mo di Lazaro , Trasmondo, Mainar do , Gios^anbuono di Amizo , 
Armenardo , Lemizone di Domenico di Alca, Giovanni di Bonsi- 
gnore , Arderico di Arena , Teupone di Crispano , JValperto fra- 
tello del Vescovo , e Tigone causidico . E in altre carte posteriori dì 
quel secolo altri Consoli Padovani sono ricordati , ora più , ora me- 
no , ma non due soli , come il Portenari ha creduto . Nel citato do- 
cumento vediamo tra' Consoli Walperto fratello di Bellino, da che si 
ha novella prova che la sua famiglia era Padovana . 

Imperciocché non s' è mai veduto che uomini stranieri eletti fossero 
a tale magistrato : e correa questa differenza tra i Consoli e i Pode- 
stà , che questi chiamati erano a rendere ragione dalle città alleale od 
amiche , e quelli si sceglievano tra' cittadini . E ciò resta confermato 
dalla testimonianza di Olone di Frisinga , il quale parlando delle città 

Ita- 



{a) Felicità di Padova 



/>/ PADOVA* 143 

Italiche de' suol tempi racconta (a) , ebe esse erano goi>ernale da' Con- A^f. nzg 
soli , e siccome in quelle ire ordini si distinguevano , cioè de Capi^ 
tani , de' T^ahasori , e della plebe , così a reprimere la superbia^ 
non da uno , ma da tutti e tre gli ordini si eleggevano i Consoli , 
Né dee tacersi ciò che hanno gli Annali Padovani pubblicati dal Mu^ 
ratori (b) . Nel mille cento settanta sqa Tigone de' Canavoli , e Azino 
de' Tanselgardi cittadini Padovani Consoli ressero Padova . Nel mille 
cento olUìntuno Giovanni de' Lemìzoni , Ziliolo Scintilla , Guglielma 
dì Compagno cittadini Padovani Consoli ressero Padova . Nel mifie 
cento e novanta quattro Rogato giudice , e Palando di Malpillo cit- 
tadini Padovani Consoli ressero Padova . Ecco non mai interrotto il 
costume di conferire il magistrato de' Consoli al cittadini Padovani ; e 
se Walperto fratello di Bellino è stato di questo numero , come s' è 
veduto , resta pienamente provato , che la famiglia del nostro Vesco- 
vo era Padovana , e ciò torna a grande onore della nostra Città . 

Il citato Vescovo Bonagiunta non conlento di avere creduto Bel- 
lirw di nazione Tedesco , aggiunge che attesa la sua pietà era stato 
eletto Vescovo di una povera cittadella della Germania , in prcefatoi 
( Theotoniae ) civitatula quadam paupere pontifex or dina tu s . Que- 
sta è una patentissima falsità , dalla quale si guardò il Canonico T^ero , 
comechè nelle altre cose tutte non si sia allontanato dalle Lezioni del 
Vescovo d' Adria . Dopo le cose dette di sopra chi vorrà più credere 
che Bellino sìa stato uno straniero venuto in Italia per andare a Ro- 
ma sotto Callisto II f quando egli era canonico di Padova prima chq 
Callisto fosse assunto al sommo Pontificato ? o qual fede si può me- 
ritare il Bonagiunta , che lo dice Vescovo in Alemagna innanzi che 
discendesse in Italia ? Non sì potrebbe abbastanza dire quanto la no- 
stra storia sia stata sin ora trattata male da imperiti Scrittori . 

Ma niente meno è falso ciò che in secondo luogo il Bonagiunta 
racconta , e dietro 1' autorità di lui le lezioni che recitiamo . Dice egli 
pertanto che essendo morto il Vescovo Padovano gli elettori discordi 
tra loro nominarono due ; e questi conclossiachè fossero ugualmente 
potenti di clientele e di partigiani, mentre l'uno e l'altro vuole soste- 
nere la sua elezione , nacque scisma nella nostra Chiesa , il quale poi- 
ché dal Patriarca dì Aquileia nostro Metropolitano non si era potuto 
estinguere , il Papa avocò a se la causa , ed avendo annullate T elezio- 
ni , e imposto silenzio alle parti , elesse Vescovo il nostro Bellino . 
Niente e' è di vero in tutto questo racconto . Nessuno indicìo si ha 
nelle nostre carte dì tale scisma , ed é quasi impossibile , che , cssen^ 
do realmente accaduto , qualche monumento non ce ne fosse rimaso . 
Innoltre il diligentìssìmo P. de Rubeis nella sua storia della Chiesa 

Aquì- 



{a) Lib. 2. cap. 15. Hlst. 
{b) Antiqu. T. IV. 



144 ANNALI BELLA CITTA 

.N.iiiS Aquileiese tace a/Tallo del ricorso al nostro Metropolitano , onde to- 
gliere quello Sycisma , e non arebbe certamente taciuto , se o negli ar- 
chivi di quella Chiesa , od altrove ne avesse trovato qualche autorevo- 
le documento . Finalmente si dice che Callisto II, per acquetare i tu- 
multi , e dar pace alla nostra Chiesa elesse Bellino Vescovo ; ma ciò 
non può essere in alcun modo , poiché quando mori Sinihaldo anche 
Callisto era morto , e in luogo di lui Onorio II. sedeva su la catte- 
dra di S. Pietro . Si conchiuda ohe il buon Vescovo Honagiunta ha 
malamente confuso i jtempi , e Io scisma eh' era succeduto vivente Si- 
nihaldo , lo trasferì per errore al tempo che fu eletto Bellino . Con- 
futerò a suo luogo qualche altra falsità contenuta nelle suddette lezio- 
ni , e avendo , come parmi , messa in .chiaro la verità , ripiglio ora la 
storia . 

Era continuata in tutti questi anni la gueriti tra Milanesi e Coma- 
schi con varia fortuna , quando nel passato anno invelenì fuor di mo- 
do . I Milanesi pur fermi a voler sottomettere quella città , oltre un 
grande apparato di macchine e ordigni di guerra , ottennero copiosi 
aiuti da molte città Lombarde , e ancor dalla a noi vicina Vicenza^.^ 
ma nemmeno ora si legge , che ì Padovani abbiano spedito loro verun 
soccorso . Ciò mostra che le suddette città si reggevano a comune , 
nò più dipendevano dal volere de' ministri imperiali . Qual sia stato 1' e- 
sllo di questa spedizione de' Milanesi lo abbiamo dalla storia . Dopo 
una valorosa difesa fatta da' Comaschi , non potendo ossi più oltre re- 
sistere, con disperato consiglio nottetempo imbarcarono se e le cose lo- 
ro più care , e pel lago ad un castello inespugnabile sì ripararono » 
Nacque di poi la pace , e Como divenne suddita e tributaria de' Mi- 
lanesi . 

Ciò appartiene all' anno mille cento e ventisette secondo i più accu- 
rati Storici , ma nelF anno seguente accadde maggior novità nella Lom- 
bardia . S' è accennato sopra che 1' elezione di Lotario a Re di Ger- 
mania non passò senza contrasto . Federigo Duca di Svevia e Corra- 
do suo fratello erano nati di Agnese sorella dell' ultimo Arrigo , e 
perciò si credevano di avere dei giusti diritti alla Corona Germanica . 
Federigo , non senza previe intelligenze co' Milanesi , che maggioreg- 
giavano in Lombardia , spedi Corrado m Italia , affinchè si procac- 
ciasse r Italico Regno . A grande onore fu ricevuto da quel popolo , 
che apertamente si dichiarò in favore di lui . Ebbe dall' Arcivescovo 
Anselmo la Corona dei Re d' Italia prima in Monza , di poi in Mi- 
lano (a) : Conti e Marchesi , nobili e plebe fecero a gara per onorar- 
lo : coloro che noi vollero riconoscere , tardi s' ebbero a pentire delia 
loro resistenza , e provarono 1' acuto taglio della sua spada . I^a Lom- 
bardia e la Toscana tenevano con lui , non so se anche la no.slra Ve- 
nezia y 



(//) Land. lun. Hist. Medio!. 



DI P A D O r A, 145 

nezia, e ogni cosa gli andava meglio che non bramava. Ma Papa an. xiz8 
Onorio, che aveva lodato l'elezione dìv Lotario , la intendeva altrimen- 
ti , e ad istanza del Re suddetto Tulmlnò la scomunica contra Corra^ 
do e i suoi aderenti (a) , arma terribilissima in quelle età , perchè la 
sua grandezza cominciò a scadere , e in breve annientossi la sua po- 
tenza . 

Ora s' incomincia ad avere la serie de' fatti che servono ad illustrare 
la vita del S. Vescovo Bellino . S' è detto all' anno mille cento e ven- 
tiquattro , che Sinihaldo aveva allivellato a Tribuno Abate di S. Gior- 
gio due possessioni in Codevigo coli' annua pensione di una libbra di 
pepe . Morto lui 1' Abate spedì Ottone suo Messo a Bellino , affin- 
chè lo stesso livello gli fosse riconfermato . Ciò fece il nostro Vesco- 



vo prontamente addì ventisei di gennaio nel mille cento e ventinove Aw.na^ 
e si sottoscrisse alla carta rogata da Alberico notaio . E^o Bellinus 
Poyduanus Episcopus manu mea suhscripsi ; sottoscrizione , che per la 
fama e santità di chi ia fece , rende assai preglevole la detta carta , 
Nessun divario si trova tra questa e quella prima di Sinibaldo ^ se non 
che invece di una libbra di pepe si slabili&ce per livellarla pensione una 
libbra d' incenso . Furono testimoni Arderico giudice , Gioi^anni di 
Tado causidico , Domenico di Alca , Lemizo suo figliuolo , Gualper^ 
to fratello del Vescovo , e Domenico di Lario (b) , 

Nel mese di febbraio abbiamo il nuovo Arciprete Viviano succedu- 
to a Bellino . Il di ventitre era nel palazzo del Vescovo , presenti ed 
astanti Ingo sacerdote , che si chiama ordinario della Chiesa di S. Lu- 
cìa , Guelfo ministrale del Vescovo , cioè uomo della sua corte , Gio- 
mnni decano parimente del Vescovo , Giomnni di Marco , o Pizu- 
lello . Si presentò a lui prete Aldarando ordinario della Chiesa <il S. 
Andrea co' suoi preti confratelli Benedetto ed Uberto , dicendogli che 
rinunciava alla Chiesa di S. Maria l' usofi'utto di quelle teiTe , che egli 
e Brando suo fratello con Bianca loro madi'e molti anni innanzi do- 
nate avevano alla cattedrale (e) riserbandosi i frutti loro vita durante ; 
modo di donazione assai frequente in que' tempi . Imperciocché go- 
dendo le Chiese di molte esenzioni e privilegi per concessione degU 
Imperadori e dei Re , le persone del secolo attente ai loro interessi per 
esentarsi dalle pubbliche contribuzioni donavano de' fondi ai Corpi Ec- 
clesiastici , o ritenendosi l' usofrutto loro vita durante, e talvolta anco- 
ra de' figli e nipoti , o ricevendo quegli stessi fondi a livello coli' ob- 
bligo di pagare annualmente un piccolo canone . Del resto da questa 
carta impariamo che sino da que' tempi la Chiesa di S. Andrea era 

uffi- 



ci) Otto Frls. L. VII. Chron. 
{b) Ex tab. S. Georgii Venet. 
{e) Ex tab. maior. Eccl. Patav. 

Parte IL 



146 ANNALI BELLA CITTa' 

,.v. 1129 uffizlata da molti preti , i quali nell' età seguenti sono chianìati Cano- 
nici , e il loro Capo Proposto ; nome e dignità che ancor dura in es- 
so , e nella Corte di Roma creduta pari a quella de' Canonici della 
Cattedrale , poiché siccome a questi , così anche a quello fu dato un 
coadiutore nel mille seicento e quarantotto . 

Ciò che abbiamo detto intorno al tempo dell' elezione di Bellino a 
Vescovo , e di Temano ad Arciprete potrebbe da alcuni esser messo 
in dubbio per una carta (a) di Sinihaldo del mille cento e ventiquat- 
tro nella quale è sottoscritto Bellino come Vescovo , e Vinano come 
Arciprete . E in vero ci fu chi si lasciò ingannare da essa , e anticipò 
la dignità d' ambidue . Ma T istrumento di Sinihaldo era bensì di quell' 
anno , ma non era di queJl' anno medesimo la soscrizione di Bellino 
e Trinano . JSon è nuovo , ne inusitato , che uno scritto già fatto 
molti anni innanzi venga corroborato , e confermato da altre persone 
ne' tempi dopo . E per recarne un esemplo il nostro Vescovo Orso 
principiando il secolo undecimo confermò un istrumento del suo pre^ 
decessore Idel^erto . 

Uno de' molli e diversi modi , co' quali le Chiese ed i Monister) 
accrebbero le loro sostanze , è stata ancora la compera . Le Chiese ed 
i Monisterj , che abbondavano di facoltà , comperavano degli altri beni 
nientemeno che i secolari ; e perciò ne' diplomi degl' Imperadorl e dei 
Re si legge , che confermavano loro tutto ciò che avevano acquistato , 
o in avvenire acquistassero ex emptione , traditione , commutatione etc. 
Un beli' esemplo ne abbiamo in quest' anno nella grandiosa compera , 
che itcQ \Alberto Abate di S. Giustina successor di Benzone ; ed è 
forse il primo che si abbia tra noi . Giuditta , acconsentendo il ma- 
rito, nel dì dodici di giugno vendette al suddetto Alberto per seicen- 
to lire Veronesi tuttociò che possedeva nella Curia di Concadalbero , e 
nelle ville di Desmano , Casteldibrenta , CorrezoLa , e Bovolenta , e tut- 
to quello eh' era di sua ragione tra 1' Adige e il Retrone , tra il Vi- 
genzone e la Fossa Baiba . 

Prima di passare innanzi non sarà fuor di proposito il ricercare chi 
fosse , e di qual pattla la venditrice , e come possedesse tanti beni nel 
Padovano , poiché il Ca^acio nella sua Storia in tutto non disse il ve- 
ro . Credette quell'elegante Scrittore, ch'ella fosse della nobilissima fa- 
miglia de' Conti di Sanbonifazlo , e maritata con Manfredo de' Conti 
di Padova , ma s' ingannò doppiamente , e in ciò solo ha ragione , che 
le dà per patria Verona . Che fosse Veronese , benché se ne ignori 
il casato , da ciò raccogliesi , che quindici giorni dopo la suddetta ven- 
dita trovandosi in Legnago la ratificò , alTermando che non per dolo 
o per violenza , ma Uberamente e scientemente era siala falla da lei (h) . 

Era- 



(«) Ex tab. Pratal. 
\b) Ex tab. S. IiKt. 



DI PADOVA, 147 

Erano qitcl dì con essa Guidone suo marito e Mondualdo , di cui an. 11/9 
parleremo poi , Aldigieri fratello di lei , Otto di udrmenardo suo con- 
sobrino , e Guglielmo suo zio , de' quali nomi nessuno alla famiglia 
Sanbonlfazio appartiene , ma per alcuni indizj è quasi Certo die fos- 
sero Veronesi . DI quella cìltà fu senza dubbio il primo marito dì es- 
sa ( poiché due volle si maritò ) cioè Manfredo della prosapia de' 
Conti suddetù Sanbonlfazio , e figliuolo di Bonifazio di Uberto , cui 
per eiTore si avvisò il P. Ca^^acio che fosse de' nostri Conti . Égli non 
iu de' nostri Conti , ma de' Conti di Verona , dì una lìnea cioè che in 
Padova soggiornava ; e appunto nella casa dì Bonifazio abitata da Giu- 
ditta fu rogato ristrumento di vendila, dicendosi in esso: Return est 
in, Padua in domo eiusdem domne Judite ^ que fuit ohm e orniti s 
Bonifacii . Di Manfredo suo marito Giuditta ebbe un figlio , che 
rìnovò il nome dell' avolo , e morto giovinetto fu seppellito nel cìml- 
terio di S. Giustina insieme col padre . Rimasa vedova passò alle se- 
conde nozze con Guidone de' Creicenzi anch' esso Veronese dì chia- 
rissima stirpe , della quale abbiamo all' anno mille cento e trentasei Cor- 
rado Console di Verona , ed altre memorie nella storia di quella città . 
Ora è da vedersi come quella nobil Signora possedesse tanti fondi 
sul Padovano , e ne potesse liberamente disporre . Dice essa medesima 
nella carta dì vendita che le erano pervenuti per eredità della Contes- 
sa Imilla , di Manfredo suo marito , e di Bonifazio suo figliuolo . 
Chi fosse cotesla Contessa Imilla , non è ben chiaro , ma è probabile " 
che fosse moglie dì Bonifazio , e suocera dì Giuditta . E siccome nel 
princìpio del passato secolo si ha un' Imilla maritata col Conte di Pa- 
dova e di Vicenza posseditrice dì beni ne' luoghi prossimi a Conca- 
dalbero , potrebbesì sospettare , che un' altra Imilla discendente da quel- 
la prima portato avesse o per eredità , o per dote que' medesimi beni 
nella lìnea de' Conti Sanbonlfazio , che aveva in Padova la sua stan- 
za . Comunque sia Giuditta aveva ereditato que' fondi da Imilla , dal 
marito , e dal figlio , tulli e tre sepolti in S. Giustina , e potè vender- 
li liberamente . Non sì dee però credere , che essa abbia venduto tut- 
to queir amplissimo tratto dì paese , che tra i quattro accennati termi- 
ni era compreso . Così credette il Cas^acio , Il quale considerando l' e- 
slensione dì que' territorj , e la parvità del prezzo sborsalo , anzi do- 
nazione che vendita la chiamò , forse indotto a così pensare , perchè 
Giuditta protestasi , che se i terreni venduti Valessero molto più , essa 
Intendeva che ciò fosse per suffragio dell' anime de' suoi morti , le cui 
ossa giacevano nel cimiterio del monistero . Vendette essa , non tutte 
quelle cinque ville, ma tutto quello che nelle prefate ville era suo; 
perchè è certo per la testimonianza di autentiche carte, che I Baone- 
si , i Signori da Celsano , e Calmiero Polani moho possedevano in 
quelle parlt. Né Concadalbero era un castelluccio ( oppidulum ) come 
s' imaginò il Cas^acio , ma il luogo principale , dov' era il palagio de' 
Signori , luogo chiamalo Curia , perchè là concorrevano i coloni e i 

yas- 



148 ANNALI DELLA CJTT^ 

AN. ii2p vassalli di ogni condizione al servigio de' lor padroni, e qualunque volta 
chiamati fossero alla così detta Curia vassallorum . 
' Oltre i mansi , che per tale compera acquistò S. Giustina, le ven- 
dette Giuditta , come se fossero pecore o buoi , due famiglie di ser- 
vi ; altri figliuoli di Boschetto da Concadalbero , cioè Alberto , Leon- 
ciò , e Guidoto , eccettuando una donna che si riserba per se ; altri 
di Guerico di Cona , cioè Alberto , Enrico , Corrado , Àrmengerio . 
Dee notarsi che di Boschetto si ha memoria sino dal mille cento e 
quindici , e che ì discendenti di lui all' anno mille dugento e uno sono 
onorati col titolo di Signori : Stephanus filius olim domini Alberti 
de Buscheto de Concadalbero ; Albertus olim domini Guidolini de 
Concadalbero , come in carte da me lette nell' Archivio della Comu- 
nità di Cavarzare . Se costoro erano veramente servi , appena sì può 
intendere , come così presto sieno passati alla condizione dì Signori; 
se poi erano feudatarj , ciò che sembra più ragionevole , giacché leg- 
gesi nelle antiche carte la frase sentire prò feudo , parmi che il notaio 
gli abbia troppo disonorati . E in effetto i figliuoli di Boschetto era- 
no infeudati della valle di Longole dipendente dalla Curia di Conca- 
dalbero ; valle che secondo il nolo decreto dell' Imperadore Ottone del 
novecento e settanta due era il confine tra' Padovani e Cavarzerani ; e 
i nipoti del prefato Boschetto nel mille dugento e uno diedero in feu:- 
do ad altre persone la quarta parte di detta valle. 

Si crederebbe che F affare dì questa vendita fosse già terminato , ma 
non è così . Il primo contralto fu fatto in Padova nel dì dodici di 
giugno, ma ce n' è un altro del giorno diciannovesimo fatto nel luo- 
go di Concadalbero . Giuditta non vende più tutta quella Curia , ma 
la metà solamente , e non più riceve da i Monaci seicento lire , ma 
sole trecento . Noi non sappiamo tutti ì riti dell' antichità , né tutti i 
patti dfe' contraenti , e parimente ignoriamo i motivi , per cui quella 
gentildonna distornò il primo contratto ; ma se possono aver luogo le 
conghielture , mi pare assai probabile il sospettare , che Alberto fra- 
tello di Manfredo e cognato di Giuditta si sia opposto alla prima ven- 
dita, siccome quagli ch'era padrone della metà di que' fondi venduti, 
de' quali né Bonifazio suo padre , né il fratello lo potevan privare . 
E certo che il Conte Alberto possedette la sua parte, come S. Giu- 
stina la sua ; esso ebbe de' beni in Padova e fuori , come si raccoglie 
dal suo testamento del mille cento e trentacinque , nel quale dispone 
di ciò , che teneva dentro la nostra Città , a favore dello spedale del 
S. Sepolcro , e la terra di Concadalbero , che avevano in feudo da lui 
i figliuoli di Boschetto y lascia al m,onistero di S. Zaccheria di Ve- 
nezia . Taccio per brevità altri particolari di quel testamento . Ma 
non dovevano da me tacersi le cose dette sinora , perchè da esse re- 
sta provato , che sino da rimotissiml tempi la nobilissima famiglia San- 
honifazio , punto d' istoria che i più non sanno , aveva in Padova do- 
micilio e copiose entrate . 

Due 



B 1 PADOVA. 149 

Due sole parole ancora del testimon; , che a' due Istrumentl inter- an. jiì^ 
vennero : non dispiacerà di sentire questi nomi a chi ama d' investiga- 
re le origini delle famiglie . Al primo de' dodici furo presenti ^rde- 
rico giudice , Pietro Nicolao , Gio^^anni di Tado , e Giona causidi- 
ci ; Gios>anni di Bonsignore , Lemizo di Domenico di ^ica; Lant-^ 
lerto causidico di Verona , Rodolfo da la Scala , e Gios^anni di 
uddelherto . All' altro di Concadalbero ^Ide^rando di Grimaldo , Ugo 
fratello di Gumpone , Lemizo di Domenico di ^ica , Rinaldo da 
Codengo j Camessuro , Enrico ÒÀ ^Imedruda ^ R atanno Balbo ^ Le- 
mizo , Guglielmo, Alberto, Solimano di Gompo , Marcoardo , Ugo 
Gato , uddamo Scopeto , udlberico , e Gioi^anni di Bonsignore . 

S' è veduto che pochi anni innanzi si edificava la Chiesa dì S. So- 
fìa , e che il Vescovo Sinibaldo vi volle introduiTe la regola de' Ca- 
nonici Portuensi . Ora ai ventinove di luglio di quest' anno ventinove- 
simo troviamo Konone per la divina grazia prete e ordinario , che 
col consiglio de' suoi fratelli dà a livello perpetuo una possessione già 
di udrderico Sacerdote (a) , ed ora di S. Sofia , posta in Mussiano nel 
Vescovado Vicentino , eh' è come dire nel territorio di Vicenza , a 
Gunterio del qu. Giovanni . Dovrà pagare il livellario per ciascun an- 
no alla festa di S. Giustina tre giorni prima o tre giorni dopo sei de- 
nari Veronesi . Manca il luogo dove la carta fu rogata , ma ciò è sta- 
to in Padova probabilmente , sì perchè il nostro Giona la scrisse , sì 
perchè furono testimonj Giovanni di Tado, Otto B zar ella , udri- 
berto àe Gicj , Uberto di Gandolfo , Ricardo di Landò ^ Ber tal do 
nipote del Vescovo , e Cavastorta , i più de' quali fuori d' ogni dub- 
bio , e forse tutti son Padovani. 

Siccome in altri più vecchi tempi , così anche in quest' anno gli uo- 
mini di Sacco mossi da religione fecero al loro Vescovo e Conte la 
donazione di un pezzo di terra con bosco ed in parte warba , ter- 
mine barbaro che significa né piantata , ne coltivata ; e tutto lo spazio 
di detta terra chiamata Tombiole era da' seguenti termini circoscritto ; 
siccome corre il Sabbioncello sino al Gardito , e siccome ^a il Gar- 
dito sino al Seuco ( eh' io credo lo scioco de' nostri dì ) ^ siccome 
va la fossa di Calcinara da Sabbioncello sino allo Scioco . Quan- 
tunque o per opera della natura , o per lavori dell' arte sia cambiata 
la superficie di quella parte del nostro distretto ho voluto accennare 
V antico corso di quelle acque che lo bagnavano . Ma nella suddetta 
donazione (b) si fermarono alcuni patti . E primieramente che non pos- 
sa il Vescovo Bellino , né i suoi successori alienare quella terra ai 
Conti di Montebello , né a' Catanei , né ad altre persone , che violen- 
temente impedirono agli uomini di Sacco la strada di andare o torna- 
re 



{a) Ex tab. maior. Eccl. Patav. 
{bS Ex eodem tabuL 



l5o ANNALI DELLA C 1 T T .4 

^NHi9 ve da Chloggla ; e quanto al capalo , e al pascolo sleno osservate le 
regole della patria . Già s' è detto superiormente clie la regione di Sac- 
co chlamavasi patria . Innoltre quegli uomini donatori concedono al 
Vescovo che possa dare un manso di quella terra e non più a qual- 
che suo cliente di Padova . Erano tutti congregati nella Pieve di S. 
Martino , e promise Bellino ali' Arciprete Lorenzo , ed agli altri di 
adempiere fedelmente le condizioni , e se queste adempiute non fosse- 
ro , di restituire senza contraddizione la terra . Furono testimoni Gio- 
vanni di Tado , ISivelino figliuolo del qu. Giomnni Giustiniano , Pie- 
tro ài ylriberto di ^r le sega, ad damo giudice figlio di Adamo di 
Sacco , ed altri ancora . Per parte poi de' Saccensi come attori inter- 
vennero Pietro di Roza , Manfredo di Ritingo , Falcone da A r zar e 
mari si ( donde venne il nostro odierno marigo^ e procuratori della 
patria di Sacco , e con essi piìi di venti uomini di varie ville (a) . 

Anche Viviano Arciprete co' suoi Canonici il di quindici di oitobre 
ebbe il dono di due masserie situate in Peraga , e l' ebbe da Benzo di 
Pontaniva , della qual famiglia s' è parlato più volte . Egli le offerse 
per rimedio dell' anima sua , e de' suoi genitori , di suo fratello Odel- 
rico già cherico , e delle sue mogli . L' atto di questa donazione scrit- 
to da Giona seguì in Padova alla presenza di Trasmondo , di Com- 
pagno di Guglielmo Venetico , cognome della sua famiglia , di Enri- 
co di Bellola , Alberto figliuolo di Odelrico , Buzo , e Giovanni dì 
Ugone Abate , e Gualperto fi-atello di Bellino (h) Vescovo . Dissi che 
Venetico fu cognome di Compagno , perchè così chiamavasl la sua fa- 
miglia , la quale forse da Venezia s' era in Padova trapiantata sino dalla 
metà del secolo undecimo , ed aveva il suo domicilio nella contrada di 
S. Sofia . I cognomi assai rari in addietro cominciano a farsi frequen- 
ti In questo secolo decimo secondo ; ed è noto che molti casati tras- 
sero il loro da quelle città donde vennero . Noi per esempio abbiamo 
anche oggi de' Vicentini , de' Veronesi , de' Bresciani, de' Trevisani ec, 
certo indizio dell' antica loro patria . Quel Gualperto poi fratello del 
Vescovo , che fu testimonio della prelata donazione , nel .seguente de- 
cembre non per altrui dono , ma co' propri denari acquistò da due don- 
ne Giordana e Sihilla alcuni fondi in villa di Corte , dove il nostro 
Giona rogò i due istrumenti, di vendita nel dì ventitre . E da osser- 
varsi , che Sibilla confessa di avere avuto que' beni per una carta di 
donazione , che le aveva fallo Solimano suo marito , e per una carta 
della terza porzione , e finalmente per testamentaria disposizione di lui . 
La carta della terza porzione è quella del Morgincap , sebbene le leg- 
gi Longobarde volevano che i mariti nel primo giorno dopo le nozze 

do- 



(/i) Ex tab. maior. Eccl. Patav. 
(/^) Ibidem. 



DI PADOVA, l5l 

donassero alle novelle mogli non la terza , ma la quarta parte de' lo- an. 1129 
ro beni . 

JXIa più rilevanti cose ora ci sì presentano . Era giunto il dì quat- an. 1130 
tordìci di febbraio deli' anno mille cento e trenta , quando la morte 
troncò lo stame della vita di Onorio II , I Cardinali più saggi , ed 
erano il minor numero , elessero tosto a Papa Gregorio Romano , che 
assunse il nome à' Innocenzo II, personaggio di rare virtù, lodato a 
cielo da 5. Bernardo Abate di Chiaravalle . Ma altri Cardinali di fa- 
zione contraria collocarono su la cattedra di S. Pietro il Cardinale di 
S. Mafia in Trastevere , che si chiamò Anacleto II , uomo ambizio- 
so oltre modo, di corrotti costumi, e figliuolo ài Leone ricchissimo e 
potentissimo in Roma , che di Giudeo s' era fatto Cristiano . Ecco un 
novello scisma turbare e sconvolgere lo stato pacifico della Chiesa . Per 
le violenze di A.nacleto , e de' suoi aderenti Innocenzo fu forzato usci- 
re di Roma, e per la via di mare ripararsi in Francia, dove fu ac- 
colto per tutto con quell' onore eh' era dovuto all' eminente suo grado . 
Tanto poteva allora la religione su gli animi de' Francesi . udnaclefo 
frattanto procurò di trarre al suo partito qon solamente la parte mag- 
gior de' Romani , ma molti Vescovi e Principi ancora , e coli' onore 
del pallio , che gli trasmise , adescò sì fattamente 1' Arcivescovo di Mi- 
lano , che egli con tutto il suo popolo , e col Re Corrado eziandio 
si dichiarò partigiano e fautore di lui . Non cosi l' Arcivescovo di Ra- 
venna , il quale stette fermo nel partito d' Innocenzo , non così i Ve- 
scovi di queste parti , de' quali non si ha verun indiclo che abbiano ri- 
conosciuto udnacleto . 

E certo che il nostro Vescovo Bellino costantemente tenne col Pa- 
pa Innocenzo . Egli tra le discordie , che squarciavano la veste incon- 
sutile di QfQ,^\x Cristo , attendeva agi' interessi del suo Vescovado , i di 
cui beni pei contrasti tra il Sacerdozio e F Impero erano stati dilapi- 
dati . Nel dì nove di aprile sedendo egli nella loggia del suo palazzo 
venne ad una transazione con mi cotale uomo chiamato Donosdei , 
ossia Dondidio (a) , Questi cedette al Vescovo tutte le terre , e tutte 
le azioni sue nella Corte di Busilaco , ora Busiago , che si aveva arro- 
gate da' Vescovi precedenti ; e Bellino gli diede quattordici lire Vero- 
nesi , e innoltre una masseria , e quattro giorni di terra arabile , cioè 
quattro campi , e due cassi di casa nel sobborgo della Città . Giona 
rogò la carta in presenza di Giovanni di Tado , Gualperto del Ve- 
scovo , Gras^emanno , Domenico di ^ica , Ridolfo di Zaiilo , Cipria- 
no , Parulfo , e Giovanni per soprannome Orco . Assai antico è 1' u- 
so de' soprannomi , e in que' secoli , ne' quali i cognomi si eran per- 
duti , frequentemente si adoperavano dal popolo e da' notai per distin- 
guere una persona dall' altra , che avevano il medesimo nome battesi- 

ma- 



{d) Ex tab. maior. Eccl. Patav. 



52 ANNALI DELLA CITTA 



7^ male . Se ne incontrano nelle antlcbe carte di onesti , ma non pochi 
ancora , che ricordano qualche vizio , o difFormità della persona, o qual- 
che sozzo accidente . Alla prima classe per esempio appartengono i se- 
guenti : Barha-digallo , Gamha~de-Cane , Naso -torto , Naso-de- 
Crea , Bocca-d' ^s^a , Bocca-pelosa, Bocca-de-Capra , Bocca -de- 
Vegla; alla seconda Caga in fumo , Caga in sacco. Caga in for- 
no , Caga in banca , Cagahrosema , C a gap a glia , Cagar abbia , Ca- 
gadenari ec. Di tali soprannomi poi molti passarono in cognome del- 
le Famiglie ; e senza partirmi dalla carta ora illustrata si trovano all' anno 
mille cento e cinquantadue filii lohannis Orco . 

Con ragione si doleva Bellino , che i beni del Vescovado erano 
stati dilapidati . Nel tempo del luttuoso scisma , che afflisse la nostra 
Chiesa ebbimo qui T Imperadore Arrigo III, e l' Antipapa Clemen- 
te , a' quali , affinchè potessero sostenere decentemente il loro grado , 
mancando ad essi per le fazioni di Germania e d' Italia più larghi prov- 
vedimenti , fu d' uopo che la nostra provincia le cose occorrenti som- 
ministrasse . Oltre a ciò conveniva tenere in fede i cortigiani dell' una 
e dell' altra Corte , cioè per una parte Conti , Marchesi , e Duchi , e 
per 1' altra Vescovi , e Sacerdoti minori cacciati dalle lor sedi , e biso- 
gnosissimi di denari , perchè la Città nostra fu munta ed esausta , e le 
umane e divine cose condotte a cattivi termini . Si aggiunga che ave- 
vamo due Vescovi, e due Arcipreti, i quali, onde iàrsi de' clienti e 
sostenitori infeudavano potenti famiglie di fondi ecclesiastici , e v' ebbe 
tal una di ^ss^ , che da una parte e dall' altra seppe trarre profitto . 
Si osservi da ultimo , che i Monaci e i Preti erano slati spogliati dal 
quarto Arrigo per le dissensioni medesime tra il Sacerdozio e 1' Im- 
pero , e i laici stessi vessati ed oppressi , sicché quelli a gran pena ad 
intercessione del Papa ebbero in dono la vita , e questi per la super- 
bia del vincitore quasi. ne disperarono. Volendo pertanto il Vescovo 
Bellino dimostrare 1' affetto , che alla sua Chiesa porlava , poiché per 
le addotte cose i beni del Vescovado erano estremamente deteriorati , 
né poteva a' suoi Canonici alcun fondo donare , si avvisò di conferma- 
re almeno con suo decreto dei dieciotto di luglio tultociò che da' suoi 
antecessori alla Chiesa caltedrale, capo deW altre Chiese, era stato con- 
ceduto, terre, decime, quartesi , giurisdizioni ec. Il qual decreto ser- 
vì poi di norma agli altri tutti, che i nostri Vescovi, o i sommi Pon- 
tefici a favore della nostra Chiesa emanarono, poiché tutti della lette- 
ra di Bellino fanno menzione . Vide 1' OngarcUo questo editto di lui 
munito col suo sigillo , e ne fece un breve sunto nella sua Cronaca . 
La carta fu scritta nel palazzo del Vescovo , e furono teslimonj Pie- 
tro , Niccolò , e Giovanni di Tado giudici , Gioi^anni d' Allo causi- 
dico , Gualperto del Vescovo, Gioi'anni di Uadolo ^ e Rolando di 
Ardeiico . Giona notaio si sottoscrisse con quattro versi , che mi pla- 
ce di riferire . 

CaU' 



DI CABOTA, l53 

Causidicus sacri tahularius atque palacii "lìT^TT^ 

Qui solco pulchre nomen gesta re columhe , 

Litteriilis Jìxi lonas ceu lumine vidi 

Qu€ presul monuit ^ seu que michi scribere iussii. 

Qualche sorta di liberalità , come i sinistri tempi gli permettevano , 
esercitò Bellino anche colle monache di S. Pietix) . Addi dieciolto di 
giugno diede loro la decima di una parte della selva di Brenta , detta 
Coacia , insieme colla proprietà della medesima terra , la quale secon- 
do l'asserzione di altre carte era di quindici campi, e colà presso gia- 
ceva , dove di poi fu eretto il ponte nuovo di Brenta . E ricordato 
cotal dono di Bellino e da' Vescovi successori , e da' Romani Ponte- 
fici . Distendevasi T ampia selva di Brenta tra le ville di Noventa e di 
Torre , bagnata , non come ora dalle acque del nostro navilio , opera 
di secolo posteriore, ma dal nostro maggior Medoaco discendente da 
Limena ; ed oltre i roveri , i cerri , ed ^Itri alberi somiglianti vi alli- 
gnavano copiosamente salci , vetrici , ed avellani , de' quali gli abitatori 
ài Torre costruivano canestri e panieri , e di essi pagavan la decima . 
Sul declinare del XII. secolo fu quella selva roncata , e divisa , e gran- 
di liti e quistioni nacquero per essi ronchi . Dirò ancora che la barba- 
ra voce Coacia , la quale in questa , e in altre carte si legge , e sem- 
pre a dinotare luogo selvoso , se si voglia credere ad alcuni eruditi 
Etimologisti , ci viene dall' antichissima lingua Cehica , dalla quale per 
attestato del Muratori altri vocaboli ha preso T Italia . 

Ma ai venti dei maggio precedente il medesimo Vescovo aveva in- 
vestito de' loro feudi nuovi ed anticlii Gualperto e Palma , marito e 
moglie , della famiglia dei Musso , che poscia detta fu de Mussati ^ i 
quali feudi erano nelle ville di S. Maria di Non , il Nonianum ad 
Bembo , Marsango , Marsanghello , Arsico , Curtarolo , Camposanmar- 
tin , e Tassara , ne' quali luoghi già molto possedevano ab antico i 
Mussati , e non poco possedono ancora . Zanbono de' Favafoschi nelle 
sue Origini de' Nobili Padovani , Opera MS« né degna di vedere la 
luce , o fu male informato , o malignamente , siccome suole , parlò di 
questa famìglia , che fu veramente di specchiata nobiltà , tra le princi- 
pali connumcrata , e diede alla patria ne' secoli dopo degli uomini il- 
Juslri . Il nostro Siccone Polentone , letterato di chiaro grido nel se- 
colo XV. in una sua annotazione alla suddetta opera riprende il Fa- 
vafoschi della sua maldicenza , e afferma di aver veduto la investitura 
di cui s' è detto , della quale abbiamo copia più corretta ed esatta da 
un altro archivio . Si trovarono quel dì presenti nel palazzo del Ve- 
scovo i nobili uomini Ugocione di Baone , Gomberto da Carrara , 
Niccolò Giudice , Domenico di ^Ì€a col suo figliuolo Lemizon^y Pietro 
di Tanselgardo , Gualpertv , Butrighello , ududo , e Rolando tutti e 
quattro di Bellino fratelli . Or va , e niega , se puoi , che la famiglia 
di lui fosse Padovana. Anche questo istrumenlo fu scritto da Giona» 
Parte IL Y Non 



l54 ANNALI DELLA CITTA" 

^1^.1130 Non cessava il Vescovo Bellino di beneficare le case religiose, asi- 
lo in que' tempi delia pietà , e può dirsi che la sua vita è stata un 
esercizio continuo di opere virtuose di slmil fatta . Il monistero di Cam- 
posion per le frequenti donazioni s'era aggrandito, e dopo la partita, 
o la morte dell' Abate Ponzio , che lo aveva piantato , stava sotto 1' ub- 
bidienza di Enrico Abate di S. Benedetto di Polirone . Questi venne 
AN.1131 a Padova , e nel di undici di gennaio del mille cento e trentuno era 
dinanzi al nostro Vescovo , il quale concedette al suddetto monistero 
di Camposion la intera decima dì quella villa , e il diritto di esigerla 
da tutte le terre e le possessioni che aveva dentro i confini del Ve- 
scovado di Padova : tale almeno sembra essere il senso delle sue paro- 
le (a) , Stava insieme col Vescovo il suo Avvocato Uberto di Fedra- 
ga , della qual famiglia , che ora per la prima volta si scopre , anche 
^ripjando figliuolo di Uberto nel mille cento e quaranta era avvoca- 
to Vescovile ; e v' intervennero come testimonj Alberto Campanile , 
Pietro Giudice , Gualperto fratello del Vescovo ec. E continuando a 
dire di lui , egli nel dì ventiquattro di novembre al Monistero di S. 
Giustina V, e M. di Cristo , situato fuori della Ckià\ dove riposa* 
no molti corpi di Santi , donò la decima degli ampli , ossia novali ^ 
e delle altre terre tutte , che due anni innanzi Donno Alberto Abate 
aveva acquistati nella Corte di Concadalbero , come s' è detto . Anche 
questa donazione fu scritta in Padova da Cono notalo del Re, appel- 
lazione rara in que' tempi , e il S. Vescovo di sua mano la sottoscris- 
se . Tra' diversi testimoni si leggono i nomi di Gualperto ed Orlan- 
do fratelli di lui . 
. Ma non ci dimentichiamo di Papa Innocenzo , che s' era fuggito 
in Francia , non potendo vivere securo in Roma per lo forze nemiche 
dell' Antipapa u^nacleto . Egli andò vagando per le città di quel re- 
gno : Arrigo Pie d'Inghilterra, e Lottarlo Re di Germania e d'Ita- 
lia con Richenza sua moglie ossequiosi lo visitarono , e questi da lui 
in Liegi con molta pompa furono incoronati . In tale occasione si con- 
sultò sopra i modi di dar fine allo sciauratissimo scisma , e Lotario 
promise, che 1' anno venturo sarebbe calato in Italia. In questo mez- 
zo nel di diciannove di ottobre tenne Innocenzo un Concilio assai nu- 
meroso in Pvems , e vi scomunicò Anacleto co' suoi aderenti ; poi pas- 
"TS^TT^TTrsali i primi mesi dell'anno trentadue di Francia venne in Italia, ed era 
in Piacenza il dì dieci di aprile. Quivi co' Vescovi di Lombardia, del- 
la Romagna, Emilia, e Marca di Ancona celebrò un altro Concilio, 
e si sa dalle Bolle di lui , che dipoi fu in Cremona ed in Brescia , 
aspettando la venuta del Re Lottarlo , il quale finalmente per la via 
di Trento scese dalla Germania con piccolo esercito circa i dì primi 
di ottobre , e andò ai celebri prati di Pvoncaglla , dove secondo 1' au- 
lico 



{a) Verci Su degli Ecel. T. III. 



DI IP A D O V A . l55 

tico costume Vescovi , Principi , e Baroni , e Legati delle città Italiche an. 1132 
erano già concorsi . Intervenne al congresso anche il Papa , e si trat- 
tò novellamente de' mezzi , onde estinguere lo scisma , e fu stabilito , 
che s\ darebbe a Lottano la corona imperiale . 

Abbiamo da alcuni Annali Germanici , che al primo scendere di 
quel Re dalle Alpi Trentine gli si fece Incontro a contendergli il passo 
della Chiusa dell' Adige uno stuolo di armati , cui sbaragliò traendone 
prigioniero II loro capitano . Ma di qual gente si fossero , o da chi 
mandati , o come Ivi raccolti , niente dice la storia : solo potrebbesl so- 
spettare , che da Corrado coronato Re d' Italia , come vedemmo , fos- 
sero stati spediti , il quale vedendo mal riuscita la cosa , poco appres- 
so sì fuggì non senza grandi pericoli in Alemagna . Sopravvenendo II 
verno Lottano si trattenne in Lombardia , e il Papa per la strada di 
Pontremoli andò a Pisa , e colà fermossl . 

Ma polche la stagione si fu raddolcita II Re si pose In cammino , 
e raggiunse il Papa su quel di Pisa , e appresso un abboccamento am- 
bldue si avviarono verso Pxoma , e vi entrarono sul fine di aprile . 
Quivi nel dì quattro di giugno Lottano ricevette II diadema cesareo 
nella basilica laleranese , poiché la vaticana in un col castello di San- 
tangelo era In balia di Anacleto ; e fu il terzo di questo nome tra i 
Re d' Italia , e il secondo tra gì' Imperadori . Dopo questa Incorona- 
zione succedette memorabile cosa , imperciocché la controversia del pa- 
trimonio Matildico , che s' era agitata per lungo tempo , ebbe fine con 
una amichevole convenzione . Furono i patti che II Papa ne desse la 
Investitura a Lottano e a JRic/ienza moglie di lui , e insieme con essi 
ad ^rn'go IT^. Duca di Baviera e di Sassonia , genero dell' Impera- 
dore , Principe della Casa d' Este Germanica , con obbligo di giurare 
per quelle Terre omaggio e fedeltà al Romano Pontefice . Ma spesso 
assai le promesse non si osservano , e i patti si rompono . 

Si avvicinavano i calori della state sempre nocivi In quelle contrade, 
ne Lottano gli volle aspettare In Roma , e perciò accomiatatosi dal 
Papa sen venne In Lombardia , riserbandosi ad altro tempo migliore 
di spegnere II male che ammorbava la Chiesa . Scarse erano le sue 
forze, di che nel suo primo arrivo in Italia da' Lombardi fu prover- 
biato , e in mano dell' Antipapa stavano quasi tutte le torri , e le for- 
tezze di Roma , senza contare che molti principi e baroni Italiani con 
lui tenevano . Tornò adunque nelle parti di Lombardia , e poco ap- 
presso in Germania . Parimente Innocenzo Infestato del continuo dall' 
Antipapa , a cui mal poteva resistere , e incerto della fedeltà de' Ro- 
mani , generazione d' uomini di leggieri voltabile , usci nel settembre 
della città , e In Pisa ricoverossl , dove quel popolo allora potente , e 
per marittime spedizioni chiarissimo a grande onore lo ricevette prof- 
ferendosi con sincera divozione a' servigi di lui . 

Ma è tempo che ritorniamo alle cose nostre . S' è detto che Inno- 
cenzo II, nella primavera dell' anno trentadue soggiornava in Piacen- 
za, 



l5;6 ANNALI DELLA CITTA 

AN. 1132 ^>a , e se altrove non si sapesse , ciò resterebbe provato da alcune Bol^ 
le di lui , delie quali ora entro a parlare . La prima de' venticinque di 
giugno è indiritta ad Enrico Abate di S. Benedetto di Polirone , col- 
la quale il Papa gli conferma il monistero di S. Cipriano nella diocesi 
di Torcello , che possedeva la villa di Conche colla Chiesa di S. Leo- 
nardo , e la villa di Fogolana , comprese ambedue nella diogesi nostra , 
come è certo per autentiche carte , quantunque alcune parole della Bol- 
la suddetta ^ le quali vogliono essere interpretate, potessero far credere 
ai meno pratici diversamente . Oltre a ciò conferma a lui e a' suoi suc- 
cessori du.e monister} nel Vescovado di Padova tributar) di S. Pietro , 
quello cioè di Praglia , e l'altro di S. Croce di Montesion ; e pel pri- 
mo di essi ordina che contribnisca ogni anno quattro ori al palazzo 
Lateranese , e due pel secondo. Duravano cotaìi pensioni anche alla 
fine di questo secolo , avendosi da Cencio Camerlingo della Chiesa Ro- 
mana, che pagava Ecclesia S. Marie de Pratalia IT^, marahotinos , 
Ecclesia S. Crucis de Montesion duos marabotinos (a) . Erano i ma- 
rabotini monete d' oro battute in Ispagna . Sotto il pontificato di Cai- 
listo II. neir anno mille cento e ventitre Praglia contribuiva annual- 
mente due ori , e Io abbiamo veduto ; né si sa come in sì breve spa- 
zio di tempo la. pensione sì sia raddoppiata . Il Papa e sette Cardina- 
li sottoscrivono la Bolla data in Piacenza j?i?r manum ^Imerici S, R. 
E, Diaconi Cardinalis et Cancellarii (b) . 

Quattro giorni dopo , cioè nel dì ventinove di giugno spedì il me- 
desimo Papa un Breve al Vescovo nostro Bellino, che in tutto è si- 
mile air altro di Callisto al Vescovo Sinihaldo . Conferma Innocen- 
za a Bellino il pieno diritto sopra i monisteri di S. Giustina , di Can- 
diana , di Carrara , ài S. Daniele di Praglia , e di Saccolongo , e la 
Chiesa di Montegalda , e quella del castello di Romano colla Pieve dì 
Limena : e prescrive che la Sede Padovana debba essere reintegrata di 
tutti que' luoghi religiosi , de' quali al tempo di Sinihaldo (e) , o- do- 
po era stata spogliala. Ci sono le medesime sottoscrizioni che nella 
lettera precedente . Nel giorno stesso e' è un altro Breve a Pellegrino 
Patriarca di Aquileìa (d) y di cui- fo menzione, perchè in esso gli vie- 
ne confermato il diritto sopra sedici Vescovadi , de' quali il nostro era 
uno de' principali . DaJle cose dette si vede, che il nostro Bellino sta- 
va costantemente attaccato al legittimo Papa , mentre non pochi in va* 
rie parti d' Italia aderivano ad Anacleto , e che proemiava, come ze- 
lante pastore , far valere le ragioni della sua Chiesa . 

Tre anni innanzi s' è parlato di certa terra di Tombiole , che gli uo- 
mini 



{a) Murat. Diss. LXIX. 

ih) Ex tab. Pratal. 

(e) Ex tab. maior. Eccl. PataVo 

(d) De Rubeis Mon. Aquii. 



B I :p ^. r> o J^ A . j5j 

niìni di Sacco sollo alcune condizioni donato avevano al Vescovo Beì-'K^.. m\ 



lino . Ora il di ventisette di agosto i suddetti uomini , ovvero i loro 
rappresentanti sono in Padova nella loggia del palazzo Vescovile , e 
vengono ad una amichevole transazione col Vescovo . Nella prima car- 
ta dicevasi , eh' era stata fatta violenza ai consorti Saccensl , e la carta 
di questo giorno accenna soprusi e danni dati per quella terra di Tom- 
biole al Vescovo , e a' Signori di Baone . Si rimette pertanto la con- 
troversia \ii^ arbiti'io ò^ Bellino , benché alcuni de' suddetti consorti 
ricusarono di farlo ; ed esso ed Blica da Baone con Ugocione suo 
iìgliuolo dimettono le ingiurie ricevute . Tiso , e Giustino forse de^ 
Giustini , famiglia assai antica di quelle pavti , entrambi manghi di 
Pieve , e innoltre Giovanni di Tado , Enrico giudice , e Giovanni di 
Pagano accettarono l' accordo a nome di quelli , a cui non dispiacque 
la composizione . Rispetto ai danni dati fu fatta Ja pace , e si ferma- 
rono i seguenti patti per 1' avvenire . Abbiano gli uomini di Sacco il 
pascolo libero , e il capula nella terra di Tombiole , salve le regole , 
e gli statuti , che vagliano per essi come pel consorti di Calcinara : ab- 
biano innoltre una strada larga quindici piedi . Non possa il Vescovo , 
uè i Signori da Baone , né gli abitanti di Calcinara scavare la fossa 
detta anch' essa Calcinara senza il consenso del Comune di Sacco : che 
se il Vescovo , o madonna Elica ^ o i suoi eredi in alcuna parte con- 
travvenissero al concordato , sieno obbligati di pagare quattrocento lire 
Veronesi . Finalmente se agli uomini di Sacco fosse tolto un pegno 
con ingiustizia , debba essere restituito tra venti giorni dopo che ad 
Elica , o al suo gastaldo sarà stato richiesto ; e ciò sotto la pena del 
doppio . Per intelligenza di questo ultimo patto si dee notare , che i 
boschi erano custoditi , e i loro custodi dalla voce latina saltus , la 
quale significa bosco , si chiamavano saliuarii , indi saltari , nome che 
si dà anche oggi tra noi ai guardacampagne . Se pertanto i custodi 
trovavano persone , che violassero le regole stabilite pei boschi , toglie- 
vano ad ^SQ animali , od altro che dicevasi pegno . Testimoni di que- 
sto accordo scritto da Enrico notaio furono Enrico e Giona causidi- 
ci , Gualperta fratello del Vescovo , ^damo Gallo di Vicenza , Gior^ 
dano da Carrara , Dalismano da cui vennero i potenti Dalesmani- 
ni, Gios>anhuono di Minigella , udlherio figliuolo di Liupone , udU 
digieri di Aronne , e Giovanni Gastaldo chiamato per soprannome 
Mrusapaliario (a) . 

Alcuno che leggerà queste Memorie avrà forse sentito i Canonici 
di S. Tecla di Este dolersi del Vescovo Bellino , che abbia tolto lo- 
ro le decime , le quali aveva ad essi donate Sinihaldo nell' infelice tem- 
po che colà soggiornava cacciato dalla sua sede . Ma il S. Vescovo nel 
restituirle che fece alle Monache di S. Stefano non si dipartì dalle re- 
gole 



{dy Ex tab. maior. Eccl. Patav. 



l58 ANNALI BELLA CITTA^ 

AN, 1132 gole della glusllzla , ne prima che udito avesse le allegazioni delle par- 
ti litiganti , e il consiglio di savi uomini così chericl come laici . Sta- 
vano dinanzi a lui nel dì dieciotto di settembre agitando la causa Sa^ 
lomone Arciprete di S. Tecla co' suoi sacerdoti , e Iza Badessa di S. 
Stefano colle sue sorelle . Allegava essa che sino dal princìpio dell' un- 
decimo secolo Orso aveva fondato quel monistero dotandolo con quel- 
le decime , le quali di poi gli furono confermate dal Vescovo Bur- 
cardo immediato successore di Orso , e che per cento anni pacifìca- 
menle le avevano riscosse , quando cadde in pensiero a Sinihaldo di 
turbare il loro possesso . L' Arciprete d' altra parte a sua difesa non 
poteva produrre che la carta di questo Vescovo , che a quella Pieve 
aveva conceduto non tutte le decime , ma quelle solo de' novali , e quel- 
le de' mulini , e de' pescatori ; e appunto queste le monache ridoman- 
davano . Udite le ragioni , Bellino cassando il decreto di Sinihaldo 
sentenziò a favore di S. Stefano , dicendo : uni^ersas decimas quorum- 
cumque rerum ^ de quihus decimas dari sacri canones prcecipiunt , 
vesire possessioni y sanctoque Stephano consolidamus . Si notano co- 
Hie testimoni Niccolò giudice , Gios^anni Dallo , Enrico e Ingelfredo 
causidici , Rolando e Dalismanno fratelli , ed altri . Giona è stato il 
notaio , ed ecco i suoi vers? : 

lonas causidicus nec nonque tahellio dictus 
Presul ut ammonuit vel ceu mihi scribere iussit 
Sic ego conscripsi proprio que lumine vidi (a) . 

Tra i monisterl di queste parti , che o per donazioni , o per com» 
pere di molto accrebbero e prestamente le loro entrate , quello si di- 
stinse principalmente di S. Cipriano . Rodolfo Priore attentissimo a 
migliorare lo stato del suo cenobio , per tacere d' altri suoi acquisti , 
AN. 1135 nel dì venti di febbraio dell' anno mille cento e trentatre per quaran- 
totto lire di moneta Veronese comperò da Enrico di Fosca da Cam- 
polongo , e da Antonia sua moglie , che professavano la legge Lon- 
gobarda , tutto ciò che possedevano in Campolongo , ed in Corte, e 
generalmente ne' confini di Sacco , cioè quaranta campi tra terre ara- 
bili , vignate , e silvestri . Da questa massa di beni resta eccettuato un 
molino , che avevano i venditori in Campo di Cornlo (b) , e alcune 
terre già date in pegno . Antonia giusta la legge Longobarda ha se- 
co presenti e consenzienti due de' suoi propinqui più stretti Bruno di 
Leone Cortese , e Giovanni Sicherio . Il contratto fu rogato dal no- 
stro Giona nella suddetta villa di Campolongo . 

Pochi giorni appresso questo contratto ne succedette un altro tra le 

per- 



(^) Ex tab. S. Steph. Messi ^U d' Este. 
{b) Ex tab. Castellano ► 



DI V A B O V u4. , 109 

persone medesime , e co' medesimi teslìmoni . Solenne usanza fu degli an. 113? 
antichi secoli , che molte persone donavano ai sacri luoghi i proprii 
beni , e di poi ricevevano quegli stessi a livello . Nel caso presente non 
si tratta di beni donati , ma venduti a S. Cipriano (a) . Contuttociò 
Enrico ed udntonia ricevono a livello dal Priore Rodolfo una masse- 
ria che giace in Corte , e in Campolongo maggiore . Meritano osser- 
vazione le condizioni . Se i livellar) vorranno vendere il loro livello , 
debbano innanzi esibirlo a S. Cipriano per dieci lire Veronesi di me- 
no ; e ricusando esso di comperarlo , lo vendano a un loro pari , non 
a più potente persona . Ogni anno dovran pagare alla festa di S. Ste- 
fano dieci soldi Veronesi , una spalla di porco , e due focaccie di fru- 
mento , ovvero una sola , se questo amissere si darà in Campolongo ; 
la sesta parte del grano , la sesta del lino ; la metà del vino delle viti 
vecchie , e il terzo di quelle , che in avvenire si piantassero , Oltrac- 
ciò dare albergo al Priore , o ai suoi messi , e lavorare ciascun anno 
a proprie spese un campo di terra dovunque al suddetto Priore fosse 
piaciuto . Anche questo istrumento fu scritto da Giona . Minute e po- 
co memorevoli parranno le cose che ho dette , ma servono nonper- 
tanto a conoscere i costumi di quelle vecchie età , intorno i quali mol- 
te utili riflessioni potrebbono farsi , se la moltitudine delle cose , che 
restano a dirsi , non mei vietasse . 

S. Cipriano di Murano , come detto è , dipendeva , come da suo ca- 
po , dal monistero di S. Benedetto \Xv Polirone , e vi erano parimente 
soggetti i monisteri di Fraglia e di Camposion . Poteva accadere , che 
tali giurisdizioni ingiustamente turbate fossero , non mancando per ve- 
rità alcuni Vescovi , o potenti laici , che o mossi dall' ambizione , o 
dalla cupidità del guadagno allettati inquietavano i Monaci , e nel pa- 
trimonio danneggiavano i monisteri . Perciò Enrico Abate di S. Be- 
nedetto , dopo avere ottenuto da Papa Innocenzo quel Breve , di cui 
s' è parlato , ebbe ricorso all' Imperadore Lottano , che tornato da Ro- 
ma soggiornava sul Parmigiano , e lo supplicò di concedergli un diplo- 
ma di tutela e di protezione, che gli fu conceduto benignamente nel 
dì diecinove di luglio presso il fiume Taro . Confermò Cesare al sud- 
detto Abate (h) , oltre i due monisteri accennati di Praglia e di Cam- 
posion, la Villa di Conche colla Chiesa di S. Leonardo, e Foculare , 
cioè Fogolana colla Chiesa di S. Marco insieme coi beni , e le deci- 
me d' ambedue le Chiese , che appartenevano a S. Cipriano . Credette 
egli colla reverenda protezione delle due Potestà Apostolica ed Impe- 
riale di avere provveduto bastevolmente alla sicurezza delle sue giuris- 
dizioni , e al pacifico possesso de' beni suoi : ma vennero tempi rei , 
ne' quali nulla era non lecito, e ninna cosa né secura , né santa. 

Trat- 



(^) Ex tab. Castellano . 
{b) Margarini Bull. T. II. 



l6o ANNALI BELLA CITTA 

AN. 1133 Trattenevasi il Papa in Pisa , che si aveva eletta per suo domicìlio 
aspettando tempi migliori . Ivi nel dì trenta di maggio del mille cen- 

^w. 1134 to e trentaquattro tenne un Concilio , al quale oltre numerosi Vescovi 
e Abati , non d' Italia solamente ma della Francia , e della Germania , 
d'Inghilterra, e di Spagna, intervenne anche S. Bernardo luminoso 
specchio di dottrina e di santità . Forse andò a quella sacra adunanza 
anche il nostro Bellino , divoto com' era alla Santa Sede Apostolica , 
e ciò inclino a credere , perchè dagli ultimi giorni di febbraio sino ali* 
anno seguente non ho trovato in Padova alcuna memoria di lui . Se 
periti non fossero gli Atti di quel Concilio , noi dalle soscrizioni de* 
Vescovi sapremmo di certo se yì sia interv^enuto . Ci resta nondimeno 
memoria, che in tale occasione fu rinovata la, scomunica contra l'An- 
tipapa Anacleto , e alcuni Vescovi furono deposti come seguaci e fau- 
tori di lui , ma non già quello di Bergamo , come prova ad evidenza 
il Canonico Lupi (a) conivi ì\ Muratori, che appoggiato alf antica Vi- 
ta d' Innocenzo lo asserì negli Annali . 

Sino dall' anno ventitré del corrente secolo veduto abbiamo che il 
monistero di S. Daniele in Monte dipendeva in tutto dal Vescovo Si- 
nihaldo . Non si sa 1' anno in cui fu edificato quel sacix) Luogo , né 
da chi , ma certo qualche tempo appresso la miracolosa Invenzione del 
S. Martire che avvenne nel mille e settantasei . Contendevano insieme 
per cagione di esso monistero il Vescovo Bellino , e i nobili Signori 
da Monta gnone , che se ne arrogavano la proprietà ; onde per termi- 
nare il litigio venne il buon Vescovo nel dì venti di febbraio ad una 
composizione con loro . Egli ogni altro suo diritto cedendo si riserbò 
ìa cura spirituale , e quelli si ritennero 1' arv^ocazia , obbligandosi a di- 
fendere e preservare i beni del monistero . A nome di tutti i consor- 
ti trattarono questo affare Folco qu. Viticlino , e Ubertino qu. Cor- 
rado , essendo presenti Rinaldo di Tanselgardo , Rinaldo da Monse- 
llce , Tigone di Ailo , Ugvne bastardo , Aiperto , Rinaldo di Aral- 
do , Orlando fratello del Vescovo, Faletro causidico, Gomherto di 
Aldino , e Folco di Argere (h) . Sottoscrisse il Vescovo di sua ma- 
no la carta , che fu rogala da Adamo notalo . 

Non so quando , né per quali vicende il monistero di S. Daniele fu 
assoggettato alla celebre badia di S. Silvestro di Nonantola : questo so 
bene che i nobili da Montagnone furono investiti di molti beni che 
possedeva , pagando un annuo livello (e) . Né perchè fosse da Ezelino 
distrutta buona parte di quella illustre famiglia , perdette essa il suo 
antico splendore : i superstiti alla crudel tirannia di quel mostro ricu- 
perarono i loro hcni , e con lode Ira' principali casati di questa patria 

lio- 



{a) Cod. dipi. Berg. Voi. II. 
(^b) Ex rab. maior. Eccl. Patav. 
\c) Tiraboschi Stor. di Nonantola . 



DI f A D O V A , l6l 

fiorirono . V ebbe tra essi intorno al mille e trecento Geremìa giù- an. 1134 
dice , autore di un libro morale intitolato Epitome Sapientia , cbe fu 
più volte stampato . Finalmente , come tutte le umane cose hanno mor- 
te , si estinse questa nobile famiglia in Mabilia , che sul declinare del 
secolo XIV. si maritò con Giovanni Tiene di Vicenza , nella cui ca- 
sa portò le copiose sue rendite . Anche il Monlstero suddetto sul prin- 
cipio del XV. secolo dai Monaci Neri passò ai Canonici Regolari del 
Salvatore , e dopo trecento e più anni a' nostri giorni fu soppresso e 
venduto . 

Quel Priore Rodolfo , di cui s' è detto , era un operoso agente del 
suo monistero . Se io volessi parlare di tutte le compere fatte da lui 
avrei una noiosa impresa alle mani , ma non posso fare che non rife- 
risca una ingegnosa maniera , colla quale accresceva T entrate della sua 
badia . Paganino Padovano qu. Aldigieri giudice ricevette in presto 
da lui cento lire Veronesi senza veruna usuila ; e per sicurezza del ca- 
pitale gli diede in pegno una possessione in villa di Corte , due chiu- 
sure equivalenti ad un manso , eh' erano del suo feudo ; innoltre dieci 
decimali nella medesima villa , ed un' altra possessione in Cazerlo . Ma 
sino a tanto che non sarà fatta la restituzione , i frutti di quelle terre 
saranno di S. Cipriano . Passati i tre anni , se le cento lire non sa- 
ranno state rendute , tutti quei terreni ricadranno nel monistero: Pre- 
stito veramente amichevole ! S. Cipriano avrà le terre di proprietà co- 
me proprie , e le feudali come di feudo ; e per esso a nessun altro 
servizio saranno obbligati i monaci che a fare orazione . Le loro pre- 
ghiere erano quasi come la moneta , colla quale pagavano i dovuti censi . 
Questo contratto, che da S. Tommaso gran maestro in divinità è di- 
chiarato usurarlo , fu stipulato in Padova nella Caminata di S. Giorgio 
ftcl di quattordici di maggio , e Giona lo scrisse . Nel dì medesimo il 
prefato Paganino e Flocilda sua moglie viventi secondo la legge Lon- 
gobarda donarono allo stesso Rodolfo la loro parte di terra aratoria e 
boscata , che possedevano in Codevico , ed era la nona parte di quel- 
la, che da molti consorti era posseduta (a), 

E credibilissimo , che in que' tempi un simil contratto fosse riputato 
lecito ed innocente , poiché vedo i Priori succeduti a Rodolfo non 
guardarsi punto dal farne uso . Tra le molte carte , che potrei addur- 
re , ne scelgo due , che mi paiono degne di ossen^azione . Viveva nel 
secolo XIL Gualgnano della nobile e antica famiglia da Fontaniva , 
il quale godeva ereditaria 1' avvocazia dell' insigne monistero di S. Ila- 
rio , e dal luogo del suo domicilio chiamavasi TValwano , o Guai- 
guano da Flesso . Ora questo gentiluomo nel mille cento e quaran- 

tuno 



W Ex tabul. Castel!. 

Parte IL X 



l62 ANNALI DELLA CITTA 

"an. II34 fu"o per cento lire Veronesi diede in pegno a D. Madelherto Priore- 
di S. Cipriano (a) due mansi , uno in Peraga , e l' altro In Bagnolo ,, 
e ricevette il denaro sine onere usurarum , come dice la carta ; anzL 
di pili gli venne conceduto lo spazio di cinque anni a restituire la. 
somma avuta . Gran liberalità del pietoso Monaco ! diranno alcuni r 
ma odasi il resto . Gualguano , che m vigore delle parole dell' istru- 
mento non doveva avere peso alcuno di usure , donò al Monaci i frut- 
ti delle terre impegnate , ed essi per pura compassione , prò miseri-- 
cor dia , come sta scritto , gli rilasciarono la rendita dell' uno de' man- 
si . Somigliantemente nel mille cento e cinquantasette u^riprando Prio- 
re del medesimo monistero fece prestanza di lire Veronesi quattrocen- 
to e due a Naimiero Polani qu. Pietro Doge di Venezia sopra sei 
mansI nel Castello di Brenta colla facoltà di restituirle in qualunque 
mese di marzo . E Naimiero prò amore Dei gli dona i fruiti , e 
morendo senza eredi anche I mansi . Sotlo colore di carità e di pietà 
si copriva l' usura , di che ho veduto altri esempi . Ma rientriamo in 
cammino . 

Folco marchese , da cui discendono I Principi Estensi d' Italia , era 
già morto , lasciando quattro figliuoli dopo di se , Bonifazio , Folco 
II , Alberto , ed Obizo , e forse un quinto chiamato ^zzo , come 
sospettò il Muratori . Il suddetto Folco il padre fatto aveva una do- 
nazione al monistero di S. Salvatore della Fratta abitato da Ecclesia- 
stici secolari , della quale ali' anno mille e cento s' è detto ; ma della 
terra offerta e donata godeva il feudo un certo jì4.zzo figliuolo di Ubal^ 
do . Ora nel dì venticinque di luglio di quest' anno trentesimo quarta 
^zzo diede lo stesso feudo al CherlcI di quella Chiesa, giacche da 
Folco avuta ne avevano la proprietà . Fece egli questa cessione in pre- 
senza di Domenico giudice , e di Rodolfo da Lendinara , I quali a 
nome del Marchese Folco IL la ricevettero , e come era uso de' vec- 
chi tempi, pose la carta sopra F aUare . Tra gli astanti e teslimonj del 
fatto sono annoverati Giusto prete , liberto , Vinizo de' Picei , i?/- 
cherio di Merlara , JVarno di Urbana , due ville del distretto di Mon- 
tagnana , udiberto del Conte , Liuto ed altri . Ma avendo Azzo rice- 
vuto da Folco un feudo equivalente al ceduto , egli diede ai Cherici 
sopraddetti anche questo novello feudo , pel quale essi divennero clienti 
e vassalli suoi (b) , né altro servizio volle che gli prestassero , nò al- 
tro obbligo impose loro , se non che ogni anno nel dì dell' Assunzio- 
ne di Nostra Donna dovessero a lui presentarsi (e) ; e se altre più gra- 
vose condizioni in alcun tempo da essi volesse esigere , si obbliga di 
pagare cento lire di denari Veronesi alla Camera del Marchese , e chia- 
ma 



io) Ex tab. Castell. 
m Antich. Est. T. I. 
(0 Annai. Camald. 



DJ P ^ JD o p- ^ . i63 

sma sopra di se tutte le maladizìoni del Salvatore. Cosi pare che deb- an. 1134 
ia intendersi questo Scritto d' Isnardo notaio . Può servire questa no- 
tizia ad illustramento della materia feudale , 

Torna ora a farsi conoscere la famiglia nobile da Celsano con un' 
opera di pietà . Gomberto professore della legge Longobarda nel di 
tredici di ottobre donò al monistero di S. Pietro di Padova , e a 7?/- 
^helda Badessa un manso di terra nella villa dì Cortefolverto ( così 
ora comincia a chiamarsi ) posta nella regione di Sacco . Parmi di ave- 
xe notalo altrove che un manso computavasì venti campi , sicché non 
iu piccolo il dono . Ma innoltre diede alle Monache due servì , un uo- 
mo chiamato amabile , e una donna Maria , ambidue dì mente sani 
e di corpo , usate formole quando di servi o donati , o venduti si trat- 
ta . Tigone notaio scrisse la carta nel Monistero , e fu testimonio del- 
la donazione Gumberzone figliuolo del donatore insieme con TVizar- 
do , TVaìperto , e Ligelfredo fratelli , e Simeone di Aldevrando . 

In diverse guise acquistavano i servi la libertà , come sanno gli eru^ 
^ìti , ed era molto frequente uso in que' tempi , che i padroni moren- 
•do col loro testamento gli dichiaravano liberi e cittadini Romani . Così 
fece in quest'anno mille cento e trentacinque nel dì quindici di feb- an. 1135 
bralo Alberto Conte e Marchese di S. Bonifazio . Qualche cosa s' è 
4lelto sett' anni innanzi del suo testamento , ma ora conviene parlarne 
più espressamente . udlberto era ii-atello di Manfredo , che fu marito 
di Giuditta , ed ebbe due figliuoli Bonifazio e Garsendonio , e una 
iiglia chiamata Gar sinda , e molti beni possedeva in Concadalbero , 
come s' è veduto . Ora egli nel suo testamento , oltre la libertà dona- 
ta ai servi , e alle serve , così dispone delle cose sue : vuole che il 
Conte Alberto , Rambaldo , e Bonifazio di Magreda , tutti consorti 
iiella famiglia Sanbonifazio abbiano in loro proprietà la Curia di Con- 
cadalbero , obbligandoli però a dare una conveniente dote a Garsin- 
da : lascia a Marsilio , e a' figliuoli di Agnese tutto ciò che possede- 
va nel distretto Padovano fuori della Città , metà all' uno e metà agli 
altri , e ciò che aveva dentro di essa allo spedale del S. Sepolcro , e 
la terra tenuta in feudo da' figliuoli di Boschetto a S. Zaccheria di 
Venezia . Taccio quello che lasciò ai figli , a qualche suo consangui- 
neo , e alle Chiese d' altre diogesi , perchè ciò non appartiene alla no- 
stra Storia . Non passò molto tempo che il Conte Alberto con sua 
moglie TValdrada venne a Concadalbero (a) ^ ed ivi possessore della 
sua eredità investì un certo Leontino di tutti i feudi , che in quelle 
partì ebbe Alberto suo avolo , e Teuperga sua madre , tranne alcuni 
ampli , eh' erano stati conceduti al Monistero di S. Michele in Adi- 
ge, e alla Chiesa di S. Maria in Concadalbero, come leggesi in una 
carta , che ricopiai nell' archivio del Comune di Cavarzere . Per essi 

feu- 



{a) Margarin. Bullar, T. II, 



164 u^NN^Ll BELLA CITTA 



17J" feudi doveva Leontino giurare fedeltà ad Alberto e WFaldrada con- 
Ira tutti , fuorché centra 1' Imperadore . Non si può dunque più du« 
bitare , oltre le cose dette di sopra , che la nobilissima famiglia de' 
Conti di S. Bonifazio ^ sino da' rimoti secoli, almeno per ragione di 
domicilio , non fosse anche nostra , di che , molti anni sono , ragionan- 
do io , mi fu data T imputazione di menzognero . 

Dipendevano in questi tempi , come abbiamo osseiTato , tutti i mo- 
nister) dall' autorità de' Vescovi , e non erano ancora stati sottratti per 
privilegio pontificio alla loro ubbidienza . Ne sia prova ciò che sono 
per dire . Il nostro Vescovo Bellino trovandosi in quello di Candiana 
aveva deposto per delitti manifesti e provati l' Abate Rolando , e il 
monaco Giorgio era a lui succeduto . Ciò s' impara da un documen- 
to de' primi di febbraio , che ci conservò la notizia di una quistione 
agitata in Conselve presente il Vescovo , e dinanzi la curia de' vassalli 
per un feudo di quel monistero (a) . Fosse legge od usanza , gli al- 
tri vassalli nelle controversie de' feudi erano i giudici tra il padrone e 
il cliente lor pari , e perciò chiamavasi quell' assemblea la curia de* 
pari . Quando nel mese di novembre Ugocione di Baone , che go- 
deva 1' avvocazia di Candiana , e Gioi^anni di Pagana mossi a com- 
passione supplicarono il Vescovo a favore del deposto , che almeno gli 
concedesse la cura della pietanza de' frati , de' lavoratori , e degli ope- 
rai , al che condiscese benignamente Bellino , contento di avergli tol- 
to la cura spirituale . 

Mentre tra noi si agitavano queste cose , Papa Innocenzo trattene- 
vasi in Pisa , e non fìnava di sollecitare con messi e con lettere 1' Im- 
peradore Lottarlo a calare in Italia , onde cacciar di Roma l' Antipa- 
pa Anacleto , e umiliare la superbia di Ruggieri Re di Sicilia suo 
patrocinatore . Ma Cesare non poteva partirsi impedito dalla rabbiosa 
guerra , che gli avevano mosso Federico Duca di Svevìa e Corrado 
suo fratello già effìmero Re d'Italia. Se non» che o fossero le perdi- 
te da loro sofferte , o la maravigliosa eloquenza di S. Bernardo me- 
diatore in quel secolo de' grandi affari , i due fratelli ricreduti e pen- 
titi ottennero perdono da Lottarlo in una Dieta tenuta in Bamberga , 
e gli promisero di seguirlo colle loro genti nella spedizione d' Italia , 
che pel seguente anno trenlasei aveva già risoluta. Ma Innocenzo eb- 
be quasi a perdere la pazienza , poiché passarono molti mesi di quesl' 
anno medesimo in apparecchi di guerra prima eh' ei potesse scendere 
dalla Germania , volendo entrare in Italia con un poderoso esercito , 
non , come 1' altra fiata , con una meschina armalelta . Erano seco gli 
Arcivescovi di Maddeburgo , Treveri , e Colonia , e Vescovi e Abati 
assai secondo l' abuso di quella età , e Arrigo Duca Bavaro-Estense 
suo genero , e il soprallodato Corrado con altri Principi e Baroni Ale- 

man- 



{d) Ex tab, maior. Eccl. Patav. 



DI V A B O V A , l65 

manni . Dopo l'Assunzione di Nostra Donna finaìmenle si mosse, e an. u?,*" 
per la valle di Trento giunto alla Chiusa trovò ostacolo di gente ar- 
mala , abbattuta la quale entrò in Verona , ove con grande onore fu 
ricevuto ed accolto . 

Quivi dimorò qualche giorno intantochè il suo esercito si accampò 
presso il Mincio , e diede a titolo di feudo ad irrigo suo genero in- 
sieme con ahri Luoghi la fortezza di Garda , eh' è la moderna Pe- 
schiera . Andò poi anch' esso colà , dove in gran folla arrivarono a 
corteggiarlo i Lombardi , e i Milanesi principalmente con grossa oste , 
e nel dì ventìdue di settembre vi tenne una magnifica Corte . Io noi 
seguirò nelle sue militari spedizioni per sottomettere alla sua obbedien- 
za alcune fortezze che gli vollero resistere , superate le quali si trasfe- 
rì sul Piacentino ai prati di Roncaglia accompagnato da Vescovi e 
Feudatarj , e da' Deputali delle soggette città , che ad una solenne Die- 
ta erano slati invitati ; e non dubito punto che non vi sieno interve- 
nuti anche i nostri Consoli . In quella Dieta il dì sette di novembre 
Lottarlo promulgò un editto , eh' è registrato nel Codice feudale , de 
Feudis non alienandis , e abrogando 1' uso delle leggi Saliche e Lon- 
gobarde ordinò che in avvenire dovesse aver vigore nel foro e ne' tri- 
bunali la sola giurisprudenza Romana, la quale, come dicemmo, s'in- 
segnava pubblicamente in Bologna . Ma ad onta dell' imperiale decre- 
to quelle vìelate costituzioni non furono così presto abolite : tanto è 
difficile togliere usi inveterati , e radicate opinioni . 

Innanzi di proseguire il racconto di ciò che fece in Italia il nostro 
Sovrano Lottarlo ^ giacché per quanta autorità si arrogassero così il 
nostro , come gli altri popoli Italici , luì riguardavano nondimeno co- 
me supremo Signore , mi conviene toccare alcune cose , che a questa 
Città più strettamente appartengono. Molti Oratorj , o Cappelle , quali 
più, e quali meno antiche, erano sparse per Padova; e i preti desti- 
nati in Q^^s^ ai divini uHicj , non già all' amministrazione de' sacramen- 
ti , diritto allora proprio della sola Cattedrale , si chiamavano cappella- 
ni , i quali intorno a questi tempi essendosi uniti in un Corpo , esso 
fu detto di poi la Fraglia de" Cappellani^ Fratalca Capellanormn , 
ed ora con più specioso nome , usato anche nel dodicesimo secolo , si 
chiama la Congregazione de' Parrochi . A questa unione de' Cherici 
Padovani Maconla figliuola del qu. Guglielmo Arlhone ^ vivente se- 
condo la legge Romana , donò tre pezze di terra aratoria , tutte e tre 
situate ne' fini della Città ; e l' atto di donazione fu scritto in Padova 
nel dì quattro di marzo dell' anno trentaseì da Tigone notaio e causi- 
dico nella casa della pia donatrice (a) . 

Anche la Chiesa Cattedrale da un uomo dabbene di Padova chia-» 
mate Oste ebbe in dono due terre , una dentro la Città presso il Duo- 
mo , 



(a) Orsato St. di Pad. 



l66 ANNALI BELLA ClTTu± 

N.1136' mo , e r al Ira aratoria poco fuori di essa nel sito dclto Luseraga, e a 
nome de' suoi fratelli Canonici le ricevette Vispìano Arciprete (a) . Ma 
questa , e un' altra donazione fatta al Monislero della S. Trinità di 
Brondolo (h) da un certo Pietro Marnoso di una terra In Codevigo 
sono quasi un nulla a petto alle grandi compere dì beni stabili, che 
lece in quest' anno pel suo monistero di S. Cipriano il Priore Rodol- 
fo , od altri per lui nelle ville di Vigenza , Carpini , Rivale , Piani- 
ga , Caselle, Caltana , ed altrove , come si ha da molti istrumenti dell' 
Archivio òì Castello , i quali potrebbero aver luogo in un Codice di- 
plomatico , ma in queste Memorie si tralasciano volentieri . Dirò uni- 
camente, che in uno di quelli è nominato Enrico di Gomherto da 
Vigodarzere come venditore di una possessione in Rivale , che passò 
di poi a S» Cipriano . Quest' Enrico fu da noi veduto testimonio di 
una Carta nell' anno mille cento, e ventidue, ed ora si nota che pro- 
fessava la legge Salica, come gli antichi T^igodarzere suoi discendenti . 
Non durarono lungamente le convenzioni fatte tra 1' Abate di S. Pie- 
tro di Modena , e il nostro di Candiana delle quali abbiamo parlato . 
Giorgio Abate in luogo del deposto Rolando in quest' anno trentasei 
il dì quattordici di agosto fa nuovi patti in Ferrara con Placido Aba- 
te di Modena: quali fossero gli antichi non occorre ripeterlo; i no- 
velli sono i seguenti . Riceverà l' Abate eletto di Candiana dentro un 
anno la investitura del monistero , e della Chiesa , e de' beni di essa 
dall'Abate di Modena, ove a tal fine dovrà recarsi; e tra questi beni 
sono espressamente nominati quaranta campi ne' confini -di Candiana. 
Promette 1' Abate nostro di pagare ogni anno all' altro di Modena qua- 
ranta soldi di moneta Lucchese nella domenica di Lazaro in Castel 
Tedaldo di Ferrara , e nulla dovrà pagare per l' investitura suddetta . 
Capitando a Candiana 1' Abate di Modena , o qualche messo di lui , 
vi sarà accolto onorevolmente, ma non per diritto ch'egli abbia, poi- 
ché per r avvenire que' Monaci saranno liberi . Se avverrà che l' una 
delle parti rompa i patti , essa è condannata di fare all' altra uno sbor- 
so di cento lire Veronesi . L' accordo seguì in Ferrara , dov' erano i 
due Abati con molti testimonj (e) , altri delle nostre contrade , altri 
dì Modena , è v' intervenne l' Arcidiacono Torrengo , come legato del 
Vescovo Bellino , di cui a fermare i patti era necessario l' assenso . 
Anche per cose meno importanti dì questa dovevano i nostri Abati 
richiedere l' approvazione del Vescovo , di che abbiamo una chiara pro- 
va nel fatto seguente . Ribaldo Abate di Praglia nel dì venticinque di 
giugno di quest' anno medesimo confermò a Pietro figliuolo di Tan- 
selgardo un livello perpetuo di certa terra con case , corte , ed orto 

pres- 



i^a) Ex tab. maior. Eccl. 

ÌJ?) Ex tab. S, Georg. Maior. 

\c) Ex tab. maior. Eccl. Par. 



presso il muro della Città alla porta di S. Michele ; e ciò fece noQ aw. hjó 
solamente col consenso de' suoi confratelli , ma eliam ex consensu do- 
mini Bellini Episcopi , come leggesi nella carta di Canone notaio , 
eh' è neir Archivio di Fraglia . 

Molte militari imprese , e con felice esito , fece Lottarlo o per se , 
o col mezzo di irrigo suo genero , sottomettendo alla sua obbedien- 
za non poche provincie d' Italia , talché il Re Ruggieri ebbe a far 
male le cose sue , che buona parte del suo stato perdette di qua dal 
Faro , avendo indarno tentato con generose offerte d' oro e di argen- 
to di placare e guadagnarsi 1' animo irritato di Cesare . Il Papa in que- 
sto mezzo assistito adi Frangipani , potente famiglia di Roma, e da 
altri nobili ricuperò il palazzo lateranese sede ordinaria de' Sommi Pon- 
tefici, e r Imperadore contento di vedernelo pacifico possessore si ac- 
commiatò da lui per tornarsene in Alemagna . Giunto a Trento vi ce- 
lebrò con molta allegria la festa di S. Martino , ma , come a Dio piac- 
que , cadde infermo , e volendo affrettare il suo viaggio lasciò di vi- 
vere il di tre di decembre secondo i più esatti scrittori in una vile ca- 
supola all' ingresso dell' alpi : chiaro esempio della volubilità delle uma- 
ne cose . Italiani e Tedeschi lo esaltano concordemente : erano in lui 
valor militare , squisita prudenza , amore della giustizia : perdette la re- 
ligione un difensore zelante , i poveri un padre misericordioso , la Ger- 
mania e r Italia un ottimo Principe . 

Alcuni Principi dell' Imperio non aspettando il tempo della Penteco- 
ste stabilito per eleggere nella dieta di Magonza il novello Re di Ger- 
mania , essendosi radunati nella città di Conflaus gridarono Re Cor^ 
rado di Svevìa , quello stesso che per breve tempo fu Re d' Italia . 
irrigo Duca di Baviera e di Sassonia , che aspirava a quel grado , 
rimase escluso , sì perchè molli degli elettori portavano invidia, e ma- 
lavolenza alla sua grandezza , sì perchè il Legato del Papa , come rac- 
contasi , fece loro animo ad eleggere Corrado , quantunque fosse stato 
scomunicato dallo stesso Innocenzo y e irrigo per contrario avesse 
neir anno innanzi e solo e in compagnia di Lottarlo molto operato a 
favore della S. Sede , Ma non di rado succede che i beneficj , mas- 
simamente se sleno grandi , si pagano d' ingratitudine e d' odio . Non 
dolse però tanto ad jdrrlgo il vedersi tolta quella corona dovuta a' suoi 
meriti , quanto che fosse data ad un emolo e nemico suo . Aveva egli 
in sua mano le insegne e gli ornamenti imperiali del defunto suocero, 

6 voleva opporsi all'elezione già fatta, ma poiché vide riconosciuto 

Corrado dalla parte maggiore , e lusingato da larghe promesse , gli am. 1137 
cedette al Re nuovo , il quale , non che attenesse la data parola , lo 
spogliò de' suoi Stati , e in ogni più crudel guisa Io perseguitò . Da 
gran tempo s' erano inimicate le due famiglie ; Corrado fu erede de- 
gli Augusti Arrighi di sangue Ghibellino, e il ^XQ,^'à\o Arrigo , ben- 
ché traesse origine da' Principi Estensi d' Italia , possedeva nella Magna 
gli stali de' Guelfi : e ciò dee notarsi , perchè di qua vennero le pe- 
sti- 



i 
l68 ANIMALI BELLA CITTa!' 



AN. 1137 



'sllfere parli Guelfe e Ghibelline , che di poi condussero al più turbo- 
lenti disordini le contrade Italiane , e crudelnmente lacerarono la nostra 
patria . 

Ora mi conviene tornare indietro , e fare ricordo di alcune cose non 
inutili a sapersi , che qui nel passato anno accaddettero . Era nella Pie- 
ve di Sacco nel dì ventisette di maggio il Vescovo Bellino , e come 
Conte e Signore di que' popoli teneva un placito , o giudicio genera- 
le ; costume essendo di quelle età , che i Conti e padroni de' Luoghi 
due volte T anno tenessero tali placiti , in maggio cioè , e in settem- 
bre , talora in persona , e talora col mezzo de' loro visconti , o vice- 
domini . Non sarà discaro agli amatori delle nostre antichità udire i 
nomi di quelle persone , che intorniavano il tribunale del Vescovo . 
Queste erano Giovanni di Tado , Gioi>anni di ^llo , e Giona giu- 
dici ; Uberto da Fontanis^a difensore e avvocato del Vescovo ; Ugo , 
Mainfredo , Faletro , Enrico , Bernardo , e A.damo di Sacco causi- 
dici ; Arnaldo Rosso di Valmarana , Vitaliano , Ongarello , Lemi- 
zo di Alca, Gioi^anbuono di Amizo , W aldino di Pietro giudice, 
Nii^elino y Ulderico di Sacco, Pietro di Ota , Pietro ài Oza, Pie- 
tro di Wido , Wecili di Bop erto ^ Pietro Tri eia , Mainfredo dì Ri- 
tingo , Alberico da Corte , Frugerio , Girardino , Folco , Domeni- 
co , e Niccolò di Serra con altri molti . Per difesa de' loro diritti ve- 
nuti erano al giudicio Vii>iano Arciprete , Torrengo Arcidiacono , Ales- 
sandro , e Lemizo Canonici dtl Duomo con Enrico loro avvocato , e 
domandavano due mansi posti in Campolongo di Lietoli a Giovanbuo- 
no di Andrea di Secondo , Bellino coli' avviso de' suoi giudici accet- 
tato avendo il libello citò il suddetto Gio^^anbuono , che dentro tre 
giorni dovesse venire al placito , ma egli non vi andò . Per la qual 
cosa il Vescovo diede ai Canonici il possesso de' due mansi , e mise 
lì bando imperiale di cento libbre d' oro sopra di essi , e le loro pos* 
sessioni nella regione di Sacco : che tale era il diritto de' Vescovi Pa- 
dovani per privilegio avulo da Berengario . Si tenne questo placito nel 
portico di S. Martino , e per comando del Vescovo , e avviso de' giu- 
dici scrisse la carta Adamo notaio (a) . 

Non v' ha parte alcuna del nostro territorio , che più abbondi di 
memorie de' vecchi tempi di quella che appellavasi Saccisica , o patria 
di Sacco : e ciò o perchè quella sino dal decimo secolo era Contea del 
Vescovo , o perchè que' popoli erano molto industriosi od attivi , o fi- 
nalmente perchè i Veneti monlsterj vi fecero considerabili acquisti di 
terre , e principalmente S. Cipriano . Ma anche S. Giorgio maggiore 
vi aveva delie possessioni , come tra le altre mostrerà la seguente car- 
ta,. Nel dì dodici di giugno di quest' anno trentasette Pietro di Roza 
e Manfredo soprannominali si trovano nella Pieve Irallaiido con Si- 

gibal- 



(a) Ex tab. maior. Eccl. Patav. 



DJ P A D O r A , 169 

gibaìdo monaco di S. Giorgio , e messo dell' Abate Tribuno . Essi an. 1137 
erano Marinili di Sacco elelli dai Consorti , e confermati dal Vicedo- 
mino Gioi'anni di Tado , da TValperto fratello del Vescovo , e da 
Gios^anni gastaldo . Pagava ogni anno quel Monistero agli uomini di 
Sacco ventotto denari Veronesi per livello d' una terra situata in Co- 
devigo , e per liberarsi da tale annua pensione fece sborsare ad essi 
l'Abate suddetto cinque lire VerGnesi, E questo contratto, a cui de* 
testimoni intervennero fu approvato da molti uomini di quelle ville nel- 
la patria di Sacco comprese . Adamo notaio emulando il poetico genio 
del nostro Giona appose alla carta i due seguenti versetti: 

Hanc scripsi cartam firmai am testibus Adam , 
Qua stai contractus , ceu vidi , sumque rogatus (a) . 

Non senza giusta cagione s' è detto dinanzi che II m^onlstero di 8. 
Cipriano più cbe ogni altro de' Veneziani si arricchì di terreni nelle 
contrade di Sacco . Oltre le cose sopra narrate potrei recare in mez- 
zo alcuni istrumenti di quest' anno medesimo , che eiò rendono mani- 
festo , ma servendo alla brevità di un solo farò parola , che alla fami- 
glia da Carrara appartiene . Neil' anno mille cento e quattordici ve- 
duto abbiamo nel diploma imperiale dato a quella illustrissima Casa 
Enrico con Adelasa sua mogli-e , Marsilio , Uberto , e Ugolone fra- 
telli con altri Carraresi privilegiati da Cesare . Ora que' du^ medesimi 
coniugati per rimedio dell' anime proprie e di Alberico loro figliuolo 
defunto essendo in Venezia donarono il di sette di agosto a MadeU 
berta Priore di S. Cipriano una masseria nella villa di Melara , la qua- 
le , com' è noto , giace nelle parti di Sacco . Testimoni della donazio- 
ne sono stati Alberico figliuolo del Conte Mahrai>erso , Enrico Capo 
in collo , Mainerio da Monselice , e Montegutro , ed Enrico notaio 
la scrisse (b) , 

Ebbe la nostra Cattedrale delle donazioni anch' essa dalla pietà de' 
fedeli , ma scarse in confronto di quelle de' monaci , che tutte a se 
traevano le maggiori oblazioni . Anzi non sono mancati potenti uo- 
mini , i quali tentarono di spogliarla de' proprj beni , di che abbiamo 
in quest' anno un esempio notabile . Possedevano i Canonici un ampio 
tratto di terra insieme con un bosco nella villa di Camino , sopra la 
quale pretendevano di aver diritto gli Ongarelli , una delle principali 
lamiglìe . Ma in vece di procedere coi leciti mezzi forensi, essi con 
gente armata assalirono alla sprovveduta i Canonici , che coi loro uo- 
mini custodivano quelle terre , e gli cacciarono violentemente di là non 

sen- 



(a) Ex tab. S. Georg. Venet. 
W Ex tabul. Castell. 

ParU IL 



lyo ANNALI DELLA C 1 T T A^ 

Tn. 1J37 senza sangue e ferite . L' eccesso era grtive , nia passò senza alcuna 
pena , polche i nostri buoni sacerdoti vennero ad un accordo co' loro 
inglurlalorl . Ogni torlo ricevuto rimisero , e quanto alle altre parti 
della controversia nel seguente modo si convennero: Vitaliano per se 
e suoi figli , Ongarello nipote di lui per se e per suo fratello Ugone rinun- 
ciarono all' Arciprete Vinario , e a' Canonici suoi confratelli ogni loro 
ragione sopra la terra di Camino ; ^ quanto alla TVizza o bosco sì 
debba stare alla sentenza de' giudici . Fu posta pena di cento lire Ve- 
ronesi a chi rompesse l' accordo , e per ambedue le parti entrarono mal- 
levadori Gios>anni di Tado , e Lemizo di Domenico di ^ica . Tra' 
Canonici presenti a questa convenzione fatta in Padova il dì dieci dì 
settembre si annovera Enrico figliuolo di Pietro dì Solario , nobile fa- 
miglia , della quale abbiamo nel tempo stesso Aicardo ed Alberto fra- 
telli di Enrico (a) . Fu rogato l' istrumento da Conone notaio . 

Era già morto l' Abate di S, Giustina Alberto , quello che aveva 
acquistato la Corte di Concadalbero , e i Monaci in luogo di lui elet- 
to avevano Gioi^anni molto accetto per la sua pietà al S. Vescovo 

AN. II 38 Bellino . Nel dì quattordici di marzo dell' anno trentotteslmo ài que- 
sto secolo lo troviamo nella Chiesa di S. Giustina , dov' era anche il 
Vescovo , oltre molti illustri uomini che sotto nomineremo . Or si di- 
rà qual ne fosse il motivo . Possedevano 1 Monaci per dono del Ve- 
scovo Gauslino la Chiesa di S. Giorgio di Rovolone , eh' è ne' colli 
Euganei , col gius delle decime . Venne a morte in quella villa X/- 
tolfo , che appunto chlamavasl da Rovolone , nobile e dovizioso Signo- 
re , cui senza T autorità di antiche carte , o probabili indizj il Cavacio 
chiamò Conte di Rovolone, e della generazione de' Transelgardi , pec- 
cando anche nel nome di questa famiglia, che sempre ne' vecchi do- 
cumenti detta è Tanselgarda . Questi morendo lasciò a S. Giustina due 
possessioni , una in Roncone , e questa Uberamente , l' altra in Rovo- 
Ione col patto che i frutti di essa fossero rlserbatl ad India sua ma- 
dre finché fosse vissuta , la quale per altro documento sappiamo essere 
stata figliuola di Pietro Tanselgardo . Dispose inn oltre di una terza 
possessione in villa di S. Niccolò , e di una parte di selva detta Ron- 
callola a favore di un suo figliuolo, non sì sa bene se Bastardo dì 
nome , o dì nascita , a condizione però , che s' egli venisse a morire 
senza discendenti legittimi , ricada anche questa terza nel monistero di 
S. Giustina . Esecutore dell' ultima volontà di Litolfo venne a Pado- 
va Odelrico di Levata , che viveva secondo la legge Longobarda , aven- 
do seco due testimoni Giovanni Sacerdote di Rovolone , e Litolfo qu. 
Inzelberto ; ì quali avendo fatto fede dinanzi al Vescovo , che tale era 
slato il volere di Litolfo , se ne rogò da Giona notaio pubblico islru- 

men- 



(a) Ex tab. malor. Eccl. Patav. 



JD 2 PADOVA. 171 ^ 

menlo secus altare S. lustinm (a) . Assistettero a tale atto Gioi>ann{'7^7^ 
di elione , Giovanni di Tado , e A^lbcrto di Tomba causidici ; Guai- 
perlo fratello del Vescovo , Vinano da Camisiano , Niccolò di Pie- 
tra giudice , ^ddamo di Lazaro , Tanselgardo , e Pietro fratelli . 

Non furono i soli Ongarelli , che diedero molestia ai nostri Cano- 
nici , come abbiamo veduto , ma Ugozone da Baone ancora lungamen- 
te gli travagliò per alcuni mansi , de' quali diceva , che suo padre era 
stato investito dall' Arciprete coli' assenso del Vescovo , di che all' anno 
mille cento e sei s' è parlato . La Curia de' vassalli del Capitolo a lui 
diede torto , e il possesso de' mansi al Capitolo , perchè egli da quelle 
terre violentemente i Canonici discacciò . Gli animi erano innaspriti , 
e il fuoco della discordia stava per dilatarsi , quando le partì d' accor- 
do si rimisero nel giudicio de' Consoli , i quali udite avendo le depo- 
sizioni de' testimoni sentenziarono addi tredici di maggio di quest' an- 
no , che i predetti mansi dovessero restituirsi ai Canonici . In ahro luo- 
go ho registrato i nomi de' diciassette Consoli , che allora ci governa- 
vano; né qui giova ripeterli. Piacemì di osservare soltanto , che i Con=- 
soli ed altri magistrati delle città decidevano allora le controversie tra 
Cherici e laici , e terminavano le differenze tra Chiesa e Chiesa , e il 
Clero compariva spontaneo innanzi alla Podestà laicale , e non v' era 
chi si opponesse , o si richiamasse quasi che ciò fosse fatto con pre- 
gludicio dell' ecclesiastica libertà . Si veda il mio libro del Corso de* 
Fiumi ce. 

Addi trenta di questo medesimo mese sì presentarono al Vescovo 
Bellino i figliuoli di Maltrai>erso , che Conte di Vicenza , o da Mon- 
tebello solevasi denominare . Questi era Uberto figliuolo di Guidone , 
e di lui dal mille cento e sette sino all' anno trentasei si hanno me- 
morie , ed era consanguineo de' nostri Conti . Guidone , Girardo , e 
Alberico furono figli di lui , ed anche probabilmente Uberto Cheri- 
co , che divenne poi Vescovo di Vicenza . Ora i tre suddetti fratelli 
per se e per parte degli altri , de' quali e' è ignoto il nome , doman- 
darono a Bellino la investitura del feudo paterno ; ma egli non volle 
ad essi concederla , se prima non confessavano di non avere verun di- 
ritto sopra la terra di Sacco , che la Curia de' vassalli Vescovili con sua 
sentenza al loro padre avea tolta . Intorno a che si ricordi chi legge 
de' patti di Bellino coi consorti di Sacco , che né esso , né i suol suc- 
cessori daranno mai la terra di Tombiole ai Conti di Montebello , né 
ai Capitani , che si credono i Baonesl , né ad altre persone che usaro- 
no violenze e soperchlerle ai suddetti uomini per la strada di andare 
o tornare da Chloggia . Ciò sentito avendo i prefati fi-atelli risposero , 
che ad essi la metà solamente apparteneva di quella terra , per la qua- 
le s' era litigato , e che erano prontissimi a rinunciarla nelle mani del 

Ve- 



{a) Ex tab. S. lust. 



172 \ANNAZ1 DEZZA CITTA" 

AN. 1138 Vescovo per togliere del tutto ogni occasione di discordie e di liti. E 
issofatto avendola rifiutata secondo \ riti del secolo ottennero la inve- 
stitura desiderata , come attesta Giona notaio {a) . Segui ciò In Padova 
nella loggia del Vescovile palazzo, essendo presenti Arnoardo dì 
Celsano , Giovanni di Allo , Giovanni di Tado ^ Lemizo di Dome- 
nico di Alca con altri . 

Se meritano lode I sopraddetti fratelli di avere rifiutato al Vescovo 
ogni loro diritto , non è meno laudabile lo zelo di lui , che procura- 
va di ricuperare alla sua Chiesa tutto quello che per le dure circostan- 
ze passate le era stato tolto . Il Papa con sua lettera lo aveva a ciò 
confortato , ordinando , che ritornassero alla santa sede Padovana tutte 
le Chiese , che da' laici o dai monaci nel tempo di Sinihaldo , o an- 
che dapo fossero sta^e In mala guisa occupate . Non si sa come , o 
quando 1' Abate di S. Prospero di Pteggio sommesso aveva alla sua giu- 
risdizione la Chiesa di S. Croce di Montegalda , come consta da un 
diploma di Lottarlo Imperadore, il quale ritornato dalla sua spedizio*- 
ne Romana , e trattenendosi Bel distretto di Modena gli confermò In^ 
£i'a gli altri suoi beni in Episcopatu Patanensi JEcclesiam S. Crucis 
in Montegaldi . Ora Atinolfo Abate di quel monistero , mosso, co- 
me può credersi , dalle Istanze di Bellino col mezzo di Amizone suo 
Priore inviato a Padova nel dì tredici di decembre gli restituì la pre^ 
fata Chiesa, e si unirono con esso luì a restituirla per quelle ragioni 
che vi avevano , o si credevan di avere , Ugo Conte di Padova , Ugo- 
zon da Baone , e I figliuoli di Maltraverso . L'atto della cessione fu 
scritto da Giona nella Casa del suddetto Conte ; Uberto Canonico Pa- 
dovano ricevette la rinuncia, a nome del Vescovo , e vi assistettero co- 
me testimoni Benedetto Prete di S. Andrea , Almerico Diacono , e 
Oliverio Suddiacono , entrambi Canonici della Chiesa maggiore , Cono- 
ne Visconte , Gio{>anni di Castello , EÌpJeri figliuolo di Ungaro dì 
«Argenta ; e Rinaldo uomo del Conte Ugone . 

j^j^ j Entreremo ora a parlare dell' anno trentanovesimo celebre nei iàsh 

de^ìa Chiesa pel Concilio generale Lateranese II. che tenne Papa In- 
nocenzo sul principio di aprile . Sino dal gennaio dell' anno avanti 
l'Antipapa Anacleto era stato colpito dalla morie, e Gregorio CardU 
naie, che dalla fazione di lui y e dalle pratiche di Ruggieri fautore 
dello scisma era stalo innalzalo al pontificalo col nome ò^iì^ittore III , 
aveva deposto la mitra e la porpora per le zelanti cure di S. Bernar- 
do intentissimo a promuovere i vantaggi della Sede apostolica . Tutto 
ubbidiva a Innocenzo , e la Chiesa godeva una invidiabile pace , onde 
potè esso agevolmente radunare quelT assemblea, di mille tra Arcivesco- 
vi , Vescovi , e Abati , nella quale molli salutari decreti si sono for- 
mati contra de' simoniaci , usuL*ai , ed ecclesiastici inconlincnll , e vi fu 

In- 



(j) Ex tab. inaior. Eccl. Patav. 



DI T A B O y^ A » iy3 

ìnnolfre scomunicato il Re Ruggieri , e annulTate tutte le ordinazioni an. n»^ 
latte dall'Antipapa defunto. Intervenne a cotesta sacra assemblea an- 
che il nostro Bellino . Cordiale inimicizia divideva gli animi d' Inno- 
cenzo e del Re suddetto per le cose della Puglia, che questi correva 
per sua , quando il Papa volendo a tanti mali por fine si mosse da 
Roma con buona scorta di gente armata per trattare di accordo con 
lui . Avvenne fi-attanto che egli per sua disavveirtura cadde prigionie- 
ro con tutti i suol nelle mani del Re nemica, di che gran dire se ne 
fece per tutta Italia ; ma questo non preveduto infortunio fu alTretta- 
tore di pace . Il Re assoluto e ribenedetto ottenne , che gli fosse con- 
fermato il titolo regio conferitogli dall' Antipapa , e ricevette da Inno- 
eenzo la investitura del regno di Sicilia , e del Ducato di Puglia pel 
suo figliuolo; dopo di che il Papa ne' primi dì di settembre tornossi 
a Rom^a , e vi fu ricevuto dal popolo con grande allegrezza . 

Continuando ora a riferire sommariamente le azioni del S. Vescovo 
Sellino, di cui scarse notizie ci lasciarono e poco esatte 1 passati scrit- 
tori , dirò che egli nel giorno quindici di marzo era in Venezia , do- 
ve imitando F esempio- del suo antecessore Sinihaldo nel colmare di 
benefìcj A monistero di S. Cipriano non solamente gli confermò la 
Chiesa di S. Leonardo di Conche col fonte battesimale , e 1' altra di 
S. Marco di Fogolana , e le decime d' ambedue le Chiese , ma gli die- 
de ancora, la decima di dieci campi in villa di Calcinara , che Madon- 
na Elica da Baone nell' anno trentesimo primo di questo secolo do- 
nati aveva a quel monistero . Né ad indizio dell' antica servitù e di- 
pendenza di quelle Chiese altro il buon Vescovo si riservò che una 
Fibbra d' incenso da essere consegnata ogni anno nel mese di agosto 
ad onore di nostra Donna . L' istrumento fu scritto in casa di TVi- 
doto da Zigane notaio e causidico (a) ; lo sottoscrisse di sua mano 
Mollino, e dopo lui Viviano arciprete, Torrengo arcidiacono, udles- 
sandro ed Uberto preti, e ^zzo diacono. E lasciando altre meno 
importanti cose del nostro Vescovo , egli nel dì sedici di decembre al 
monistero di S. Stefano fabbricato fuori della Città nel luogo che di- 
cesi rùdena ( ora corrottamente ruina ) presso il ponte che chiamasi 
di S, Stefano sopra il fumicello , donò due misure di terra con ca- 
se sopra nel borgo del ponte detto di S. Stefano presso la Chiesa 
di S, Lorenzo. Colle sopraddette parole è descritta la situazione di 
quei monistero , che tre anni innanzi furono adoperate da un altro no- 
talo . Quel braccio del nostro fiume qui indicato non aveva proprio 
nome , ma ora fossa , ora fumicella fu chiamato ne' vecchi tempi , di 
che per me s' è parlato nel Corso de' Fiumi ec. Non si dee lasciare 
senza qualche spiegazione , che ad una delle terre donate confinava la 
così detta Casa Dei. Questo titolo di Casa di Dio sì usurpava ire-- 

quen- 



(a) Ex tab, Castel]- 



174 ANNALI BELLA CITTA 

AN.1139 qnentemente in qiie' secoli a significare la cliiesa principale della Città , 
e nello scritto presente vuole indicare , che contigua era qualche pos- 
sessione di S. Maria , cioè della Cattedrale (a) , Anche in questa car- 
ta di Fiorenzo notaio sì vede la mano del S. Vescovo ; e vi sono in- 
tervenuti Arnoardo di Celsano , Giovanni di Allo , Jfkilwano da 
Fiesso, Enrico di Renieri di S. Martino , Lemizo Cappellano, ed 
altri . 

In questi medesimi tempi il Re Corrado faceva acerbissima guerra 
ad Arrigo Estense Guelfo Duca di Sassonia e di Baviera , il quale 
forzato ad abbandonare questo Ducato , mentre coli' aiuto de' Sassoni a 
lui fedeli a rientrarvi si apparecchiava , fu colto dalia morte , e seppel- 
lito presso r Imperadore Lottarlo suo suocero . Lasciò dopo di se un 
piccolo figliuolo nominato Arrigo Leone emulatore della gloria pater- 
na , che assistito da' Sassoni fece fronte al nemico Corrado , e ne ren- 
dette vani tutti gli sforzi . Ma in mezzo a tali disavventure , che sof- 
ferse la lineg Estense Germanica , per cui non poteva accorrere alla di- 
fesa de' suoi piccoli stati in Italia , credesi comunemente , che i Mar- 
chesi nostri se ne sieno impadroniti , e 1' evento delle cose diede cre- 
denza a tale opinione . Folco , siccome veduto abbiamo , aveva termi- 
nato il corso della sua vita ; e Folco IL ed Azzo figliuoli di lui si 
dimostrarono eredi di quella benefica volontà , eh' egli ebbe verso la 
Congregazione de' Canonici di S. Maria delle Carceri, dove ancora era 
Priore il soprallodato Fallano . Nel dì quattro di decembre erano que' 
due fratelli nel castellare di Montagnana , e quivi stando fecero ai sud- 
detti Canonici libera donazione di un'acqua ò.q.ìì2ì Fossacavata , accioc- 
ché potessero pescarvi , e far de' vivai , o altro che fosse loro meglio 
piaciuto . Fossacavata era un Canale in Villa di villa (h) , che por- 
tava l' acque di quelle campagne nella villa di Scardovara situata nelle 
pertinenze di Carmignano . Ma perchè il Marchese Bonifazio fratel- 
lo dei donatori pretendeva anch' esso di aver diritto sopra quell' acqua , 
i Canonici pochi mesi appresso impetrarono da lui dimorante in Mon- 
selice una simile donazione (e) . 

Sebbene presso di noi i placiti generali si tenessero d' ordinario co- 
stume ne' mesi di settembre e di maggio , non era però vietato in al- 
tro tempo tenerli . In fatti il nostro Vescovo Bellino ne tenne uno 
"an. 1140 nel di nono di febbraio del mille cento e quaranta . Era egli in tal dì 
nella sua villa di Pieve , e sedeva sul tribunale presso il campanile del- 
la Chiesa di S. Martino . Dovevano i notai per antico costume o leg- 
ge che fosse notare il sito , dove ergevasi il tribunale , come sì vede 
ne' placiti de' Messi imperiali . Stavìa a lato del Vescovo Ariprando 

suo 



ia) Ex tab. S. Steph. 
{b) A lessi Stor. d* Este. 
(0 Ant. Est. P. I. 



suo Avvocalo e difensore figliuolo di Uberto da Fontaniva , ma che"I~ilJ 
qui chiamasi da Pernia villa di sua giurisdizione . Anche TValwano , 
che sopra veduto abbiamo chiamarsi da Flesso , era della stessa fami- 
glia da Fontaniva , e avvocato del monistero di S. Ilario, ma o per- 
chè nella della villa soggiornava frequentemente , o perchè grandi giu- 
risdizioni vi aveva acquistate , cominciò ad avere la nuova appellazione 
4a Flesso . Oltre di udrlprando sedevano in quel consesso Giovanni 
di Tado Vicedomino di Sacco , Gloi^annl Dallo , Giona , ed Ugo 
giureperiti ; Malnardo , Faletro , e Salomone avvocati delle cause . 
V' erano ancora intervenuti alcuni vassalli ad onorare il loro Signore , 
Vitaliano , Ongarello , Lemlzo di Alca , TValperto fratello del Ve- 
scovo , Llupo di Bonomo , Aldwerto , Alberico di Massimo , Gio- 
vanili di Bonlza ec. , e tutti questi paiono Padovani \ non pochi altri 
del territorio Saccensc . Vennero alla presenza del Vescovo sedente in 
mezzo a tante illustri persone due sorelle della villa di Corte Teucen-^ 
da e Maria domandando giustizia contra Vitale Abate di S. Niccolò 
di Lido , che non voleva ad (òs%q^ restituire una masseria che il loro 
avolo aveva data in pegno a quel monistero . Ciò negava l' Abate af- 
fermando , che passati erano cinquanf anni , dacché S. Niccolò posse- 
deva quella masserìa come cosa propria . Per diffinire la quistione si 
venne all' esame di testimoni ; ma quelli introdotti dalle donne nulla 
provarono , e la carta del pegno non e' era ; perciò le donne perdet- 
tero la causa , e si ritirarono dalla loro domanda . 

Non tutte le cose in questo placito difEnite sono a noi pervenute , 
né di tutti i placiti che il nostro Vescovo tenne , ci è rimasa memo- 
ria 5 e solo sappiamo che egli amante dell' ordine e della giustizia fre- 
quentemente trovavasi in Pieve a rendere ragione a' suoi sudditi . Nel 
dì terzo di ottobre era in Padova, come si ha da una carta capitolare 
che merita di essere ricordata . Esso in quel giorno allivellò al nobile 
uomo Compagno figliuolo di Guglielmo Vendico una porzioncella di 
terra arabile con viti sopra , giacente in Padova non lungi dalla porta di 
Torreselle per 1' annua pensione di dodici denari di moneta Veronese. 
E notabile che dall' uno de' lati le confinava il muro della Città . Po- 
chi anni innanzi si trova nominata la porta di S. Michele , ora ve- 
diamo quella di Torreselle col muro della Città , e ciò prova che al- 
meno da quel lato in quegli anni era chiusa e murata . Ma ciò che 
vuoisi attentamente considerare , si è che Bellino rilascia a Compagno 
queir annua pensione a titolo di feudo , onde per esso , o per quello 
de banno , che ora gli concede , ei diventa vassallo del Vescovo . Era 
una sorta di feudo in que' tempi non essere obbligato a pagare il ban- 
no , cioè la pena ordinata dalle leggi per quei delitti , de' quali alcuno 
fosse convinto , ed erano quattro principalmente , il furto , lo schaco , 
il ratto , ed il falso . Lo Schaco, vocabolo che viene dall' idioma Te- 
desco , variamente scritto ed interpretato , significa propriamente secon- 
do il Muratori invadere con violen^^a le cose altrui , e in ciò è difiPe- 

ren- 



176 ANNALI DELLA CITTA 

T^TTT^rente dal furto , cTie questo è un delitto occultamente fatto , e l' altro 
un attentato palese . Tali erano i costumi de' vecchi secoli . Per con- 
cessione del Vescovo il suddetto feudo doveva passare ne' discendenti 
di Compagno maschi e femmine, le quali però non potevano succe- 
dere se non appresso V estinzione de' maschi . Scrisse Giona V istru- 
mento nel Vescovile palazzo , 

Intorno a questo tempo la rea discordia cominciò a volgere il paci- 
fico stato delle città Italiane in crudeli dissensioni , ed in aperte ostili- 
tà . Anche prima succedute erano , come vedemmo , rabbiose guerre 
tra Milanesi , e Comaschi , e tra altri popoli di Lombardia , ma ora 
gli odi e le rivalità quasi universali divennero . Abbiamo notizia dì 
questi fatti da Ottone Vescovo di Frisinga , il quale racconta , che pei: 
la lontananza del Re Corrado ie nostre Città insolentirono ; e i Ve- 
neti co' Ravennati , i Veronesi e i Vicentini co' Padovani <3 Trivigia- 
ni , i Pisani , e i Fiorentini co' Lucchesi e Sanesi con gran ferocità 
combattendo empierono gran parte d' Italia di rapine , d' incen^li , di 
sangue . Qual fosse 1' origine degli ostili contrasti tra i Veronesi ed i 
nostri non e' è storico Italiano antico che ce lo dica . Fu d' avviso il 
Muratori negli annali , che quelli volessero ricondmTc l' Adige per 
r antico alveo abbandonato molti secoli prima regnando ^uiari Re de' 
Longobardi ; ciò che tornava a pregiudiclo de' Padovani ; e così cre- 
dette ancora il recente chiarissimo Autore della Storia di V erona . Ma 
se quelli tentato avessero così grande e malagevole impresa , poiché 
i' Adige non è un ruscello , ne un piccolo fiume , qualche memoria e 
qualche vestigio ce ne sarebbe certamente rimaso . 

Io perciò col Pannnio (a) e con altri mi persuado , che i Vero- 
nesi sieno entrali in questa guerra come ausiiiatori de' Vicentini , tra' 
quali e i Padovani ardeva da qualche tempo il fuoco della discordia . 
Avevano i nostri da quella parte dilatato il loro territorio , molto ri- 
cuperando di quel tratto di paese, che peixluto avevano ne' primi tem- 
pi della Longobardica signoria , e forse anche occupando qualche luo- 
go de' Vicentini . Questi non pari di numero , né di forze si colle- 
garono co' Veronesi , e per vendicarsi de' Padovani pensarono di to- 
gliere ad essi il beneficio dell' acqua , svoltando pel canale di Longare 
da loro scavato il fiume Bacchlglione sì che ad Este corresse ; poiché 
allora Padova dal Bacchlglione e dalla Tcsena era solamente bagnata , 
e se qualche piccola porzione d'acqua, come io credo, dalla Brenta 
ancora vi si derivava , bastevole non era all' uopo . In fai ti Ottone 
scrittore contemporaneo racconta che i Veronesi sviarono dal suo letto 
31 fiume , che bagnava le noslre mura , ciò che dell' Adige non va in- 
teso , ma del Bacchlglione; e se non si voglia dire che per la distan- 
zio de' luoghi lo storico sia caduto in errore nominando i Veronesi in 

luo- 



{d) Antiq. Veron. 



Z> I PADOVA. 177 

luogo de' Vicentini , si dovrà credere che ciò abbiano fatto come col- an. 1140 
legati ed amici loro . 

Adontati i nostri delle novità fatte da' loro nemici ricorsero all' armi 
per togliere quegli ostacoli , che impedivano il consueto corso del fiu- 
me , e siccome i cittadini di Vicenza avevano ingrossato il loro eser- 
cito colle genti de' Veronesi , così i Padovani chiamarono a loro aiuto 
i Trlvigiani , e i Coneglianesi , o i FeltresI in vece di questi , come 
altri scrive . Molte scaramuccie si fecero con varia fortuna e per qual- 
che tempo , finché azzuffatesi un giorno le due armate ne seguì un 
fiero ed ostinato combattimento , nel quale da entrambe le parli la rot- 
ta e l'uccisione fu grande, ma la vittoria , sebbene sanguinosissima, de* 
Veronesi . Non inviliti i nostri perciò , né perduti d* animo si appa- 
recchiavano a nuova guerra , la quale poteva divenire funesta e perico- 
losa a tutta la Lombardia , perché i popoli quali all' una parte , e qua- 
li air altra aderivano ; quando , se si dee prestar i^à.^^ a' moderni stori- 
ci (a) , per interposìzion<3 del Papa si tenne un congresso in Fontani- " 
va , luogo celebre del Padovano , dove un' altra fiata da' pronipoti di 
Carlo M. si decise della sorte dell' Imperio , e dove dipoi gli Unghe- 
ri ruppero l' esercito di Berengario , onde ne andò a Sacco tutta l' I- 
talia . Intervennero a quel congresso un Legato del Papa , Pellegrino 
Patriarca di Aquilela , Tebaldo Vesrx)vo di Verona , Lottieri di Vi- 
cenza , Bellino di Padova , e Gregorio di Trivigi ; e vi fu rinovata- 
la concordia e la pace tra le città guerreggianti , rilanciati i prigioni ^ 
e lasciato libero il corso , come dianzi , alle acque iel Bacchiglione ; 
né altro sappiamo . 

Torniamo a vedere il nostro Vescovo nella villa àii Pieve , il dì no- 
ve di giugno del mille cento e quarantuno . Erano con lui Ingelfredo^I^^x^ 
G indice , Gios^anni Dallo , e Busnardo con altri assai , e quivi il Ve^ 
scovo teneva pubblico giudicio . Venne dinanzi a luì Giovanni da Sel- 
va Buglione qu. Ambrogio , e rinunciò nelle mani di prete Giovan- 
ni, e di Enrico Longobardo due parti di terra aratoria nel territorio 
della villa di Pieve , le quali appartenevano alla Canonica di S. Maria 
della Carità di Venezia (b) , e comperate le aveva da Alberto di Giu- 
stino , e ricevette cinque lire per premio di tale cessione e rinuncia . 
Ciò ho voluto ricordare affinchè si sappia , che anche quella Chiesa 
della Carità aveva de' campi nel distretto di Sacco , il quale o per la 
sua posizione che si estendeva sino alle acque marittime , o per la uber- 
là del suolo e la coltura del lino era vagheggiato da' Veneti moniste- 
rj , e sopra tutti da S. Cipriano , che anche in quest' anno nuovi fon- 
di acquistò . Il medesimo Bellino nel mese di agosto confermò ai pre- 
ti 



{a) Pagliarini , Piloni , Bonifazio » 
(J?) Eccb Ven. T. V. 

Farte IL Z 



173 ANNALI DELLA CITTA 

r. 1141 ti della Chiesa di S. Agostino di Bovolenta tutte le decime degli am- 
pli fatti e da farsi , che il Vescovo Milone aveva ad essi donate nel 
dì che quella chiesa fu da lui consecrata . Per disavventura un incen- 
dio r aveva distrutta , e le carte del Vescovo donatore erano anch' es- 
se perite . Bellino avendo interrogato uomini vecchi di quella villa , e 
dato loro il giuramento , trovò esser vero ciò che dlcevasi della dona- 
zione di Milone , e perciò con suo decreto la rinovò (a) . Ma fece 
anche più che la presente carta non dice , poiché consecrò la nuova 
Chiesa . Ciò si ha dalie deposizioni di alcuni testimoni intorno all' an- 
no sessagesimo nono di questo secolo , i quali concordemente asseriro- 
no di essere stati presenti allora quando Bellino fece la consacrazione 
della Chiesa suddetta , e lodò ciò che Milone aveva fatto a favore di 
essa . E ciò per occasione di una lite fu ripetuto da altri nel mille 
dugento e undici . 

Mentre in queste parti si accrescevano le rendite delle Chiese e de' 
monisteri , certamente con lodevole fine , v' ebbe nell' opposta parte d' I- 
talia chi cominciò a declamare contra le soverchie ricchezze e 1 beni 
temporali degli ecclesiastici , sostenendo che ciò era contrario al Van- 
gelo , e che quei beni erano dei Principi , e ad essi si dovevano re- 
stituire . E per avere dei seguitatori costui diede princìpio alla sua fal- 
sa missione dal censurare acremente i guasti e corrotti costumi del Cle- 
ro in sozze cose impaniato , ciò che in qualche parte era vero , men- 
tre esso in dimessa veste monastica sì mostrava al popolo un rigido 
osservatore di povertà . L' abito , un portamento modesto , una natu- 
rale facondia, una dottrina adulatrice de' Grandi fecero che volentieri 
fosse ascoltato , e il suo errore gettò radici anche in Roma , donde a 
furia dovette egli scampare per mettersi in salvo , scomunicato da Pa- 
pa Innocenzo nel Concilio Lateranese . Costui è Arnaldo da Brescia 
discepolo del famoso Ahaelardo , e ne ho fatto menzione , non per- 
chè i suoi errori anche tra noi introdotti si fossero , ma perchè Papa 
Innocenzo , colpa di quelle perverse dottrine , molto ebbe a soffrire . 
Imperciocché il popolo Romano per le parole di quell' eretico ciarla- 
tore salito in superbia , e aspirante a gran cose , senza riguardo alcu- 
no all' autorità del Papa sediziosamente raccolto rimise in piedi il Se- 
nato già abolito da molto tempo , e in certa guisa cominciò a sovra- 
neggiare . Inutili furono e senza effetto esortazioni , promesse , e mi- 
nacce adoperate dal Papa per ritrarre que' riscaldati animi dalla ribel- 
lione , di che tanto travaglio ei n' ebbe , e sì pugnenle afflizione , che 
gravemente infermatosi passò a vita migliore nel dì ventiquattro di set- 
tembre dell' anno quarantesimo terzo di questo secolo : Pontefice d' ani- 
mo , di prudenza , e di bonlà incomparabile . 

Sebbene , come ho detto sopra , nelle donazioni fatte dalle pie per- 
sone 



W Ex tab. maior. Eccl. Patav. 



DJ IP A B O V A , 179 

sone alle Chiese i Monaci , il cui abito chiamavasi angelico , ai preti an. 1142^ 
secolari d' ordinarlo fossero preferiti , non è però che anche questi non 
ricevessero in dono di quando in quando de' beni stabili : tanto era ra- 
dicata in que' tempi neli' animo de' Cristiani la persuasione , che a gua- 
dagnarsi la vita eterna era un efficacissimo mezzo la munificenza verso 
de' luoghi sacri . Quindi la formola tanto da' notai usata frequentemen- 
te : Quisquis in sacris et venerahilihus locis ex suis aliquid contuie- 
rit rebus , iuxta ^uctoris vocem in hoc sceculo centuplum accipiet ; 
insuper et , quod melius est , ntam possidehit ceternam . Mosse da 
tale ferma credenza tre buone persone abitatrici del castello di S. Or- 
so nel distretto Vicentino nel dì quattro di luglio del quarantadue do- 
narono ai Canonici Padovani alcuni mansi in Sermazza , Tambelle , e 
Stalvetre , ville poco discoste dalla nostra Citta , con alcune porzioni di 
selva . Ricevettero la donazione in S. Orso scritta da A.noaldo nota- 
io r Arcidiacono Torrengo , Uberto prete , ed Enrico suddiacono . Nel 
di ventitré dello stesso mese Litolfo da Carrara cedette ad Uberto 
Arciprete del Duomo , e ad Azzone prete le decime di quelle terre , 
eh' egli possedeva in Pernumla , e nelle sue pertinenze . 

Compariscono per la seconda volta i Consoli della Città , e non due , 
ma otto , e insieme con essi i Merighi , e i Giurati con Giacomo 
figliuolo del Co. Ugone alla testa . Questi Magistrati nel dì sedici di 
novembre convocato avevano il popolo nella Chiesa di S. Martino , ed 
ivi coir assenso di lui investirono liberto Arciprete e i Canonici suoi 
confratelli di un pezzo di terra con bosco dell' ampiezza di venti cam- 
pi per cento lire Veronesi , che ricevute aveva da loro il nostro Co- 
mune , onde pagare i soldati stranieri , i quali lo avevano servito con- 
tra i nemici . Questo pezzo di terra giaceva in Polverara , villa cele- 
bre per la razza de' suoi polli , e non molto lungi da S. Fidenzo , ed 
era contiguo a quindici campi , che altri Consoli dati avevano in cam- 
bio agli stessi Canonici per altrettanti campi giacenti presso il muro 
della Città nel sito di Torlonga , e già dati dal popolo a Ottone da 
Montegalda , Qui vediamo la nostra Città reggersi a Comune . I Con- 
soli avevano la principale autorità , e il supremo regolamento de' pub- 
blici affari , ma il popolo lasciava ne' Consigli il primo luogo d' onore 
al Conte , ed in qualche città al Vescovo , se per indulto Cesareo ne 
aveva nelle mani le redini del governo . Al magistrato de' Consoli , 
erano eletti dal popolo , come si è notato sopra , non uomini stranie- 
ri , ma cittadini , e si eleggevano da' tre ordini della Città , cioè da' ca- 
pitani, da' valvasori , e dal popolo, e questi Consoli così eletti formava- 
no un quarto ordine (a) . Quando poi nelle Italiane città s' è intro- 
dotto il costume , dove prima e dove poi , di chiamare al reggimento 
uno straniero col tìtolo di Podestà ^ continuò la denominazione de' Con- 
soli 



{a) Ottone Frisijig. 



r8o ui NIVALI DEZZA CITTA 



i^z soli in altri ufficj minori . I nomi de' Consoli , che presiedellero m 
questo dì alla convocazione del popolo, sono i seguenti : Mar coardo y 
Ongarello , Giomnnino , Lemizo di Alca , Arderico di Vigonza , 
Ingelfredo giudice , Assalone , Rolando di Curano . Quest' ultimo è 
slato avolo della famosa Speronella , di cui avremo a parlare . 

Appresso i Consoli seguo^no tre Merighi , Almerigo , Giovanni 
Folle , e Giordano , de' quali non mi è noto qual fosse 1' ufficio . R.t- 
mane ancora nel nostro contado il nonie di Meriga a significare ri 
Degano , ossia il capo della villa . In ultimo luogo vengono i Giura- 
ti ; Gioi^anni Uallo , Ugo ^ Ip olito , Mainardo , Rideberto , Alber- 
to di Adamo, Armenardo , Vitaliano, Cono Visconte, e questi 
pare che fossero una sorta di consiglieri . Tali erano i nostri Magi- 
strati In quel tempo, e tali le consuetudini; ne perciò si dee conchiu- 
dere, che la no^stra. Città fosse del tutto libera e indipendente; ciò so- 
lamente può dirsi che 1' autorità di Corrado implicato in guerre oltre- 
iponti era rispetto all' Italia come se punto non fosse . Ma sopra di 
questa carta resta a farsi qualche altra riflessione . Si noti ch-e il no- 
stro Comune aveva al suo servizio de' soldati stranieri , e ciò dovette 
essere appunto nella guerra eh' ebbe co' Vicentini y. e co' Veronesi , la 
quale abbiamo descritta ; guerra , la. quale più che a noi è stata disa- 
strosa e funesta a' Trivigiani nostri alleati ,. eh' ebbero> le loro ville e 
castella arse e saccheggiate da' Veronesi (a) . Innoltre si parla di uà 
cambio di terre y che anteriormente altri Consoli fatto avevano coi Ca- 
nonici ; ma perchè non se n' era rogato istromento , gli stessi Conso- 
li , Giurati , e Merighi coli' approvazione del popolo noi medesimo dì 
lodarono e ratificarono la pi'edetta permutazione , e ne fecero uno scrit- 
to solenne , che dovesse aver vigore , come se allora fosse stato fatto . 
^^Testimoni furono Arnoaldo di Celsano ,, Giovanni Sickerio ambìdiie 
cittadini potenti , Arnoldo di Pionca , Gualberto del Vescovo , Ge- 
rardino di Allo , Ugolino di Enrico giudice , Gerardo di Verona , 
Ug©r òS. Cesarla, Bernardo di Curano con altri molti, quorum no* 
mina nimietate vetant^ hic inseri non potuerunt , come dice il nota- 
io , che co' seguenti versetti firmò la carta :. 

Federa contractus scripsi legaliter usus 
(a) Mernardus index nr legum dogmate prudens . 

JSTon istette lungo tempo queta là nostra Città , dopoché venula era 
ad un accordo co' Vicentini , e co' suoi alleati. Per un palazzo che 
quei da Monselice principiato avevano a fabbricare su la piazza del 
Duonao , nacque acerba lite tra essi e i Canonici , la quale fu seme àìi 

set- 



ia) Ottone Frlsing. 

\b) Ex tab. maior. Eccl. Patav, 



DI T A D O jr A^ l8r 

sette e di cllvislanì , favorendo alcuni de' Cittadini il Clero del Duomo , an. 3347. 
ed altri apertamente e con insolenza disfavorendolo . Ed erano per se- 
guirne sedizioni e tumulti ; tanto quell' affare avea riscaldati gli animi; 
se la pietà del Vescovo Bellino non si fosse interposta a fermare gU 
umori delle parti (a) . Egli potente in autorità ottenne che quella fab- 
brica fosse venduta^, e con tale provvedimento eslinse il fuoco della 
discordia . Ciò credesi avvenuto nel mille cento e quarantadue. 

Ma neU' anno appresso maggior ribollimento di cose agitò la nostra a n. 2143 
Città . Avevano fatto i nostri alcuni tagli nella Brenta , i quali affoga- 
vano il territorio di So Ilario , il di cui monistero era piantato sopra 
un ramo di esso fiume , e portavano dell' acque torbide nella laguna . 
Se ne dolsero i Veneziani , e chiedettero col mezzo di ambasciadori , 
che il corso dell' acqua fosse rimesso come era prima ; alla quale istan- 
za risposero 1 Padovani, che nel loro territorio potevano essi regolare 
il corso de' proprj fiumi come ad essi i^sso^ meglio piaciuto . E ciò 
è vero rigorosamente parlando , né questo è rispondere superhamenie^ 
come dicono gli storici Veneziani ; avevano però essi il torto , per- 
chè ciò è lecito allora quando nessuni danno si rechi ai vicini , co' qua- 
li si vive in pace . Nata la discordia dalie parole si venne ai fatti ; una 
parte e 1' altra si armò . Scelsero i Padovani per condottieri delle loro 
genti Guido da Montagnone , e Alberico Gambacorta , o Bracacor- 
ta de' Maltra'^ersi , perchè questo nome variameìite leggesi nelle Cro- 
nache ; e ri Doge Pietro Polani spedi le sue forze contra de' nostri 
sotto il comando di Guidone da Monte-Gio^'c . Segui battaglia feroce 
nel luogo chiamato Tomba , dapprima dubbia , dipoi lieta pei Vene- 
ziani , che senza contare gli uccisi fecero prigionieri quattrocento in- 
circa de' nostri , fra' quali cento e venti de' principali Cittadini , 

Percossa la Cjttà da tale disastro, e pentita di avere cozzato co' 
Veneti inviò a Venezia dodici ambasciadori , che significassero al Do- 
ge non essere stati fatti que' tagli per pubblico comando , ma per ar- 
bitrio di pochi , e per loro comodo , non con animo di recar nocu- 
mento al monistero di S. Ilario , ed essere pronto il Comune a rifare 
1 danni' che quello avesse sofferto. Accettò il Doge benignamente le 
scuse e le offerte de' nostri , e rimandati i prigioni si rinovarono 1 pat- 
ti di amicizia e di scambievole commercio tra' due popoli confinanti . 
Quel taglio della Brenta , che fece epoca nelle nostre carte del pari 
che il riferito tremuoto , fu fatto nelle parti inferiori del nostro terri- 
torio poco lungi da S. Ilario , e certamente si ebbe il torto il dotto 
architétto Tommaso Temanza nel voler sostenere contra le chiare pa- 
role delle Venete Cronache , che i nostri abbiano tagliato il fiume nel- 
le parti di Noventa , dove esso , per usare la frase di un dotto Gior- 
nalista , senza calce e senza mattoni fabbricò un S. Ilario . Del re- 
sto 



{a) Ongarello Cron. MS, 



l82 ANNALI DELLA CITT^' 

,N. 1J43 Sto quella insigne Badia fondata nel nono Secolo , dove cinque alme- 
no de' più antichi Dogi furono seppelliti , ora è un luogo diserto ed 
abbandonato coperto di rottami e di ortiche tra paludi di acqua dolce 
e di acqua marina ; dove innanzi aveva d' intomo e campi fruttiferi e 
selve , e un ramo della Brenta che rasentava le mura del monlstero , 
e un bel borgo vicino , e una via terrestre che a Padova conduceva , 
la quale da' Principi Carraresi con grande spesa fu racconciata . Tanti 
cangiamenti ed alterazioni ha fatto il tempo in que' luoghi . 

Dopo la morte d' Innocenzo IL era stato innalzato alla cattedra di 
S. Pietro Guida Cardinale di S. Marco, che si volle chiamare Ce/e- 
stino II . Correva allora il costume che i nuovi Papi pigliassero il no- 
me di que' celebri Pontefici che sono vissuti ne' primi secoli della Chie- 
sa . Ma Celestino terminò il suo breve pontificato nel marzo dell' an- 
no quarantaquattro , e il suo governo poco più di cinque mesi durò . 
Gli fu sostituito Gherardo de' Caccianemici Bolognese di patria , e 
canonico regolare di professione , creato da Innocenzo II. Cancelliere 
della Chiesa Romana ,, e secondo 1' uso indicato assunse il nome di 
Lucio II . Anche questi , prima che passasse un anno è venuto a 
morte . Imperciocché volendo esso coli' aiuto de' suoi fedeli cacciare ar- 
matamente dal Campidoglio que' nobili , che contra il volere del suo 
precessore Innocenzo rimesso avevano l' antico Senato , il popolo fiero 
di mano e di lingua si sollevò , e con una gragnuola di sassi rlspinse 
il Papa , da' quali sgraziatamente percosso lungo tempo non sopravvisse . 

Ora lasciando questo , e seguitando la storia nostra , mentre i Pado- 
vani erano occupati nella guerra co' Veneti , non si tralasciava dagli 
Agenti di S. Cipriano di fare de' novelli acquisti di terreni nel nostro 
distretto . Quel Walwano di Fiesso soprannominato e Gisla sua mo- 
glie viventi secondo la legge Longobarda nel dì (^cclnove di marzo 
dell' anno quarantesimo terzo vendettero ad ^rdizzone Priore di S. 
Cipriano una possessione nella villa di Pilanica , eh' è la nostra Piani- 
ga , e per prezzo di essa ne ricevettero quaranta lire Veronesi . Il 
contratto fu scritto in Padova da Bernardo giudice e notalo nella ca- 
sa di Giovanni di Allo , eh' è lo stesso che Giovanni Dallo . Tra 
le altre carte » che avrei potuto recare in mezzo , ho scelto questa af- 
finchè si veda , che il decreto dell' Imperadore Lottarlo , col quale 
vietava la professione e l' uso delle leggi straniere , non fu tra noi os- 
servato . Mi sia permesso di aggiungere che nel dì secondo di giugno 
un certo uomo dabbene detto Pruderlo della villa di Corte investì a 
titolo di feudo Madelberio Priore, e Andrea Monaci del suddetto 
monlstero di tutte le decime che esso aveva nella villa di Conche . Né 
perciò , come era 1' uso de' feudi , di alcun servigio aggravò il moni- 
stero , appagato e contento che il Priore facesse partecipe lui (a) e i 

suoi 



{a) Ex tab. CastelL 



DI :b A D o J^ A , i83 

suol parenti vivi e defunll del melilo delle orazioni monastiche . Que- an. 1145 
sto tra i vari e diversi era un facile e non dispendioso mezzo di am- 
pliare il patrimonio ecclesiastico . Si noti che testimonio di questo i- 
strumenlo rogato In villa di Corte fu Caloianni pittore , greco di na- 
zione , come il nome suona , il quale forse era stato chiamato a di- 
pingere qualche tavola in quella Chiesa . Anche noi ebbìmo qui in- 
torno air anno settantesimo di questo secolo un pittore chiamato Isi- 
doro , come pare , della stessa nazione , di cui si conserva nel Duomo 
un Evangeliario storiato e miniato; e fanno fede dell'autore i seguenti 
versi ; 

Si vis scripturas quis fecit scire Jìguras 

Ysidorus Jinxit do et or bonus aurea pinxit . 

Questa osservazione potrebbe aggiungere qualche peso al parere quasi 
comune, che in Italia i maestri di pittura in que' tempi fossero greci. 

Un altro non meno facile modo, col quale accrebbero le Chiese le 
loro sostanze , fu quello di ricevere in dono de' fondi dalla pietà de' 
fedeli con segreto paltò che gli stessi fossero conceduti a livello coli' 
obbligo di un' annua pensione , la quale teneva viva la memoria del 
dominio diretto , e mancando essi , o i loro discendenti la Chiesa ag- 
glugnesse que' beni enfiteuticl agli altri suoi proprj . Eccone un esem- 
pio tratto da una cartapecora di S. Giustina . Alessio figliuolo di Ema 
della villa di Maserada e Maria sua consorte nel dì otto di giugno do- 
narono alla Chiesa di S. Giustina un pezzo di terra aratoria posta nel- 
le pertinenze di Montegutro per rimedio dell' anime proprie e de' lo- 
ro defunti insieme colla decima della predetta terra . Ciò fatto l' Aba- 
te Giovanni investì i due donatori dell' usofrutto della medesima terra 
loro vita durante colla condizione di pagare ogni anno quella decima 
al monistero , e appresso la loro morte tutto sia della Chiesa . Scrisse 
questa carta Ginamo notalo nella Villa di Maserada . 

A questo medesimo monistero nel dì tredici di gennaio dell' anno 
seguente quarantesimo quarto fece il Vescovo Bellino una donazione , an. 1x44 
che parrà forse ad alcuno non degna di essere ricordata . Ma se il P, 
Cavacio la registrò nella sua storia , benché fuor di luogo , perchè do- 
vrò io passarla sotto silenzio ? A Pasqua di Natale era tenuto quelf 
Abate di dare ogni anno un porcello al Vescovo ; non ci e noto per 
qual motivo ciò fosse. Bellino liberò l' Ab. Giovanni, e i suol suc- 
cessori da tale aggravio , ordinando che sotto pena di trenta lire Ve- 
ronesi né egli , né alcuno de' Vescovi dopo dì lui possa In alcun tem- 
po rldlmandare ciò che in questo giorno ei donava . A tale atto pre- 
senti erano alcuni Canonici , e tra' laici Giovanni di Tado , Ualisma- 
no, da cui discesero i potenti Dalesmanini , Rolando fratello del Ve- 
scovo , e Bertaldo suo nipote . Abbondava in que' tempi il territorio 
Padovano di boschi di roveri , e di altre piante ghiandifere per guisa 
che non v' era villa , la quale il suo bosco grande o pìccolo non aves- 

se , 



184 ANNALI DELLA CITTA^ 

,N. 1144 se , dove numerosi branchi dì porci , e di altri animali si manteneva- 
no ; e quindi forse è venuto , che nel consueto amissere o rigaglia, 
che sì pagava dai coloni ai padroni delle terre vi entrava sempre la 
spalla di porco , alla quale di poi succedettero i polli . Anche ne' luo- 
ghi dell' antico Dogado , e presso il margine medesimo dell' estuario 
v' erano ne' rimoti secoli foreste e selve dove «si andava a caccia di ci- 
gnali e di cervi ^ siccome da antiche memorie vien confermato . Così 
là, come presso di noi, furono poscia distrutti i boschi alimentatori di 
tanto bestiame , non saprei dire ^e con utile o danno nostro . 

Assai più considerabile è la donazione del medesimo Vescovo ai Ca- 
nonici regolari di S. Maria delle Carceri fatta m. Padova nel dì quat- 
tordici di giugno . Quantunque fosse quel pio Luogo per beneficenza 
de' Principi Estensi provveduto di rendite , non erano queste bastanti a 
somministrare , oltre il sostentamento de' Religiosi , vitto e ricetto a 
tanti poveri e viandanti , che colà capitavano , e perciò que' Canonici 
caduti erano in povertà u> Tocco da compassione Bellino a sollevare la 
loro indigenza diede al Priore Domenico tre porzioni delle decime di 
quelle terre della Scodosia , eh' erano state ridotte a coltura , e si chia- 
mavano novali , e di quelle ancora ch« appresso si ridurranno ; vietan- 
do che i -Canonici non possano mai ^ né in guisa alcuna alienarle , né 
concederle in feudo . Oltre il Vescovo quattordici Canonici sottoscris- 
sero la carta , che intiera le^gesi negli Annali Camaldolesi , e una par- 
te press9 del Mur<ilori (a) . Onorevoli gentiluomini' chiamati furono 
per testimoni , Marcoardo di Tanselgardo , Pigolo ài Vigonza , On- 
garello , BeTtaldo nipote del Vescovo ^ Enrico di Steno , Giordano 
àà Fiume ec. Qui veduto abbiamo Bellino donatore , ora lo vedremo 
giudice . Nel medesimo anno un certo Tigone halistarie ( forse fab- 
bricatore di balestre , o di altri ordigni militari ) .aveva fatto un' offer- 
ta di se , di suo figliuolo , e de' beni suoi ai prefati Canonici delle 
Carceri : di poi o fosse incostanza di lui , o altra ragione , che lo ab- 
bia mosso , ns fece una somigliante ai Canonici di S. Tecla di Este « 
Le due parti litigarono insieme; indi d' accordo rimisero le loro diffe- 
renze neir arbitrio del Vescovo ^ di cui era nota la santità , e la giu- 
stizia . Avendo Bellino udite le ragioni de' litiganti , presenti essendo 
i suoi fratelli Canonici, e Giovanni di Tado celebre giureperito eletto 
ad ascoltare questa causa , coli' avviso di lui e di altri prudenti uomini 
cherici e laici , sentenziò nel di dìecinove di decembre ( XIV. Kal. 
lanuarii ) a favore de' primi (b) . 

Appresso la morte di Lucio JI , il quale con suo Breve aveva con- 
feimato a Guizzardo Arciprete di S. Tecla di Este tutti i beni , e le 
giurisdizioni di quella Chiesa (e) , cui ricevette sotto la prolezione di 

id) Diss. T. III. 

(^) Aiessi Sror. di Este. 

(0 Ex tab. S. Steph. 



DIPADOr^A. i85 

S. Pietro, fu eletto sommo Pontefice addì ventisette di febbraio del TjTnjr 
quarantacinque Bernardo Abate Cisterciense , già discepolo di S, Ber- 
nardo , uomo <3i vita incorrotta , che prese il nome di Eugenio III. 
Dovette anch' esso uscire di Roma , e ripararsi per sua sicurezza a Vi- 
terbo , dove si trattenne otto mesi . In questo mezzo di tempo ^r- 
naldo di Brescia era tornato in quella città , e vi spargeva liberamente 
il pestlfei-o seme della sua perversa dottrina : doversi togliere al Papa: 
il temporale governo ; stia egli contento alle cose spirituali ; troppo ave- 
re aspettato i Romani a ricovrare la libertà ; si rifabbrichi il Campido- 
glio , com' era al tempo de' vittoriosi loro avoli ; non solamente il Se- 
nato , ma anche T ordine equestre rimettasi ; si ripiglino gli ordini e il 
viv-ere de' maggiori . Cotesto sommovitore di tumulti e di ribellioni rin- 
fiammò per sì fatta guisa la moltitudine di cambiamenti sempre desi- 
derosa , che corse imbestialita ad atterrare i palazzi e le torri de' nobili 
che odiavano le ree novità , e alcuni Cardinali , che non furono presti 
a fuggire , ne riportarono delle ferite . Taccio altre cose orribili a dirsi 
che accaddero in quel travaglioso frangente . Non restò il buon Papa 
di usare ogni mezzo , onde que' traviati si ravvedessero , e tornassero 
fedeli a lui come esser solevano \ e di tanto lo aiutò Iddio ^ che ven- 
nero a concordia . Egli permise che sussistesse il Senato , ed essi giu- 
rarono di prestare la dovuta ubbidienza al Pontefice legittimo Signor 
di Roma . Ciò stabilito Eugenio verso il Natale vi ritornò con im- 
menso giubilo del Clero e del popolo , 

Non tralasciava frattanto il nostro Bellino dì meritare delle Chiese, 
e deli' Ordine monastico principalmente , diffondendo sopra di esso lar- 
ghi effetti della sua liberalità . Desiderava Domenico Abate di S. Mi- 
chele in Adige che gli fosse conceduta la Chiesa di S. Maria di Con- 
cadalbero , e il nostro Vescovo gliela concedette nel di sei di gennaio 
dell' anno quarantacinque con suo diploma scritto da Bernardo notaio , 
e issofatto gliene diede 1' investitura , salvi i diritti del Vescovado , e 
dirò quali fossero . In vigore della concessione predetta poteva 1' Abate 
e i suoi successori porre al governo di quella chiesa de' preti o della 
diogesi nostra , o di altre ancora , poteva porvi de' suoi monaci , ma 
gli uni e gli altri col consiglio del Vescovo . Nel tempo de' Sinodi 
sieno obbligati d' intervenirvi , e far ciò che le altre Cappelle fanno . 
Se i Rettori non saranno monaci , le colpe lor^ saranno corrette e giu- 
dicate dal Vescovo ; se professi del monistero , sia in arbitrio dell' Aba- 
te il correggerle , ma con saputa del Vescovo , il quale , pognam ca- 
so , che r Abate trascurasse di punire delitti manifesti e notorj , si ri- 
serba il diritto di giudicarne . Ciò serva a lume delle costumanze ca- 
noniche di que' tempi (a) . Notabilissima è questa carta , perchè ci sco- 
pre il primo Veneto Cardinale , che fu Pietro Gradenigo , dicendo 

Bel- 

, — , .. — ..— ^ — ^ *. 

{a) Ex tab. maior. Eccl. Patav* 

Parte IL A a 



l86 ANNALI DELLA CITTA 

IT^ Bellino di avere fatta tal concessione ex cantate dui Peiri Gradinici 
S. R. E, Cardinalis . Tgnoravasi questo fatto da tutti gli Storici Ve- 
neziani prima che l' Ab. Brunacci lo mettesse alla luce . 

A petizione del medesimo nostro Vescovo piacque ad Eugenio III, 
di ricevere sotto la sua protezione la Canonica di S. Maria delle Car- 
ceri , e confermare a Domenico Priore , e a' suoi successori tutto ciò 
die dalla buona memoria di Sinihaldo le era stato conceduto , e la 
sentenza innoltre del suddetto Bellino nella causa coi Cherici di Està 
per la persona e i beni di Tigone halistario , di che s' è parlalo so- 
pra . Comanda poi che F Ordine Canonicale secondo la regola di S. 
Agostino , e de' Frati Portuensi in quella chiesa istituito vi sia inviola- 
bilmente osservato . Il breve è del giorno sette di aprile dato in Civi- 
ta Castellana , e sottoscritto dal Papa , e da venti Cardinali (a) . 

Indefesso il nostro Bellino non meno nel beneficare le Chiese che 
nel promuovere i vantaggi del suo Vescovado nel dì ventitre dello stes- 
so mese di aprile per cento e ottanta lire di moneta Veronese da lui 
contate ad Ugolino e Albertino fratelli da Baone ricuperò da essi 
tutte le terre di Tombiole colle loro decime , le quali aveva egli stes- 
so allivellate ad Ardcrico giudice , e questi a Madonna Elica madre 
de' Baonesi . E a fine che la rinuncia de' due fratelli non fosse mai 
contraddetta , Odelrico figliuolo di Aimone da Conselve giurò per co- 
mando loro , che in ogni tempo sarà da essi tenuta in vigore , e os- 
servata . Ciò seguì in Padova nel palazzo Vescovile alla presenza di 
Giovanni di Tado , di Mainar do e Inselmo causidici , di Niccolò ài 
Pietro giudice , di Lemizo nipote del Vescovo , di Gerardo genero di 
Bertaldo , e di altri Signori (h) . 

Prima che Eugenio III , composte le differenze col popolo , tornas- 
se a Roma, soggiornava, come s'è detto, in Viterbo. Colà stando, 
sebbene da gravissimi pensieri occupato , non trascurò le cose di que- 
ste parti , e pastore universale accolse benignamente le istanze di que- 
sta porzione della sua greggia . Imperciocché nel dì dieclsette di mag- 
gio confermò a Teohaldo Vescovo di Verona i beni di quella Sede ^/f^, 
fra' quali le Chiese di Villa e di Cinto ne' colli Euganei colle loro de- 
cime , e similmente quella di Lusla colle sue decime , ed altri luoghi 
del Padovano distretto . E perchè i Canonici di quella Chiesa si erano 
doluti col Papa , che alcuni potenti uomini delle leggi soperchlalori le 
avevano usurpato de' beni , egli nel dì declmonono di luglio scrisse un 
Breve ad Altemanno Vescovo di Trento , a Lottarlo di Vicenza , e 
a Bellino di Padova , commettendo loro che unitamente ammoniscano 
gì' ingiusti occupalori a lare la pronta restituzione , e dove essi ripu- 

gnas- 



(^) Ex tab. S. Steph. Patav. 
(^) Ex tab. maior. Eccl. Patav. 
(0 Ex Ughellio T. V. 



DI P A D O P' A . 187 

gnasscro dispregiando P ammonizione , colle censure eccleslastlclie ve gUTZTì^ 
costringano (a) . A tale ufficio non potea scerre il Papa il più dispo- 
sto e apparecchiato Vescovo di Bellino , il quale , come vedremo fra 
poco , per difesa de' beni della sua Chiesa perdette la vita . Anche 
Giomnni Abate di S. Giustina, e per la sua pietà accetto ad Euge- 
nio ottenne un decoroso Breve da lui , col quale esso ricevette quel 
Monistero sotto la protezione di S. Pietro , e gli confermò Chiese , in 
Città, e fuori, giurisdizioni, e beni, così quelli che possedeva attual- 
mente , come quelli ancora che lecitamente in avvenire potesse acqui- 
stare . Il Breve originale sottoscritto dal Papa e da undici Cardinali 
conservasi in quell' Archivio ; e In tutte e tre queste carte vedesi Ro- 
herto Cardinale Cancelliere della S. R. C. 

Poco tempo il buon Eugenio fiermossi in Roma angustiato dal po- 
polo turbolento e sedizioso di quella città , che non lo lasciava vìvere 

quetamente . Vi era entrato nel deccmbre , e nelF aprile se ne partì an. 114^ 
dopo aver dimorato qualche tempo ài là dal Tevere . Da' suoi Brevi 
si ha che andò a Sutrl , a Viterbo , ed a Siena , e di poi a Pisa sua 
patria (b) , dove si trattenne . Sappiamo innoltre , che valicato F apen- 
nino visitò Brescia e Piacenza , e di là per la via più corta in Fran- 
cia quasi a sicuro porto anch' ei si ridusse , come non pochi de' suoi 
antecessori avean fatto. Inviò de' Legati a Corrado Re di Germania , 
e ottenne da luì la rinovazìone degli antichi privilegj della Chiesa Ro- 
mana ; e perchè conosceva quel Monarca le ottime intenzioni di quel 
saggio Pontefice , non diede retta alle lettere , che i novelli Senatori ' 
di Roma , come si narra , gli avevano scritto , aggravando Eugenio di 
non commessi , né imagìnati delitti . Quello che operasse in Francia 
si dirà poi . 

Era arrivato il febbraio dell'anno quarantesimo sesto, e Sellino er^ì 
in Padova nella caminata del suo palazzo , allorachè dinanzi a luì Ma- 
lia di Sacco con suo figliuolo Enrico , avuto V assenso di Leonardo 
suo marito , vendette a sollievo de' suoi pressanti bisogni a Lemizone 
di Domenico di udica un suo livello sopra un pezzo di terra con ca- 
sa sopra presso il ponte de' molini , che negli anni innanzi chiamavasi 
ponte Vicentino . E per tale vendita , e per un' altra di un livello pres- 
so r Argere ricevette da Lemizone settantadue lire . Il fondo , dov' era 
la casa , apparteneva alle Monacbe di S. Pietro , e fu forse perciò , che 
si rendette necessaria T approvazione del Vescovo , il quale colla sua 
autorità confermò la suddetta vendita (e), I più conosciuti fra' testi- 
moni dì questa carta sono Ongarello , e Giovanni di Tado . Ma più 
grave affare si trattò nel palagio del medesimo Vescovo il dì ventuno 

del 



W Ex Ugheilio T. V. 
(^) Tronci Annali . 
(0 Ex tab, S. P§tri , 



l88 ANIMALI DEZZA CITT A" 

i.w.1146 del marzo seguente . Ogerio Abate del monistero di S. Ilario trovato 
avendo che i suol antecessori conceduto avevano altrui non pochi beni 
della sua Chiesa con molto danno e pregiudlcìo di essa , convocò nel- 
la sala del palazzo Vescovile I suoi clienti ( Curia de' pari de' vas- 
salli chiamavasi ) con allri dotti e sapienti uomini , acciocché contra di 
questo abuso pronunciassero qualche lodo o sentenza . Ed essi consi- 
derando , ch^ l'Abate di quel monistero prende 1' amministrazione del- 
le rendita della sua Chiesa con patto espresso che non possa dare in 
feudo , né in altra guisa alienare i beni stabili di essa , e giura di non 
fare altrimenti senza 1' assenso del Doge di Venezia , che ne ha il pa- 
dronato , sentenziarono concordemente, che nessun diritto abbiano ac- 
quistato coloro , che da' precedenti Abali investiti ne furono , imper-> 
ciocché ciò che giuslamente non può dare l'Abate, chi lo riceve non 
può ritenerlo senza ingiustizia . Si vede chiaro che in questi anni era 
univei-sale la sollecitudine de' Vescovi , de' Capitoli , e de' Monisteri per 
ricuperare alle chiese il loro patrimonio, che per la maligna fortuna 
de' tempi era slato iilìenato e diminuito . Intervennero a questa Curia 
Ugo Conte dì Padova , Gioi^anni Sicherio , Gualguano , e Ogerio di 
Fontaniva ,. ^rnoardo di Celsano ,. Giovanni di ^llo , e Pietro giù*- 
dice (aj . 

Seguendo a narrare le azioni del nostro Vescovo , egli nel di ven- 
tolto di aprile a Domenico venerabile Priore delle Carceri diede in do- 
no la Chiesa, di S. Andrea di Cortarolo , avendolo di ciò supplicato 
Oherto arciprete co' suoi fratelli Canonici , acciocché in essa fosse in^ 
trodotto l' istituto e la regola, de' Canonici Porluensi . Qualche diritto 
avevano sopra di quella Chiesa i Signori da Caldonazzo , casato grani- 
de ed illustre , a cui per alcuni se ne attribuisce la fondazione ; e per- 
ciò nel seguente giorno Tebaldo , e Domenico di Steno , e Ahhone 
Suddiacono per parte di JVilieìmo , e di V arimi eri , tutti consorti 
della stessa famiglia , per rimessione de' loro peccati rinunciarono nelle 
mani del Vescovo ad ogni ragione che vi potessero avere , essendo 
presenti a tale atto Lemizo di Aica , Dalismano , e Orlando fratello 
del Vescovo (h) . Questo monistero dopo varie vicende fu aggiunto 
colle sue rendite alla mensa del Seminario Vescovile . 

La Chiesa parimente di S. Leonardo fu conceduta dal nostro Bel^ 
lino all'Abate di Nonantola , benché l'anno preciso, non se ne sap- 
pia , né la carta di donazione si sia sinora veduta . Abbiamo però una 
Bolla di Alessandro IIL dell' anno mille cento e sessantotto , colla 
quale conferma all' Abate Alberto , oltre moltissimi beni , in suburbio 
Padue Ecclesiam S. Leonardi a bone memorie Belino Paduano epi- 
scopo concessam (e) ; e ad essa è conforme un' altra di Celestino IIL 

del 

(a) Ex tab. S. Gregor. Venet, 

(h) Ann. Camald. 

(e) Tiraboschi Sror. di Nonantola . 



del nìillc cento e novantuno . Sino da' primi anni del secolo XIII. so-'anmi^^' 
no nominati i Monaci di S. Leonardo , che sotto T ubbidienza di un 
Priore vivevano ; e nel mille dugento e sei T Abate Raimondo unì a 
questo Priorato la Chiesa di S. Silvestro del Mestrino , che poi sì cam- 
biò m un monistero di donne , delle quali non si ha più memoria do- 
po la metà del secolo XIV. 

Altre memorie abbiamo della divozione e pietà dì Bellino verso de' 
Luoghi sacri , delle quali similmente s' ignora il tempo . Gioi>anni no- 
stro Vescovo e successore df lui con sua carta del mille cento e cin- 
quantadue del dì trenta decembre approva e conferma la donazione del- 
le decime che Sinihaldo e Bellino latta avevano ai Monaci di S. Nic- 
colò di Lido, e la esenzione da' pubblici pesi per le terre da quelli 
possedute nelle Ville di Codevico e di Corte situale , come si sa , nel 
territorio di Sacco , Innoltre Alessandro III. in una sua Bolla ad 
Arderico Abate di S. Giustina scritta \n Sens di Francia parla de' be- 
ni che Bellino donati aveva a quel monistero ; ^r^^or , die' egli , vohis 
bona permaneant ex concessione et conjìrmatione Bellini episcopi . 
Ma nessuna Chiesa così egli beneficò come la sua Cattedrale , né tan- 
to amò ^i Ordini regolari , e gli amò assai , che con maggiore affet- 
to i suoi Canonici non abbracciasse , Girar do , Giordano , e Iacopo 
nostri Vescovi , Alessandra HI. ed Urbano III. Sommi Pontefici 
esaltano la liberalità di lui verso del suo Capitolo , come da autentici 
documenti siam fatti certi » Basti dire , che 1' ultimo alto della sua vita 
è stato a beneficio de' suoi Canonici . 

Degna da ricordarsi' è un' altra opera di Bellino , della quale pari- 
mente e' è ignoto r anno . A' tempi di lui qualche volta accadeva , co- 
me ora assai frequentemente succede , che morendo un parrocchiano , 
non nella sua Chiesa parrocchiale , ma in un' altra voleva essere sep- 
pellito . Da ciò nascevano contrasti e scandali tra' preti dell' una e dell' 
altra Chiesa per le oblazioni, che a suffragio dell'anima del defunto 
allora erano in uso nel tempo della messa cantata , e pei ceri che ar- 
devano intorno alla bara ; contese che dovrebbero essei^e sconosciute a' 
dì nostri, ma per l'umana fralezza noi sono. Volendo pertanto il 
buon Vescovo a tal disordine provvedere , avuto il consenso de' suoi 
Canonici e di altri preti , stabilì che ove succedessero tali casi , le obla- 
zioni e le cere si dividano per metà tra i Cherici delle due Chiese , 
ma comandò che da questa legge fossero eccettuate la Cattedrale , e le 
Chiese di S. Giustina , di Santo Stefano , e di S. Pietro , le quali tut- 
te le cere del mortorio si debbano ritenere . Questa costituzione del S. 
Vescovo , come ragionevole e giusta fu confermata dal Vescovo Gi^ 
Tardo nel mille cento e settantuno nel dì quattro di maggio all' occa- 
sione che nuovi scandalosi litigi per lo stesso motivo ripullulavano (a) . 

Tra 



id) Ex tabul. S. Petri , 



190 ANNALI DELLA CITTA^ 

Tu. 11^6 Tm le opere di pietà e di misericordia quella non si dee annove- 
rare solamente di soccorrere al bisognosi , ma quella altresì di ristabi- 
lire tra' fratelli la concordia e la pace, e di spegnere gli od) e le dis- 
sensioni . Così diceva Gerardo riconfermando la suddetta costituzione . 
Ma per mio avviso non è meno meritorio , ne manco lodevole il fare 
ogni opera che le ultime volontà de' testatori sleno puntualmente ese- 
guite , come giustizia richiede . Era Bellino nel di ventiquattro di de- 
eembre nella Chiesa di S. Stefano , vi era co' suoi Canonici , e con 
altri preti per dare sepoltura al cadavere di Ugolino figliuolo del qu. 
Enrico giudice . Chi legge se ne farà maraviglia , ma in quelle età 
così fatte erano \q costumanze (a) . Ugolino morendo lasciato aveva a 
quella Chiesa un manso posto nella villa di Pieve ; Berta madre del 
defunto , e Zilia relitta di lui erano anch' essQ presenti , non so se chia- 
mate dal Vescovo , o perchè tale l'osse il costume . Egli o come Ve- 
scovo , o come Conte di quel distretto , dov' era il manso , le ammo- 
nì di farne 1' offerta , ed elleno tostamente la fecero per rimedio delle 
loro anime , e di quella di Ugolino , eccettuando di quel manso ciò 
che dato avevano ai loro vassalli . Bellino e Cesarla Monaca ricevet- 
tero r oblazione a nome del monlstero . Bernardo notaio nella mede- 
sima chiesa scrisse la carta avvalorata dal testimonio di Gioi^anni dì 
Tado ,. Ugo , Manfredo , e Faletro giudici ^ di Orlando del Vesco- 
vo , di Bertaldo , ed altri senza numero . Questa Berta medesima nel 
febbraio dell' anno seguente permutò con Iza Badessa del monlstero 
prefato un pezzo di terra , e F atto di tale permutazione fu scritto -da 
Faledro notaio in stava S, Stephani (h) ; e ciò merita di esser 
notato . 

Papa Eugenio , come s'è accennato, era ito in Francia j e quivi con 
infiammate parole eccitava i Principi a prender la Croce , e passare in 
Oriente , dove le cose de' Cristiani a cattivo termine erano pervenute . 
La zelante eloquenza del S. Abate di Chiaravalle , che prometteva pal- 
me fr trionfi , suscitò Lodovico VII, Re di Francia , e Corrado Re 
di Germania , che innebbriati dalla speranza di felice riuscimento con 
numerosi eserciti , e grande comitiva di Principi e di Baroni d' ogni 

AN. 2147 nazione oltremare passarono nell' anno quarantasette . Corrado prima 
di lasciare le contrade Germaniche tenne una dieta in Francfort , nel- 
la quale fece dlchlai'are Re il suo figlluolino jdrrigo ► Qual si fosse 
r esito di questa infelicissima spedizione è noto bastevolmente . Quel 
numero di crociati parte per la mala fede de' Greci , parte per le spa- 
de de' Saraceni tra le miserie d' ogni genere sgraziatamente perì ; e que' 
due Monarchi perduto avendo tempo , gente , e denaro dopo due an- 
ni senza gloria , e con grande rammarico tornarono alle loro case . 

Gran 



(^) Ex tab. S. Steph. 
\b) Ex eodem Tabui, 



B I B A B o T^ A , rgr 

Gran dire se ne fece per tutta cristianità, e S, Bernardo fu preso AN.H47J 
principalmente àii mira dalle lingue de' maldicenti , come se di vittorie 
promettitore si fosse ingannato nelle sue predizioni, e mandato avesse 
al macello tante migliaia d' innocenti Cristiani . Ne tacque egli , così 
volendo l' amor del vero , e fece una saggia apologia della sua condot- 
ta . Anche il Re Corrado in un suo diploma del mille cento e qua- 
rantanove attribuisce la mala riuscita di quella impresa ai disordini ed 
alle colpe dello stuolo crociato : peccati s no stris exigentibus (a) . Non 
ostante sì infelice esperimento sì ripigliarono le spedizioni , e con va- 
ria fortuna fu combattuto insino a' tempi di Saladino, il quale col suo 
calore , essendo massimamente i Cristiani tra loro discordi , gli cacciò 
del tutto da quelle parti . 

Siamo ora giunti all' ultimo anno della vita del nostro Bellino . Sa- 
rà forse rincresciuto ad alcuno che io abbia minutamente narrato tutto 
ciò che ho potuto trovare intorno la persona e le azioni di lui . Ma •» 

spero che questa mia diligenza dai più e migliori non sarà disappro- 
vata , imperciocché si tratta di un Vescovo , che da immemorabile tem- 
po gode r onor degli altari , di cui scarsamente , e non senza errori e 
menzogne hanno parlato gli scrittori così nostrali che forestieri , tran- 
ne il lodato Abate Brunacci . Siami pertanto conceduto eh' io riferi- 
sca le poche cose che ancora mi restano a dire di lui . Nel dì secon- 
do di gennaio di quest' anno quarantasette egli allivellò ad Olivieri , e 
^rdizone la metà di un hraido piantato di viti nella villa di Luviglia- 
110 ne' colli Euganei e la metà della fratta del hraido medesimo . Que- 
sto vocabolo di fratta , che manca nel Cangio , ed è frequente tra noi , 
non significa siepe , come spiegano gli Accademici della Crusca nel lo- 
ro "Vocabolario , ma terreno incolto e selvoso . In essa fratta ebbero 
que' livellari licenza di fabbricarsi un' abitazione con area , corte , or- 
lo , e fenile , ma il restante di quella debbano roncare , e piantarvi 
delle viti . Sarà obbligo loro condurre alla cantina del Vescovo m Pa-» 
dova la metà e la decima del vino , e pagare nella festività di S. Ste- 
fano ventiquattro denari Veneziani , oltre il consueto amissere di una 
focaccia e di una spalla di porco . Altre condizioni impose Bellino a 
quegli uomini , e sono , di dare un pasto a tre persone nel tempo della 
vendemmia , e albergo al Vescovo ma senza le spese , e volendo essi 
vendere le loro ragioni livellane , le vendano a un loro pari , ma pri- 
ma le offeriscano al Vescovo (b) per cinque soldi di meno . Qual di- 
vario tra que' tempi ed i nostri ! Si vede che non avevano allora i Ve- 
scovi casa propria in Luvìgliano , come la ebber dipoi . Il Cardinal 
Pisani nel secolo XVI- vi fabbricò un bel palazzo con molta spesa , 

ma 



{a) Rubeis Mon. Aquìl. 

(^) Ex tab. maion Eccl. Patav. 



igS ANNALI DELLA CITTA 

AM. 1147 ma non vi andò che una sola volta , e non vi stelle che un giorno 
solo : cosa che fu notata con maraviglia da Marco Mantoa (a) . 

V' era in Abano oltre T antica Pieve di S. Lorenzo un' altra Chie- 
sa dedicata a S. Martino , di cui non si sa T origine . Giovanni Aba- 
te di S. Daniele in Monte pregò il nostro Vescovo che gUek volesse 
concedere , ed egli col consiglio dell' Arciprete XJherto , e di Torrengo 
Arcidiacono iìi montanis ^ di altri canonici la diede a lui « a' 5uoi 
successori il di cinque di maggio salvo il diritto Vescovile (b) , e sal- 
ve le ragioni della Pieve nelle decime e nelle primizie . Ordinò poi 
che la Pieve suddetta nessun aggravio a quella Chiesa non debba im- 
porre , salvoehè nelle quattro tempora sia tenuta 41 pagarle un canone 
di dodici denari di moneta Veronese. Qui abbiamo Torrengo Arci- 
diacono in montanis : Questo era diverso dall' altro clie dicevasi in 
planis . L' autore della Serie Cronologica de' nostri Vescovi (e) tro- 
vando Iacopo Corrado Arcidiacono in montanis senza alcuna esitan- 
za scrisse eh' era Arcidiacono in Monte diogesi di Feltre , Spropo- 
sito madornale ! Non della diogesi Feltrina , ma della nostra esso era 
Arcidiacono . Non sapeva egli che in que' tempi vi potevano essere 
ne' Capitoli più Arcidiaconi . Due se ne contavano in Padova all' an- 
no mille e settantasette , Liuifredo , e Milone , uno de' quali presie- 
deva alla parte montuosa della nostra Diogesi , due ne trovò in Aqui- 
lela il P. de Ruheis ; e intorno a questo costume può leggersi una Dis- 
sertazione del P. Praia (d) . 

Né il monistero di S. Maria dì Saccolongo fu dimenticato dal no- 
stro Vescovo , il quale a tutti i Luoghi religiosi della sua Chiesa amò 
di esser benefico e liberale . Nel dì quindici di novembre , acconsen- 
tendovi i suoi Canonici , liberò l' Abaie Benedetto , e i suoi successo- 
ri da ogni aggravio , e da ogni temporale esazione pei beni che pos- 
sedeva , eccettuato il caso , che egli , o i Vescovi successori ehiamati 
fossero dal Papa al Concilio (e) , poiché allora dovrà pagare quel mo- 
nistero cento soldi veronesi , e non più . Ambedue queste carte furo- 
no scritte in Padova nel Vescovile palazzo. Questa Abbazia di Sac- 
colongo , già da lungo tempo data in commenda , anch' essa ebbe fine 
a' di nostri , e le sue rendile sono state vendute , 

Tra il mese di maggio e quel di novembre Bellino si trovava in 
Vicenza con Pellegrino Patriarca di Aquileia , e con altri sufiraganeì 
di quella Sede metropolitana . Niente ne dice il P. de Rubeis , ma di 
ciò ne fa fede una caria pubblicala dal Ch. Canonico Lupi nel voi. 
II. del suo Codice diplomatico . Come ciò fosse brevemente diremo . 

Gre- 



ca) Discorsi sopra i Dialoghi dello SperoJtji 

{b) Ex eodem tabul. 

(0 p. 87. 

(^4) Race. Ferrarese , 

(e) Ex eod. Tabul. 



DI P A D O P^ A , 193 

Gregorio Vescovo di Bergamo monaco dell' ordine Cistcrciense nel mil- an. 1147 
le cento e trentasei eresse e dotò de' beni del suo vescovado in un 
luo^o della sua diogesi detto Valle Alta un monistero, e v'introdusse 
i Monaci Cisterciensi , i quali per la venuta di S. Bernardo in Italia 
anche di qua dall' alpi si erano propagati . L' odore di santità , che essi 
spargevano per la loro esemplare condotta , eccitò elicci anni dopo lo 
zelo di Altemanno Vescovo ^v Trento a riformare il monistero di S. 
Lorenzo presso il ponte dell' Adige collocandovi una colonia di que' 
monaci sotto l' Abate Oprando coli' assenso ed autorità del Patriarca 
suddetto , di cui era suflraganeo . L' anno appresso , che fa il qua- 
rantesimo settimo , il prefato Pellegrino era in Vicenza , non si sa in 
qual mese, ed aveva seco parecchi suoi suHraganei , di che nqn ci è 
noto il motivo , né l' occasione , ed ivi con suo diploma confermò la 
riforma del monistero di S. Lorenzo fatta da udltemanno , e in quel- 
la carta si leggono sottoscritti i Vescovi di Feltre , di Verona , di Vi- 
cenza , e di Padova . Anche ^quella Badia di Valle Alta dopo la morte 
dell' ultimo Abate Commendatario Giomnni Cornaro Cardinale fu sop- 
pressa e venduta . 

S' è detto che l' ultimo atto della vita àx Bellino è stato a favore 
de' suoi diletti Canonici , e così fu veramente . Questi fosse egli pre- 
sago del suo morire , mentre si preparava al viaggio di Roma , nel di 
quindici di novembre giorno di domenica donò ai Canonici suoi con- 
fratelli , co' quali sempre era in pace vissuto , tutte le decime della vil- 
la di Calcinara , e delle sue pertinenze , severamente vietando , che in 
nessun tempo non possano essere in alcun modo alienate. Di questa 
donazione scritta da Guglielmo notaio furono testimoni Giovanni Fa^ 
lier Arcidiacono della Chiesa Castellana , Niccolò di Pietro giudice , 
Alimario , Giovanni di Bonizo , Menico di Caroncino , Epo di Zi- 
lio , Bertaldo nipote del Vescovo , Bertaldo , Orlando , ed altri . Ora 
è da dirsi del modo della sua morte . 

Andava Bellino a Roma con piccola comitiva o per visitare quelle 
sante Basiliche , o per implorare la protezione della Sede Apostolica 
contra gli usurpatori de' beni ecclesiastici , quando giunto ad una villa 
del Polesine detto Fratta , da Tommaso Caponero della medesima schiat- 
ta dei Capodivacca e de' Paradisi , che posto in agguato co' suoi sa- 
telliti lo attendeva , crudelmente fu ucciso . Così raccontano questo do- 
lentissimo fatto il Vescovo Bonagiunta , che scriveva verso il fine del 
secolo XIII, e Gianhuono di Andrea de" Favafoschi , che nel mille 
trecento e trentacinque indirizzò la sua Opera delle Famiglie Padova- 
ne ad Alberto Scaligero Signor di Padova . Ma perchè chi viene do- 
po d' ordinario accresce , e vi mette di bocca , aggiungono alcuni mo- 
derni , che il So Vescovo avvedutosi delle insidie si divertì dalla pub- 
blica strada in un bosco vicino , dove inseguito da Tommaso fu lace- 
rato e morto da' cani di lui . Ciò però non si accorda colle parole del 
Bonagiunta più vicino a que' tempi , il quale dice che Bellino non 
Parte IL B b fug- 



194 ANIMALI DELLA CITTA 

i.n,ii47 fuggì , né si ritirò , ma volontario si offerse alle spade micidiali de' 
suoi nemici : ed io sono d' avviso che la storiella de' cani stata sia me- 
taforica nella sua origine, perchè cani certamente e rabbiosi cani po- 
tevano dirsi quegli empi ucciditori di sì buon Vescovo . Ma qual ira 
tanto diabolica potè spignere il Caponero a sì grande enormezza ? 

Costui ricco ed avarissimo senza modo era stato per sentenza de' 
giudici condannato a restituire alcune decime al Vescovo , che ingiu- 
stamente teneva . Quindi nacque T odio , e T ardente cruccio centra di 
lui , cui non potendo rattemperare commise il grave eccesso di ucci- 
derlo . Ma se un cotale misfalto passò sena' alcuna pena , come si leg- 
ge , permise Iddio che da tante e sì smisurate ricchezze , delle quali 
era fornito , in povero stato cadesse , e affogato ne' debiti fosse posto 
in prigione , dove terminò infelicemente la sciaurata sua vita . Anche 
Gregorio zelante Vescovo di Bergamo (a) l'anno Innanzi era stato 
ucciso, ma non piacque a Dio di glorificarlo con segni e miracoli, 
come il nostro Bellino , al quale operatore di maraviglie furono dal 
dtvoto popolo eretti tempj ed altari, essendo dubbiosa cosa ed incerta 
molto che Eugenio III, lo abbia collocato nel Catalogo de' Santi Mar- 
tiri , come morto per difesa dell' ecclesiastica libertà . Del resto è ben 
certo che gode immemorabile culto nella diogesi d' Adria e di Pado- 
va , e che la sua intercessione si sperimenta efficace a guarire dai morsi 
de' cani rabbiosi . Le nostre Monache di S. Pietro hanno nella loro 
Chiesa un altare a lui dedicato , che fu eretto e dotato intorno al mil- 
le quattrocento e novanta co' denari di udhise Barharigo Patrizio Ve- 
neziano morto e sepolto in Padova , e ricorrendo II di ventisei di no- 
vembre celebrano con qualche pompa la festa di detto Santo . 

Ciò basterebbe aver detto di lui , se non dovessi avvertire che le 
lezioni già fatte dal Canonico Vero anche in ciò peccano contra la 
verità , che seguitando 1' autorità di Bonagiunta lo fanno ucciso , men- 
tre tornava da Koma . Se nel dì ventitre di novembre Bellino era in 
Padova , come abbiamo veduto , non poteva egli nel corto spazio di 
tre giorni andare e tornare da Roma , e trovarsi il dì ventlsei nel Po- 
lesine di Rovigo , giacché è costante tradizione della nostra Chiesa , 
che appunto In tal giorno sia stato morto . Non caddero in questo 
errore né lo Scardeone , né il P. Cas>acio , né il suo copiatore Mons. 
Giustiniani autore della più volte citata Serie Cronologica , sebbene 
poi questi falsamente asserisca che sia accaduta la morte di Bellino 
neir anno quarantotto , e peggio ancora vada errato lo Scardeone , che 
la mette nell' anno quarantanove . Ad evidente confutazione di tali er- 
rori abbiamo un documento esistente nell' archivio della Cattedrale di 
Vicenza nel quale si legge : In nomine domini . Millesimo centesimo 
quadragesimo octavo die octava exeunte iulio Padiie in episcopali 

pala- 



{a) Lupi Cod. dipi. Voi. 2i 



paìatìo , et in camera domini episcopi. Ibi dominus Cazus Episco- an. 1147 
pus Faduanus etc. Sino dai ventitre di luglio , che questo vuol dire 
die octa^o exeunte iulio , era Vescovo di Padova Giovanni Cacio nell' 
anno quarantotto ; dunque la morte dì Bellino era succeduta nel no- 
vembre dell' anno innanzi . Di qua si veda che la nostra Storia così 
ecclesiastica come prolana è stata sinora trattata assai male da imperiti 
ed inesatti scrittori . 

Innanzi che io parli del Vescovo successore dì S. Bellino ragion 
vuole che r^on si tacciano due cose accadute quando esso era ancora 
vivo . Nel dì dieci di giugno del quarantasette Niccolò e Vitaliano 
del qu. Gioi^anni di Tado , il qual Niccolò anch' egli era uomo lega- 
le come suo padre , trovandosi nella villa di Pieve al messo dì Gote- 
scalco Priore di S. Cipriano fecero una generosa donazione dì due 
mansì nelle pertinenze di Pieve e di Campolongo maggiore per l' ani- 
ma del loro padre . Uno de' suddetti mansi lo diedero in piena e li- 
bera proprietà di quel monistero (a) , e 1' altro a titolo di feudo ; e per 
servigio loro non d' altro incaricarono i monaci che di orazioni per 
l'anima del morto Giovanni, e dì tutti i fedeli defunti in perpetuo. 
Sono pur vani ì pensieri degli uomini, i quali sì credono che la loro 
volontà abbia ad essere ne' futuri secoli mai sempre eseguita . Niente 
v' ha di durevole su questa terra . Il monistero di S. Cipriano in tan- 
te guise da' nostri arricchito da molto tempo più non esiste ; le sue 
rendite o furono in parte alienate , o ad altri assegnate , né e' è piiì 
forse chi delle antiche obligazioni ricordisi . 

Se le case de' Regolari a tante vicissitudini vanno soggette , può spe- 
rarsi che r ordine Canonicale nelle cattedrali al paro colla Religione 
debba durare. A questo, e non ai monaci, Berta relitta dì Giovan- 
ni Sicherio , gentiluomo fra' nostri prlncipalissimo , fece una donazio- 
ne nel dì ventisette dì agosto . Giaceva insepolto il cadavere di suo 
marito nella Chiesa dì S. Giustina, dove come abbiamo osservato, mol- 
ti Signori si eleggevano la sepoltura . Berta era presente , e con essa 
stavano alcuni clienti , o vassalli del suddetto Sicherio , cioè Tigone 
Conte , udrderico ed Uherio , Pigolo di Vigonza , Marchesino di 
Vigodarzere , ed altri . Essa col loro consiglio donò alla nostra Cat- 
tedrale di S. Maria un manso nella villa di Camponogara per 1' anima 
dì suo marito , e perchè fosse decentemente sepolto . L' atto della do- 
nazione fu scritto da Faletro notaio nella medesima Chiesa . Strana e 
inconveniente cosa sarebbe riputata a' dì nostri , che la vedova interve- 
nisse ai funerali del marito , ma i costumi variano come i tempi . Ber- 
ta ebbe una sola figlia d' ignoto nome , che con Rolando da Curano 
fu maritata . 

Non ci dimentichiamo di Eugenio III ^ che sebbene lontano da"7^77^ 

Ro- 



{a) Ex tab. CastetL 



igS yiNNAZI BELLA CITTA 

AM. 1148 Roma reggeva con sommo zelo e prudenza gli affari della Cattolica 
Chiesa . Nella quaresima dell' anno quarantotto el tenne un gran Con- 
cilio in Rems , nel quale composto di Vescovi Francesi , Inglesi e Spa- 
gnuoli furono stabiliti alcuni canoni dì disciplina ecclesiastica , e vi fu 
esaminata la dottrina di Gilherta Porretano Vescovo di Poitiers . Que- 
sti dotato di acuto ingegno era stato ammaestrato da' più dotti Teolo- 
gi del suo secolo , ma , come a' presonluosi interviene , volle spiegare 
ciò eh' è inintelligibile alla nostra corta capacità , e scrutinare coli' acu- 
me della inferma ragione ciò che si dee credere e ossequiosamente ado- 
rare . Non maraviglia pertanto s' egli nelle sue Opere deviò dalla retta 
fede intorno i profondi mister) della religione . S. Bernardo in quel 
Concilio fu il principale accusatore di lui ; Gilberto riconobbe i suoi 
errori , e sinceramente li ritrattò . Terminato quel Concilio il Papa tor- 
nò in Italia avvicinandosi a Roma , ma o non vi entrò , o poco vi si 
trattenne , poiché non s' era ancora posto fine alle sue differenze con 
quel popolo turbolento (a) . U Anonimo Casinese racconta eh' ei ven- 
ne a Viterbo , e ciò è verissimo, perchè abbiamo un Breve di lui da- 
to in quella città , col quale ei conferma a P/aei'do Abate di S. Pie- 
tro di Modena tutto quello che possedeva fi suo monistero ne' Vesco- 
vadi di Reggio , Ferrara , Verona , e Padova (d) . 

Nel tempo che questo Papa era in Francia , o poco appresso il ri- 
torno di lui in Italia davette seguire V elezione di Gìoi^anni Cacio a 
Vescovo di Padova fatto da' Canonici coli' intervento dell' Abate di S. 
Giustina . Imperciocché Gregorio VII. a togliere le simonie , che 
nelle elezioni imperiali erano assai frequenti aveva ordinato che i Ca- 
pitoli delle Cattedrali eleggessero i Vescovi , e i monaci i loro Abati . 
A questo tempo i nostri Canonici vivevano vita comune , e chiostro 
trovasi nominata la loro casa . Molto prima cotale pratica era stata sta- 
bilita in Francia giusta la regola che nel Concilio di Aquisgrana se 
n' era formata ; regola che si leggeva ognidì nel coro dopo il Marti- 
rologio ; e la Cattedrale di Besanzone è stata l' ultima in quel regno 
che tralasciò di osservarla . 

Giovanni era d' illustre famiglia , era cavaliere , e molto perito nelle 
leggi canoniche , come attestano i versi del suo epitaffio : 

cine tur a fulsit equestri, 

Inque sacerdotum canone doctor erat ; 

non già che fosse propriamente dottore , come alcuni falsamente cre^ 
dettero . Il primo atto giurisdizionale , che abbiamo di lui , è quello 
del dì ventitré di luglio nella carta sopra accennata . Egli in quel gior- 
no 



{a) T. V. Rer. Italie. 
{h) Affarosi Memor. &c. 



DI PADOVA^ IQff 

no a Ponzio di Braganze , nobile famìglia , di cui si hanno notizie an. 1148 
nella Storia degli Eccelini (a) , diede in feudo le decime di tutti i 
suoi terreni , e di quelli ancora de' suoi clienti , col solo debito di 
venire a Padova una volta all' anno alla Curia de' vassalli , se sarà ri- 
cercato . 

L' anno appresso , cbe fu il quarantanovesimo del secolo XII. una an. 1149 
gentildonna chiamata Inglerada , vedova del qu. Mito , o Milone da 
Fontaniva (b) nel dì dodici di marzo fece una larga donazione a Lan- 
dò , Rufo , Guitaclino nipoti suoi , figliuoli di Richilda sua figlia , la 
quale era stata ammogliata con uno de' Tanselgardi , di che si veda 
ciò che s' è detto all' anno cento e ventiquattro . Inglerada, che col 
testamento di suo marito nell' anno cento e ventisette era stata istituita 
erede di una grossa facoltà , donò a' suoi nipoti ogni sua ragione in 
Vigonza , Caltana , Caselle , Fontaniva , S. Angelo , Camponagara , e 
Cagnano , sia di beni suoi proprj , sia dì beni feudali ; eccettuando pe- 
rò la terra , che aveva offerta per l' anima sua alla Chiesa di S. Gia- 
eomo di Caselle , e due campi che promessi aveva alla medesima Chie- 
sa . Ma questa donazione non doveva avere 1' effetto suo se non dopo 
la morte di lei , perchè si riserbo vivendo 1' usofrutto di quelle terre . 
Anche Milone suo marito , oltre una masseria lasciata in dono al mo- 
nistero di S. Lucia di Fontaniva , beneficò la Chiesa dì Caselle , nella 
qual villa , che oggi chiamasi Caselle de' Rufi , era solito di abitare . 
E giacché del monistero di Fontaniva s' è fatta menzione , non lasce- 
rò di dire che in questi tempi era governato àdìV Ah. Richili , il qua- 
le nel di dieci di api-Ile fece una permutazione di terre (e) con Go- 
tescalco Priore di S. Cipriano, acconsentendovi Rolando da Curano , 
che ne aveva F avvocazia , 

Dopo la investitura fatta dal Vescovo Giovanni a Ponzio da Bra- 
ganze nel dì quinto di settembre egli investì Marsilio Carrarese del 
castello dì Carrara , cioè di tutto il feudo che aveva in quelle perti- 
nenze dal Vescovado di Padova , e vi appose la condizione , che le 
donne non ne possano mai essere investite , se non nel caso che tutti 
i maschi mancassero . Alcuni gentiluomini de' primi della Città erano 
presenti nella domestica Cappella del Vescovo a tale investitura scritta 
da Faledro notaio (d) : e furono Manfredo d' Abano , Ugolino da 
Baone , Ottaviano Vicedomìno , Girardino dì Guglielmo di uéilo , 
Ongarello , omerico di Cesso , ed Anselmo causidico . Tre giorni 
appresso il medesimo Vescovo diede la investitura delle decime di Cal- 
cinara a Madonna India , e ad Allertino da Baone , il qual feudo , 

mo- 



W Voi. |. 

fb) Ex tab. maior. Eccl. Patav. 
e) Ex tab. Castell. 
{d) Ex tab. Papaf. ad D, Laurentlum 



198 ANNALI DELLA CITT^^ 

AN. 1149 morendo essa , o velandosi , dehba passai'e nel figliuolo , e ne' suol di- 
scendenti maschi . Queste decime non erano già quelle che S. Belli- 
no a' suoi Canonici avea donate . Anche in questo dì intervennero co- 
me testimoni nella camera del Vescovo (a), dove il notaio Faledro 
rogò r istrumento , Folco da Montagnone , Terzo , e Ardizzone fra- 
telli , Ongarello ec. Finalmente nel dì nove di decem.bre stando nel 
suo palazzo confermò egli alla Chiesa tante volte ricordata di S. Ci- 
priano tutto quello che i nostri Vescovi Sinilaldo e Bellino conce- 
duto avevano a quel monistero . Sono sottoscritti a tale carta , che ori- 
ginale conservasi nell' Archivio di Castello , il Vescovo suddetto , ed 
Uberto Arciprete con alcuni de' suoi Canonici . 

Altre investiture feudali abbiamo del nostro Vescovo date alle Case 
d^ Este j Vigodarzere , Curan , Zacchi , Dalesmanini y Maltraversi, 
Caiani di Vigonza , Caiani di Limena , de' Tanselgardi , de' Conti 
d' u4hano , e di altri magnati e giurisdicenti , i quali coli' arme in ma- 
no erano tenuti a servirlo . E appunto intorno a questo tempo per 
cagione di un feudo egli fu costretto di ricorrere all'armi, poiché tut- 
ti i mezzi pacifici da lui usati tornarono vani . Era morto nell' anno 
quarantasette , come vedemmo , Giovanni Sicherio , non lasciando al- 
cun maschio di Seria sua moglie , il quale aveva uno de' principali 
feudi del Vescovado , cioè quello del gonfalone . Chi n' era investito 
doveva portare il vessillo del Vescovo , allorché secondo 1' abuso dì 
que' secoli egli andava alla guerra , e per esso feudo molte corti , e vil- 
le , e decime senza fine godeva . Alcune donne parenti del morto pre- 
sentarono un Istromento , in vigor del quale pretendevano di succeder- 
gli ; ma dalla curia de' vassalli , a cui ne apparteneva il giudicio , do- 
po maturo esame fu dichiarato falso\ e di nessun valore . Quindi per 
lodo delia Curia suddetta il Vescovo prese possesso del feudo , che re- 
stava , come dicevasi , aperto , dichiarando però di essere pronto ad in- 
vestire quelle donne , se avessero potuto con autentiche carte avvalora- 
re le loro ragioni . 

Sicherio aveva lasciata una figlia , della quale s' ignora il nome , e 
fu maritata con Rolando da Curano gentiluomo potente di questa Cit- 
tà . Di tal matrimonio nacque a Rolando una sola figliuola chiamata , 
come si dice , Mahilia , la quale ancor giovinetta fu dal a in moglie a 
Dalismano , uno de' vassalli del Vescovo , da cui discesero i Dales- 
ma nini . Questi per tal parentado credendo di aver giusto diritto a quel 
feudo violentemente se ne impadronì discacciandone il Vescovo . Né a 
ciò conlento cominciò a fabbricare un castello nel distretto di Sacco, 
cioè nel contado del medesimo Vescovo , il quale dopo molte inutili 
ammonizioni , perchè il reo vassallo desistesse dall' opera male intra- 
presa , fatta avendo massa di gente , demolì la fabbrica che s' era fat- 
ta ; 



{a) Ex tab. maior. Eccl. Patav.. 



DI J? A B O P^ A . 1 99 

ta ; ma ciò non seguì senza grandissimo danno d' armi , d' uomini e an. 1149 
di cavalli dall' una e dall' altra parte . Durò alcun tempo la discordia , 
ma finalmente si venne ad un amichevole accordo . Giovanni investi 
Rolando del feudo , tranne una certa curia già tenuta da Sicherio , la 
quale con tutte le sue pertinenze si doveva al Vescovo restituire ; e in- 
vestì parimente la figliuola di lui sposa di Dalismano , ma con espres- 
so patto che questi dividesse col Vescovo alcune possessioni , e gliene 
desse la terza parte . Ambidue giurarono di essere fedeli vassalli , ma 
non furono mantenitori de' loro detti ; perchè Rolando non lasciò d' in- 
quietare il Vescovo per quella Curia , e il genero di lui non gli diede 
il terzo delle possessioni , come richiedeva la convenzione . 

Accadde in questo mezzo che venne a morte Mahilia non lascian- 
do che una fanciullina di un anno , cioè la celebre Speronella . Il pa- 
dre e r avo di lei tostamente tempestarono il Vescovo , acciocché le 
desse la investitura del feudo , come 1' aveva data alla madre , ma egli 
per varie ragioni ricusava di farlo: essere ancora superstite l'avolo , a 
cui propriamente il feudo apparteneva; solo in grazia della transazione 
essere stata investita la madre; non osservati da loro i patti se essere 
disobbligato ; non aver 1' avolo lasciato lui in pace , né il padre conse- 
gnato ciò che aveva promesso ; mal convenirsi ad una femmina il ca- 
rico del gonfalone . L' affare fu portato al giudicio di uomini pruden- 
ti e legali , 1 quali deciso avendo , che se Rolando adempia le condi- 
zioni dell' accordo , e rifaccia i danni , che al Vescovo fatto avesse , e 
il genero tutta gli consegni la terza parte suddetta , sia tenuto egli ad 
investire la fanciulla , sejiza replica si acquetò al loro parere , e le die- 
de la investitura . Questo novello accordo fu fatto nel palazzo del Ve- 
scovo addì sette di gennaio dell'anno cinquantadue, e vi erano presen- a». 115* 
ti Iacopo Conte di Padova , Alberto Terzo della stessa famiglia , Gu- 
glielmo di Limena, Anselmo , Manfredo ^ e Bernardo causidici, Le- 
mizo di Domenico di Alca , Ottaviano Vicedomino , Ongarello , ed 
altri eh' io lascio . Il Conte Iacopo entrò mallevadore sotto pena di 
cento marche di argento, che le due parti si rimettono a vicenda le 
ingiurie , e i danni ricevuti , e che fedelmente osserveranno i patti sta- 
biliti e accordati (a) . 

Mentre tali cose seguivano presso di noi , Papa Eugenio dopo va- 
rie vicende, per le quali non potette soggiornare in Roma queto e si- 
curo , finalmente avendosi conciliato V amore di quel popolo venale con 
largizioni e llmosine vi fu ricevuto con sommo onore , ed era ubbidi- 
to del pari da' Senatori , che dalla più bassa gente . Intorno a questo 
tempo medesimo Gj;aziano monaco Benedettino di Chiusi in Tosca- 
na , mentre soggiornava in S. Felice di Bologna , ad imitazione di al- 
tri precedenti compilatori fece una nuova raccolta di Canoni in tre par- 
ti distribuita , che fu intitolata il Decreto , Si dice che Eugenio V ab- 
bia 

W Brunacci de faùo Marchia;. 



200 ANNALI BELLA CITTA 

AN. II5Z t>Ja approvata , ordinando che fosse pubblicamente Insegnata nella Uni- 
versità à!). Bologna . Certo è che di poi altro diritto canonico non fu 
conosciuto nella Chiesa che quello contenuto nel libro di Graziano , e 
che questo fu spiegato , comentato e illustrato anche da' professori del 
nostro Liceo , di che a suo luogo si parlerà . Molti dotti uomini , e 
ciò sia detto per transito , hanno lmpìegat<5 i loro studj a correggere 
gli errori , ne' quali o per ignoranza , o per difetto di critica è cadu- 
to quel monaco , ma non si creda perciò che 1' Opera sia del tutto an- 
cora purgata . Se il nostro Vescovo Cacio era tanto dotto ne' Cano- 
ni , ragion voleva che io dicessi due parole di questa Canonica facoltà . 
II Re Corrado era tornato in Alemagna , come dicemmo , e fu co- 
là più felice nelle sue militari imprese che stato non era oltremare poi- 
ché ivi de' suoi einoli trionfò . Già si apparecchiava a calare in Italia 
per prendervi la corona imperlale , e muover guerra a Ruggieri Re di 
Sicilia giusta 1' accordo fatto celi' Imperadore di Costantinopoli suo co- 
gnato , e a tal fine bandito aveva una solenne dieta in Bamberga , 
quando interruppe la morte ogni suo disegno. Morì egli nel dì quin- 
dici di febbraio dell' anno cinquantadue , e fama fu che il veleno gli 
abbia tolto la vita . Lasciava un piccolo figliuolo per nome Federigo^ 
ma prevalse in lui l'amore del pubblico bene al privato interesse, poi- 
ché conoscendolo mal atto al governo di sì ampi stati consigliò i Princi- 
pi dell' Imperio che eleggessero Federigo figliuolo di Federigo il Guer- 
cio suo fratello Duca di Svevla , il quale dal colore della barba acqui- 
stò il soprannome di Barharossa , Corrado era un principe religioso , 
h'berale , ed umano ; facile ad intraprendere più che le forze ; poco for- 
tunato nelle grandi imprese , ma intrepido ne' pericoli ; semplice nella 
sua condotta , e dolce tanto ne' modi suoi , che altri lo arebbe chiama- 
to debole. Sepolto lai in Bamberga si tenne nel di quarto di marzo 
una gran dieta in Francfort, alla quale intervennero Principi e Baroni 
cosi di Alemagna come d' Italia , e a comuni voti fu eletto Re Fede- 
rico , e cinque dì dopo coronato in Aquisgrana solennemente , di che 
ne diede tosto notizia ad Eugenio III . 

L' anno innanzi che Corrado lasciò di vivere , stando in Ratlsbona 
alle riverenti suppliche di Domenico Contarini Abate di S. Niccolò di 
Lido con suo regio diploma gli confermò tutti i beni posseduti da quel 
monlstero nel regno Italico , cioè nel nostro territorio di Sacco, in A- 
quileia , in Istria , nel contado di Bologna , e nel Vescovado di Trivi- 
gi , e gli donò tutte le regalie, tranne ciò eh' è di regio diritto, quan- 
do r Imperadore viene in Italia , e vi manda i suoi messi regali . In- 
noltre gli concedette il privilegio di eleggersi ad Avvocato qualunque 
persona gli fosse meglio piaciuta . Già s' è dello che senza licenza del 
Sovrano , o de' vsuol Ministri né Vescovi , né Abati potevano eleggere 
alcuno a cotale ulTiclo (a) . Questo diploma porla la data dell' anno 

ccn- 

{a) Ex tab. S. Nicol, de Littore . 



DI P A D o r A , 2or 

cento e cinquantuno dopo il mille ; ma il moderno Autore della SerieT^^TT^ 
Cronologica ctc, sempre costante nell' alterare tutti i fatti lo assegna all' 
anno clnquantatre , cioè a quel tempo, in cui ^k^ì Corrado era morto . 
JE da notarsi , che questo Sovrano benché non avesse conseguito la co- 
rona imperlale , nonpertanto si chiama Augusto , come chiamossi an- 
che Federigo suo nipote nel tempo che solamente era Re . Bella co- 
rona di Vescovi e di Principi aveva intorno Corrado nel dì che segnò 
il citato diploma, e fia ho^ne^ annoverarli a lume della Storia. Essi fu- 
rono Pellegrino Patriarca di Aquileia nostro Metropolitano , Es^erar- 
do Arcivescovo di Salisburgo , Everardo Vescovo di Bamberga , En^ 
rico Vescovo di Ratisbona, Ottone di Frlslnga, Erimanno di Costan- 
za , O ài Basilea , Gir ardo di Spira , Alberto di Misnia , Da- 
niele di Praga ; poi Enrico Duca di Baviera ^ Federigo Duca di Sve- 
via , Boleslao Duca di Boemia , Erimanno Conte Palatino del Re- 
no , Udelrico Marchese di Toscana, Erimanno Marchese di Verona. 
Quest' ultimo è forse quell' Ermanno medesimo , che il Ch. Autore 
della recente Storia di Verona (a) , credette un capitano Teutonico 
avventuriere , il quale dopo avere acquetato un tumulto in quella città 
passò in Palestina colle sue genti. 

Concessione così ampia ed illimitata , quale fu quella di Corrado 
all'Abate di S. Niccolò, feriva I diritti del Vescovo Padovano, di cui 
per privilegio di Bersngario godeva come Conte di Sacco . Esso po- 
teva esigere il fodro da quegli abitanti , e 1' albergheria ; esso chiamar- 
li ai placiti , e giudicare delle loro differenze ; esso punire i loro de- 
litti . Una esenzione generale da tutti i pesi e le regalie conceduta al- 
le possessioni e a' coloni di que' monaci nel disti^etto di Sacco non pia- 
ceva forse del tutto al Vescovo nostro Giovanni; quindi io m'avviso 
che in processo di tempo egli abbia procurato che l'Abate Domenico 
di quel regio editto non si giovasse . Certo è che su questo proposi- 
to abbiamo due carte del dì trenta dicembre dell' anno clnquantadue • 
Colla prima conferm<^ il nostro Vescovo a quell' Abate le donazioni 
fatte da' suoi antecessori Sinihaldo e Bellino , nominando le terre che 
allora furono dichiarate immuni dal fodro , finché da' monaci fossero 
possedute ; poi vi aggiunse del suo quattro masserie in Codevig;o, già 
state di Erzone da Carrara^ cui volle che a paro colle altre da ogni 
aggravio fossero esenti . Coli' altra carta l' Abate Domenico sotto pena 
di dugento marche di argento promise al Vescovo che né egli , né 
altri Abati dopo di lui lo inquieteranno mai , né i suoi successori per 
occasione del privilegio ottenuto da Corrado , al quale intendeva di ri- 
nunciare . La prima carta fu scritta nella Cappella domestica del Ve- 

sco- 



W T. 2. p. 522. 

Parte IL C e 



202 ANNALI DELLA CITTA 



AN. US» SCOVO dedicata a S. Marco alla presenza di Oherlo Arciprete , di al- 
cuni Canonici , e di altre persone riguardevoli , e il notaio ^damo vi 
appose i suoi soliti versi . Alla seconda intervennero i medesimi testi- 
moni , ed oltre F Abate cinque monaci la sottoscrissero (a) . 

Pochi mesi erano corsi diali' elezione di Federigo a Re di Germa- 
nia e d' Italia , quando piacque a Dio di chiamare a se il buon Pon- 
tefice Eugenio III. degno per le sue rare virtù di vivere più lunga 
AN.II53 vita , Egli morì in Tivoli nel dì sette di luglio , e due giorni dopo 
iu eletto in luogo di lui il Cardinale Corrado Vescovo di Sabina , che 
si volle chiamare Anastasio IV. Anche il S. Abate Bernardo tenne 
dietro in quest' anno cinquantatre al suo diletto discepolo , a cui poco 
dianzi aveva inviato 1' ultimo de' quattro libri de Considerationc , bel- 
lissima Opera. Egli è considerato nelle Scuole come l'ultimo de' San- 
ti Padri , e comechè vivesse in un secolo , nel quale le sottigliezze sco- 
lastiche cominciavano a prevalere , esso nelle sue opere non ne seguì 
il metodo , né la noiante secchezza , fecondo nella sua imaginazione , 
vivq , dolce , ed energico nel suo siile . 

Federigo intanto che col mezzo de' suoi ambasciatori fermalo aveva 
un amichevole accordo con Papa Eugenio , prima d' intraprendere il 
viaggio d' Italia per ricevervi il diadema cesareo , volendo lasciare pa- 
cifica la Germania procurò di dar fine alle controversie pel Ducato di 
Baviera tra irrigo Leone Estense Guelfo Duca di Sassonia , e udr- 
rigo figliuolo di S. Leopoldo , il quale da Corrado III. n' era stato 
investito ; e volle che ambedue le parti in una Dieta da tenersi in Er- 
bipoli gli presentassero le loro ragioni . In fatti o sul fine di quest* 
anno , o sul principio del seguente egli decise la causa , e aggiudicò 
al suddetto irrigo quell' insigne Ducato , che goduto avevano i mag- 
giori di lui. Altre cose fece poi a benefìcio de' Guelfi , corrisponden- 
do in tal guisa all' aspettazione de' suoi elettori . Imperciocché è osser- 
vazione del Vescovo di Erlsinga (b) , che il generale consenso de' Prin- 
cipi nell' eleggere Federigo sia nato principalmente dal desiderio di pa- 
cificare ed unire insieme due potenti famiglie dell' Alemagna da gran 
tempo discordi , cioè la Ghibellina , e la Guelfa . Erede e capo della 
prima era il Barbar ossa , dell' altra il Duca Guelfo T^I. e ^irrigo 
leeone suo nipote duca di Sassonia . Sangue d' entrambe Federigo ave- 
va nelle vene , sicché poteva giustamente sperarsi , che spenti gli odj , 
e le vecchie animosità regnerebbe la concordia e la pace . Per nostra 
disavventura il fuoco fu sopito , ma non estinto : le discordie si rino- 
varono, e dalla Germania passate in Italia diedero origine alle mala- 
dette fazioni de' Guelfi , e de' Ghibellini come parlando di Corrado 
abbiamo sopra toccato . 

In 



(^d) Ex tab. maior. Eccl. Patav 
(^) De Gestis Frider. L. 2, 



DI P A D O P^ ^ . 2o3 

In questo mezzo che Federigo si apparecclilava a calare In Italia , T^iT54' 
il nostro Vescovo andò a Roma . Noi lo troviamo in quella città nel 
dì tredici di maggio dell'anno cinquantaquattro presso la chiesa di S. 
Prassede con buona comitiva de' suoi , imperciocché erano seco Ar cle- 
rico Abate di S. Giustina , l' Arciprete di Este , due preti Oberado 
e Valentino; e de' suoi vassalli Manfredo di Abano, Ugolino da Bao- 
ne , Anselmo giudice , Niccolò figliuolo di Gioi^^aniii di Tado , Lan- 
franchino di Giso , e Giomnni di Botallana . Ivi in presenza loro , e 
di Ubaldo Cardinale di S. Prassede fece una transazione con Ari- 
prando Priore di S. Cipriano di Murano (a) per le regalie di tre man- 
si nel contado di Sacco. Era in quel tempo Papa Anastasio IV, e 
non sappiamo se chiamato da lui , o per altro motivo suo peculiare il 
nostro Vescovo abbia intrapreso quel viaggio , poiché non si legge che 
sotto quel Pontefice sia slato radunato in Roma verun Concilio . Se 
però è lecito conghietturare , io porto ferma opinione , eh' egli sia an- 
dato a Roma per sostenere le sue ragioni sopra il monistero di Car- 
rara , le quali gli venivano contrastate gagliardamente da Marsilio Car- 
rarese discendente dai iòndatori di quel Cenobio . Abbiamo infatti le 
deposizioni di alcuni testimoni esaminati nelF anno novantaquattro di 
questo secolo per ordine del Vescovo di Castello giudice delegato , dalle 
quali raccogliesi , che il Papa decise la causa a favore del Vescovo (h) , 
e che egli tornato a Padova andò subito a Carrara ad esercitarvi i suoi 
diritti , dove fu ricevuto da' Monaci in processione col suono delle cam- 
pane , e banchettato nel monistero come padrone . 

Breve è stato il soggiorno in Roma del nostro Vescovo , poiché nel 
dì quarto di agosto , se non foz'se anche prima , era in Padova nel suo 
palazzo . In tal giorno venne dinanzi a lui Enrico del qu, Gerardo 
Nespolo insieme con suo fratello ZTgolino , esponendogli che suo pa- 
dre era debitore a Pietro Manzo di cento lire Veronesi , e non a- 
vendo beni mobili o semoventi , co' quali saldare quel debito , eglino 
lo supplicavano che come Conte di Sacco permettesse loro di vende- 
re de' beni stabili . Come ciò ebbe inteso il Vescovo , veduto V istru- 
mento col quale Gerardo per quel prezzo dato aveva in pegno le sue 
terre , e sentite le attestazioni di oneste persone , colla sua principesca 
autorità decretò che ad estinzione del debito paterno potessero allenare 
de' beni immobili . Per la qual cosa i suddetti fratelli vendettero per 
cento lire di denari Veronesi a Prete Pancrazio messo di Gisentrade 
Badessa di S. Zaccaria (e) ventisette canripi e mezzo di terra situati in 
Campo Gisello nel distretto di Sacco . Vedasi quanto era il potere del 
Vescovo Padovano in quelle Contrade Saccensi . Quel Pietro , di cui 

in 



W Ex tab. Castell. 

(^) Ex tab. maior. Eccl. Patav. 

{/) Ex tab. S. ZacharÌ2, 



204 ANNALI BELLA CITTa" 

"In. Il 54 In questa carta si parla , è stato probabilmente uno degli ascendenti del 
B. Antonio Pellegrino , che uscì fuor di dubbio della nobile famiglia 
de^ Manzi . 

Composte le cose della Germania finalmente per la valle di Trento 
venne Federigo in Italia nel mese di ottobre con un fioritissimo eser- 
cita, e ci venne insieme con lui Arrigo IV. Guelfo soprannominato 
il Leone , il quale aveva seco così bella e numerosa cavalleria , che 
quella del Ee non T avanzava di niente . Federigo Principe ambizioso 
e feroce , ma insieme liberale e amante della giustizia voleva ristabilire 
In Italia la regia autorità già quasi annientata , e irritato contra de' Mi- 
lanesi , che con tirannico giogo opprimevano i Lodigiani , e alla signo- 
ria di tutta r Insubria aspiravano , disegnava di farli pentire del disprez- 
zo che dimostrato avevano verso di lui. Calato nelle pianure Veronesi 
diede riposo alle sue genti , che si accamparono in vari luoghi di quel 
territorio , essendo attendate quelle di Arrigo nella campagna di Po- 
vegliano . Tra que' Signori , che corsero a corteggiare il Re , non fu- 
rano gli ultimi i Marchesi d' Este , e in tale occasione , forse coli' au- 
torevole mediazione di lui , ebbero fine le dissensioni tra la linea Esten- 
se Germanica , e l' Italiana . Arrigo soprallodato nel dì ventisette di 
ottobre concedette in feudo a' Marchesi Bonifazio e a Folco , e a' 
loro fratelli la signoria di Este , e di tutte le Terre , castella e ville , 
che il loro avolo, e il loro padre, ed eglino stessi avevano tenuto (a) ^ 
e tenevano giustamente od ingiustamente , colla condizione che le don- 
ne non abbiano mai a succedere , se non estinguendosi tutti i maschi . 
Inn oltre fece loro fine di tutte le offese fatte da essi , o da' loro 
maggiori alla linea dei Duchi ; imperciocché contrasti e guerre e' e- 
rano state ti'a le due Case , delle quali parla la Cronaca di Weingart . 
Giurarono i Marchesi di sborsare al Duca fra quindici giorni quattro- 
cento marche di argento ; e per tale accordo essi e i loro discendenti 
godettero dipoi quegli stati pacificamente. 

Si mosse dipoi Federigo dal Veronese , e andò coli' esercito ai prati 
soliti di Roncaglia , dove cinque o sei dì si trattenne . Colà concorse- 
ro a tributargli omaggio, e a giurargli fedeltà i Consoli delle novelle 
repubbliche, e i Vescovi di molte città, ed io non dubito, che anche 
i nostri magistrati non ci sleno andati : troppo importava conciliarsi il 
favore di lui , e insieme spiare quali esser potessero i suoi disegni . In 
quella generale assemblea di Vescovi , Principi , Marchesi , Conti , e 
Consoli delle città Federigo ha promulgato una legge , colla quale proi- 
bì che niuno osasse di vendere o impegnare i suoi beni feudali, e di- 
chiarò nulle , e cassò tutte le alienazioni , e le vendite fatte . Il Sigo- 
nio riferisce questo fatto all' anno cinquantotto ; ma il Canonico Lupi 
con una pergamena traila dagli archlvj di Bergamo chiaram^ente dimo- 
stra , 



(.») Antich. Est. T. I. 



DI P \A D O P^\4 . 2o5 

stra , elle ciò è Succeduto in quest' anno , e che quattro anni appresso , an. 1154 
cioè la seconda volta , che Federigo andò a Roncaglia , rlnovò , e mag- 
giormente ampliò la suddetta legge . 

Del nostro Vescovo non saprei dire , se ancor egli sia corso , come 
altri hanno fatto , a Roncaglia , polche il dì trenta di ottobre era in 
Padova . E noto che quando gì' Imperadori , od i Regi entravano in 
Italia , tutti , fossero Vescovi , o Abati , fossero rlguardevoli secolari , 
tenuti erano a pagare il fodro , ossia alimentare i soldati , e i Sovra- 
ni medesimi , e innoltre dovevano accompagnare il Re nelle sue spe- 
dizioni , salvo se per regio privilegio non ne fossero esenti . Da cota- 
le aggravio però ^\ potevano liberare , dico da quello di seguire il So- 
vrano , pagando una data somma di soldo . Quindi è che nel dì sud- 
detto iì nostro Vescovo trattò in Padova con Bertaldo Messo dì Fe- 
derigo per esserne dispensato , e gli diede ottantacinque marche di ar- 
gento ; e quegli promise di fare In modo che il Re certamente lo avreb- 
be esentato , e Investito delle sue regalie , e comandato avrebbe a' vas- 
salli di lui , che lo aiutassero , ciò che dlcevasi facere adiutorium de 
koste . Imperocché è da sapersi che il denaro sborsato da' Vescovi , o 
dagli Abati si scompartiva tra i vassalli del Vescovado, o della Badia, 
e si esigeva da loro . Seguì II lodato accordo nella camera del Vesco- 
vo (a) presenti Anselmo causidico , Ottaviano Vieedomino , Lanfran- 
chino di Giso , ed altri . 

Federigo sdegnato contra de' Milanesi , poiché si partì da Ronca- 
glia , mosse le sue armi , e cominciò a devastare ostilmente le loro 
terre . Comparvero dinanzi a lui i deputati di quella città portandogli 
quattro mila marche di argento , ma egli non volle accettarle , e trat- 
tò que' Messi superbamente , rimproverando a quel popolo la sua ma- 
la fede , e tristezze vere e non vere . Egli cercava de' pretesti per giu- 
stificare la sua condotta , avvisandosi da accorto politico , che se gli ve- 
.nlsse fatto di sottomettere quella potente repubblica , non ci sarebbe 
r città veruna d'Italia che osasse di fargli fronte. Passò il restante dì 
queir anno in varj accidenti di guerra , cui la fredda stagione del ver- 
no per breve tempo sedò . Era già passato a vita migliore Anastasio 
IV, e fu fatto Papa in luogo di lui nel dì terbio di decembre ^tì^r/^- 
no IV> Inglese di nascita , Canonico regolare di professione , uomo 
di esemplarissima vita , non ambizioso , né interessato , d' animo fer- 
mo e costante , come dimostrarono le cose poi succedute . Anche Rug- 
gieri della stirpe de' Normandl , che vennero avventurieri In Italia , pri- 
mo fondatore del regno di Sicilia e di Napoli , era stato rapito dalla 
morte , e gli succedette Guglielmo suo figliuolo , erede degli stati , non 
già delle paterne virtù . E ciò si nota da me per lume delle cose , 
che forse si avranno a dire . 

Sta^ 



{iì) Ex tab. maior. EccI, Patav» 



Ìo6 ANNALI DELLA CITTA 

AN. IJ55 Stavano in grande sollecitudine le cillà di questa parte d' Italia , die 
di mal occhio vedevano Federigo di qua dall' Alpi , e gelose della lo- 
ro libera condizione aspettavano donde andasse a parare lo sforzo di 
tanto esercito . Ma egli venula la primavera dell' anno seguente , dopo 
avere espugnalo Asti , e Tortona , s' incamminò verso Roma a gran 
passi , di che dubltoso e sospeso 1' animo di uddriano , il quale non 
capeva quali potessero essere le intenzioni di un Principe , che aveva 
per nulla distruggere le città, gl'invio degli ambasciadori , co' quali al- 
cune condizioni furono stabilite , ed una infra l' altre , che fosse dato 
nelle mani del Papa Arnaldo da Brescia . Queslo malvagio uomo so- 
stenuto e protetto da alcuni signorotti potenti trattenevasì in Roma a 
dispetto de' Papi , e sotto colore di riformare la Chiesa non cessava di 
spargere fra 1' ignorante popolo le sue velenose massime , ridendosi di 
Papa uìédriano y e delle sue scomuniche . Preso costui fu per ordine 
del Prefetto di Roma impiccato e abbruciato , e le sue ceneri furono 
gettate nel Tevere , affinchè la plebe ammaliata dalia dolcezza dei di- 
scorsi di lui non le venerasse come di un Santo . Ci volle poi del buo- 
no per convenire intorno le cerimonie della incoronazione, che strane 
e importabili parevano all'animo elato di Federigo; e finalmente nel 
dì dieciolto di giugno ei risevelte dal Papa il diadema imperlale , e gli 
ahri ornamenti nella basilica di S. Pietro . 

La solenne festa di tale incoronazione fu turbata assai da uno stra- 
no e inaspettato accidente » I Romani , popolo imbrogliatore , e facile 
a sollevarsi , come più volte s' è detto , sdegnati che senza del loro Se- 
nato si fossero accordati insieme l' Imperadore ed il Papa , con dispe- 
rato consiglio presero le armi , e usciti fuora attaccarono animosamen- 
te battaglia colle genti Tedesche , la quale durò molte ore . Ma sicco- 
me le imprese più con impeto cominciate che con prudenza, se nel 
principio sono di fuoco , dipoi si raffreddano , così i Romani dopo una 
sanguinosa e terribile mischia, lasciando sul campo più dì mille uccisi , 
e altrettanti prigionieri nelle mani del nemico , rincularono a poco a 
poco rientrando nella città . Commosse altamente il pietoso animo del 
Pontefice la miseranda vista di tanti morti , e in guisa si adoperò col- 
le sue preghiere, che i prigioni furono rilasciati. Poscia egli, e l' Im- 
peradore uscirono di Pvoma , dove la diversità degli umori rendeva mal 
sicuro il soggiorno . Crescendo intanto i calori fecondi generatori di 
malattie nelf armata Tedesca , Cesare accomiatatosi dal Papa venne in 
Lombardia, non senza avere nel suo viaggio fiaccata la baldanza di al- 
cuni popoli , che se gli opposero , e fermossi in Verona . Quivi fu 
dove diede libero sfogo alla sua collera contra la città di Milano . Con 
solenne sentenza la dichiarò rea di ribellione e di tradimento , le tolse 
gli antichi privilegi , la spogliò del diritto della zecca concedendolo alla 
città di Cremona , che allora era sua fedele (a) . 

Si' 

(«) Murar. Ant. Ital. diss. 27, 



B 1 V A D O V A . 207 

Si vuole per alcuni , che P augusto Federigo abbia scelto a tale pub-TìTTiss" 
blico atto la città di Verona per inspirare terrore negli animi di que' 
cittadini , della cui fede per indizi avuti assai dubitava . Certo è che 
con severo ciglio gli riguardò , e si dolse aspramente di loro , che nel 
passaggio dell' Adige non gli avessero apparecchiato un migliore e più 
comodo ponte , e che avvisali del suo prossimo arrivo racconcie non 
avessero convenientemente le strade . Nuova occasione di adirarsi con 
essi ritrovò ancora fuori della città . Su i gioghi adiacenti alla Chiusa 
si annidava una mano di malandrini , che in quelle strette impedivano 
il passo , né senza denari o regali ad alcuno lo aprivano , sicché fu 
d' uopo a Federigo usare la forza , e mandando per altre vie genti 
armate su quelle alture snidarli dalle loro caverne , e per quelle sco-' 
scese balze inseguirli , onde avendoli presi e morti potè libei'amente ri- 
tornare in Germania . Si avvidero i Veronesi del mal' animo di Cesa- 
re contra di loro , e pensando ai mezzi di placare la sua collora si 
avvisarono di mandare alla Corte il Vescovo loro Tebaldo , già gra- 
ziosamente accolto dal Monarca , con buona somma di oro , stato sem- 
pre efficace intercessore ad ottenere clemenza. Né andò fallito il dise- 
gno . L' Imperadore , forse dissimulando ciò che aveva nell' animo , mo- 
strò di gradire quell' atto di omaggio , e accettò le offerte della città , 
cui , secondo Otton di Frlslnga (a) , redintegrò nella grazia regia , 
dappoiché offerì in copia contante , e impegnò la fede del giuramen- 
to d' insalar sue milizie in guerra contra Milano . Niente di ciò è 
accaduto alla nostra Città , ossia che i nostri nessuna occasione di so- 
spetto abbiano dato a Cesare , ossia che il Vescovo esibltore di grossa 
somma , come s' è veduto , lo abbia amicato co' Padovani , ossia in fine 
che la situazione di Padova assai diversa da quella di Verona , eh' è 
scala alla Germania , non gli paresse acconcia a far novità . Eppure da 
essa venne principalmente la famosa lega Lombarda che umiliò 1' alte- 
rigia di lui: tanto sono incerti e fallaci gli umani giudicj . 

Poco innanzi che la incoronazione di Federigo seguisse Adriano 
papa stava in Viterbo , e da quella città nel dì quattro di giugno man- 
dò un Breve al nostro Vescovo Giovanni scritto dal Cardinale j??<?A?/?- 
do , e sottoscritto da parecchi Cardinali . Vedemmo eh' ei geloso del- 
la sua vescovile giurisdizione se n' era andato sino a Roma per difen- 
derla contra Marsilio da Carrara . Ora il Papa con questo suo Bre- 
ve seguendo F esemplo d' Innocenzo II, gli confermò tutti i beni , e 
le giurisdizioni , e le Pievi , e gli Spedali , che il Vescovado Padova- 
no possiede , e nominatamente i monisterj di S. Giustina , di Candia- 
na , di Carrara , di S. Daniele , di Praglia , e di Saccolongo , e le Ca- 
noniche di Cervarese , e di Vigonza , Comanda di più che gli sieno 
restituite le Chiese , che al tempo di Sinihaldo di beata ricordazione 

sett- 



er) De Geflis Frid. I. h 2. 



ao8 ANNALI BELLA CITTA" 

AN. 115 "senza consenso di luì da' laici , o da' monaci furono acquistate (a) , od 
al presente contra gli statuti de' Santi Padri sono ancor possedute . Que- 
sto Breve è simile all' altro che spedi Callisto al Vescovo Sinihaldo , 
e a quello ^Innocenzo che fu mandato a S. Bellino. 

In quel tempo di poi che Adriano si convenne con Federigo un 
altro de' patti si fu che d' accordo avrebbero fatto guerra a Guglielmo 
Re di Sicilia per ispogliarlo di quegli stati ; e già Cesare arebbe dato 
principio alle ostilità , se il suo esercito sminuito dalle morti , e dalle 
malattie non fosse stato costretto di allontanarsi da Roma . Contutto- 
ciò , partito lui , una grande rivoluzione di cose fomentata dal Papa , 
come si ha dalla storia , succedette nella Puglia , che quasi tutta si le- 
vò dall'ubbidienza di Guglielmo y e riconobbe la sovranità del Ponte- 
fice , che andò in persona a quella impresa accompagnato da molte 
schiere di armati . Anche Maruello Imperadore di Costantinopoli man- 
dò una flotta a servigio de' sollevati , i quali per aiuto erano a lui ri- 
corsi , e molte città marittime ÒÀ quel regno ricevettero presidio greco 
con grande allegrezza di quella Corte imperiale, che vedeva giunta 
1' occasione di far rivivere le sue antiche ragioni sopra di quelle con- 
trade . Tale era lo stato delle cose della guerra m quella parte d' Ita- 
lia , e non meno in Lombardia ardeva il fuoco della discordia , men- 
tre i Milanesi rincorati per l' assenza di Federigo arrabbiatamente si 
battevano coi Pavesi . Da noi in questo mezzo godevasi pace e tran- 
quillità , benché non senza qualche sospetto dei disegni di Cesare . 

AN. 1156 Egli nella primavera dell'anno seguente sposò in W^irzburg Bea- 
trice figliuola di Rinaldo Conte di Borgogna erede degli stati pater- 
ni , i quali accrebbero il patrimonio di lui. Colse la lieta occasione di 
quelle reali nozze Gerardo Vescovo di Bergamo , ed ottenne quel 
bellissimo diploma , che si legge nella lodata opera del Canonico Lu- 
pi (h) . Da esso vediamo quanti arcivescovi , vescovi , e principi inter- 
vennero a quelle feste che durarono almeno sino ai dieciotto di mag- 
gio . Disegnava Cesare di scendere in Italia , e secondo la conven- 
zione con Adriano portare la guerra nella Puglia , essendo corsa vo- 
ce iti Germania , che Guglielmo era morto , od uscito di senno , e 
che i Greci di buona parte di quel regno si erano impadroniti . Non 
era esso già morto , ma per malizioso artificio di un suo favorito mi- 
nistro stavasi rinchiuso nel suo palazzo in Palermo più a' piaceri inte- 
so che al governo del regno . Si scosse al fine dal suo letargo , e 
avendo risaputo la rovina delk cose sue nella Puglia , che gli s\ tene- 
va celala , pensò tosto al riparo : e avendo ammassato un fiorito eser- 
cito procurò di guadagnarsi l'amicizia del Papa, ciò che dopo molle 
difficoltà , e alcune vittorie da lui riportate sopra de' Greci . e de' suoi 

ri- 



(^) Ex tab. maior. Eccl. Par. 
ib) Tom. II. 



DI V A D O P- A , 209 

ribelli Ka pollilo fìnalmenle ottenere . Composte le cose Adriano gli an.h5<5 
diede. la investitura del regno di Sicilia, e del Ducato di Puglia, e il 
Re giurò a lui fedeltà , obbligandosi a difenderlo contra di ognuno , 
e a pagargli un annuo censo . Per tale accordo fatto senza saputa di 
Cesare pullulò un cattivissimo seme di discordie tra lui e il Papa ; e 
invero pareva assai conveniente , che previamente ne fosse avvisato l' Im- 
peradore , col quale uddriano s' era accordato di l'omper guerra a Gu- 
glielmo . Di qua venne che Federigo abbandonò allora ii pensiero di 
quella impresa , e si apparecchiò a domare i Milanesi , e i Bresciani 
ribelli alla sua Corona . 

Mentre queste cose fuori sì amministravano , il nostro Vescovo in 
mezzo alla calma che godeva la Città nel secondo di di febbraio dell' 
anno cinquantasei confermò al monistero di S. Giustina (a) tutte le 
donazioni de' Vescovi antecessori, e tutti i beni e le chiese da que' 
monaci possedute . Bello è vedere sottoscritto T instrumento dal Vesco- 
vo , e da alcuni Canonici , de' quali uno chiamasi prete Papa . Furo- 
no testimoni de' principali gentiluomini , cioè Taiiselgardino , udlberto 
terzo , e Iacopo de' Conti , Ongarello , Guglielmo di Compagno , Gi- 
rardino di Guglielmo, e Riprando ò\ Peraga avvocato del vescovado . 
Ma se Giovanni inverso alle Case religiose dimostrossi benefico , non 
era meno attento e sollecito a difendere le ragioni della sua Chiesa . 
Ebbe egli in quest' anno medesimo una controversia con Rolando da 
Curano suo vassallo per un manso , ed un feudo . In luogo della Cu- 
ria solita a giudicare di tali materie fu eletto col consenso delle parti 
Manfredo giudice , il quale sentite e pesate le ragioni , e avuto anco- 
ra il parere di dotti uomini sentenziò nel dì quarto di settembre , che 
non aveva Rolando diritto alcuno né sopra il manso , né sopra il feu- 
do , e che perciò apparteneva al Vescovo raccorre 1' adiutorio . Già 
per le cose dette s' intende di che adiutorio si parla ; e Rolando m 
presenza di molti illustri testimonj rinunciò tostamente nelle mani del 
Vescovo non meno il feudo che il manso (h) . 

Intorno a questo tempo il suddetto nostro Vescovo diede una Re- 
gola a Frate Uberto Priore e amministratore dello Spedale di S. Pros- 
docimo di Valdobiadene . Questa piccola provincia dell' Agro Trivigia- 
no è soggetta da immemorabile tempo alla Chiesa Padovana , e Val- 
dobiadene patria di Venanzio Fortunato è il capo di quella , come 
dlcesi , Vicaria . In questo luogo , non si sa quando , o da chi , era 
stato eretto uno Spedale ad onore di S. Prosdocimo , ma certo pare 
che breve tempo fosse passato dalla sua fondazione , quando Giovan- 
ni si avvisò di dare una Regola agli uomini e alle donne , che in es- 
so 



W Ex tab. S. Just. 

\b) Ex tab. maior. Eccl* Pat. 

Parte IL D d 



aio ANNALI BELLA CITTA 

AN. 1155 SO abitavano , non so per ricevere i pellegrini , o gP Infermi . Rlcor-r 
diamoci che anche in quello di S. Giustina v' erano uomini e donne , 
Riguarda essa Regola T abilo da portarsi , le varie quaresime , e i di-- 
giuni da osservarsi, le preghiere notturne e diurne, le quali, concìos» 
slachè quelle persone erano idiote e illiterate , consistevano in paterno- 
stri , e genuflessioni chiamate venie . Altre leggi appartengono alla in- 
terna ed esterna disciplina , e più di ^sso. non dico avanti . Aggiunge- 
rò solamente , che nel dì venti di gennaio dell' anno mille trecento e 
otto Pacano dalla Torre nostro Vescovo approvò e confermò la sud- 
detta Regola del suo antecessore Giovanni (a) . 

Più volte parlato abbiamo in queste Memorie di servi donati a per- 
sone ecclesiastiche o laiche , ma non s' è detta parola della loro con- 
dizione , né de' varj modi , co' quali essi diventavano liberi . Una no- 
stra pergamena di questo anno mi porge ora occasione di dirne bre- 
vemente alcune cose , le quali , se gli eruditi se le sanno , a molti , 
che ignorano gli antichi costumi , non dispiacerà forse di leggere « 
li' uso de' servi è antichissimo tanto in Oriente che in Occidente , e 
quando i Longobardi vennero a conquistare l' Italia , lo trovarono già 
stabilito e regolato dalle leggi della Romana giurisprudenza . Io non 
dirò qual fosse la dispotica autorità de' padroni sopra de' loro servi nel 
tempo del gentilesimo , che avevano diritto di vita e di morte sopra di 
essi , come se stati fossero pecore e buoi : autorità che fu di poi rat- 
temperata e corretta dagl' Imperadori cristiani . Anche i Longobardi ed 
i Franchi , sebbene barbari , promulgarono alcune leggi a favore de' 
servi ^ onde fosse meno afflittiva e pesante la lor condizione . Del re- 
sto si comperavano , si vendevano , si donavano , e si permutavano , 
come facevasi di un bene immobile , o semovente ; nulla possedevano 
di proprio ; nulla guadagnavano per se ; tutto il loro lavoro tornava a 
profitto de' padroni , da cui erano alimentati e vestiti , tranne qualche 
piccola porzione delia loro industria , che ad essi lasciavano , chiamala 
peculio . Essi , e i loro figliuoli , e i discendenti dai figli restavano 
sempre involti nella medesima servitù , se qualche mano benefica non 
rompeva i legami della loro schiavitudine . 

Tale eira la condizione de' servi , ma la speranza di acquistare la li^ 
berla siccome gli rendeva più solleciti e pronti al servigio de' lor pa- 
droni , così raddolciva l' amaritudine del loro stato obbrobrioso . Spes- 
so in fatti avveniva che o per 1' umanità de' padroni , o per altri mo- 
tivi dalla qualità di servi passavano a quella di uomini liberi ne' tempi 
Romani, e ciò mediante la manomissione, e allora sì dlcevan liberti, 
di che si denno leggere gli antichi giureconsulti , e i loro comenta- 
tori. Anche ne' secoli barbari correva quest'uso, benché i riti in par- 
te ne fossero differenti . Presso i Longobardi era frequente la mano- 

mls- 



{a) Ex schedis apud me 



DI :P A D O r A . 211 

missione , che dicevasi per quarta mano ; ed era cosiffatta . Il padro- an. 1136 
ne che voleva rendere la liberlà ad un servo , Io dava in mano ad ur 
uomo libero , e questo ad un altro , e così a quattro differenti perso- 
ne : r ultima conduceva seco il servo ad un quadrivio , e alla presenza 
di testimoni dicevagll , eli' era libero , e perciò poteva andarsene per qua- 
lunque delle quattro strade che gli fosse piaciuto . 

Ma lanciando altri modi di manomettere , ne' secoli posteriori usa» 
vasi principalmente la manomissione fatta in Chiesa davanti il Clero ed 
il popolo , giacche la maggior parte di tali m.anomissioni facevasi da' 
padroni per rimedio dell' anime loro : e di questo costume trovano gli 
eruditi qualche vestigio anche presso i Romani . Né dee tacersi che 
talfiata l' industria de' servi aspiranti alla liberlà giugneva a tale , che 
senza mancare al debito servizio accrescevano in guisa il capitale del 
privato loro peculio , che con esso potevano riscattarsi . Sebbene più 
usitato costume si fu che i padroni vicini a morire lasciavano col te- 
stamento ai loro servi la libertà , e questa pratica durò lungamente , e 
se ne trovano presso di noi degli esempj sino alla metà del secolo XV. 
È vero però per osservazione da me fatta , che , attesa la divisione 
dell' Italia in tanti piccoli Stati essendosi quasi del tutto abolita la ser- 
viti! , i servì degli ultimi tempi d' ordinario erano donne di nazione 
Tartara o Indiana , che i Mercatanti Veneziani comperavano alla Ta- 
na , o in Egitto per rivenderle in queste parti . Gioverà recarne im 
«sempio . Francesco Nodello da Carrara negli ultimi periodi del suo 
principato volendo ricompensare il fedele servizio di Maestro Giovan- 
ni da Genova medico della sua famiglia nel dì ventiquattro di ottobre 
del mille quattrocento e cinque gli donò una sua schiava nera dell' 
Etiopia d' anni venti in circa , la quale prima del battesimo chiamavasi 
Epi , e dipoi Maria : indi nel dì venti di novembre gli fece dono di 
un' altra parimente nera d' anni ventiquattro in circa dopo il battesimo 
appellata Barbara , e avanti India . Nò paia per avventura ad alcuno 
'che piccolo e scarso dono fosse quello del Principe , imperciocché co- 
lali donne costavano caro . Io trovo tra le mie carte che nell' anno 
mille , e quattrocento nel dì venti di ottobre il provvido uomo Pietro- 
ion figliuolo di Tommasino de' Beldomandi vendette per cinquanta 
ducati d' oro a Niccolò banchiere qu. Trosdocimo da Rio della con- 
trada di S. Niccolò una schiava Tartara d' anni ventidue in circa nel 
battesimo chiamata Mattea , sana del corpo , e senza difetti manifesti 
od occulti . Vede ognuno che in que' tempi cinquanta ducati d' oro 
non erano piccola somma . 

Ora venendo alla carta , in grazia della quale le suddette cose si SQ= 
no toccate , abbiamo da essa , che Lionardo di Fahrico abitante in 
Padova nel dì trenta di marzo di quest' anno cinquantasei diede liber- 
tà a Maria sua serva , dichiarando che abbia ad esser libera senza con- 
traddizione alcuna de' suoi eredi , del pari che quei servi , i quali sono 
manomessi nel quadrivio per quarta mano , o nella Chiesa del Sacer- 
dote 



212 ANNAZI BELLA C 1 T T A^ 

1x^6 dote in fajccia all' aliare ; e perciò fatta cittadina Romana possa andare 
e stare dove , e con chi meglio le piacerà , e disporre del suo presen- 
te peculio a favore de' suoi figliuoli . Imperciocché i servi godevano 
hensì r usofrutto del loro peculio , non già il pieno dominio , né sen- 
za licenza del padrone era ad essi permesso lasciarlo ad altri . E que- 
sta concessione dice Lionardo di averla fatta parte per rimedio delF 
j?nima sua , e parte per sei lire di moneta Veronese , che ricevette da 
'pret« Bonifazio figliuolo della prefata Maria . E qui è d' uopo av- 
vertire , che i figliuoli de' servi , i quali alcun poco di lettere impara- 
to avessero , venivano spesso ascritti alla milizia ecclesiastica , ma per- 
chè la vile servitù mal si poteva unire coli' altezza del grado sacerdo- 
tale , facea mestieri che prima i padroni li dichiarassero liberi , ed an- 
che rinunciassero al gluspatronato , che conservava ogni manomettente 
sopra de' suoi liberti . Così sarà stato promosso anche Bonifazio agli 
Ordini Sacri , che per agevolare la libertà della madre diede al suo pa- 
drone Lionardo lire sei Veronesi . Scrisse questa carta Alberico no- 
taio e causidico (a) . 

Dopoché dalle successive irruzioni de' barbari tanto ebbe sofferto la 
nostra Città non si ha veruna notizia delle nostre acque termali cele- 
bratisslme ne' prischi tempi. Distrutti i begli edlficj ., che servivano al- 
le bagnature, abbandonati i canali portatori del salutifero umore, ira- 
barberita la medicina , forse de' bagni fu trascurato il nmedio , che col 
risorgere delle lettere fu di nuovo posto in grandissimo uso . Egli pare 
tuttavia, che l'efficacia di quell'acque anche ne' tempi de' quali parlia- 
mo non ^Qsse del tutto Ignota. Abbiamo una Cblesa dedicata a S. Eli- 
seo , la quale era piantata sopra il monte detto della stufa . Ciò mi fa 
credere che ci fosse colà una o più stanze riscaldate dal calore delle 
nostre acque bollenti a guarigione di alcuni malori , cioè un sudatorio . 
A questa Chiesa il nostro Vescovo nel dì undici di ottobre di quest' 
anno medesimo donò una decima , e ne investì Talia , e Gislero suo 
marito , non so se custodi di essa, o stufaiuoli all'assistenza de' poveri . 
La suddetta Chiesa in processo di tempo si chiamò di S. Eliseo e dì 
S. Elena; e nel mille cento e novantadue una certa Wida conversa 
di quel pio luogo , poiché quella decima le era contrastata, comparve 
nel di dodici di settembre dinanzi a Ruggieri di Sarturano giudice di 
Uberto Niscon\.Q di Piacenza nostro Podestà, e allegando la dona- 
zione del Vescovo Gio'^amii ottenne una sentenza favorevole , che la 
decima le confermò . Neil' anno poi novantanove del secolo , in cui k 
celebre Spcronella fece il suo Codicillo , essa incaricò il Vescovo , la- 
sciato erede di molti beni , di spendere cento lire nella edificazione di 
una casa sul monte della Stufa , dove i poveri sieno ricevuti . Questi 
sono i primi indizj dell' uso de' nostri bagni, dopo il mille . 

Ora 



(^) Ex tab. maior. Eccl. Par. 



Dì P A D O V ^^ 2l3 

Ora conllnuando a parlare del nostro Vescovo , egli sul fine di quesl' t,^, n^e 
anno ricevette un Breve da Papa Adriano , col quale gli venne com- 
messo , che istantemente ammonisse alcuni Padovani a dover pronta- 
mente restituire ai Canonici di Trivigi alcune loro possessioni , che in- 
giustamente avevano invase e occupate , e contra ogni dovere le rite- 
nevano ; e se ricusassero dì ubbidire, dovesse obbligarveli colla temuta 
pena della scomunica . Il Breve non nomina gli usurpatori , né le vil- 
le dove ei^no situate le possessioni, non essendo ciò necessario, ma è 
ben da tenérsi che quelli fossero persone potenti , e queste di grande 
importanza , poiché due di qut3' Canonici erano andati sino a Roma a' 
piedi del Papa p<^r implorare la sua protezione (a) . Non sappiamo 
1' esito dì questa faccenda , ma è eredibllisslmo , che F opera del nostro 
Vescovo sia riuscita a buon fine . Certamente , oltre l' esperienza e il 
sapere, egli era di grand' animo e speditivo, come si vede dalle liti 
eh' ei mosse , per le quali molti beni ricuperò al suo Vescovado. 

Io non ne parlerò , ma parmi che non sia da tacere , eh' è merito 
di lui y se la Chiesa Padovana esercita la sua giurisdizione sopra 1' an- 
tichissima Pieve di Llmena , che il Vescovo di- Vicenza voleva in ogni 
modo compresa nella sua diogesi , e da lui dipendente. Belle memo- 
rie ci ha conservate una pergamena , In cui sono registrate le deposi- 
zioni di alcuni testimoni a favore del nostro Vescovo . Vi si parla 
della consecrazione della Chiesa dì Llmena fatta prima da Orso sul 
principio dell' undeclmo secolo , poi da Roberto di Faenza ad Istanza 
di Pietica eletto, delle sacre ordinazioni de' Cherlci , che facevano Odel- 
rico , e Milone ; del crisma e dell'olio santo, che que' preti prende- 
vano in Padova ; della cresima data a' fanciulli sino dal tempo del Ve- 
scovo Bernardo ee. Sul fondamento di queste e di altre ragioni il 
Patriarca di Grado giudice delegato diede torto ad Uberto Vescovo di 
Vicenza , Il quale Uberto- figliuolo del Conte Maltraverso era stato 
Canonico Padovano . E ciò è da notarsi affinchè si sappia , che il Col- 
legio de' nostri Canonici fino da quel secolo aveva cominciato a dare 
de' Vescovi alle altre città . Appellossi Uberto dalla sentenza del Patriarca , 
e fu portata la causa dinanzi al Papa , il quale nel dì sette di maggio 
del seguente anno clnquantasette confermò col consiglio de' suoi Car- 
dinali al nostro Vescovo II possesso di quella Chiesa. Non lasclerò di 
avvertire , che da questo luogo di Llmena prese il nome un' antica e 
nobile famiglia nostra che vìveva secondo la legge Salica , della quale 
uscì il B. udrnaldo Abate di S. Giustina . Si conu'ncia ad aver noti- 
zia di essa da un Ottone del mille cento e cinque , che maritò Si- 
billa sua figliuola con Manfredo d' cibano potente ed alto , e ricchis- 
simo sopra tutti della Marca ne' monti , e nel piano , come dice la 

Sto- 



{a) Ex tab, malor. EccI, Tarvìs. 



214 ANNALI BELLA CITTA 



AN. Ji5<i Storia di Rolandino . E questo matrimonio ci fa comprendere che no- 
bile casato si fosse quello di Limena . 

Finalmente Federigo si mosse dalla Germania per discendere la se- 
conda volta in Italia a domare quelle città di Lombardia che non gli 
ubbidivano . Era per le cose da noi motivate naia ruggine tra lui e il 
Papa , né questa colla spedizione di Legati alla Corte Imperiale si tol- 
se , anzi per la imprudenza loro si accrebbe , né valse poi che altri 
più discreti e più saggi in luogo di quelli vi fosser mandati . Federi- 
go tenn^ forte che non voleva cedere al Papa , e mandò avanti Ri- 
naldo Cancelliere dell' Impero e Ottone Conte palatino colla vanguar- 
dia del suo numeroso e fiorito esercito . Questi vollero tosto da' Ve- 
ronesi la fortezza di Rìvole piantata sopra di una balza , e di alte torri 

AN. 1157 munita , che essi poco dianzi con grande stento espugnata avevano , 
cacciandone ed uccidendone la gente ribalda che vi si era annidata, 
guastatrice e rubalrice de' sottoposti villaggi ; e in luogo della milizia 
di Verona vi posero dentro guarnigione Tedesca . 

Giunto poi da varie parti il grosso dell' armata , Federigo , che col 
fiore dell' esercito calato era per gli angusti passi di Trento , andò a 
Brescia dirittamente , e quantunque essa provveduta fosse di gente ar- 
migera e bellicosa , dopo breve ma violento assedio la costrinse ad ar- 
rendersi . Indi stando su quel territorio citò dinanzi a se i Milanesi , 
i quali comparvero co' loro avvocati ; ma per quante ragioni sapesser 
dire , e per quante offerte facessero a Cesare , tutto ciò a niente servì ; 
esso promulgò la sentenza contra di loro , e al bando dell' Imperio gli 
mise . Aveva egli In questo mezzo intimato alle città dell' Italico re- 
gno , che dovessero inviare all' armata le loro genti per assediare Mi- 
lano , e convenne a malincorpo ubbidire ; sebbene non è credibile che 
mandassero tutti gli atti a portar arme , com' egli aveva prescritto ; trop- 
po ad ts^^ era cara la lor libertà , la quale , se Milano cedeva , vede- 
vano già perduta . Tra le città che spedirono i loro armati al campo 
cesareo , e furono fino a venti , si conta anche Padova con Trivlgi , 
Vicenza , e Verona , e Sire Raul fa ascendere a quindici mila i ca- 
valli , e a molto maggior numero i fanti (a) . Con esercito così po- 
deroso si mosse l' Imperadore , e valicato 1' Adda non senza contrasto 
pose 1' assedio a Milano , di cui non descriverò le vicende , che per le 
penne di tanti Scrittori antichi e moderni sono già note. Basterà dire 
che quella popolosa e forte città dovette piegarsi al fine , e suppliche- 
AN. 1158 vole implorare la misericordia del Barharossa . Ciò avvenne nel set- 
tembre dell' anno cinquantotto . 

Soggiogala Milano volle Cesare ostaggi da tutte le città del regno , 
alle quali fu giuocoforza ubbidire; tanto terrore le avea costernate. Poi 
per la festa di S. Martino tenne una solennissima Dieta in Roncaglia, 

alla 



W In Hlst. T. VI. Rer. Italie. 



DJ PADOVA. 2l5 

alla quale Inten^ennero vescovi, principi, e consoli cos'i d' Alemagna an. 1158 
come d' Italia , e quantunque da Kadevico il nostro Vescovo non sia 
nominato , io voglio credere che ancor el ci sia intervenuto (a) . Sot- 
to colore di procedere legalmente invitò Federigo a quella assemblea 
quattro giureconsulti dello Studio di Bologna , cioè Bulgaro , Marti- 
no Gossia , Iacopo , ed Ugone da Porta Ravegnana , già discepoli di 
Guarnieri . Questi insieme con ventotto giudici presi da molte città 
d'Italia dovevano chiaramente decidere quali fossero i diritti, che alla 
regia e imperiale autorità erano necessariamente congiunti . Interrogati 
dunque costoro di chi fossero le regalie , non maraviglia se concorde- 
mente risposero , tutto essere dell' Imperadore : la riverenza al Sovra- 
no, di cui conoscevano le Intenzioni, il timore di dispiacergli, la spe- 
ranza del premio fece loro pronunciare quella sentenza tanto pernicio- 
sa alle Italiche consuetudini . Non ci fu maniera d' onori , che Fede^ 
rigo lasciasse indietro per compensarli, e le Scuole di Bologna molti 
privilegi ne ricevettero . 

Odasi ora quali fossero le regalie , cui cedendo alla potenza di Ce- 
sare le città senza far motto o zitto alcuno rinunciarono nelle mani di 
lui . Esse furono i ducati , le marche , i contadi , il consolato , le pub- 
bliche vie , le acque navigabili , i porti , i pedaggi , le pescagioni , i 
molini , le miniere , le saline , la zecca , gli armamenti , i dazi , le con- 
flscazlonì , i beni inoccupati , il palagio nelle città , e 1' annuo tributo 
su le terre , e su gì' individui , delle quali cose tutte dottamente ragio- 
na il giureconsulto Carlini nel suo libro de Pace Constantia: . È age- 
vole l' imaginarsi quanto scottasse alle città Italiane F essere state co- 
strette a lasciare le antiche loro costumanze , e lo conobbe anche Ce- 
sare : perciò a coloro che con buoni documenti poterono dimostrare , 
che per concessione degl' Imperadori, e dei Re d'Italia godevano le 
feudali immunità , una parte ne rilasciò , eccettuando eziandio dalla 
legge quelli tra' suoi vassalli , che più divoti si dimostrarono al suo Im- 
pero , e in servigio di lui si erano segnalati ; e di questo numero fu 
Marsilio vecchio da Carrara , come vedremo , Pubblicò di poi Fe-^ 
derigo alcune leggi per la tranquillità d' Italia , com' ei diceva , ed una 
principalmente , colla quale proibì l' alienazione de' feudi , come quat- 
tro anni innanzi avea fatto, e vietò che alle Chiese ed ai Mooisteri 
non fossero in avvenire lasciati, di che gli Ecclesiastici certamente non 
gli vollero bene . Rivolse ancora i pensieri suoi al patrimonio Matil- 
dico , del quale s' è più volte parlato sopra . Il Duca Guelfo suo Zio 
due anni innanzi, allora che venne in Italia, o per avidità di denaro, 
o per farsi de' partigiani , buona parte ne aveva alienato ; noi comportò 
Federigo , e avendo ricuperati i beni perduti , intero glielo restituì . 
Crescevano intanto le diilerenze tra il Papa e l' Imperadore , e sa- 

reb- 



(^) De Gest. Frid. I. L. z. 



2lG ANNALI DELLA CITTA 

,N.iis9 rebbesi detto che ambidue cercassero ragioni , o pretesti per venire ad 
una aperta rottura , quando nel dì primo ^v settembre dell' anno cin- 
quantanove importuna morte troncò lo starna della vita di Papa uddria- 
no , che lasciò dopo di se fama di saggio e zelante pontefice , e fer- 
mo sostenitore de' suoi diritti . Tre giorni dopo fu eletto in luogo di 
lui Rolando da Siena prete Cardinale del titolo di S. Callisto , e Can- 
celliere della Chiesa Romana , che ^i chiamò Alessandro III , uomo 
di eminente virtù , che accoppiava colla dottrina grande sperienza del- 
le cose , amato ed avuto in pregio , mentre viveva , da S. Bernardo . 
Felici presagj potea fare la Chiesa di lui , ma la smisurata ambizione 
di Ottaviano Cardinale , eh' era stato Legato alla Corte Cesarea , die- 
de principio ad un deplorabile scisma , promosso sottomano da Fede- 
rigo , il quale amava di avere un Papa suo confidente ed amico . Co- 
stui aspirando al Papato , fu presente all' elezione di Alessandro , e 
poiché vide andare a vuoto le sue speranze , appigliossi ad un empio 
partito , e strappato di dosso all' eletto il manto papale se ne vestì , as-- 
sumendo il nome di Vittore III ^ né vsi astenne da peggiori attentati 
contra il legittimo Papa , tenendolo chiuso e custodito da gente arma- 
ta , il quale nondimeno , aiutandolo Iddio , potè uscirgli di mano , e 
farsi consecrare fuori di Roma . 

Federigo circa lo stesso tempo , il quale sì credeva di esser divenu- 
to assoluto arbitro dell' Italia , aveva mandato a Milano Rinaldo suo 
Cancelliere , e Ottone Conte Palatino di Baviera ad abolire i Consoli, 
e crearvi un altro magistrato col nome di Podestà ; usanza che allora 
forzatamente , e di poi volontarie abbracciarono le città . Non mi è no- 
to che cosa sia succeduta in Padova . La serie de' nostri Podestà , qua- 
le leggesi presso l' Orsato (a) , comincia all' anno mille cento e settan- 
lacinque , ma non è certamente esatta di che ho indubitate prove . Per 
una carta da me veduta molto prima quel magistrato fu introdotto in 
Vicenza . Checché sia stato presso di noi , i Milanesi indegnati con- 
tra di Federigo , che i patti non teneva , e sempre più di opprimerli 
si studiava , cacciarono vergognosamente i Messi di lui , con grande ar- 
dire ripresero l' armi , e fecero cose degne d' istoria . 

Trattenevasi frattanto in Terracina Alessandro III. coli' occhi© at- 
tento a ciò che facevano in Roma i Messi di Federigo , e il suo emo- 
lo parte coli' oro , polente movitore de' cuori , parte con lusinghe e ca- 
rezze procurava di accrescere il suo partito . In tale articolo di cose 
si avvisò Alessandro di spedire de' Legati all' Imperadore per farlo ca- 
pace delle sue giuste ragioni , e insieme per esplorare quali fossero le 
vere intenzioni di lui . Essi lo trovarono che accanitamente assediava 
Crema ; ed o fosse irritato per 1' ostinala difesa ò\ quc' lefrnzzani , o 
malavolenza portasse ad Alessandro , che avca conosciuto in Germa- 
nia 



{a) Cronologia de' Reggimenti 



DJ J? A D O V A , 217 

Illa lermo sostenitore de' diritti papali, venne in tanta furia vedendoli, an. 1159 
che s' ebbero a pentire quc' Messi d' esservi andati : e se dice il vero 
la Storia , gli arebbe fatti appendere , se udrrigo il Leone , e Guel- 
fo , principi per ereditaria pietà divoti alla S. Sede , con gran calore 
non gli si fossero opposti . Così restò chiaro , che il Barbarossa era 
tutto di Ottaviano , la qual cosa se punse T animo di Alessandro non 
occorre che 'l dica . Ebbe però egli qualche conforto all' udire che 
Guglielmo Re di Sicilia lo aveva riconosciuto per legittimo Papa , e 
tutto s' era profFerto a' servigj di lui . 

Era già arrivato F anno mille cento e sessanta , e Federico moslran- ^n. 1100 
do di voler estinguere lo scisma bandì una dieta di Vescovi nella cit- 
tà di Pavia, alla quale invitò anche Alessandro, chiamandolo col no- 
me di Rolando Cancelliere della Romana Chiesa , acciocché venisse ad 
udire la sentenza , che sarebbe stata profTerlta sopra le ragioni de' due 
competitori . Era ben chiara cosa a vedersi , che il legittimo Papa , 
quasi certo di ciò che avvenne, non sarebbe intervenuto ad un Con- 
ciliabolo convocato in città sospetta da chi non ne aveva l'autorità, e 
dove non poteva aspettarsi che un ingiusto gludicio , ed irregolare . 
Né egli , né i suoi Legati vi andarono ; vi andò bensì l' Antipapa , e 
Pellegrino Patriarca di Aquileia co' suoi sufFraganei , e con altri Ve- 
scovi al numero di cento e cinquantatre , tra' quali anche il nostro Gio- 
vanni , Ora non essendo comparso Alessandro , né alcuno de' suoi , 
non è maraviglia che que' Vescovi ed Arcivescovi , alcuni per timore , 
^kri per adulazione al Sovrano , parte per la speranza di ricompensa , 
parte ancora per ignoranza abbiano riconosciuto Ottanano come pa- 
store legittimo , e condannato Alessandro quale ingiusto usurpatore 
della Sede papale . Ciò seguì il dì undici di febbraio (a) . L' Impera- 
dore lieto di averla spuntata rendette all' Antipapa tutti gli onori , che 
a' veri Pontefici si sogliono rendere , mal presago de' mali che gli so- 
prastavano per tale sconsigliato procedere . Ma come Alessandro ciò 
seppe in Anagni , dove dimorava , considerando che tanta ingiuria non 
€ra da sofFerirsi , fulminò le censure contra dell' uno e dell' altro , e 
contra de' loro aderenti , e inviò Legati in diversi regni di Europa per 
informare que' Principi di ciò che contra ogni diritto era stato fatto in 
Pavia, e ottenne felicemente di essere venerato da que' Sovrani, come 
successore legittimo di S. Pietro . 

Cominciava intorno a questi tempi a maggìoreggiare nella nostra 
Marca la famiglia da Bussano , che da Onara , e da Romano fu 
anche detta , la quale per illustri maritaggi , per feudi Vescovili e Im- 
periali , per beni allodiali , e servi , e masnade era venula in gran con- 
to , e in molta grandezza, siccome si può vedere presso il Verri mio 

gran- 



(/?) DurancI e Martene Thes. Anecd. T. I. 

Pane IL E e 



2l8 ANNALI BELLA CITTA 

.sr. n(5o grande amico , mentre viveva , nella sua bella Storia degli EcelinI , Era 
morto Ecelo senza figliuoli , ed Ecelino nipote dì luì chiamato per 
soprannome il Balbo figlio di A.lherico aveva trascurato di prendere 
da Alberto Vescovo di Frisinga la investitura del castello dì Godego 
situato nel Trivigiano già con altre giurisdizioni sino dal decimo seco- 
lo donato dall' Imperadore Ottone al Vescovo àbramo . Per la qual 
cosa i giudici , ai quali Federigo aveva delegato la causa , dichiararono 
quel feudo , come dicevasi , aperto ; e la sentenza fu pronunciata in 
presenza dì Cesare , e di molti Vescovi e Principi nel territorio di 
Tortona, dove fanno passato era Federigo, Ciò intesosi da ^^^//>2^ , 
a cui dispiaceva di aver perduta quella nobile giurisdizione , mandò su- 
bito Giacomo giudice suo Messo alla corte di Alberto per supplicare 
quel Prelato , che lo volesse investire . Cento marche di argento , che 
gli diede il messo a nome di Ecelino , e di Giovanni suo figliuolo , 
quetarono la collera di lui , sicché concedette ad essi la investitura , e 
a' loro discendenti maschi in perpetuo col vantaggioso patto , che non 
fossero obbligati gli Ecelìni in vigore di quel feudo a servire oltremontl 
quel Vescovo {a) . 11 diploma è dato addì sette di marzo di quest' 
anno sessanta . Spenta la famiglia , come diremo , fu investito di quella 
giurisdizione il nostro Tisone da Camposanpìero . 

Continuò qualche tempo il conciliabolo dì Pavia , che quegli sfron- 
tati scismatici ebbero ardire di chiamarlo Concilio generale. Abbiamo 
dallo Storico Piloni (b) che il di sedici di aprile Papié in generali 
Concilio Federigo donò a Pellegrino Patriarca dì Aquìleia il Vesco- 
vado di Belluno , e a tale donazione servì di testimonio anche il Ve- 
scovo nostro Giovanni, Ma egli è slato uno dì quelli che per timo- 
re sottoscrissero la condanna dì Alessandro , Imperciocché subito che 
potè ritornare alla sua Chiesa sì dichiarò apertamente per lui , e non 
volle più riconoscere 1' Antipapa . Ciò si raccoglie da una lettera di 
Eberardo Arcivescovo di Salisburgo indiritta a Raimondo Vescovo Gur- 
cense , che fu pubblicala dal Gretsero nelle sue Opere conlra il Gol- 
dastro . In fatti ai dieciotto di giugno era in Padova intento agi' in- 
teressi del suo Vescovado . Imperciocché in quel glorilo permutò al- 
cuni terreni di sua ragione con altri posseduti da Martino Abate dì 
Praglia (e) ; e a' dieciotto del mese seguente compose le rinascenti di- 
scordie tra Roza Badessa di S. Stefano (d) , ed Engel/redo Arciprete 
di Este per quelle decime, sorgente perenne di contrasti e di liti. Fi- 
nalmente ai ventiquattro di agosto investì di alcuni feudi Guidone Tem- 
pesta co' suoi nipoti . E siccome Guidone era nobilissimo uomo , così 
chiamati furono testimoni a tale investitura de' cittadini principali di 

Pa- 



(^) Ex Hist. Frising. 
Xh) Storia di Belluno . 
{e) Ex arch. Pratai. 
{d) Ex tab. S. Stephani 



DI 1? A D O r A , 219 

Padova , Ugolino da Baone , Allerto di Arnoardo ( da Celsano ) an. 1160 
Ongarello , Oltanano vicedomìno , e Marsilio da Carrara (a) . Al 
governo di questa Città e provincia era stato spedito da Federigo col 
titolo di Legato o Vicario un certo Conte Pagano . Questi è ignoto 
per qua! motivo , aveva spogliato il monislero di S. Zaccaria di Vene- 
zia de' beni , che possedeva in Monselice . Ma essendo il suddetto Con- 
te andato colà , forse per amministrare giustizia , gli si presentò prete 
Pancrazio procuratore delle monache , e gli mostrò le antiche carte , 
e i privilegi imperiali confermativi dei diritti del Veneto monistero , 
veduti i quali ordinò che ogni cosa fosse restituita , salve però le ra- 
gioni deli' Imperadore . Sedeva Pagano in quel di dodicesimo di set- 
tembre nella casa pubblica presso S. Polo (b) circondato da buon nu- 
mero di persone riguardevoli , e merita di esser notato che Marsilio 
da Carrara era tra quelli che lo corteggiavano . Questo gentiluomo , 
siccome ancora i maggiori di lui , fu del partito imperiale , e sappia- 
mo che Milone suo padre era morto in servizio di Arrigo , non già 
di Corrado , come credette il Vergerlo . Per tali suoi meriti , e per 
la costante fedeltà di lui ottenne da Cesare un diploma onorifico nel 
dì quindici di ottobre , mentre quel Sovrano era in Pontremoli . Con 
esso ricevette Federigo sotto la sua imperiale protezione Marsilio e 
Matilde sua cognata , e i loro legittimi discendenti , e tutti i beni sta- 
bili e semoventi della famiglia presenti e futuri , il castello di Carrara, 
e il monistero di S. Stefano , e concedette ad essi licenza di poter co- 
struire de' mulini sopra le loro terre ; cosa che , come sopra s' è detto 
allora che delle regalie s' è parlato , intendeva egli che fosse di regio 
diritto ; e intimò la pena di mille libbre di oro purissimo a chiunque 
osasse di molestare e inquietare il prefato Marsilio , o gli uomini abi- 
tanti, nelle sue possessioni (e) . 

Ma se Federigo si mostrò benefico e liberale con Marsilio Carra- 
rese , tale non fu co' Marchesi d' Este , a' quali tolse il castello di Mon- 
selice , e perciò vi abbiamo veduto il suo Vicario Conte Pagano con 
amplissima facoltà . Ne il nostro Vescovo Giovanni ebbe a lodarsi di 
lui , che lo spogliò della Contea di Sacco pacificamente goduta per 
molti secoli da' Vescovi Padovani , e per ispeziale favore gli lasciò al- 
cuni villaggi con autorità limitata, e volle per se anche la bella rocca 
di Pendise ne' Colli Euganei . E ben fece vedere con sì violente azio- 
ni che del giusto e dell' ingiusto non tenea molto conto . Non cosi 
procedettero gli Estensi di Germania co' loro consorti d' Italia . Era 
Federigo sul principio di quest'^anno , come s'è detto, all'assedio di 
Crema , che finalmente prese e distrusse , e venuti erano a rinforzare 

il 



i^d) Ex tab. maior. Eccl. 
(^) Ex Arch. S. Zachar. 
(e) Ex tab. Papaf. Orsato Stoj. di Pad. 



220 ANNAtJ DBZZA CITTA 



AN 



1160 il SUO esercito colle loro genti yérrigo Duca di Sassonia e Baviera dal- 
la Germania, e Guelfo suo zio dal Ducato di Spolelì, dov'' era signo- 
re . Ohizzo ed Alberto d^ Este si portarono a quel campo ne' primi 
giorni di gennaio , e mediante lo sborso di una riguardevole somma 
AN.iidi ottennero dal Duca Guelfo \ investitura di Este, e delle sue pertinen- 
ze , come cinque anni innanzi Bonifazio e Folco loro fratelli ottenu- 
ta 1' avevano dal Duca irrigo ; col quale atto ebber fine tutte le con- 
troversie , che tra le due linee Estensi d' Aiemagna e d' Italia per lungo 
tempo eran corse ; e Folco co' suoi discendenti rimase pacifico posses- 
sore degl' Italici Stati di queste parti (a) . 

Ben meritarono questi nostri Marchesi , che i loro parenti ^\ Ger- 
mania , ultimate le antiche differenze , gli lasciassero vivere in pace. 
Erano essi una famiglia di Principi sempre divoti alla S. Sede, com- 
mendabili per le opere di pietà , e per 1' affetto costante alla religione . 
S' è veduto e si vedrà ancora quanto essi furono larghi donatori de' 
loro beni alle chiese , ed ai monisteri . Anche in quest' anno , o al 
principio del seguente , come altri vuole , terminato il grande affare 
della investitura , quasi che grati a Dio si volessero dimostrare , JBoni- 
fazio , Folco ed Alberto fratelli ^narono alla chiesa di S. Maria del- 
le Carceri tante volte beneficata c(ue poste di valli nel lago di Vighiz- 
zolo , una chiamata la Valtesella , e l'altra il cui del porco (h) , con- 
cedendo al pricrre Domenico il diritto di pescare , e di farne ciò che 
a lui meglio piacesse . Questo lago detto di Vighizzolo per essere vi- 
cino ad un villaggio così chiamato fu malamente confuso da alcuni col 
A^igisono di Plinio (e) : esso era in que' tempi largo ed esteso , e ci 
somministrava copia grande di pesci , nientemeno che 1' ahro di Pozzo- 
novo ; ora per l' industria degli uomini è diseccalo e rasciutto , e tranne 
alcune profonde valli convertito in ubertose campagne . 

Proseguivano intanto i Vicarj di Cesare a visitare la nostra provin- 
cia, ascoltando i ricorsi, e rendendo ragione; né a dir vero su questi 
principi del loro governo io leggo che fossero né rapaci , né ingiusti . 
[Nel fine di marzo dell' anno sessantun© Ermanno Vescovo Verdense 
Vicario di Federigo era nella Pieve di Sacco , ove fece restituire ai 
Canonici Padovani (d) un terreno posto nella villa di Camino . Poi 
trovo che nell'ultimo giorno di maggio il Conte Pagano sedeva in 
Monselice co' suoi giudici Gio\mnni , Giacobino , e JBiacqua per ren- 
dere a ciascuno il suo debito ; ed ivi udite le istanze di un cotal uo- 
mo chiamato Bo , che domandava una vigna al Monistero di S. Zac- 
caria , e sentite e considerate le ragioni delle moixache , col consiglio 
de' suoi giudici assolse il monistero dalla ingiusta petizione di colui . 

DI 



{a) Murat. Ant. Est. P. L 

{b) Ibidem. 

le) Messi Ant. di Este. 

{(i) Ex tab. maior. Eccl. Pat. 



ni IP A Ù O V .-i . 221 

DI questa sentenza furono testimoni alcuni principali signori di quella ^n. nói 
Terra , i cui discendenti in processo di tempo accrebbero il numero 
delle nobili nostre famiglie . 

Essendo stato Alessandro III. riconosciuto vero e legittimo Papa 
da Lodovico VII. Re di Francia , e da ^Irrigo II. Re d' Inghilter- 
ra , e ciò in un Concilio tenuto in Tolosa , ad onta di tutti gli sfor- 
zi di Federigo , che mandò ambasciadori a quella sacra adunanza , af- 
finchè il suo Vittore riconoscessero , egli nel giugno dì quest' anno 
sessantuno tornò a Roma ricevuto con grande onorificenza dal clero , 
e dal popolo , di che diede notizia ad Enrico Patriarca di "Grado, e 
a' Vescovi di Padova , Vicenza , Verona , e Ferrara , e ad altri Vesco- 
vi , e Abati di questa Marca (a) . Ma non fu lungo il soggiorno di 
lui in quell' alma città . Grande vi era il numero degli scismatici , l' An- 
tipapa vi aveva un forte partito ; il popolo segretamente lo favoriva ; 
fuori di Roma a poca distanza i Tedeschi signoreggiavano ; la stanza 
era mal sicura , onde Alessandro tra timori e pericoli in dubbio di se 
stesso colla mente ondeggiava . Finalmente col consenso de' Cardinali 
si ritirò nella Campania , e vi si trattenne alcuni mesi , finche servito 
<3alle galee del Re Guglielmo passò a Genova, e di là nel seguente 
anno in Francia , allora consueto ricovero de' Pontefici nel tempo delle 
loro persecuzioni . 

In questo che il Papa trattenevasi in Genova il Barlarossa congre- 
gò un altro Conciliabolo in Lodi nel mese di giugno , ove coli' Anti- 
papa si trovò il Patriarca di Aquileia , Guido eletto di Ravenna , Ri- 
naldo eletto di Colonia , gli Arcivescovi di Treviri , e di Vienna nel 
Delfinato con altri Vescovi e Abati . In quel consesso venne confer- 
mata r elezione di Vittore , e vi fu scomunicato Oberto Arcivescovo 
di Milano , i Vescovi di Piacenza e di Brescia (h) ., e i Consoli di 
alcune città , che tenevano con Alessandro . Fu innoltre deposto il 
Vescovo di Bologna , e sospeso dall' ufficio II nostro di Padova sino 
alle calende di agosto , e se dice il vero Galano Fiamma (e) , an- 
che scomunicato . Ma siccome i Milanesi ostinatamente si difendevano 
contra le armi di Federigo , così il Cardinale Giovanni d'Anagni Le- 
gato di Alessandro avendo potuto entrare in quella città , salito sul 
pulpito della cattedrale ebbe il cuore di scomunicare l' Imperadore , e 
tutti i Vescovi suoi aderenti . Queste scomuniche vicendevoli sempre 
più riscaldavano gli animi de' seguaci de' due partiti , e non passavano 
senza scandalo de' pusillanimi ed ignoranti , i quali non sapevano a chi 
si dovesse ubbidire . Forse se ne rise F Imperadore , e tardi si avvide 
di quanta importanza fossero le spirituali ferite . 

Pro- 



ia) Gretsero contra Goldasto . 

{b) Otto Morena Rer. Ital. T. VI. 

(0 Mani.puJ, Florum cap. ip^. 



222 u4NNALl DEZZA CITTA 

As. ii6z Proseguiva egìi intanto la guerra contro de' Milanesi ardendo , ru- 
bando , e guastando tutti i luoghi di quel distretto , e quantunque essi 
disposti fossero a tutte piuttosto le più dure cose soffrire che cedere a 
Federigo , vennero a tale stretta di vettovaglia , che si morivan di fa- 
me . Quindi nacque tra' cittadini discordia tale , che ne succedevano 
giornalmente risse ed ammazzamenti. Era giunto il febbraio dell'anno 
- sessantadue , quando finalmente prevalendo il partito di quelli che vo- 
levano arrendersi ., mandarono Messi all' Imperadore per trattare di ac- 
cordo , il quale non ascoltando nò condizioni né patti volle che si ren- 
dessero a discrezione . Fu d' uopo ubbidire , e nel giorno primo di 
marzo gli sì presentarono i Consoli giurandogli fedeltà , ciò che ne' dì 
appresso fece anche la milizia , che gli consegnò le bandiere e il car- 
roccio . Se lo sdegno di Cesare non fosse proceduto più innanzi , io 
gli perdonerei che avesse voluto quattrocento ostaggi da quella città 
rubella ^ che così a lungo gli fece fronte ; ma la sua collera non ebbe 
confinì . Imperciocché comandò che nello spazio di otto giorni tutti i 
cittadini ne dovessero uscire portando seco solamente ciò che avesser 
potuto: e fu miserabile cosa a vedersi quell'infelice piangente popolo, 
che abbandonava le proprie case , uomini e donne co' loro parvoli nel- 
le braccia , e pochi fardelli , traendo seco a grande stento gì' infermi . 
Entrato poscia in Milano diede in preda quella sventurata città alla mi- 
litare licenza : non sagro , non profano fu rispettato : spogliavano i fe- 
roci Tedeschi , rapivano , affardellavano , e non pure i Tedeschi , ma 
gì' Italiani ancora delle vicine città odiatrici della Milanese grandezza . 
Non sazio ancora l' efferato animo di Federigo ordinò che quella cit- 
tà fosse arsa e distrutta , le mura e le torri atterrate , le fosse spiana- 
te , sicché in avvenire più non si potesse abitare , e il suo ordine da' 
popoli di Lombardia fu con tal furore eseguito ^ che a chi ne legge 
la storia non par credibile ► 

Grandi encomj fanno gli Scrittori delle cose Germaniche al valore 
del Barbar ossa per aver domato e sottomesso quella popolosa città ; 
ma lasciando eh' egli ebbe tanti Italiani in aiuto suo , resta sempre a 
cercarsi se tanta gloria venga oscurata dal crudele eccidio che ns fu 
latto per suo comando. Non pare certamente che ad un Principe cri- 
stiano si convenisse distruggere una intera insigne città slata sede d' Im- 
pcradoii , per quanto ella fosse rea , e seppellire sotto le rovine tanti 
begli edificj , decorose memorie degl' illustri maggiori . Ma lasciandone 
il giudicio ai discreti e spassionati lettori, dico che la caduta di Mila- 
no sparse tanto terrore e costernazione in tutta l' Italia di qua da Ro- 
ma , che non v' ebbe città , o fortezza , la quale non piegasse il collo 
sono il giogo del formidabile Imperadore . I Bresciani già alleati co' 
Milanesi si sottomisero ai voleri di lui con pesantissime condizioni ; dì 
poi i Piacentini, ed i Bolognesi, e Imola e Faenza , ed altre Terre e 
Cina ricevettero la dura legge del vincitore. 

Tornando a' casi nostri leggiamo , che i Consoli di Monsellce col 

con- 



DI :p A B O V A , 223 

consenso di tulio il popolo donarono il dì sesto di marzo a Guidone an. hóz 
Canonico di Ferrara un pezzo di terra incolta non lungi dalla Chiesa 
di S. Daniele con un altro pezzetto di terra parimente incolta a sol- 
lievo de' poveri e de' pellegrini . Ma vi apposero la condizione , che 
questo pio Luogo non debba esser soggetto né al Vescovo , né ad al- 
tra persona fuorché all' arciprete di quella Terra , ed era prete MartU 
no , e a chi gli succederà (a) . L' istromento fu rogato da Ubertino 
notaio nella casa dominicale appresso la Chiesa di S. Polo . Non me- 
no lodevole di questa donazione , fu 1' altra che fece 1' Arciprete Uber- 
to alla sua Chiesa Cattedrale nel dì sesto di giugno . Quella ebbe per 
oggetto il bene de' poveri , questa il culto della divinità , e F istruzio- 
ne de' Cherici . Egli le offerse in dono (b) de' sacri arredi , una croce 
di argento , un calice di argento dorato , pianete , dalmatiche , e pivia- 
li , Messali colle tavole argentee , lezlonari , antifonari , e un Salterio , 
un libro di Canoni, le lettere di S. Paolo, l'Evangelio di S. Mat- 
teo, ambidue colle glose, e Origene sopra l'Epistole. Sarebbe desi- 
derabile che queste reliquie de' vecchi tempi non fossero state consun- 
te , perchè ci spargerebbero qualche raggio dì luce sopra 1' oscura sto- 
ria delle arti disegnatrici . 

Ricordami di aver detto , che Manfredo di ^bano potente e ricco 
Signore della stirpe de' nostri Conti ebbe a moglie Sibilla di Ottone 
da Limena . Questa egregia donna gli partorì un figliuolo maschio , 
che dal nome dell' avolo ^rtuso fu chiamato yirtusino , il quale con 
grande cura fu educato dal padre , e in tutti gli esercizi , che allora 
de' generosi cavalieri eran propri , studiosamente ammaestrato . Giunto 
all' età di quindici anni , mentre i più illustri Signori di questa Marca 
desideravano di averlo genero , egli scelse per sua sposa una figliuola 
del Co. Rambaldo da Collalto . Ma volle la rea fortuna, eh' egli mo- 
risse in Venezia prima delle sue nozze , e il suo cadavere tra i gemi- 
ti e le lagrime de' suoi parenti e de' suoi vassalli fu trasportato alla 
Chiesa di Praglla , ed ivi seppellito con un epitafìo in versi composto 
da prete Lorenzo di jdbano fratello di Costanzo notaio , che fu pa- 
dre del nostro celebre Pietro d' Abano . Alcune vecchie memorie , 
ma non anteriori al secolo XV. riferiscono varie circostanze della sua 
morte. Dicono che essendogli sfuggito di pugno il falcone, mentre era 
gito co' suoi compagni alla caccia , volle conira l' avviso de' suoi sopra 
un alto albero arrampicarsi , dove quell' uccello si era ricoverato , e che 
frattanto rabbuiatosi il cielo scoppiò un fulmine che lo percosse , sic- 
ché mezzo arso cadde precipitosamente , e si affogò in una fossa pie- 
na di acqua ; verificandosi i predicimenti di tre astrologhi , il suddetto 
prete Lorenzo , Alferio od Alfeo matematico Padovano , e Teobal- 
do 



(a) Ex tab. Com. Monsll. 

(b) Ex tab. maior. Eccl. Pat. 



224 ANNALI DELLA CITTA^ 

AN.iióa do di Calavenna , cui mosso da tristi sogni Manfredo avea consultati 
su le future vicende del nato figliuolo . 

Ma concedendo che allora fiorissero quegli astrologi , onde non sia 
maraviglia se il nostro Pietro , che aveva il professore in oasa , tutto 
addetto fosse a quell' arte fallace , dico che quei racconti sono favolosi, 
perchè Artusino è morto in Venezia , come vedremo . Il suddetto 
Manfredo per 1' anima di suo figliuolo donò nel dì ventisette di luglio 
al monistero di S. Cipriano (a) , dove fu sepoha Sibilla sua moglie 
un manso posto ne' confini àX Bovolenta . Poscia nel seguente settem- 
bre offerse in dono a S. Maria di Fraglia un altro manso in Lovi- 
gliano per rimedio dell' anima propria , e per suffragio di quella di 
Artusino suo figliuolo morto in Venezia , e portato alla Chiesa di 
Fraglia (h) . U istrumento di questa donazione fu rogato in Padova 
nella casa del donatore . Si dee aggiugnere che ricorrendo il trigesi- 
mo dalla morte del giovinetto , il padre andò a Praglia co' suoi servi 
e vassalli per assistere all' esequie , che gli doveva celebrare 1' Abate , il 
quale per una usanza allora comune , e da molto tempo giustamente 
abolita , prima di dar principio alla sacra funzione domandò a Man- 
fredo che gli donasse la metà della Comunia , che possedeva in Cin- 
ghiare , in Farneda , e nella palude di Luvigliano . Era probabilmente 
la Comunia il diritto di pascolare ne' beni , che si dicevano comunali; 
ma comunque si voglia intendere quel vocabolo , Manfredo , udita la 
inchiesta dell'Abate, se ne andò a consigliarsi co' suoi, indi tornò alla 
sepoltura , dov' era il suddetto Abate co' Monaci , e gli donò quello 
che richiedeva , eccetto un livello di un certo Rainieri . In questa car- 
ta è nominato il fìumicello Pisciola nelle pertinenze dì fLovigliano , il 
quale o più non esiste , o ha perduto P antico nome (e) . E di questa 
donazione fu poi scritta in Padova solenne carta da Faletro notaio . 

Manfredo , e ciò gioverà ricordare , perduta la moglie Sibilla si ri- 
maritò con Agnese d'illustre famiglia, e n'ebbe una figliuola, cui 
pose nome Cecilia . Ma perciocché infausti , e malaugurati sogni avu- 
ti avevano ambidue i genitori , Manfredo , eh' era stato educato da pre- 
te Lorenzo professore àì\ astrologia , e prestava fede alle follie di quelP 
arte ingannevole , ebbe ricorso a' soliti suoi matematici , che gravi dis- 
grazie gli presagirono : e il nostro Alferio che pizzicava di poeta in- 
fra gli altri così gli rispose: 

Nascifur Euganea: bellorum causa i>irago 
Impia cognatas motura in prwlia dextras ; 
Franguntùr populi , et canibus lacerantur iniquis , 

Ter- 



{a) Ex tab. Castell. 
{h) Ex rab. Pratal. 
{e) Ibidem . 



DI VADOSA. 225 

Tertìa nunc Helene vaslahit moenia Troice, InTiTÌI 

Unde cadimi urhes , et yaspidis an>a colentes 
Seque secarti miseri ^ et scevis crucia ntur in armis . 

Io non entro mallevadore che \ suddetti versi i quali si leggono In una 
Cronaca MS. sieno di que' tempi, e se fossero, potremmo vantarci di 
avere avuto In quel rozzo secolo un poeta non del tutto ignobile . Del 
resto egli è certo che Cecilia fu innocente cagione di gravissimi disa- 
stri alla nostra Città , 

Il nostro Vescovo , che col sagrificìo de' suoi giusti diritti sopra il 
contado di Sacco , e la rocca di Pendise sì aveva guadagnato il lavore 
del Barharassa , attendeva in questo mezzo agi' interessi del suo Ve- 
scovado . Nel di sei di ottobre alla presenza di molti de' suoi Canoni- 
ci ricevette da un cotale Inchebaldo nelle pertinenze di Est^ nel luo- 
go detto Rotta di Sandalo un pezzo di tefra , sopra il quale si avesse 
ad erigere uno Spedale ad onore di S- Iacopo , e nel giorno medesi- 
mo ne investì Uberto e Lorenzo , i quali dovevano edificare la Chie- 
sa . Esentò poi da qualunque aggravio le persone , che colà dimore- 
ranno al servigio di Dio , salvo che nella sesta feria delle Tempora di 
Natale sieno tenute di pagare ogni anno al Vescovado una libbra di 
cera , ed una d' incenso , ed un' altra di cera all' arciprete di Este m 
segno di riverenza , giacché quel luogo era compreso nella Pieve di 
lui . Si riserbo in fine la istituzione , 1' ordinazione , e la correzione 
de' Cherici , e de' laici , che ivi soggiorneranno . Non si potrebbe ba- 
stevolmenle lodare la pietà de' nostri maggiori , e clii volesse a parte 
a parte parlare delle chiese , monisteri e spedali , che In que' secoli chia- 
mati barbari In Padova , e nel Padovano furono eretti , avrebbe una 
impresa alle mani da non recarla a fine sì agevolmente . Per le segui- 
te vicende la più parte di questi ricoveri degl' infermi o de' pellegrini 
è presentemente distrutta. 

Anche i nostri Canonici avendo mostralo fedeltà e ubbidienza all' 
Imperadore ottennero da lui un diploma , col quale ricevette sotto l' au* 
gusta sua protezione i loro beni , e le loro pei'sone , comandando che 
nessuna podestà del suo Imperio, né grande, né piccola osi d'inquie- 
tarli , o recare ad essi veruna molestia . E perché il porto sopra il fiu- 
me Brenta nel luogo di Noventa era di loro ragione , e colla rendita 
di esso si manteneva la luminaria della Cattedrale, confermò agli stessi 
il suddetto porto , e le due rive del fiume (a) . Io credo soverchio 
avvertire che il suddetto porto era su quel ramo di Brenta, che discen- 
de da Limena , e ora dicesi vecchia . Il diploma è dato in Torino nel 
mese di agosto . Trovavasi Cesare In quelle parli per passare in Bor- 
go- 

' • I ■ ■ 1 I 'l iii j iii rf' < *-<li [ rn --ÌJ . m ini». 

(/t) Ex tab. maior. Eccl. Patav. 

Parte li, F f 



226 ANf^ALl BELLA CITTA 

As' iióz gogna , perchè mostrava di volere dar fine allo scisma proponendo di 
convocare una dieta di Vescovi , nella quale cinque per parte di fau- 
tore , e cinque per parte di Alessandro esaminassero le ragioni dell' 
uno e dell' altro . Il partito proposto da Cesare non era dispiaciuto a 
Lodonco Re di Francia principe di buona fede , che non conosceva 
quali fossero le occulte mire di Federigo dirette a burlarsi d' entram- 
bi , e a fare un terzo Papa a sua voglia : ma Alessandro , alla cui 
dignità mal convenivasi sottomettersi a colai giudiclo , e temeva de' rag- 
giri di Federigo , stette fermo , e non volle intervenire a quel conses- 
so , da cui non poteva aspettarsi che una decisione ingiustissima , onde 
rotto ogni maneggio non senza vicendevole amarezza , che quasi die- 
de origine ad un' aspra guerra tra' due Sovrani , Cesare insieme colla 
moglie , e co' suoi baroni , e con tutto l' esercito tornò in Alema- 
gna (^^^ . 

Dopo questa sua gita egli mandò in Italia 7?/>2^/^<? eletto Arcivescovo 
di Colonia, e suo Arcicancelliere con amplissima facoltà, onde potesse 
le scomposte cose riordinare. Pessima fama di lui ha lasciato la storia. 
Egli andò visitando le città Italiche , e dove trovava Vescovi aderenti al 
partito di Alessandro gli deponeva, e sostituiva ad essi de'bena/Tetli a 
Vittore y e procurava con ogni sforzo di accendere ne' cuori de' popoli 
amore e riverenza verso di Federigo , ma riuscì l' opposito . I Vicarj , 
e i ministri , eh' egli vi lasciò ritornando in Germania , eccitarono in 
vece ne' loro petti odio e malavolenza contra di lui , Quelle rapaci ar- 
pie cavavano il cuore ai popoli con imposte e insopportabili aggravj ; 
sotto pretesto di colpe spogliavano i facoltosi ; non private fortune , non 
pubblici erari erano sicuri dai loro artigli ; non sì promulgavano che 
ingiuste sentenze ; non sì vedevano che pene e supplizi inumani : e ciò 
che più ancora agi' Italiani incresceva , coloro rapivano le donne altrui 
svergognatamente abusandone . Le suppliche degli oppressi ricorrenti o 
non arrivavano alle orecchie del Sovrano , o senza elTetto tornavano 
indietro . I nostri avvezzi alle loro consuetudini , governati da' loro 
Consoli , godenti in pace delle loro regalie non potevano patire il fer* 
reo e tirannico giogo che gli schiacciava . Ma come ogni animai ter- 
reno contra la morte s aiuta , così disperati i popoli di così dolorosa 
servitù , eh' era peggio che morte cominciarono a rivolger neli' animo 
pensieri di libertà ; con qual' esito diremo poi . 

77"77^ In questo che in Italia così procedevan le cose Papa Alessandro 
dimorava in Francia favoreggiato da quel Monarca , e nel dì diecino- 
ve di maggio diede princìpio ad un Concilio , che si tenne nella città 
di Tours . Diciassette Cardinali , cento e ventiquattro Vescovi , e un nu- 
mero mollo maggiore di Abati , e di altri Cherici intervennero a quel- 
la sacra assemblea . In essa furono stabiliti alcuni canoni di disciplina 

cc- 



{a) Acerbus Morena T. VI. Rer. Italie. 



DI :P A D O V A , 22J 

ecclesiastica , la quale , colpa dello scisma , era molto scaduta , e tutte an. 1104 
le ordinazioni fatte dall' Antipapa , e dagli scismatici nulle e di nessun 
valore furono dichiarate . Terminato il Concilio , poiché V andare gi- 
rando per la Francia era di molto aggravio alle chiese , scelse il Papa 
per suo soggiorno la città di Sens , ed Ivi si trattenne sino alla Pasqua 
dell' anno sessantaclnque , provvedendo , come meglio poteva , ai biso- 
gni di tutta la Chiesa . Volle Iddio a consolazione di lui , che morto 
Pellegrino Patriarca di Aquilela ostinatissimo difensore del partito di 
Ottaviano y gli succedesse Ulrico In quella Sede metropolitana, il qua- 
le purgò la vasta sua diogesl dalla feccia degli scismatici , e molto fece 
e sostenne per la buona causa . Prelato lodevolìssimo , se non gli fos- 
se caduto in pensiero di rinovare le antiche discordie col Patriarca di 
Grado , già per bolle di Papi sopite , e discendere armata mano In 
quelP isola . Ma egli ebbe a far male le cose sue (a) . Imperciocché 
accorsi i Veneti colle loro galee fecero lui prigioniero , e dodici de' 
suoi canonici , e molti nobili del Friuli , per la qual vittoria fu Istitui- 
ta una festa popolare in Venezia . 

Era frattanto ritornato In Italia T Imperadore Federigo colla Consor- 
te , e con grande comitiva di Principi , e al fine di agosto era In Lo- 
di , e con esso ancor f Antipapa . Passò II resto di quest' anno ora 
in Pavia , ed ora in Monza , e stando In questo secondo luogo nel dì 
sesto di decembre prese sotto la sua protezione 1' Abate e il Moniste- 
ro dì S. Zenone di Verona (h) , e veduti gli antichi suoi privilegi gli 
confermò tutte le sue giurisdizioni , le castella , le Corti , e tutti i beni 
che possedeva , infra i quali la Chiesa di S. Tommaso nel contado del 
nostro Sacco , della qual Chiesa s' è. parlato ne' secoli precedenti . La 
venuta del nostro Sovrano in Italia non pose alcun freno , come 5pe- 
ravasì , alla rapace avidità de' suoi Ministri , che straziavano gli afflitti 
popoli con sempre nuove avanie , talché fu ^creduto che ciò non pas- 
sasse senza assenso , o connivenza di lui . E certo almeno che gli abi- 
tanti di Tortona dovettero vedere smantellate le mura della loro città , 
e quasi tutte le case distrutte dalla vecchia nimistà de' Pavesi , che com- 
prarono con grossa somma di denaro sì barbara licenza da Federigo . 
Restituì , è vero , i quattrocento ostaggi ai Milanesi , che parve atto di 
gran clemenza ; ma quel popolo sventurato , che dimorava con molto 
disagio in alcuni borghi, presentatosi a Cesare nel dì tre di decembre , 
mentre da Pavia passava a Monza , chiedendo ad alta voce misericor- 
dia , e la restituzione de' suoi poderi , prostrato sul fango della pubbli- 
ca strada sotto un grande rovescio di pioggia , nulla potè impetrare . 
Tirò innanzi Federigo , e solamente diede commissione all' eletto Ar- 
civescovo di Colonia , che ascoltasse le inchieste di quella gente . Co- 
stui 



{a) Rubeis Mon. AquiJ. Dandolo in Chron. 
(^) Biancolini Chiese di Verona . 



228 \ANNALl DELLA CITTA" 

'xJ^sXui vera mignatta delle borse Italiane , Falli venire a se nel seguente 
giorno alcuni di loro , polche intese , che domandavano la resliluzione 
de' loro beni, non la concedette ad essi prima che nel prossimo gen- 
naio pagato avessero all' Imperadore una buona somma di soldo . Non 
suppliche , non lagrime , non la vista della loro indigenza mosse pun- 
to quel cuore indurato ; fu d' uopo ubbidire . Ma tali crudeli azioni 
divolgatesi , e forse dalla fama, come succede , accresciute rinfiammaro- 
no sempre più l' odio de' nostri contra del Barharossa , 

Ne' primi giorni dell' anno sessantaquattro Federigo era In Faenza , 
e di là spedì un diploma a Vittore Abate di S. Benedetto di Poliro- 
no (a) ^ con cui gli confermò t privilegj dei Re ed Imperadorl passa- 
li , dichiarando che nessuno debba avere podestà sopra di quel moni- 
stero se non l' Imperadore Romano » Tra le cose concedute e confer- 
mate , perciò che appartiene a noi , ci sono Conche colla Chiesa di 
S. Leonardo , Fogolana colJa Chiesa di S. Marco , S. Cipriano di Mu- 
rano , il mo-nlstero di Fraglia , e 1' altro di Camposlon . Né si dee la- 
cere di una Bolla di Papa Alessandro ad ylrdcrico Abate di S. Giu- 
stina (h) data il dì sei di febbraio da Sens , dov' ei soggiornava , e sot- 
toscritta da qualtordicf Cardinali . In essa sono annoverale tutte le pos* 
sessioni , i beni , e le giurisdizioni del Monistero , ville , corti , muli- 
ni , chiese, decime, e servi, nò vi si tacciono i nomi dei Vescovi do- 
natori , fra i quali è ricordato anche Bellino , ma senza veruno nidi- 
zio , per cui si debba credere canonizzato da Papa Eugenio . Tra ì^e 
chiese della Città sono registrale anche quelle di S. Matteo , e di S. 
Giuliana , delle quali ad onta di questa Bolla hanno perduto i monaci 
la proprietà nel secolo scorso . Tutte queste cose e altre che non di- 
ca conferma Alessandro all' Abate colla sua apostolica autorità , e or- 
dina che sia libero a tutti di scegliersi la sepoltura in quel sacro Luo- 
go , salvi però i diritti del Vescovo ; minacciando la divina vendetta a 
ehi osasse di contravvenire al decreto della sua Bolla . Arderico per 
salvare le ragioni del suo monistero non ebbe ricorso all' Imperadore , 
come F altro Abate di Polirone ; donde si trae argomento di credere , 
che la- nostra Città seguiva il partito di lui . 

V' ba tra i monti Vicentini sotto la parrocchia di Lumignano un 
alto colle chiamato il' Sasso di S. Cassiano da una chiesa dedicata a 
quel Santo , e benché situato nella diogesi di Vicenza apparteneva alla 
Sagrestia della Cattedrale Padovana ► S' invogliò di esserne investito il 
Co. Ugocione de' Conti di Vicenza, e ne porse supplica a Giovanni 
nostro Vescovo, il quale volontieri , avuto l'assenso di Lemiaone Sa- 
grestano , e de' suoi Canonici , ne diede l' investitura a lui , e a' suoi 
d/scendentr, non di altro servigio aggravandolo , che di porre ogoi 

an- 



{a) Ball. Casin. 

\b) Ex tab. S. lusrinar Patav. 



DI :p A n o V A , 229 

anno sopra T aliare di quel Santo dodici denari nel giorno della sua am. 1164' 
lesta ; eccettuò per altro la Chiesa , e la terra coltivata da' custodi di 
essa (a) . Da carte posteriori apparisce , che il Capìtolo Padovano vi 
destinava un prete ad uffiziarvi , e a riscuoterne le rendite , poiché tro- 
vo che sul cadere del secolo decimoterzo l' Arciprete e i Canonici ri- 
mossero prete Uberto dal governo di quella chiesa , perchè i beni ne 
aveva dilapidalo . Estinta la linea mascolina di que' Conti in Gregorio 
di Bartolommeo , Margarita sua figlia sposata ad Alessandro Dot- 
tori gli portò in dote denari e beni stabili , e il Sasso ancora di S. 
Cassiano ; tulle cose che dal Signor Co. Girolamo di quella onorata 
famiglia sono possedute . 

Trattenevasi in queslo mentre Federigo in Lombardia intento a rie- 
dificare il castello di S. Colombano (b) con un grosso sobborgo , quan- 
do nel di venti di aprile venne a morte in Lucca l' Antipapa Vittore 
senza dar segno alcuno di ravvedimento : uomo pieno di superbia e di 
fasto , d' animo efiPerato e crudele , come si ha da non favolosi scrit- 
tori . E pure da' suoi partigiani furono alla credula gente spacciati de' 
miracoli come alla sua tomba accaduti ; condizione misera di que' tem- 
pi . Due soli Cardinali scismatici sopravvivevano ^ e costoro falta adu- 
nanza di molli ecclesiastici della lor setta elessero a falso Papa il Car- 
dinale Guido da Crema, il quale assunse il nome di Pasquale III. 
N' ebbe tosto Federigo V avviso , e sconsigliatamente approvonne la 
scelta , perdendo in tal guisa la bella occasione di dar pace alla Chiesa 
fol riconoscere Alessandro III , Anche questa ostinatezza di lui di 
perpetuare lo scisma si aggiunse agli altri motivi , per cui le città Lom- 
barde stanche del duro servaggio , ond' erano oppresse , pensarono alla 
rivolta . 

Le prime a cacciare i Magistrati imperiali furono Padova , Vicenza , 
Verona, e Trlvigi con segreti messaggi collegatesì insieme, e animate 
a ciò fare dal denaro de' Veneziani , i quali per le offese ricevute da 
Federigo ne bramavano la depressione . Certe memorie pubblicate pri- 
ma dal Pignoria nelle Note al Mussato , poscia dal Muratori (e) 
raccontano il fatto nella guisa seguente . Il Conte Pagano Vicario in 
Padova di Federigo divenuto intollerabile a' nobili ed a' plebei , acceso 
di amore per la vergine Speronella figliuola di Dalesmano e di Ma- \^^ u<jj' 
hilia del potente uomo Rolando da Curano , se la rapì , e nella roc- 
ca di Pendice alle sue voglie la tenne . Questo fatto punse acerbamen- 
te 1' animo di Dalesmanino suo fratello , che da quel punto cominciò 
a macchinare segretamente in qual modo potesse far vendetta di tanta 
ingiuria. Strinse però amicizia con Allerto da Buone nemico del 

Ti- 



ia) Ex tab. maior. Eccl. Patav. 
{{?) Sire Raul T. 6. Rer. Italie. 
(0 Ant. lui. T. IV. 



23o ANNALI DELLA CITTa' 

As. 1165 Tiranno , e con altri de' maggloringhi della nostra , e delle altre città 
della Marca già dell' oppressante governo assai dlscontente , e fu con- 
cordemente stabilito fra loro , che sarebbero cacciati in un determina- 
to giorno i Vicarj imperiali . A' ventitré di giugno pertanto , mentre 
si celebrava tra noi la festa detta de' Fiori , il popolo si levò in armi 
sotto la condotta de' Consoli, di che avvedutosi il Co. Pagano^ salito 
a cavallo fuggì alla rocca di Pendice ; ma ivi assediato da' Padovani , 
disperando di poiersi lungamente tenere , polche riseppe che 1 Vicari 
delle vicine città erano stati anch' essi dal loro governo cacciati , si ar- 
rese a buoni patti , e sollecito se ne andò . 

Ma in questo racconto alcune circostanze ci sono , che da autentici 
documenli vengono contraddette , come ha dimostrato 1' Ab. Brunacci 
nel suo Opuscolo de facto Marchiai . Primieramente Speronella allo- 
ra non era vergine, perchè aveva per marito Giacobino da Carrara^ 
e se si vuole che Dalesmanino siasi corrucciato col Co. Pagano pel 
ratfo della Sorella , molto più doveva irritarsi 1' animo del marito e me- 
ditar la vendetta . Eppure Giacobino non si mostrò adirato , anzi co- 
me parziale dell' Imperadore fu perseguitato da' suoi cittadini , e dovet- 
te fuggir della Marca . Il suo castello di Carrara fu distrutto , e a gran 
pena si salvò dal furore del popolo sollevato il monistero di S. Stefa- 
no , per la cura che a difenderlo il Vescovo se ne prese . Altri anco- 
ra partigiani di Cesare si fuggirono , come anche in Verona . Innol- 
trc non è egli vero , che il Co. Pagano abbia tenuto Speronella per 
sua concubina, quando è certo che fu sua moglie; né dopo di lui el- 
la prese a marito Pietro di Zaiissano di assai nobile famiglia , come 
in quelle memorie si legge , ma un Traversaro , e appresso il suddet- 
to Pietro , indi Ecelino , e finalmente Ulderico di Fontana da Mon- 
^ selice . Imperciocché questa celebre donna , la quale , come vedemmo , 
era investita del più ricco e signorile feudo del Vescovado, col favore 
del divorzio, che in que' tempi era in uso, ebbe sei successivi mariti, 
e nata l' anno cinquantesimo di questo secolo morì nel Natale del no- 
vantanove , cominciato avendo assai giovinetta a sentire le faville di 
amore . Finalmente la cacciata de' Ministri imperlali non avvenne nel- 
la vigilia di S. Giovambatista di giugno . acerbo Morena ed altri rac- 
contano che la cospirazione e la mossa delle nostre città cominciò ne' 
mesi del verno quando cioè s' era posta mano a rifabbricare il Castel- 
lo di S. Colombano ; e altronde sappiamo che nel mese di maggio era 
già scoppiata la sollevazione . Né la rocca di Pendice fu assediata e 
presa in quesl' anno , ma nell' anno seguente insieme coli' altra di Ri- 
voli nel Veronese, se l'autore della vita di Alessandro III. presso il 
Baronio dice il vero . Comunque sia del nostro raccontatore , che a 
un fatto vero molti falsi ne aggiunse , egli è certissimo per la tesllmo- 
nlanza di scrittori Italiani e Tedeschi, che l'oro de' Veneziani ebbe 
gran parte in questo memorabile avvenimento ; il quale cangiò faccia a 
buona parte d' Italia . 



DI P A D o p- ^ . 23r 

Appena ciò seguito cominciarono le città collegale a riparare In fret- an. hój 
Iq le loro mura , a munire le torri , ad allestire armi , e levar gente 
per comune dì^es^ . Né minor prontezza si richiedeva . Imperciocché 
Federigo , come seppe le cose accadute , raccolto un esercito di Lom- 
bardi a se fedeli , e quel maggior numero di Tedeschi che gli fu pos- 
sibile , si mosse tutto infuriato verso Verona , e distrusse alcune castel- 
la di quel territorio . Quando ecco gli venne all' incontro V armata de' 
Collegati più numerosa che non era la sua , fiera in vista ., e disposta 
a mettersi ad ogni sbaraglio . La qual cosa considerando V Imperado- 
re , e non tenendosi ben certo della fede de' Lombardi , ne' quali gli 
pareva di scorgere compassione ed affetto verso de' loro Italiani , non 
volle accettare la battaglia , e non senza rabbia e vergogna si ritirò (a) . 
Ma da quel dì crebbe in lui 1' odio e il rancore contro le città d' Ita- 
lia , e poiché non volle farsi amare da ess^ , procurò almeno di farsi 
temere , e a tal fine pose in tutte le fortezze guarnigione Tedesca , e 
governatori della stessa nazione , benché avesse alcuni nobili vassalli 
Italiani a lui fedeli , che all' ombra della sua protezione godevano de' 
loro feudi . 

In questo mezzo Federigo domandò aiuto ai Ferraresi , e per age- 
volmente ottenerlo confermò loro tutti i privilegj , e con somigliante 
decreto tenne in fede anche i Mantovani (b) , e ricompensò Udalrico 
e Federigo Conti d' u4rco , perchè con molta fedeltà lo avevan servi- 
to (e) . In questi suoi diplomi insieme co' Vicentini , Padovani , e Ve- 
ronesi , che han sollevato il corno della ribellione e della superbia , 
com' ei dice , contra di me , e contra /' impero , nomina anche i Ve- 
neziani come suoi nemici , e ciò dà peso alla comune opinione , che i 
principali accenditori alla guerra i Veneti sieno stati . Essi oltre aver 
somministrato armi e denaro alle nostre città non altro Papa ricono- 
scevano che Alessandro , e mentre i narrati fatti andavano succeden- 
do soggiornava tra loro Ildebrando Cardinale e Legalo di lui . Io tro- 
vo che nel mese di giugno risiedeva in Rialto giudice di una quistio- 
ne tra Marco Priore d' Ispida , e Giseltrude Badessa di S. Zacaria . 
Quegli dolevasi dinanzi a lui , che la suddetta gli ritenesse i suoi be- 
ni , e quelli di prete Bonifazio professo del suo monistero . Ma Pre- 
te Pancrazio agente delle monache insieme con Vitale Dandolo loro 
avvocato rispondeva , che il Priore e Bonifacio erano stali cacciati da 
Ispida 9Ì et tirannide Theotonicorum , e che la Badessa mossa a com- 
passione del loro stato per pura carila gli aveva raccellati , credo nelle 
sue case di Monselice , e mantenuti insieme con un servo loro tre an- 
ni , nel corso de' quali essi consunto avevano assai più di quello che 

seco 



(^) Acerb. Morena. Galvan Fiamma R. Ital. T. VI. & XL 
(^) Murat. Anr. Irai. Diss. 48. 
(0 Ex schedis apud me . 



ANNALI DELLA CITTA 



.N. 1165 seco avevan portato . Con tutto ciò il Cardinale commiserando la de- 
solazione di quel luogo religioso pregò la Badessa che volesse restitui- 
re al Priore que' mobili , che teneva ancora presso di se , e gli desse 
ancora cento soldi Veronesi , e ordinò che il Priore suddetto facesse 
per se e per prete Bonifazio a donna Giseltrude una generale qui- 
tanza (a) . Si sottoscrivono a tale sentenza , oltre il Legato e il Prio- 
re , anche Pietro Vescovo Castellano , e Raimondo Vescovo di Bre- 
scia . Ispida , dì cui s' è parlato , è un luogo de' nostri colli non lun- 
gi da Monselice successivamente abitato da varie generazioni di Reli- 
giosi . Gli ultimi abitatori sono stati i Padri delia Congregazione di 
S. Girolamo di Pisa , i quali in questo secolo non ha guari di tempo 
senza veruna loro colpa furono per sovrano comando soppressi . 

Prima che terminasse quest' anno morì il nostro Vescovo Giovanni 
Cacio , che chiara fama lasciò di se . Dotto ne' canoni e cavaliere res- 
se la sua Chiesa con molta prudenza in tempi procellosi ; ne sostenne 
anche coli' armi i diritti conlra i suoi disubbidienti vassalli nelle parli 
di Sacco , clemente e generoso co' vinti ; cedette alla violenza di Cesa- 
re , ma poi che vide gli oppressi e angariati popoli fatti per dispera- 
zione securi a nuove cose appigliarsi , con saggi provvedimenti con- 
dusse a fine la grande impresa . Leggevasi nel passato secolo presso la 
porta del Baltisterio del Duomo la seguente sepolcrale Iscrizione , che 
ora indarno si cercherebbe (h) : 

Qui cum prole sua cinctura fulsit equestri , 
Inque Sacerdoturn Canone doctor erat 

Hic iacet antistes Cacii de stirpe lohannes , 

Cuius nomen humi , mens viget astra super . 

Nel marzo dell' anno seguente il giorno di S. Maria fu eletto da' 
Canonici Vescovo in luogo di lui , per opera principalmente di ^.rde- 
rico Abate di S. Giustina , il Canonico Girardo , che Girardino sì 
trova anche chiamato . Egli non era della famiglia Pomedella , come 
slnora falsamente fu scritto , ma della illustre casa da Marostica , o 
degli Offreducci . Falla l' Ughelli , che riporta la sua elezione all'an- 
no sessantanove , né meno s' inganna il P. Capacio (e) , il quale vuo- 
le eh' egli insegnasse le leggi nel pubblico Studio , che certamente non 
era ancora stato fondato . Esso leggeva bensì , ma privatamente nella 
propria casa presso del Duomo , come si ha dalle deposizioni di alcu- 
ni testimoni , e aveva seco Martino Gosia Giureconsulto Bolognese 
coetaneo di Bulgaro , che però alla sua patria ritornò (d) . Né sola- 

mcn- 



{a) Ex tab. S. Zach, 

{b) Pignorius in Mussatum llb. 8. 

{e) Hisr. S. I. 

{(i) Savioli Annali di Bologna . 



DI J? A B O V A . 233 

mente per la sua scienza era degno Girardo , benché giovane , di sa- an. 1165 
lire alla cattedra Vescovile , naa per la costanza eziandio , colla quale 
difese i diritti del suo Capitolo . Abbiamo eh' egli andava a Pernumia , 
ed ivi nelle pubbliche adunanze di que' popolani era solito di leggere 
i privilegi dati ab antico dagl' Imperadori alla Cattedrale di Padova per 
sostenere i suol livellari e vassalli conlra la prepotenza de' Carraresi , 
che avendo il mero e misto impero di queir ampia villa volevano ob- 
bligare gli uomini de' Canonici ad intervenire ai loro placiti , 

In questo che i nostri avevano eletto il novello Vescovo , finalmen- 
te uf^lesscmdro III. 5Ì staccò dalla Francia per consiglio di quel Re , 
inteso avendo che il suo Vicario in Roma aveva tolta agli scismatici 
la basilica Vaticana , e la Contea della Sabina , e indotto il popolo Ro- 
mano parte coli' esortazioni e parte coli' oro più potente mezzo delle 
parole a giurargli fedeltà , e tratto aveva ancora alle sue voglie il Se- 
nato . Lunga e accompagnata da varj accidenti fu la sua navigazione 
e solamente verso la fine di novembre egli entrò in Roma accolto e 
venerato con indicibile allegrezza da tutti . Ma il Barharossa , eh' era 
andato in Germania , come dicemmo , vi trovò accesa la guerra tra la 
sua famiglia , e quella de' Guelfi ; e siccome assai gì' importava , che 
Ja spedizione intimata a' Principi per tornare in Italia con nuovo eser- 
cito non fosse ritardata da domestici ostacoli , appresso molti storpj e 
danni di quelle provIncie venne a capo di spegnerne il fuoco . Pacifi- 
cata 1' Alemagna bandì una Dieta in Erbipoli , e fece giurare a più di 
quaranta Vescovi Tedeschi , che avrebbero ubbidito a Guido da Cre- 
ma . Nel tempo stesso il Cancelliere Cristiano eletto di Magonza la- 
sciato da Cesare a sopravvegliare in Italia era disceso per la Toscana 
nella Campania , e molto operò a favore del suddetto Antipapa. Esso 
prode della persona , ardimentoso e intrepido ne' pericoli accoppiava 
con dottrina e facondia incorrotta fede all' Imperadore ; ma d' altra par- 
te crudeltà , orgoglio , incontinenza , e rapacità facevano in esso l' ul- 
time prove , sicché si tirò addosso 1' odio e l' esecrazione de' popoli . 

Trattenevasi anche in quest'anno il Cardinale Ildebrando Legato di 
Papa Alessandro in Rialto , cioè in Venezia , ed è credibile che vi si 
fermasse per infiammare sempre più gli animi de' Veneziani contra le 
ingiuste mire di Federigo . Esso nel mese di marzo di quest' anno 
sessagesimo quinto insieme con Enrico Dandolo Patriarca di Grado 
approvò la vendita di dieci campi di terra lavorativa posti nella villa 
di Fosso , che per quaranta lire dì moneta Veronese fece Tigone Aba- 
te di S. Giorgio in Pineta ( antico monistero ne' Veneti lidi di Gie- 
solo ) ad Ariprando Priore di S. Cipriano , i quali campi erano per- 
venuti in dominio di S. Giorgio per testamento di Berta da Baone . 
Nel mese medesimo un' altra Berta vedova del qu. Ingelfredo giudice 
Padovano donò per l' anima sua e de' suoi parenti al suddetto S. Ci- 
priano una terra situata nella villa di Braido , riserbandosene 1' usofrut- 
to finché fosse vissuta , e frattanto concedendo a' Monaci due staia di 
Parte IL G g gra- 



234 ANNALI DELLA CITTA 



T^T^grano tra grosso e minuto . E nello stesso giorno con altra carta die- 
de loro la terra che possedeva in Bovolenta per feudo del sopranno- 
minato Manfredo d' ^dhano (a) . Così a poco a poco per le conti- 
nue oblazioni de' nostri Padovani divenne trarlcco quel monistéro ; e 
se in questi tempi largheggiavano essi co' luoghi religiosi si dee crede- 
re che liberati dal giogo de' Governatori Tedeschi non fossero attriti 
ed oppressi come gli altri infelici popoli di Lombardia , de' quali la- 
grimevoli e inaudite calamità ci racconta la storia . In fatti i nostri 
erano governati da' loro Consoli con somma equità ; la diversità di 
umori , per la quale alcuni ciltadlni fuggiti erano della Marca , per la 
loro prudenza lu tolta ; tornò alla patria Giacomìn da Carrara , vi 
tornò Pizinardo con altri ; non più discordie , non varietà di pareri ; 
tutti cospiravano concordemente a mantenere la libertà . 

In questo che i nostri erano occupati a premunirsi contra la temu- 
ta discesa dell' Imperadore , il novello Vescovo Girardo attendeva agli 
afiari del suo Vescovado . Apparteneva alla sua mensa il castello di 
Tiene nell' agro Vicentino , ora terra popolosa e assai mercantile . Que' 
terrazzani con Tisone loro arciprete supplicarono al Vescovo che vo- 
lesse ad essi allivellarlo , ed egli forse considerando , eh' era assai lon- 
tano da Padova , e volendo ancora procurarsi de' buoni vassalli , con- 
cedette loro a livello quel castello colla sua fratta , eh' era una spezie 
di munizione ; e gli obbligò a pagare ogni anno nella festa di S. Mar- 
tino uno staio di frumento , e la metà di tutte le pene , che pei de- 
litti di ferite o di furto , o per altre reità esigessero dai colpevoli . La 
carta (h) è scritta nel dì cinque di giugno . Indi nel dì ventinove di 
settembre permutò Girardo con prete Mainardo maestro e ammini- 
stratore dello spedale di S. Giovanni di Gerusalemme alcune terre si- 
tuate in Padova . Questo spedale si trova ora nominato la prima vol- 
ta , ed era stato fabbricato sopra un fondo del Vescovo dal suddetto 
prete Mainardo . Molte circostanze concorrono a farmi credere che 
fosse quel desso presso il ponte delle navi , il quale fu riformato a' di 
nostri , priorato in prima de' Templari , poi per concessione di Cle- 
mente V, de' Cavalieri di Rodi (e) , 

Nel mese di novembre venne 1' Imperadore la quarta volta in Italia 
con un fioritissimo esercito , non già per la solita via della Chiusa dell' 
Adige , che forse era stata ben fortificata da' Veronesi , e da' nostri , 
ma pei passi della Valcamonlca , e andò ad attendarsi vicino a Brescia . 
Alcuni vogliono che al suo arrivo nella Lombardia si mostrasse uma- 
„55 no e clemente , vietasse le rapine , e le ingiuste estorsioni , e ne pu- 
nisse severamente gli autori ; ma scrittori fdj più accreditati afTerma- 

no , 



(a) Ex tab. Castell. 
(^) Ex tab. maior. Eccl. Patav. 
(e) Saiomoni Inscr. Urbis . 
Id) Sire Raul , Morena &c. 



DI P ^ D O V A ^ 235 

no, ch'egli non lasciò indietro maniera alcuna di ostiliià . Diede ìITnTTTóó" 
guasto a molte ville e castella del territorio Bresciano, e volle sessanta 
ostaggi de' più ricchi e principali della città che inviò a Pavia; ne an- 
dò esente da' ^loi saccheggi la pianura di Bergamo . Tenne poscia in 
Lodi un congresso di Tedeschi e Italiani a lui fedeli , e colà gli si 
presentarono supplichevoli con mesto viso non pochi Lombardi nobili 
e popolani . Una dolce speranza , conforto de' miseri , era entrata ne' 
loro animi , che in questo nuovo arrivo di lui arebbe egli recato qual- 
che sollievo ai gravissimi loro mali . Piangendo gli protestarono non 
esser essi già tenuti per sudditi , ma per ischiavi ; superbo oltre modo 
e crudele F imperio de' Governatori , insaziabile 1' avarizia ; trovar quel- 
li sempre nuove invenzioni per ingoiarsi i lor beni , né altro l'estare 
se non che si satollino delle lor carni ; sorde sempre le loro orecchie 
alle ragioni , chiuse alle suppliche ; non potersi sofferire più oltre co- 
tante ingiurie ; dia fine una volta Cesare per sua pietà a sì lagrime- 
voli eccessi , onde il suo nome medesimo resta disonorato . Parve che 
a tali rimostranze il cuore di Federigo s' intenerisse , e fosse per fare 
qualche utile provvedimento , ma non ne seguì verun buono effetto , e 
alla speranza de' Lombardi sottentrò una desolante disperazione , 

Se non che risvegliatosi in essi 1' antico spirito della nazione , che 
di tanti popoli trionfò , e riflettendo che non corrono alla disperazio- 



ne se non i vili e codardi, nel seguente anno sessantasette ne' primi an.i 167 
giorni di aprile fu segretamente tenuto un congresso nel monistero di 
Pontida sul Bergamasco (a) dalle città di Milano , Cremona , Berga- 
mo , Brescia , Mantova e Ferrara , al quale intervennero anche alcuni 
della nostra Marca , come si ha dalla vita di S. Aldino Q?) , e vi si 
gettarono le prime fondamenta della famosa Lega Lombarda . Federi- 
go insieme colla moglie era partito dall' Insubria sul princìpio del nuo- 
vo anno per gire a Roma , ed èva seco il fiore della Teutonica Ba- 
ronia con molti Titolati Italiani . Rinaldo eletto di Colonia lo aveva 
preceduto con buon nerbo di gente per ridurre all' ubbidienza dì Pas- 
quale i luoghi vicini a Roma , e dove colla forza , dove colle promes- 
se gli venne fatto di trarre alle sue voglie alcune città e castella dì 
quelle contrade . Anzi molti de' Romani medesimi adescati dall' oro 
largamente da lui profuso non sì vergognarono dì giurare fedeltà all' 
Antipapa e all' Imperadore contra di tutti . Questi intanto era entrato 
sul Bolognese , e volendo vendicare la morte di un suo Ministro diede 
un orribile guasto a quel territorio sino alle porte della città , la quale 
per ricomperarsi dal bando pagò al fisco sei mila lire di denari Luc- 
chesi , e diede per istatichi cento cittadini , che furono condotti in Pa- 
via . Proseguì poi lentamente il suo viaggio per la Romagna infesto 

del 



{a) Morena . 

\b) Bollando \^, Aprile . 



236 ANT^ATLl DELLA CITTA 

M.iióy del pari alle citta amiche e nemiche , finché sul princìpio di luglio si 
presentò alle mura di Ancona suddita allora di Manuel/o Imperadore 
de' Greci , e si dispose ad assediarla con grande apparato di macchine 
ed ordigni di guerra . 

Mentrechè si travagliavano questi apparecchi i Governatori posti da 
esso in Lombardia , l'orse avuto avendo qualche sentore delle segrete 
mosse delle ciltà, con ogni più crudel guisa esercitavano il lor potere, 
e invece di spegnere il fkoco della ribellione, come si avvisavan di fa- 
re , lo attizzavano maggiormente . Nel congresso di Pontida erasi sta- 
bilito , con giuramento , che non solamente un popolo avrebbe difeso 
V ahro , ma che tutti insieme avrebbono rimessi gli esuli Milanesi nelF 
abbandonata loro città . Ora mentre quest' infelici erano nella maggio- 
re afflizione per le voci fatte ir fuora da' Pavesi , che anche i loro 
borghi sarebbero stati distrutti , ecco nel dì ventisette di aprile compar- 
vero le milizie Bergamasche sotto dieci pennoni , e di mano in mano 
le altre de' popoli collegati , alle quali si aggiunsero anche quelle della 
nostra Marca, e così con grande festa ricondussero i Milanesi nella 
loro città, che in breve tempo, affrettando tutti concordemente il la- 
voro, fu cinta di buon vallo a difesa. Se lo seppe i^^^/i^r/^^ , e quan- 
tunque ne sentisse gran cruccio, mostrò di non curarsene molto; ma 
ciò che ripose nel profondo deli' animo è stata l' offesa ricevuta da' 
Collegati, i quali dopo avere costretto Lodi ad unirsi con loro, obbli- 
garono con gagliardi e spessi assalti ad arrendersi anche l' importante 
castello di Trezzo , dov' era riposto, come in luogo forte e sicuro, un 
gran tesoro di lui . 

Se nella Lombardia erano condotte in cattivi termini le cose del 
JSarharassa , viceversa prevalevano le sue armi nella Campania . Oltre 
ciò che abbiamo detto poc' anzi , il Cancelliere Cristiano ruppe e dis- 
fece con grande mortalità i Romani , mentre erano accampati dinanzi 
a Toscolo per espugnarlo, e con poco animo, e meno prudenza cen- 
tra il volere di Alessandro amministravan la guerra . Alla novella di 
tal vittoria Federigo non indugiò a vender la pace agli Anconitani , e 
sollecitalo dall' Antipapa , che dimorava in Viterbo , corse a rovina col- 
la sua cavalleria verso di Roma dopo avere messe a vSacco tutte quelle 
contrade della Marca sino al Tronto . Il buon Papa non aveva intra- 
lasciato mezzo alcuno di difesa, ma tutto fu inutile . Non guardando 
Cesare né a ferite né a sangue col ferro e col fuoco si aperse la via 
alla Basilica Vaticana verso la fine di luglio, onde giunse lo scismati- 
co Pasquale , ciò che tanto aveva desiderato , a cantar Messa in qud- 
la Chiesa ; e in tale occasione la Imperadrice fu incoronata , e il ma- 
rito ricevette dal Papa un cerchio d' oro insegna del patriziato . Ales- 
sandro dalla volubll condotta degl' incostanti Romani aslrcllo ad una 
subita fuga usci travestito di Roma , e si ricoverò in Benevento , as- 
sistilo e difeso da Guglielmo IL Re di Sicilia crede non meno dogli 
stati paterni che della divozione verso la S. Sede . 

Con- 



DI V A B O P' yi ^ 237 

Confermò Federigo II Senato Romano , e molte gratitudini fece a AN.1167 
quel popolo , esigendo II giuramento di fedeltà , e che riconoscereb- 
bero per legittimo Papa Io scismatico Pasquale . Per le sue prosperi- 
tà Invanito nulla meno el pensava che dì rendere schiava e soggetta 
tutta r Italia fomentando per politico line lo scisma , e già col deside- 
rio ingoiava gli stati del Re Guglielmo . Ma convien ridere de' fatti 
de' mortali . Una subita epidemia penetrò nel suo campo , che fece In- 
finita mortalità ; né già sopra i soli gregari soldati si stese il flagello , 
ma ancora sopra II fiore de' cortigiani . Tra' principali si contano Ri- 
naldo eletto di Colonia , i Vescovi di Praga , di Ratlsbona , d' Augu- 
sta , di Liegi , di Spira , di Verden , e di altre città , Federigo Duca 
di Svevia e cugino dell' Imperadore , e II Duca Guelfo gìuniore , in 
cui si estlnse la linea degli Estensl-Guelfì , onde avvenne che il Duca 
Guelfo suo padre rinunciò all' Imperadore I suol stati d' Italia (a) . Po- 
chi v' ebbero che in tale disavventura di lui II divin braccio punitore 
non volessero riconoscere . Levossi Cesare in fretta col resto dell' arma- 
ta dai contorni di Roma , e fuggente per la Toscana a gran pena po- 
tè valicare gli apenninl aiutato dal Marchese Ohizzo Malaspina , e 
ritirarsi a Pavia , non senza grande perdita di soldati e bagagli . Quivi 
colle milizie , che gli somministrarono alcune città e terre del suo par- 
tito , rinforzò l' esercito , ma di tutte le imprese , che tentò sino al ver- 
no contra i Lombardi messi da lui al bando dell' Imperio , non ne 
trasse né vantaggio, ne gloria. 

Venne m quesl' anno a Venezia vestito da pellegrino , e di là pas- 
so a Milano Gualdino eletto arcivescovo di quella città , e ci andò col 
carattere di legato apostolico. La fama della sua bontà di vita, la ve- 
nerabile presenza di lui , e l' autorità , di cui papa \Alessandro lo ave- 
va Investito , servirono mirabilmente ad accrescere e consolidare la Le- 
ga Lombarda . Non poco ancora vi contribuì Ildebrando Crasso Car- 
dinal Prete del titolo dì XII. Apostoli Legato anch' esso in Lombardia 
per la Chiesa, che prometteva ai Collegati tutto il favore del Papa. 
Diciassette città formavano allora la confederazione , cioè Cremona , Mi- 
lano , Novara , Vercelli , Lodi , Piacenza , Parma , Tortona , Manto- 
va , Bologna , Ferrara , Brescia , Bergamo , Padova , Verona , Vicen- 
za , e TrivigI , alle quali altre di poi si aggiunsero , e fino II March. 
Ohizzo Malaspina , quel medesimo che scortato aveva Federigo nel 
passaggio degli apenninl . Nel dì primo di decembre fu convocato un 
parlamento delle suddette città , e vi furono promulgati alcuni statuti 
per la comune difesa , e per h interna tranquillità . Si obbligarono con 
giuramento di prender 1' armi , e le une difender le altre contra chiun- 
que osasse di assalirle , o le forzasse a maggior servigio di quello che 
prestato avevano al quarto irrigo . I Veneti sovverrebbero alle città 

allea- 



ci) Murar. Ant. Est. P, I. 



2ùS ANNALI DELLA C 1 T T a' 

AN. n57 alleate col loro navigli , esse a quelli colle loro forze terrestri pegll 
Stali che possedevano nel Continente . Altre leggi non meno conside- 
rabili riguardavano le cose Interne della Lega , Tra le quali che ci fos- 
sero due Rettori con suprema autorità: essi amministrassero la guerra, 
essi giudicassero delle discordie sopravvegnenti tra città e città , veglias- 
sero per la comune difesa , potessero aggiungere o togliere agli statuti 
giurati qualunque volta il ben pubblico lo richiedesse (aj . E cosa ma- 
ravigllosa a dirsi , che tante città varie di costumi e di lingua , le une 
diffidenti o nemiche dell'altre convenissero unanimi in un solo volere: 
tanto potè in esse T odio della tirannide , T orrore di una dolorosa schia- 
vitù , e r amore di llberlà . 

Federigo andava frattanto girando di città in città , ma coli' animo 
sospettoso ed incerto , ed ogni lucciola gli parca fuoco . Vedeva le co- 
se sue andare al contrario, il numero de' nemici aumentarsi; temeva 
d'esser tradito da' suol , non esser sicura stanza Pavia. Perciò nel me- 

AN. ii<58 se di m.arzo dell' anno sessantotto si partì d' improvviso lasciando in 
Biandrate trenta degli ostaggi Lombardi , e con piccola comitiva pegli 
stati del Conte Uberto di Savola s' incamminò verso Susa , dove que' 
cittadini prese le armi gli tolsero quegli altri ostaggi , che volea seco 
condurre , a ciò fare indotti dal timore , che sopra di essi non cades- 
se lo sdegno de' Collegati , massimamente perchè egli aveva crudelmen- 
te condannato ad ignominioso patibolo un nobile Bresciano statico di 
quella città . Ciò avendo veduto , e trovandosi in partiti pericolosi si 
travestì da famiglio , e per vie dirupate e scoscese giunse in Borgogna , 
donde passò in Alemagna , e lino all'anno 1174» non ebbe più cuo- 
re di rimetter piede in Italia . Quanto lubrica e volubile è la fortuna ! 
Quel Federigo che poc'anzi correva l'Italia per sua, e le città iacea 
tremare col ciglio ; quegli che per decisioni di adulanti giureconsulti 
era padrone del mondo tutto , si vide costretto a fuggire vergognosa- 
mente in abito di servo , tardi avvedutosi de' mali consigli suoi , polche 
non r alterigia e la crudeltà , ma la mansuetudine e la clemenza lega- 
no i cuori de' sudditi . 

Per la lontananza di Cesare crebbe il cuore a' Lombardi , i quali 
assediarono la terra di Biandrate , e dopo vigorosi assalti la presero , 
ritogliendosi gli ostaggi , che Federigo vi avea lasciati , e facendo car- 
ne della guarnigione Tedesca . Indi furono rimessi i Torlonesl nella 
loro patria , donde erano stati cacciati , e rivolte le armi degli alleati 
conlra Pavia , e il Marchese di Monferrato , che ostinatamente segui- 
vano il partito di Cesare . E per fare onta principalmente ai Pavesi si 
avvisarono con grand' animo di piantare una nuova città fra Asti e 
Pavia in una bella pianura da tre fiumi irrigata , obbligando a popo- 
larla gli abitatori di alcuni borghi , e in onore di papa Alessandro 

r han- 



W Murat. DÌSS.4S. Carlln de Pace Const. cap. IV. V. 



DI :p A ly o V A , 289 

r hanno chiamata Alessandria ; e perchè in quella fretta , colla quale an. h68 
fu edificata , mancando le tegole , i tetti furono coperti di paglia , ne 
avvenne che per ischerno i Pavesi le diedero il soprannome di Ales- 
sandria della paglia che tuttavia si conserva . 

Queste operazioni delle città collegate seguite furono da un solenne 
parlamento , che tennero in Lodi nel mese ^v maggio . Si annovera- 
rono tra i Congregati Ohizzo Marchese Malaspina , e i Consoli di 
Milano , Cremona , Mantova , Parma , Piacenza , Verona , Padova , 
Brescia, Bergamo, Lodi, Vercelli, Tortona, Novara, Como, Asti, 
ed Alessandria , che allora allora era nata , e maravigliosamente cresciu- 
ta . Vi fu decretato , che nessuna città patteggiasse o giurasse contra 
F interesse della Lega , né affidasse i traditori della causa pubblica , né 
permettesse che nel suo territorio si esigessero pedaggi , o tolonei im- 
posti recentemente , o ancora in addietro al di qua di trent' anni . Nes- 
suna edificasse o munisse nel distretto di quelle che dissentissero , e 
non desse ricetto ai loro valvassori , tranne Alessandria . Se alcuna ne- 
gasse giustìzia , o contravvenisse ai patti scambievoli , le altre città si 
debbano adoperare in aiuto delle aggravate . Non si accordi ad alcu- 
no il diritto di rappresaglia indiretto per qualsivoglia titolo di malefi- 
cio , o di debito . Non vagliano le appellazioni all' Imperadore , e per 
r osservanza dello statuto giurino le città , e giuri il Marchese Mala- 
spina ; né da' suddetti provvedimenti , o da altri che appresso si pro- 
mulgassero , nasca verun pregludicio alle convenzioni stabilite , o da 
stabilirsi fra le diverse città per la vicendevole sicurezza (aj . E qui 
cade in acconcio osservare come le nostre città Italiane procedettero 
gradatamente nel grande affare , di cui parliamo . 

Aspreggiate ed oppresse da' Ministri imperiali , e vedendo da essi 
violate le antiche loro consuetudini amarono meglio offerirsi ad ignoti 
rischj , e ad una morte gloriosa per conservare la civile lor libertà , 
che menare una dolorosa vita in perpetua schiavitù . Quindi , come 
abbiamo detto, si collegarono insieme a giusta difesa de' loro diritti, 
protestando però sempre di voler essere fedeli all' Imperio ; e questo fu 
il primo passo . Poi cresciute essendo a dismisura le loro forze vieta- 
rono che nessuna città appellasse all' Imperadore , e che le appellazio- 
ni fatte non tenessero , come fu decretato nel parlamento di Lodi . Fi- 
nalmente avendo in loro favore , oltre il Comune di Venezia , il Pa- 
pa , r Imperadore Greco , e il Re di Sicilia , giurarono di far guerra 
viva a Federigo e a' suoi alleati , e di non permettere che alcun eser- 
cito di lui grande o piccolo venisse dall' Alemagna in Italia . A nome 
de' Padovani intervenne al suddetto congresso di Lodi Bonifazio giu- 
dice . Non era presso di noi il Consolato un Magistrato di due , co- 
me fu credulo , ma di molte persone . Lo abbiamo veduto sino dall' 

anno 



(^) Murat. DIss. 48. 



240 ANNALI DELLA CITTa!" 

AN. 1168 anno trentotto di questo secolo , e così prallcavasi anclie in questi an- 
ni:; ed è notabile che si eleggevano sempre a tal dignità anche de' 
giudici , cioè uomini delle leggi periti , né altrimenti poteva farsi , poi- 
ché apparteneva ai Consoli ascoltare e decidere le questioni de' ciltadi- 
tii , di che abbiamo non pochi esempj . 

Richiedeva il buon ordine , e T adempimento degli statuti , che la 
Lega avesse due capi o rettori, e a tale importante ufficio furono eletti 
Anselmo da Dovara , ed Ecelino il Balbo avolo del Tiranno , que- 
gli per le città della Lombardia , questi per le città della nostra Mar- 
ca . Grande onore perciò ne venne anche a Padova , perchè sebbene 
Ecelino dimorasse frequentemente in Trivigi , aveva però parte negli 
affari civili delle circonvicine città , ed ora in Vicenza , ora in Bassa- 
no , ed ora in Padova soggiornava . Egli era prode e valoroso della 
persona, stato già nelle guerre di Terrasanta, ove prosperamente fece 
qualche battaglia , di nobile e chiaro sangue , ricco di feudi e di beni 
allodiali , liberale^ e religioso, e per la sua prudenza eletto a giudice 
in gravissime controversie. 

Ma non ci dimentichiamo di Papa Alessandro , il quale non si par- 
ti da Benevento di là stendendo le sue apostoliche cure sopra tutte le 
Chiese . Abbiamo nel gennaio di quest' anno un Breve di lui spedito 
ai nostri Canonici , col quale conferma una sentenza del Vescovo Gio- 
s^anni Cacio , che aveva deciso una quistione in materia di decime 
contra i Canonici di Monselice ; e perchè questi si erano appellati al 
papa scismatico , ed erano passati quattro anni senza che avessero pro- 
seguita l'appellazione, decreta Alessandro, che nessun pregludicio 
perciò ne debba risentire la sentenza del nostro Vescovo (a) . Ne' pri- 
mi giorni di settembre era tuttavia in Benevento , e colà soggiornando 
ricevette con sua Bolla sotto la protezione di S. Pietro il monistero 
de' Santi Felice e Fortunato di Vicenza (h) , dove Arnolfo era Aba- 
te , e gli confermò tutti i beni da esso posseduti , fra i quali due Cor- 
li nel nostro distretto , una in Boccone , e l' altra in Zovone , ville de' 
Colli Euganei. E notabile questa carta, perché nomina i Vescovi, che 
diedero decime , o altri diritti a quel monistero , e sono Radolfo , 
Lamberto , Girolamo , Astolfo , Liticherio , Turingio , Ecelino , 
Enrico , e Lotario . Né meno é degno di osservazione ciò che nelle 
loro donazioni i Vescovi di que' tempi si riserbarono , cioè una can- 
dela , uji pane , e un' ampolla di vino ne' giorni di Natale , e di Pas- 
qua , e nelle feste de' prefatl Santi Martiri Felice e Fortunato ; il qual 
canone vuole Alessandro che sia puntualmente pagato . Nove Cardi- 
nali insieme col Papa sottoscrivono questa Bolla . 

Non passarono molti giorni , che 1' antipapa Pasquale III. terminò 

il 



(^) Ex tab. maior. Eccl. Patav. 
{b) Ex tab. eiusd. Coenobii . 



T> 1 V A T> O V ^ , 241 

il corso del viver suo nel dì venti di settembre nella basilica di S. Pie- an. u68 
tro ; né si ha da veruno storico che prima di morire abbia dato alcun 
segno di pentimento . Non restavano Cardinali scismatici , la fazione 
era screditata , Federigo fuori d' Italia ; poteva credersi che Io scisma 
dovesse aver fine . Con tutto ciò v' ebbe un certo Giovanni Abate di 
Struma , apostata , turbolento , albergo di enormezze , il quale volle 
acquistarsi fama con cose vituperose . Costui si proiFerse di accettare il 
falso Papato , e T ottenne da' suoi , assumendo il nome di Callisto III ^ 
così per poco ancora durò lo scisma . 

In questo anno per noi di quiete e di pace si occupava il nostro 
Vescovo Girardo negli affari del suo Vescovado . Era morto negli 
anni innanzi Manfredo d' udbano , che godeva molti feudi della men- 
sa Vescovile , e per essi nacque controversia tra il Vescovo , e il Con- 
te Giacomo , e Alberto III della schiatta de' nostri Conti . A fine 
di terminarlo si congregò secondo il costume la Curia de' vassalli , e 
v' intervenne anche Speronella , la principale tra essi . Furono esami- 
nate le ragioni delle parti , e Ubertino avvocato del Vescovado col con- 
sìglio della Curia decise , che un certo feudo nella Corte di S. Giorgio 
dalle pertiche , ed un altro in Padova , e la decima de' Ronchi di Boc- 
cone fossero de' Conti ; ma i feudi di Abano , di Tramonte ec. appar- 
tenevano al Vescovo , siccome quelli che erano di ragione del Vesco- 
vado (a) . Questa sentenza fu pronunciata ai dieciotto di maggio sal- 
vo laudamento Consulum , cioè non doveva aver effetto , se i Conso- 
li , magistrato supremo , non l' avessero approvata . E lasciando altre 
cose simili non sarà inutile raccontare come ebbe fine un altra quistio- 
ne del nostro Vescovo . 

Un cotal Bellone detto Orbo s' era impadronito contra giustizia del- 
ia Chiesa di S. Pietro d' Astlco nelT estrema parte del Vicentino . Gi- 
rardo ebbe ricorso al Papa , il quale ne delegò il giudicio al Cardina- 
le Ildebrando Legato apostolico sopra ricordato , e ad Enrico Patriar- 
ca di Grado . I due prelati ne' primi giorni di novembre erano nel 
monistero dì S. Ilario, ed ivi conosciute le ragioni del Vescovo, non 
essendosi presentati , benché citati due volte , Bellone e i suoi compa- 
gni , restituirono a Girardo la Chiesa suddetta colle sue possessioni . 
Riguardevoli testimoni furono presenti alla sentenza , cioè Odelrico Ve- 
scovo di Trìvigi , Martino Abate di Praglia , Guifredo arciprete di 
Padova , Maestro Corrado , Maestro Burfone , Manfredo , Ecelino , 
Alessio giudici , Maestro Ugolino , Maestro Zilio , Gnanfo , e Lam- 
herto di Giso . Zilio e Gnanfo erano fratelli della celebre famiglia , 
che fu detta da Wo , e Lanfranco usciva della stirpe de' Gisi , o à\ 
Gisa , ^1 €ui sì ha memoria sino dal princìpio del secolo XI . Il pre- 
fato 



(/?) Ex tab. maior. Eccl. Pat. 

Farte II H h 



24^ ANNALI DELLA CITTA 

AN. 1168 fato Bellone , che sì chiama converso della chiesa di S. Pietro (a) nel 
dicembre dell' anno seguente venne a Padova , e nella camera del Ve- 
scovo presenti alcuni canonici giurò a lui fedeltà e ubbidienza , confes- 
sando di tenere la suddetta Chiesa e le sue possessioni ad onore di Dio 
e del Vescovo . Questa Chiesa , che ora è parrocchia , in processo dì 
tempo ebbe un monistero annesso , come si legge in una investitura 
del nostro Vescovo Bernardo del 1287, ^ forse da prima era uno 
spedale . Ebbero le Chiese , siccome le altre cose tutte , le loro vi- 
cende . 

Traltenevasi Federigo in Germania inteso all' ingrandimento de' suoi 
figliuoli , e differendo ad altro tempo lo sfogo dell' ardente rabbia che 
covava nel cuore con tra i Lombardi . Nella festa della Pentecoste dell' 
Aw. 1169 anno sessantanove radunò una dieta in Bamberga , e dai Principi e Ve- 
scovi dell' Imperio fece eleggere Re di Germania e d' Italia udrrigo suo 
primogenito , e Investì di copiosi stati il secondo e terzogenito de' suoi 
figliuoli . Vi comparve anche l' antipapa Callisto col mezzo de' suoi 
Legati , ne si ha che sieno stati ricevuti con grande onore . Disegna- 
va Federigo di distaccare Alessandro dalla Lega di Lombardi^ , e ri- 
chiedeva la sua politica che non accarezzasse Callisto . In questo mez- 
zo i Cremonesi cingevano di buone mura la loro città , e i Milanesi 
aiutati dall' oro di Mannello Imperadore de' Greci attendevano a fab- 
bricar case , e a rimettere le fortificazioni già demolite , onde resistere 
validamente alle armi di Cesare , qualora , come temevasi , fosse venuto 
pieno di mal talento in Italia , né le altre città della nostra Marca nelF 
ozio impigrivano , 

I Vescovi , onde avere de' seguaci e difenditori investivano di feudi 
ecclesiastici nobili e potenti famiglie , costume imitato anche da' nostri 
monaci . Il Cas>acio (b) riprende l' Abate di S. Giustina Arderico , e 
lo accusa di lusso e di vanità , quasiché dando In feudo i beni del mo- 
nistero volesse fare a gara co' Vescovi . Dice egli che 1' archivio non 
d' altro abbonda che di libri , ove i beni infeudati sono descritti , e re- 
ca la forma del giuramento , che i clienti erano tenuti di dare all' Aba- 
te . Ma tali investiture per mio avviso erano necessarie in que' tempi , 
né sì debbono attribuire a fasto e superbia , ma alla infelice condizio- 
ne di quella età , nella quale la rabbia delle fazioni esigevano cosiffatti 
provvedimenti per la sicurezza dell' Abate e de' monaci . Anche i no- 
stri Canonici avevano de' vassalli , che in varj uffici e minister) nobili , 
od ignobili erano tenuti al loro servigio : e ci parrà certamente stra- 
no , che alcuni godessero de' feudi ereditar) coli' obbligazione di appa- 
recchiare ai Canonici le vivande , ciò che chiamavasi il feudo della cu- 
cina . Eppure abbiamo una carta dei tre di gennaio , dove alcuni uo- 
mini 



{a) Ex eodem tabul. 
{ù) Uh. II. 



DI :9 A I) o V A , 243 

mìni che negavano di possedere un feudo con tale obbligazione , chia- an. h<^9 
mali in giudicio dalia Curia de' vassalli Capitolari , poiché ebbero que- 
sti Ielle le allegazioni delle parti , e udite le deposizioni de' testimoni , 
furono dichiarati servi di masnada , e costretti a ricevere la investitu- 
ra dall' Arciprete Guifredo , e di fare I Cucinieri ai Canonici (a) . 

Bolliva intanto qualche controversia tra Gerardo Vescovo da una 
parte , e Martino Abate di Fraglia , e Corrado Arciprete di Loviglia- 
no , e Isidoro Cherico di questa Chiesa dall' altra per materia di quar- 
tesi e di decime , frequente argomento di litigj tra gli ecclesiastici . Il 
buon Gerardo col mezzo di comuni amici volle terminarla , e ne ven- 
ne a capo mediante un accordo fatto tra loro . Il Vescovo investi 
r Abate del quartese della villa del Eosco , e di tutta la teiTa di Selva 
maggiore colla ed incolta , e l' Abate rifiutò nelle mani di Gerardo la 
decima di tre mansi in Tramonte (h) , uno de' quali ad elezione dell' 
Arciprete Corrado , e del suddetto Isidoro . Lo stesso Gerardo , pol- 
che la Badessa di S. Zaccaria perduto aveva la sua investitura della de- 
cima di Monselice (e) , mosso dalle istanze di lei nel dì primo di giu- 
gno gliela rinovò avvalorandola col suo sigillo ; e papa Alessandro a 
petizione dì Gisertrude Badessa con suo Breve da Benevento nel dì 
venti di agosto la confermò . Ma non tutte le azioni di Gerardo a 
vantaggio delle Chiese si debbono da me riferire, le quali potrebbono 
avere conveniente luogo in un codice diplomatico 



Parve nell'anno seguente settanta che Federigo volesse introdurre Aìf. 117© 
qualche trattato di riconciliazione e di pace con papa Alessandro , che 
mai non si mosse da Benevento . Egli chiamato aveva colà dalle no- 
stre parti il Legato Ildebrando , onde divisare sugli affari della pub- 
blica causa , e vi erano anche sopravvenuti i Rettori di Alessandria per 
fare il primo omaggio alla Chiesa . Si andava accrescendo intanto il 
numero delle città collegate , polche si erano accostate alla Lega Mo- 
dena , Reggio e Ravenna per tacer d' altre Terre di minor conto . 
Federigo se lo sapeva , e prevedendo perduta per sempre la signoria 
del regno Italico, se cedendo alle circostanze de' tempi invece della 
forza non adoperava 1' accortezza e il maneggio , Inviò al Papa Ève- 
rardo Vescovo di Bamberga a parlare di accordo . L' ascoltò il Pon- 
tefice In Veroli , e fece parte di ogni cosa al Collegio de' Cardinali , 
e a' deputati de' Lombardi, coi quali aveva causa comune; ma le com- 
missioni dell' ambasciatore erano tanto ambigue , e le proposizioni così 
ristrette , che niente si potè conchiudere , e tornò inutile l' abbocca- 
mento (d) . Si avvide Alessandro che Federigo procurava di staccar- 
lo 



(^) Ex tab. maior. Eccl. Patav. 

ib) Ex tab. Pratal. 

(e) Ex tab. S. Zacher. 

\ci) Card, di Arag. in Vita Alex. III. 



244 ANNALI DELLA CITTA 



1170 ^o dalla Lega, e di accendere il fuoco della discordia tra lui ed essa, 
o almeno di tergiversare ne' trattati, e di guadagnar tempo sinché il 
poderoso esercito , che si andava apparecchiando potesse calare in Ita- 
lia , e rimetterla in que' ceppi che avevano infranti . Quindi nuovi vSta- 
tuti si promulgarono dai Rettori della Lega coli' assenso de' Veneti , 
diretti ad escludere dall' Italia gli eserciti di Federigo , o a combatter- 
li arditamente , se per avventura vi penetrassero . Si avesse a cuore la 
salvezza de' Bolognesi , de' Modenesi , e de' Reggiani ; non si ascoltas- 
sero proposizioni di pace o di tregua da Federigo , dalla moglie , e 
da' figli suoi, né le private offerte di Mannello divenuto sospetto a' 
Lombardi ; si punissero i rei dì segreta intelligenza coli' inimico , gli 
scompigllatori dell' ordine , e i perturbatori della pubblica tranquillità (ci) . 

Intorno a questo tempo il Pontefice Alessandro per 'provvedere al 
bisogni della Chiesa aveva fondato F ordine di S. Maria de' Crocife- 
ri (h) , che avesse cura degli spedali tanto degl' infermi che de' pelle- 
grini , essendo allora frequentissimo tra' fedeli il pellegrinaggio . Due 
pezzi di terreno in un luogo suburbano detlo 1' terzere , ora dentro 
la Città , furono dati a que' Padri , ove si fabbricarono la Chiesa dedi- 
cata a S. Maria Maddalena , ed io credo che il donatore sia stato il 
Vescovo Girardo , non il Comune di Padova . Anche Guala bene- 
merito Vescovo di Bergamo tornato da Benevento diede in quest' an- 
no ai Padri Crociferi la Chiesa di S. Leonardo (e) . L' Orsato contra 
la verità della storia anticipa di qualche anno questa utile fondazione , 
la quale ebbe fine a' tempi di Alessandro VII, quando le pellegrina- 
zioni erano quasi del tutto cessate . 

Rivolse anche Gerardo le sue benefiche premure ai Cappellani del- 
la Città coadiutori del suo vescovil ministero , cioè a que' Cherici , che 
ora chiamiamo parrochi . Imperciocché nel dì sesto di maggio donò 
loro il quartese e la decima delle terre che avevano in Scandolato (d) ^ 
e ne investì Manfredo loro primicerio . Sul qual proposito giova di 
ricordare che nel dì quattordici di agosto trovandosi congregati nella 
Chiesa di S. Martino i suddetti Cappellani elessero per cinque anni 
due amministratori de' quartesi , che allora possedevano , o in avvenire 
potessero possedere , acciocché detratte le spese occorrenti ne dividesse- 
ro il rimanente . Ora questo ufficio appartiene al Massaro della Con- 
gregazione (e). La carta ci ha conservali ì nomi di que' Cappellani , 
e primo di tutti ci si ofipre allo sguardo prete Arnaldo di S. Michele , 
la qual Chiesa non è ora compresa tra le congregate 

Dopo che il Cardinale Ildebrando fu chiamato a Benevento dal Pa- 
pa , 

{a) Murat. DIss. 48. 

{b) Sigonius 1. 14. de Regno Ital. 

(0 Lupi Cod. dipi. T. II. 

id) Ex tab. Congr. Parochorum . 

(0 Ex eodem tao. 



DI 1? A B O V A . 245 

pa , egli elesse a Legalo apostolico m queste parti Vodalrico Patrlar-- an. 1170 
ca di Aquileia prelato cattolicissimo , cui T Ughelli falsamente credette 
in prima fautor dello scisma . Oltre ciò ch^ dice il P. de Ruheis di 
questa sua legazione , abbiamo che esso come legato di Alessandro 
delegò il nostro Vescovo Gerardo a giudicare alcune cause di decime 
e di quartesi tra Talia Badessa di S. Pietro dì Vicenza, e alcuni di 
que' cittadini , che negavano di volerle pagare . E certamente a miglior 
giudice di luì , eh' era maestro solenne in giure , non poteva avere ri- 
corso. Decise Gerardo nel dì dodici di luglio a favore delle mona- 
che ; e due anni appresso il primo giorno di giugno trovandosi il sud- 
detto Patriarca in Vicenza nella eappella Vescovile rati Beò e confermò 
colla sua apostolica autorità la prefata sentenza (a) . Niente ha di ciò 
il Ruheis. Erano presenti a questo alto i Vescovi di Treviso , e di 
Vicenza , Canonici , giudici , e altre persone . 

Anche Gerardo rinovò e riconfermò la costituzione, che Bellino 
di santa memoria aveva fatto sul proposilo de' funerali . &ano col cor- 
so del tempo tornati a risorgere quegli stessi disordini , che vi aveva- 
no dato occasione la prima volta , cioè contestazioni , proteste , litigi , 
e scandali tra Chiesa e Chiesa , Onde il buon Vescovo per conserva- 
re nel suo Clero la unità e la concordia frequentemente turbata dagP 

ingegni fallaci degli uomini , i quali per le passioni , che gli traspor- 

tano , non vedono il vero , nel dì quattro di maggio dell' anno setlan- ANi-r7i 
tesimo primo lodò e ratificò la legge del Vescovo Bellino, vietando 
che nessuno osi di violarla sotto pretesto di monistero o di spedale 
fondato , o da fondarsi di poi , ed eccettuando dall' osservanza di essa 
la Cattedrale , e i monisteri di S. Giustina , di S. Stefano , e di S. Pie- 
tro . Ci fu presente l' Arciprete Guifredo , Bonifazio arcidiacono in 
montanis , prete Pellegrino di S. Matteo e primicerio con altri della 
sua congregazione (b) . 

Ma tra le altre opere di Gerardo ciò che fece a favore de' suoi di- 
letti Canonici mostra assai chiaro con quanta aifezione riguardasse quel 
Corpo , di cui sino dalla sua più verde età era stato non inutile mem- 
bro . Molti Vescovi avevano conceduto beni e privileg) al Capitolo , 
ma siccome a' tempi di esso diboscati essendosi non pochi terreni , e 
ridotti a coltura , così gli diede anche le decime di quegli ampli ; e a 
fine che nessuna controversia potesse insorgere nominò uno ad uno 
que' luoghi , dove il lavoro s' era principiato , e dove in processo di 
tempo secondo la nuova agricoltura si poteva roncare . Non tacque le 
decime della città , e delle ville adiacenti ; non quelle di Pernumia , che 
giovane aveva difeso dalle violenze de' Carraresi ; non quelle di Car- 

tu- 



{a) Ex tab. Mon. S. Petrl Vie. 
{6) Ex tab. Congr. Paroch. 

Parte IL H h 3 



24^ ^NNudLl DELLA C 1 T T A^" 

.N. 1171 tura , dì Arzere , dì Gazo , e dì Gorgo ; non le altre di quella parie 
di Busiago , eh' era tenuta dal Comune dì Padova . Finalmente anno- 
verò le Chiese dipendenti dalla Cattedrale , capo dì tutte le chiese nel 
distretto Padovano . E a fine che questa sua oblazione , o concessio- 
ne , o conferma delle donazioni de' suoi antecessori si creda fatta da 
lui , e da' suoi successori sia inviolabilmente osservata , la fece scrivere 
da Pietro notaio pubblico (a) , e vi si vede ancora il suo sigillo di 
cera, sebbene rotto, nel quale si legge GERARDUS DEI GRA- 
TTA Questo privilegio porla la data de' cinque di 

giugno . 

In questo tempo le città della Lega non lasciavano indietro alcun 
modo di premunirsi conlra la temuta discesa di Federigo , quando 
verso l' autunno penetrò improvvisamente per 1' alpi Cristiano eletto ar- 
civescovo di Magonza , inviato da Cesare in Italia per vegliare agi' in- 
teressi della Toscana , dove tuttavia prevaleva il partito imperiale . Egli 
conduceva quel prelato una scelta schiera di Cavalieri raccolti nel Bra- 
bante , ed in altre provlncie , e passò ostilmente a fretta per mezzo le 
città nemiche di Lombardia , e valicalo il Tanaro presso le mura del- 
la nuova città dì Alessandria potè sottrarsi alle arme de' Lombardi , e 
ritirarsi a Genova , dove in grazia dell' Imperadore volontieri fu rice- 
vuto . Ma i popoli indegnatì che felicemente gli fosse sfuggito dalle 
mani ^ sfogarono la loro collera contra de' Genovesi , divietando che 
nessuno osasse di portar granì , o altra vettovaglia a quella città , la 
quale perciò n' ebbe tale strettezza , che il popolo fu per levarne fiam- 
ma di sedizione . 

Nò solamente ì nostri Consoli , i quali si mutavano ogni anno , ascol- 
tavano ^ss\ le cause de' litiganti , ma bene spesso , siccome quelli che 
erano in più gravi affari occupati deputavano de' giudici ad ascoltarle ► 
Così correndo lite tra Gerardo pel suo Vescovado , e Guifredo arci- 
prete per la sua Canonica da una parte , e libertino da Baone , e 
Bertolina sua moglie dall' altra , nel dì quinto dì gennaio dell' anno 
sellantadue Bongiovanni giudice per comando de' Consoli sedendo nel 
palazzo del Vescovo udite le parti terminò la quistione , e comandò , 
che Gerardo e l' Arciprete mandassero con esso lui nel giorno appres- 
so ì loro Messi alla casa dì Bertolina , e per parte del Vescovo ci 
andò Grimaldello di Dolzana , e a nome di Guifredo Tigone massa- 
ro del Capitolo . Giunti colà alla presenza di testimoni i due Baonesi 
rinunciarono la decima nelle mani di Grimaldello , e di Tigone ; e 
ciò l'atto il suddetto giudice decretò , che per la prossima festa di S. 
Maria Candelaia si dovesse dar loro cinquantaquatlro lire dalla parte 
avversaria (l/J . Di questo matrimonio nacquero parecchie figlie , le 

qua- 



(a) Ex tab. maior. Eccl. Par. 
(^) Ibidem . 



DI IB ^ D O V A . 247 

quali non essendovi maschi , portarono le copiose loro ricchezze in"lN71T7r 
altreltanle famiglie . 

Non cessava Gerardo, mentre rivendicava i diritti del suo Vesco- 
vado , di essere liberale e munifico coi monisteri . La pietà , e la re- 
ligione , che fiorivano in quello di Fraglia , e le preghiere di papa 
Alessandro lo mossero ad esaudire le istanze dell' Abate Martino . 
Desiderava egli che la Chiesa di S. Biagio della villa del Bosco po- 
tesse avere il fonte battesimale , e Gerardo con suo diploma de' venti 
di febbraio vi acconsentì , a condizione però , che ivi non fosse am- 
ministrato il battesimo se non ai soli parrocchiani di quella villa , e ai 
servi di Fraglia . Altre solite condizioni vi aggiunse , cioè che i preti 
di quella Chiesa debbano ricevere dall' Abate il possesso temporale , ma 
la cura dell' anime , e le altre cose spirituali dal Vescovo ; da lui 1' o- 
lio , e il crisma , e le consacrazioni de' Cherici ; da lui invitati inter- 
vengano ai sinodi , e per nome di censo in ciascun anno nelle quat- 
tro tempora del decimo mese gli paghino tre soldi di Verona , e due 
libbre di cera . Occorrendo poi che il Vescovo debba andare a Ro- 
ma sieno tenuti di pagargli venti soldi Veronesi . Se il prete sarà mo- 
naco dì Fraglia , sia corretto de' suoi eccessi dal proprio Abate , se 
prete secolare , dal Vescovo . Ciò seguì nella Camera di Gerardo pre- 
senti l'Arciprete Guifredo , Gianhuono Arcidiacono di Sacco, Gior- 
dano Arciprete di Maserada , e Rondano priore di S. Croce di Cel- 
varese . In questo anno medesimo Alessandro III. con suo Breve al 
prefato Ab. Martino confermò la concessione del Vescovo Fadova- 
no (a) , ma né allora , né poi , e' è ignoto il motivo , quella Chiesa 
divenne parrocchia . 

All' anno mille cento e tredici veduto abbiamo un accordo seguito 
tra Ponzio Abate di S. Fietro di Modena , e Pietro Abate di S. Mi- 
chele di Candiana , che da esso dipendeva , ma in quello non si fa 
parola alcuna del nostro Vescovo . Gerardo non voleva essere leso 
ne' suoi diritti , e mosse lite a Geminiano Abate di Modena . Fer com-^ 
porre le loro diiferenze si abboccarono insieme ambidue nella chiesa 
di S. Martino nuovo di Monselice nel dì venticinque di febbraio di 
quest' anno , ed ecco in qual guisa le terminarono . Salvo ciò che del- 
la elezione dell' Abate di Candiana nell' altra carta fu scritto , tocchi al 
Vescovo di confermarlo , e investirlo del diritto , che alla Sede Fado- 
vana appartiene . Giuri 1' eletto fedeltà all' abate di Modena , salve le 
ragioni del Vescovo Fadovano , a cui l' annuo censo dovrà pagare . E 
lasciando altre condizioni , che si leggono nell' altro scritto , fu stabili- 
to , che r Ab. di Candiana debba correggere i suoi monaci , e se l'A- 
bate , o il Friore di Modena venendo a Candiana troverà per avven- 
tura dei disordini nel monistero, tocchi a loro di riformarli secondo 

la 



{a) Ex tab. Pratal, 



248 ANNALI BELLA CITTA 

AN. 117Z ia regola . Che se poi l' Abate di S. Michele cadesse , che il cielo 
non voglia , in pubblici e gravi eccessi , il Vescovo ^insieme coli' Aba- 
te di S. Pietro Io correggeranno . Furono a cotale accordo presenti 
Martino Arciprete di Monselice , Plstore Priore delle Carceri , poi 
Vescovo di Vicenza , Bonifazio Archidiacono in montanis , Michele 
Priore di S. Pietro di Modena con altri molti (a) . Ma cotesto ac- 
cordo , sebbene dipendente da una sentenza pronunciata in Ferrara nel 
gennaio dell' anno passato da ornato Vescovo di quella città , e da 
Gabriele Vescovo di Adria , ben presto sì ruppe (h) . Essendosi il no- 
stro Gerardo appellato al Papa , egli ne commise il giudicio inappel- 
labile a Pietro Vescovo di Pavia , a Tedaldo Vescovo di Piacenza , 
e a Bernardo eletto del S. Sepolcro . Questi tre giudici essendosi uni- 
ti insieme in Pavia , dopo aver vedute k allegazioni , e le testimonian- 
ze d'ambedue le parti, nel dì ventotto ^\ aprile dell'anno seguente 
unanimi sentenziarono , che il monistero di Candiana appartenga a S. 
Pietro di Modena : che la conferma deli' Abate , la benedizione delle 
Chiese , la promozione de' Monaci , e la cura spirituale del popolo al 
Vescovo Padovano ; e che il Monistero di Candiana paghi annualmen- 
te a quello di S. Pietro il censo di quaranta soldi di Lucca . Tra i 
testimoni parte di Pavia , parte di Piacenza ci sono de' nostri Alber- 
to III. de' Conti , ed Ecelino giudice (e) . 

Questo anno medesimo ci annunzia una lite tra i Canonici della 
Cattedrale , e i Monaci dì S. Giustina , ma colla mediazione di Gè- 
Tardo Vescovo , di Bongiopanni e Manfredo giudici fu terminata fe- 
licemente il di nove ^\ luglio nel palagio del Vescovo . Essi , avuta 
parola dalle parti , concordemente stabilirono , che neii' esequie de' 
morti , se il Capitolo sarà stato invitato , e il Vescovo non ci sia , o 
ricusi di cantar la Messa , la canti 1' Arciprete ; se questi non sia pre- 
sente , la canterà l' Abate , e dove manchino entrambi tocchi il can- 
tarla ad un Canonico . E questo è un articolo come ognun vede , dì 
giurisdizione . C era un secondo articolo dì decime , e questo fu pa- 
rimente deciso con vicendevole soddisfazione . Di questo instrumento 
di transazione è fatto ricordo in una Bolla di Alessandro III. ali' 
Ab. Domenico dì S. Giustina (d) sotto il dì dieciotto di ottobre . Ol- 
tre il confermare al Monistero le chiese , le corti , e le decime ec. , 
concede all' Abate 1' uso della mitra nelle feste solenni , nelle esequie 
de' morti , nelle processioni , e ne' sinodi Vescovili ad intercessione del 
Vescovo Gerardo , e a contemplazione del divoto popolo Padovano . 
Vuole in fìne che la sepoltura sia libera in quel cimitero ad ogni per- 
so- 



ci) Ex aut. tab. maior. Eccl. Patav. 
Ib) Muratori T. V. Diss. 
(e) Ex aut. tab. maior. Eccl. Pat. 
\d) Ex tabularla S. lustinas . 



DI IP A D O V ^ . 249 

sona, che non sia ne interdelta , ne scomunicata, salve però le ragie- In. 1172 
ni di quelle Chiese , dalle quali i cadaveri saranno trasportati , Questa 
Bolla ò dei dieciotto di ottobre {a) dala in Toscolo . Avvene un' al- 
tra del medesimo Papa a Vifredo arciprete del Duomo , e a' suol Ca- 
nonici data parimente da Toscolo , colla quale conferma tutte le loro 
giurisdizioni . Trattenevasi Alessandro fuori di Roma , perchè il po- 
polo di quella città , o a dir più vero il Senato gì' impediva 1' esercìzio 
di quella facoltà , che per giusti titoli gli competeva . 

Assai notabile è 1' anno seguente settantatre per la canonizzazione am. "73 
fatta in Segna da Papa Alessandro di S. Tommaso Arcivescovo dì 
Cantorberì , a cui due anni innanzi da empi sicarj nella sua cattedrale 
medesima era stata tolta barbaramente la vita . I miracoli , co' quali 
piacque a Dio di glorificarlo, le virtù del suo pastoni ministero , e la 
inaudita fermezza d' animo dimostrata nel resistere ad alcune leggi , 
che violavano T ecclesiastica libertà , gli procurarono 1' onor degli alta- 
ri ; e ben presto si vide registrato il suo nome nei calendarj di tutte 
le chiese , né andò guari di tempo , che anche nella nostra Città gli 
fu edificato un tempio , dove i PP. dell' Oratorio secondo il loro lo- 
devole istituto si esercitano in opere di pietà . 

Risuonava intanto la fama de' grandi preparativi di guerra , che fa- 
ceva l' Imperadore in Germania per discendere novellamente in Italia , 
eccitalo da Guglielmo Marchese di Monferrato , sconfitto pochi mesi 
prima dalle genti della Lega ; ne queste intralasciavano provvedimenti 
ed ufficj , onde premunirsi , stringendo nuove alleanze con Rimino e 
Bobbio , e rinovando le antiche . A tal fine ebbe luogo in Modena 
un parlamento nel mese di ottobre , al quale intervennero i due Car- 
dinali Ildebrando , e Teoderico , e Albericone Vescovo di Reggio , 1 
Consoli, o i Podestà di Milano, Brescia, Piacenza, Cremona, Par- 
ma , Reggio , Modena , Mantova , Rimino , e Bologna . Fu ivi con- 
fermata la Società Lombarda ; e si obbligò cadauna delle parti con giu- 
ramento di non far pace , ne tregua con Federigo , ne con Enrico 
vivente il padre , e fu decretato concordemente ad istanza de' Cremo- 
nesi , che non si sarebbe riedificata la terra di Crema senza il consen- 
timento dei loro Consoli (h) . Importava alla causa comune , che fos- 
se tolta ai Cremonesi ogni materia di doglianza . 



(a) Ex tab. maìor. Eccl. Patav. 

{b) Murar. Diss. Tirab. Storia di Modena &c, 



FINE DEI LA SECONDA PARTE . 



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